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La nascita della stampa in Italia

La prima tipografia italiana fu fondata a Subiaco da due monaci benedettini

 tedeschi scappati dal sacco di Magonza del 1462, Conrad Sweynheym e

Arnold Pannartz

Tra i due esisteva una divisione del lavoro: Sweynheym era incisore e punzionista,

 Pannarz tipografo

Non abbiamo notizie sicure sulla data del loro trasferimento in Italia, dal momento

 che i primi libri pubblicati non recano né la data né il luogo di edizione, ma tutto

lascia credere che si siano portati a Subiaco già nel 1464

Anche sul fatto che si sia trattato della prima tipografia attiva in Italia vi sono dei

 dubbi, alimentati dal ritrovamento, avvenuto nel 1924, del “frammento Parson”

I rapporti con Niccolò Cusano, Giovanni Andrea Bussi, vescovo di Aleria, e col

 card. Bessarione

Il primo libro prodotto fu l’ars minor del grammatico Elio Donato, a cui fecero

 seguito il De Oratore di Cicerone, le Divinae Institutiones di Lattanzio e il Civitate

Dei di Sant’Agostino

I libri pubblicati, in elegantissime edizioni in folio molto sorvegliate dal punto di

 vista filologico, ad opera dello stesso Bussi e di Bartolomeo Platina, primo

bibliotecario della Vaticana, servivano alla divulgazione dell’ideologia

neoplatonica, il cui più influente esponente era ai tempi il card. Bessarione (padre

della Marciana di Venezia)

La nascita della stampa in Italia

Nel 1467 spostarono l’officina a Roma nelle case dei Principi Massimo presso

 Campo dei Fiori, dove continuarono la loro attività, utilizzando tre torchi, fino al

1473, quando la società fu costretta a sciogliersi per mancanza di fondi

È tuttavia verosimile che la prima tipografia fu impiantata a Roma da Ulrich Han,

 che nel 1467 pubblica le “Meditationes vitae Christi” del card. Juan Torquemada

(commendatario del convento benedettino di Subiaco)

Il revisore delle opere stampate dall’Han fu Giovanni Antonio Campano, vescovo

 di Teramo, strettissimo collaboratore e poeta ufficiale di Pio II Piccolomini

I Piccolomini (prima Enea Silvio e dopo la sua ascesa al pontificato il nipote

 Francesco Todeschini Piccolomini) erano cardinali protettori della nazione

germanica e a Roma punto di riferimento per i tedeschi residenti

Pio II conosceva l’arte della stampa ed è probabile che, tramite le sue conoscenze

 tedesche abbia fatto giungere a Roma un tipografo

A differenza dei due benedettini l’azienda di Han, continuata dopo il 1476 da

 Stefano Plannck, riuscì a superare i momenti di crisi e divenire una delle più

prolifiche del Quattrocento

Le edizioni di Han (che si firmava Udalricus Gallus) erano caratterizzate per

 tirature maggiori (anche oltre il migliaio, rispetto alle 250-300 copie di Sweynheym

e Pannartz) e per una maggiore varietà editoriale, comprendente testi giuridici

legati all’attività della Curia, pamphlets, in taluni casi con l’utilizzo di immagini

silografiche

Spesso inoltre si associava nelle imprese editoriali con altri tipografi, come Niccolò

 Cardella

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Il quattrocento

Ben presto giunsero altri tipografi tedeschi, come, Giovanni da Spira attivo a

 Venezia dal 1469, Giovanni Numaister a Foligno dal 1470 ecc.

Ben presto anche alcuni italiani si impegnarono nella nuova arte. Tra i primi

 Antonio Zarotto, Panfilo Castaldi, lo stesso Cardella, Filippo la Lignamine,

anche se per gran parte del Quattrocento rimase la predominanza dei tedeschi

Nel giro di pochi anni si aprirono stamperie in oltre quaranta località, anche

 se in realtà i 4/5 della produzione fu prodotta, in ordine di importanza a

Venezia, Roma, Milano, Firenze e Bologna

La produzione italiana di incunaboli è stimata in circa 15000 incunaboli, un

 terzo della cifra totale ipotizzata da Febvre-Martin, con prevalenza della

produzione in latino (su 10.514 edizioni censite nell’IGI 8237 latine e 2277 in

volgare)

Va anche detto che i bisogni culturali che la produzione quattrocentesca

 tendeva a coprire erano quelli di livello medio-alto

Il numero è indicativo in quanto ancora oggi si scoprono nuove edizioni,

 magari di operette di poche pagine composte per motivi occasionali e tirate in

poche copie, che si trovano rilegate insieme a manoscritti o ad altri incunaboli

rendendone difficile l’identificazione

La stampa in Italia

Il quattrocento

Il successo editoriale immediato provocava cicliche crisi di

 sovrapproduzione, cui il mercato rispondeva con la concentrazione editoriale,

per cui alla fine in realtà la grande maggioranza delle edizioni venne prodotta

da un numero limitato di editori

Ad esempio a una prima fase di grande espansione si sostituì una crisi tra la fine

 degli anni 70 e i primi anni 80, che condusse a fenomeni di concentrazione

editoriale.

Ovviamente era più facile superare i momenti di crisi se ci si trovava in un centro

 importante, piuttosto che in provincia, in cui però, nei momenti di espansione si

usufruiva della mancanza di concorrenza

Non era pertanto infrequente che la vita dei primi tipografi fosse itinerante

 Si è discusso sull’effetto dell’introduzione della stampa sulle strutture produttive

 del libro manoscritto: come in tutte le innovazioni si verificarono casi di

adeguamento e, forse più numerosi, casi di espulsione

In realtà la produzione del libro manoscritto continuò per tutto il secolo ed anche

 oltre, anche se legata ad ambiti particolari

Per quanto riguarda la decorazione del libro la continuità fu assoluta dal momento

 che la sostituzione delle iniziali miniate con i capolettera stampati avvenne solo nel

corso del Cinquecento

La stampa in Italia

Il quattrocento

Come tutte le attività economiche rilevanti la stampa venne tutelata

 dal potere pubblico fin dagli inizi

Esemplare sotto questo punto di vista l’esempio veneziano che, negli

 elementi essenziali, ha costituito un modello per tutta l’età moderna

Nel 1469 lo stampatore tedesco Giovanni da Spira si trasferisce nella città

 lagunare e nel fondaco dei Tedeschi impianta una prima officina

Nel settembre dello stesso anno il Senato rilascia a suo nome un

 privilegio che gli garantiva la privativa sul procedimento per 5 anni, che

la morte del tipografo fece decadere

Dopo di lui non vennero più concesse privative generali ma solo relative

 alle opere che si intendevano stampare

Il problema principale era contrastare le contraffazioni, i plagi, ma anche

 tutelare le tecniche, per conservare la qualità dei prodotti

Il metodo adottato era quello, tradizionale, del controllo del mercato

 attraverso le privative di vendita

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Il quattrocento

In questo contesto si inserisce il problema dell’autore: le caratteristiche

 innovative del testo riprodotto erano la premessa perché venisse rilasciata

la patente, sia nel caso di edizioni di classici che di nuove opere

(l’Ariosto ne chiese una a vita per l’Orlando Furioso nel 1515)

A volte la privativa poteva anche essere richiesta su una nuova tecnica,

 come quella per la notazione musicale elaborata da Ottaviano Petrucci

(1498) o per un carattere (Aldo Manuzio per le opere in greco nel 1496)

