Info corso: libro da studiare
13/09/2018 INFO CORSO: LIBRO da studiare quello con “la politica come professione” da portare all’esonero. Un altro esame sull’altra parte. Entrambe queste prove saranno in forma scritta con 6 domande in 4 righe in 2 ore. Nel caso in cui non si sostenga a metà novembre e dicembre, c’è la possibilità di dare tutto l’esame in un colpo solo oppure in due volte nella sessione successiva.
Introduzione
Tratteremo di molti autori, ma solo alcuni di loro saranno autori classici. Un autore si definisce classico quando risponde a tre fondamentali caratteristiche, individuate da Norberto Bobbio (tutte e tre insieme):
- Autori che sono stati grandi interpreti del proprio tempo: universalmente considerato come un interprete del proprio tempo. Un esempio sono: Hobbes, la sua opera più importante è il Leviatano; attraverso le sue opere è stato uno dei principali lettori della guerra civile inglese della metà del 600. Allo stesso tempo Locke nel 1690 scrisse “Due trattati del governo”, che è una riflessione sulla Gloriosa Rivoluzione del 1688, che ha portato in Inghilterra i principi del costituzionalismo. Un altro è Clausewitz, un generale prussiano.
- Un autore classico è tale quando egli elabora e fissa delle idee, categorie, concetti che continuano ad avere valore, che trascendono il suo tempo: possono interpretare anche il nostro tempo, sono sempre ATTUALI. Ad esempio, i classici greci del pensiero politico; il libro di Erodoto che racconta le guerre persiane, a un certo punto c’è un piccolo dialogo definito “tripolitico” in cui tre principi persiani si chiedono dopo la morte di Serse quale sia la migliore forma di governo che si può dare alla Persia. Uno di loro, Otane, sostiene il governo democratico, Megamizio sostiene l’oligarchia, Dario sostiene invece la monarchia; hanno dato vita a una teoria delle forme di governo. Un altro esempio è Weber, tra la fine dell'800 e l'inizio del '900, che elabora una categoria chiamata del “capo carismatico”, utilizzata poi più avanti per descrivere i capi del 20 secolo, come Hitler e Stalin.
- Sono autori che vengono letti e reinterpretati ad ogni successiva generazione, spesso in maniera sempre diversa: I classici sono estremamente controversi, in cui ogni generazione rilegge ma in modo sempre diverso. Ad esempio, Rousseau è stato considerato come uno che valorizza la democrazia, ma vi è un libro che ribalta la teoria secondo cui Rousseau è il padre della democrazia, sostenendo che le radici dei regimi totalitari vanno ritrovate proprio in Rousseau, in lui c’è il virus della sindrome totalitaria.
Nella nostra analisi degli autori partiremo dalla seconda metà del 700 fino alla metà del 900. Il primo autore è Montesquieu, la cui opera più importante è “Lo spirito delle leggi”, parte dal tema della separazione dei poteri, e ci fa vedere dove i poteri si concentrano nelle mani dello stesso soggetto, in quel punto c’è il rischio del “dispotismo”. Bobbio sosteneva che Weber fosse l’ultimo pensatore classico.
Precisazione
Tutti gli autori che studieremo hanno ragionato sulla politica avendo come punto di riferimento essenziale della riflessione politica lo stato sovrano. Quello che oggi sta succedendo nell’età della globalizzazione è che lo Stato sta cessando di essere sempre di più un attore fondamentale della politica stessa; mentre fino alla metà del 900 la politica era al centro della riflessione. Oggi invece la dimensione della politica è tramontata, i soggetti che prendono le vere decisioni politiche non sono più gli stati ma sono organismi sovrastatali (UE, NATO, ONU) oppure le grandi reti della finanza e dell’economia mondiale (BCE). Oggi chi prende più le decisioni è l’economia, non la politica.
Nel 1929 c’è stata una grossa crisi economica, ed è stata governata dagli stati. La crisi attuale, iniziata nel 2007, ha subito un cambiamento, poiché il potere degli stati su questi meccanismi è nullo, le decisioni vengono prese invece guardando all’economia.
