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Storia del teatro antico C Prof.ssa Sevieri

1° Lezione 03/10/2008

Il teatro antico comico e tragico e vari autori:

"Persiani" di Eschilo del 472 a.c. era una commedia più tarda, del V sec.

Delle maschere teatrali non abbiamo reperti e scenografie. L'ambientazione

in teatro era semplice, non c'erano effetti naturalistici; non è semplice per

questo ricostruire la scenografia. Esistono repliche delle maschere, in

terracotta o marmo, ritrovate a Lipari. Le raffigurazioni vascolari sono

spesso riguardanti storie mitologiche, teatrali o di vita comune. Si cerca di

ricostruire il modo in cui il pubblico recepiva il teatro.

Il teatro comico: Nella commedia critica, l'attore esprime consapevolezza

· di rappresentanza, scherza con il pubblico. Teatralità spiccata, costumi

e maschere per far ridere, imbottiture e "fallo" per ridicolizzare. Il

coro era composto di 24 elementi,era fantasioso, ed era la parte

fondamentale della commedia, tra l'altro molto apprezzata. Il

Ceranografo cercava di rappresentare l'aspetto divertente.

Il teatro tragico: Storie di mito, personaggi di un altro mondo, la tragedia

· non interrompe la scena, non rompe la 4° parete, chiedono

un'immedesimazione totale da parte del pubblico, che non provochi

rotture. Le immagini si ispirano/cercano di farci vedere il personaggio

del mito in quel momento, non un attore in quel momento. Solo due

rappresentazioni dell' Edeporè? di Sicilia fanno eccezione. Vengono

visti come attori tragici solo nel "Backstage", gioco dello

sdoppiamento di identità, nel momento di rappresentare, si indossa la

maschera e cambia identità. Sia la maschera che il costume erano

naturalistici, non come la commedia che era fatta per ridere. Solo

dopo nel IV/III sec si sviluppano aspetti grotteschi ed esagerati. Non è

facile quindi individuare i personaggi della tragedia; il coro qui non si

vede mai. Più si diffonde il teatro, più si diffonde la conoscenza,

anche dei testi scritti, che rimane marginale, erditario; a teatro ci

andavano tutti, quindi più conosciuto come spettacolo che come testo.

Quindi le ceramiche del IV sec, si può immaginare che siano

ricostruite dal teatro e non dal testo letterario.

La conoscenza della poesia epica, non veniva appresa solo grazie alle statue,

ma anche per le rappresentazioni nei templi o vasilari. Quindi il

tragediografo doveva tener conto che il pubblico le aveva già viste, quindi

curava molto l'aspetto. Si notano casi in cui la tradizione iconografica viene

"scartata", cambia il modo di rappresentare e interpretare il personaggio. Il

modo di rappresentare aspetti terrificanti lasciano il segno. Il ceranografo

non rappresenta mai dal vero, ma cerca di raccontare a sua volta. Ad

esempio Eschilo: l'Erinni sono già presenti prima del matricidio di Oreste,

per anticipare. Le espressioni delle maschere erano fisse, quindi c'erano dei

mutamenti nei gesti e nelle parole. Le scene cruente non venivano

rappresentate, ma immaginate, attraverso il racconto di un messaggiero. Il

cerenografo prende questi dettagli e sviluppa le parole in immagini. Le

raffigurazioni di un vaso riproduce tutta una intera tragedia o trilogia, in un

unica scena, mettendo insieme i personaggi fondamentali.

1° Lucido: 390 a.c. Cratere attico. Sei personaggi uguali, quindi è il coro,

· che danzano e cantano (bocche aperte e lettere che fuoriescono), sono

riconoscibili come guerrieri perchè si vedono le corazze, hanno il

diadema per le cerimonia evocativa ad una tomba, dove emerge uno

spirito definito e sono visibili delle offerte sulla tomba. Non c'è marca

di teatralità specifica, però sembra che lo sia per il numero dei

personaggi che per la figura estetica.

2° Lucido: Coro comico, vaso da vino (490/480 a.c.), sono travestiti da

· uccelli, hanno delle creste e barba rossa, calzamaglia con le penne

attaccate e le ali aperte.

3° Lucido (dettaglio): C'è un auleta (suonatore di 2 auloi), nelle tragedie

· non si vede mai ma nelle commedie si.

