STORIA DEL TEATRO
Dalla Commedia dell’Arte alla nascita della regia.
Introduzione al corso
Ci avvaliamo di alcune nozioni prese dall’Enciclopedia dello spettacolo (1954).
Che cos’è il teatro? È un genere espressivo che appartiene al mondo dello spettacolo. Per spettacolo intendiamo
un pubblico intrattenimento eminentemente visivo basato sulla finzione. Dunque è spettacolo un prodotto
cinematografico, un prodotto televisivo, una fiction seriale, una rappresentazione teatrale. Non lo è un
concerto, un evento sportivo o una trasmissione radiofonica, per quanto possano sembrarci “spettacolari”.
Tramite lo spettacolo, la società che lo produce, trasmette un insieme di valori, di idee e convinzioni che le
appartengono e di cui si compone. L’obiettivo è quello di lasciare una data immagine di sé ai posteri (non
necessariamente positiva).
Dei tre generi espressivi dello spettacolo, il teatro è quello più antico. Affonda le proprie origini nella Grecia
antica, la data presa come riferimento è il 534 aC ed è quella della prima rappresentazione teatrale di cui si
hanno notizie. Il teatro può essere: Teatro di prosa (di parola), Teatro cantato (opera), Teatro danzato (balletto).
Rispetto agli altri due generi ha la caratteristica di essere del live tra chi recita e chi osserva. Se il tempo di
recitazione corrisponde al tempo di fruizione, la rappresentazione non può prescindere dalle abitudini mentali
degli spettatori che si relazionano con gli attori. Parliamo di abitudini mentali perché il pubblico cambia di
sera in sera e ha necessità, umori, abitudini, sensibilità sempre diverse. Ogni rappresentazione si basa, quindi,
su questa dinamica emotiva che si crea tra attore e spettatore. Dinamica assente nel cinema e nella televisione,
mancando il rapporto diretto con il pubblico. Nel teatro, l’attore si fa carico della interiorità del suo personaggio
durante tutto il tempo. Recita con tutto il corpo, non solo con il viso (difficilmente visibile da tutte le file), e
questo va ad orientare lo sguardo del pubblico. A teatro si entra in una dimensione sospesa rispetto alla realtà
e lo spettatore, una volta intuita la rappresentazione, diventa un ospite passivo.
attore e personaggio, vi sono degli espedienti che aiutano l’interprete a
Per quanto riguarda il rapporto tra
Nell’Enrico
interiorizzare il proprio ruolo. IV, di Luigi Pirandello, scritta e messa in scena nel 1921,
l’ambientazione è nel secondo decennio del XX secolo ma il protagonista, il marchese, obbliga i suoi
commensali a vestire panni medievali assecondato da quattro squattrinati. Questi quattro uomini entrano in
scena con eccentrici costumi a tema e reclamano un copione, invidiando la parte che il marchese aveva
riservato al quinto del gruppo, Tito, però deceduto.
Il costume è un abito non quotidiano con prerogativa evocante che crea in chi lo indossa un voler entrare nella
parte.
In un’altra opera pirandelliana, Sei personaggi in cerca d’autore, del 1921 c’è un lavoro 1
metateatrale . Degli
attori provano un’opera pirandelliana (Il gioco delle parti) e cedono entrare nel teatro delle persone e nasce un
dialogo tra attori e personaggi. Nell’opera appare esplicita l’immutabilità dei personaggi rispetto agli attori.
Non si sgretolano davanti a niente. Il rapporto col personaggio ci permette di esplorare la parte più profonda
di noi stessi senza mettere in ballo la nostra vita.
Eccetto attori e pubblico, tutti gli altri elementi di cui si compone una rappresentazione sono complementari e
non indispensabili. Es. la scenografia, che si compone di elementi pittorici, volumetrici, plastici, sonori e
luminosi che concorrono a riprodurre il luogo della scena, può essere utilizzata dal livello zero al livello
massimo (grado zero: Dario Fo; grado massimo: Zeffirelli). Un altro elemento utile, oltre il già citato costume,
è la regia che coordina attori e altri elementi quando ci sono. La drammaturgia, anch’essa elemento
complementare, è il corpus di opere legate al teatro (di ogni epoca e luogo), ma è riferibile anche a un solo
autore. Il testo scritto, la drammaturgia, viaggia in due modalità diverse di diffusione:
1 Tecnica teatrale (detta anche “teatro nel teatro”) per cui, durante una rappresentazione teatrale, i personaggi
mettono in scena una seconda rappresentazione all’interno della prima, mettendo così in rilievo la natura finzionale
ed illusoria dell’intera rappresentazione. Presente già nelle opere di Plauto.
