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Storia del libro e dell'editoria

Informazioni generali

Anno accademico: 2006-2007
Corso di laurea: Biblioteconomia modulo A (laurea specialistica)
Docente: Giuseppe Chironi
E-mail: giuseppe.chironi@lett.unitn.it

Programma

Bibliografia per l'esame

  • F. Barbier, Storia del libro. Dall'antichità al XX secolo, Bari 2004, in particolare i capitoli 4-6, 8-10, 13-15
  • L. Baldacchini, Il libro antico, Roma 2001 (ultima edizione), in particolare i capitoli 1, 3
  • M. Santoro, Storia del libro italiano, Milano 2004, pp. 38-70, 91-136, 158-188, 205-248, 277-362

Bibliografia e bibliologia

Cos'è la bibliografia

La disciplina è basata sull'identificazione del libro cioè sulla sua descrizione (disciplina tassonomica) (da biblìon= libro e gràfein=descrivere). Il fondamento è l'identificazione certa, al di là delle variazioni contingenti (materia scrittoria, varianti testuali, tipo di scrittura, di legatura ecc., oggetto di altre discipline come la filologia, la codicologia, la paleografia ecc.) di ciò che è comune a più esemplari. È quindi evidente che l'oggetto della bibliografia è il libro a stampa, dal momento che nelle sue fasi manoscritte è materia di altre discipline (anche perché ogni manoscritto è un "unicum"). È naturale l'attenzione per la storia del libro, per la storia delle modalità di produzione, che consentono di distinguere tra testimoni simili (ad esempio la conoscenza del lavoro tipografico è fondamentale per comprendere le differenze tra copie differenti della stessa edizione).

Bibliografia e bibliologia

Il libro è un oggetto materiale che, in quanto tale ha una propria storia particolare che riveste un duplice interesse conoscitivo. Uno legato alla sua funzione di diffondere un testo, quindi consente di verificare il modo di trasmissione di quel testo attraverso le diverse edizioni. La bibliografia testuale è nata in Inghilterra tra Ottocento e Novecento (lo Short title catalogue of English Books 1475-1640 è del 1926). Il problema era ricostruire la filologia di testi di cui non esiste tradizione manoscritta (ad es. Shakespeare), in particolare nel caso in cui non esistano copie di una prima edizione (editio princeps quando precedente il 1550). Per fare ciò era assolutamente necessario conoscere i termini del processo produttivo per poter distinguere tra varianti accidentali e varianti sostanziali (Walter Greg, Il criterio del testo base, 1950). Il lavoro filologico richiede strumenti generali che devono essere uniformi riguardo alle descrizioni e all'identificazione del testo e delle diverse particolarità legate alla stampa, distinguendo quindi tra edizioni, impressioni, emissioni e stati (Bowers, Principles of Bibliographical Description), in modo da poter ricostruire il c.d. "esemplare ideale o standard".

Bibliografia e bibliologia

In quanto oggetto materiale che si conserva nei secoli, il libro esprime un interesse documentario, nel senso che testimonia attività intellettuali, tecniche, economiche legate alla sua produzione e diffusione. Il consumo che di esso è stato fatto (attraverso postille, ex libris, legature e altre tracce lasciate dai possessori). In questo senso ogni libro diviene un unicum, e quindi per poter esprimere appieno il proprio significato storico deve essere considerato nel suo rapporto con altri libri simili per storia (analisi delle provenienze=storia delle biblioteche e delle raccolte private). Quest'ultimo campo è quello che attualmente sembra più in grado di stimolare l'interesse della disciplina, anche perché consente di rovesciare la prospettiva tradizionale, che considerava il libro più dalla parte del produttore che dell'utente.

Cos'è la bibliografia

Si danno due valenze del termine:

  • Disciplina che studia i vari sistemi di catalogazione dei libri
  • Disciplina che si occupa della storia della trasmissione di un testo, e quindi, in senso lato, della storia dell'editoria, della diffusione del libro a stampa, dell'uso che ne veniva fatto, e quindi, più in generale con la storia sociale della cultura

Nel primo significato coincide con una parte della biblioteconomia, la metodologia della classificazione; nella seconda accezione è identificabile con la bibliologia o bibliografia storica, che studia la storia e l'evoluzione del libro, dell'arte tipografica e dell'attività editoriale. Le metodologie applicabili sono quindi differenti: la classificazione si basa su medologie di tipo logico formale, in modo tale da rendere condivisibili le informazioni (ISBD). La seconda è una disciplina di tipo storico.

