Storia del pensiero politico
Introduzione
Cosa è la storia del pensiero politico?
La storia del pensiero politico si occupa di ricostruire le grandi tappe di quella conoscenza filosofica che assume come oggetto la politica. In quale misura una riflessione filosofica diventa politica? Quando una riflessione assume una consistenza politica tale da considerarla nella nostra analisi? C'è qualche elemento che distingue la riflessione filosofica sulla politica da quella meramente ideologica? Quando si parla di “pensiero politico” si intende un pensiero molto strutturato che si avvicina a un sistema filosofico. È anche importante occuparsi delle dottrine filosofiche, cioè di quell'insieme di regole di condotta che indirizzano le azioni degli operatori politici.
Una dottrina economica o religiosa può essere considerata come politica? Secondo Schmitt non c'è una risposta assoluta, ma se osserviamo la storia occidentale vediamo che, ad esempio, le dottrine religiose hanno avuto forti implicazioni sulla politica, e quindi sarebbe impensabile studiare la politica senza considerarne tali riflessi religiosi.
Quattro modi di intendere la storia del pensiero politico
- Mosca; oltre a costruire un sistema teorico si occupò di storia del pensiero, intendendo la storia delle dottrine filosofiche come una sorta di compendio alla propria scienza politica (secondo la quale in ogni società c'è una minoranza di governanti che si impone su una maggioranza di governati), che era caratterizzata inoltre dalla nozione di formula politica, cioè l'ideologia. Pertanto quando Mosca costruì la sua storia delle dottrine intese questa come la storia delle diverse formule politiche (volle dunque ricostruire come le diverse classi politiche nei vari momenti storici abbiano fondato il proprio potere, ricerca la storia delle giustificazioni del potere della classe politica).
- Alessandro Passerin d'Entreves; la visione che fornisce questo studioso è differente e si basa sul fatto che la storia delle dottrine politiche sia una storia centrata sul problema del “perché della vita politica”: perché dunque dobbiamo obbedire a un potere? Perché la nostra libertà deve essere limitata dall'esistenza di un'autorità? Questo è il problema del fondamento morale dell'obbligazione politica, intesa come il rapporto che lega il governante al governato.
- Bobbio; distinse molti significati dell'espressione “filosofia politica”, pertanto costruì una sorta di mappa dei temi filosofici che si è posta la riflessione politica: innanzitutto si è posto il problema di immaginare l'ottima Repubblica, l'ottima forma di governo che riesce non solo ad essere più stabile ma a rendere la vita dei suoi cittadini migliore. Un secondo punto è quello del fondamento ultimo del potere, cioè su cosa si fondi (quindi indaga l'essenza della politica, i caratteri che rendono la politica un ambito di vita distinto dalla morale, dal diritto e dalla religione). L'ultimo ambito è la riflessione sulla politica intesa come critica, cioè come demistificazione delle rappresentazioni ideologiche della politica; anche in questo caso è una riflessione sulla politica che iniziò a svilupparsi soprattutto alla fine del Settecento con l'avvalersi dello strumento della ragione.
- Gianfranco Miglio (che si richiamò a Max Weber); la dottrina politica viene concepita come una dottrina volta a legittimare il potere della classe politica. Questa dottrina costruisce i modi di rappresentare la realtà che si impongono come vere e proprie realtà per i singoli soggetti e indirizzano la condotta degli operatori politici. Quindi le dottrine sono regole di condotta che costruiscono una seconda natura per gli esseri umani e vanno dunque studiate come si studiano i grandi sistemi filosofici. Le dottrine sono sì bandiere della classe politica, ma anche termini concettuali che diventano indipendenti da chi li ha creati e diventano indipendenti dagli attori politici.
Le origini del pensiero politico greco
La conquista indo-europea e le origini della polis
Dove nacque il pensiero politico? Innanzitutto bisogna precisare che la nostra attenzione sarà rivolta al pensiero politico occidentale, pertanto sceglieremo un punto preciso da cui far partire la nostra riflessione: la Grecia classica (VII/VI secolo a.C.). Ciò però non significa che il pensiero politico sia stata unicamente una prerogativa della dimensione occidentale, sebbene il termine “politica” sia nato proprio coi greci (infatti NON furono i greci i primi a riflettere sulla politica, ne inventarono solamente l'idea – prima di loro la civiltà egizia, mesopotamica e anche il popolo ebraico mediante riflessioni presenti nella Bibbia, si occuparono del tema).
