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Storia del teatro

Il teatro greco

Il teatro greco si considera a partire dal V secolo a.C. ad Atene. Le origini, secondo Aristotele (Poetica):

Tragedia

  • Ditirambo (canto corale del culto di Dioniso). Nell’improvvisazione dei ditirambi, ad un certo punto si stabilisce un rapporto dialogico tra i coreuti che intonavano il canto e il resto del coro che rispondeva. La tragedia nasce da questo momento.
  • Satyrikòn (“dei satiri”): temi ridicoli e linguaggio basso. La tragedia epura questo genere e lo ricompone nel dramma satiresco.

Arione fu il primo che fece eseguire ditirambi ad un coro di satiri nel VII secolo a.C.

Commedia

  • Legata all’improvvisazione dei canti nei cortei fallici. Il riso rituale aveva funzione di allontanamento del male.

Il coro è l’unico elemento arcaico per noi certo: nella società greca arcaica, ogni funzione sociale, religiosa o politica era accompagnata da danze collettive rituali. Spesso queste danze erano accompagnate da musica e canti eseguiti da cittadini liberi.

In base all’occasione rituale si avevano:

  • Imeneo (danza e canto nuziale)
  • Threno (danza e canto funebre)
  • Partenio (danza e canto delle vergini)
  • Peana (danza e canto dei guerrieri)
  • Iporchema (danza in onore di Apollo)

Piano piano si comincia a fare rielaborazione poetica dei canti corali e l’autore inizia ad acquisire prestigio personale. Nel VII-VI sec. a.C. danze e canti costituiscono il nucleo d’origine della tragedia. Nel V sec. a.C. i tragediografi sono ancora chiamati “istruttori di cori”.

Nei primi cori tragici, i membri cantavano e danzavano mascherati e mimavano il racconto mitico di cui stavano parlando. Viene presto inserita una voce solista (hypocritès) che eseguiva intervalli recitati in risposta al coro. Spesso eseguiva un prologo esplicativo prima del canto del coro, perché il pubblico comprendesse il seguito. Durante le pause corali spiegava le parti non rappresentate ma fondamentali. All’inizio l’attore non aveva la maschera e quindi non si adeguava al coro.

Atene V secolo a.C.

Il teatro è legato sin dall’inizio alle celebrazioni festive per Dioniso, è un’attività pubblica e strettamente connessa al funzionamento dello Stato. Il teatro fiorisce nel momento in cui Atene assume il comando degli Stati greci dopo aver sconfitto i Persiani.

Sistema festivo di Dioniso:

  • Dionisie rurali (o Piccole Dionisie): processione di falli, vino e canti osceni. Celebrata in ogni demo dell’Attica.
  • Lenee: festa per i soli abitanti dell’Attica. Dal 442 a.C. si introdussero gli agoni (gare) comici; gli agoni tragici vennero introdotti in un secondo luogo.
  • Antesterie: durava tre giorni.
  • Grandi Dionisie: dedicate a Dioniso Eleuterio. Festa di tutta la Grecia celebrata ad Atene. Gestita dall’arconte eponimo, durava almeno 6 giorni. In questa festa erano fondamentali gli agoni poetici (autori di ditirambi) e drammatici (tragedie, commedie).

Perché gli agoni? La cultura agonistica è tipica greca: vittoria come indice di virtù. L’agone serve per regolare le pulsioni distruttive della comunità. Nelle Grandi Dionisie, nel 534-31 a.C., Pisistrato istituisce il concorso tragico. Nel 486 a.C. viene istituito quello comico.

L’Agone: l’arconte eponimo sceglieva tre autori. Ogni autore avrebbe dovuto presentare tre tragedie e un dramma satiresco. Ad ogni autore scelto veniva assegnato un coro. Il coro era finanziato dal corègo (ricco cittadino). Il corodidàscalos era il maestro del coro (di solito l’autore stesso) e si occupava di scegliere il primo attore e istruire il resto del coro sul dramma. Il primo attore sceglieva il secondo e il terzo (quando furono introdotti). Durante il proagone venivano illustrati i contenuti dei drammi in gara, così il pubblico poteva essere preparato e attento a cercare il significato dell’opera. Il concorso tragico durava tre giorni (ogni giorno un autore con la sua tetralogia) e il concorso comico durava un giorno (cinque commedie di cinque autori). Veniva premiato l’autore ed il corègo.

I generi

Tragedia

Attraverso il mito, educa la città. La città viene portata a riflettere su ciò che teme o che va in conflitto con i suoi ideali. Con la tragedia vengono messi in scena dibattiti su temi politici e morali secondo una forma simbolica. La tragedia rende il pubblico giudice di problemi morali, civili e religiosi. La tragedia alimenta la discussione ed il confronto collettivo su valori tradizionali.

