Storia dell’educazione e delle istituzioni scolastiche
Storia dell’educare e dell’educazione
Con il termine educazione si intende sviluppo di facoltà e attitudini. È un termine che ha
un’ampiezza semantica notevole. Storia dell’educazione è un processo di trasmissione culturale. È
un passaggio di una kultur, insieme di valori, di modi di vita, di costumi che identificano un gruppo
sociale. Questo processo di trasmissione, di acculturazione, è tipico di ogni gruppo sociale umano.
È una dimensione che c’è sempre. Il gruppo degli adulti trasmette questi valori, per creare futuri
adulti e portare avanti l’identità del gruppo, dare forma a nuove generazioni. La storia
dell’educazione inizia con la scrittura. La prima forma di educazione formalizzata ci fu quando
venne istituita la prima scuola di scrittura. Si andranno a formare delle istituzioni che hanno il
compito di educare e non più dagli adulti. Quando si inizia a scrivere come si educa, si inizia a
pensare la finalità dell’educazione. L’idea generica è che l’educazione deve servire per far
diventare adulto un’individuo, ovvero essere inserito in un gruppo. Quindi lo sviluppo delle
capacità personali che un adulto deve avere. Chi le definisce? Il gruppo degli adulti in modo
tradizionale, ovvero tramandando. Dunque la tradizione è una componente fondamentali nei
processi meno formalizzati, funge da guida. Avere l’idea dell’uomo riuscito, per questo i giovani
devono seguirlo, un modello etologico. Nell’educazione viene meno il concetto di fine. Non si sa
quale idea di uomo realizzato bisogna prendere come esempio.
Primo aspetto: Non bisogna mai perdere di vista i valori di quel determinato gruppo.
Secondo aspetto: Lo sviluppo personale permette di integrare l’individuo nel gruppo ed essere
realizzato.
Terzo elemento: La dimensione relazionale tra l’educando e l’educatore.
L’essere umano è un essere educabile. Alcune dottrine tendono ad eliminare l’educabilità
dell’essere umano. L’ineducabilità non significa in addestrabile. L’educabilità è una condizione
degli esseri umani, riconoscere autonomia del soggetto e non emanciparlo. Lo sviluppo delle
conoscenze, abilità e competenze che sono presenti nel piano didattico devono tener conto del
fine. Il fine permette di dire se è stato raggiunto o meno e quindi capire se sono giusti i mezzi.
Citazioni appunti
1) Watson ( l’idea di educabilità va oltre i limiti del pensabile. L’educazione parte da una
struttura data e sviluppa degli aspetti già presenti)
2) Schopenhauer (l’educazione non modifica una posizione naturale del soggetto)
Concetto di Paideia ( da forma a qualcosa di già strutturato, già presente nel soggetto da formare).
L’educabilità è lo sviluppo di quelle potenzialità inside del soggetto e opportune.
Rapporto educatore/educando
Stile direttivo e autorevole: ove si privilegia la funzione guida dell’adulto e dove opera un modello
direttivo. Dialettica tra autorità e autorevolezza (ricordando che auctor deriva da augeo, faccio
crescere). Consapevolezza dell’adulto che il processo che mette in atto fa crescere il suo
educando. Rapporto verticale. Il rischio è che l’educatore spesso si impone e non si propone,
impone la propria volontà e ciò porta a bloccare lo sviluppo.
Stile non direttivo o della libertà: valorizzazione delle risorse autonome dell’educando, l’educatore
ha un’azione indiretta o negativa, “organizza esperienze”. La natura si educa da sola e l’educatore
impedisce che l’educando non prenda vizi. Non sempre consente un determinato sviluppo.
Stile relazionale o della cooperazione: autenticità e reciprocità della relazione educando-educatore
(rischio della confusione dei ruoli)
Lo stile migliore non c’è.
Contesti educativi
Contesti formali: ambienti per loro natura destinati all’educazione (scuola, famiglia, formazione
professionale). Di solito è possibile individuare chiaramente i soggetti responsabili del processo
educativo e la finalità dello stesso.
Contesti non formali: esterni ai sistemi formalizzati ( associazioni sportive(per lui sono formali),
attività di volontariato).
Contesti informali: i vari gruppi sociali che si frequentano nel quotidiano, i media, i social… Non
c’è una comunità strutturata.
