Il pensiero economico
La teoria economica cerca di risolvere il problema della scarsità di risorse, tentando di allocarle
nella miglior maniera possibile al fine di massimizzare la soddisfazione/benessere ed il profitto
degli utenti.
Come si arriva a questa definizione? L’evoluzione degli scopi della teoria economica passa
Economica
attraverso tre parole: , arte di amministrare la casa riguarda la sfera privata, perciò
Political Economy
subordinata alla politica e all’etica - , scienza dell’acquisizione, Repubblica,
aumentare la ricchezza e potenza dello Stato. Si cerca indipendenza da politica ed etica -
Economics , modo di impiegare il lavoro meglio atto a rendere massima l’utilità del prodotto.
Problemi “etici” e il loro rapporto con l’economia
Nestlè: negli anni ’80 è stata oggetto di critiche e boicottaggi importanti, aveva spinto in
maniera fortissima il consumo di latte in polvere nei paesi in via di sviluppo, molti bambini
morivano perché l’acqua con la quale is diluiva il latte in polvere non era potabile. Le famiglie già
povere al posto di utilizzare il latte materno lo sostituirono con il latte in polvere. Nestlè
corrompeva medici per facilitare la distribuzione di latte in polvere. Economicamente parlando
Nestlè non ha fatto altro che individuare una fetta di mercato e l’ha riempita…
Finanza/Risorse naturali/Armi/Energia/Lavoro minorile
I consumi in economia rappresentano circa il 50% del PIL, alimentano la produzione dei beni,
questo alza il reddito ecc ecc.
L’uguaglianza formale prescrive che ci sia uguaglianza in seno a determinate categorie di
individui accomunati da caratteristiche simili, senza interrogarsi tuttavia sulla validità delle
suddivisioni stesse.
L’obiettivo è avere una società uguale, disuguaglianza minore possibile, ma il nostro focus deve
essere concentrato sulle classi meno benestanti. Il divario portato dalla globalizzazione ha fatto
si che ci sia grande differenza tra poche persone con molto e molte persone con poco.
Sen, 2001. Secondo lui il pensiero economico ha avuto due approcci fondamentali nella storia,
uno è quello Etico di Aristotele. L’altro quello ingegneristico di Walras. (slide n. 9 definizioni) La
seconda si ricollega al concetto di scambio ateleologico.
L’economia in una parte della storia si divide, abbiamo un’economia come branca dell’etica
insegnata come corso delle facoltà morali; e abbiamo un’economia come scienza naturale e non
sociale, metodi quantitativi ecc..
Tesi dell’avalutatività: il sapere prodotto dalle scienze sociali le libera da ogni riferimento a valori
morali.
Impara 5 delle 15 caratteristiche (!)
1. La visione del processo produttivo: essa è circolare nel caso delle teorie di
produzione. La fine della produzione di un anno diventerà la partenza per l’anno
successivo (come per i Fisiocratici). Le teorie di scambio invece riprendono in
considerazione solo un segmento del processo produttivo e non presentano un’idea
di comunità.
2. Il concetto di scarsità delle risorse: l’allocazione delle risorse è l’obiettivo della
teoria marginalista. Per i modelli classici o keynesiani, le risorse per la maggior
parte sono riproducibili, perciò il problema non consiste nell’allocazione di risorse
scarse ma nella presenza di risorse fin troppo ampie tanto da non essere in grado di
utilizzarle tutte (disoccupazione).
3. Distribuzione del reddito o prodotto nazionale: la teoria marginalista dice che ogni
fattore viene pagato per la sua produttività marginale moltiplicato per la sua
quantità. I tre fattori produttivi vengono pagati contemporaneamente, questo
implica che non esistono criteri di precedenza nella valutazione dell’apporto
economico dei fattori della produzione. Per le altre teorie invece, un fattore può
avere la precedenza sugli altri, economia in crisi ad esempio, vanno pagati per
primi i lavoratori che devono mangiare.
4. Gli agenti economici: la teoria marginalista si basa su domanda e offerta ovvero
produttore e consumatore, si atomizza la società prendendo il più piccolo individuo
produttore e consumatore. Le altre teorie si basano su una visione più socio-
economica e organica della realtà sociale, si creano classi accomunate da un certo
tipo di comportamento economico (Marx lavoratori/capitalisti, Keynes propensione
al consumo).
5. Il ruolo del tempo: per la teoria marginalista tempo non esiste , non esiste
accumulazione. Per le teorie della produzione invece il tempo è una variabile
importante, consente accumulazione e circolarità del processo produttivo.