Struttura nel V secolo:

  • Prologo: si spiegano i fatti che si vedranno. Viene prima dell’ingresso del coro.
  • Parodo (canto d’entrata): eseguito dal coro.
  • Stasimi: canti del coro che separano gli episodi.
  • Episodi: caratterizzati da dialoghi tra attori in trimetri giambici o dialoghi tra attore e capo coro. I commi sono i dialoghi tra attore e coro.
  • Epilogo: battute finali.
  • Esodo: uscita del coro. A questo momento può essere aggiunto l’intervento del deus ex machina, risolutore delle vicende.

Dramma satiresco

I personaggi e le storie sono quelli della tragedia ma vengono messi in ridicolo. La maggior differenza con la tragedia è che il coro è fatto di satiri. Una sorta di tragedia scherzosa. Non si conosce la funzione del dramma satiresco secondo i greci: forse ricordava l’antico legame con Dioniso o forse allentava la tensione degli spettatori dopo le tre tragedie. Unico dramma satiresco rimasto: Ciclope di Euripide.

Commedia

Si unisce la comicità dell’immaginazione con la satira che critica, discute e ride sulle vicende della pólis. Sembra quasi che venisse usata come una battaglia contro la degenerazione della città. Gli argomenti trattati sono legati a fatti reali (e spesso venivano limitati per questo). Conosciamo la commedia del V secolo solo grazie ad Aristofane (unico di cui ci restano opere intere). Da qui ne deduciamo una struttura.

Struttura:

  • Due parti fondamentali: parabasi (sfilata del coro con canto dei versi) e agone (dialogo tra protagonista e antagonista in forma di contesa).
  • La parabasi si divide in 7 sottoparti: kommàtion (ingresso del coro e congedo di attori); versi anapesti (allocuzione diretta al pubblico da parte del poeta che parla di argomenti attuali mentre il coro sfila); soffocamento (versi concitati che chiudono la parte anapestica); ode-antode (canto del coro rivolto agli dèi); epirrema-antepirrema (invettive e beffe recitate dal corifero).
  • L’agone in origine doveva essere tra due semicori, ma presto divenne parte attoriale. Il protagonista comico vince contro l’antagonista e il resto della commedia è conseguenza di questa vittoria per giungere al ripristino dell’ordine.
  • La commedia si conclude con l’esodo (uscita del coro). Processione celebrativa dell’eroe comico.

Essendo la parabasi quasi interamente parte del coro, questa si fa più limitata andando avanti con il tempo, dato che il coro perde molto del suo ruolo.

Autori V-IV secolo

Tragedia

Gli unici drammaturghi di cui ci sono arrivati testi completi sono Euripide, Eschilo e Sofocle.

Eschilo (525 – 456 a.C.)

Ci rimangono solo 7 titoli: Persiani, Sette contro Tebe, Supplici, Orestea (composta da Agamennone, Coefore ed Eumenidi), Prometeo Incatenato.

Eschilo vive il periodo egemonico di Atene dopo le vittorie sui Persiani (490 a.C. e 480 a.C.).

Innovazioni: Porta il numero degli attori a due. Quindi introduce parti riservate al confronto di individui e delle loro idee e lascia maggior spazio alle sezioni dialogiche.

Ideologia: Rapporto tra dèi e uomini. La giustizia divina punisce chi infrange le leggi e tutta la sua stirpe. Il destino è l’attuazione della punizione divina. Indaga sul rapporto tra ordine divino e agire umano giungendo alla conclusione che l’uomo deve riconoscere il potere degli dèi.

Sofocle (497 – 406 a.C.)

Ci rimangono 7 tragedie complete: Aiace, Antigone, Trachinie, Edipo re, Elettra, Filottete, Edipo a Colono (postumo).

Ci rimane un dramma satiresco a metà: I cercatori di tracce.

4 Innovazioni tecniche sulla struttura della tragedia:

  • Invenzione della scenografia, uso di fondali dipinti.
  • Aumento del numero dei coreuti a 15 (con Eschilo sono 12) e accentuazione del ruolo del corifero.
  • Introduzione del terzo attore -> dunque parte attoriale più complessa.
  • Rinuncia alla forma compositiva della trilogia unitaria proponendo drammi autonomi.