4° Lucido: Frammento, metà IV sec, ritrovato in Puglia. Rappresenta un

· attore con la maschera in mano, senza di essa non si sarebbe

riconosciuto che fosse un attore. Sbarbato e senza capelli per infilare

meglio la maschera. Ha un mantello appoggiato sul braccio sinistro e

ha una spada. Ha i calzari alti fino al ginocchio, come anche la veste,

e sono a suola bassa. Solo nel III sec il costume diventa diverso, le

suole saranno più alte (circa 5 cm) e i vestiti avranno degli strascichi.

Embates o ?, sono le calzature più resistenti. L'uomo ha le maniche

lunghe e aderenti, forse una calzamaglia sotto la veste (ma non in vita

comune), serviva per praticità, soprattutto per rappresentare una donna

(le donne non recitavano!) e per cambi scena.

Fotocopia: vaso famoso, attico, ritrovato in Puglia, del 400 a.c. circa,

· rappresenta un dramma satiresco, costante è il coro dei satiri;

pasticcioni, avidi, golosi, creano dissonanza con i personaggi della

tragedia.

5° Lucido: Persone normali e giovani del coro con i reali nomi da anagrafe

· (non ci sono i nomi reali degli attori), con le maschere in mano, con il

gonnellino che reggeva il fallo eretto e la coda caratteristica dei satiri.

C'è uno che ha ancora la maschera addosso, nel mondo di Dioniso,

che suona ancora, insieme all'auleta Pronomos che ha il ruolo più

importante nel la scena. Si riconosce a sinistra Eracle, grazie alla

clava e alla pelle di leone, e ? a destra, peloso e anziano (si capisce dai

peli bianchi), con maschera barba lunga e capelli bianchi, ha un

bastone e la pelle di leopardo, collegamento con Dioniso, al quale si

rende onore. Dopo queste rappresentazioni venivano offerte a

quest'ultimo. I personaggi, di solito sbarbati e rasati, sono con capelli

e barba, per dar loro un'identità.

6° Lucido: Cratere Campano, metà del IV sec, anfitrione di Plauto. Creato

· da Aste. Hanno una calzamaglia e maschere poco serie perchè

rappresentano una commedia. Zeus anfitrione e Mercurio che fanno la

corte ad Alcmena affacciata alla finestra.

2° Lezione 04/10/2008

Pur ci fosse vasto materiale, il tragediografo tendeva ad usare sempre gli

stessi argomenti, soprattutto "Oreste" di Eschilo, o Sofocle. Gli argomenti

erano già noti per il "Coagone" o comunque per tradizione. Quese storie

sono presentate con le variazioni di qualche argomento, per questo erano in

competizione. Anche in "Andromaca" di Euripide, è stato cambiato

qualcosa.

Agamennone, figlio di Atrio, fratello di Menelao, al termine della guerra di

· Troia, torna a Micene e viene ucciso dalla moglie Clitennestra e dal

cugino Egisto, suo amante. I rispettivi padri si erano già lottati in

passato. Menelao aveva esiliato Atrio per prendersi il trono, ma

quest'ultimo riesce a riprendersi il potere, vendicandosi cruentemente.

Il movente di Egisto è quindi la vendetta del padre. La famiglia di

Agamennone domina su Argo, i suoi figli sono Oreste ed Elettra dal

loro zio è Strofio. Oreste a 18 anni comincia a vendicarsi della madre

e del patrigno usurpatore, per questo l'Erinni lo perseguitano per aver

versato sangue di famiglia. Fa un processo ad Atene, presidiato dalla

dea Atena, Apollo è il difensore e l'Erinni l'accusa, ma fu assolto.

Famiglia degli Atridi, violenza su consanguinei. Conflitto di interessi,

Oreste vendica il padre ma non dovrebbe uccidere la madre, chi la

vendicherebbe?

La trilogia di "Orestea" del 458 a.c. è l'unica sopravvissuta agli anni in forma

integrale. La prima parte è Agamennone dove si espone il suo omicidio, la

seconda è Coefore dove si espone la vendetta di Oreste, ed Eumenidi dove si

espone invece la conseguenza. Quest'opera era già nota, prima che venisse

presentata in teatro.

