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Storia del teatro Appunti scolastici Premium

Appunti di storia del teatro basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Spinelli dell’università degli Studi Gabriele D'Annunzio - Unich, facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in lettere moderne. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia del teatro docente Prof. L. Spinelli

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STORIA DEL TEATRO

Dalla Commedia dell’Arte alla nascita della regia.

Introduzione al corso

Ci avvaliamo di alcune nozioni prese dall’Enciclopedia dello spettacolo (1954).

Che cos’è il teatro? È un genere espressivo che appartiene al mondo dello spettacolo. Per spettacolo intendiamo

un pubblico intrattenimento eminentemente visivo basato sulla finzione. Dunque è spettacolo un prodotto

cinematografico, un prodotto televisivo, una fiction seriale, una rappresentazione teatrale. Non lo è un

concerto, un evento sportivo o una trasmissione radiofonica, per quanto possano sembrarci “spettacolari”.

Tramite lo spettacolo, la società che lo produce, trasmette un insieme di valori, di idee e convinzioni che le

appartengono e di cui si compone. L’obiettivo è quello di lasciare una data immagine di sé ai posteri (non

necessariamente positiva).

Dei tre generi espressivi dello spettacolo, il teatro è quello più antico. Affonda le proprie origini nella Grecia

antica, la data presa come riferimento è il 534 aC ed è quella della prima rappresentazione teatrale di cui si

hanno notizie. Il teatro può essere: Teatro di prosa (di parola), Teatro cantato (opera), Teatro danzato (balletto).

Rispetto agli altri due generi ha la caratteristica di essere del live tra chi recita e chi osserva. Se il tempo di

recitazione corrisponde al tempo di fruizione, la rappresentazione non può prescindere dalle abitudini mentali

degli spettatori che si relazionano con gli attori. Parliamo di abitudini mentali perché il pubblico cambia di

sera in sera e ha necessità, umori, abitudini, sensibilità sempre diverse. Ogni rappresentazione si basa, quindi,

su questa dinamica emotiva che si crea tra attore e spettatore. Dinamica assente nel cinema e nella televisione,

mancando il rapporto diretto con il pubblico. Nel teatro, l’attore si fa carico della interiorità del suo personaggio

durante tutto il tempo. Recita con tutto il corpo, non solo con il viso (difficilmente visibile da tutte le file), e

questo va ad orientare lo sguardo del pubblico. A teatro si entra in una dimensione sospesa rispetto alla realtà

e lo spettatore, una volta intuita la rappresentazione, diventa un ospite passivo.

attore e personaggio, vi sono degli espedienti che aiutano l’interprete a

Per quanto riguarda il rapporto tra

Nell’Enrico

interiorizzare il proprio ruolo. IV, di Luigi Pirandello, scritta e messa in scena nel 1921,

l’ambientazione è nel secondo decennio del XX secolo ma il protagonista, il marchese, obbliga i suoi

commensali a vestire panni medievali assecondato da quattro squattrinati. Questi quattro uomini entrano in

scena con eccentrici costumi a tema e reclamano un copione, invidiando la parte che il marchese aveva

riservato al quinto del gruppo, Tito, però deceduto.

Il costume è un abito non quotidiano con prerogativa evocante che crea in chi lo indossa un voler entrare nella

parte.

In un’altra opera pirandelliana, Sei personaggi in cerca d’autore, del 1921 c’è un lavoro 1

metateatrale . Degli

attori provano un’opera pirandelliana (Il gioco delle parti) e cedono entrare nel teatro delle persone e nasce un

dialogo tra attori e personaggi. Nell’opera appare esplicita l’immutabilità dei personaggi rispetto agli attori.

Non si sgretolano davanti a niente. Il rapporto col personaggio ci permette di esplorare la parte più profonda

di noi stessi senza mettere in ballo la nostra vita.

Eccetto attori e pubblico, tutti gli altri elementi di cui si compone una rappresentazione sono complementari e

non indispensabili. Es. la scenografia, che si compone di elementi pittorici, volumetrici, plastici, sonori e

luminosi che concorrono a riprodurre il luogo della scena, può essere utilizzata dal livello zero al livello

massimo (grado zero: Dario Fo; grado massimo: Zeffirelli). Un altro elemento utile, oltre il già citato costume,

è la regia che coordina attori e altri elementi quando ci sono. La drammaturgia, anch’essa elemento

complementare, è il corpus di opere legate al teatro (di ogni epoca e luogo), ma è riferibile anche a un solo

autore. Il testo scritto, la drammaturgia, viaggia in due modalità diverse di diffusione:

1 Tecnica teatrale (detta anche “teatro nel teatro”) per cui, durante una rappresentazione teatrale, i personaggi

mettono in scena una seconda rappresentazione all’interno della prima, mettendo così in rilievo la natura finzionale

ed illusoria dell’intera rappresentazione. Presente già nelle opere di Plauto.