Il controllo sul mercato librario si esercitava anche attraverso la licenza di

 stampa (a partire dal 1527) al cui rilascio, a differenza delle patenti,

concesse dal Senato, erano deputati prima il Consiglio dei Dieci, e poi gli

Esecutori sopra la bestemmia

Anche il problema della qualità del testo veniva considerato dai

 governanti veneti che nel 1516 istituirono la figura del correttore

pubblico, prima nella persona dell’umanista Andrea Navagero, poi

nell’organo dei Riformatori dello Studio di Padova

L’ultimo ambito di controllo pubblico era quello dei prezzi, il cui prezzo i

 tipografi si impegnavano a limitare nelle domande di privativa, e dal

1534 vennero incaricati della stima i Provveditori del Comune

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Il quattrocento

I centri di produzione

 Roma

 La prima tipografia fu aperta da Ulrich Han nel 1465, poco prima del

 trasferimento a Roma dei torchi di Sweynheym e Pannartz

Ben presto il numero delle tipografie crebbe fino a giungere a una cifra

 vicina alle 50 unità

Tuttavia di queste solo poche svolsero un ruolo veramente attivo sia per

 numero di edizione che per entità della produzione

Ad esempio tra il 1480 e il 1490 tre quarti della produzione di titoli si

 deve alle tipografie di Eucherius Silber e Stephanus Plannck

La produzione romana era naturalmente influenzata dalla presenza della

 corte papale, per cui una parte consistente dei titoli riguarda operette

celebrative e d’occasione (ad. es. per l’elezione di un nuovo pontefice) e

formulari cancellereschi

Seconda solo alla produzione di testi per il “consumo religioso” era

 l’edizione di testi classici curati da umanisti legati all’Accademia romana

Inizia anche una produzione in volgare di operette religiose e morali

 rivolta a un pubblico meno raffinato

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Il quattrocento

Venezia

 Venezia fu il principale centro europeo di produzione libraria

 La stampa venne introtta da Giovanni da Spira nel 1469

 Nel corso del Quattrocento operarono a Venezia più di 200 aziende

 tipografiche. Anche a Venezia, anche se meno che a Roma, la percentuale

di produzione effettuata dalle case maggiori fu elevata

Fra i fattori che hanno determinato la posizione dominante di Venezia

 possiamo sottolineare la disposizione di capitali, materia prima di ottima

qualità e la presenza di un milieu intellettualmente elevato e diversificato

(ricordiamo la presenza dello Studio di Padova)

Importante fu anche l’appoggio prestato dai dirigenti della Repubblica,

 che intuirono le potenzialità del mezzo e studiarono i mezzi per tutelarlo

(disciplina del privilegio) e vi investirono direttamente (Priuli, Agostini)

Venezia funzionò anche come centro di irradiamento: alcuni tipografi che

 introdussero la stampa in altre città (ad es. Valdarfer a Milano)

provenivano dalla città lagunare

Fu importantissimo il ruolo dei tipografi veneti nello sviluppo dei

 caratteri (Jenson, Aldo Manuzio)

La stampa in Italia

Il quattrocento

La prevalenza delle esportazioni ha inoltre provocato l’evoluzione della

 forma del libro veneto verso modelli meno legati alla tradizione locale

(comparsa del frontespizio, diversificazione dei formati a seconda

dell’argomento) che finirono per diffondersi rapidamente

Le maggiori case editoriali stabilirono ben presto accordi per cercare di

 limitare i rischi legati alle variazioni di mercato, a volte specializzandosi

in certi tipi di produzione (ad es. Jenson testi e Giovanni da Colonia

commenti), o stabilendo alleanze stabili per superare le fasi di

contrazione economica (lo stesso Giovanni da Colonia con Vindelino da

Spira)

Gli editori veneti sono stati accusati (Martin Lowry) di aver assecondato

 il mercato senza cercare di creare stimoli nuovi. In effetti le edizioni dei

classici e dei testi di diritto furono preponderanti (bisogna anche tenere

conto del fatto che i libri di diritto erano sicuramente i più cari e che

entrambe le categorie erano facilmente esportabili)

La stampa in Italia

Il quattrocento

Milano

 A Milano la stampa venne introdotta da Antonio Zarotto, un mercante parmigiano

 che aveva già operato a Venezia, che nel 1471 dette alle stampe il De verborum

significatione di Pompeo Festo

Gli inizi della stampa milanese sono stati accuratamente indagati (Arnaldo Ganda)

 e sono estremamente significativi per esemplificare l’ambiente in cui si muovevano

i primi tipografi. In particolare è interessante la vicenda dello Zarotto (Perini)

Nel 1472 stipulò una società con alcuni umanisti repubblicani, il più famoso dei

 quali era Cola Montano, e alcuni finanziatori di estrazione aristocratica. Cominciò

un’attività editoriale volta in primo luogo alla remunerazione economica

(pubblicazione di messali), ma contenente anche una vena politica “antitirannica”,

come risulta dalla pubblicazione della Congiura di Catilina di Sallustio nel 1474.

Nel 1476 Cola Montano venne coinvolto nel complotto ai danni di Galeazzo Maria

 Sforza e si recò a Bologna dove curò, per i tipi di Domenico de’ Lapi, l’edizione

della Cosmografia tolemaica, per finire impiccato a Firenze nel 1482 per aver

pubblicato l’ “Oratio ad Lucenses” in cui esortava i Lucchesi a combattere il

Tiranno Lorenzo, giustificando con le Scritture il tirannicidio.

Nel 1480 Ludovico il Moro decise di pubblicare a fini di propaganda i Commentari

 di Giovanni Simonetta, che aveva da poco fatto arrestare, non prima di averli

censurati e parzialmente riscritti ad opera del maestro di retorica Francesco Dal

Pozzo. La pubblicazione del libro venne affidata allo Zarotto che ottenne così il

primo privilegio di stampa

La stampa in Italia

Il quattrocento

Oltre ad Antonio Zarotto svolsero un ruolo importante i tedeschi

 Christoph Valdarfer e Ulrich Scinzenzeler, autore, con il suo corregionale

Pachel di ben 473 edizioni (su un totale di circa 1200)

La caratteristica dell’editoria milanese è quella di avere poche case

 (intorno alla decina alla volta) con un numero elevato di edizioni per casa

e con tirature superiori alla media (fino a 1000)

Firenze

 Per lungo tempo Firenze rimase ai margini della produzione editoriale

 Il primo stampatore di cui si abbia notizia è Bartolomeo Cennini, un orafo

 che nel 1471 dette alle stampe un commento di Virgilio e poi cessò le

pubblicazioni

Il principale tipografo fiorentino del Quattrocento fu Bartolomeo di

 Francesco (detto de’Libri), cui si devono 250 edizioni sulle 777 note

La caratteristica principale della prima editoria fiorentina, che la

 distingue dalle altre esperienze contemporanee, è la percentuale di libri in

volgare, superiore al 70 % del totale. Altra caratteristica è la realizzazione

del 70 % delle edizioni nell’ultimo decennio del secolo

La stampa in Italia

Il quattrocento

Una prima spiegazione è che la produzione in volgare dell’ultimo

 decennio è direttamente collegata al Savonarola, le cui prediche venivano

rapidamente diffuse con tirature di 2-3000 copie

Bisogna tuttavia considerare che le altre caratteristiche della produzione,

 cioè l’attenzione per l’editoria popolare e il conservatorismo nella forma.

