04/03/2019
STORIA DEL TEATRO
3 linee direttive: 1)Spazio 2)Recitazione 3)Pubblico
Il teatro nasce presso comunità primitive (legato all’antropologia) = Freizer ha scoperto che le prime azioni
teatrali erano legati alla ritualità (esorcizzare la paura, l’incognito, dava voce con l’azione teatrale alle paure
del mondo circostante). Danze intorno al totem, cerimonie sacre, sacrifici. Lo spazio iniziale è un cerchio
(ripresa dei cerchi magici, della danza attorno al totem).
Il teatro nasce quasi sempre per committenza. Nel mondo antico per limitare la libertà d’espressione si
censuravano i teatri.
Nell’antica Grecia il teatro nasce su base religiosa e collettiva. Il teatro di Dioniso sorgeva sull’Acropoli (era
inscindibilmente legato alla vita politica della città). La danza era rappresentata nell’orkestra: la danza è
legata al dio Dioniso, come tutto il teatro greco, inizialmente si trattava solo di una danza in onore di Dioniso,
ma poi dalla cerimonia un componente del gruppo si è staccato dal coro ed ha iniziato a raccontare una storia
(inizialmente aveva un solo attore, poi due). Il teatro nasce quando il mito raccontato trova qualcosa di
diverso da Bacco. Nell’antica Grecia non c’era distinzione di censo per i posti a sedere (come oggi). La skenè
(pergolato, capanna) era il ripostiglio per gli oggetti che dovevano servire in scena, solo in un secondo
momento si comprese che serviva ad arricchire lo spettacolo, divenendo parte della scenografia. Pian piano
i drammaturghi iniziarono a stabilire i luoghi, dando nascita alla scenografia. Inizialmente intorno all’orkestra
o si stava in piedi o si usavano panche, nell’età di Pericle si scavano le sedute. La skenè nell’età di Pericle
veniva ricoperta con peli ed è probabile che per ogni spettacolo costruissero una nuova skenè in base alla
necessità dello spettacolo da mettere in scena (es. Filottete, skenè con caverna, Prometeo la roccia). C’erano
indicazioni simboliche dello spazio (es. conchiglie per il mare).
458 a.C, Orestea, si cominciano ad inserire alcuni oggetti utili all’attore e che davano al pubblico una maggiore
vivacità.
Teatro illusionista: arriva a metà 700 nella storia del teatro. Vuole darti l’illusione di vedere un’altra realtà.
Che è speculare alla tua. Non si devono vedere tutti i segni del teatro (no quinte, no luci, mobili e costumi
veri).
Antillusionista: spettacolo di Brecht, teatro che non si preoccupa di tutti gli accorgimenti di costume e
scenografia.
Nella trattatistica antica e moderna l’obiettivo è il piacere del pubblico. 07/03/2019
- Lo spazio che sia antico o moderno, la commedia (del popolo, realismo della vita, non valori eroici,
no la regalità tragica) è della strada.
Teatro greco
- Progressivamente, si evolve la ricerca per l’arricchimento degli spazi teatrali. Piano piano dal legno si
passa alla muratura, alla pietra e agli effetti speciali rudimentali.
- Aristofane condannò il Deus ex Machina perché risolve una questione che il drammaturgo dovrebbe
essere capace di risolverlo da solo (no verosimiglianza).
- La Mekanè dava l’illusione della divinità che scende dall’alto (Deus ex Machina). Es. Nuvole di
Aristofane (marchingegno della gru).
- Periatti: costruzioni a forma di prisma e su ogni lato era disegnato un paesaggio, un luogo, oggetti
che avevano a che fare con il dramma. Era comodo per il cambio d’ambiente. Antenato delle quinte
(si chiamano così perché nel teatro romano erano 5) pannelli di tela, velari che scendono a delimitare
lo spazio (circondavano tutto il perimetro dello spazio rappresentativo) e per circoscrivere lo sguardo
dello spettatore (affinché non sfori e veda la struttura del teatro).
- Spezzati e fiancate: strutture mobili (solo la skenè è fissa, essendo di muratura) di tela o compensato
a forma di sagome di oggetti (non costruiti quindi naturalisticamente). Ricreavano insieme alle quinte
un ambiente.
Teatro romano
- Nell’Oriente lo spazio non era definito come nell’Antica Grecia. Il teatro romano è quello che delimita
più di tutti lo spazio. Vitruvio (27-23 a.C) De Architectura in 10 capitoli con informazioni tecniche su
come costruire gli spazi. Il quinto libro di questo trattato parla del teatro. Questo testo non ebbe
grande fortuna nel mondo antico, però fu recuperato nel Rinascimento. Sia Boccaccio che Petrarca
lo avevano letto. Diventa testo di riferimento di Alberti e anche Raffaello.