L’educabilità implica il concetto di fine e di oltre passamento, il soggetto deve assumere dei
comportamenti che prima non aveva, superamento del limite. La formazione è una trans-
formazione, il soggetto deve trasformarsi. Bisogna evitare di adultizzare troppo ed evitare di
ritardare gli apprendimenti. In questo processo è fondamentale la consapevolezza dell’intento, le
finalità che devono essere spiegate. Progettare processualmente, per poter costruire il se, il
sentimento dell’identità sociale, il soggetto assume un ruolo autonomo. Questo porta alla
necessaria adozione dei comportamenti graduali. Si devono rispettare i tempi dell’apprendimento.
Unitarietà del processo educativo, non si può educare con elementi separati, se no si producono
personalità incoerenti, conflittuali.
Il dubbio se l’uomo sia più o meno educabile è emerso molto ricorrentemente. Nella Grecia del
sesto/quinto secolo sono emerse prime riflessioni. Da subito educare è un problema ma poco
dopo Anassimandro dirà che si può educare. Detto di Anassimandro “ da dove gli esseri hanno le
origini lì hanno anche la loro dissoluzione, secondo necessità. Principio degli esseri è l’infinito. gli
esseri si pagano l’un l’altro, la pena e l’espiazione, secondo l’ordine del tempo.”
Spiegazione: gli esseri si staccano dal principio e ritornano nel principio seguendo la dura
necessità. Se non c’è responsabilità di che colpa parliamo? Ma il nostro esistere è pena e
espiazione. Paghiamo di una colpa che non è nostra. Cerchiamo di sopravvivere facendo una lotta
continua. Gioco dettato dalla necessità del principio.
EDUCARE: deriva da educere ---- condurre fuori e trarre fuori. L’educatore è un impositore o un
aiuto per superare le difficoltà del cammino. Che cosa e come si educa?
In Grecia nacque l’idea che l’educatore si deve educare “da solo”. Far crescere quello che è in
potenza e dar forma alle loro potenzialità.
Concetto di Virtus
Deriva da uomo (Vir) e forza (Vis). È la capacità costante di poter fare. Ci deve essere la dispositio,
se non c’è non può essere educato. Portare fuori qualcosa che è già dentro. Sviluppare delle
capacità presenti che se non messe in atto possono rimanere inespresse
PAIDEIA
Jaeger: come si raggiunge un certo livello di consapevolezza ci si pone il problema di educare. Gli
umani danno origini a luoghi, istituzioni specifici per far sviluppare e trasmettere l’idea di tipo
umano in cui ci si identifica. Istituzioni sono enti artificiali costruiti dall’uomo. Negli enti sono
espliciti i fini. Il sistema di valori trasmessi nell’anno della formazione determina il suo agire nella
società, quindi è importante l’educazione che si ha da bambini. Si inizia a mettere in discussione le
norme di una comunità. L’educazione è l’emanazione diretta di queste norme. I processi educativi
sono tanto più stabili quanto è stabile la società.
Quali valori devono essere perseguiti? Tutte queste riflessioni nascono nelle polis greche, quando
fecero scambi, articolano mestieri differenti, si crea una società composta da varie persone (
artigiani, commercianti, ecc). Le classi sociali più basse vennero lasciati stare per l’educazione.
Storia dell’educazione differente dalla storia della pedagogia.
Preistoria
L’educazione naturale propria di ogni gruppo sociale. Gli ingredienti fondamentali sono
l’imitazione e la narrazione. I vecchi raccontano storie, trasmettono. Vengono abituati a pensare
che nel bosco abitano i cattivi, che si fanno pessimi incontri. Si faceva anche nell’antica Grecia
ovvero si proponevano dei modelli. Ha una bassa intensità formale, non c’è una riflessione a ciò
che si insegna. Data dalla famiglia e dal gruppo sociale. Legata allevamento. L’educazione familiare
ha un ruolo fondamentale e ci sono ancora teorie che ritengono che la famiglia sia insostituibile
come principale forma educativa. I cattolici pensano che la famiglia abbia un ruolo fondamentale.
