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Capitolo primo

Anarchismo

Anarchismo: dottrina politica che mira alla costruzione o al recupero di una società in cui i rapporti tra gli individui non siano mediati dal principio di autorità, sia politico o religioso, morale, militare, familiare.

Anarchia < an-arché, senza principio, causa, governo, potere. Nella maggior parte delle teorie anarchico si prevede una profonda rivoluzione sociale che non esclude la violenza, mentre per altri è demandata alla progressiva estensione di istituzioni sociali e/o comunitarie esemplare.

Pensiero non dogmatico legato al lascito della rivoluzione scientifica del seicento, della rivoluzione francese del settecento e della rivoluzione industriale, germoglia su terreno seminato da anelito di dignità individuale coincidente con esaltazione della libertà dei singoli. Si sviluppa con il lascito intellettuale di individualità o gruppi dallo spirito libertario come il cinismo di Diogene Laerzio, i gruppi ereticali del medioevo, gli anabattisti, Étienne de La Boétie e Giordano Bruno.

Dottrina moderna

Dottrina tipicamente moderna perché affronta con piglio critico il sorgere e l’affermarsi dello stato moderno in cui un territorio viene delimitato da frontiere naturali o linguistiche, culturali, politiche e la forza accentrata. Si impone concezione impersonale e ascendente del potere e delle istituzioni pubbliche come frutto di un contratto tra uomini a garanzia di pace e sicurezza ovvero proprietà. Autorità è coattiva.

Dà valore all’individuo sulla scia del rinascimento in cui il concetto di individuo assume una connotazione specifica: emerge la singolarità la cui essenza non dipende da aggregati sociali tradizionali: non è solo parte del tutto ma è un tutto, sempre più homo faber. Lo spazio del possibile si dilata, con la modernità si erode lo spazio ultramondano aprendo la via alla critica delle autorità religiose. È strettamente correlato col tema della secolarizzazione: l’anarchismo è uno dei prodotti dell’illuminismo in quanto portatore di un’idea di perfettibilità dell’uomo e delle società e di un’idea del miglioramento possibile nel tempo. Si rifiuta la superstizione e spesso la religione. Con la secolarizzazione si erode il terreno del sacro, del mistero, del miracolo, del mito e l’anarchismo tenta di spingere sempre più avanti il processo.

Rifiuto secolarizzazione politica: separazione tra sfera privata (giudizio morale) e sfera pubblica (giudizio politico) -> ricongiungimento morale e politica e integrazione delle due.

Anarchismo classico

Étienne de La Boétie, amico di Montaigne. Discorso su servitù volontaria: contiene la negazione del potere in sé per sé: servitù volontaria è il peggiore dei mali dell’uomo e da essa si origina il potere che si perpetua a causa dell’abitudine. Il potere è un male esteriore derivante da vizio interiore. Bisogna rifiutarsi di servire e ottenere una libertà negativa, per poi ottenerne una positiva rintracciabile fuori dallo stato in forme non meglio definite di fratellanza comunitaria. Il potere riposa sul consenso accordato dai popoli. Non è chiara origine del potere come servitù volontaria, ma il potere si fonda sull'abitudine dei sudditi a servire mercé un'educazione che fa dimenticare l'idea di libertà. Se non si elimina ma si cambia il potere non si rivolve il problema. Bisogna eliminare il potere in toto. La religione è instrumentum regni. Il dominio ha un'organizzazione piramidale che coagula dall'alto in basso interessi, complicità, avidità ecc. I meccanismi del sistema del potere hanno struttura concentrica.

Dopo l'illuminismo

William Godwin 1793 ricerca sulla giustizia politica e sulla sua influenza su morale e felicità. Illuminista anti violento. La giustizia è intesa come verità morale e naturale capace di legare l'individuo alla società. Idea di perfettibilità dell'uomo e fede in progresso ininterrotto. Origini pensiero: sette protestanti inglesi (fiducia individuo e diffidenza verso istituzioni) lega proprietà privata e potere politico: critica potere è critica all'ineguaglianza economica → garantire a tutti parte della ricchezza sociale complessiva. Propone modello di società senza lusso e con poche ore di lavoro per tutti. Confida in lavoro tecnico e tecnologico e in progresso scientifico. Confida nell'opinione pubblica come sanzione morale della comunità, col rischio, però, di far nascere un nuovo controllo e potere a danno dell'individuo: il conformismo.

