Storia del mondo classico
Lezione 1 - 27/02/2019
Due parti lezioni frontali su cui verte l’esame. Dedicate ad Augusto e alla sua cultura.
Da studiare
- La vita di Augusto e le Res Gestae di Augusto (metterà edizione greca e latina con traduzione inglese).
- Libro di Paul Zancher Augusto e il potere delle immagini.
- Per lo studio di storia antica, studiare un manuale per cultura generale Storia romana pubblicato da lui con Zancher (non chiederà questo libro all’esame, è solo per una cultura personale).
Due principali ambiti di fonti
- Letterarie: Res gestae lasciate da Augusto per testimoniare il cambiamento che lui aveva portato e di ciò era consapevole. Fu il fondatore dell’Impero e lasciò le Res gestae divi Augusti (= divinizzato, perché dopo la morte è stato trasformato in dio in seguito ad una cerimonia, Consecratio, celebrato da Tiberio, suo successore) come suo testamento spirituale. Lui presenta a tutto l'impero il bilancio delle sue azioni.
- Svetonio si trattavano di tavole in bronzee poste davanti al mausoleo di Augusto, vicino all’Ara Pacis. Noi leggiamo copie che erano anche state pubblicate nelle città più importanti dell’impero, soprattutto nelle capitali delle province. La versione di Ankara è quella più famosa e si trova sul tempio di Roma e Augusto. Si trattava di ricordare le imprese del principe e presentare la storia in maniera pregativa in modo da far accettare a tutti ciò che Augusto aveva fatto. In questo modo si potevano dimenticare delle guerre combattute, le sconfitte o gli insuccessi. Testo scritto sia in latino (versione di Antiochia in Galazia) che in greco (Apollonia Galazia).
- Cicerone (106 – 43 a.C.) visse con Augusto da giovane e collaborò con lui. Oratore e filosofo romano, seguace di Platone e Stoicismo. Politicamente uno dei leader della fazione senatoriale della Tarda Repubblica. Nella guerra civile tra Cesare e Pompeo si schiera con Pompeo di cui era ammiratore. Avversò in tribuno Clodio negli anni 50 a.C. a Roma. Dopo la morte di Cesare diventa nemico di Marco Antonio (amante di Cleopatra, uno dei capi del partito di Cesare. Per anni fu alleato o rivale di Ottaviano Augusto. Dal 27 a.C. si inizia a chiamarlo Augusto) il quale lo uccise nel 43 a.C. Lo fece proscrivere (= mettere il nome in una lista di persone che dovevano essere private delle proprietà, esiliate oppure messe a morte). Molte opere di interesse storico nella Repubblica dà una ricostruzione della storia romana delle origini e della sua costruzione. Per la vita di Ottaviano sono importanti alcune lettere di Cicerone in cui parla di Bruto e Cassio, delle prime attività politiche di Ottaviano durante le quali Cicerone stesso fu suo maestro.
- Nicola Damasceno, filosofo aristotelico, fu segretario di Erode di Giudea (73 – 4 a.C.), venne messo al trono da Antonio. Scrisse una Historia katholiké (= Storia universale di tutto il mondo abitato) composto da 144 libri. Importante la sua Vita di Augusto che noi possediamo.
- Tacito (54 d.C. – 120 d.C.) inizio della sua carriera pubblica sotto Vespasiano. Pretore nel 88 d.C. e console nel 97 d.C. Non ha dedicato un’opera specifica ad Augusto, ma in vari brani tratta della nascita dell’impero e dà dei giudizi. La sua opera si colloca tra il I e il II secolo d.C. Compone:
- Germania tratta di usi, costumi e religione dei popoli germanici.
- Vita di Agricola dedicata al suocero Gneo Giulio Agricola, il quale tra il 77 e l’83 d.C. condusse vittoriose campagne in Britannia contro i Calidoni.
- Historiae 14 libri, ma ci restano i primi IV e inizio del V che trattano gli anni fra 69 e 70 d.C. Trattano l’epoca dei Flavi. Vespasiano Tito e Domiziano sono i fondatori.
- Annales 16 libri, ci restano i primi IV e sezioni del V e VI. Sono dedicati a Tiberio. Gli ultimi 6 dedicati a Claudio e Nerone. Tratta della dinastia Giulio Claudia. Ha una visione pessimistica dell’impero e vede un miglioramento solo con l’arrivo di Traiano.
