Età classica e ellenismo
L'età classica è il periodo in cui si è creato un modello di visioni e di esperienze culturali, ad esempio in scultura abbiamo il Canone di Policleto, un modello da seguire. Ellenismo è un termine coniato da uno storico tedesco e si tratta di un periodo in cui tutta la storia del mondo antico si era spostata in oriente dove erano sorti regni nati dallo smembramento dell'impero persiano; la cultura greca insieme a quella orientale danno vita all'ellenismo.
Organizzazione politica e geografia della Grecia
La città stato è la polis, mentre uno stato federale è uno stato caratterizzato da una doppia forma di organizzazione politica, cioè locale e centralizzata (vedi l'esempio dell'America). La Grecia comprendeva la Tessaglia, l'Attica, le isole del mare Egeo, le coste orientali del mare Egeo (l'attuale Turchia), le coste della Ionia (le attuali Siria e Turchia) e tutte le aree che furono colonizzate come la Sicilia e la parte meridionale della penisola italiana, la Macedonia.
La Grecia aveva un territorio montuoso, ma Sparta era autosufficiente, infatti aveva due ampie pianure che fornivano il grano e i cereali e che quindi permettevano di sfamare sia l'esercito che la popolazione (a Sparta i veri cittadini erano soldati). Atene invece aveva dovuto cercare altrove le proprie risorse di vita e quindi aveva sviluppato i commerci: in Attica vi era infatti una grande produzione di olio che veniva esportato in cambio del grano. La Grecia ha quindi un territorio prevalentemente montuoso, soprattutto a nord, aspetto che non permetteva l'attività agricola, ma era possibile sfruttare l'allevamento degli ovini e dei caprini. Si trattava però di una economia povera e quindi di una società di pastori che praticavano un tipo particolare di allevamento, la transumanza, cioè i pastori si spostavano, a seconda della stagione dalla pianura alla montagna e quindi vi erano insediamenti che non avevano carattere di stabilità (il contadino stanziale vive vicino ai suoi campi, i pastori no).
Quindi lo sviluppo urbanistico della Grecia del nord è avvenuto più tardi rispetto a quello della Grecia meridionale dove comunque l'economia era basata sull'agricoltura.
Storia greca e civiltà micenea
La storia greca inizia con la scrittura che in Grecia compare relativamente tardi rispetto ad altre aree del Mediterraneo come l'Egitto o la Mesopotamia dove troviamo la scrittura già dal 3000 a.C.; si potrebbe far iniziare la storia greca dal X-IX secolo, ma sarebbe impreciso perché in certe aree della Grecia vi era la civiltà micenea (XIV-XII secolo; si tratta comunque di una civiltà greca che appartiene a una fase protostorica) che prende il nome da Micene, un'antica città greca situata nel Peloponneso in una posizione strategica, cioè su un'altura dalla quale si dominava un importante nodo stradale che conduceva da una parte a nord verso l'istmo di Corinto, dall'altra a sud verso Argo, Tirinto e Sparta; la città di Micene era circondata da mura imponenti.
La scrittura micenea era una scrittura sillabica (lineare A-B) e quando è stata decifrata si è potuto constatare che essa è una forma arcaica di greco. La civiltà micenea si era espansa in tutto il Mediterraneo arrivando fino a Creta dove aveva incontrato la civiltà minoica che prende il nome da Minosse, re di Creta (in realtà Minos non era un nome proprio, ma un titolo di re); inoltre i micenei si estesero per tutta la penisola della Grecia e arrivarono fino alle coste dell'Italia meridionale, alla penisola iberica, oltre le colonne d'Ercole sia a nord che a sud e alle coste africane. La civiltà micenea era una civiltà pre-greca molto avanzata, era una civiltà agricola dove il palazzo costituiva il centro del potere economico, il centro di raccolta e di ridistribuzione; la scrittura micenea, il lineare B, era una scrittura pratica, utilizzata per fare i conti, registrare i beni e così via ed essa veniva incisa su tavolette d'argilla.
La civiltà micenea scompare a metà del XII secolo e si trattò di una scomparsa violenta, infatti nei palazzi micenei vi sono tracce di incendi; fu quindi una fine tragica, infatti la civiltà scomparve senza lasciare traccia, tuttavia le tavolette si conservarono perché furono cotte. Per la scomparsa della civiltà micenea vi sono diverse ipotesi:
- Cause naturali, come cataclismi, terremoti, di cui abbiamo tracce nei miti come in quello degli Ittiti in Anatolia;
- Eventi umani come l'arrivo dei Dori, cioè una popolazione del nord proveniente dalla pianura caucasica; si trattava di una popolazione di guerrieri che dovevano essersi mossi a varie ondate nei secoli (questa ipotesi è sempre più debole);
- Indebolimento interno della società micenea a causa di lotte intestine che portarono a un nuovo assetto.
