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Storia del teatro antico

1° lezione 03/10/2008

Il teatro antico comico e tragico e vari autori: "Persiani" di Eschilo del 472 a.C. era una commedia più tarda, del V sec. Delle maschere teatrali non abbiamo reperti e scenografie. L'ambientazione in teatro era semplice, non c'erano effetti naturalistici; non è semplice per questo ricostruire la scenografia. Esistono repliche delle maschere, in terracotta o marmo, ritrovate a Lipari. Le raffigurazioni vascolari sono spesso riguardanti storie mitologiche, teatrali o di vita comune. Si cerca di ricostruire il modo in cui il pubblico recepiva il teatro.

Il teatro comico

Nella commedia critica, l'attore esprime consapevolezza di rappresentanza, scherza con il pubblico. Teatralità spiccata, costumi e maschere per far ridere, imbottiture e "fallo" per ridicolizzare. Il coro era composto di 24 elementi, era fantasioso, ed era la parte fondamentale della commedia, tra l'altro molto apprezzata. Il ceranografo cercava di rappresentare l'aspetto divertente.

Il teatro tragico

Storie di mito, personaggi di un altro mondo, la tragedia non interrompe la scena, non rompe la 4ª parete, chiedono un'immedesimazione totale da parte del pubblico, che non provochi rotture. Le immagini si ispirano/cercano di farci vedere il personaggio del mito in quel momento, non un attore in quel momento. Solo due rappresentazioni dell'Edeporè? di Sicilia fanno eccezione. Vengono visti come attori tragici solo nel "Backstage", gioco dello sdoppiamento di identità, nel momento di rappresentare, si indossa la maschera e cambia identità. Sia la maschera che il costume erano naturalistici, non come la commedia che era fatta per ridere. Solo dopo nel IV/III sec si sviluppano aspetti grotteschi ed esagerati. Non è facile quindi individuare i personaggi della tragedia; il coro qui non si vede mai. Più si diffonde il teatro, più si diffonde la conoscenza, anche dei testi scritti, che rimane marginale, ereditario; a teatro ci andavano tutti, quindi più conosciuto come spettacolo che come testo. Quindi le ceramiche del IV sec, si può immaginare che siano ricostruite dal teatro e non dal testo letterario.

La conoscenza della poesia epica, non veniva appresa solo grazie alle statue, ma anche per le rappresentazioni nei templi o vasilari. Quindi il tragediografo doveva tener conto che il pubblico le aveva già viste, quindi curava molto l'aspetto. Si notano casi in cui la tradizione iconografica viene "scartata", cambia il modo di rappresentare e interpretare il personaggio. Il modo di rappresentare aspetti terrificanti lasciano il segno. Il ceranografo non rappresenta mai dal vero, ma cerca di raccontare a sua volta. Ad esempio Eschilo: l'Erinni sono già presenti prima del matricidio di Oreste, per anticipare. Le espressioni delle maschere erano fisse, quindi c'erano dei mutamenti nei gesti e nelle parole. Le scene cruente non venivano rappresentate, ma immaginate, attraverso il racconto di un messaggero. Il ceranografo prende questi dettagli e sviluppa le parole in immagini. Le raffigurazioni di un vaso riproduce tutta una intera tragedia o trilogia, in un'unica scena, mettendo insieme i personaggi fondamentali.

Rappresentazioni e reperti

1° Lucido: 390 a.C. Cratere attico. Sei personaggi uguali, quindi è il coro, che danzano e cantano (bocche aperte e lettere che fuoriescono), sono riconoscibili come guerrieri perché si vedono le corazze, hanno il diadema per la cerimonia evocativa ad una tomba, dove emerge uno spirito definito e sono visibili delle offerte sulla tomba. Non c'è marca di teatralità specifica, però sembra che lo sia per il numero dei personaggi che per la figura estetica.

2° Lucido: Coro comico, vaso da vino (490/480 a.C.), sono travestiti da uccelli, hanno delle creste e barba rossa, calzamaglia con le penne attaccate e le ali aperte.

3° Lucido (dettaglio): C'è un auleta (suonatore di 2 auloi), nelle tragedie non si vede mai ma nelle commedie sì.