Definizione di libro

È un termine polisemantico e può essere inteso in senso materiale o testuale. Se prevale il senso materiale: in generale è un insieme di fogli stampati legati insieme recanti un testo unitario o una parte di esso. In un certo senso si oppone a giornale o periodico. Deve avere certe dimensioni altrimenti si parla di opuscolo. Nell'uso corrente il termine libro viene utilizzato anche per i manoscritti, anche se è preferibile utilizzare il termine codice. Un uso particolare di libro è quello per indicare le parti delle opere dell'antichità che corrispondeva ad un rotolo (volumen). Definizione adottata dall'UNESCO: pubblicazione stampata non periodica di almeno 50 pagine. Se prevale il senso testuale: si riferisce al contenuto intellettuale (il libro di Dante=La divina commedia).

La storia del libro

Importanza e sviluppo

Il libro ha avuto ed ha un'importanza simbolica, come se si identificasse nella civiltà che lo ha prodotto, fatto che si ripercuote sull'analisi della sua storia, in cui entrano in gioco questioni assai complesse. Una delle ragioni è che il libro è un elemento centrale (ma non esclusivo) del sistema delle comunicazioni, cioè dell'espressione cosciente di un linguaggio articolato (non quindi suoni o immagini). L'uso del libro in questo senso è strettamente collegato alla nascita e allo sviluppo di società organizzate ed è quindi influenzato da una serie di fattori socio-politici che esulano dalla semplice comunicazione di un testo scritto (diffusione delle religioni, delle idee, dei generi letterari, propaganda politica ecc.).

Politiche e consumo

Il libro nel suo aspetto comunicativo diviene un elemento fondamentale nelle politiche di legittimazione di un sistema politico-sociale (Scuola di Francoforte). Dal punto di vista opposto la storia del libro è stata determinata dal consumo, cioè dall'uso che di esso veniva fatto in relazione ai bisogni culturali di una certa società. Tale uso era influenzato in modo diretto dalle politiche poste in atto dai governi (si pensi alla censura o all'impatto delle politiche di alfabetizzazione), ma evolveva autonomamente sulla base dei bisogni culturali delle società, sfociando in un accesso generalizzato di massa.

Indirizzi attuali della ricerca bibliografica

Coerentemente con quanto sopra accennato, gli indirizzi attuali della ricerca bibliografica sono di quattro tipi:

  • Storia della ricezione, analisi sociologica del lettore e delle pratiche della lettura (comune, con gli occhi, ecc.), in un campo che confina con la storia della letteratura o, più in generale, della cultura.
  • La c.d. "bibliografia materiale" che studia la "mise en livre" del testo e la ricostruzione, tramite il riconoscimento della genealogia delle varianti, del testo autentico.
  • L'applicazione di metodologie comparative nell'analisi del mercato librario o dell'organizzazione della produzione, anche tenendo conto della circolazione internazionale dei libri e, più in generale, della cultura.
  • Analisi delle risorse offerte dai mezzi di comunicazione informatica, che comporta il confronto con una serie di problemi di tipo logico (thesauri, liste controllate ecc.), ma anche storico.

Storia della bibliografia

Origini e sviluppo

Il catalogo bibliografico nasce con la stampa ed è naturalmente connesso all'esigenza degli editori e librai di commercializzare i libri prodotti (gli "Annales tipographici", fra i primi quello di Aldo Manuzio). Anche nel Medioevo venivano realizzati inventari di biblioteche, ma con finalità opposta, in quanto si trattava di quantificare il patrimonio bibliografico a fini conservativi.

Evoluzione nel tempo

Nel Sei e Settecento la storia del libro era affidata alle attenzioni di bibliofili e collezionisti, la cui attività portava naturalmente alla compilazione di cataloghi (commercio librario) e all'ambizione di fornire bibliografie settoriali o universali (sul modello della Bibliotheca universalis del Gesner del 1545). Nella seconda metà del Settecento, in coincidenza con la diffusione di altre discipline storico-culturali e seguendo indirizzi eruditi tipici del periodo, si sviluppa una storia dell'editoria che prendeva in considerazione anche la documentazione d'archivio.