Dopo Godwin troviamo:

  • Individualisti Stirner Warren
  • Stirner: sinistra hegeliana. Unico e la sua proprietà (1845): individuo costituisce il tutto. No dottrine filosofiche o politiche che impongono morale a cui sottomettersi o principio astratto a cui inchinarsi. Ultimo dei nominalisti (stato, popolo ecc. sono solo flatus vocis). Rifiuta fede nella ragione astratta dell'illuminismo e nega stato che è solo oppressione e controllo.
  • Morale: bisogno e desiderio immediato dell'Unico che avrebbe dovuto usare la sua potenza in chiave di liberazione da costrizioni sociali, ideologiche e politiche per affermare sua autonomia e indipendenza.
  • Forma di utopia: nascita di un mondo dominato da unione di individui orgogliosi e indipendenti e rispettosi. No rivoluzione, che implica trasformazione delle condizioni costituite e che è un atto politico o sociale, ma ribellione: trasformazione dell'esistente che nasce dall'individuale scontento degli uomini, non dallo stato. Rivoluzione → nuova organizzazione; ribellione → autorganizzazione
  • Warren: peaceful revolutionist, rivista che influenza Tucker e Thoreau. Anarchico americano. La natura umana libera di esprimersi avrebbe generato una società libera e giusta. Necessità cooperazione e libero scambio delle merci in base al loro valore effettivo (< ore di lavoro di produzione). Stato inutile e dannoso come perturbazione del normale svolgimento dell'economia.

Collettivisti

Proudhon: individualismo posto dentro la società, non contro di essa: uomo è animale sociale che nutre desiderio di indipendenza. Crede in società futura basata sulla giustizia realizzabile attraverso abolizione proprietà privata dei mezzi di produzione (ma mantenimento proprietà individuale) perché la loro privatizzazione riproduce dominio e sfruttamento. Economia non dogmatica: diversi modelli di riorganizzazione della produzione e della distribuzione dei beni possono convivere. La ricchezza sotto il capitalismo era fondata su un furto perpetrato da una piccola parte della società ai danni del tutto, quindi non bisogna abolire il germe eterno di vita e produzione ma cambiarne la logica che presiede all'accumulazione capitalistica che genera sfruttamento e oppressione. Fu antipolitico. La rivoluzione deve avvenire attraverso l'economia, non utilizzando strumenti di stato e governo. Istituire banche del popolo attraverso cui creare sistema di scambio mutualistico e un'economia parallela a quella ufficiale. Contro l'organizzazione partitica del comunismo lui proponeva associazionismo impolitico al fine di creare una forma di collegamento federale tra gruppi autonomi che avrebbero rappresentato la concreta possibilità di dar vita a una struttura sociale decentrata e controllabile dai produttori direttamente.

L'anarchismo classico ha la caratteristica di avere una visione non classistica nella teoria: si pone come una rappresentazione etica che può essere accettata da qualsiasi individuo a prescindere dalla sua classe di appartenenza. Al contrario, nel socialismo e nella critica dell'economia politica, è l'analisi delle forze sociali obiettive e soggettive che animano il complesso sociale e che si formano come classi. La politica era vista come mezzo necessario e lo stato rappresenta strumento neutrale da piegare per gli interessi della classe lavoratrice. Nell'ottocento l'anarchismo diventa parte della famiglia del socialismo internazionale (vedi anarco-sindacalismo). La teoria, che non è classista, differisce dal movimento, che fu parzialmente classista prestando attenzione al mondo contadino e contribuendo a un mutamento ideale e ideologico dell'anarchismo.

Capitolo secondo

Bakunin

Bakunin russo, formazione su idealismo classico tedesco. Stato e anarchia (1873). Tenta di sottrarre aspirazioni rivoluzionarie a presa della metafisica, incapace di cogliere e afferrare vera vita degli individui associati e preparare emancipazione generalizzata. Idea dell'insurrezione come atto palingenetico: rigenerazione dell'uomo e del mondo. Rivoluzione come continuum capace di unificare diverse esperienze come la comune e i moti rivoluzionari. Distruzione e creazione sono concetti chiave della sua visione: distruzione è condizione necessaria ma non sufficiente a cui deve seguire un'organizzazione che la controbilancia; questa deve accompagnare impegno collettivo verso anarchia perché la società ideale non nasce da sé tanto meno con stato o progresso. Avversa organizzazione partitica e accetta solo organizzazione piccoli gruppi capaci di accompagnare e incanalare impeto rivoluzionario proprio delle masse. Partito rispecchia organizzazione statale.