Collochiamo l'inizio della nostra indagine attorno al VII secolo perché probabilmente è attorno a questo periodo che dobbiamo collocare la nascita della polis greca; questa data deve però essere assunta con grande cautela, sia perché non siamo certi dell'effettiva nascita della polis in questo secolo, sia perché questa è comunque l'esito di un lungo processo.
Una vera e propria riflessione consapevole della politica si collocò a partire dal 399 a.C. con la morte di Socrate; questa data è così rilevante perché a partire da questo momento gli allievi di Socrate, Platone su tutti, cercheranno di riflettere sulla polis in modo più articolato e sistematico di quanto non fosse stato fatto precedentemente.
Due tradizioni confluirono, si combinarono, e spinsero i greci a interrogarsi sulla nascita del potere e su quale fosse la migliore forma di governo. Per ritrovare le origini della polis, dobbiamo ritornare indietro fino alla civiltà cretese e a quella micenea; la civiltà cretese, collocabile attorno al 3000 a.C, ci ha lasciato tracce di palazzi reali, segno che la sua organizzazione politica era ben distinta da quella che si svilupperà con le poleis. Questo elemento non era proprio solo della civiltà cretese, ma era comune a tutte le altre grandi civiltà contemporanee (sia in Mesopotamia che in Egitto c'erano sovrani il cui potere si riteneva discendesse direttamente da un'investitura divina).
Della civiltà micenea, sviluppatasi in seguito a un periodo per noi “buio”, sappiamo forse ancora meno. Tale civiltà entrò in crisi con l'avvento del cosiddetto Medioevo ellenico (si presume che iniziò attorno al XVIII secolo e si concluse attorno al X/IX secolo a.C.). Il medioevo ellenico fu caratterizzato da forti migrazioni di popolazioni che dall'Indo si spostarono e occuparono i territori precedentemente abitati dalla civiltà micenea; lo spostamento che a noi interessa maggiormente è quello che avvenne tra il XII e il IX secolo, in cui collochiamo le origini più remote della polis.
Infatti in questi secoli alcune popolazioni dette indo-europee giunsero nel bacino del Mediterraneo e costrinsero le popolazioni locali (ionici ed achei) a spingersi verso l'Asia Minore: il risultato fu la combinazione di due tradizioni differenti. In particolare i nuovi venuti erano caratterizzati da una maggiore efficienza militare (dovuta all'uso del cavallo e alla dotazione di armi di ferro), tuttavia disponevano di una struttura politica più elementare perché erano organizzati in tribù nomadi dedite soprattutto alla pastorizia.
Probabilmente la loro era una struttura originariamente guidata da capi carismatici da cui si originò una struttura gentilizia in virtù del fatto che ciascuna tribù era distinta al proprio interno in tante famiglie fortemente organizzate ed estese (ciascuna delle quali era presieduta da un capo famiglia). Si originò dunque una struttura in cui l'organo politico principale era il “consiglio degli anziani”, il quale eleggeva il capo tribù (che però non era un monarca assoluto ma un primus inter pares).
La civiltà cretese e micenea erano invece caratterizzate da una monarchia che assegnava enorme potere al sovrano e da un'idea sacrale del potere. La polis nacque dalla combinazione di questi elementi in virtù anche del sinecismo.
Il sinecismo è quel fenomeno con cui alcuni centri urbani decidono di mettere in comune alcune funzioni politiche e amministrative tra cui quella di difesa. Questo fu il fenomeno che portò alla nascita della poleis (tra cui Atene). In particolare il sinecismo di Atene fu legato al fatto che diversi centri si unirono per dar vita a un grande porto e per garantire la sicurezza sulla strada che conduce dai centri fino al porto stesso.