6. Il ruolo dell’accumulazione: ad esempio miglioramento del capitale umano, o
risparmio finanziario. Per le teorie dello scambio marginaliste invece la
preoccupazione principale è l’allocazione delle risorse scarse, non c’è avanzo e non
c’è accumulazione, se rimane qualcosa vuole dire che c’è stato un errore nel calcolo
di qualcosa.
7. Il tipo di relazione tra le variabili economiche: nelle teorie marginaliste se c’è
simultaneità tra le variabili vuol dire che non c’è casualità, tutto si esaurisce in quel
momento. Nel caso invece delle teorie della produzione esistono delle catene
causali, domanda e offerta di moneta insieme al tasso di interesse producono il
concetto di valore atteso dei profitti ecc ecc. (vedi schema slide 24).
8. Le teorie predittive e le teorie esplicative: le teorie marginaliste prevedono le
situazioni ottimali “cosa succederà?”, le teorie della produzione no, infatti ci sono
relazioni causali “cosa è successo? Come è successo?”
9. Ruolo della domanda e dell’offerta: teorie scambio danno uguale importanza,
domanda e offerta si incrociano. Teorie della produzione invece assegnano
maggiore importanza ad una o all’altra, abbiamo relazioni causa-effetto.
10.La sostituibilità dei fattori produttivi: teorie scambio ammettono la sostituzione
perfetta dei fattori (K,L), le altre vedono una sostituzione solo parziale.
11.La presenza di relazioni simmetriche o asimmetriche nel modello: teorie dello
scambio prevede simultaneità ed equilibrio, con allocazione delle risorse scarse
avremo sempre lo stesso effetto per queste teorie (Prezzi si muovono o verso alto o
verso basso, non esiste disoccupazione, se esistesse con salari piu bassi comunque
faccio lavorare tutti). Teorie della produzione, i comportamenti economici non
ottengono sempre gli stessi risultati, es. collosità dei prezzi verso il basso, i prezzi
aumentano facilmente mentre difficilmente scendono.
12.Le teorie normative e le teorie positive: le teorie dello scambio concentrano la loro
attenzione sulla massimizzazione del profitto, le altre sono positive perché descrivo
la realtà come è, come funzionano alcuni fenomeni.
13.Il problema dell’aggregazione: teorie dello scambio dicono che le leggi che valgono
sia per produttore che per consumatore possono essere generalizzate e rese valide
per tutti. Teorie della produzione: somma delle singole componenti eccede, a livello
nazionale troveremo qualcosa di più.
14.Le teorie basate sul concetto di egoismo oppure su quello di altruismo: teorie
scambio egoiste ecc., le altre altruiste perché si trasmette capitale dopo averlo
accumulato
15.Raggiungimento dell’equilibrio di piena occupazione: nei modelli marginalisti teorie
dello scambio: il raggiungimento dell’equilibrio di pieno impiego avviene attraverso
la flessibilità dei prezzi e dei salari. Gli aggiustamenti avvengono cioè attraverso i
prezzi. Nelle teorie della produzione invece gli aggiustamenti avvengono attraverso
le quantità (dato che i prezzi, incluso il saggio di salario e quello di interesse sono
collosi verso il basso). Se, per qualsiasi ragione, nel sistema c’è scarsità di
domanda, gli imprenditori al posto di abbassare i prezzi ridurranno la produzione e
l’occupazione: il sistema potrà risultare in un equilibrio stabile di sotto- occupazione
se non interverranno fattori esterni a modificarlo.
Le grandi rivoluzioni del pensiero economico
1750-80: Prima grande rivoluzione teorica, epoca di grandi rotture con la tradizione iniziata con
Beccaria, Genovesi, Verri, Quesnay, Ricchezza delle Nazioni (Smith, Ricardo, Sismondi, Malthus,
Cournot,...)
1815-45: trentennio più ricco della storia del pensiero economico e anche più eterogeneo
(pensiero socialista, ricardiano, scuola storica- tedesca,...)
1870-90: la rivoluzione marginalista (Menger, Jevons, Walras, Pareto), ma rinascita del pensiero
socialista
La rivoluzione degli anni 20-30: nuove idee (teorie del ciclo, dello sviluppo, dell’equilibrio
generale, delle imprese...)
Anni 50 e 60: la sintesi neoclassica (Modello Arrow-Debreu-Mckenzie; modello Hicks-
Modigliani...)