Un autore classico è Madison, uno degli autori del federalista (scritto da tre autori: Jay, Hamilton e Madison), che teorizza la forma federale dello stato, ed è uno dei più acuti lavori americani.
Tutti questi autori ci fanno riflettere su due grandi processi strutturali:
- L’avvento e lo sviluppo del capitalismo moderno
- Massificazione della vita politica e sociale
Autori
Montesquieu (1689-1755, Francese)
Siamo 4 decenni prima che inizi la rivoluzione francese. L’opera più importante è “L’esprit des lois”, lo spirito delle leggi, che stampa dopo averci lavorato 20 anni, nel 1748.
In generale da ricordare
- Il nome per esteso è Charles-Louis de Secondat, barone de La Brède e di Montesquieu.
- Vive nella Francia che è ancora interamente sotto il giogo dell’assolutismo (che crollerà con la rivoluzione): con la monarchia assoluta di Re Sole XIV a cui segue Luigi 15 dopo il 1715; infatti, la sua opera è una polemica al governo assolutismo; egli guarda invece come a un modello l’Inghilterra così come ha preso forma dopo la gloriosa rivoluzione del 1688-1689 che ha dato origine allo stato costituzionale parlamentare inglese. Prima i monarchi erano i “primi fra pari”, con l’assolutismo diventa solo il “primo” e gli altri sudditi.
Precisazione
Sistemi assoluti sono sistemi in cui il potere è concentrato nelle mani di una sola persona che governa in modo arbitrario “sciolto da ogni tipo di ogni controllo”. Al governo costituzionale britannico abbiamo dei poteri divisi che si controbilanciano l’uno con l’altro e sono sottoposti alle leggi, lo stesso monarca deve sottoporsi alle leggi del regno. Montesquieu è uno dei più importanti esponenti della cosiddetta “reazione aristocratica nobiliare all’assolutismo”, è un pensatore “reazionario” cioè è un pensatore che critica l’assolutismo dal punto di vista della grande aristocrazia, nobiltà e guarda al passato come rimedio al presente. Ma fissa paradossalmente teorie e categorie di straordinaria modernità, che fanno parte tuttora del bagaglio dei nostri sistemi politici.
- È il teorico per eccellenza della separazione e dell’equilibrio dei poteri, ma anche uno straordinario studioso delle forme sociali e politiche. Raymond Aron lo considera uno snodo centrale nello sviluppo del pensiero sociologico: Montesquieu è considerato come il padre del costituzionalismo moderno per la sua teoria della separazione dei poteri a cui si ispirano tutte le costituzioni moderne. In qualsiasi costituzione del mondo contemporanea, il principio della separazione dei poteri è una specie di “comandamento divino”.
- Montesquieu a differenza degli autori politici della sua epoca che ragionavano in termini razionalisti sulla politica. Egli a differenza guarda alla politica con lo spirito dello sperimentatore sociale, studiando come funzionano i sistemi politici interpretandoli, classificandoli. È il primo grande scienziato sociale; studia la politica per come è e non per come dovrebbe essere.
Vita e opere
(Della biografia ricordare solo le date e soprattutto quella dell’opera)
- Montesquieu era un magistrato; è stato il presidente del parlamento di Bordeaux. All’epoca il parlamento era un organo giudiziario, non politico, il corrispettivo parlamento erano gli stati generali; i parlamenti avevano comunque un potere di registrazione; cioè qualsiasi editto di un sovrano doveva essere, prima che arrivasse l’assolutismo, controfirmato dai parlamenti. Il diritto di registrazione poco a poco è stato cancellato con l’assolutismo.
- Viaggia molto in Europa e raccoglie una gran mole di materiali e osservazioni sui sistemi politici e sociali dell’epoca.
- Scrive diverse opere:
- Lettere persiane, 1721
- Considerazioni sulle cause della grandezza dei romani e della loro decadenza, 1734
- Lo spirito delle leggi, 1748 (prima dello scoppio della rivoluzione francese)
I grandi temi della sua opera "lo spirito delle leggi"
- La definizione di “spirito delle leggi”: è estremamente moderno, ha una concezione relativistica della politica, con una forte sensibilità per le differenze culturali.