Ideologia: Ruolo dell’uomo nel mondo e senso della sua esistenza. Vuole trovare il posto dell’uomo nel mondo. Ragiona sul contrasto tra l’agire del singolo e la struttura politica basata sulla collettività. Il protagonista di Sofocle è colui che con l’azione svela il proprio destino. L’azione (e non un delineamento psicologico) definisce l’eroe e il suo destino. Il contrasto di valori studiato si rispecchia nel contrasto tra attore e coro: l’eroe è solo nella sua azione e il coro può solo commentare le sue scelte ma senza interferire in esse.

Euripide (485 – 406 a.C.)

Ci rimangono 17 tragedie: Alcesti, Medea, Eraclidi, Andromaca, Ippolito, Ecuba, Supplici, Eracle, Troiane, Elettra, Elena, Ifigenia in Tauride, Ione, Fenicie, Oreste, Ifigenia in Aulide, Baccanti.

Ci rimane 1 dramma satiresco intero: Ciclope.

Innovazioni:

  • Discorsi duplici: l’agone dialettico in cui si fronteggiano due posizioni con argomentazioni retoriche.
  • Lunghi prologhi espositivi: anticipano la soluzione della vicenda sollevando il pubblico dall’attesa per favorire la concentrazione sul dibattito di idee.

Ideologia: Rapporti tra gli uomini e ruolo della ragione umana nelle scelte. Rimane dunque molto più “in basso”; non si concentra su grandi temi. Le norme e le strutture sociali sono il principale oggetto di interesse. Gli dèi non sono più la metafora delle forze irrazionali che determinano il destino umano ma sono convenzioni della società: quindi possono essere esposti al dubbio o alla confutazione. Gli dèi rappresentano la forza dei sentimenti umani.

Commedia

Conosciamo solo Aristofane per quanto riguarda il V secolo.

Aristofane (445 – 380 a.C.)

Ci restano 11 commedie: Acarnesi, Cavalieri, Nuvole, Vespe, Pace, Uccelli, Tesmoforiazuse (Le donne alle Tesmoforie), Lisistrata, Rane, Ecclesiazuse (Le donne in parlamento), Pluto.

Aristofane vive in un momento in cui Atene vive profondi mutamenti: la guerra del Peloponneso, durata vent’anni, vede la fine dell’egemonia ateniese. Ideologia: è influenzato dalla ricerca sull’autonomia della scelta individuale, dalla crisi degli ordinamenti cittadini e dalla sovversione degli ideali tradizionali. L’eroe comico di Aristofane cerca il modo per risolvere la situazione di disagio, immoralità e pericolo che si è formata cercando di contrastare gli avversari che hanno causato la degradazione con le loro idee e i loro comportamenti. L’eroe si oppone a falsi valori imposti alla collettività e cerca i valori veri. La cruda realtà si interseca con utopie serene, soluzioni fantastiche. Costante è l’allocuzione diretta dell’autore col pubblico.

L’età ellenistica IV-III sec. a.C.

Dopo la morte di Euripide, la produzione drammatica subisce un profondo declino insieme a quello della città di Atene. Il degrado culturale e politico fu inarrestabile soprattutto dopo Alessandro Magno che sposta l’asse politico sull’Asia e mette in contatto nuove società e culture. La produzione drammatica allora perde il contesto rituale, politico e sociale e diventa divertimento dei virtuosi. Le tragedie del V secolo continuano ad esistere anche grazie a Licurgo che alla metà del IV secolo stabilisce che vengano messe per iscritto le opere dei tre tragici (Eschilo, Euripide e Sofocle). Tuttavia negli allestimenti di quest’epoca il coro non ha più parte: le parti corali, vengono eliminate o fortemente ridotte e l’azione è concentrata sugli attori.

In età ellenistica, l’attore diventa un virtuoso e la voce è l’elemento principale della sua recitazione. Le maschere sono casse di risonanza grazie alle grandi bocche e mostrano lineamenti esagerati e parrucconi. Il costume si fa più ricco e spesso indica il ceto sociale o l’età dal colore. Nelle città orientali si iniziarono a costruire nuovi edifici teatrali: i teatri-proscenio. Sono edifici a due piani. Nella parte inferiore, opposto all’orchestra, sporge il proscenio sorretto da pilastri contro il quale sono appoggiate colonne doriche. La copertura del proscenio lo rende quasi un palcoscenico lungo e stretto.

All’età ellenistica risale La Poetica di Aristotele 330 a.C.

IV secolo: periodo di sperimentazione nel teatro comico

Commedia di mezzo

La commedia di mezzo non affronta più temi politici con aggressività polemica ma cerca soltanto temi di evasione e divertimento. Si raccontano realtà private di singoli individui e non realtà pubbliche legate alla società e alla politica. La commedia di mezzo è caratterizzata dalla completa estraneità del coro alla vicenda. La commedia di mezzo è contraddistinta dalla trasformazione dei caratteri in tipi scenici (categoria professionale o atteggiamento individuale). Forse è proprio per la scomparsa del coro che si vanno a formare tutti questi personaggi caratteristici: il cuoco arrogante, il soldato fanfarone, il parassita adulatore, la mezzana.