Ottocento e oltre

L'Ottocento è il secolo delle grandi bibliografie nazionali (dal 1797 il Verzeichnis neuer Buecher, dal 1810 la Bibliographie de la France, dal 1835 l'English Catalogue of Books). Negli ultimi 40 anni, anche a partire dal saggio L'apparition du livre di Lucien Febvre e Henri Jean Martin apparso alla fine degli anni '50, la materia si estende a comprendere tutti gli aspetti legati al ruolo sociale del libro in una prospettiva storica e non più esclusivamente descrittiva.

Bibliografie e cataloghi

Distinzione tra bibliografie e cataloghi

Bisogna distinguere tra bibliografie e cataloghi. La bibliografia descrive l'esemplare standard di un libro, cioè la ricostruzione storica della forma dell'esemplare di un'opera come veniva offerto al pubblico dal produttore. L'esemplare standard comprende tutte le modifiche apportate ai singoli esemplari durante il processo di fabbricazione, ma esclude tutte quelle apportate successivamente dai detentori.

Il catalogo

Il catalogo prende invece in considerazione le singole copie appartenenti ad una raccolta libraria, di cui devono essere indicati i riferimenti bibliografici, ma con l'aggiunta di tutte quelle caratteristiche proprie dell'esemplare preso in considerazione, sia di tipo editoriale (edizioni, impressioni, emissioni, stati), che quelle relative alla tradizione, conservazione e uso (postille, note di possesso o ex libris, legature, collocazioni ecc.). Spesso si tende ad offrire in sede di catalogo una descrizione bibliografica.

Edizioni, impressioni, emissioni e stati

Distinzioni basate su varianti

Sulla base dell'esistenza di varianti consce o inconsce si distinguono edizioni, emissioni, impressioni e stati. L'edizione comprende tutte le copie di un testo provenienti da un'unica composizione tipografica. Se la composizione viene conservata e riutilizzata si ha una nuova impressione. Nella stampa antica di solito edizione e impressione coincidevano. L'emissione corrisponde alla parte di edizione immessa nel mercato con caratteristiche proprie (ad esempio alcune copie possono presentare la sostituzione di pagine emendate o l'aggiunta o sottrazione di particolari, come dediche ecc., altre modifiche al frontespizio). Lo stato corrisponde ad ogni variante riscontrata rispetto all'edizione standard, purché tale variazione sia stata provocata prima della messa in commercio.

Descrizione bibliografica

Edizioni, impressioni, emissioni e stati costituiscono oggetto di descrizione bibliografica.

La catalogazione

Problemi nella catalogazione del libro antico

Ovviamente i problemi maggiori si hanno nella catalogazione del libro antico. Gli standard internazionali della descrizione sono contenuti nelle ISBD (G) (International Standard bibliographical descriptions (General), di cui esiste una versione (A per ancient) dedicata al libro antico. Le ISBD sono composte da campi divisi in 8 aree (Titolo e responsabilità, edizione, soggetto (non usata nella versione A), pubblicazione, descrizione fisica, collezione, note e impronta).

Standard ISBD

Gli standard ISBD sono usati sia per il catalogo di singole biblioteche che per la compilazione delle bibliografie generali. I livelli di descrizione sono diversi a seconda delle finalità bibliografiche (minimum entry, short entry,) o catalografiche (short standard description e full standard description), per cui si passa dalla prevalenza del testo a quella dell'oggetto fisico.

Gli strumenti

ICCU e cataloghi

Esiste un servizio del Ministero dei beni culturali che si chiama ICCU (Istituto centrale per il catalogo unico) che produce una bibliografia e gestisce una banca dati (SBN, acronimo di Servizio bibliotecario nazionale, al quale afferiscono numerose biblioteche pubbliche, OPAC al sito www.sbn.it/index).

Incunaboli e cinquecentine

Per gli incunaboli (i libri stampati prima del 31 dicembre 1500) esiste un catalogo nazionale (IGI, Indice generale degli incunaboli delle biblioteche italiane, edito tra il 1943 e il 1981 in 6 volumi). Particolarmente importante per la sua accuratezza quello tedesco (Gesamtkatalog der Wiegendrucke, edito a cura della Deutsche Staatsbibliothek dal 1925 e finora giunto sino alla lettera H e consultabile sul sito www.gesamtkatalogderwiegendrucke.de). Per le Cinquecentine il Censimento Nazionale dell'ICCU, anch'esso non ancora terminato (EDIT16, di cui sono state edite le lettere A-C). Ancora importante è il catalogo dei libri italiani allora del British Museum oggi della British Library (Johnson, Scholderer, Clarke, Short-Title Catalogue of Books Printed in Italy ecc., pubblicato nel 1958).