- Svetonio (75 – 150 d.C.) avvocato a Roma al tempo di Traiano. Adriano lo vuole come magister epistularum (= segretario particolare) e poi prefetto del pretorio (= comandante della guardia dell’imperatore). Si ritira quando venne destituito dall’incarico perché accusato di aver trattato con troppa confidenza con l’imperatrice Sabina. Compose:
- De viris illustribus (= sugli uomini illustri): ne restano dei frammenti. Serie di biografie divise per generi: poeti, oratori, storici, filosofi, grammatici, retori.
- De vita Caesarum: arrivato quasi interamente. Raccolta di 12 vite di imperatori, da Cesare a Domiziano. La scrive quando era prefetto del pretorio e aveva accesso agli archivi imperiali e senatori. Opera ben documentata, si tratta anche di profezie e riti. Non è solo dedicata ai fatti come può essere quella di Tacito.
- Tacito e Svetonio = 2 modelli per la storiografia di età imperiale.
- Valleio Patercolo originario della Campania, Capua. Ufficiale negli eserciti di Augusto, e poi sotto il comando di Tiberio il quale, quando divenne imperatore, lo innalzò alla pretura. Compose:
- Due libri di Historiae dalle origini al 30 d.C. Segue prevalentemente Livio per l’epoca repubblicana, ma i capitoli più importanti sono dedicati a Tiberio, in cui sono riconosciuti i meriti del generale e dello statista.
- Cassio Dione: senza di lui non conosceremmo aspetti istituzionali relativi ad Augusto e altri personaggi. Era senatore di origine orientale, madrelingua greca. Nato a Nicea nel 155 d.C. Carriera pubblica sotto Commodo (ultimo degli Antonini, figlio di Marco Aurelio), Macrino e Alessandro Severo. Pretore nel 193 d.C. Console prima del 211 d.C. Proconsole in Africa (attuale Tunisia) e poi in Pannonia (divisa in 2 parti, oggi Ungheria e pezzo di Serbia e Croazia). Compose:
- Storia romana tra il 200 e il 210 d.C. In 80 libri da Enea al 229 d.C. Non abbiamo tutti i libri, ne restano solo delle parti. Restano i libri XXXVI – LX = periodo dal 68 a.C. al 47 d.C. Per gli avvenimenti dopo il 46 d.C. epitome (= antologia) dei libri 36 – 80 redatta da un monaco bizantino, Giovanni Xifilino (XII sec.), il quale ne fece una storia degli imperatori. Il monaco Giovanni Zonara, epoca bizantina (XI sec.), fece un’epitome dei libri I – XXI (da Enea alla distruzione di Cartagine) e XLIV (44 d.C.) – LXXX (80 d.C.) (età imperiale) di Dione.
- Plutarco (46 d.C. – 130 d.C.) greco di Cheronea in Beozia, seguace della filosofia platonica. Compose:
- Moralia trattano di vari aspetti della vita.
- Vite parallele: ogni personaggio romano era messo a confronto con uno greco altrettanto illustre che condividono caratteristiche morali o di altro genere. Come per dire che greci e romani si equivalgono nelle virtù. Alle volte ne esprime anche i lati negativi. Sono molto importanti: vite di Cicerone, Cesare, Antonio. NO vita di Augusto perché avrebbe avuto difficoltà a metterlo in parallelo con qualche greco.
- Appiano: è greco, nato ad Alessandria alla fine del I secolo d.C. Interessante per l’ultima parte delle Guerre Civili, suddivisi in 5 libri parte dai Gracchi fino alla fine della Repubblica. Si trovano storie di Antonio e Ottaviano. Opera importante: Romaiká (= Storia romana) non scrive una storia partendo da una data antica per arrivare ai suoi giorni, ma scrive delle storie regionali ovvero come determinate regioni sono entrate in contatto con Roma e la nascita delle relative Province romane. Si tratta di 2 libri organizzati in modo geografico. Le parti conservate sono: Proemio, Libro VI (Iberiké), Libro VII (Annibaiké), Libro VIII (Libyké. Libro ampio con la III guerra punica, creazione della provincia dell’Africa), la seconda parte del Libro IX (Hlyriké), Libro XI (Syriaké), Libro XII (Mithridateios) e i 5 libri delle Guerre Civili i quali trattano di Roma.
Dati archeologici
- Epigrafia: metà strada perché molte iscrizioni si trovano su monumenti o erano le basi di statue o altri monumenti.
Opinioni su Augusto
Augusto erige templi che rappresentano elementi ideologici e religiosi molto importanti per la sua impostazione politica. Ogni tempio ha la propria storia e ideologia e furono in costruzione per molti anni. Augusto ha potere dal 43 a.C. fino al 14 d.C., periodo di vita politica molto lunga come leader. All’inizio era del partito di Giulio Cesare (padre adottivo). Dopo la vittoria nelle guerre civili diviene il fondatore della pace; i templi rispettano questa storia e ideologia.