- Copione, usato dagli attori durante le prove, quello vistato (o meno) dalla Censura quando presente;

- Edizione a stampa, concepita per il pubblico di lettori per farne degli spettatori.

Nel passato, spesso, vi era la prassi di recitare senza copione. Oggi si ha l’idea che lo scritto drammaturgico

sia di carattere preventivo ma, a volte, è solo consuntivo. Possiamo prendere come esempio le opere di

Shakespeare o di Moliere che sono state riscritte da chi ha assistito alle loro messe in scena.

Il testo non ci racconta mai lo spettacolo. Lo scarto tra testo e messa in scena lo intuiamo dai copioni giunti

fino a noi sui quali gli attori hanno preso appunti (probabilmente su suggerimento del regista). A tal proposito

si vedano le due diverse interpretazione dell’Otello di Vittorio Gassman e di Carmelo Bene. Carmelo Bene

2

porta in scena tic, colpi di tosse, che rinviano alla sua esperienza giovanile di chiusura in un manicomio , che

ha sempre descritto come un gran periodo di apprendistato per la sua carriera attoriale.

Possiamo dedurre che l’attore è autore anche quando il testo non è suo, perché è l’ultimo ad avere la parola

sulla realizzazione di quanto scritto.

Cosa studia la storia del teatro?

La rappresentazione è effimera e irripetibile. Le tecniche di riproduzione del reale non aiutano perché non

rendono la tridimensionalità né l’atmosfera della sala. L’oggetto di studio, ergo, è il rapporto che si crea e lega

la componente del pubblico, gli attori, la competenze di scena e i finanziatori. Studia le dinamiche e le finalità

che sono alla base di uno spettacolo teatrale dato. Va a inserirsi in nella storiografia più ampia, quella

quantitativa, che vuole capire i contesti in cui gli eventi del passato si sono determinati. Si serve di fonti e

documenti di varia tipologia (testuali: lettere, copioni, conti; materiali: costumi, parti di scenografie;

audiovisivi: immagini, registrazioni, backstage.) che vanno fatti dialogare tra logo.

Storia del teatro: un breve quadro dal teatro delle origini al Cinquecento

Per quanto riguarda il mondo occidentale, il teatro nasce nell’antica Grecia. Dal greco theatron= luogo da cui

si guarda. Il luogo dove una storia inizia ad essere agìta e non solo raccontata. Il punto di inizio può essere il

V secolo aC, ad Atene, durante il governo democratico di Pericle, uno di quelli più felici e pacifici della storia

ateniese. Le informazioni a riguardo ci giungono da Aristotele, del IV sec. aC, che scrive sul teatro dalle origini

“La circa 330 aC, in due volumi. Il primo volume tratta di

alla sua contemporaneità Poetica”, tragedia e il

secondo, perduto, di commedia. Nel primo ci dice che la tragedia è un canto corale dedicato al culto del dio

3

Dioniso. I coreuti cantavano le gesta del dio, travestiti da satiri . Da questo canto si staccava un coreuta non

più cantando ma mimando la parte di Dioniso. Lo scopo del passaggio dalla narrazione alla tragedizzazione, è

promuovere negli spettatori un effetto catartico, una purificazione dalle passioni. La tragedia deve suscitare

sentimenti di terrore e pietà. Il protagonista, l’eroe, deve passare da uno stato di felicità a uno di infelicità per

via di un errore, non imputabile a lui, che inevitabilmente subisce. La tragedia può usare degli espedienti: es.

le catastrofi provengono da persone legate da parentela.

I personaggi possono operare in piena consapevolezza o venire a conoscenza dei fatti solo successivamente.

del primo caso lo possiamo trovare nell’Orestea (458 aC), un esempio del secondo nell’Edipo re

Un esempio

(430 aC).

Si consiglia la visione di un frammento dell’Edipo re, allestito nel 2013 dall’istituto nazionale del teatro

antico, con Ugo Pagliai nei panni di Tiresia e Daniele Pecci in quelli di Edipo.

Le vicende degli eroi mitologici diventano un paradigma del dolore umano dei singoli individui che assistono

alla rappresentazione. Nei concorsi, ciascuno dei tre poeti tragici presentava una tetralogia comprensiva di tre

tragedie più un dramma satiresco il cui compito era quello di rinfrancare l'animo degli spettatori rattristati dagli

2 I genitori lo portarono in questa struttura perché contrari alla sua scelta di matrimonio. L’esperienza fu breve, di un

paio di settimane.