Ma in realtà non è cosi perché c’è chi nasce senza una famiglia. Quali sono le modalità di
trasmissione? Oltre alle narrazioni fiabesche, abbiamo le massime, i proverbi. Esprime i modi più
giusti per gli anziani. Si fa storia quando le popolazioni tendono a stanziarsi. Per i popoli nomadi è
più difficile sapere come educavano perché non abbiamo testi scritti. Popoli che si stanziano lungo
posti d’acqua dove potevano irrigare i propri campi, l’agricoltura. Non c’è sviluppo di civiltà se non
c’è surplus. Devono produrre più di quanto consumano, se no non c’è un mantenimento. Riuscire
a mantenere più di quanto producono. Si sviluppa così la divisione del lavoro. Distinzione tra otium
e negotium. Nelle campagne il tempo dell’otium era ridotto al minimo, solo la prima età, appena
era possibile il bambino lavorava. Le famiglie ricche avevano tempo per la formazione, non
dovevano andare precocemente a lavorare. I contadini non mandavano a scuola i bambini perché
gli servivano nei campi.
Scuolè: spazio protetto per dedicarsi alle attività per formare l’educazione. Tempo libero per
formalizzare l’educazione.
L’essere umano è un essere situato. L’uomo viene gettato in un mondo. C’è una rete di
comunicazioni che struttura il soggetto. La relazione non è solo con l’ambiente. Abitare significa
strutturare quell’ambiente per far crescere l’uomo, costruire ripari, operazioni da fare per
mantenere vivibile questo luogo. L’essere struttura relazioni anche con gli altri umani.
L’educazione serve per stare al mondo e serve per relazionarsi con gli altri. L’essere umano esiste,
è esposto, da solo non sta. Le piante insistono, dove vengono messe rimangono ferme. Gli uomini
sono costretti a muoversi per continuare ad esistere. Gli umani che sono necessariamente esposti,
che sono gettati nel mondo devono progettare la propria esistenza per continuare a sopravvivere.
L’educazione diventa la necessaria trasmissione che il gruppo accogliente cerca di far maturare nei
nuovi venuti affinché loro continuano quei valori. La cura nel rapporto educativo è fondamentale.
Ci prendiamo cura delle persone e abbiamo cura delle cose. L’essere umano va rispettato perché è
un essere umano, al di là di quello che andrà a fare. Si educa in vista della piena educazione.
L’educazione è sociale e non individuale, l’esplicitazione dei fini diventa essenziale per ottenere i
risultati. In base a ciò che voglio ottenere decido che mezzi utilizzare. Questo diventa oggetto di
una riflessione esplicita, da quando si inizia a scrivere. La scrittura è fondamentale. Novus=norma
deriva da termine nevei=appropriarsi del terreno. I concetti del diretto basilari derivano dalla
scrittura sulla terra. La proprietà diventa tracciabile come confine e ciò può essere un motivo di
guerra. La scrittura permetterà di chiarire. Le parole scritte permettono la sopravvivenza. La parola
scritta viene legata alla trasmissione di assi valoriali degli dei. Le leggi morali si pensava che fossero
scritte sulla pietra da Dio. Chi detiene la scrittura in questi popoli, detiene anche la parola di dio e
quindi ha un ruolo fondamentale, detiene un potere idoneo. Per i sumeri lo scriba al mondo in
mano.
La scuola
Quindi si deve insegnare a leggere e scrivere con l’avvento della scrittura. La scuola sumerica ha
lasciato un’impronta molto gerarchica mantenuta da altri. Il maestro ha il ruolo del padre in
famiglia e quindi punisce. Il padre dava compiti ai fratelli maggiori che avevano un potere minore
nei confronti dei più piccoli. Ciò lo ritroviamo anche nelle botteghe artigiane. Ci sono distinzioni tra
insegnanti buoni e meno buoni. Pedanti sono quelli che insegnano facendo imparare a memoria.
C’erano le accelerazioni di curricolo, raccomandazioni. Nelle popolazioni in cui la scrittura viene
considerata emanazione diretta del dio non viene tramandata la scrittura, doveva saperlo solo in
pochi.
Paideia
In Grecia a partire dal 6-7 secolo si è delineata la Paideia. Le classi dirigenti prima delle polis
vengono definite nel testo di omero.
L’iliade è il testo della formazione, si parla del rapporto tra le polis, le quali erano isolate ma
durante le guerre si uniscono perché condivido dei valori comuni che danno forma
all’addestramento delle classi dirigenti. Ovvero i valori erano valenti guerrieri, saggi gestori delle
città, forza fisica, coraggio, abilità, onore, abilità del capo politico e militare, doveva essere uno
stratega. Ad Achille manca un po’ di saggezza per essere un capo supremo.
Odissea descrive altre virtù: un capo che deve sapersi districare fra forme di difficoltà diverse.