Come abbiamo visto, uno dei due elementi che diede origine alla Grecia classica è nomade, oligarchico e “democratico” (sembra un paradosso, ma l'espressione è qui usata per definire il fatto che non c'è un sovrano che governa sulla tribù ma la gestione è affidata a un organo collegiale che è il consiglio degli anziani); d'altra parte c'è un elemento di derivazione micenea e influenzato dalle civiltà dell'Asia Minore in cui il sovrano aveva un potere assoluto e sacro.
Durante il medioevo greco questi due elementi convissero e cercarono di prendere il sopravvento l'uno sull'altro: pensiamo all'emergere della figura del basileus, le cui funzioni politiche si stabilizzarono col tempo (siamo approssimativamente tra l'XI e l'VIII secolo a.C.) accanto al quale, però, non venne mai meno la struttura gentilizia ereditata dalle popolazioni indo-europee. Il tentativo dei legislatori ateniesi fu quello di indebolire l'appartenenza familiare (contrasto tra la legge del sangue, naturale, e quella artificiale della polis).
I poemi omerici
I due poemi omerici, l'Iliade in primis, ci forniscono una chiara visione d'insieme di questo periodo e di come si strutturasse l'organizzazione politica; in essi infatti troviamo il riflesso dell'equilibrio instabile tra l'elemento gerontocratico e l'istanza monarchica monocratica. La figura di Agamennone è centrale a tal proposito, perché nonostante sia il re più importante e nonostante sia colui che guida la coalizione di achei, i suoi ordini vengono messi in discussione fin da subito, per esempio da Achille che è a sua volta un capo famiglia.
Nel XVIII libro dell'Iliade c'è la descrizione dettagliata delle figure rappresentate sullo scudo di Achille. In una delle scene è rappresentata la vita della città: siamo in una piazza e si sta tenendo un banchetto nuziale nel quale scoppia una lite; due uomini iniziano a litigare e quando si deve decidere chi abbia ragione ci sono due istanze, da una parte c'è un re che sorveglia tutta la vita cittadina, dall'altra c'è un consiglio di anziani seduto in cerchio. Questa è la prefigurazione della vita della polis perché quando ci si siede in cerchio tutti sono posti sullo stesso livello e hanno pressappoco lo stesso diritto di parola.
Questa fase del Medioevo Ellenico finì quando nacque la polis; il basileus, se esisteva ancora, era ormai una figura che aveva perso buona parte del proprio potere politico.
La repubblica nobiliare
La repubblica nobiliare si consolidò dal VII secolo a.C. e rappresentava l'evoluzione della precedente componente gentilizia di derivazione indo-europea. Questi capi gente si trasformarono poi col tempo in una vera e propria aristocrazia.
I concetti fondamentali dal punto di vista politico che si possono ritrovare nella repubblica nobiliare sono: la virtù militare (cioè la capacità di combattere, aretè – il campo della virtù tende a estendersi dalla dimensione strettamente militare a una dimensione politica), la gloria (la ricerca della fama immortale – come sostiene la Arendt) e l'onore (che si ottiene quando si ha la virtù e si è conseguita la gloria).
L'onore ha poi a sua volta 3 significati: onore come reputazione, onore come auctoritas e onore reso pagando un tributo. Il consiglio degli anziani si evolse poi nella boulè, che di per sé non aveva una funzione di governo o di amministrazione ma era un organo di “sorveglianza” dell'attività dei governanti (magistrati scelti all'interno della casta nobiliare). Nella repubblica nobiliare le magistrature non erano vitalizie e nemmeno reiterabili, questo per impedire l'eccessiva concentrazione di potere (ne derivò però un'eccessiva moltiplicazione delle cariche).
L'istituzione della schiavitù fu basilare per il mondo antico, perché l'intera economia greca utilizzava manodopera schiavile; oltre ai prigionieri di guerra diventavano schiavi anche i cittadini decaduti economicamente, che non solo perdevano i propri beni ma anche la propria libertà. La decadenza della repubblica nobiliare si ebbe nel momento in cui la nobiltà volle districarsi dal resto dei cittadini elevandosi a casta, di conseguenza tutte quelle caste sempre più impoverite fecero decadere la nobiltà.