3 Figure mitologiche con tratti umani e animali, il più delle volte equini e caprini.

episodi luttuosi delle tragedie. Nella città di Atene, la tragedia aveva un ruolo morale, la commedia assolveva

a una funzione sociale. Il più grande commediografo greco è stato Aristofane. La commedia fa leva sul riso

rituale, una concezione di vita che proviene da stadi di vita primitivi, quando accanto ai culti seri esistevano

quelli comici che deridevano e bestemmiavano le divinità. La parodia degli uomini più prestigiosi della città

avviene anche a livello di costumi (calvizie, imbottiture sulla pancia e/o sul sedere, falli).

Il teatro era considerato un bene primario di carattere pubblico, solo per uomini, tant’è che il costo dell’ingresso

veniva rimborsato dallo stato, ma le rappresentazioni avevano un ruolo marginale nel calendario delle attività

cittadine. Le commedie venivano allestite nei tre giorni delle feste Lenee che chiudevano la città agli stranieri

e le tragedie nei tre giorni delle grandi dionisee nelle quali la città si riapriva agli stranieri.

L’eroe indossava gli abiti più preziosi della vita quotidiana o un costume tipizzante che lo rendesse subito

riconoscibile dal pubblico.

Le immagini ritraenti la commedia presentano tratti grotteschi dati dalle maschere a differenza d quelle ritraenti

elementi e riferimenti alla tragedia.

Il teatro greco passa all’interno della civiltà romana. Nel 146 aC, Roma conquista militarmente la Grecia ma

è la Grecia a conquistare culturalmente Roma. Il teatro greco, a Roma, gradualmente perde il suo valore

terapeutico collettivo. Le rappresentazioni entrano in un sistema di divertimento di massa, infatti è occupato

da strutture di larga capienza (>40000 posti) quali erano i teatri romani. Il programma di divertimenti

prevedeva anche eventi sportivi nei circhi e battaglie di gladiatori negli anfiteatri (la più grande struttura

romana). Il teatro era ed è diverso dal circo o dall’anfiteatro perché unico tra i tre ad essere luogo di finzione,

visione e ascolto. A Roma nasce l’idea dello spettatore moderno, colui che può scegliere quale evento seguire

arrivarono a coprire 176 giorni l’anno. Il teatro va ad

tra un vasto carnet di eventi, infatti i Ludi romani

assumere un nuovo valore e una nuova funzione: propaganda ideologica. Il finanziamento era per metà

pubblico e per metà privato. I finanziatori che coprivano le spese del privato erano senatori che aspiravano ad

una ascesa politica. Successivamente il finanziatore diventa unico e sarà l’imperatore che renderà partecipe il

pubblico della propria ricchezza. Sono gli imperatori a far costruire degli odei, teatri più piccoli, per le

rappresentazioni a cui desidera far partecipare solo i ceti più alti.

La continuità del tempo di divertimento farà sì che a Roma gli attori diventino dei professionisti. Dunque

l’attività teatrale porta loro un guadagno. La nascita del professionismo attorico a Roma porta a una

L’attore è alla stregua di uno schiavo. Sorte simile toccò

svalutazione del mestiere dal punto di vista sociale.

ai sofisti greci, mal considerati per aver dato un prezzo a quanto divulgato. La svalutazione dell’attore ha

motivazioni politiche. Si temeva che essi potessero influenzare gli spettatori attraverso le loro persuasive

tecniche di comunicazioni, paragonate a quelle degli oratori. Tra le due categorie, infatti, si instaurò un dialogo

dal quale ognuno studiava e tentava di carpire i segreti dell’altro per migliorare e rafforzare le proprie doti

Un caso noto è quello dell’amicizia che nacque tra Cicerone e Roscio che aiutato dal ruolo

professionali.

ricoperto dall’amico riuscì ad affrancarsi dal pregiudizio e dal marchio di schiavitù e non solo entrò in politica

ma venne anche nominato cavaliere. L’appena citato Roscio, fu il primo attore romano a introdurre le maschere

nel teatro della capitale tra il II e il I sec. Fino ad allora le maschere erano usate solamente per i riti funebri o,

4

come rilevato da attestazioni precedenti, per la rappresentazioni delle Atellane a Roma poiché non inscenate

L’età

da attori ma da rampolli di buona famiglia che avrebbero perso i propri diritti a figurare sul palco.

repubblicana è segnata dall’ingresso nella civiltà romana della religione cristiana. Nel 380, con l’editto di