Ulisse infatti viene riconosciuto da altri segni (cane, come fa il letto) e non dalle virtù guerriere.
Segna un trapasso, odisseo usa l’astuzia, è un’intelligenza maliziosa, a differenza di un guerriero
dell’iliade.
L’altra opera che è un raccolta di opere formative è quella di Esiodo. Legate sempre ai testi
teologici. Nasce un diverso modello della gestione della città, un modello borghese. Non soppianta
le classi borghesi dominanti. Le polis sono in mano comunque alle grandi famiglie, anche se si ha
una struttura democratica. La Repubblica di Platone, nella parte centrale, parla della formazione
della Paideia. Come vanno educati i futuri reggitori della polis. È un dialogo a casa di un meteco
(sostenitore della fazione democratica, hanno tutti le caratteristiche per parlare di una città
giusta). Composto da dieci libri. Quando iniziano queste forme democratiche cambiano le virtù
richieste per essere al capo della città.
In Grecia che cosa legittima, chi educa gli altri e chi detta norme iniziò ad essere delineata con la
filosofia e si ebbero delle risposte. La filosofia non nasce con i filosofi ad Atene ma ritengono che
tutti siamo filosofi. Nasce in isolette (coste Turchia) la filosofia perché quelli erano punti di incontri
di culture diverse. La filosofia emerge per capire se ci sono dei tratti comuni, cerca di fare
un’indagine razionale. Filosofia problematica dialogica , i problemi emergono perché ci si
confronta, si dialoga. Dialogando in pubblico si deve persuadere il pubblico e nasce la retorica. Il
cercare di convincere e vincere contro l’avversario è l’eristica ovvero l’arte del discutere. Con
Parmenide si era arrivata ad una concezione del sapere dove dovevamo trovare il discorso vero in
assoluto. Bisognava partire dall’incontrovertibile. Per sapere cosa è giusto bisogna sapere cosa è
veramente giusto. Per Parmenide l’essere ha un solo significato, esistere. Esiste un solo essere con
un solo significato e quindi è solo uno. Ha reso illusoria e falsa del mondo in cui viviamo. Non
riesce infatti a spiegare la genesi. Il non essere non è, quindi non esiste.
Dopo di lui ci si chiede: salviamo le apparenze, i fenomeni, ciò che appare. Nell’ambito delle
apparenze che ci occupiamo come educare le future generazioni. Ci sono opinioni e opinioni. Si
concentrerà la filosofia sul recuperare il rapporto tra il discorso di Parmenide e il discorso della
nostra esistenza. Bisogna ammettere che l’essere non ha un solo significato. Inseguito si comincia
a capire che per parlare in pubblico bisogna farsi istruire e quindi nascono delle scuole di retorica.
Vengono ingaggiati: Platone, Socrate ( che non si faceva pagare), Protagora (molto costoso).
L’insegnamento anche se costoso era molto importante. Il discorso pubblico si struttura su
opinioni, non sulla verità.
Protagora: secondo lui sono possibili due discorsi contrapposti. Nessuno quindi riesce a
dimostrare la falsità dell’altro. Dirà che decide l’uomo, ovvero colui che fa da giudice. L’uomo è
misura di tutte le cose. Sarà a dire lui cosa esiste e cosa non esiste con la paura e con il linguaggio.
Gorgia: elogio di Elena. Elena non godeva di buona stampa ad Atene. Lei essendo molto bella le
venne assegnata la causa della guerra, una donna da evitare. Lui fece vedere come si può
smontare ogni accusa rivolta ad Elena e fa vedere come è facile. Se è stata rapita non è colpa sua,
se è stata violentata non è colpa sua, se è stata persuasa per andare con Paride non è colpa sua
perché la parola è un grande dominatore che sa compiere cose meravigliose, suscita pietà, genera
ira, scatena l’amore. Opera meraviglie a prescindere dalla verità.
Socrate venne accusato di rendere migliore il discorso meno vero. La finalizzazione della
formazione è il linguaggio. Anche se non so cos’è vero, se c’è una verità questa è giusta per tutti.
Viene condannato il peggiore dei sofisti.
Platone sarà fondamentale per lui correggere le strutture dei sofisti.
Che cosa è educabile alle virtù? È educabile a quella dimensione interiore, il conosci te stesso e
nulla di troppo. Massime della saggezza di cui Socrate fa proprie.
Chi si occupa dei fanciulli si chiama pedagog
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