- La teoria delle forme di governo.
- La teoria della separazione dei poteri: i poteri non devono essere concentrati ma divisi fra organi, soggetti DIFFERENTI in modo che nessuno possa fare tutto. Se i poteri non vengono separati si corre il rischio di cadere nel dispotismo.
I tre temi sono legati da una riflessione sulla decadenza della monarchia francese, cui rischi dispotici cui sembra sempre più esposta, sui possibili rimedi a questi rischi in vista di una difesa della libertà.
La definizione di “spirito delle leggi”
Egli non si interroga su quale sia la forma migliore di governo o la costituzione ideale. È distante dal modello giusnaturalistico. Montesquieu è un grande osservatore dei sistemi politici sociali, egli vede concretamente come funzionano (grazie ai suoi molteplici viaggi), con un metodo sperimentale e comparativo (“spirito dell'osservatore sperimentale” e con la capacità di comparazione dei sistemi), egli si interroga sulle forme specifiche che la politica e la società assumono in differenti contesti storici, sociali, geografici, culturali…
Egli ha maturato poco per volta una concezione relativistica delle forme di governo; secondo cui non esiste una migliore forma di moderno, ma diverse condizioni culturali, sociali, economiche. Danno luogo legittimamente a diversi sistemi politici. Non esiste una ricetta universale per governare gli uomini ma in ogni sistema con diverse condizioni è più o meno adeguato un sistema politico. Non esiste una forma di governo migliore, ma esistono delle forme che sono più o meno “adatte” alla realtà e al contesto di cui sono espressione. Queste diverse concezioni definiscono lo “spirito delle leggi”, le regole secondo cui si organizza la convivenza delle persone devono avere un’impostazione generale e che rispettano le regole del sistema in cui è inserito. Le leggi con il loro “spirito”, danno espressione a queste differenti condizioni e condizionamenti e improntano a sé le istituzioni politiche e sociali. Esse rispondono a principi generali, ma sono di volta in volta peculiari e relative a differenti situazioni.
(Es Huntington, con la sua opera “scontro di civiltà” ritiene che le civiltà siano strutturalmente diverse l’une dalle altre e quindi non ha senso che una civiltà cerchi di imporre i propri parametri a una civiltà diversa).
È la concezione degli universalisti: credono che le differenze culturali, come il velo, siano semplicemente differenze di sviluppo, secondo questo ragionamento la donna con il velo è semplicemente arretrata. Mentre per i relativisti la differenza ha una ragion d’essere, non vuol dire arretratezza ma solo diversità, per gli universalisti è solo arretratezza. Questa ragion d’essere si esprime nelle leggi.
Teoria delle forme di governo
La teoria classica delle forme di governo
Gli antichi (Erodoto, Aristotele, Platone) distinguevano le forme di governo in base a due criteri fondamentali:
- Numero dei governanti (criterio del chi governa) e da questo distinguevano tre forme di governo:
- Monarchia: governo di una sola persona
- Oligarchia (o Aristocrazia): governo dei pochi
- Democrazia (oclocrazia): è il governo dei molti o di tutti (vista prima negativamente, indicata come il governo della plebe senza istruzione)
- Bene comune (Criterio del come si governa), si concentra sul fatto se i governanti governassero per il bene comune o per favorire se stessi. Da questo punto di vista individua altre tre forme di governo degenerate rispetto alla forma pura. Cioè abbiamo una forma retta e una forma degenerata:
- Monarchia vs Tirannia: Alla monarchia come governo che esercita per il bene generale contrapponevano la tirannia come governo che esercita per i propri interessi
- Aristocrazia vs Oligarchia: Aristocrazia retta per l’interesse comune contrapposta all’oligarchia come governo che esercita per i propri interessi
- Politia vs Democrazia: La forma retta della Politia, in cui i molti fanno gli interessi della cittadinanza nel suo complesso, si contrappone alla Democrazia in cui i molti che governano fanno gli interessi solo della plebe contro un interesse generale.