Il fatto è che gli ambienti più colti, come i circoli umanistici, per lungo

 tempo hanno rifiutato il libro a stampa e hanno continuato a

commissionare i loro libri ai copisti, che a Firenze erano i migliori

dell’epoca (basti citare Vespasiano da Bisticci); d’altro canto a Firenze

l’alfabetizzazione era diffusa e esisteva uno spazio per i bisogni culturali

di livello intermedio, e in questo settore i tipografi fiorentini non

temevano la concorrenza

Conservatorismo della forma, alto livello delle illustrazioni, prevalenza

 del volgare sono fenomeni legati al localismo del mercato, che si

manifesta anche nella povertà della produzione di classici latini e della

mancanza totale di quella di libri di diritto

La stampa in Italia

Il quattrocento

Importante dal punto di vista qualitativo, se non quantitativo fu invece la

 produzione di libri in greco, dovuta alla presenza a Firenze di Marsilio

Ficino e della sua scuola

Napoli

 Napoli rappresenta un esempio chiarissimo del rapporto complesso che

 lega la stampa alla società e della estrema delicatezza e fragilità del suo

apparato produttivo

La stampa vi venne introdotta nei primi anni ’70 e subito ebbe un certo

 impulso, con una produzione estremamente diversificata, in cui un posto

rilevante fu occupato dai libri in ebraico (24 su 290). L’aspetto più

significativo è che solo 13 edizioni videro la luce dopo il 1494, e di

queste nessuna in ebraico

In ogni caso la debolezza dell’industria libraria a Napoli, che pure, per

 dimensioni urbane, la presenza di uno Studio e di circoli intellettuali di

alto livello e per il fatto di essere la capitale del più grande stato italiano,

pareva particolarmente adatta allo sviluppo della stampa, dipende in gran

parte dalla mancanza di una domanda interna così sostenuta da consentire

alle tipografie di reggere alla concorrenza internazionale pur in una

collocazione marginale

La stampa in Europa

Dopo il 1462 i prototipografi maguntini si diffusero in tutta

 Europa. Per tutto il Quattrocento in effetti la maggiorparte dei

tipografi, anche nelle altre regioni europee erano di origine

tedesca

Le direttive di penetrazione della stampa seguivano tre strade

 La vicinanza (prima la Renania, poi Baviera, Sassonia ecc.)

 L’importanza delle città, attratti dalla presenza di istituzioni,

 ecclesiastiche e laiche in grado di dare commissioni per stampe

amministrative e di Studi universitari (caso di Roma)

L’interessamento di un sovrano (caso ungherese)

In realtà la vita di questi tipografi era spesso itinerante

 Johann Neumeister, proveniente da Magonza, attivo a Foligno nel

 decennio successivo, ritorna a Magonza fino al 1480, poi dal 1481 a

Basilea, da dove passa in Francia e si stabilìsce ad Albi, e poi a Lione dal

1483. Dal 1495 deve lavorare come dipendente di altri stampatori e

muore povero nel 1512

La stampa in Europa

La Francia

 Già Fust e Schöffer, prima del 1462, avevano a Parigi un loro

 rappresentante commerciale, per rifornire la Sorbona di testi classici

La prima tipografia viene aperta all’interno della Sorbona da una società

 di docenti e studenti guidata da Jean Heynlin, che utilizzarono personale

proveniente da Basilea e che iniziò le pubblicazioni nel 1470

Ben presto la tipografia dovette orientarsi verso una produzione più varia

 e perdette il collegamento esclusivo con la Sorbona

La nuova impresa tipografica, nota col nome di “Le soleil d’or”,

 abbandonò la littera antiqua precedentemente utilizzata per tornare alla

gotica testuale e cominciò la produzione di libri devozionali e moralistici

destinati ad un pubblico borghese

L’altro polo della stampa francese fu Lione, in cui l’arte tipografica

 venne introdotta nel 1473, strategica per la presenza delle fiere e la

disponibilità di capitali. La presenza contemporanea di numerose officine

di incisori determinò la caratteristica ricchezza iconografica dei libri

prodotti a Lione

La stampa in Europa

Altri Stati

 L’Inghilterra mantenne un ruolo marginale con meno di 300 edizioni in

 tutto il XV secolo, quasi un terzo dei quali prodotti da William Caxton,

un commerciante internazionale che in un primo tempo si associò a un

editore di Colonia per la produzione di libri in inglese e solo nel 1472

iniziò a produrre libri nella stamperia di Westminster. La produzione

inglese si caratterizza per la netta prevalenza dell’inglese

Anche la Spagna rimase ai margini dell’industria tipografica con 800

 edizioni concentrate a Salamanca e Siviglia, anche in questo caso con una

prevalenza di opere in spagnolo

Ancora più marginale la presenza della stampa nei paesi orientali, con la

 parziale eccezione dell’Ungheria, travolta però dall’avanzata ottomana

Nel complesso la produzione di incunaboli, per un totale di circa 30000

 titoli e una massa tra i 12 e i 15 milioni di volumi, era assicurata da torchi

collocati in 250 città

Sono già in atto i fenomeni di concentrazione e di “globalizzazione” che

 determinano l’orientamento delle capacità produttive verso quei luoghi in

cui era possibile effettuare con più facilità finanziamento e diffusione del

prodotto

Dall’incunabolo alla

cinquecentina

I principali caratteri formali che contraddistinguono il libro a stampa

 comparvero nei primi 20 anni del XVI secolo

La comparsa del frontespizio e il trasferimento della marca tipografica (e

 di tutte le notizie relative all’identificazione del libro) dal colophon al

frontespizio

La standardizzazione della forma dei caratteri e dell’impaginazione per

 zone di produzione (il romano e il corsivo italico in Italia, il gotico in

Germania, la bastarda in Francia per certi tipi di libri ecc.)

Il protagonista assoluto di tale periodo fu Aldo Manuzio

 Nacque a Bassiano, vicino Velletri nel 1450 e compì studi letterari a

 Roma e Ferrara, distinguendosi nella conoscenza del greco

Nel 1490 raggiunse Venezia provenendo da Carpi dove era stato

 precettore dei figli del signore Alberto Pio

A Venezia entra in affari con il tipografo Andrea Torresani per la

 produzione di libri greci, per cui gli venne concesso l’utilizzo della

biblioteca lasciata dal card. Bessarione alla Serenissima

Dall’incunabolo alla

cinquecentina

La sua attività è stata scandita da momenti di sviluppo e crisi

 repentine. Dopo un periodo di preparazione (1495-1501) l’apice

dell’attività (biennio 1502-1503) in cui prendono corpo le

innovazioni. Poi un periodo di crisi che preannuncia un nuovo

periodo di attività chiuso repentinamente dalla battaglia di

Agnadello nel 1509; dopo un periodo di tre anni l’attività di

Aldo Manuzio ricominciò, ma con ritmi più blandi fino alla

morte nel 1515

Le edizioni aldine accertate sono 157, di cui 42 risalenti al XV

 secolo

Solo 27 sono di opere di autori viventi

 Una politica culturale di avanguardia che riusciva a determinare

 gli indirizzi di ricerca degli intellettuali anche attraverso

l’Accademia Aldina, da lui fondata a Venezia

Dall’incunabolo alla

cinquecentina

Le caratteristiche salienti sono:

 Elaborazione di caratteri particolarmente eleganti e leggibili (il

 rotondo detto Bembo dall’edizione del De Aetna del 1496 e il

corsivo, utilizzato la prima volta nel Virgilio in enchiridio del

1501), ben presto copiati in tutta Europa

Elaborazione della marca editoriale (ancora, delfino e motto

 Festina Lente) come segno di qualità riconoscibile

Uso intelligente dei formati piccoli per un’offerta varia e di

 livello elevato a un prezzo conveniente

Uso magistrale delle illustrazioni (Hypnerotomachia Poliphili,

 con incisioni della scuola del Mantegna) prese a modello in tutta

Europa

Inoltre ad Aldo Manuzio si deve la definitiva soluzione del

 problema della stampa in caratteri greci, con la fissazione di

una scrittura greca corsiva

Il Polifilo (1499)

Frontespizio

Prima carta Le edizioni in greco

La vicenda dell’elaborazione della stampa in caratteri greci è esemplare per

 chiarire i problemi che il nuovo modo di produzione di libri poneva (A. Cuna,

Esempi e problemi di stampa del greco)

Già per la stampa del “De Oratore” di Cicerone (1465) Sweynheym e Pannartz si

 confrontarono col problema dei caratteri greci per le citazioni presenti nel testo

La soluzione fu in prima battuta quella della traslitterazione in caratteri latini

