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soprattutto), ma che si basa su una radicale difesa della proprietà privata, della libertà di mercato e dell'ordine

capitalistico. Per autori come Murray N. Rothbard, Hans-Hermann Hoppe, Thomas Szasz, Anthony de Jasay e Walter

Block lo Stato vive di violenza e la tassazione è un furto. Gli unici ordini politici legittimi sono quelli che emergono

sulla base di libere scelte individuali e che raccolgono risorse su base volontaria. Questo movimento, che negli Stati

Uniti ha dato vita anche al Libertarian Party, è però ancora in una fase pionieristica e ha iniziato a raccogliere consensi

solo a partire dagli anni Novanta.

Nei confronti dell'anarchismo collettivista, i "libertari" anarco-capitalisti esprimono critiche assai dure, accusandoli di

essere dominati da idee di provenienza marxista: fin dai tempi della critica bakuniana al capitalismo e della traduzione

del Capitale in italiano da parte di Carlo Cafiero. In realtà, anche se il nome del movimento genera spesso confusione, a

un'analisi più approfondita è evidente che l'anarco-capitalismo non ha nulla a che vedere con l'anarchismo propriamente

detto - né l'anarchismo (socialista) sostenuto da Proudhon prima e Bakunin poi, né tantomeno l'anarchismo

individualista di Max Stirner; ed è completamente slegato da tematiche fondamentali dell'anarchismo, quali

l'uguaglianza, l'antiautoritarismo, l'antisessismo, l'autogestione o l'antimilitarismo - mentre affonda le radici nell'antica

tradizione liberale e liberista. Perciò, è completamente errato attribuire all'anarco-capitalismo il ruolo di "ala destra" del

movimento, in rapporto paritario con "l'ala sinistra" rappresentata dall'anarchismo "tradizionale" - di stampo egualitario

e socialista - all'interno dell'alveo di una comune tradizione anarchica. Lo stesso autodefinirsi "anarchici" dei principali

esponenti dell'anarco-capitalismo è stato spesso contestato. Tuttavia, gli anarco-capitalisti si dicono convinti che la via

da loro proposta sia la sola attraverso cui è possibile giungere a realizzare concretamente l'ideale libertario cui tendono

anche gli "autentici" anarchici.

L'anarchismo di ieri e di oggi

Anche se oggi viene trascurata, l'influenza che nel corso del XX secolo il movimento libertario ha esercitato sul

movimento operaio è stata notevole. Gli anarchici rappresentano una parte a sé stante del movimento sindacale e

operaio internazionale, e la loro presenza si rintraccia in tutti i movimenti rivoluzionari, del XIX e del XX secolo, come

la Comune di Parigi del 1871, la rivoluzione russa del 1917 e la guerra civile spagnola del 1936.

L'influenza delle idee anarchiche si è soprattutto manifestata in maniera significativa in senso alle organizzazioni

sindacali come la CGT in Francia, l'Unione Sindacale Italiana in Italia, la CNT in Spagna, ma anche la FORA in

Argentina, le IWW negli Stati Uniti, la FAU in Germania o la SAC in Svezia. Basti pensare che nel 1922 l'Associazione

Internazionale dei Lavoratori (AIT), che raggruppava le organizzazioni anarcosindacaliste che avevano rifiutato di

aderire all'Internazionale bolscevica, contava più di un milione di aderenti.

L'anarchismo ha tuttavia conosciuto nel corso degli anni '20 e '30 un periodo di crisi. Se la rivoluzione russa apre in

Europa e nel mondo una nuova fase rivoluzionaria, contemporaneamente in molte nazioni, anche in opposizione al

bolscevismo, emergono e si affermano movimenti di tipo fascista. In particolare il movimento libertario si trova al

centro di un doppio attacco. Eliminato in Russia dalla repressione prima leninista e poi staliniana, esso deve far fronte ai

metodi staliniani in seno al movimento operaio e sindacale anche negli altri paesi.

Il mito della rivoluzione bolscevica e l'atteggiamento dei vari partiti comunisti occidentali provocano una crescente

marginalizzazione dell'influenza anarchica. D'altra parte laddove le organizzazioni sono rimaste forti, esse vengono

annientate dalla reazione fascista. In Italia, in Germania, in Argentina, in Bulgaria, ovunque il fascismo trionfa, il

movimento anarchico è ridotto al silenzio, e i suoi militanti spesso assassinati o costretti all'esilio.