Visione sdoppiata principio organizzativo: un bene se popolare e procede dal basso, male se favorisce verticismo. Rivoluzionari anelavano a libertà non a potere, che va eliminato in quanto tale. Ostile a istituzioni in quanto tali. Critica a intellettuali e scienze perché natura precede sempre pensiero quindi scienze sono inutili per scoprirne il meccanismo. L'ideale anarchico si trova nel popolo: società ideale non è opera di ingegneria ma è storinascita e riscoperta di profondamente radicato nello spirito dei popoli, vivente e progressivo. In particolare i contadini sono libertari per natura.

Critica al socialismo scientifico

Critica al socialismo scientifico e critica al socialismo autoritario: se proletariato avesse conquistato potere di fatto si ripeteva il governo di una minoranza organizzata (il partito) che avrebbe riproposto i meccanismi tradizionali del potere in maniera subdola creando una nuova aristocrazia. La dittatura non avrebbe condotto alla libertà ma alla propria perpetuazione. Per ottenere la vera democrazia bisogna rinunciare allo stato, tutte le altre sono forme tiranniche occultate. L'anarchia è «la libera e indipendente organizzazione di tutte le unità, o singole parti, costituenti comuni, della loro libera federazione dal basso in alto, con gli ordini di una qualsivoglia autorità, anche se eletta, e nemmeno sotto le direttive di questa o quella teoria scientifica, ma in conseguenza dello sviluppo naturale di tutti quei bisogni che la vita stessa farà sorgere»: rivoluzione sociale di natura spontanea, non classista, spinta dai ceti marginalizzati (in particolare contadini). Ordine in cui tutti dovessero partecipare alla produzione sociale secondo le proprie possibilità e in cui ciascuno potesse appropriarsi di una porzione della ricchezza sociale in misura proporzionale al suo apporto.

Il pensiero di Bakunin è collettivista dal lato della produzione: non lavoro singoli individui ma da gruppi omogenei. No comunismo sul piano del consumo ma ripartizione beni secondo rapporto equità tra prestazione di lavoro e appropriazione beni necessari. Visione come autogoverno economico su basi federaliste che difendeva proprietà collettiva della terra e dei mezzi di produzione ammettendo per avvenire la nascita di un sistema di produzione di tipo cooperativo. Dichiarava fiducia nell'insurrezione rivoluzionaria che avrebbe portato con sé rigenerazione morale e spirituale dei singoli e delle società.

Politica e antipolitica

Gli stati sono naturalmente portati alla guerra e alla conquista e accomunati da scopo di sfruttare lavoro e opprimere il popolo. Il lato poliziesco del potere politico trionfa su esigenze di politica estera di potenza. La prima internazionale si prefiggeva di assolvere al compito di promuovere organizzazione del lavoro e dar vita a un movimento socialista partitico col fine di poter avviare attraverso la politica la transizione al capitalismo e al comunismo. Questa era la posizione del consiglio generale dell'associazione internazionale dei lavoratori guidata da Marx. Bakunin vi si opponeva poiché credeva che non fosse possibile l'idea della rivoluzione politica guidata dall'alto né condivideva il classismo. Osteggiò dittatura del proletariato perché rimpiazzare capitalismo attraverso stato avrebbe solo rovesciato il dominio di una classe sull'altra e perpetuato il potere. Contraddizioni con la sua natura organizzativa particolarmente in strutture segrete e avanguardistiche come la fratellanza internazionale fondata a Napoli. Le idee di Bakunin andavano per la maggiore nelle sedi dell'internazionale in Italia. Posizioni antipolitiche in Italia: critica al parlamentarismo e rifiuto di ogni forma di partecipazione al confronto istituzionale tra forze partitiche. Vedi Cafiero, Malatesta, Costa. Non partecipando al consiglio generale Bakunin fu espulso dall'internazionale.

Problema della teoria anarchica della politica: incise negativamente sulla capacità del movimento di affrontare i processi a dispetto della sua forza. Col trasferimento del consiglio dell'internazionale a New York corrispondeva all'idea che un'intera fase storica (fallimento comune e repressione moti quarantotto, delusione delle sollevazioni popolari) e il capitalismo si avviava verso nuovo stadio di sviluppo caratterizzata da concentrazione produttiva su mercati oligopolistici e monopolistici. Usa come vertice di tale società. Disputa Marx-Bakunin: due prospettive politiche distinte anche se accomunate da trionfo giustizia sociale: Bakunin: no giustizia eludendo problema libertà quindi no ristrutturazione sociale senza liquidare stato, causa delle gerarchie; Marx: usare lo stato per operare mutamenti economici e sociali che avrebbero permesso metamorfosi del potere politico da oppressione ad amministrazione delle cose.

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher username_yo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero politico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Adamo Pietro.
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