Tessalonica (Cunctos Populos), si vietarono tutte le religioni ad accezione di quella cristiana che divenne

religione di Stato. Una volta ottenuto il riconoscimento, la Chiesa, si mosse per combattere il teatro e il sistema

degli spettacoli presente a Roma relegandoli ad abitudini pagane. La comunità ecclesiastica vede nella tragedia

una rivale poiché il fine ultimo del proprio credo è espiare i peccati della carne per ascendere alla pace così

come la tragedia ha come obiettivo la catarsi del cittadino. Nei manuali di storia del teatro la data 476 è segnata

5

come quella di eclissi del teatro. Non si hanno più notizie di rappresentazioni, scritture etc., le strutture

e lasciate alla natura. Di questo fenomeno ne parla anche Sant’Agostino,

vennero abbandonate a loro stesse

alla fine del 400, dicendo che tutti i teatri crollano, luoghi dove erano adorati i demoni. Si trovano tracce

dell’abbandono di queste monumentali strutture riutilizzate in modo diverso (es. lo stadio di Campo Marzio è

diventato Piazza Navona).

La figura di professionista del divertimento venne rimpiazzata dal giullare che aveva il compito di intrattenere

le popolazioni. Il più delle volte attraverso doti circensi, musicali o attraverso la parola. Questi agivano perlopiù

da soli, dunque dando luogo a narrazioni unite a interpretazioni dato che uno impersona molti, senza calarsi di

volta in volta nel particolare ma usando tecniche uguali per tutti i personaggi. Ritornò il riso rituale tramite la

Così come l’attore era escluso dalla vita

6

critica e rappresentazione dei personaggi importanti del momento.

sociale, il giullare è rigettato anche dal sistema economico. Le categorie di lavoro accettate erano quelle de:

gli oratores (coloro che predicano), i bellatores (coloro che combattono) e i lavoratores (coloro che producono

beni materiali). Non rientrando in nessuna delle tre, non poteva vendere le performances ed era costretto a

vivere di elemosina. Lo spazio dove operare non era fisso né sicuro, solitamente si stanziavano nelle piazze in

occasione di fiere e feste o seguivano la coda dei bellatores per allietarli durante le soste. Si creò una dinamica

diversa per la quale è l’artista a seguire il pubblico e non il contrario. Le strategie per essere riconoscibile tra

scelta di un nome d’arte metaforico, spesso provocatorio ed evocativo di materia sessuale;

gli altri sono: 1. La

2. Il costume multicolorato.

La Chiesa imputò ai giullari tre colpe: 1) essere girovaghi; 2) essere vani; 3) essere turpi.

La vanità era riscontrata nell’assenza di intenti morali negli spettacoli, turpe era giudicata l’immagine ottenuta

attraverso l’utilizzo di maschere e costumi. Per la Chiesa l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio, lo

stravolgimento della propria immagine è vista come una mancanza verso Dio.

Molti, però, sono i parallelismi riscontrati indagando tra le figure religiose e i giullari. Come esempi si possono

citare: - i francescani erano girovaghi i quanto viaggiavano per diffondere il Verbo e per chiedere elemosina,

unica loro fonte di “guadagno”; - Tommasuccio da Foligno per generare curiosità nelle persone, alle quali

voleva portare le sue predicazioni, metteva delle candele accese in bocca.

Nonostante le varie incongruità tra quanto detto e quanto fatto, la Chiesa intorno all’anno 1000 contribuì alla

riscoperta della riforma teatrale. Nei momenti più significativi del calendario liturgico (Natale, Epifania e

Pasqua) proponevano nelle chiese episcopali dei drammi liturgici che spiegavano ai fedeli i momenti delle

Sacre Scritture, riconoscendo così un potere comunicativo e seduttivo maggiore nelle tecniche teatrali che nella

sola lingua parlata. Nel basso medioevo questa abitudine divenne una vera tradizione spettacolare che si sposta

dalla chiesa al cuore cittadino, la piazza. Vi sono attestazioni di rappresentazioni allestite dalle comunità intere

a partire dal 1200, in occasione di feste patronali o occasioni particolari. In scena si mettevano solo fatti

religiosi: la vita dei santi o la vita di Gesù. Eventi che risultano impegnativi, da quanto si legge e si conosce,

tanto da bloccare un’intera città. La piazza era organizzata in più luoghi deputati nei quali il palchetto aveva

la funzione di spezzare il continuum spaziale della realtà assumendo un valore simbolico altro. Ogni luogo

4 Commedie di carattere licenzioso nato ad Atella, una città della Campania, in lingua osca nel IV secolo

5 Solo per quanto riguarda il mondo d’occidente.

6 A differenza del riso rituale della commedia greca, quella del giullare diventa una parodia funzionale al pubblico che

si trova davanti. Negli ambienti cortesi o aristocratici fa caricature del popolo e viceversa.

deputato assume un valore scenografico a seconda di chi lo anima e dell’azione che si svolge. I luoghi deputati

funzionavano contemporaneamente, dando allo spettatore il compito di scegliere e organizzare la propria

visione. Possiamo definire questo tipo di spettacolo paratattico. Usando questo tipo di rappresentazione per

ogni ruolo occorrevano più attori della stessa età e di età diverse, dovendo narrare la storia di una vita. Ogni

attore, una volta esaurito il proprio turno di battuta, rimaneva sulla scena passando da attore a spettatore.