 Nel successivo Lattanzio, in cui le citazioni erano assai più lunghe, in un primo

 momento vennero lasciati degli spazi bianchi da riempire successivamente, poi

venne approntata una dotazione di caratteri greci ma sostanzialmente senza spiriti e

accenti e con poche lettere sovrascritte

Il vero problema era proprio la presenza di questi segni particolari che complica la

 fusione dei caratteri

Già nel Gellio di Jenson del 1472 la dotazione appare più ricca, ottenuta attraverso

 una limitazione dei punzoni, di cui si approntava una versione completa (con spiriti

e accenti) e poi si levava il segno non utile

Per stampare il primo libro interamente in greco (una grammatica, l’Epitome di

 Costantino Lascaris, stampata a Milano da Dionigi Parravicino, per le cure di

Demetrio Damilas) nel 1476 fu necessaria una dotazione di caratteri comprendente

55 maiuscole e 161 minuscole

Le edizioni in greco

Uno dei possibili accorgimenti fu l’adozione della tecnica del doppio

 punzone, cioè la produzione separata di lettere e segni diacritici, che

venivano accoppiati in sede di composizione su due linee parallele

Un secondo problema era quello dell’elaborazione di una scrittura

 comune corsiva, che, a differenza del latino, il greco non aveva

ancora elaborato

Una prima scrittura fu quella definita greco-latina (perché utilizzata nelle

 opere di autori latini) che nelle due versioni romana e veneta presenta tali

somiglianze da far pensare ad un’origine comune, probabilmente

rintracciabile in un copista al servizio del cardinal Bessarione

Un secondo tipo fu quello elaborato a Milano dal copista cretese

 Demetrio Milas, caratterizzata da un tratto più corsivo

Un terzo tipo fu quello elaborato a Firenze da un altro cretese al servizio

 dei Medici, Giano Lascaris, che utilizzò solo caratteri maiuscoli di

formato differente, riducendo in tal modo la necessità di caratteri diversi

Alla fine lo standard venne fissato da Aldo Manuzio (Salterio greco

 1495) grazie al successo delle sue edizioni, utilizzando un carattere

minuscolo corsivo, migliorato alla metà del Cinquecento in Francia

Dall’incunabolo alla

cinquecentina

Alcune delle innovazioni tra la fine del Quattrocento e le prime

 decadi del secolo successivo consentirono un deciso abbassamento

dei prezzi e un aumento delle tirature, pur conservando un livello

qualitativo elevato

Tale politica innestò un periodo di lunga durata (tutto il XVI secolo, ma

 in Italia anche oltre) in cui fu l’aumento dell’offerta a trascinare la

domanda, e non viceversa come nel corso del Quattrocento

La facilità di reperimento dei libri (aumento dei punti di distribuzione, la

 presenza sempre più massiccia di generi letterari di più largo consumo e

la diffusione delle illustrazioni determinarono una diversificazione delle

tipologie di utenti del libro, comprendente ormai quattro fasce: dotti,

lettori, alfabetizzati e analfabeti che, ovviamente utilizzavano il ricco

corredo iconografico della stampa popolare

Effetto di tale penetrazione del libro a tutti i livelli fu una sostanziale

 banalizzazione dell’oggetto, ormai inserito nella vita quotidiana di tante

persone

Una ulteriore conseguenza, anche collegata all’uso personale che la

 lettura muta comportava, fu la radicalizzazione delle idee, fissate una

volta per tutte in uno scritto e accessibili senza bisogno di mediazione

La stampa e la Riforma

Si spiega così il ruolo svolto dalla stampa nella nascita della Riforma

 Ceti medi alfabetizzati e dotati ormai di una certa cultura hanno perso il timore

 reverenziale nei confronti del libro e dispongono di testi sacri (basta citare la

Bibbia di Gutemberg)

La mediazione del clero sembra quindi non più necessaria, a patto che si diffonda

 l’uso del volgare (dalla prima edizione in tedesco di Mentelin a Strasburgo nel

1466 a quella tradotta da Lutero e edita a Wittemberg nel 1522 vi furono 20

edizioni della Bibbia in tedesco, poi publlicata in 450 edizioni)

Nel 1516 esce dai tipi di Froben a Basilea la Bibbia poliglotta di Erasmo e

 Ecolampadio

Si forma quindi una pubblica opinione, collegata e aggiornata dalla diffusione di

 opuscoli e fogli volanti (flugschriften)

Senza la stampa Lutero e il movimento della riforma non avrebbero avuto il

 successo immediato che ebbero, a partire dalle 95 tesi del 1517

Tra il 1517 e 1520 gli scritti di Lutero, spesso di poche pagine, vennero diffusi in

 più di 300.000 copie, che ne fanno il primo esempio di comunicazione mediatica di

massa. Lo stesso avvenne per i dodici articoli dei contadini tedeschi, alla base della

predicazione di Thomas Müntzer

Fra le opere di Lutero una menzione particolare meritano la traduzione in tedesco

 dei Vangeli (1521) e della Bibbia (1534)

La censura ecclesiastica

Il controllo della produzione dei libri a stampa diviene quindi un

 problema ineludibile

Forme di controllo erano esistite anche prima della stampa, ma la velocità

 di diffusione delle idee e la dimensione di massa raggiunta dalla stampa

nel primo Cinquecento accelerano da parte cattolica la ricerca di una

soluzione. La prima normativa risale al Lateranense V (1515) e affida

funzioni di controllo ai vescovi

Le competenze sul controllo dei libri pubblicati passarono sotto Paolo III

 al tribunale romano dell’Inquisizione (1542). Il primo Indice dei libri

proibiti viene pubblicato nel 1559 sotto il pontificato di Paolo IV (Gian

Piero Carafa) e contiene più di 3000 titoli

La rigidità dell’elenco (conteneva ad esempio una lista di editori i cui

 libri venivano vietati indipendentemente dal contenuto) suscitò numerose

proteste, finche nel Concilio di Trento venne approvata una nuova lista

pubblicata nel 1564 da Paolo Manuzio

Nel 1571 l’aggiornamento della lista venne affidato ad una

 Congregazione di Cardinali appositamente eretta, soppressa nel 1966. Fin

da subito la censura ecclesiastica si estese a campi esterni alla dottrina

teologica

La censura ecclesiastica

L’Indice di Paolo IV aveva un triplice scopo

 Distruggere i libri eterodossi già in possesso dei privati (obbligo di

 consegna dei libri proibiti)

Impedire la stampa di testi che avessero un qualche rapporto con le idee

 che si diffondevano in Europa (censura preventiva)

Colpire il traffico (divieto di commercio degli editori condannati)

In realtà gli scopi dell’Indice vennero raggiunti solo in Italia, mentre

 negli altri paesi cattolici spesso i decreti non venivano applicati per

intervento dell’autorità politica

In Italia le maggiori resistenze vennero dalla Repubblica di Venezia,

 preoccupata del danno economico che ne sarebbe derivato

Il campione della difesa dell’autonomia del pubblico fu Paolo Sarpi

 (Historia del Concilio Tridentino)

Il punto centrale è che sulla base delle esigenze della lotta

 controriformistica (controversismo) la Chiesa ha piegato tutto lo

scibile a un modello

La censura ecclesiastica

La proposizione esclusiva del tomismo (e quindi dell’aristotelismo) come

 dottrina accettata ha escluso non solo posizioni apertamente eterodosse,

ma anche quelle neutre

Una conseguenza è stata la fine della corrente di pensiero neoplatonica,

 accusata di essere alla base del naturalismo, del panteismo e del teismo

(condanne di Bruno e Campanella)

Una seconda conseguenza fu la riduzione di ogni aspetto culturale a

 teologia, contrastando la naturale tendenza della cultura moderna ad

autonomizzare i campi del sapere

L’Italia si trovò così esclusa nel Seicento da tutte le grandi correnti di

 pensiero europee (ad es. la biblioteca di don Ferrante)