Commedia nuova

Menandro (343 – 292 a.C.)

Ci rimangono 5 commedie: Il misantropo, L’arbitrato, Lo scudo, La donna tosata, La donna di Samo. L’unica pervenutaci completa è Il misantropo.

La commedia di Menandro perde il legame con la politica e diventa intreccio, dove i temi dominanti sono l’amore e le vicende private. I personaggi non hanno tratti grotteschi ma sono realistici. Innovazione: viene canonizzata la strutturazione del dramma in cinque atti divisi da interludi. Il numero degli autori rimane fisso a tre.

Il teatro romano

Sul teatro arcaico romano, l’unico dato certo è il legame con le popolazioni etrusche. Phersu in etrusco indica la maschera e più tardi indicherà poi l’attore. Tito Livio chiama histriones, histeres. Gli attori dall’etrusco ludi ludiones Gli spettacoli romani erano chiamati dal nome dei primi artisti etruschi che intervenivano nei giochi. I ludi nacquero in ambito religioso ma assunsero presto un carattere politico e divennero cerimonie pubbliche legate a particolari occasioni (funerali o preghiere).

I ludi si distinguevano in:

  • circenses: comprendevano gare tra carri, lotta, pugilato e corse.
  • gladiatori: consistevano nella lotta all’ultimo sangue tra due combattenti.
  • scaenici (o teatrali): nascono nel 364 a.C. prevedevano danze ed esibizioni di questo genere.

La prima manifestazione drammatica sembra essere etrusca: i fescennini versus. Versi rozzi ed improvvisati per le feste contadine. La parola può derivare da Fescennium, città fra Lazio ed Etruria o da fascinum, termine che indica il membro virile e la fertilità. Una delle principali caratteristiche dei fescennini versus erano scambi licenziosi e componenti sessuali. Secondo Tito Livio, l’unione dei fescennini versus e della danza etrusca ha dato origine alla satura. Le sataurae erano spettacoli di “varietà” dove venivano messi in scena squarci di attualità cittadina, canzoni e scenette scandite dal suono del flauto. Le saturae segnano l’inizio del teatro non improvvisato e favorirono la nascita del virtuosismo attoriale dato che richiedevano abilità gestuali, canore, musicali, ritmiche. Il termine si rifà probabilmente a lanx satura, un piatto misto con cibi eterogenei. Tuttavia è un termine che si avvicina a quello di satiri -> d’altronde i drammi satireschi erano molto diffusi in Magna Grecia.

La prima forma drammatica latina popolare che avrà un’evoluzione letteraria è l’atellana. Il nome deriva da Atella, città osca tra Capua e Napoli: si tratta di una regione che viveva significativi incroci di etnie come quella italica, quella greca e quella etrusca.

Fabula atellana ha personaggi fissi. Ognuno con la propria maschera ed il proprio costume:

  • Maccus, l’ingordo sciocco. Naso a uncino, testa rasata, orecchie giganti e bocca semiaperta con pochi denti -> espressione ebete.
  • Dossennus, dal latino dorsum (gobba). È il gobbo astuto e saccente con vizi di golosità, avarizia e lussuria.
  • Bucco, grasso, instupidito e ciarlatano parassita che vive alle spalle degli altri, ridicolo per la sua stupidità.
  • Pappus, vecchio libidinoso e avaro. Origine greca del nome e della stessa figura.

Tra il II ed il I secolo a.C. abbiamo i primi autori dell’atellana scritta: Pomponio di Bologna e Novio. L’atellana continuerà ad esistere accanto a tragedia e commedia e alle altre forme di spettacolo. Dal I secolo a.C. si assiste alla costruzione in tutto l’impero di monumenti per ospitare i ludi: teatri, anfiteatri, odeon, circhi.

III secolo a.C.

Roma conquista la Magna Grecia, vince le Guerre Puniche e si apre al Mediterraneo. Schiavi o liberti colti portano quindi a Roma le conoscenze della Magna Grecia: es. Livio Andronico, Gneo Nevio o Ennio. Il teatro d’improvvisazione passa in secondo piano e si guarda invece molto ad opere greche di Menandro o di Euripide. Le commedie e le tragedie vengono inserite nei ludi scaenici. A Roma il legame del teatro con la festa religiosa rimase molto più superficiale rispetto a quello greco.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessica.sangalli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del teatro e dello spettacolo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Carpani Roberta.
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