L’attore di questi drammi, probabilmente, non aveva coscienza di recitare ma bensì di figurare. Avvalora

l’ipotesi la teoria per la quale impersonare Gesù sarebbe risultato blasfemo per la Chiesa.

Con la laicizzazione della cultura, in particolare nelle Università, si iniziò a guardare con interesse ai classici.

In Italia il sentimento era particolarmente forte a riguardo. Si iniziarono a studiare le rovine, quindi anche i

vecchi teatri, e a cercare notizie nelle biblioteche nelle quali rinvennero opere drammaturgiche o di trattatistica.

Caso esemplare fu la riscoperta de La Poetica di Platone, mancante del II volume e del Codice etruscus

contenente tutte le tragedie di Seneca. Tutti i testi rinvenuti vengono pubblicati, tradotti e ripubblicati. Gli

eruditi, tenendo sottocchio quanto scoperto, iniziarono a scrivere commedie e tragedie in latino calandole nel

periodo coevo. Queste opere, scritte tra 1300 e 1400, non vennero mai rappresentati perché concepiti per la

circolazione scritta, agevolata largamente dall’invenzione di Gutenberg del 1455. A partire dalla II metà del

1400 vennero rappresentate delle opere del passato. I centri propulsori di questi allestimenti sono tre: 1) Scuole

cittadine (per aristocratici), es. Nel 1476 a Firenze la scuola di G.A. Vespucci rappresentò l’Andria; 2)

Accademie (aggregazioni di nobili uomini e cittadini eruditi per promuovere lo studio delle lettere,

successivamente anche delle scienze); 3) Corti.

Quanto fatto dalle accademie e l’istituzione stessa è tendenzialmente dimenticato su base di un pregiudizio

nato nel 1700 che giudicò le esperienze accademiche eccentriche per via dei loro nomi. Pregiudizio che pesa

ancora oggi nel linguaggio comune, si veda la definizione di accademico su un qualunque vocabolario.

L’accademia nacque nell’antica Grecia come luogo di incontro dei neoplatonici, venne ripresa in Italia proprio

con l’accezione di luogo d’incontro. Il primo promotore di cui si hanno attestazioni è Poggio Bracciolini che

denomina la sua villa Accademia Valdarnina. La durata delle singole Accademie è stata varia, l’abitudine di

istituirne perdura fino al 1800. Avevano un atto di fondazione che le distinguesse da un semplice gruppo di

intellettuali e consisteva nella scelta di un nome e di un’impresa (Rappresentazione simbolica d'un proposito,

per mezzo di un motto e d'una figura che vicendevolmente s'interpretano). Nella maggior parte dei casi i

membri di una di queste si davano delle leggi più dure di quelle statali, e delle cariche. È stato recentemente

per l’istituzione erano spesso

dimostrato che i pittori/scultori/architetti benché avessero compiti importanti

rifiutati negli eventi e nelle riunioni accademiche. Es. Palladio lavorò per la Accademia olimpica di Vicenza e

vi realizzò il teatro olimpico ma venne disprezzato e rifiutato come membro. Le Accademie produssero molto

a livello letterario ma mancano documenti sulla formazione, organizzazione etc delle organizzazioni in

questione. Bologna fu u centro vitalissimo, per quanto poco studiato.

Nel 1500 Siena era ancora un piccolo centro repubblicano le cui terre facevano gola a tutti i grandi poteri nelle

vicinanze, il sentimento comune del popolo senese era appartenere ai possedimenti del grande impero

asburgico. Nacque in questo periodo l’Accademia degli intronati, assolutamente filoimperiale (Carlo V). Nel

un visita dell’imperatore nella città e il potere cittadino affidò agli intronati il compito di

1530 era prevista

scrivere un’opera per la venuta dell’imperatore e di preparare al meglio gli allestimenti della città. Carlo V non

poté, però, passare per Siena. Il dramma non venne completato e inscenato e gli allestimenti vennero riposti.