Nicola Damasceno nell’opera, Die Fragmente del griechischen Historiker, troviamo l’opinione di Nicola su Augusto. Opera non tradotta in italiano:
«Gli uomini lo chiamarono Augusto per il suo desiderio di onore e, distribuiti su isole e continenti, per città o tribù, lo riveriscono edificandogli templi e facendo a lui sacrifici, rendendogli grazie per la sua grande virtù e per le gentilezze nei loro riguardi. Questo uomo infatti, avendo raggiunto il massimo potere e arbitrio, governò sul più gran numero di popoli che si ricordi a memoria d’uomo, fissò i confini più lontani per l’Impero Romano, e fece vivere in sicurezza non solo le tribù del Greci, ma anche i loro ordinamenti. Questo dapprima lo ottenne con le armi, ma poi anche senza, attirandoli di loro spontanea volontà. Facendosi conoscere attraverso la sua gentilezza, li persuase a ubbidirgli. Alcuni dei loro nomi egli li aveva uditi in precedenza, ed essi non erano mai stati sudditi, per quanto si possa ricordare. Ma fu lui a sottometterli. Tutti coloro che vivono fino al Reno e oltre il Mar Ionio e i popoli illirici. Questi sono chiamati Pannoni e Daci.»
Augustus deriva da Augere = aumentare. Il concetto di aumentare è tipico delle decisioni politiche da parte di persone che hanno un carisma personale, una auctoritas. Concetto tipico dei senatori i quali dovevano dare il loro parere. Augusto è un cognome = cognomen = terzo elemento del nome romano. Lui si chiamava come il padre adottivo, prima si chiamava Ottaviano. Quindi Augusto = colui che aumenta e da un parere autorevole e che migliora le decisioni dei romani. Sono gli altri che gli danno questo titolo. Non volle essere venerato come un dio in Italia, voleva essere unito alla dea Roma piuttosto (vedi tempio di Ankara). I provinciali erano comunque liberi di venerare chi volevano. Ottaviano fu estremamente crudele in certe occasioni sia politicamente che militarmente. Quando lui ebbe il controllo saldo della vita politica poteva permettersi di essere generoso e umano e di sottolineare quanti benefici aveva portato all’umanità. Fu onorato in maniera spontanea dagli abitanti dell’impero.
Aveva adottato la tattica della refusatio = rifiuto di alcuni onori. Egli disse, nelle De Rea Gestae, che rifiutò molti onori e questo presenta il principe come una persona normale che si accontenta di alcuni onori, mentre altri li tiene eccessivi. Il Reno non era un confine, ma un punto di partenza, perché avevano già preso una parte oltre il Reno. Pensano che sia una sorta di trampolino di lancio per arrivare al fiume Elba e nella Germania Est.
Tacito descrizione più pessimistica. Presentazione più repubblicana che ci fa capire come i romani preferirono la perdita della libertà con la guerra civile e con tutte le conseguenze che questo poteva portare. Negli Annales ci dice:
«1. [14 d.C.]. Roma in origine fu una città governata dai re. L’istituzione della libertà e del consolato spetta a Lucio Bruto. L’esercizio della dittatura era temporaneo e il potere dei decemviri non durò più di un biennio, né a lungo resse la potestà consolare dei tribuni militari. Non lunga fu la tirannia di Cinna né quella di Silla: e la potenza di Pompeo e Crasso finì ben presto nelle mani di Cesare, e gli eserciti di Lepido e di Antonio passarono ad Augusto, il quale, col titolo di principe, concentrò in suo potere tutto lo stato, stremato dalle lotte civili. Ora crescendo la fama hanno ricordato la storia nel bene e nel male, del popolo romano dei tempi lontani e non sono mancati chiari ingegni a narrare i tempi di Augusto, sino a che, crescendo l’adulazione, non ne furono distolti. Quando a Tiberio, a Gaio, a Claudio e a Nerone, il racconto risulta falsato: dalla paura, quand’erano al potere, e, dopo la loro morte, dall’odio, ancora vivo. Di qui il mio proposito di riferire pochi dati su Augusto, quelli degli ultimi anni, per poi passare al principato di Tiberio e alle vicende successive, senza rancori e senza favore, non avendone motivo alcuno. 2. Dopo che, uccisi Bruto e Cassio, lo stato restò disarmato e, con la disfatta di Pompeo in Sicilia, l’emarginazione di Lepido e l’uccisione di Antonio, non rimase a capo delle forze cesariane se non Cesare: Ottaviano, costui, deposto il nome di triumviro, si presentò come console, pago della tribunicia potestà a difesa della plebe. Quando ebbe adescato i soldati con donativi, con la distribuzione di grano il popolo, e tutti con la dolcezza della pace, cominciò passo dopo passo la sua ascesa, cominciò a concentrare su di sé le competenze del senato, dei magistrati, delle leggi, senza opposizione alcuna: gli avversari più decisi erano scomparsi o sui campi di battaglia o nelle proscrizioni, mentre gli altri nobili, quanto più pronti a servire, tanto più salivano di ricchezza o in cariche pubbliche, e, divenuti più potenti col nuovo regime, preferivano la sicurezza del presente ai rischi del passato. Né si opponevano a quello stato di cose le province: era a loro sospetto il governo del senato e del popolo, per la rivalità dei potenti, l’avidità dei magistrati e le insufficienti garanzie fornite dalle leggi, stravolte dalla violenza, dagli intrighi e, infine, dalla corruzione.»
