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4

Osserviamo i fatti: si ha una città stato solo se esiste una economia commerciale;

infatti ad un’economia agricola corrisponde una struttura gentilizia, aristocratica,

gerarchica, territoriale, che non conosce lo schiavo, ma solo il cliente che ne è

8

elemento estraneo con esclusivi compiti di difesa. La città-stato è un modello

etrusco. Nel 754 a.C. gli etruschi ebbero la loro massima espansione territoriale a

sud, e giunsero al Tevere; all’altezza dell’isola Tiberina fondarono la loro più

avanzata base commerciale, trovandovi però una popolazione locale a struttura

tribale (gentilizia). Nacque così un lunghissimo conflitto tra il modello etrusco

importato della città-stato e quello latino locale (gentes). In una prima fase la

struttura gentilizia ebbe la meglio perché più solida (è il periodo in cui le

assemblee sono divise per curie); nella seconda fase i re acquisirono maggior

potere ed entrarono in contrasto con il Senato di origine gentilizia (è il periodo dei

comizi centuriati divisi per censo). Si ebbe dunque un cambiamento sociale,

politico ed economico, insomma il passaggio da un modello politico statico ad uno

dinamico. Il quel periodo i clienti si staccarono dalla e si unirono al resto della

gens

plebe di origine alluvionale.

L’elemento razziale può perciò essere preso in considerazione per spiegare la

differenza tra patriziato e plebe, ma solo riguardo alla maggiore omogeneità del

9

patriziato . Oltre alla struttura socio-politica, il divario tra patrizi e plebei era

10 11

dovuto ai diversi culti e al “connubium” .

O ’

RGANI E ISTITUZIONI DELL ETÀ MONARCHICA

12

L’età monarchica si presenta divisa in due fasi . Nella prima fase si ritiene che non

esistesse una vera e propria città ma un “sinecismo”, cioè una riunione di villaggi;

solo nella seconda fase si ha una vera città-stato sotto l’influenza etrusca.

Nella prima fase lo stato è federativo raggruppando numerosi insiemi di individui

(gentes); in questa struttura il re deve esistere in quanto costituisce la forma più

13

semplice di legame federativo . Tale figura va intesa come coordinatrice di

funzioni religiose e militari.

La clientela rappresentava una classe subordinata costituita da ospiti poveri, da individui espulsi

8

da altri gruppi, da piccoli proprietari cui non era sufficiente il reddito della loro terra, da stranieri

che chiedevano protezione ed appoggio alla gens, la quale, a sua volta, si giovava di essi per

estendere la sua sfera di influenza e di azione.

La critica moderna propone varie tesi circa l’origine della differenziazione fra patrizi e plebei:

9 1. la differenza razziale (Arangio Ruiz);

2. i plebei sono clienti, divenuti plebei dopo la fondazione della città (Mommsen);

3. la distinzione si è creata solo dopo il periodo monarchico (non credibile storicamente);

4. la distinzione discende dalla stratificazione economica (De Martino).

I patrizi e i plebei non avevano Dei diversi ma solo culti diversi. E in realtà non ebbero nemmeno

10

bisogno di culti diversi fintanto che non furono due comunità separate (494).

Il diritto di connubium era la facoltà di contrarre (matrimonio legittimo), e

11 iuxtae nuptiae

conseguentemente di riconoscere i propri figli. Il matrimonio poteva essere o a

cum manu sine manu

secondo che la moglie si sottomettesse alla potestà del marito (matrona) o rimanesse sotto quella del

padre (uxor).

In ciò trova la conferma della teoria del Girstadt che fa risalire la fondazione di Roma a non oltre

12

il 550 a.C. Prima del 550 infatti non si trovano scavi che confermino l’esistenza di una città-stato.

Parte della dottrina ritiene che il re ricavi la sua investitura da un potere di fatto, carismatico; altri

13

vedono nel re un magistrato, cioè il titolare di un ufficio e organo dello Stato (Mommsen). Quanto

alla nomina, alcuni autori propendono per il sistema ereditario o per l’elezione popolare; tuttavia

la teoria più attendibile è quella secondo cui il magistrato crea il magistrato. 5

Nella seconda fase i re vengono presentati come figure dispotiche poiché la storia

di questo periodo è scritta da elementi aristocratici contrari al potere regio. I re

etruschi immettono nel diritto romano il concetto di “imperium”. L’attribuzione

del potere al re avveniva con la “lex in un primo tempo

curiata de imperio”

rappresentata da un giuramento di fedeltà e successivamente un vero e proprio

atto di sottomissione al sovrano . L’unico ostacolo era rappresentato dal Senato

14

comunque notevolmente indebolito a partire dalla dominazione etrusca.

Il comizio curiato

Il comizio curiato, costituito da tutto il popolo, rappresenta il più antico organo

che la storia di Roma ricordi. Secondo la tradizione fu Romolo a dividere la

popolazione in tre tribù ed ogni tribù in 10 curie. Quanto alle competenze

possiamo certamente escludere le funzioni elettorali, legislative e giurisdizionali.