Stessa cosa accadde nel 1536 quando gli Intronati scrissero l’Amore Contrastato ma anche questa non venne

rappresentata. La commedia, però, venne ripresa nel 1561 a Vicenza dall’Accademia olimpica e messa in

scena per l’inaugurazione del teatro olimpico di Vicenza. Struttura che, come già accennato, è stata progettata

da Palladio che non riuscì a vederla finita, compito che spettò a suo figlio Silla. Le scene vennero disegnate da

Scamozzi, ancora oggi presenti nella struttura ma inaccessibili. Nel punto più alto della cavea vi sono poste

diverse statue, al centro di queste, ove insiste il punto di fuga, vi è posta quella di Valmorana, che ricorda Carlo

V, in quanto principe dell’accademia e finanziatore “momentaneo” del teatro. Si è a lungo creduto che quella

vicentina fosse la prima ripresa dell’opera senese ma alcuni studi narrano che fu ripresa nel 1542 a Bologna,

città dove Carlo V fu incoronato imperatore.

Dal 1486 all’interno della corte di Ferrara, della famiglia d’Este, iniziò un Festival dei Classici con cadenza

quasi annuale vengono rappresentate 4/5 commedie di Terenzio e Plauto in volgare. Gli ambienti a cui si

vincola il teatro in questo periodo sono quelli più alti della società. Le Corti in Italia sono state particolarmente

attive in epoca Rinascimentale, tra 1400 e 1500, dunque di passaggio tra Medioevo ed età moderna. Si

presentavano come Signorie sostitutive del potere comunale, la cui legittimità la ebbero con il riconoscimento

ufficiale dei titoli. La frammentazione dell’Italia settentrionale era in netta contrapposizione con l’unità

nazionale delle Grandi Monarchie Europee. Le corti italiane divennero luoghi di sperimentazione nei quali

venivano raccolti i principali pittori, poeti, pensatori e scienziati. È in questo contesto storico-culturale che

l’evemerismo,

riprese luce la teoria del III sec aC di Evemero da Messina, secondo la quale gli dei sono grandi

re e conquistatori divinizzati dall’umanità per la loro umanità, appunto. Es. Il Vasari ottenne una commissione

da Cosimo de’ Medici, conte di Firenze, per un affresco nel quale prendesse le sembianze di Saturno. Le corti

rinascimentali investirono nella cultura anche per la politica interna: avere l’appoggio dei sudditi e la coesione

dell’élite era vitale poiché non sempre il potere del signore era legittimo (la famiglia Medici governò Firenze

dal 1400 ma ebbe il titolo di duchi solo nel 1529 dall’imperatore e di principi nel 1569 dal Papa). Tra 1400 e

1500 le Corti diventarono ambienti dove lavoravano artisti e artigiani. Dal dialogo fra questi si crearono nuovi

ingegni. Lo studio del mondo classico in Italia era favorito dall’arrivo di eruditi orientali che dopo il 1453

fuggirono da Costantinopoli portando intere biblioteche i cui volumi confluirono in quelle dei signori che l

ospitarono. La città ideale è rappresentata da tre tavolette anonime alla fine del XV secolo. Rappresentano città

di fantasia, oggi denominate con il nome della città in cui sono conservate: Tavoletta di Urbino, Tavoletta di

Baltimora, Tavoletta di Berlino.

La tavoletta di Urbino, probabilmente decorazione di un cassone rinascimentale, rappresenta una piazza a

pianta circolare con al centro un edificio religioso. Gli edifici rispettano ordine geometrico e struttura

prospettica.

La tavoletta di Baltimora presenta citazioni di monumenti del mondo classico: un anfiteatro, un circo, un

edificio simile al battistero di Firenze. In primo piano troviamo delle colonne: colonna della giustizia e colonna

della liberalità rispettivamente indicate dalla spada e dalla cornucopia.

La tavoletta di Berlino ricorda una loggia. In fondo ci è un veliero che rimanda alla prosperità della pesca e

del mercato.

Sulla base delle città ideali sono nati anche nuovi centri urbani (Pienza, rifondata da Silvio Enea Piccolomini

nel 1432, Sabbioneta, inaugurata a metà 1500 da Vespasiano Gonzaga). Nelle città con impianto urbano

medievale, esattamente opposto a quello ideale, spesso i principi proposero interventimirati di

riammodernamento (cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze di Filippo Brunelleschi). Tramite il filtro

classico passò anche la drammaturgia. Mussato si ispirò ai testi ritrovati nel Codice Etruscus per scrivere le

sue opere. Dall’inizio del ‘500 i classici ispirarono anche i personaggi delle commedie, guardando i testi di

Plauto e Terenzio. La Commedia del Cinquecento si può definire:

1) COMMEDIA NUOVA: Definizione presente nei prologhi delle commedie stesse, intendendo il nuovo

rispetto all’allestimento dei classici. Le ambientazioni, i nomi e le professioni si riferiscono al periodo

coevo.