Nell' "Odissea" di Omero si fa riferimento a questo episodio. Odisseo ha un

destino travagliato, invece Agamennone tornò prima di lui a casa, ma trovò

questa pessima sorpresa, oltre l'infedeltà della moglie anche l'uccisione. Il

figlio di Odisseo, Telemaco, era un esempio da seguire, a confronto con

Oreste. Nell' XI Canto dell'Iliade l'ombra di Agamennone fa visita ad

Odisseo, avvertendolo del pericolo che potrebbe incontrare al suo ritorno a

casa, nel caso Penelope voglia fargli la stessa congiura. Egisto era messo in

cattiva luce. Del sacrificio di Ifigenia non si fa parola, tendenza di Omero di

tralasciare gli aspetti più cruenti. Ma l'uccisione di Egisto entra nell'aspetto

della vendetta, quindi positiva. Di Clitennestra non si parla molto, ma nella

rappresentazione di Eschilo, assume un ruolo molto importante, nelle parole

e nei gesti. La vicenda è trattata anche da Stesicoro e da altre storie liriche,

dove sembra avere più importanza che in Eschilo.

1° Lucido: Uccisione di Agamennone, segno più antico, placchetta in

· terracotta da Creta, 630/610 a.c. fine VI sec. Attacco alla figura seduta

in trono, centrale, corpo frontale e gambe laterali. La scena si svolge

al chiuso in una sala. Agamennone ed Egisto indossano un mantello

sulle spalle. Ha una spada nel fodero ed impugna una lancia scettro.

Ha una forma stabile ma per i piedi si capisce che cerca di alzarsi, o è

in equilibrio, come la lancia che forma una diagonale immaginaria che

collega Clitennestra. Nelle raffigurazioni l'attaccante entra in scena

sempre da sinistra. Clitennestra ha il viso frontale e il corpo a 3/4.

Indossa un lungo chitone e i capelli hanno un'acconciatura dedalica da

Creta (Dedalo era un architetto), guarda l'osservatore. La mano

sinistra pugnala alle spalle il marito e con la destra gli ferra il polso, il

quale con la sua rispettiva mano destra cerca di fermarla. Egisto con la

mano sinistra ferma la lancia della vittima e con la destra gli prende i

capelli, questo è un gesto di sopravvento, morte che incombe, simbolo

di violenza ai danni di qualcuno. Attorno alla testa di Agamennone si

vede un tessuto tipo mantello o un acconciatura (o forse solo un errore

di esecuzione). Si dice che in realtà Agamennone sia stato avvolto nel

tessuto apposito per asciugarsi dal bagno, visione simbolica: rete di

inganni e ingiustizie. Del sacrificio di Ifigenia non si parla, sacrificio

per ottenere più uomini e vincere la guerra; questo è il movente di

Clitennestra per uccidere il marito, vendetta per la figlia. E' da notare

che già in antichità a Creta, non solo l'opera era già nota ma che la

figura della donna era pari a quella di Egisto.

Fotocopia: Lamina bronzea, schema non differente dal precedente; però la

· lancia è appoggiata alla parete, Agamennone sta per cadere,

Clitennestra pugnala alle spalle dove c'è Egisto.

2° Lucido: Etrusca, 500 a.c., Agamennone è al suolo; il braccio sinistro

· scivola e il destro chiede pietà, Egisto lo prende per i capelli,

Clitennestra arriva da sinistra, con la mano destra che impugna l'arma

e con l'altra incita l'amante; veste con un chitone.

3° Lucido: Cratere a calice, Attico, del pittore dell'Euchimasia; questo

· reperto è stato datato 458 a.c. perciò precedentemente all'opera di

Eschilo, però ha un incredibile assomiglianza alla sua opera. La parte

più simile è nella scena di uccisione, Agamennone è racchiuso nel

drappo, cerca di difendersi ma non riesce a liberarsi. Cosa interessante

e simile, è che nelle due facciate del vaso sono rappresentate le due

scene più importanti, l'uccisione di Agamennone e quella di Egisto.

Altezza 1/2 m, è grande la parte delle raffigurazioni, che di solito è più

piccolo, questo è più ampio e le figure lo occupano tutto. Le due scene

sono separate da due colonne con capitello eolico che si usava per gli

interni (nel mediaron), che si trovano appena sopra i manici del vaso.