4° Lucido: Frammento, metà IV sec, ritrovato in Puglia. Rappresenta un attore con la maschera in mano, senza di essa non si sarebbe riconosciuto che fosse un attore. Sbarbato e senza capelli per infilare meglio la maschera. Ha un mantello appoggiato sul braccio sinistro e ha una spada. Ha i calzari alti fino al ginocchio, come anche la veste, e sono a suola bassa. Solo nel III sec il costume diventa diverso, le suole saranno più alte (circa 5 cm) e i vestiti avranno degli strascichi. Embates o ?, sono le calzature più resistenti. L'uomo ha le maniche lunghe e aderenti, forse una calzamaglia sotto la veste (ma non in vita comune), serviva per praticità, soprattutto per rappresentare una donna (le donne non recitavano!) e per cambi scena.

Fotocopia: vaso famoso, attico, ritrovato in Puglia, del 400 a.C. circa, rappresenta un dramma satiresco, costante è il coro dei satiri; pasticcioni, avidi, golosi, creano dissonanza con i personaggi della tragedia.

5° Lucido: Persone normali e giovani del coro con i reali nomi da anagrafe (non ci sono i nomi reali degli attori), con le maschere in mano, con il gonnellino che reggeva il fallo eretto e la coda caratteristica dei satiri. C'è uno che ha ancora la maschera addosso, nel mondo di Dioniso, che suona ancora, insieme all'auleta Pronomos che ha il ruolo più importante nella scena. Si riconosce a sinistra Eracle, grazie alla clava e alla pelle di leone, e ? a destra, peloso e anziano (si capisce dai peli bianchi), con maschera barba lunga e capelli bianchi, ha un bastone e la pelle di leopardo, collegamento con Dioniso, al quale si rende onore. Dopo queste rappresentazioni venivano offerte a quest'ultimo. I personaggi, di solito sbarbati e rasati, sono con capelli e barba, per dar loro un'identità.

6° Lucido: Cratere Campano, metà del IV sec, anfitrione di Plauto. Creato da Aste. Hanno una calzamaglia e maschere poco serie perché rappresentano una commedia. Zeus anfitrione e Mercurio che fanno la corte ad Alcmena affacciata alla finestra.

2° lezione 04/10/2008

Pur ci fosse vasto materiale, il tragediografo tendeva ad usare sempre gli stessi argomenti, soprattutto "Oreste" di Eschilo, o Sofocle. Gli argomenti erano già noti per il "Coagone" o comunque per tradizione. Queste storie sono presentate con le variazioni di qualche argomento, per questo erano in competizione. Anche in "Andromaca" di Euripide, è stato cambiato qualcosa.

Agamennone, figlio di Atrio, fratello di Menelao, al termine della guerra di Troia, torna a Micene e viene ucciso dalla moglie Clitennestra e dal cugino Egisto, suo amante. I rispettivi padri si erano già lottati in passato. Menelao aveva esiliato Atrio per prendersi il trono, ma quest'ultimo riesce a riprendersi il potere, vendicandosi cruentemente. Il movente di Egisto è quindi la vendetta del padre. La famiglia di Agamennone domina su Argo, i suoi figli sono Oreste ed Elettra dal loro zio è Strofio. Oreste a 18 anni comincia a vendicarsi della madre e del patrigno usurpatore, per questo l'Erinni lo perseguitano per aver versato sangue di famiglia. Fa un processo ad Atene, presidiato dalla dea Atena, Apollo è il difensore e l'Erinni l'accusa, ma fu assolto. Famiglia degli Atridi, violenza su consanguinei. Conflitto di interessi, Oreste vendica il padre ma non dovrebbe uccidere la madre, chi la vendicherebbe?

La trilogia di "Orestea" del 458 a.C. è l'unica sopravvissuta agli anni in forma integrale. La prima parte è Agamennone dove si espone il suo omicidio, la seconda è Coefore dove si espone la vendetta di Oreste, ed Eumenidi dove si espone invece la conseguenza. Quest'opera era già nota, prima che venisse presentata in teatro.

Nell'"Odissea" di Omero si fa riferimento a questo episodio. Odisseo ha un destino travagliato, invece Agamennone tornò prima di lui a casa, ma trovò questa pessima sorpresa, oltre l'infedeltà della moglie anche l'uccisione. Il figlio di Odisseo, Telemaco, era un esempio da seguire, a confronto con Oreste. Nell'XI Canto dell'Iliade l'ombra di Agamennone fa visita ad Odisseo, avvertendolo del pericolo che potrebbe incontrare al suo ritorno a casa, nel caso Penelope voglia fargli la stessa congiura. Egisto era messo in cattiva luce. Del sacrificio di Ifigenia non si fa parola, tendenza di Omero di tralasciare gli aspetti più cruenti. Ma l'uccisione di Egisto entra nell'aspetto della vendetta, quindi positiva. Di Clitennestra non si parla molto, ma nella rappresentazione di Eschilo, assume un ruolo molto importante, nelle parole e nei gesti. La vicenda è trattata anche da Stesicoro e da altre storie liriche, dove sembra avere più importanza che in Eschilo.