- Pulpitum/Frons Scenae: equivalente della Skenè, molto più grande e più architettonicamente
elaborato. È un palcoscenico vero e proprio in muratura e sollevato per circa un metro (Vitruvio
teneva sull’acustica).
- Orkestra: a Roma ci si siedono i senatori, non più il coro. Inizio distinzione di censo (potevano vedere
e sentire meglio) era concepita da quell’altezza perché in base a quel metro della skenè avevano
calcolato per farli vedere benissimo.
- Cavea: Dal centro del pulpito partiva una linea di compasso, scalinate di pietra
- Vomitoria: corridoi per far andar a sedere gli spettatori. Questi corridoi interni sfruttavano le correnti
d’aria per tenere l’ambiente fresco.
- Il genere principale del teatro romano non è la tragedia, ma la commedia, quindi lo spettacolo è più
vivace. La commedia è più ricca di luoghi, si cambiano spesso, c’è molto dinamismo e quindi ci sono
spazi nascosti da cui gli attori entrano in scena (sopraggiungono personaggi che vengono da altri
luoghi) e quindi doveva fisicamente entrare da altri luoghi (dal Parodos o dal Parascenium)
- Velarium: telo colorato che rifletteva un’atmosfera. Una testimonianza di questo la abbiamo nel De
Rerum Natura.
- Travi che coprivano tutto il teatro
- Nella cultura romana si è perso l’elemento sacro e rituale che vi era in Grecia. Si distraeva il popolo
dalle gravi questioni politiche intrattenendolo con i teatri. La tragedia aveva il ruolo di far
comprendere il rapporto tra stato e legge. Ha quindi più forte il senso dello spettacolo.
- Nel teatro romano potevano esibirsi anche le donne e con loro se la prendono i primi pensatori
cristiani.
Il Medioevo
- Lo spazio teatrale medievale non è uno spazio adibito al teatro. Si ignora l’idea di luogo teatrale (è
alla stregua della casa di tolleranza). La Chiesa, lo spazio antistante la Chiesa, la città. È uno spettacolo
itinerante. Il luogo dell’azione viene scelto di volta in volta secondo necessità.
- Teatralità: sta nella vita di tutti i giorni. Il teatro Medievale sfrutta lo spazio non facendo differenza
tra pubblico e attori e i ruoli si interscambiano al momento.
- Era al contrario molto complesso sviluppare le trame, richiedeva un controllo dell’azione scenica,
un’altra caratteristica è la simultaneità.
- Dipendenza tra teatro e religione diverso da quello greco: è finalizzato al rafforzamento dell’identità
cristiana, non si cono drammaturghi, è il testo di Dio (Bibbie, Vangeli, Vite dei Santi, Miracoli dei
Santi). Argomento per eccellenza è la vita di Cristo.
- Scomparsa della professioni del teatro, loro non chiamano le sacre rappresentazione teatro, per loro
non lo è.
- Nel teatro cristiano c’è la vita di Cristo per rimostrare quello spettacolo che il pubblico non ha potuto
vedere, ma che può ora essere rappresentato (Processo, Via Crucis, Morte, Risurrezione).
- L’azione teatrale si identifica con la rappresentazione della vita di Cristo. Non c’è distinzione tra
pubblico e attori (sono nello stesso spazio e partecipano in comunione alla rappresentazione
teatrale).
- Agostino: lo spettatore ingenuo può essere influenzato dalle passioni rappresentate in scena e
sarebbe tentato ad emularle.
- Lattanzio: descrive gli spettacoli in cui stavano le donne nude e ne prende le distanze. La censura
durerà fino alla Commedia dell’Arte per ritrovare le donne attrici.
- Generi: I Miracoli, i Misteri, le Passioni, le Moralità, la Via Crucis.
- Pageant: teatro itinerante inglese. Si rappresentano scene della vita di Cristo e si coglie il dinamismo
della scena. Ha due superfici: sulla superficie più bassa gli attori si mettono i vestiti e si cambiano, poi
salgono sul secondo piano e recitano. Da un’abbazia usciva il primo carro, che cominciava a
camminare, poi usciva un secondo carro con un’altra scena della Passione di Cristo e il pubblico
passava dal primo al secondo, al terzo e così via e il pubblico si spostava per ricostruire (quindi ogni
carro recitava sempre la stessa scena). In Spagna come corrispettivo c’era il Carros e a Firenze Edifizi
(tutte parole che significano casa perché è una casa senza le pareti).