Solo nel Settecento la maglie si fanno più larghe al punto che l’inclusione

 di un libro nell’indice diviene garanzia di successo editoriale, come

testimoniato dai casi di Beccaria e Montesquieu

In raltà gli stati illuministi non accettano più il controllo ecclesiastico,

 anche se questo non significa la fine della censura (il possesso del

Dizionario di Voltaire veniva punito a Napoli nel 1765 con due anni di

carcere)

L’Indice dei Libri Proibiti

Lo strumento principale era il Decreto, che veniva inviato nelle

 diocesi per essere affisso in luogo pubblico

Prima di giungere all’emanazione del Decreto veniva seguita una

 procedura di tipo giudiziario

Il libro da esaminarsi veniva segnalato da qualcuno (un vescovo, un

 regolare) o d’ufficio da un membro della commissione

Veniva nominato un consultore che esaminava l’opera e stilava un

 giudizio

Il giudizio veniva discusso dalla consulta generale, composta da tutti i

 consultori e, se approvata, veniva discussa nella successiva adunanza

della Congregazione

Se un giudizio non veniva accettato, la Congregazione nominava un

 nuovo consultore, altrimenti l’opera veniva condannata o assolta

L’opera condannata veniva inserita nel Decreto

 Anche la S. Congregazione dell’Inquisizione aveva facoltà di proibire

 libri, ma in connessione col processo all’autore (era cioè una sorta di

pena accessoria)

I Decreti dell’Indice

Decreto del 10 maggio 1619 emanato dal card. Roberto Bellarmino

Libri condannati:

Rittershausen, Konrad, Differentiarum iuris civilis et canonici seu Pontificii

libri septem, Argentorati 1618

Rittershausen, Konrad, Jus Justinianeum, hoc est novellarum imp. Justiniani

Aug. expositio methodica, Argentorati, sumptibus Lazari Zetzneri, 1615

Ferrella, Giovanni Paolo, Fioretti spirituali, 1618

Breulaeus, Henricus, De renunciandi recepto more modoque quem Germaniae

principum, comitum, baronum nobiliumque filiæ, siquando nuptui

collocantur, secundum ritum, consuetudinem & statuta patria ... obseruare

solent succincta tractatio : cum annexis duobus consilijs, Francoforti, ex

officina typographica Nicolai Bassæi, 1619

Pontanus,Johannes Isacius, Originum Francicarum in quibus praeter

Germaniae ac Rheni chorographiam, Francorum origines ac primæ sedes,

aliaque ad gentis in Gallias transitum variasque victorias, instituta ac mores

pertinentia, ordine deducuntur, Hardervici, ex officina Thomae Henrici,

impensis Henrici Laurencii, Amstelodamensis librarj, 1516 [i.e 1616]

Keplerus, Johannes, Epitome astronomiae copernicanae vsitata forma

quaestionum et responsionum conscripta, inque VII. libros digesta, quorum

tres hi priores sunt de doctrina sphaerica, Lentiis ad Danubium, excudebat

Johannes Plancus, 1618

[Schmid, Bartholomeus], Repetitione delli principali capi della dottrina

Christiana cavata delle sacra Scrittura, [Frankfurt am Main], [Erasmus

Kempfer] 1618 La censura laica

Anche nei paesi riformati si istituirono meccanismi di censura, anche

 se meno rigorosi e centralizzati che nella Chiesa cattolica (ad es.

nella Ginevra di Calvino era richiesta la licenza del consiglio

municipale)

L’estensione generalizzata della censura determinò la nascita di un

 fenomeno curioso, cioè quello delle edizioni che omettevano, o le

fornivano false, notizie sull’editore, il luogo e la data di edizione

Finora abbiamo parlato di censura ecclesiastica, ma in realtà gli stati

 moderni influenzarono pesantemente la politica editoriale, sia

attraverso l’istituzione di strumenti di controllo (Francia, controllo

del Parlamento di Parigi e deposito obbligatorio presso la libreria

reale), sia attraverso la concessione di privilegi e finanziamenti

(Firenze, Lorenzo Torrentino stampatore granducale), sia attraverso

pressioni esercitate sui luoghi della cultura (in particolare università

e accademie, con gli intellettuali sempre più cortigiani)

Si distingue infatti tra la censura sul testo (preventiva) e quella sul libro.

 Se la seconda è quella prevalente in ambito ecclesiastico, la prima è

quella maggiormente adoperata dagli Stati moderni

Il Cinquecento

Le difficoltà non limitarono la diffusione del libro che anzi si

 rafforzò conquistando nuove fette di mercato

Aumento della produzione in volgare, sia in termini assoluti che

 percentuali, anche attraverso la diffusione di edizioni di pessima qualità

ma estremamente economiche (ad esempio Rabelais)

Nuovi argomenti vengono trattati: le geografia, rivoluzionata delle

 scoperte geografiche e dai nuovi metodi di rappresentazione cartografica

(Atlante universale di Mercatore 1595)

Sviluppo della letteratura scientifica e della bibliografia come ausilio per

 l’orientamento in una produzione sempre più vasta (La Bibliotheca

Universalis di Conrad Gesner è del 1545). Una conseguenza è la

normalizzazione delle citazioni, secondo forme ancora in uso

Nascita della stampa periodica, derivata dai fogli volanti della prima metà

 del secolo, che si stabilizzano in forma di fascicoli in 4° o in 8°con

cadenze prima semestrali, poi sempre più ravvicinate fino al settimanale

L’aumento dei titoli fu esponenziale (25.000 solo a Parigi, intorno ai

 50.000 in Italia) ma non corrispose a un parallelo aumento reale

dell’offerta, in quanto spesso le edizioni erano ristampe dovute al fatto

che la tiratura non superava le 2-3.000 copie

Il Cinquecento

Cambia la geografia della produzione, con un’accelerazione dopo la metà del

 secolo

Il ruolo della produzione italiana, e veneta in particolare tende a ridursi in

 favore di nuovi centri, caratterizzati dalla presenza di risorse economiche e

dalla centralità negli scambi (il libro insegue il capitale)

Fino agli anni ‘60 un ruolo dominante venne svolto da Anversa, centro finanziario

 dell’Impero di Carlo V e poi di Filippo II, il cui editore più importante è stato

Christoph Plantin, autore delle famosi “Dialogues” nei quali traccia la storia della

tipografia

Di origine francese, trasferitosi ad Anversa, dopo un lungo apprendistato impiantò

 una sua azienda tipografica nel 1555. Il periodo di maggior attività fu quello tra il

1563 e il 1567, in cui con 7 torchi a disposizione riuscì a produrre ben 237 titoli

con grande successo editoriale

Durante la guerra (dal 1566) Plantin si lega al partito cattolico, fino a diventare

 “arcistampatore reale” e si ingrandisce fino ad avere 16 torchi e una fonderia che

produce caratteri anche per conto terzi. Negli anni ’80 si riavvicina ai riformati e

diventa stampatore dell’Università di Leida. A questo periodo risale la sua

collaborazione con Louis Elzevier

In totale sono state prodotte dai tipi di Plantin ben 2450 edizioni

 Il Cinquecento

Dopo il declino di Anversa (anni ’60 fino al sacco del 1576) un

 ruolo trainante venne svolto da Amsterdam, in cui la produzione

venne dapprima sostenuta da un forte consumo interno, per poi

rivolgersi ai mercati internazionali, favorita anche dalla mancanza di

censura

Nella prima metà del Seicento un ruolo di prim’ordine fu svolto da Louis

 Elzevier, già attivo presso Plantin, specializzato nella produzione di

classici a prezzo ridotto

La Francia dopo un incremento significativo della produzione nella

 prima metà del secolo conobbe un periodo di crisi in coincidenza

con le guerre di religione

Così la Germania a seguito della guerra dei Trent’anni interruppe lo

 sviluppo conosciuto fino ad allora

L’Inghilterra sconta la sua posizione marginale: dopo un inizio

 stentato, la situazione venne in un certo senso congelata dal

monopolio concesso da Maria la Cattolica nel 1557 alla

corporazione dei librai di Londra, dove erano concentrate quasi tutte

le tipografie del regno

Il Cinquecento

Con l’aumento della produzione e del consumo il commercio

 librario, ossia i meccanismi che permettono di incrociare offerta e

domanda, diviene un nodo sempre più cruciale

La sempre maggiore specializzazione dei ruoli conduce ad una

 separazione delle funzioni commerciali da quelle produttive

Divengono così centrali le fiere, in particolare per il Cinquecento (ma

 anche oltre) quella di Francoforte, in Italia quella di Senigallia,

specializzata nel mercato librario, in Francia quella di Lione, ma sono

importanti anche quelle di Bolzano e di Medina de Campo

Le fiere consentivano di far conoscere le novità editoriali e la loro

 successione scandiva l’attività editoriale (i cataloghi erano predisposti per

le fiere e in occasione delle più importanti venivano fatte uscire le novità)