Anni 70 e 80: sintesi teoriche realmente alternative, nuove teorie (nuova macroeconomia, teoria
post-keynesiana, neo-ricardiana...)
Anni 2000 ad oggi: ritorno alle relazioni con le altre discipline (teoria comportamentale,
neuroeconomia, law and economics...)
La preistoria dell’economia politica
Diodoro Siculo, Senofonte e Platone si occupano degli aspetti economici della divisione del
lavoro, ma per Platone: suddivisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale; Aristotele:
economia, amministrazione della casa. L’attenzione era focalizzata sulla violenza, autorità,
schiavi. Oikos= casa; nomos = legge, governo => ≠ dalla politica Aristotele considera innaturale
ogni ricchezza derivante dal commercio e condanna il commercio del denaro (prestito a
interesse), ma ritiene che lo scambio volontario con un giusto prezzo è vantaggioso per
entrambe le parti, venditore e acquirente.
Il Medioevo (X-XVsec.) / Impero carolingio
Economia chiusa con ruolo dominante dell’agricoltura. Scomparsa moneta, ritorno del baratto
con decadenza dei traffici e delle attività artigianali e manifatturiere. “Vassaticum”: impegno di
carattere etico e sacrale, frammentazione del patrimonio. Il denaro era escluso dalla morale,
veniva considerato come fonte di peccato: i rapporti tra uomini erano regolati da doveri, servizi,
prestazioni. Le attività remunerate erano screditate dalla società. L’usuraio prestando denaro e
chiedendo interessi veniva meno alla fraternità cristiana e per di più speculava sul trascorrere
del tempo (proprietà divina) . Economia di mera sussistenza.
Il Guadagno
Il denaro viene escluso dalla morale, considerato come fonte di peccato, i rapporti tra uomini
dovevano essere regolati da doveri, servizi, prestazioni. Le attività remunerate erano screditate
dalle società. L’economia non aveva nessuna autonomia ed era assorbita alla morale, molto
probabilmente anche dato il carattere povero dell’economia dell’epoca. Società dominata dalla
Chiesa, in quel periodo il Clero non era ancora interessato al denaro come lo sarà in seguito,
comunque grandi proprietari terrieri. Per Tommaso d’Aquino il prezzo giusto era quello che si
stabiliva sul mercato, in assenza di frode e comportamenti monopolistici.
Rinascita dell’Occidente
Intorno all’anno Mille si verificò una crescita demografica con un incremento della produttività
agricola, una ripresa delle attività commerciali e produttive nelle città e una ripresa della
circolazione monetaria. Forza attrattiva delle città, i contadini diventano operai e artigiani.
Specializzazione delle attività artigianali e tendenza all’organizzazione portano alla formazione
delle Arti o Corporazioni:
• Controllo delle condizioni di lavoro;
• Divieto di concorrenza tra le botteghe;
• Norme molto severe a tutela della clientela da frodi;
• Mutuo soccorso (malati, vedove, orfani);
Il mercante assume ruolo sempre più rilevante, nascono i contratti commerciali tra possessore
del capitale e commerciante, e delle assicurazioni. In questo periodo riprendono le attività
bancarie; i nobili in città cominciano a praticare attività commerciali, fatto che consentì ai nuovi
ceti di essere socialmente riconosciuti, la linea di demarcazione passa da nobile/non nobile a
mercanti, banchieri, affaristi/ piccoli artigiani, lavoratori. Prima bolla speculativi: Tulipani (1600).
L’individuo in questo periodo, esiste ancora come parte di un gruppo, non come individuo in se
stesso. Banche prendono i soldi dal Clero per darli ai commercianti in maniera tale da permettere
i loro viaggi, i mercanti allo stesso tempo vogliono assicurare i loro soldi, nascono le
assicurazioni.
Nascita dell’economia politica
“Traitè de l’economie Politique” Monchrétien, 1615. Economia come scienza dell’acquisizione
deve occuparsi non solo della famiglia ma anche della repubblica, c’è un abbandono dell’idea di
economia come subordinata all’etica e alla filosofia politica, durante il Rinascimento l’economia
politica o pubblica diviene una scienza il cui campo di indagine è la sfera delle attività pubbliche,
l’accumulazione e la gestione della ricchezza. Il ministro Colbert fu un innovatore, facilitò il
commercio tramite vari programmi.