La storia del libro

Componenti e periodi

La storia del libro comprende l'evoluzione delle tecniche produttive materiali, le vicende relative all'evoluzione del sistema librario (composto da autori, editori, tipografi e, spesso, finanziatori politici). L'analisi del mercato librario sia dal punto di vista della produzione che del consumo.

Libro antico e moderno

Si distinguono due epoche: libro antico e moderno. Per libro antico si intende quello prodotto all'epoca dei torchi manuali (hand-printed book), cioè dalla seconda metà del Quattrocento (il Salterio di Magonza, la prima opera datata, è del 1457) ai primi decenni dell'Ottocento (prima macchina da stampa 1811). Per convenzione però il limite tra le due epoche è fissato al 1831. Si è molto discusso sulla continuità o rottura tra manoscritto e libro a stampa (Martin e Eisenstein), ma non pare esservi dubbio che dal punto di vista dell'oggetto (caratteri estrinseci) la continuità fu assoluta e il libro a stampa è il risultato di una lunga evoluzione.

Rivoluzioni nella storia del libro

Un primo momento rivoluzionario fu il passaggio tra volumen e codex (tra III e V secolo).

Il consumo dei libri nel medioevo

Nuove forme e materiali

La nuova forma, resa possibile dalla sostituzione della pergamena al papiro come materia scrittoria, favorisce il lavoro di copiatura effettuato da un singolo copista, fondamentale in un'epoca di crisi. Inoltre permette di economizzare la materia scrittoria dal momento che può essere scritto da entrambi i lati (la carne e il pelo). Consente la cartulazione e quindi la consultazione di porzioni del testo. Consente la riunione di testi diversi in un unico oggetto. Consente, attraverso la notazione sul dorso o sul taglio del contenuto, un rapido reperimento negli scaffali, in cui i codici venivano tenuti orizzontali.

Mercato del libro medievale

Progressiva estensione del mercato del libro che da prodotto monastico (scriptoria) a fini di conservazione, quindi privo di mercato, diviene prima strumento culturale dello sviluppo delle Università (dal XII secolo) e delle professioni giuridiche e mediche, poi, col diffondersi dell'alfabetizzazione, specialmente nelle città stato, oggetto di bisogni culturali crescenti.

Scritture e lettura

Esemplare il passaggio dalla scrittura carolina, tipica degli scriptoria, alla gotica universitaria e nel contempo allo sviluppo di una scrittura usuale estranea al ceppo carolino-gotico, la mercantesca, talvolta utilizzata a fini librari per opere in volgare, così come la minuscola notarile (Dante dei Cento). Appare estremamente importante anche la diffusione nel corso del medioevo della lettura silenziosa, che cambia anche il ruolo del libro.

Il libro umanistico

Influenze dell'umanesimo

Un impulso formidabile in questo senso venne dato dalla diffusione dell'umanesimo, che tende a distinguersi dalle espressioni culturali precedenti elaborando una scrittura propria (littera antiqua). Elaborazione in ambiente di altissimo livello culturale. Rifiuto della tradizione gotica. Mutamento del gusto che rifiuta gli eccessi decorativi del gotico. Maggiore attenzione al testo e quindi alla chiarezza. Rifiuto dell'uso eccessivo delle abbreviazioni. Rifiuto del modo di produzione del libro universitario perché rende impossibile il controllo filologico dei testi.

Riscoperta dei testi antichi

La riscoperta dei testi antichi comporta la valutazione positiva delle loro scritture e quindi, in sostanza, della carolina che diviene la "littera antiqua", contrapposta alla "littera moderna", cioè alla gotica.

Primi sviluppi della scrittura umanistica

Il primo a porsi consapevolmente il problema è il Petrarca, che pure usava una minuscola notarile, che però tende, nella versione libraria, ad acquisire rotondità ed equilibrio, rispondendo a quelle esigenze di leggibilità e chiarezza da lui stesso enunciate. La scrittura umanistica vera e propria nasce agli inizi del Quattrocento in due versioni:

  • Umanistica rotonda: Elaborata da Poggio Bracciolini nei primissimi anni del secolo si basa su un'imitazione quasi perfetta della carolina tarda. Si diffonde rapidamente e viene raffinata da copisti celebri che spesso lavoravano al servizio.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/09 Paleografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher summerit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Biblioteconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Chironi Giuseppe.
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