Dietro Agamennone si trovano Elettra e Cassandra (schiava trofeo

dalla guerra), e dietro Egisto Clitennestra e forse un'altra figlia, con i

capelli sciolti quindi non sposata; abito leggero e mani in alto perchè

inorridita dalla scena, sta fuggendo e sembra che stia andando addosso

alla colonna dietro di lei. Clitennestra è vestita con un abito leggero e

pregiato, si intravede il seno, e ha un mantello sopra il chitone.

Accorre, con la mano sinistra incita l'amante e con la destra impugna

un ascia (c'è il dubbio però se fu ucciso con un ascia o con una spada).

Nell'uccisione di Egisto invece, per la sua difesa impugna una scure;

si utilizza uno schema usuale del 470 a.c. dell'uccisione di Egisto e di

Agamennone. La figura di Elettra tende la mano destra per chiedere

pietà del padre, capelli sciolti (non sposata) e ondeggianti per far

capire che sta correndo. Dietro di lei Cassandra, schiava, lo si capisce

dai capelli corti (alle schiave non erano accettati i capelli lunghi, erano

solo per le nobili), ha un abito semplice, e fugge perchè vogliono

uccidere anche lei; per Clitennestra è un'altro movente. Agamennone è

al centro, nudo, indifeso, attorno a lui tutti agitati, gioco di braccia, il

suo equilibrio è precario. E' già stato colpito ed Egisto è pronto a

colpire un'altra volta; fra i due personaggi si intravedono delle lettere

(e, e) che sono le grida di dolore. Hanno entrambi gli occhi chiari, da

qui si capisce il legame di parentela, Egisto è più giovane infatti ha i

capelli più scuri. La capigliatura è molto curata, si vede il fodero della

spada e il mantello. La gamba destra è piegata dall'impeto dell'azione.

In Egisto, lui seduto sul Klismos, poltrona comoda da banchetto, ha in

mano il Barbiton/os, strumento musicale a corde. Non ferma Oreste,

ma chiede pietà.

3° Lezione 10/10/2008

Rovescio della situazione che Eschilo da alla trilogia. Delitto contrario, ogni

azione crea un'altra consecutiva. Ruolo di chi è fuori fase, il ruolo centrale lo

ha lei, l assassina, tutta la tragedia ruota su di lei a causa del matricidio. Per

tutta la tragedia si parla di lei e del suo omicidio. Una parte molto

importante è il drappo fatale, è una metafora scenica, rete di necessità per

atti impuri prima e durante la guerra di Troia. Clitennestra è l'elemento

dominante, anche le sue parole sono una rete di inganni, che intrappolano

anche prima del drappo. Eschilo dà un motivo molto forte, cioè per Ifigenia,

per la vincita della guerra. Clitennestra sconta il suo atto, ma anche il

sacrificio a scapito di Ifigenia viene scontato. Principio di diche,

conseguenze x ogni atto, soprattutto x atti in famiglia. Allusioni al drappo

fatale, che il pubblico già sapeva grazie ad altre rappresentazioni o testi

orali. Clitennestra ragiona, pensa come un uomo e agisce come tale, natura

spaventosa, ibrida. Parodos, ingresso coro, rievoca i momenti salienti della

partenza per troia e il sacrificio di Ifigenia. In casa attende l'ira che rivendica

i figli. L'incontro fra i due sposi è ambivalente, le sue parole sono una rete di

inganni, gli fa vedere che le aspettative del marito ci sono, ma in realtà mette

in controluce la rivelazione della falsità, i veri obiettivi di Clitennestra.

Cassandra è una delle figlie di Priamo, sacerdotessa di Apollo. Clitennestra

non fa entrare in casa il marito se non prima di mettere i tappeti rossi;

Agamennone torna da trionfatore, ma nn entra in casa sua come e quando

vuole; è la scena di lui che cammina verso casa su una scia di sangue, verso

la casa che gronda sangue. Una volta entrato non esce più. Cassandra rimane

con il coro, ha la parte lirica per il suo dono profetico, che anticipa quello

che sta per accadere, che non viene rappresentato, ma solo anticipato. Il

bagno è un usanza, dopo un rientro glorioso, e il drappo veniva messo

addosso, ma questo è un bagno funebre non di accoglienza. L'uccisione

viene presentata come sacrificio, che dovrà a sua volta essere rivendicato. Le

sue parole sono l'arma più potente contro Agamennone perchè non ne

comprende il vero significato. La femmina che uccide il maschio è un

rovesciamento delle cose, la donna di solito è subortinata, qui lo è l uomo.