Poemi omerici e periodo buio
L'eco di questa crisi è costituito dai poemi omerici che sono i poemi più antichi e rappresentano la prima testimonianza scritta dopo il X-IX secolo, infatti risalgono all'VIII secolo; l'Iliade e l'Odissea presentano due mondi diversi e distanti. Nell'Iliade la spedizione a Troia viene considerata da alcuni come il segno dell'indebolimento, della crisi della civiltà micenea che qui era rappresentata da Agamennone, re di Micene (la spedizione durò circa 10 anni e si deve collocare intorno al 1500 a.C.).
La scomparsa radicale della civiltà micenea provocò la scomparsa della cultura dalla Grecia, si assistette a una regressione generale, alla scomparsa dei palazzi (le popolazioni vivono quindi in villaggi sparsi), della scrittura e dell'agricoltura. Abbiamo quindi due secoli e mezzo di buio, infatti tale periodo viene chiamato età buia (dark age o impropriamente "medioevo ellenico"). Si assiste quindi a una regressione, ma ci sono anche elementi che anticipano le età successive; di questa età non conosciamo nulla; tuttavia un riflesso ci può essere dato dall'Odissea (infatti la società dell'Odissea rispecchia quella dei secoli bui) dove vediamo un sistema in cui il basileus esercita un'autorità limitata e questo prelude a una scomparsa della monarchia che viene contestata (vedi ad esempio Odisseo e i proci).
Dagli anni '70 si è fatta strada una nuova visione della società nei secoli bui, infatti in Eubea sono stati trovati resti di un edificio, in località Lefkandi, presso Eretria; qui nello strato superiore c'era un tempio di VIII secolo sotto il quale vi era un edificio di X secolo che risultò essere la sede di un basileus, cioè di un signore locale. La stanza centrale del palazzo era un megaron di forma rettangolare; l'edificio era un heroon, cioè un luogo di culto eroico in quanto il signore e la moglie si sono fatti seppellire all'interno della loro abitazione e questo è importante per gli oggetti di corredo (antica usanza nella pratica funeraria) che costituiscono un esempio della cultura materiale dei secoli bui; tali oggetti di corredo riservarono delle sorprese perché fra di essi vi erano degli oggetti orientali e questo significa che i contatti si erano indeboliti, ma non erano cessati (i ricchi commerciavano ancora; nei testi egiziani si parla dell'isola del grande verde, facendo riferimento ai micenei).
Quando l'età buia finisce e ha inizio la storia greca i greci non avevano più alcun ricordo dell'età micenea (l'età buia è diventata l'elemento chiave per capire la storia greca delle origini), quindi c'è stata una sorta di rottura tra la storia micenea e quella greca, ma ci sono anche elementi di continuità in contesti molto articolati, infatti i greci ricordavano qualcosa che c'era stato molto prima di loro e se ne aveva tracce in edifici precedenti di cui i greci se ne appropriano per il culto. I greci cioè costruivano i templi su delle tracce materiali precedenti (assimilazione-esorcizzazione), quindi i templi in età classica furono costruiti su antichi resti micenei. Oggi l'età buia viene chiamata età di transizione, cioè un'età di passaggio con esperienze positive e negative.
Evoluzione storica della Grecia
La storia greca si colloca tra il X-IX secolo e prosegue fino al 31 a.C.; l'età arcaica si colloca tra il X e la fine del VI secolo, l'età classica va dalla fine del VI fino al 338 a.C.; durante l'età classica si creano modelli di perfezione nell'arte e nella letteratura che costituiranno un punto di riferimento; l'età ellenistica si colloca tra la fine del IV e il 31 a.C.