1. Lucio Bruto cacciò da Roma Tarquinio il superbo. Non è quello che uccise Giulio Cesare, ma lui si professava suo discendente. La dittatura è una carica eccezionale, temporanea che può durare massimo 6 mesi. In caso di necessità, come una guerra molto difficile, si nominava (non si eleggeva) un personaggio autorevole che prendesse in mano la situazione per risolvere il problema (es. dittatore dopo 15 giorni depone la carica perché aveva risolto il problema). Decemviri per non più di 2 anni sostituiscono i magistrati per poter redigere un codice di leggi. Due gruppi di 10 ognuno in carica di un anno. Erano autorità supreme. Silla fu il primo che adottò la dittatura a tempo indeterminato, la depose un anno prima di morire. Triumvirato di Cesare, Pompeo (muore dopo la sconfitta a Salo) e Crasso (muore in Oriente) fu un’intesa politica privata. Cesare si fece nominare dittatore perpetuo. Triumvirato di Antonio Lepido e Ottaviano carica istituzionale e legale. Princeps indicava il più anziano e autorevole tra i senatori. uno dei titoli che lui stesso utilizzava. Accusa autori di adulazione termine usato dai greci per indicare un atteggiamento per ottenere le grazie di un personaggio potente. Gaio è Calligola non è il suo nome vero, ma un soprannome. Significa piccola scarpa militare. Parla della dinastia giulio – claudia. Lodati in vita, ma condannati dopo la morte.
2. Uccisi i capi della congiura di Giulio Cesare che morirono nella battaglia di Filippi, sconfitti da Antonio e Ottaviano. Parla di Sesto Pompeo (figlio di Pompeo che governò la Sicilia per alcuni anni, sconfitto da Ottaviano) Emilio Lepido si mise contro Ottaviano, le truppe lo abbandonarono e lui fu relegato a vita privata. Potere di Augusto avrà dei fondamenti istituzionali. Era imperatore perché gli era conferita la tribunicia protesta = egli difendeva il popolo, introduceva leggi, aveva il potere di bloccare la decisione di un magistrato. Fu la prima carica che gli venne conferita. Era anche Imperium proconsolare = come i consoli, ma con durata illimitata fin tanto che era imperatore e poteva comandare gli eserciti. Era il potere maggiore. Era pontifex maximum. Ha poteri quasi illimitati. Da qui si capisce il passaggio dalla repubblica all’impero: erano morti gran parte dei capi del partito senatoriale (es. guerra di Modena, battaglia di Filippi, battaglia di Perugia dove vennero decapitati da Ottaviano). Con la repubblica i provinciali non erano soddisfatti.
Lezione 2 - 01/03/2019
«3. Fatto sta che Augusto, a sostegno del proprio potere, innalzò alla carica di pontefice e di edile curule Claudio Marcello, figlio della sorella, ancora giovane e nominò, per due anni consecutivi Marco Agrippa, persona di umili origini ma buon soldato e compagno nella vittoria, quell’Agrippa che, appena morto Marcello, volle come genero. Fregiò del titolo di Imperator i figliastri Tiberio Nerone e Claudio Druso, pur essendo ancora viventi membri della sua famiglia. Aveva infatti introdotto nella famiglia dei Cesari, Gaio e Lucio, figlio di Agrippa, e, benché fingesse riluttanza, era stato suo desiderio struggente che essi, pur portando ancora la toga dei minorenni, fossero nominati principi della gioventù e designati consoli appena Agrippa cessò».
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Storia greca, triennale
-
Appunti Storia e didattica della storia
-
Storia del cinema
-
Storia dell'arte - Bosch