- Effetto giottesco: non c’era prospettiva. 11/03/2019
Umanesimo
- Ripresa concezione spaziale. Torna finalmente a riunificarsi in un luogo. Si riunifica lo spazio e anche
lo sguardo.
- Sebastiano Serlio riprende il libro di Vitruvio e cerca di riportare quegli insegnamenti in una società
che non ha più teatri.
- Scoperta la prospettiva, la scena diventa architettonica. Il focus è unico, non parziale come accadeva
nel Medioevo o nella Grecia antica.
- È un teatro che non dà le spalle al pubblico (si daranno le spalle al pubblico nel 1880, rappresenta
l’esclusione dallo spazio teatrale con il pubblico che “spia” la quarta parete). È comunque una scena
che porta alla progressiva esclusione del pubblico.
- L’esercizio del potere si manifesta anche sotto la forma del controllo della rappresentazione, che è
inoltre gerarchica.
- Il principe è al centro della platea, la focalizzazione è in quel punto.
- Ritorna in circolazione la riscoperta della Grecia antica e torna all’attenzione degli studiosi.
- Caratteristica del teatro umanista è quella di essere accademico: è un’élite di professori e studenti.
È quindi un teatro di dilettanti.
- A causa del Medioevo non ci sono testi, c’è solo la riscoperta di ciò che già c’era in età classica e
grande interesse nel metterli in scena. Tragedie greche e soprattutto latine.
- Questa realtà è caratterizzata da tanti piccoli stati dove risiedono dei principi: ogni città ha una sua
casata che torna a promuovere arti e teatro. Le città che sono centri di propagazione e ritorno del
teatro sono quelli di Ferrara (D’Este), Mantova (Gonzaga), Urbino (Medici), Roma.
- In questa epoca il teatro deve venire riscoperto e reinventato.
- Non esistono più luoghi per fare teatro, quindi nella concezione feudale lo spazio teatrale è la dimora
del principe e quindi incluso nella corte.
- A sua volta lo spettacolo teatrale non è autonomo, ma incluso nella festa di corte (matrimoni,
nascite…), facendo sfoggio di ricchezze. La festa è un tipo d’intrattenimento, è lo spettacolo
dell’effimero (fasto, lusso, idee). Serve ad arricchire il senso di meraviglia. Il teatro sta dentro la festa
ed è solo una tessera di essa. Il pubblico sono gli invitati. È quindi diventato uno spazio d’élite e
privato, non è più organizzato dal governo (Grecia) o dalla Chiesa (Medioevo), diventa teatro di
committenza (il principe chiede ad alcune maestranze di organizzare le feste e all’interno di esse lo
spettacolo).
- Nella sala del palazzo si sceglieva il lato corto, la pedana sollevata, tela dipinta su fondo (nasce il
fondale che raffigura una città ideale, sempre perfetta perché deve rappresentare la bontà del
principe e l’ordine politico). È ovviamente prospettica (rapporto geometrico che crea illusione ottica,
disegnando lo spazio con linee guida). Rappresenta simbolicamente il fuoco dello sguardo che
nuovamente è espressione dell’autorità centrale del principe (attraverso la prospettiva vede sulla
scena il modello politico che lui rappresenta).
- Una delle testimonianze più interessanti avviene dalla relazione di Bernardino Prosperi che nel 1508
va a Ferrara per una missione diplomatica e racconta la festa per il Carnevale organizzata da Ippolito
D’Este. Di tutto lo spettacolo rimane colpito dalla ricchezza, dal dinamismo, dalla vivacità della scena
e dei costumi. Stava vedendo una commedia di Ariosto (Cassaria). Era puro divertimento tanto che
nemmeno si preoccupa di dire il titolo dell’opera (fa comprendere come il teatro fosse alla stregua
della poesia).
- La Calandria era di Bernardino Dovizi detto il Bibbiena, anche lui diplomatico e non drammaturgo di
professione, era un semplice passatempo.
- Lo scenografo è il pittore di corte: c’è uno spettacolo ma non ci sono le professioni dello spettacolo.
- La visione è il modello spettacolare (tipico della festa). Si esalta massimamente la componente
visionaria.
- C’è un conflitto tra gli accademici e il potere politico: il principe non era disposto a liberare la sala
teatrale nonostante gli umanisti spingessero verso la creazione di istituti ed edifici che fossero teatri.
Solo alla fine del 500 ci sarà il traguardo.