Questo schema rimane operativo per 2000 anni, fino al Novecento, condiviso dalla maggior parte dei pensatori, a parte alcuni casi:
Il caso di Macchiavelli
Autore del “Principe”, “L’arte della guerra” e “Discorsi sulla prima Deca di Tito Livio”. Vive nel 1500, egli rinuncia, quando parla delle forme di governo, alla tipica tripartizione classica e dice all’inizio del principe che le forme di governo sono solo due e sono le repubbliche e il principato. Al principato, governo di uno solo, è dedicata l’opera del principe che illustra come si deve comportare il principe all’interno del principato. Questo non vuol dire che Macchiavelli sia un fautore del principato, egli scrive l’opera in un teatro di lunghe guerre, dal 1494 con la conquista dei francesi di Napoli e Milano al 1559, in relazione a questo contesto di emergenza teorizza la necessità di un principe energico e di procedere al riscatto della penisola italiana. Macchiavelli è in realtà un pensatore repubblicano, cosa che si evince dalla sua opera “discorsi intorno alla prima deca di Tito Livio” attraverso cui indica nella repubblica romana il suo modello politico di riferimento. È un repubblicano che vede nella repubblica romana il modello essenziale per organizzare la convivenza politica. Si tratta di un modello positivo poiché la repubblica devono essere repubbliche tumultuarie, in cui è sempre acceso il conflitto tra i gruppi sociale.
Macchiavelli ha una concezione conflittualistica della politica, cioè la politica produce cose positive dove i gruppi umani si scontrano, da cui deriva la vivacità della società. La politica deve lasciare spazio al conflitto ma deve impedire che il conflitto diventi una sparatoria tra i gruppi sociali, il compito della politica è quello di istituzionalizzare il conflitto, cioè fare sì che il conflitto non avvenga attraverso la forza ma attraverso la discussione, i cambi di governo. Questo conflitto ci deve essere se no le società si spengono, ma questo deve essere istituzionalizzato cioè assorbito all’interno delle istituzioni, perché questo accada però è necessario che le istituzioni li modellino su quelle romane. La repubblica romana era una forma di governo misto in cui era presente un elemento monarchico, il consolato, un elemento oligarchico il senato, e il tribunato della plebe come istituzione democratica, grazie a ciò la repubblica romana è stata in grado di istituzionalizzare il conflitto. Grazie a questa forma di governo Roma è stata in grado di essere GRANDE E LIBERA.
La teoria di Montesquieu
Mischia i due modelli, quello classico e quello di Macchiavelli, elaborandone uno proprio costruito come opposizione al dispotismo.
Egli fissa due criteri di classificazione delle forma di governo (possibile domanda d’esame):
- Natura delle forme di governo: indica qual è la specifica struttura istituzionale delle singole forme di governo (quanto governano, in base a quali controlli ecc..) si riferisce all’assetto politico-istituzionale del governo
- Principio delle forme di governo: con cui intende qual è la passione dominante caratteristica in una determinata forma di governo (ad esempio il dispotismo si basa sulla paura), le passioni che la muovono
Sulla base di questi due criteri Montesquieu distingue tre forme di governo (possibile domanda d’esame):
- Dispotismo: è il governo di un solo uomo che però governa senza essere controllato da nessuno, governo di un solo uomo che esercita il potere al di sopra delle leggi, al di là di ogni controllo da organi dello Stato e che ancora esercita il suo potere senza nessun condizionamento da parte di corpi sociali. Il sovrano si pone sempre al di sopra delle leggi, istituzioni e corpi sociali. Governa in maniera MONOCRATICA secondo il suo capriccio. Si tratta dunque di un potere arbitrario, quello del despota è un potere concentrato e di tipo arbitrario, cioè può fare quello che vuole.
- Di fronte a un potere arbitrario gli uomini perdono la propria libertà, si tratta di una forma “illiberale” che non garantisce la libertà delle persone, si vive in una condizione di costante PAURA. Montesquieu non ha simpatie per il potere dispotico, ma egli è un relativista, secondo lui il potere dispotico si adatta a stati di grandi dimensioni come gli imperi, in particolar modo gli imperi orientali, dove secondo una tradizione che parte da Aristotele, i popoli per cultura, religione sono portati ad obbedire senza opporre grandi resistenze ai sovrani, a causa anche del clima cal.
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