Amfisbena, camminare in un senso o nell'altro, azione a doppio senso,

Clitennestra è vista come un mostro orrendo da Cassandra, l attraversare le

porte della casa è un segno di morte (chi entra non esce più); il teatro greco è

grande e all'aperto (eisodoi, entrate laterali), ma la casa è il luogo della

schenea dove succede sempre qualcosa di brutto, che non si vede al pubblico

ma si immagina.

Fotocopia (1): lamina bronzea dal santuario di Heraia di Argo, parte di un

· mobile. Clitennestra afferra i capelli di Cassandra e la pugnala. La

parte di sopra è a metà, si riconosce una donna e un uomo,

Agamennone conduce nella casa Cassandra (solo ipotesi).

Fotocopia (2): Kylix interno di una coppa. Ferrara, acropoli di Spina,

· 455/425 a.c. Si vede un'albero di alloro (albero di Apollo, Cassandra

ne era profeta) Cassandra cade in ginocchio nei pressi dell'altare, il

mantello si apre e si intravede un seno, segno di vulnerabilità. Ha le

mani alzate per chiedere pietà. L'ascia e il piede dell'assassina escono

fuori dall'immagine, l'ascia veniva usata per i sacrifici. Il tripode

delimita lo spazio sacro, tipico del santuario di Apollo. Anche

l'abbigliamento di Clitennestra, il chitone e il mantello legati in vita, è

un segno tipico del sacrificio.

L'Esodo è la parte conclusiva della tragedia. Si udono le grida di

Agamennone e poi si vede Clitennestra attraverso i portoni. ? Piattaforma su

ruote, veniva fatta uscire dalla porta della schene e serviva a rendere visibili

le scene dell interno della casa; gli studiosi sono ostili sul macchinario,

pensano che ciò che si deve vedere, rimane visibile. Si intravede la scena

(Clitennestra con i cadaveri); DiBenedetto presupponeva che venisse tolta la

schenea e messi dei teli per aprire la scena, per la cosa importante da far

vedere bene, ma che non dovrebbe essere visibile (perchè all'interno di una

casa), linguaggio convenzionale.

Coefore: Dibattito fra Egisto e il coro, tanto da arrivare quasi alle mani, ma

interviene Clitennestra che li fa smettere, e dice che il sangue versato è già

troppo e che ora dovevano pensare a governare, e il coro ricorda che Oreste

è vivo e che li vendicherà.

Sette anni dopo, Oreste ha 18 anni, passa di status, dall'infanzia alla fase

adulta, e prepara la vendetta che è il rituale iniziatico del suo cambiamento.

Tutto ciò è ordinato da Apollo, dice che deve essere compiuto con l'astuzia e

con l'inganno.

Prologo Coefore: Oreste torna ad Argo, davanti al palazzo degli Atridi, c'è

una statua di Hermes sulla tomba di Agamennone, in scena entra Oreste e si

avvicina alla tomba del padre. Qui vede che si avvicinano delle donne vestite

in lutto, e tra loro riconosce la sorella Elettra. Si nasconde per non farsi

vedere.

4° Lezione 11/10/2008

Mascalismos rituale dove venivano tagliati mani e piedi e poi veniva legato

da sotto le ascelle (rito che subì Agamennone). Elettra qui si chiede in che

modo può dare delle offerte al padre, cosa deve fare. Lei e il coro arrivano

dal palazzo, non direttamente dalla porta centrale, ma dagli ingressi laterali.

Si siede sul tumulo del padre e si confida con la Corifea; chiede alle ancelle

(che sono fedeli e sono prigioniere di guerra Troiane), come può fare, e tutte

loro covano odio per i padroni di casa.