- Il più famoso è l’Olimpico di Vicenza, progettato dal Palladio per poi essere completato ne 1588 da
Camozzi. Per merito degli umanisti si riscopre l’importanza politica e sociale del teatro e sono gli
umanisti che chiedono ai principi di costruire i teatri in luoghi specifici e che tornassero a riaprirsi alla
città (pubblico vasto, fatto di cittadini e non di ospiti). Nella costruzione si riprende la struttura
romana con l’aggiunta massiva di prospettiva, il fronte-scena fisso (idealizzato) e pensato per l’Edipo
a Colono del maestro di cerimonia Angelo Ingegneri (allestì tutto lui, 108 comparse, scena fissa
immodificabile ma ricco dal punto di vista visivo). È tutto costruito con misure che “salgono o
scendono” per rispettare la prospettiva. Sul fronte-scena poteva esserci un sipario (a tenda). 380
posti. Sul fronte-scena c’era un ornamento (98 nicchie con dentro statue) per dare prestigio e
bellezza alla costruzione architettonica. La porta principale è quella regia e poi ci sono quelle laterali.
Il proscenio era di 1,50m. Questo teatro per la sua fissità è stato rinominato “Il sogno pietrificato”.
- L’attore non guarda mai il suo compagno, si recita per il pubblico.
- L’attore sta sempre davanti, indipendentemente dagli oggetti presenti in scena, perché: l’attore si
deve far vedere dal pubblico (esistevano solo lampade con candele sul proscenio, c’era poca visibilità;
la sala era invece illuminata da candele con centinaia di candelabri che rimanevano accesi per tutta
la rappresentazione).
- Non c’erano le professioni del teatro. 14/03/2019
Il teatro elisabettiano
- Come il teatro medievale è un teatro che si crea dal nulla. In Inghilterra in maniera più forte non c’è
un teatro. Se esistevano le vestigie nella nostra tradizione, in quella anglosassone erano a conoscenza
di una grande tradizione antica, ma non esistono in Inghilterra esempi di spazio teatrale al quale il
teatro elisabettiano potesse attingere. Il teatro elisabettiano si chiama così perché cresce e fiorisce
sotto il regno di Elisabetta I.
- La situazione era complicata per gli inglesi tra il 1400 e 1500. Ci verifica il fenomeno di censura che
in Europa si era verificata con l’avvento del Cristianesimo nel Medioevo. L’Inghilterra aderisce invece
al Protestantesimo (significava per il re Enrico VIII affermare più saldamente il suo potere, assumere
terre e ricchezze degli ordini religiosi ed essere il capo della Chiesa). In questo movimento di
autonomia politica si lega un fatto culturale: quelli che si convertono al Protestantesimo di fatto
restano Cattolici. La cosa che si contesta è l’indipendenza dal papa (i Papisti). Questa corrente si
radicalizza nel movimento del Puritanesimo: sono come i padri della Chiesa all’inizio del Medioevo,
totalmente ostili al teatro. È un luogo dove si presentano modelli pericolosi per il pubblico che assiste.
Si riferivano al teatro di strada, a quello popolare. Il movimento antiteatro vige per tutto il regno di
Enrico VIII. Il momento di cambiamento rispetto alla maledizione del teatro arriva durante il regno di
Elisabetta I (è stata un grande capo politico, ma la sua è stata una corte che era centro di cultura,
protezione delle arti e dello spettacolo, cercò di aggirare l’ostacolo dell’impedimento chiedendo agli
attori di farsi proteggere da un aristocratico perché a quel punto il diritto feudale era superiore a
quello civile e se un aristocratico poteva finanziare una compagnia, quella compagnia non era più
soggetta alla legge inglese).
- Il pubblico è molto avido di spettacoli, molto portato al divertimento. Infatti alcune delle forme di
spettacolo più amate dagli inglesi sono i combattimenti di animali (orsi, cani, cavalli) con scommessa.
Questo è un tipo d’intrattenimento popolare, che ha bisogno di spazi aperti, situati nella zona che
circonda la città, anche per sfuggire alle leggi della City, possibili da aggirare negli spazi periferici. A
differenza di Parigi, Londra si è sviluppata nella zona Nord, quella Sud era dedicata ad attività ludiche,
povertà. Era la zona dove c’erano anche taverne e bordelli.
- Greenblatt non molto tempo fa ha scritto una biografa di Shakespeare, dove ricostruisce il mondo in
cui Shakespeare vive, in particolare la vita del teatro. Da Stratford upon Avon arriva a Londra e scopre
il teatro. Non c’è lo spazio teatrale, si fa teatro per strada, nella casa dei principi, in Chiesa. In
Inghilterra si parte da niente e si arriva a definire uno spazio dedicato al teatro. Non c’era differenza
tra il luogo poi destinato alla rappresentazione teatrale e quello dei bordelli. Lo spettacolo non è
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