Raffigurazioni antiche

1° Lucido: Uccisione di Agamennone, segno più antico, placchetta in terracotta da Creta, 630/610 a.C. fine VI sec. Attacco alla figura seduta in trono, centrale, corpo frontale e gambe laterali. La scena si svolge al chiuso in una sala. Agamennone ed Egisto indossano un mantello sulle spalle. Ha una spada nel fodero ed impugna una lancia scettro. Ha una forma stabile ma per i piedi si capisce che cerca di alzarsi, o è in equilibrio, come la lancia che forma una diagonale immaginaria che collega Clitennestra. Nelle raffigurazioni l'attaccante entra in scena sempre da sinistra. Clitennestra ha il viso frontale e il corpo a 3/4. Indossa un lungo chitone e i capelli hanno un'acconciatura dedalica da Creta (Dedalo era un architetto), guarda l'osservatore. La mano sinistra pugnala alle spalle il marito e con la destra gli ferra il polso, il quale con la sua rispettiva mano destra cerca di fermarla. Egisto con la mano sinistra ferma la lancia della vittima e con la destra gli prende i capelli, questo è un gesto di sopravvento, morte che incombe, simbolo di violenza ai danni di qualcuno. Attorno alla testa di Agamennone si vede un tessuto tipo mantello o un'acconciatura (o forse solo un errore di esecuzione). Si dice che in realtà Agamennone sia stato avvolto nel tessuto apposito per asciugarsi dal bagno, visione simbolica: rete di inganni e ingiustizie. Del sacrificio di Ifigenia non si parla, sacrificio per ottenere più uomini e vincere la guerra; questo è il movente di Clitennestra per uccidere il marito, vendetta per la figlia. È da notare che già in antichità a Creta, non solo l'opera era già nota ma che la figura della donna era pari a quella di Egisto.

Fotocopia: Lamina bronzea, schema non differente dal precedente; però la lancia è appoggiata alla parete, Agamennone sta per cadere, Clitennestra pugnala alle spalle dove c'è Egisto.

2° Lucido: Etrusca, 500 a.C., Agamennone è al suolo; il braccio sinistro scivola e il destro chiede pietà, Egisto lo prende per i capelli, Clitennestra arriva da sinistra, con la mano destra che impugna l'arma e con l'altra incita l'amante; veste con un chitone.

3° Lucido: Cratere a calice, Attico, del pittore dell'Euchimasia; questo reperto è stato datato 458 a.C. perciò precedentemente all'opera di Eschilo, però ha un'incredibile somiglianza alla sua opera. La parte più simile è nella scena di uccisione, Agamennone è racchiuso nel drappo, cerca di difendersi ma non riesce a liberarsi. Cosa interessante e simile, è che nelle due facciate del vaso sono rappresentate le due scene più importanti, l'uccisione di Agamennone e quella di Egisto. Altezza 1/2 m, è grande la parte delle raffigurazioni, che di solito è più piccolo, questo è più ampio e le figure lo occupano tutto. Le due scene sono separate da due colonne con capitello eolico che si usava per gli interni (nel mediaron), che si trovano appena sopra i manici del vaso. Dietro Agamennone si trovano Elettra e Cassandra (schiava trofeo dalla guerra), e dietro Egisto Clitennestra e forse un'altra figlia, con i capelli sciolti quindi non sposata; abito leggero e mani in alto perché inorridita dalla scena, sta fuggendo e sembra che stia andando addosso alla colonna dietro di lei. Clitennestra è vestita con un abito leggero e pregiato, si intravede il seno, e ha un mantello sopra il chitone. Accorre, con la mano sinistra incita l'amante e con la destra impugna un'ascia (c'è il dubbio però se fu ucciso con un'ascia o con una spada). Nell'uccisione di Egisto invece, per la sua difesa impugna una scure; si utilizza uno schema usuale del 470 a.C. dell'uccisione di Egisto e di Agamennone. La figura di Elettra tende la mano destra per chiedere pietà del padre, capelli sciolti (non sposata) e ondeggianti per far capire che sta correndo. Dietro di lei Cassandra, schiava, lo si capisce dai capelli corti (alle schiav...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/05 Filologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher summerit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del teatro antico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Sevieri Roberta.
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