- Copione, usato dagli attori durante le prove, quello vistato (o meno) dalla Censura quando presente;
- Edizione a stampa, concepita per il pubblico di lettori per farne degli spettatori.
Nel passato, spesso, vi era la prassi di recitare senza copione. Oggi si ha l’idea che lo scritto drammaturgico
sia di carattere preventivo ma, a volte, è solo consuntivo. Possiamo prendere come esempio le opere di
Shakespeare o di Moliere che sono state riscritte da chi ha assistito alle loro messe in scena.
Il testo non ci racconta mai lo spettacolo. Lo scarto tra testo e messa in scena lo intuiamo dai copioni giunti
fino a noi sui quali gli attori hanno preso appunti (probabilmente su suggerimento del regista). A tal proposito
si vedano le due diverse interpretazione dell’Otello di Vittorio Gassman e di Carmelo Bene. Carmelo Bene
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porta in scena tic, colpi di tosse, che rinviano alla sua esperienza giovanile di chiusura in un manicomio , che
ha sempre descritto come un gran periodo di apprendistato per la sua carriera attoriale.
Possiamo dedurre che l’attore è autore anche quando il testo non è suo, perché è l’ultimo ad avere la parola
sulla realizzazione di quanto scritto.
Cosa studia la storia del teatro?
La rappresentazione è effimera e irripetibile. Le tecniche di riproduzione del reale non aiutano perché non
rendono la tridimensionalità né l’atmosfera della sala. L’oggetto di studio, ergo, è il rapporto che si crea e lega
la componente del pubblico, gli attori, la competenze di scena e i finanziatori. Studia le dinamiche e le finalità
che sono alla base di uno spettacolo teatrale dato. Va a inserirsi in nella storiografia più ampia, quella
quantitativa, che vuole capire i contesti in cui gli eventi del passato si sono determinati. Si serve di fonti e
documenti di varia tipologia (testuali: lettere, copioni, conti; materiali: costumi, parti di scenografie;
audiovisivi: immagini, registrazioni, backstage.) che vanno fatti dialogare tra logo.
Storia del teatro: un breve quadro dal teatro delle origini al Cinquecento
Per quanto riguarda il mondo occidentale, il teatro nasce nell’antica Grecia. Dal greco theatron= luogo da cui
si guarda. Il luogo dove una storia inizia ad essere agìta e non solo raccontata. Il punto di inizio può essere il
V secolo aC, ad Atene, durante il governo democratico di Pericle, uno di quelli più felici e pacifici della storia
ateniese. Le informazioni a riguardo ci giungono da Aristotele, del IV sec. aC, che scrive sul teatro dalle origini
“La circa 330 aC, in due volumi. Il primo volume tratta di
alla sua contemporaneità Poetica”, tragedia e il
secondo, perduto, di commedia. Nel primo ci dice che la tragedia è un canto corale dedicato al culto del dio
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Dioniso. I coreuti cantavano le gesta del dio, travestiti da satiri . Da questo canto si staccava un coreuta non
più cantando ma mimando la parte di Dioniso. Lo scopo del passaggio dalla narrazione alla tragedizzazione, è
promuovere negli spettatori un effetto catartico, una purificazione dalle passioni. La tragedia deve suscitare
sentimenti di terrore e pietà. Il protagonista, l’eroe, deve passare da uno stato di felicità a uno di infelicità per
via di un errore, non imputabile a lui, che inevitabilmente subisce. La tragedia può usare degli espedienti: es.
le catastrofi provengono da persone legate da parentela.
I personaggi possono operare in piena consapevolezza o venire a conoscenza dei fatti solo successivamente.
del primo caso lo possiamo trovare nell’Orestea (458 aC), un esempio del secondo nell’Edipo re
Un esempio
(430 aC).
Si consiglia la visione di un frammento dell’Edipo re, allestito nel 2013 dall’istituto nazionale del teatro
antico, con Ugo Pagliai nei panni di Tiresia e Daniele Pecci in quelli di Edipo.
Le vicende degli eroi mitologici diventano un paradigma del dolore umano dei singoli individui che assistono
alla rappresentazione. Nei concorsi, ciascuno dei tre poeti tragici presentava una tetralogia comprensiva di tre
tragedie più un dramma satiresco il cui compito era quello di rinfrancare l'animo degli spettatori rattristati dagli
2 I genitori lo portarono in questa struttura perché contrari alla sua scelta di matrimonio. L’esperienza fu breve, di un
paio di settimane.