Il 338 fu l'anno della battaglia di Cheronea, una località della Beozia, quando si assiste alla vittoria di Filippo II re di Macedonia che si impadronisce in questo modo della Grecia e dal IV secolo si assisterà all'ascesa della Macedonia. La Macedonia era la maggiore rifornitrice di legname della Grecia, che era importante per la costruzione delle case e delle navi; qui vi era una famiglia regnante, ma il governo era comunque instabile a causa delle lotte di potere, dei continui complotti e assassini che erano molto comuni, quindi il potere della monarchia era abbastanza debole; la situazione cambia quando sale al trono Filippo II, un personaggio brillante che aveva fatto esperienza militare a Tebe, quindi era legato a Epaminonda per la tattica rivoluzionaria di combattimento, cioè la tattica obliqua (questa venne sperimentata a Leuttra e prevedeva che la falange fosse disposta a cuneo). Filippo II non era solo un buon combattente, ma era anche un uomo di cultura che trasformò la reggia della capitale, Pella, in una seconda Atene; egli infatti voleva rendere Pella il nuovo centro della Grecia come lo era stato Atene nel V secolo (si assiste quindi alla grecizzazione della Macedonia); addirittura fece chiamare a corte Aristotele per educare il figlio Alessandro.
Espansione macedone e fine dell'età classica
Egli si adoperò per stipulare delle alleanze con le tribù circostanti che ottenne anche attraverso una serie di matrimoni; il potere della Macedonia diventò così molto forte e con questa serie di matrimoni egli aveva creato uno stato unitario centrale. Il suo progetto era quello di arrivare alla Grecia centro meridionale: era un'operazione rischiosa, ma furono i greci stessi a fornire a Filippo l'occasione di intervento. Infatti era scoppiata, nel 356 a.C., la terza guerra sacra in cui i Focesi avevano occupato e depredato il santuario di Delfi; questo era un santuario panellenico pieno di tesori perché l'abitudine dei greci era quella di offrire doni alla divinità, frutto dei bottini di guerra e siccome i doni si accumulavano sempre di più, furono costruite delle piccole cappelle, i Thesauroi, in cui questi doni venivano conservati. I focesi volevano utilizzare i tesori del santuario proprio perché si trattava di un santuario panellenico, ma si trattò di un grande sacrilegio che movimentò tutta la Grecia.
A difesa del santuario di Delfi intervenne Tebe che si scontrò contro i beoti e i focesi: la guerra coinvolse tutti gli stati della Grecia e durò 10 anni, dal 356 al 346 in cui si successero alterne vicende finché i tebani, ricordandosi del soggiorno di Filippo a Tebe, chiesero aiuto al sovrano di Macedonia. Filippo intervenne con il pretesto di difendere Delfi, il centro religioso della Grecia che era stato violato e di riportare la pace tra i greci; egli quindi si inserì nel consiglio anfizionico a titolo personale con due seggi, uno per sé e uno per il figlio Alessandro; da questo momento la presenza di Filippo si fece più pressante e le città greche, vedendosi minacciate, con Demostene (che aveva scritto "Le Filippiche") si coalizzarono presso l'istmo di Corinto e diedero vita alla lega ellenica, un esercito unico greco che si schierò contro Filippo II.
Egli quindi preparò il suo esercito e affrontò i greci a Cheronea nel 338 dove l'esercito dei greci venne annientato; da questo momento le poleis greche perdono la loro libertà e verranno amministrate da macedoni (solo Atene riuscì a mantenere la propria autonomia per altri dieci anni). Poco dopo la battaglia di Cheronea Filippo morì assassinato in una congiura di palazzo e quindi salì al trono il figlio Alessandro con il quale anche Atene passa sotto il dominio macedone; Filippo venne sepolto in una tomba sfarzosa a Verghina. Con la battaglia di Cheronea finisce l'età classica e ha inizio quella ellenistica, in quanto finisce l'indipendenza della Grecia.
Il 338 segna quindi la fine della indipendenza delle poleis e il centro politico si sposta in Macedonia; nel 323, anno della morte di Alessandro, i macedoni entrano in Atene dove Demetrio Falereo continuerà a esercitare il potere di Alessandro. L'età ellenistica si conclude con la battaglia di Azio, un promontorio della costa occidentale della Grecia.
Regni ellenistici e fine dell'età ellenistica
Dopo la morte di Alessandro tutte le sue conquiste vengono spartite tra i diadochi che diedero vita ai regni ellenistici che sono:
- Il regno di Siria che era nelle mani dei seleucidi e che corrisponde all'attuale Siria e copriva anche un po' di Afghanistan;
- Il regno di Pergamo che corrisponde all'attuale Turchia ed era in mano agli attalidi;
- Il regno d'Egitto che passa nelle mani dei tolomei;
- Il regno di Macedonia che era in mano agli antigonidi e che comprendeva tutta la Grecia;
Il regno d'Egitto finisce nel 31 a.C. con la battaglia di Azio: qui governava Cleopatra al posto del fratello minore e qui si era rifugiato Marco Antonio, il braccio destro di Cesare che si aspettava di essere il suo erede. Antonio che era un uomo brillante, colto, affascinante, aveva lasciato Roma e si era recato in Egitto dove aveva sposato Cleopatra e l'Egitto divenne la base da cui avrebbe contrastato Cesare Ottaviano Augusto in occidente; Marco Antonio in Egitto era diventato un monarca orientale che deteneva un potere assoluto e si vestiva all'orientale; ad Azio si scontrarono la flotta romana di Augusto e quella di Marco Antonio e Cleopatra da cui ne uscirono sconfitti. Si assiste quindi alla fine del monarcato ellenistico in oriente, mentre in occidente si assiste alla fine della repubblica e all'inizio del principato (Ottaviano diventa "princeps senatus").