Il Bullionismo
Fu una corrente di pensiero in voga fino alla fine del 1500 negli ambienti politici e commerciali
europei, fonte di potere deriva dalla conquista di nuovi territori, il che avviene con i mercenari
pagati in oro:
• La moneta (l’oro) è la ricchezza in assoluto;
• Viene ostacolata la fuoriuscita dei metalli preziosi dal territorio nei rapporti bilaterali;
• Altro metodo: far alzare il potere di acquisto delle monete straniere così da far aumentare
l’afflusso di oro
• Si cerca di imporre il pagamento delle importazioni con merchi e non con monete d’oro e
d’argento
• Errore: Non si percepisce l’importanza della bilancia commerciale, ma solo dell’oro.
Il Mercantilismo (1600-1715)
Gli interessi della collettività si identificano con quelli della classe dei mercanti e quindi l’unica
fonte di profitto deriva dalle eccedenze delle vendite sugli acquisti. È l’avanzo o il disavanzo
della bilancia commerciale a determinare il tasso di cambio e non il contrario, era diffusa la
politica protezionista: alzare i dazi sulle importazioni e abolire quelli sulle esportazioni. Diventa
plausibile un deficit commerciale con i paesi con i quali si importavano materie prime se queste
favoriscono la produzione di prodotti industriali.
• 1644: Colbert istituisce la tariffa doganale (divieto di esportare materie prime importanti
come la lana; fa scavare i canali per facilitare gli scambi delle merci, abolisce dazi sulle
esportazioni).
• 1651: Atto di Navigazione: importazioni solo sulle navi inglesi, nascono le compagnie
commerciali nazionali nel 1600 quella inglese, nel 1602 quella olandese.
• La politica industriale era basata su una concessione di privilegi monopolistici con
sovvenzioni statali ed esenzione dalle tasse, creazione di fabbriche statali.
• Sono i primi ad interessarsi al concetto di domanda effettiva (richiesta di merci e servizi
anche d parte delle altre nazioni).
• Videro come una riduzione della moneta in circolazione all’interno della nazione causava
una diminuzione della domanda ben superiore al disavanzo della bilancia commerciale
(moltiplicatore).
• Massimo dell’offerta di lavoro in corrispondenza del salario di sussistenza, la giustificazione
morale era che salari altri avrebbero incentivato la classe operaia alla dissolutezza e
all’ozio, quindi alla diminuzione dell’offerta di lavoro.
• Scambio e non produzione come vera fonte della ricchezza.
I precursori dell’economia politica
Nascita della figura dell’imprenditore, nascita dell’individualismo e dell’etica protestante
(liberazione dagli antichi vincoli morali e ideologici):
• Ruolo dello Stato limitato al riconoscimento e alla protezione dei diritti di proprietà, nonché
alla sanzione degli impegni contrattuali
• William Petty (1623-87):sostenitore di un’economia il cui metodo di studio doveva fondarsi su
dati quantitativi
• John Locke (1632-1704):discussioni in tema di diritti dell’uomo, effetti nel campo economico
(diritto alla proprietà del proprio lavoro)
• Dudley North(1641-91):propone il metodo deduttivo (conoscenza che si fonda su verità chiare
ed evidenti)
Ci fu un’inversione dell’analisi dell’individuo e della società: le api cercano il miele perché sono
ingorde, attirate dal polline e perché più ne trovano, più soddisfano la loro insaziabilità:
• L’alveare non è pieno per la virtù e l’operosità delle api, ma perché esse sono egoiste;
• Il benessere sociale è garantito dai vizi: i vizi privati diventano virtù pubbliche;
• Smith riprenderà il concetto con la teoria della mano invisibile;
• Individualismo (abbandono dell’ideale corporativo);
• L’interesse collettivo dipende da quello privatolo Stato non deve intervenire con politiche e
leggi inerenti il commercio, i tassi di interesse o la moneta;
• Da qui in poi il problema si sposterà dall’uso della ricchezza alla crescita
Nascita del liberalismo (non liberismo)
L’illuminismo francese offre elementi filosofici utili alla nuova ‘economia’ per contrastare il
mercantilismo:
• François Quesnay(1694-1774):equilibrio naturale dell’economia senza alcun intervento dello
Stato; unica imposta quella sulla rendita;
• Beccaria(1738-1794) e Verri(1728-1797): l’individuo sceglie solo in base alla ricerca del
piacere;
• Hume(1711-1776):basi del liberalismo economico inglese;
• Steuart(1712-1780): cerca di smentire la tesi dei vizi privati, v
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Storia del pensiero economico
-
Storia del pensiero economico
-
Storia del pensiero economico
-
Storia del pensiero economico - Appunti completi