2) COMMEDIA ERUDITA: perché a comporla sono dei dotti, dei letterati o dei dilettanti amanti delle

lettere. Gli ambienti in cui nasce sono alti: Corti o Accademie dove hanno modo di studiare i testi del

passato.

COMMEDIA REGOLARE: l’obiettivo

3) degli autori è raggiungere un linguaggio regolato che risente

della tradizione letterara e della novellistica nelle trame, negli eventi e situazioni.

Il primo degli autori da citare è Ludovico Ariosto, per una questione cronologica e per una capacità inventiva

particolare. Nel 1507 (periodo del I Orlando Furioso) manda in stampa la commedia “La Cassaria”,

rappresentata un anno più tardi. È ambientata nella città greca di Metellino, narrando le vicende di due giovani

invaghiti di due schiave possedute da un ruffiano. Le due saranno riscattate dai giovani al termine di una serie

di peripezie. Succesivamente Ariosto compose altri testi per il teatro. Un altro importante autore della

commedia regolare è Bernardo Dovizi (detto il Bibiena), un diplomatio mediceo che venne nominato

cardinale da Papa Leone X (Giovanni De’Medici). Nel 1513 scrive “La Calandria”, che mette in scena le

vicende amorose di due gemelli (palesemente ispirato ai Menecmni di Plauto)di sesso diverso che nel corso

della trama si scambiano di costume e identità: Livio prende le sembianze di Santilla per introdursi nella casa

della donna amata già maritata con Calandro. Possiamo aggiungere un’altra definizione alle tre già segnalate

per la commedia cinquecentesca: COMMEDIA DEGLI EQUIVOCI (4). Il capolavoro del geere è riconosciuto

da tutti gli studioni ne”La Mandracola” di Nicolò Machiavelli. La data della stesura è incerta, tra 1512 e

1518/20, è molto probabile che sia stata inscenata nel 1518 a Firenze. Il testo trae spunto dal Decameron di

Boccaccio (VI novella del III giorno), specie per il meccanismo della beffa per criticare l’utile. Tutta l’opera

tetarale è piena di spunti critici e polemici che ci parlano della posizione etica dell’autore. Con l’evoluzione

del genere è venuta meno la polemica dell’autore sui personaggi nomi ma non quella sui vizi dell’umanità

manifestando lodi alle virtù. Quasi tutte le commedie del ‘500 ripropongono le stesse funzioni: desiderante,

desiderata, oppositore, scioglitore della trama. Oltre le quattro funzioni tipiche vi sono altri due personaggi

ricorrenti: serva e militare. Le commedie del Cinquecento si caratterizzano per l’uniformità della trama e la

riproposizione dei personaggi. Questa ripetitività è un espediente usato dagli scrittori: la formula è di successo

e dunque viene riproposta. Si allude, però, anche alla uniformità delle vicende umane. Nella prefazione della

“Clizia” (1525), Machiavelli, scrive che la commedia altro non è che filosofia della storia. Dal punto di vista

drammaturgico la presenza di un modello unico permette agli scrittori di sbizzarrirsi nell’inserire varianti che

non intacchino la trama. L’unità di misura del testo teatrale è l’atto, normalmente le commedie

cinquecentesche sono composte da 5 atti (nel V si scioglie la trama). Tra le eccezioni delle commedie di questo

periodo ce ne sono due di Pietro Aretino che manifesta un’insofferenza verso ciò che è già prestabilito o

previsto dalla norma. Non a caso è autore di una raccolta poetica di Sonetti Lussuriosi. La prima delle due

commedie è “La Cortigiana” (1525) il cui desiderio non è conquistare una donna ma diventare cardinale. Tende

a rendere riconoscibili i personaggi conosciuti al tempo nelle corti romane. Il prolofo è il mezzo tramite il

quale l’autore spiega le proprie ragioni poeiche e volontà artistiche. Ne “La Cortigiana” vi è anche una storia

d’amore che scorre secondaria: il messere è imbrogliato dal servo e si ritrova a letto non con la bella Livia ma

panettiere. La seconda commedia d’eccezione è “Il Marescalco” (1526) riferibile

con la moglie del

all’ambiente cortese di Mantova. Un servo omosessuale viene beffato dal padrone che lo promette sposo ad

una serva. Le rappresentazioni hanno carattere episodico, legati ad eventi festivi. Il teatro è dunque legato al

tempo della festa. Inserendosi in un clima di gioia, la commedia ha più fortuna del genere serio della tragedia.