3 Figure mitologiche con tratti umani e animali, il più delle volte equini e caprini.
episodi luttuosi delle tragedie. Nella città di Atene, la tragedia aveva un ruolo morale, la commedia assolveva
a una funzione sociale. Il più grande commediografo greco è stato Aristofane. La commedia fa leva sul riso
rituale, una concezione di vita che proviene da stadi di vita primitivi, quando accanto ai culti seri esistevano
quelli comici che deridevano e bestemmiavano le divinità. La parodia degli uomini più prestigiosi della città
avviene anche a livello di costumi (calvizie, imbottiture sulla pancia e/o sul sedere, falli).
Il teatro era considerato un bene primario di carattere pubblico, solo per uomini, tant’è che il costo dell’ingresso
veniva rimborsato dallo stato, ma le rappresentazioni avevano un ruolo marginale nel calendario delle attività
cittadine. Le commedie venivano allestite nei tre giorni delle feste Lenee che chiudevano la città agli stranieri
e le tragedie nei tre giorni delle grandi dionisee nelle quali la città si riapriva agli stranieri.
L’eroe indossava gli abiti più preziosi della vita quotidiana o un costume tipizzante che lo rendesse subito
riconoscibile dal pubblico.
Le immagini ritraenti la commedia presentano tratti grotteschi dati dalle maschere a differenza d quelle ritraenti
elementi e riferimenti alla tragedia.
Il teatro greco passa all’interno della civiltà romana. Nel 146 aC, Roma conquista militarmente la Grecia ma
è la Grecia a conquistare culturalmente Roma. Il teatro greco, a Roma, gradualmente perde il suo valore
terapeutico collettivo. Le rappresentazioni entrano in un sistema di divertimento di massa, infatti è occupato
da strutture di larga capienza (>40000 posti) quali erano i teatri romani. Il programma di divertimenti
prevedeva anche eventi sportivi nei circhi e battaglie di gladiatori negli anfiteatri (la più grande struttura
romana). Il teatro era ed è diverso dal circo o dall’anfiteatro perché unico tra i tre ad essere luogo di finzione,
visione e ascolto. A Roma nasce l’idea dello spettatore moderno, colui che può scegliere quale evento seguire
arrivarono a coprire 176 giorni l’anno. Il teatro va ad
tra un vasto carnet di eventi, infatti i Ludi romani
assumere un nuovo valore e una nuova funzione: propaganda ideologica. Il finanziamento era per metà
pubblico e per metà privato. I finanziatori che coprivano le spese del privato erano senatori che aspiravano ad
una ascesa politica. Successivamente il finanziatore diventa unico e sarà l’imperatore che renderà partecipe il
pubblico della propria ricchezza. Sono gli imperatori a far costruire degli odei, teatri più piccoli, per le
rappresentazioni a cui desidera far partecipare solo i ceti più alti.
La continuità del tempo di divertimento farà sì che a Roma gli attori diventino dei professionisti. Dunque
l’attività teatrale porta loro un guadagno. La nascita del professionismo attorico a Roma porta a una
L’attore è alla stregua di uno schiavo. Sorte simile toccò
svalutazione del mestiere dal punto di vista sociale.
ai sofisti greci, mal considerati per aver dato un prezzo a quanto divulgato. La svalutazione dell’attore ha
motivazioni politiche. Si temeva che essi potessero influenzare gli spettatori attraverso le loro persuasive
tecniche di comunicazioni, paragonate a quelle degli oratori. Tra le due categorie, infatti, si instaurò un dialogo
dal quale ognuno studiava e tentava di carpire i segreti dell’altro per migliorare e rafforzare le proprie doti
Un caso noto è quello dell’amicizia che nacque tra Cicerone e Roscio che aiutato dal ruolo
professionali.
ricoperto dall’amico riuscì ad affrancarsi dal pregiudizio e dal marchio di schiavitù e non solo entrò in politica
ma venne anche nominato cavaliere. L’appena citato Roscio, fu il primo attore romano a introdurre le maschere
nel teatro della capitale tra il II e il I sec. Fino ad allora le maschere erano usate solamente per i riti funebri o,
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come rilevato da attestazioni precedenti, per la rappresentazioni delle Atellane a Roma poiché non inscenate
L’età
da attori ma da rampolli di buona famiglia che avrebbero perso i propri diritti a figurare sul palco.