Consentivano lo scambio tra librai (baratto), che consentiva di evitare le

 spese e i problemi legati ai diversi sistemi monetari

Stimolavano la nascita di reti di distribuzione legati alla commissione

 libraria (gli editori davano mandato a librai di distribuire le loro opere)

Erano i luoghi in cui saldare i conti dell’esercizio precedente

Il Cinquecento in Italia

La produzione italiana nel corso del Cinquecento si mantiene di

 assoluto livello, stimata intorno ai 50.000 titoli, due terzi dei quali

editi nella seconda metà del secolo

È evidente che le difficoltà in cui si muoveva il mondo intellettuale

 stretto tra la censura ecclesiastica e la dipendenza dal potere laico tendeva

ad impoverire l’offerta, spesso costituita da rielaborazioni di opere

precedenti spesso prive di qualsiasi necessità filologico-critica (in

particolare nella seconda metà del secolo)

La percentuale dei titoli latini tende nel corso del secolo a scendere in

 percentuale.

Da notare il ruolo unificante della produzione in volgare, costretta a

 trovare un sostrato linguistico comune (adozione del toscano come lingua

letteraria nazionale poi fissata nel vocabolario della Crusca)

Importante l’effetto avuto dal Concilio di Trento, a cui si deve un picco

 nella produzione di libri devozionali e liturgici, legati all’eliminazione

delle pratiche religiose locali

Il Cinquecento in Italia

Venezia

 Poco meno della metà delle cinquecentine italiane sono state edite a

 Venezia (tra le 20 e le 24 mila su un totale di 46-56000), e la percentuale

sale al 56% se consideriamo la prima metà del secolo

Oltre ai già citati Manuzio (padre e figlio), le più importanti case editrici

 veneziane furono i Sessa, i Giunta, gli Scoto e i Giolito, questi ultimi

caratterizzati (e specialmente Gabriele, attivo dal 1542) dalla quasi totale

mancanza di titoli latini

L’aumento delle tirature fu sensibile e la cifra media ipotizzata è di 1000

 Un fenomeno importante che investì l’editoria veneta fu la

 delocalizzazione degli impianti produttivi, da Venezia verso le città del

Dominio, come Verona, Padova, Vicenza, particolarmente evidente

nell’ultimo trentennio

Roma

 Roma rimase il secondo centro di produzione librario con più del 10%

 della produzione totale

Bisogna tuttavia tenere conto che una parte consistente della produzione

 aveva carattere ufficiale, era cioè direttamente dipendente dalla presenza

della Curia pontificia

Il Cinquecento in Italia

Fra i principali editori si segnalano i Blado, stampatori camerali, Francesco Calvo,

 editore dell’Ariosto e di Machiavelli, i Dorico, specializzati nella stampa di opere

musicali

Nel 1561 si trasferì da Venezia Paolo Manuzio, chiamato per pubblicare edizioni

 corrette e emendate della Bibbia e dei Padri della Chiesa in funzione

antiprotestante, al quale venne affidata una stamperia poi denominata “del Popolo

Romano”, che si distinse nella pubblicazione di opere ufficiali della Chiesa, come il

Breviario Romano tridentino, o la versione ufficiale del Corpus Iuris Canonici nel

1582

La Stamperia, dal 1570 senza la direzione di Paolo Manuzio, venne chiusa

 definitivamente nel 1587 da Sisto V e sostituita nelle sue funzioni dalla Tipografia

Apostolica Vaticana, dotata anche di una officina di fusione dei caratteri

Nel complesso la produzione appare legata ad interessi contingenti e quindi risulta

 di scarso valore culturale

Firenze

 L’editoria fiorentina conservò alcune delle caratteristiche quattrocentesche, in

 relazione agli argomenti e alla lingua, che si distinse, per gran parte del secolo, per

una forte conservatorismo rispetto alla versione normalizzata che andava

affermandosi in tutta Italia

Il Cinquecento in Italia

Un’altra caratteristica fu la concentrazione dell’attività produttiva in

 pochissime mani

La più importante nella prima metà del secolo è quella dei Giunta,

 famiglia di origine mercantile le cui ramificazioni si estendevano anche a

Venezia e Lione

I Giunta erano profondamente legati all’ambiente umanistico fiorentino e

 perciò in sospetto al nuovo duca di Firenze, Cosimo I che per

contrastarne il predominio chiamò nel 1547 da Bologna un tipografo del

Brabante, Lorenzo Torrentino, al quale venne corrisposto un salario

annuo, l’incarico di stampatore ducale e l’esclusiva per 12 anni sui testi

editi. Il Torrentino, con l’aiuto di Cosimo, riuscì ad ottenere un certo

successo commerciale, anche attraverso edizioni di testi magico-misterici,

e si pose il problema della penetrazione nei mercati esteri, motivo per il

quale stabilì una sorta di ditta import-export con un libraio lucchese esule

a Basilea, Pietro Perna, che girava l’Italia per distribuire i libri del

Torrentino

Dopo la morte del Torrentino nel 1563 la sua stamperia venne dopo un

 certo periodo rilevata dal francese Giorgio Marescotti che si specializzò

nell’editoria musicale ed ebbe un ruolo nella nascita del melodramma

Il Cinquecento in Italia

Milano

 Milano, pur con tutte le traversie passate mantenne un livello di

 produzione abbastanza sostenuto (intorno ai 2500 titoli), anche se, come

ovvio, ampiamente concentrato nella seconda metà del secolo

Fra gli editori della prima metà del secolo si distinse il belga Gottardo da

 Ponte, autore di pubblicazioni di carattere strettamente utilitaristico, come

messali, libri scolastici, manuali giuridici

La produzione della seconda metà del Cinquecento appare segnata dalla

 personalità di san Carlo Borromeo e delle istanze controriformistiche. Si

diffuse in particolare l’ editoria assistita per cui si verificò una sorta di

gara tra i principali editori ad assicurarsi l’incarico di stampatori per

conto delle autorità laiche e religiose

A fronte di questa omologazione di contenuti e di estensione

 generalizzata del rapporto di dipendenza con le istituzioni, bisogna

anche ricordare che nel mondo dell’editoria si verificarono le

maggiori resistenze al conformismo intellettuale post-tridentino

Ad esempio la libreria Stigliola di Napoli dal 1593 pubblicò autori in

 odore di riforma e il suo fondatore, Nicola Antonio, intrattenne rapporti

con Campanella e Galileo e si dichiarò apertamente copernicano

L’evoluzione secentesca

Nel corso del Seicento i fenomeni che abbiamo già visto all’opera

 nel corso del Cinquecento si amplificano e approfondiscono

La produzione trova un supporto nella diffusione dell’alfabetizzazione

 anche fra ceti in precedenza esclusi (anche grazie alla diminuzione del

costo dei libri), che viene amplificato anche dall’aumento demografico

In modo particolare i mercati più importanti diventano quelli dei paesi

 all’avanguardia in questo processo di acculturazione di massa, cioè

l’Olanda e l’Inghilterra, le cui capitali, Amsterdam e Londra diventano le

capitali del libro

Il miglioramento delle vie di comunicazione e la stabilizzazione valutaria

 favoriscono gli scambi. Nuove forme di finanziamento, come la

sottoscrizione, sono rese possibili dallo stabilimento di un sistema postale

sempre più sicuro ed efficiente

Tra sviluppo del mercato librario e nascita di un sistema scolastico

 pubblico il rapporto è sia diretto, nel senso che la produzione di libri

scolastici diviene trainante per stabilità e fatturato (anche oggi), che

indiretto nel senso sopra citato

L’evoluzione secentesca

Diffusione della stampa periodica, aumento della produzione

 “popolare” e parallela riduzione della percentuale di opere in latino,

riduzione dei formati e diminuzione dei prezzi sono in realtà tutti

fenomeni già operanti nel secolo precedente, a tal punto che si può

ragionevolmente parlare di libro dell’ “Ancien Régime”