Un'altra motivazione per spiegare questo declino è di carattere prettamente militare, ed è legata all'emergere della “rivoluzione oplitica” (con la quale si passò da un modo di fare la guerra basato sulla cavalleria a uno basato sulla fanteria); la rivoluzione oplitica è collocabile attorno al 700 a.C. Infine vi fu anche una motivazione più genericamente culturale, nel momento in cui si indebolirono i valori della repubblica nobiliare e ne emersero di nuovi (come la capacità di autocontrollo e di moderare le proprie passioni, nonché la solidarietà tra pari).
Nelle opere di Esiodo, poeta e cantore del lavoro contadino, troviamo un riflesso della crisi della repubblica nobiliare, perché viene trattato il tema del lavoro nei campi di quella classe di cittadini decaduti che coltivavano insieme agli schiavi. In questo periodo mutò anche il concetto di “giustizia”, con l'emergere di un'idea di legge come nomos. Questa non è presente in Esiodo. Si sviluppò dunque una forma di giustizia basata sull'amministrazione di norme da parte di tribunali (quindi non si applica più la giustizia solamente per la virtù degli uomini). Tale mutamento si tradusse nel passaggio da una giustizia intesa come themis a una giustizia come dike.
Nascita della repubblica urbano-castale e trasformazione democratica
Abbiamo più notizie del periodo tra il Seicento e il Cinquecento a.C., attorno al quale viene solitamente collocata la nascita della polis. I testi principali che ci forniscono informazioni a proposito sono 3:
- La costituzione di Sparta, di Xenofonte; testo didascalico in cui viene celebrata la costituzione spartana.
- La costituzione degli ateniesi, di ignoto; l'autore è critico nei confronti della democrazia (viene definito infatti come “vecchio oligarca”).
- La costituzione degli ateniesi, di Aristotele; ricostruisce la storia delle istituzioni ateniesi. La trattazione inizia da un evento che tutti gli storici di Atene ricordano come cruento, ossia l'esito di un tentativo di insurrezione compiuto da un certo Cilone. Questi, seguendo l'indicazione di un oracolo, cercò di impadronirsi della città in concomitanza con i festeggiamenti in onore di Zeus occupando l'acropoli. Questa insurrezione fu stroncata e Cilone venne ucciso con un tranello dopo essersi rifugiato in un tempio. Un simile sacrilegio fu un trauma ricordato da tutti gli storici ateniesi, più grave persino del tentativo insurrezionale; colui che decise di perpetrare l'inganno, Megacle (l'arconte del tempo) venne ucciso e i suoi discendenti espulsi dalla città. Questa vicenda ebbe strascichi che si evidenziarono in una fase di instabilità e scontri che si protrasse per molto tempo. La situazione si risolse quando Solone venne nominato “tiranno” e si vide affidato il compito di scrivere una legge che potesse risolvere la crisi. Questo fatto è collocabile tra il 594 e il 591 a.C.; prima di Solone erano ancora in vigore le vecchie magistrature della città, basileus compreso (anche se ormai aveva solo funzioni sacrali e simboliche). Esisteva ancora l'aeropago, un consiglio che derivava dall'evoluzione della boulè (Aristotele ci dice che avesse circa 400 membri, e sorvegliasse la vita della città). Le funzioni politiche erano assunte da una magistratura militare, il cui capo era il polemarco, e da una magistratura civile presieduta dagli arconti, che crebbero nel loro numero col tempo. Queste cariche erano originariamente vitalizie, in seguito vennero limitate nel tempo, introducendo prima una limitazione a 10 anni fino a scendere poi a un solo anno di validità.
La riforma di Solone
La misura più importante che assunse Solone fu quella di cancellare i debiti, introducendo oltretutto il principio per cui nessun cittadino poteva dare in garanzia il suo corpo in cambio di denaro: ciò significa che anche quando un cittadino non poteva pagare i propri debiti non poteva essere reso schiavo. Il demos è il popolo di cittadini nella sua interezza, sono le classi inferiori della cittadinanza (i cittadini “poveri”). Il demos venne trasformato in una casta, per cui non si potevano perdere i propri diritti ma non si poteva nemmeno diventare cittadini se non si...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti per frequentanti di Storia del Pensiero Politico
-
Appunti Storia del pensiero politico
-
Riassunto storia del pensiero politico
-
Appunti Storia del pensiero politico contemporaneo