repubblicana è segnata dall’ingresso nella civiltà romana della religione cristiana. Nel 380, con l’editto di
Tessalonica (Cunctos Populos), si vietarono tutte le religioni ad accezione di quella cristiana che divenne
religione di Stato. Una volta ottenuto il riconoscimento, la Chiesa, si mosse per combattere il teatro e il sistema
degli spettacoli presente a Roma relegandoli ad abitudini pagane. La comunità ecclesiastica vede nella tragedia
una rivale poiché il fine ultimo del proprio credo è espiare i peccati della carne per ascendere alla pace così
come la tragedia ha come obiettivo la catarsi del cittadino. Nei manuali di storia del teatro la data 476 è segnata
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come quella di eclissi del teatro. Non si hanno più notizie di rappresentazioni, scritture etc., le strutture
e lasciate alla natura. Di questo fenomeno ne parla anche Sant’Agostino,
vennero abbandonate a loro stesse
alla fine del 400, dicendo che tutti i teatri crollano, luoghi dove erano adorati i demoni. Si trovano tracce
dell’abbandono di queste monumentali strutture riutilizzate in modo diverso (es. lo stadio di Campo Marzio è
diventato Piazza Navona).
La figura di professionista del divertimento venne rimpiazzata dal giullare che aveva il compito di intrattenere
le popolazioni. Il più delle volte attraverso doti circensi, musicali o attraverso la parola. Questi agivano perlopiù
da soli, dunque dando luogo a narrazioni unite a interpretazioni dato che uno impersona molti, senza calarsi di
volta in volta nel particolare ma usando tecniche uguali per tutti i personaggi. Ritornò il riso rituale tramite la
Così come l’attore era escluso dalla vita
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critica e rappresentazione dei personaggi importanti del momento.
sociale, il giullare è rigettato anche dal sistema economico. Le categorie di lavoro accettate erano quelle de:
gli oratores (coloro che predicano), i bellatores (coloro che combattono) e i lavoratores (coloro che producono
beni materiali). Non rientrando in nessuna delle tre, non poteva vendere le performances ed era costretto a
vivere di elemosina. Lo spazio dove operare non era fisso né sicuro, solitamente si stanziavano nelle piazze in
occasione di fiere e feste o seguivano la coda dei bellatores per allietarli durante le soste. Si creò una dinamica
diversa per la quale è l’artista a seguire il pubblico e non il contrario. Le strategie per essere riconoscibile tra
scelta di un nome d’arte metaforico, spesso provocatorio ed evocativo di materia sessuale;
gli altri sono: 1. La
2. Il costume multicolorato.
La Chiesa imputò ai giullari tre colpe: 1) essere girovaghi; 2) essere vani; 3) essere turpi.
La vanità era riscontrata nell’assenza di intenti morali negli spettacoli, turpe era giudicata l’immagine ottenuta
attraverso l’utilizzo di maschere e costumi. Per la Chiesa l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio, lo
stravolgimento della propria immagine è vista come una mancanza verso Dio.
Molti, però, sono i parallelismi riscontrati indagando tra le figure religiose e i giullari. Come esempi si possono
citare: - i francescani erano girovaghi i quanto viaggiavano per diffondere il Verbo e per chiedere elemosina,
unica loro fonte di “guadagno”; - Tommasuccio da Foligno per generare curiosità nelle persone, alle quali
voleva portare le sue predicazioni, metteva delle candele accese in bocca.
Nonostante le varie incongruità tra quanto detto e quanto fatto, la Chiesa intorno all’anno 1000 contribuì alla
riscoperta della riforma teatrale. Nei momenti più significativi del calendario liturgico (Natale, Epifania e
Pasqua) proponevano nelle chiese episcopali dei drammi liturgici che spiegavano ai fedeli i momenti delle
Sacre Scritture, riconoscendo così un potere comunicativo e seduttivo maggiore nelle tecniche teatrali che nella
sola lingua parlata. Nel basso medioevo questa abitudine divenne una vera tradizione spettacolare che si sposta
dalla chiesa al cuore cittadino, la piazza. Vi sono attestazioni di rappresentazioni allestite dalle comunità intere
a partire dal 1200, in occasione di feste patronali o occasioni particolari. In scena si mettevano solo fatti
religiosi: la vita dei santi o la vita di Gesù. Eventi che risultano impegnativi, da quanto si legge e si conosce,
tanto da bloccare un’intera città. La piazza era organizzata in più luoghi deputati nei quali il palchetto aveva
la funzione di spezzare il continuum spaziale della realtà assumendo un valore simbolico altro. Ogni luogo
4 Commedie di carattere licenzioso nato ad Atella, una città della Campania, in lingua osca nel IV secolo
5 Solo per quanto riguarda il mondo d’occidente.
6 A differenza del riso rituale della commedia greca, quella del giullare diventa una parodia funzionale a