Storia del libro manoscritto
Il codice è un unicum e non è mai prodotto in serie. La codicologia ha come oggetto lo studio del libro manoscritto, principalmente in forma di codice, attraverso l'osservazione archeologica della sua struttura: analizza la produzione libraria dell'età tardoantica e medievale fino alla diffusione del libro a stampa. Osservazione archeologica significa che si ricostruisce come un codice sia stato confezionato, come sia stato utilizzato e da quali mani sia passato nel corso del tempo.
La codicologia
La codicologia può essere:
- Ausiliaria ad altre discipline
- Archeologia del libro: componenti materiali e tecniche di lavorazione sono oggetto di interesse autonomo (rivista belga Scriptorium, Francois Masai e Leon Gilissen)
- Quantitativa: applicazione di metodi statistici
- Laboratoriale: si avvale di misure strumentali e analisi fisico-chimiche
- Restaurativa: l'Italia è all'avanguardia con l'Istituto Centrale per la patologia del libro
- Comparativa: comparazione di codici prodotti in diversi contesti geo-culturali
Il codice è un libro formato da fogli piegati in due (bifogli) e riuniti in fascicoli, cuciti mediante un filo lungo la linea di piegatura. Il libro è un aggregato portatile di elementi che presentano almeno una superficie piana su cui può essere scritto un testo in maniera durevole.
Strumenti di lavoro
Strumenti di lavoro:
- Cataloghi: informazioni di base
- Repertori speciali: affrontano i singoli aspetti del codice
- Repertori terminologici
- Manuali
- Riviste: Scriptorium, Codicologia, Scrittura e civiltà, La Gazette du livre medieval, Quinio
Supporto di scrittura
Il supporto di scrittura è il materiale sul quale è stata tracciata la scrittura.
- Supporti minerali: scrittura a sgraffio, con uno strumento appuntito.
- Argilla e tavolette: la superficie può essere bagnata e riscritta un numero infinito di volte finché non viene cotta al forno. Vi si scriveva con una canna di legno.
- Ostraka (coccio, terracotta, supporti con superficie tondeggiante): costo basso alla portata di tutti. Vi si scriveva con calamo e inchiostro o incidendo con punte di ferro
- Rame, oro, bronzo e piombo: lavorazione a lamina sottile (Tavola di Cortona atto notarile in bronzo; Lamine di Pyrgi in oro; Disco di Magliano in piombo con scrittura disposta a spirale contenente norme per i sacrifici). Tabulae defixionum: lamine di piombo contenenti malefici. A Roma le lamine di bronzo venivano usate per i diplomi militari, e Plinio accenna anche a rotoli di metallo, che però non ci sono pervenuti. Anche in Cina e in India si incidevano lamine metalliche.
- Pietra: marmi, graniti, arenaria, calcare, porfido (Stele di Rosetta). Nel Mediterraneo sono testi con funzione pubblica. Il testo veniva inciso e talvolta dipinto; talvolta vengono applicate lettere metalliche.
- Supporti organici: scrittura a inchiostro
- Tessuti: in particolare, seta e lino (Mumma di Zagabria, un libro etrusco in lino usato in seguito per fasciare una mummia egizia). Le fasce non si arrotolano, ma si dispongono a soffietto.
- Corteccia: ancora molto diffusa in Asia. Betulla, tiglio, aloe, pioppo, bambù
- Foglie: tra i supporti più antichi, ancora Plinio ne attesta l'uso. Dall'India vengono le foglie di palma. Vi si scrive con penne in legno o in metallo, oppure incidendo con un ago.
- Cuoio: uso antichissimo, già in Egitto. Nel tempo si otterrà la pergamena
- Altri materiali: gusci di conchiglia, valve, ossa umane (Maya), gusci di tartaruga, avorio
- Tavolette: usate in età classica
- Lignee: assicelle sottili di legno tenero (betulla od ontano), scritte a inchiostro con calamo o pennello. Sono dette dealbatae quando la superficie è imbiancata e coperta di righe di scrittura.
- Cerate: invenzione greca, su un telaio si versa gommalacca fusa di colore nero. La scrittura è a sgraffio, con uno stilo metallico.
- Libri di tavolette: dittici, trittici e polittici. Quando erano piccoli, usati per prendere appunti, si chiamavano pugillares.
- Uso delle tavolette: dittici sigillati per corrispondenza epistolare. Trittici per documenti ufficiali.
- Papiro: la pianta era utilizzata per gli scopi più disparati (sandali, abiti, ceste, stuoie, cordami, reti, stoppini, imbarcazioni, vele, cibo, legna, medicina, imbalsamazione, decorazione). Usato soprattutto per produzione documentaria sia pubblica che privata. Il costo non era alto (prezzi, margini non utilizzati, possibilità di riutilizzo, spazzatura) e non era una materiale troppo fragile (testi che circolano da centinaia di anni secondo fonti letterarie, utilizzo per testi che si deteriorano). Si fabbrica scortecciando la pianta e tagliandone il midollo nel senso della lunghezza. Le strisce vengono sovrapposte in due strati, l'uno trasversale all'altro, che poi vengono battuti: la linfa funge da collante. Quindi si rifilano i lati e si leviga il “foglio” con pietra pomice: è questo che determina la qualità del papiro (hieratica per i testi sacri, liviana e claudiana più resistenti, amphiteatrica o fanniana di media qualità, saitica più ruvida, taeneotica più dura e venduta a peso, emporetica venduta per l'imballaggio delle merci). I papiri sono stati ritrovati in cumuli di immondizia (kiman), corredi funerari, biblioteche, archivi, sarcofagi.
- Pergamena: l'uso di pelli animali è antichissimo. Alla corte di Pergamo si raffinano le metodologie per la preparazione. Ha il sopravvento sul papiro agli inizi del IV secolo.
- Proviene dallo strato intermedio della pelle di un animale (il derma).
- Fasi di lavorazione: scuoiatura, calcinatura (sgrassamento tramite immersione in soluzione alcalina), depilazione, trazione su telaio (è qui che si differenzia dal cuoio), scarnatura, essicamento, pomiciatura. Le fonti sono ricette medievali, raffigurazioni iconografiche e le tecniche dei pergamenai moderni (la letteratura rabbinica medievale riporta procedimenti diversi).
- Regola di Gregory (1885): le due facce della pergamena non hanno le stesse caratteristiche. Le pagine affiancate presentano lo stesso lato della pergamena.
- Difetti: linea della schiena, cimosa (bordo originario della pelle), scalfo (zona che circonda gli arti), specchi (ossa del bacino)
- Spessore: si misura in micron. Tende a diminuire dopo il XII secolo. All'interno del singolo codice, si usano pergamene più spesse per le pagine miniate e per i bifogli esterni (fascicolo come unità a se stante o facilità di chiusura)
- Specie animali: si riconoscono con l'arrangiamento follicolare o con il DNA
- Palinsesti: sovrapposizione di più scritture su uno stesso supporto.
- Papiro: tramite lavaggio, oppure scrivendo sul verso (rotoli opistografi)
- Pergamena: si riusa per risparmio, per motivi ideologici (volontà di distruzione di un testo) o perché i testi avevano perduto valore (a seguito di riforme, leggi, cambiamento della scrittura, lingua incomprensibile). Si assemblano anche fogli ricavati da più manoscritti. Si abrade la pergamena con pietra pomice; dal XI secolo si immergono nel latte e poi si strofinano con una spugna, quindi sono passati in farina e levigati con la pietra pomice. Si riconoscono perché...
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