La differenza maggiore tra Cinque e Seicento è in effetti legata al

 potenziamento dell’apparato della distribuzione, ormai esteso anche

alle campagne

Nelle città compaiono le prime librerie specializzate (stampe e arte,

 musica) e si diffonde il commercio del libro usato (in particolare con la

forma della vendita all’asta di intere biblioteche)

Nascono inoltre nuove forme di commercializzazione, come il gabinetto

 di lettura (biblioteche accessibili tramite abbonamento) e il servizio del

libro ad ore

Nuovi soggetti si inseriscono nel circuito commerciale come i legatori,

 che sempre più spesso si fanno pagare in libri che poi vendono al

dettaglio

L’evoluzione secentesca

Nelle campagne gli scaffali dei libri in vendita cominciano a comparire

 sempre più di frequente nelle drogherie di paese

Alla fine del secolo si diffonde inoltre il commercio ambulante, anche se

 riservato a categorie marginali ma di facile smercio nelle campagne (oltre

ai soliti libri religiosi si moltiplicano le edizioni di manuali pratici,

almanacchi e di pubblicazioni periodiche)

Il settore in cui fu più rapida la crescita fu senz’altro quello della

 stampa periodica

Benché derivati da forme già introdotte nella seconda metà del

 Cinquecento il periodo di massimo sviluppo dei periodici è situato tra gli

ultimi decenni del Seicento e la prima metà del Settecento

I paesi in cui questo sviluppo fu più significativo furono proprio quelli

 all’avanguardia nelle politiche scolastiche (la Germania con 900 titoli

noti, la Francia con 200), anche se nel corso del Settecento il primo posto

per numero di testate e tiratura venne assunto dai paesi anglosassoni, che

beneficiavano di un regime liberale

La stampa periodica è stata divisa in 4 tipi, politica (ovviamente diffusa

 solo in Inghilterra), di informazione, letteraria e specializzata

L’evoluzione secentesca

Dal punto di vista tecnico il Seicento non vi furono novità di rilievo,

 anzi la tendenza diminuire i costi comportò un sostanziale

scadimento nella forma della maggior parte delle pubblicazioni

Ovviamente facevano eccezione quelle opere di solito di committenza

 pubblica volte a accrescere il prestigio intellettuale dei promotori

L’unica novità è consistita nella diffusione di un modo di strutturazione

 del testo in capitoli e paragrafi, anche per influsso del razionalismo che

esigeva una maggiore sistematicità del discorso, e quindi si accresce

l’importanza dell’indice, già introdotto alla metà del Cinquecento

Una seconda differenza è legata all’estetica dominante nel secolo e

 riguarda lo sviluppo enorme della decorazione nel frontespizio, ma anche

nelle pagine, non sempre accompagnata da una buona qualità tecnica e

artistica dell’immagine

L’evoluzione secentesca

Le maggiori differenze si registrarono dal punto di vista culturale,

 con l’irrompere di nuove tematiche e l’affermarsi di nuove forme

letterarie

L’effetto più diretto di questo rinnovamento è la forte diminuzione delle

 produzione di classici latini e, più in generale, del tramonto del latino,

ormai legato quasi esclusivamente agli aspetti rituali del Cattolicesimo

Un rinnovamento radicale investì il mondo filosofico, con l’affermarsi

 del razionalismo (Bacone, Cartesio, Malebranche, Spinoza, Leibnitz)

Il Seicento è anche il secolo in cui si sviluppa appieno la rivoluzione del

 metodo scientifico, da Galileo a Newton

Anche i generi popolari conobbero un ammodernamento delle forme,

 basti pensare alla grande diffusione del romanzo e del teatro

Non è certamente un caso che in tutti questi settori, sia in quelli rivolti a

 un pubblico di élite che in quelli più popolari il ruolo italiano sia da

considerarsi ormai marginale. Non è un caso se il numero delle secentine

pubblicate in Italia e conservate nella British Library è inferiore a quello

delle cinquecentine, pur in presenza di una incontestabile crescita nel

numero delle edizioni

Il Seicento in Italia

Il Seicento segna quindi per l’editoria italiana la fine di quel ruolo

 internazionalmente riconoscibile, ancora conservato nel corso del

Cinquecento, ed in questo contesto, come è ovvio, il

ridimensionamento più consistente fu quello di Venezia

In generale si verificò un fenomeno che fu comune a tutte le esperienze, e

 cioè l’adeguamento dell’offerta alle richieste del mercato, che però in

Italia era assai più povero e condizionabile che altrove

I generi quindi più diffusi furono, come del resto in altre regioni

 cattoliche, il romanzo e il teatro, generi di svago diffusi tra i ceti di più

recente alfabetizzazione, che tuttavia, a differenza del resto d’Europa

(Francia, Spagna, Inghilterra), non riuscirono mai ad uscire da un livello

di mediocre artigianato seriale

Ad essere in crisi nel ‘600, più che il mercato del libro, è l’intellettuale,

 stretto da esigenze di censura e autocensura che gli impediscono il libero

dispiegarsi della creatività, incapace di rendersi autonomo dalle

istituzioni culturali e bisognoso dell’appoggio dei poteri costituiti per

sopravvivere economicamente

Il Seicento in Italia

Una crisi che si riflette sulle istituzioni scolastiche. Se a livello di base

 sopravvive il monopolio della Chiesa, anche a livello superiore le scuole

migliori sono quelle ecclesiastiche, sia quelle dipendenti dalle strutture

secolari (i seminari, già previsti nella normativa tridentina, conobbero un

nuovo impulso alla metà del secolo sotto il pontificato di Innocenzo X)

sia quelle gestite da alcuni ordini che avevano la formazione delle classi

dirigenti tra i loro scopi (come i Gesuiti)

A fronte dell’egemonia ecclesiastica nel campo educativo bisogna

 registrare la grave crisi delle università, ormai composte quasi

esclusivamente da studenti e docenti locali, al di fuori della circolazione

delle idee

Il quadro va tuttavia composto anche considerando che nei settori

 migliori del Cattolicesimo (Bellarmino) si fece strada una tendenza a

contrastare la Riforma attraverso la competizione intellettuale, così come

lo straordinario sviluppo delle missioni in luoghi lontanissimi favorirono

una maggiore apertura rispetto ai rigori della prima fase della

Controriforma

Nel versante laico il Seicento conobbe uno straordinario sviluppo di quei

 luoghi di sociabilità intellettuale che erano le Accademie, che nel

complesso costituivano la “Repubblica delle Lettere”