In generale si può dire che gli anarchici si trovano in questo periodo sempre più isolati, anche sul piano internazionale,

potendo trovare al loro fianco solo alcuni settori socialisti e comunisti dissidenti.

La rivoluzione di Spagna del luglio 1936 ha rappresentato l'ultima occasione per i lavoratori di rispondere al fascismo e

alla guerra attraverso pratiche rivoluzionarie anarchiche. Gli avvenimenti di Spagna, con il ruolo determinante avutovi

dalle organizzazioni anarchiche e anarcosindacaliste, sono stati forse l'espressione storica più importante delle idee

libertarie. Questo anche per le dimensioni del movimento anarchico nella Spagna di quel periodo.

All'inizio della guerra civile infatti, nel fronte antifascista sono presenti la centrale anarcosindacalista, la

Confederazione Nazionale del Lavoro (CNT), che nel maggio 1936, nel suo Congresso di Saragozza, contava su 982

sindacati e 550.595 aderenti, la Federazione Anarchica Iberica (FAI) e la Federazione Iberica delle Gioventù Libertarie

(FIJL).

Dopo il 1946, la spartizione del mondo in due blocchi imperialisti contrapposti, la guerra fredda e le minacce atomiche

hanno ridotto le possibilità di azione per i libertari. Il radicarsi del legame tra lavoratori da un parte e sindacati e partiti

politici dall'altra ha marginalizzato sempre più le correnti anarchiche.

Dopo il Sessantotto, tuttavia, a seguito dell'esplodere della rivolta studentesca e giovanile, le idee libertarie hanno

conosciuto un ritorno di vigore, anche all'interno del movimento sociale, con la generalizzazione di concetti come

"autogestione" o "gestione diretta". A tutto questo occorre aggiungere la reazione sempre più viva di vasti settori della

popolazione contro la burocratizzazione delle società sia del blocco "socialista" (in realtà trattasi di capitalismo di stato)

che di quello liberale. In Italia, anche all'interno della contestazione, queste idee non sono state appannaggio dei soli

gruppi anarchici, ma anzi sono state fatte proprie in modo più o meno coerente, anche dai gruppi che si rifacevano al

trotskismo e al maoismo quando non addirittura al marxismo-leninismo.

Oggi il movimento anarchico, seppur minoritario, è ancora vitale in tutto il mondo. Tra la fine degli anni '90 e l'inizio

del nuovo secolo il movimento contro la globalizzazione neoliberista (la cui nascita si fa coincidere con le proteste

contro il Millennium Round di Seattle nel novembre 1999) si è giovato del contributo delle analisi libertarie e

dell'impegno dei militanti anarchici nelle tante organizzazioni specifiche, nelle strutture popolari di base e nei sindacati

autonomi. L'anarchismo può ancora contare su un consistente patrimonio culturale in grado di rispondere, in un'ottica

alternativa e radicale, alle sfide globali del nuovo millennio (guerra permanente, terrorismo internazionale, corsa agli

armamenti, fanatismo religioso, involuzione autoritaria delle democrazie, inquinamento, devastazione ambientale, crisi

della rappresentanza istituzionale, divario tra paesi ricchi e paesi poveri, precarizzazione del lavoro, ecc.) che sembrano

riproporre in chiave postmoderna i tradizionali ambiti di intervento dell'anarchismo e delle sue istanze di uguaglianza e

libertà.

BAKUNIN VS MARX

Il pensiero

In apparenza asistematico, il pensiero di Bakunin ruota attorno all'idea, fondamentale per lui, di libertà. La libertà è il

bene supremo che il rivoluzionario deve cercare a qualunque costo.

La libertà è però irrealizzabile senza l'uguaglianza di fatto (uguaglianza sociale, politica, ma soprattutto economica). I

fenomeni che spingono gli uomini all'ineguaglianza e alla schiavitù sono due: lo Stato e il Capitale. Abbattuti questi,

grazie a una rivoluzione strettamente popolare, si sarebbe giunti all'Anarchia.

Lo Stato e il Capitale

La dottrina dello Stato di Bakunin è ciò che differenzia, fin dalla loro formazione, le due correnti del socialismo

ottocentesco e novecentesco. Lo Stato, per definizione di ambedue le fazioni, rappresenta quell'insieme di organi

polizieschi, militari, finanziari ed ecclesiastici che permettono alla classe dominante (la borghesia) di rimanere in

possesso dei suoi privilegi. La differenza si presenta però nell'utilizzo dello Stato durante il periodo rivoluzionario.