La questione dello spazio i luoghi apparati per l’occasione che

Corti e accademie ospitano le rappresentazioni nei luoghi teatrali: tutti

diventano Sale Teatrali. L’accesso agli spettacoli è regolato dal sistema degli inviti, diventando così un

fenomeno esclusivo. A recitare sono dei dilettanti di genere esclusivamente maschile. In tutto il medioevo la

scenografia ha avuto un vlore simbolico, costituita da elementi minimi. I luoghi deputati cambiano di volta in

volta valore. Nelle corti, la scenografia fa un passo avanti, si affidano i lavori ad architetti, pittori, scultori che

operano seondo la prospettiva pittorica. La scenografia, così, passa da valore simbolico a illusionistico. La

nascita della scena teatrale prospettica si ha nel 1508 a Ferrara, nella corte estense, quando va in scena”La

Cassaria” di Ariosto. Pellegrino da Udine decide di utilizzare un dipinto come sfondo: la greca Metellino. La

visione di ciò generò sorpresa nel pubblico. Nel 1513 a Urbino, all’interno el Palazzo Ducale, va in scena la

Calandria, l’allestimento è affidato a Giacomo Genga che ripende il fondale dipinto e vi aggiunge delle quinte

(pannelli in rilievo fissati sul palcoscenico). La scena del Genga è per metà dipinta e per età costruita andndo

ad accentuare la verosimiglianza del reale costruendo la tridimensionalità. L’impulso prospettico si ha nel 1514

a Roma, Baldassarre Piruzzi introduce le quinte successive e simmetriche che

seguendo le direttrici giungono al punto di fuga.

L’azione degli attori rimane legata, in tutti e tre i casi, all’area del proscenio.

Sebastiano Serlio, allievo di Piruzzi, cerca di ovviare al problema delle

proporzioni innalzando la parte del palco, procedendo dal proscenio al fondale

dipinto. È sempre Serlio ad inserire le quinte ad angolo ottuso. Nel II libro

dell’architettura si individuano tre scene possibili:

1) SCENA COMICA: deve ritrarre edifici a carattere borghese e

quotidiano in primo piano (case, botteghe, osterie, chiese);

2) SCENA TRAGICA: devono essere riprodotte case nobili abitate da personaggi le cui gesta sono

narrate nella tragedia. Gli edifici devono rimandare alla Roma classica.

3) SCENA BOSCHERECCIA-SATIRICA: dove la natura pare prendere il sopravvento sulla città. Viene

adottata per un nuovo genere “favola pastorale”.

La Favola pastorale diventerà un genere amato dai principi che tenderanno ad immedesimarsi con la storia. Le

scene pensate da Serlio erano fisse ma nella seconda metà del secolo VXVI

viene introdotta la scena mutevole a vista durante la messa in scena. Il primo

episodio ci fu a Firenze nel 1569 in uno spettacolo di corte. Nella sala dei

a Palazzo Vecchio si allestì “La Vedova” e a metà tra II e III

cinquecento

atto ci fu il cambio improvviso della scenografia per mezzo del sistema dei

periatti.

Il primo teatro dell’epoca moderna viene inaugurato a Vicenza nel 1585

dall’Accademia olimpica. Il teatro porta la firma di Andrea Palladio e

Vincenzo Scamozzi. Fu costruito all’interno di un edificio preesistente che

ospitava le carceri. È organizzato in tre spazi: cavea, orchestra e scena. A Firenze nel 1589 viene inaugurato il

non si ha traccia oggi, nonostante sia visitabile il palazzo che lo ospitava. L’area della

teatro degli Uffizi di cui

scena presenta una concezione nuova, è come una scatola vuota da riempire. Scenotecnica: insieme delle

tecniche e degli strumenti da utilizzare per creare la scenografia. I riempimenti della scena possono essere

ubicati nel sottopalco e/o nel soffitto. Per intrattenere gli spettatori tra un atto e un altro della commedia

“La

vengono proposti degli intermezzi. Durante la cerimonia inaugurale del teatro degli Uffizi viene inscenata

Pellegrina” che prevede l’utilizzo di intermezzi disegnati da Buontalenti. È inevitabile che negli intermezzi la

tecnologia domini sulla scrittura del testo. La costruzione di edifici teatrali e l’istallazione di nuove tecnologie

sono l’oggetto di una sorta di competizione che si genera tra i principati italiani. Nel 1628 la famiglia Farnese

inaugura a Parma il teatro di corte, in occasione delle nozze di una Farnese con un Medici. L’area della scena

è particolarmente profonda e introduce l’arco scenico (rinvio agli archi di trionfo, come già a Vicenza etc.). La

sala è un prolungamento dell’area scenica. Lo spettacolo inaugurale prevedeva anche un torneo cavalleresco:

un finto combattimento di nobili agghindati a cavalieri. L’intera manifestazione si svolse nella sala come anche


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere moderne
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mariapinti3 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del teatro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Spinelli Leonardo.

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