Bioarcheologia e crescita demografica
L'analisi delle tracce naturali prende il nome di bioarcheologia: dall'analisi del suolo e dei pollini si è giunti alla conclusione che dal IX secolo si estendono le aree coltivabili dopo che nel Medioevo ellenico erano scomparse, quindi si assiste a un ritorno all'agricoltura e all'allevamento. Abbiamo a questo proposito indicazioni che provengono dalle tracce degli abitati; in età arcaica a partire dal IX secolo fino all'VIII le necropoli si infittiscono e si ingrandiscono, quindi si assiste a un incremento della mortalità che può essere stato determinato da varie cause (come le malattie) o comunque questo significa che l'area era molto abitata (crescita della popolazione, soprattutto dell'Attica e dell'Argolide); dal 950 a.C. fino all'VIII secolo si ha quindi una fase di stabilità della popolazione; dal 750 la curva demografica si impenna sia per l'Attica che per l'Argolide.
L'Argolide è nel Peloponneso e nell'antichità c'erano molte differenze tra l'Attica e il Peloponneso, sia dal punto di vista culturale (nel Peloponneso erano i dori, nell'Attica ioni) che economico. Un'altra novità è costituita dalla ricomparsa della scrittura che non è costituita dall'alfabeto greco, ma da quello fenicio: i maggiori centri fenici erano Tiro e Sidone (nell'attuale Libano) da cui proviene la scrittura, infatti essi erano grandi navigatori e mercanti che avevano il monopolio dei commerci nel Mediterraneo. Questo indica che erano stati riaperti i contatti tra la Grecia e le popolazioni esterne e di ciò rimane traccia nel mito che costituisce in questa fase il mezzo per conoscere la storia. Il mito è la forma in cui la società decide di scrivere o di riscrivere il suo passato; per la ricomparsa della scrittura abbiamo un mito: Cadmo, un eroe fenicio, figlio del re di Tiro, arrivò in Grecia portando la scrittura e qui rifondò Tebe che divenne la città cadmea; Cadmo era giunto in Grecia alla ricerca della sorella, Europa, che era stata rapita da Zeus, infatti Zeus l'aveva notata a Tiro e per possederla si era trasformato in una giovenca bianca e l'aveva convinta a salire in groppa; quindi Zeus aveva attraversato l'Egeo fino a Creta dove i due si erano uniti e dalla loro unione era nato Minosse, il futuro re di Creta. Si tratta di un mito che rende greca anche la storia delle origini di Creta e ne legittima la presenza greca in età storica.
Testimonianze letterarie e nascita della polis
Le prime testimonianze letterarie sono i poemi omerici che risalgono all'VIII secolo; la prima testimonianza epigrafica che indica la diffusione della scrittura non solo in un ristretto ambito di letterati, ma anche fra la gente comune è costituita dalla coppa di Nestore che era stata trovata a Pitecusa (l'attuale Ischia, cioè la prima colonia greca in Italia); si tratta di una cotile che lungo la fascia della parete ha un'iscrizione in metrica che si lega ai poemi omerici (Iliade, XI, v. 627/637), infatti dice "Bella è per bere la coppa di Nestore, ma chi berrà da questa coppa verrà preso dal desiderio di Afrodite dalla bella corona".
Tutto ciò fa pensare a dei cambiamenti molto rapidi tanto che si parla di rivoluzione strutturale, infatti tra l'VIII e il VII secolo cambia radicalmente il sistema della Grecia e il punto d'arrivo è la nascita della polis; si assiste alla ripresa dell'agricoltura che si lega alla nascita della polis perché l'agricoltura presuppone la stabilità, comporta la divisione del lavoro e un certo coordinamento; quindi si crea una società legata al territorio e che presuppone un ordine per la convivenza pacifica.
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