Per i marxisti, infatti, si sarebbe dovuta presentare una situazione in cui lo Stato sarebbe stato arma in mano al

proletariato per eliminare la controrivoluzione. Solo allora, con la dissoluzione dell'apparato statale si sarebbe passati

all'assenza di classi.

La posizione di Bakunin (e, con lui, di tutti gli anarchici) è che lo Stato, strumento prettamente in mano alla

borghesia, non può essere usato che contro il proletariato: dato che l'intera classe sfruttata non può amministrare

l'infrastruttura statale, ci vorrà una classe burocratica che lo amministri.

Bakunin temeva l'inevitabile formazione di una "burocrazia rossa", padrona dello Stato e nuova dominatrice.

L'uguaglianza e quindi la libertà, secondo il pensatore russo, non possono esistere nella società marxista. Lo Stato va

quindi abbattuto in fase rivoluzionaria.

Se lo Stato è l'aspetto politico dello sfruttamento della borghesia, il Capitale ne è quello economico. Qui le differenze

dal Marxismo sono inesistenti (basti pensare che il primo libro de Il Capitale fu tradotto in Russo proprio da Bakunin).

La differenza tra la concezione marxiana e quella bakuniana del Capitale, è che per Bakunin questo non è elemento

fondante dello sfruttamento. Anche se non esplicitato, nella sua opera non viene fatto riferimento alcuno alla

concezione materialistica della storia (che prevede l'aspetto economico della società come basilare per l'analisi della

stessa).

La rivoluzione [modifica]

Un aspetto importante del pensiero di Bakunin è l'azione rivoluzionaria. Bakunin ha perseguito per tutta la vita questo

scopo e, in alcune parti della sua opera, sono rintracciabili le linee guida della concezione rivoluzionaria del pensatore

russo.

In primo luogo la rivoluzione deve essere essenzialmente popolare: il senso di questa affermazione va ricercato ancora

nel contrasto con Marx. I comunisti credevano in un'avanguardia che dovesse guidare le masse popolari attraverso il

cammino rivoluzionario. Bakunin invece prevedeva una società segreta che avrebbe dovuto solamente sobillare la

rivolta, la quale poi si sarebbe auto-organizzata dal basso.

Altra differenza con il marxismo è l'identificazione del soggetto rivoluzionario. Se Marx vedeva nel proletariato

industriale la spina dorsale della rivoluzione (mettendolo in contrapposizione con una classe agricola reazionaria),

Bakunin credeva che l'unione tra il ceto contadino e il proletariato fosse l'unica possibilità rivoluzionaria. Marx, in

alcuni suoi scritti, non nega la possibilità che il trionfo del proletariato possa giungere senza spargimenti di sangue.

Bakunin è invece categorico su questo punto: la rivoluzione, essendo spontanea e popolare, non può essere altro che

violenta.

Gaetano Di Bartolo Milana

Biografia

Di Bartolo Milana nacque a Terranova di Sicilia (oggi Gela)il 06 Aprile del 1902. Crebbe in un ambiente umile, il padre

Carlo svolgeva l'attività' di orologiaio mentre la madre Carmela Milano, (ecco la storpiatura del cognome), era sarta. Fu

primogenito di tre figli. Dopo il conseguimento della licenza ginnasiale, s'iscrisse al primo liceo, ma le autorità

scolastiche rifiutarono l'iscrizione per le sue convinzioni politiche.

Di carattere mite e dalla personalità risoluta, il Di Bartolo Milana, proprio in questi anni, scopre tutta la ricchezza e la

nobile profondità del pensiero anarchico attraverso la letteratura libertaria. La sua cultura politica e umanista fu

vastissima. L'adesione all'anarchismo avvenne durante il Biennio rosso, attraverso la testimonianza diretta della

sommossa dei contadini di Terranova, che si concluse il 10 Ottobre del '19 davanti all'ingresso del municipio col tragico

epilogo di due manifestanti uccisi dai militi e diversi feriti.

Questa sua scelta politica fu dovuta anche dall'influenza indiretta del terranovese rivoluzionario, poeta e scrittore Mario

Aldisio Sammito (1835-1902), amico di Bakunin, Mazzini, Garibaldi e soprattutto del figlio Menotti. Dal 1920, il Di

Bartolo Milana iniziava la sua attività di pubblicista, cominciava a tenere contatti a Catania con Maria Giudice, a

Vittoria con Giorgio Nabita, a Palermo con il "vecchio anarchico" Paolo Schicchi, dove era sostenitore del suo Vespro


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Exxodus

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero politico contemporaneo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Sociali Prof.

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