Corifea spinge Elettra a nominare Oreste per la vendetta, ma lei aspetta a

dirlo, vuole che esca dalla sua bocca. Le dice che bisogna fare vendetta, ma

alla ragazza preoccupa l'empietà del matricidio. Ora Elettra prega verso

Hermes. Il coro intona il Peana del morto, che è un canto di vittoria, in

questo caso prelude alla vittoria di Agamennone contro i suoi assassini,

attraverso il vendicatore. Lei si accorge di una ciocca di capelli sulla tomba

(che era stata offerta da Oreste poco prima), e sospettano, scena di

riconoscimento (che troviamo anche nell'"Elettra" di Euripide); può essere

anche che lui non sia li fisicamente, potrebbe averle mandate(come in "Sette

contro Tebe"), ma qui poi trovano le impronte. Le segue e le compara alle

sue, qui Oreste fa il suo ingresso, ma Elettra non lo riconosce subito. Le

dimostra chi è, le fa vedere la ciocca recisa e il mantello che prima di partire,

ricamò lei stessa. Cosi la sorella lo riconosce, da manifestazioni di gioia, il

suo affetto per il padre, madre e sorella perduti, ora spetta ad Oreste.

Pregano a Zeus, gli dicono di guardare la situazione che si è creata, e che sia

fatta vendetta. Il sangue versato macchia e non scompare mai più, rimane e

si propaga, attraverso l'assassino, su chiunque stia vicino ad esso, solo delle

cerimonie possono purificare. Chi si macchiava e non si purificava, veniva

bandito, esiliato. Oreste deve cedere comunque, altrimenti sarebbe rimasto

davvero esule dalla sua casa, privo del potere e del rispetto che gli spettava.

Commo: rito di canto alterno di Oreste ed Elettra, sulla scena era una parte

imponente, con il coro danzante attorno.

Fotocopia (3): Rilievi in terracotta, 445/430 a.c., incontro tra Oreste ed

· Elettra, entrambi rendono onore alla tomba del padre, legame di

fratellanza, valori di famiglia.

Oreste osserva Elettra versare le libagioni al padre. Pilade è

seduto, pensieroso, medita, situazione di supporto, indossa il Pilos

sul capo, che era il cappello che indossavano i viaggiatori.

Elettra ha i capelli corti, da schiava, indossava un Peplo, veste

povera, scalza. Oreste ha il Pilos e una spada che dedica alla

vendetta del padre, indossa dei calzari. Sguardo verso il suolo, quindi

sguardo verso il padre.

Fotocopia (4): Oreste, chitone corto, mantello sulle spalle e il cappello,

· Petaso, più largo dell'altro, ma sempre da viaggiatore. Sguardo in

avanti, verso Elettra, infatti si intravede un piede che avanza verso di

lui. La figura femminile dietro di lui, forse è un ancella che porta delle

libagioni alla tomba, c'è anche un vaso sul gradino vicino alla mano.

Seduto su una roccia grezza, forse ancora non si sono riconosciuti,

Oreste sta osservando la sorella. Ha la fronte molto alta, rimanda alla

ciocca che si era tagliato per la sepoltura.

1° Lucido e Fotocopie: Coppa con due manici (Skyphos), meno ricercata, a

· volte senza decorazioni, 440 a.c., raffigura la tomba di Agamennone;

il pittore ha voluto identificare persone comuni che portano delle

offerte, e si riconosce la tomba dal nome inciso. Si vedono delle

offerte, vaso Ohinohoe, ghirlande, bende e fascie per sepolture,

l'ancella ha la patera o phiale, con offerte. Elettra a sinistra, capelli

corti e velo, segno di lutto e che viene trattata da schiava, infatti è

molto simile all'ancella. Nel lato B, scena più semplice, due giovani

(Oreste e Pilade), osservano Elettra che da le libagioni. Entrambi nudi,

con il mantello chiuso al collo con una fibia, hanno il Petaso, e

portano due lancie, sguardo rivolto verso le donne, chiaro riferimento

fra le due parti della scena.

- Seceriota, 500/400 sec, disegno, sempre la tomba di

Agamennone, altare, dietro c'è una colonnina con il capitello

eolico, Elettra è seduta sulla tomba, abbigliamento sottile e il

mantello attorno al corpo, capelli raccolti, non corti, di parte

c'è l'ancella con le offerte sul capo, con una mano regge un nastro


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Storia del teatro antico della Prof.ssa Sevieri. Argomenti trattati: teatro antico comico e vari autori, Agamennone, Esodo, prologo coefore, Mascalimos, l'anfora Lucana, l'uccisione di Clitenestra, sigillo di anello in oro, Eumenidi ambientata a Delphi, etc.etc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in studi storici e filologico-letterari
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher summerit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del teatro antico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Sevieri Roberta.

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