Il Seicento in Italia

Un universo autoreferenziale sempre in movimento: furono centinaia le

 Accademie, sorte anche in centri rurali, alcune destinate a restare a lungo

importanti centri di elaborazione intellettuale (la Crusca, i Lincei, poi

l’Arcadia), altri destinati a vita effimera, così come alcune di esse

riuscivano ad autofinanziarsi, conquistandosi quindi una certa autonomia,

ma la maggior parte venivano sovvenzionate dallo Stato

In complesso il livello della produzione intellettuale ed artistica

 all’interno delle accademie restava di basso livello, pervaso da

conformismo e servilismo

Parzialmente diverso il caso dell’Arcadia, l’Accademia fondata nel 1690

 a Roma da Cristina di Svezia. Il prestigio intellettuale ben presto

raggiunto anche attraverso il rifiuto di quelli che erano i limiti più

evidenti della produzione barocca, il poter disporre di mezzi propri, la

forma organizzativa scelta che consentiva l’aggregazione anche a persone

non residenti a Roma, uniformando in tal modo la “repubblica delle

lettere”, ne assicurò l’egemonia e migliorò sicuramente il livello del

dibattito intellettuale

Va comunque tenuto conto che il Seicento fu pervaso da una vena di

 anticonformismo che riuscì ad esprimersi solo occasionalmente (ad

esempio i “Ragguagli del Parnaso” di Traiano Boccalini)

Il Seicento in Italia

La produzione libraria italiana del Seicento non ha finora goduto di

 un’attenzione paragonabile a quella delle altre epoche anche per le

caratteristiche più tipiche della secentina, cioè contenuto popolare e

forma trascurata

Il seicento fu un’epoca di “disordine strutturale” (Francesco Barberi) e di

 crescita complessiva nella produzione

Anche in Italia crebbe la rete della distribuzione al dettaglio, che

 raggiunse luoghi prima esclusi, come i centri rurali, avvicinando al libro

nuove fasce di clienti potenziali, così come di verificò la distinzione

sempre più netta delle competenze e dei ruoli nel processo produttivo

Il ruolo dei poteri costituiti, sua laici che ecclesiastici, in Italia risultò

 ancora più forte che oltralpe, anche per la relativa debolezza del mercato

interno e per la crisi delle esportazioni

Si diffuse l’uso di condurre a salario i tipografi, che diventavano

 dipendenti incapaci di rivestire un ruolo propositivo

A fronte delle rigidità della produzione, così pesantemente

 condizionata dalla censura e dalla dipendenza economica, si

sviluppò in forme inedite il fenomeno del contrabbando librario

Il Seicento in Italia

La produzione totale di secentine è stimata intorno a 80.000 titoli,

 anche se si tratta di proiezioni su dati molto parziali

In realtà uno dei problemi per chi si occupa del Seicento è che gran parte

 della produzione era caratterizzata da una natura occasionale ed effimera

che ne ha compromesso in parte la conservazione

Riguardo alle materie bisogna sottolineare, oltre alla prevalenza di opere

 a carattere religioso, romanzi e testi teatrali, in generale legate ad un

consumo popolare, la diffusione di libri e opuscoli riguardanti l’attualità

politica e della nascente stampa periodica

Collegata a questo tipo di produzione è la diffusione dell’editoria

 itinerante, costituita da tipografi sempre alla ricerca di nuovi mercati

Cresce la distanza qualitativa tra i libri commissionati dalle autorità (in

 cui l’editore non rischia nulla) da quelli destinati al commercio, nei quali

la ricerca del massimo dell’economia spiega lo scadimento qualitativo

Venezia

 Il Seicento fu il secolo della crisi di Venezia, anche se la percentuale del

 libro veneziano sul totale rimase intorno al 25%

Il Seicento in Italia

Tuttavia la diminuzione, anche rispetto alla fine del ‘500 fu netta (da 120 a 40

 torchi) e riguardò in particolare modo la penetrazione del libro veneto nei mercati

stranieri, praticamente annullata. Unica eccezione i breviari e i libri greci (metà dei

libri greci era di origine veneta)

Roma

 Il mondo editoriale romano nel ‘600 fu caratterizzato da una produzione poliglotta,

 legata direttamente alla Santa Sede e a quegli ordini religiosi che si distinsero

maggiormente nell’attività missionaria e educativa (come i gesuiti)

Con una percentuale del 20 % della produzione totale Roma avvicina il predominio

 veneto

La produzione romana si caratterizza per una per una percentuale elevata (intorno

 al 40%) di operette morali e religiose

Sul versante popolare la produzione fu invece condizionata dai librai che spesso,

 sulla base della loro conoscenza del mercato, giungevano a commissionare alcune

edizioni ai tipografi

Un fenomeno diffuso nel Seicento fu la presenza di tipografi itineranti che

 andavano ad inserirsi in quelle realtà periferiche difficilmente raggiungibili

In realtà l’impostazione dell’editoria secentesca, pur in presenza di lente

 trasformazioni del gusto e della produzione letteraria, continuerà fino allo

sviluppo del movimento riformatore

Il Settecento riformatore

Il limite produttivo della stampa barocca è che l’aumento di produzione

 concentrato sulle fasce più popolari non poteva trasferirsi in modo analogo

nei settori più avanzati e specialistici, quelli cioè maggiormente richiesti da

un pubblico che, nel corso del Settecento, aveva sviluppato nuove esigenze

Accanto alla perdurante diffusione dei libri religiosi e devozionali si diffondono

 opere dal contenuto tecnico-pratico

Il successo editoriale si misura in decine di migliaia di copie che spesso gli editori

 non possono tirare, favorendo le contraffazioni (Encyclopedie, 4.225 copie tirate

dall’editore Le Breton a fronte di circa 20.000 contraffatte in Svizzera e in Italia)

Così pure per i libri scolastici, sempre più diffusi con la crescita vistosa del numero

 degli studenti

La crescita culturale che riguarda settori sempre più vasti della popolazione, unita

 alla crescita della borghesia e allo sviluppo dell’opinione pubblica, determina lo

straordinario sviluppo dei periodici

L’aumento della circolazione dei libri e la crescente insofferenza verso le forme di

 controllo determinano il progressivo superamento della censura, in particolare di

quella ecclesiastica, che gli Stati illuministi non erano più disposti ad accettare

Il miglioramento dei trasporti, la diffusione dei servizi postali consentono una

 migliore penetrazione commerciale e la nascita di sistemi di vendita, come

l’abbonamento e la sottoscrizione, in grado di limitare il rischio degli editori

Il Settecento riformatore

Nuove possibilità di diffusione sono offerte da forme di accesso al libro

 meno onerose, come i gabinetti di lettura o i libri in affitto a ore

In questo senso fu precoce l’esperienza del mondo anglosassone,

 all’avanguardia nella produzione editoriale dopo la rivoluzione del

1686. I punti fondamentali dell’impostazione liberista furono

Fine della censura, dei privilegi di stampa e dei divieti di impiantare

 nuove tipografie (1695)

Tutela del diritto d’autore (copyright 1709)

 Effetto di quest’impostazione fu la nascita di un’editoria di massa

 Il settore trainante per tutta l’editoria (e lo sarà anche nell’Ottocento) fu

 la stampa periodica, con la nascita di numerose testate, diffuse in tirature

sempre crescenti a prezzi sempre più contenuti

Definitiva la separazione dei ruoli: l’editore è quello che sceglie una

 politica editoriale e trova i finanziamenti per avviarla

Nascono i moderni librai, superando (ma solo nelle grandi città) il

 modello distributivo dei “general stores” in favore del negozio

specializzato di grandi dimensioni in grado di presentare migliaia di titoli

(Lackington a Londra nel 1784)


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DESCRIZIONE APPUNTO

Slides di biblioteconomia sulla storia del libro e dell'editoria del prof. Chironi. Gli argomenti trattati sono: concetto di bibliografia, di libro, bibliografie e cataloghi, edizioni, impressioni, emissioni e stati, la catalogazione, gli strumenti, libro umanistico, etc.etc


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in gestione e conservazione dei beni culturali
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher summerit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Biblioteconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Chironi Giuseppe.

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