In effetti, anche per quanto riguarda la occorre precisare che

lex curiata de imperio

non si tratta di una o di una investitura ma di un semplice atto con cui il

lex

popolo riconosce l’autorità del magistrato supremo e si obbliga a sottostare al suo

imperium.

Il Senato

Il Senato era l’assemblea dei patres o degli anziani. La dottrina ritiene che il Senato

avesse un carattere originario e fosse depositario della sovranità che veniva, solo

in un secondo tempo, delegata al Le tre funzioni più antiche del Senato erano:

rex.

• l’interregnum, che si attuava quando veniva a mancare il Gli auspici

rex.

tornavano al Senato e i Senatori esercitavano l’imperium a turno per cinque

giorni ciascuno;

• l’auctoritas, che consisteva in una sorta di ratifica delle deliberazioni ma

non sappiamo se popolari o regie;

• lo che consisteva nella titolarità del diritto di concludere

ius belli et pacis,

o di decidere le guerre.

foedera

I comizi centuriati

Creazione regia furono anche i comizi centuriati, attribuiti tradizionalmente a

Servio Tullio. Essi erano ordinati in 193 centurie, ordinate gerarchicamente per

censo, che erano al tempo stesso distretti di leva e unità di voto. Risultavano:

Classe Centurie Milizia Censo in assi

Equestre 18 Cavalleria 100.000

I° 80 Fanteria pesante 100.000

II° 20 Fanteria pesante 75.000

III° 20 Fanteria pesante 50.000

IV° 20 Fanteria leggera 25.000

V° 30 Fanteria leggera 11.000 o 12.000

Aggregati alla I° classe

2

Extra classem I° 2 Aggregati alla V° classe

Extra classem V°

Fra gli studiosi più moderni, alcuni hanno addirittura negato la storicità della

14 lex curiata de

per l’inverosomiglianza della partecipazione attiva dell’assemblea degli armati alla

imperio

investitura del rex.

6 1 Proletari esclusi dal servizio militare e dai diritti politici

Extra classem

L A GIURISDIZIONE CIVILE E QUELLA PENALE

Nella giurisdizione civile i poteri del re riguardano la legis actio sacramento

mediante la quale egli decideva su una causa tra due individui che avevano

giurato .

15

Nella giurisdizione penale i due reati principali sono la che – in quanto

codardia

reato militare riguarda sempre il re – e l’omicidio. Quanto a quest’ultimo, se

riguardava l’uccisione di un uomo – in quanto soggetto politico – era di

competenza del re; se riguardava l’uccisione di una donna era di competenza della

famiglia. In quest’età primitiva alla base del processo penale stava il concetto di

espiazione sacrale. I tipi di espiazione erano due: la cioè l’esclusione

consecratio,

dell’individuo dalla collettività; il cioè l’uccisione del colpevole per reati

deo necari,

molto gravi quali la (il tradimento), la (la ribellione), la (la

proditio seditio defectio

diserzione), la (alto tradimento) e il

perduellio parricidium.

L’ETÀ REPUBBLICANA

R

ACCONTO TRADIZIONALE CIRCA LA CADUTA

DELLA MONARCHIA

Nel 509, secondo la tradizione, si passa dalla monarchia alla Repubblica. Secondo

alcuni (Arangio Ruiz) tale passaggio fu lento e graduale e il re divenne “sommo

sacerdote” (rex Oggi si ritiene comunemente che il passaggio alla

sacrorum).

Repubblica fu traumatico. La tradizione parla di un oltraggio ad una matrona da

parte di Tarquinio il Superbo e di una conseguente rivolta popolare. Questa

sarebbe stata seguita immediatamente dall’elezione della prima coppia consolare,

che avrebbe mantenuto ogni prerogativa regia (imperium) con in più il diritto di

veto sulle decisioni del collega. In realtà, nel 524 ad Ariccia vi fu una battaglia che

segnò il declino irreversibile degli etruschi. Roma – con la cacciata dei Re – si

scrollò di dosso il dominio regio di origine etrusca, estraneo ai propri schemi

politici. In quest’ottica vanno visti gli scontri con Porsenna, re di Chiusi, che

cercava di ripristinare a Roma la monarchia sostenuto dalla plebe urbana, da

sempre monarchica e antiaristocratica.

Le secessioni della plebe

Nel 494 il contrasto tra patrizi e plebei causò la creazione dei tribuni della plebe: è

la prima secessione plebea. La plebe faceva giuramento (sacramentum) ai suoi

magistrati (tribuni e creava le 16

.

plebis) leggi sacrate

Poiché il re non poteva certo decidere di tutte le cause proposte, spesso si limitava a ricevere il

15

giuramento e a rimandare il giudizio ad un giudice da lui designato.

Fra le quali ricordiamo quella secondo cui i tribuni sono sacrosanti ( sacri = sanzione religiosa;

16

santi = sanzione civile) e quella secondo cui nessun patrizio può aspirare al tribunato. 7

In età monarchica i tribuni erano esistiti come , le forme di

tribuni militum 17

magistrati più vicine al popolo. La plebe si impegnava a difendere in armi i propri

magistrati (coniuratio). I tribuni portavano aiuto alla plebe (auxilium) minacciando

nuove secessioni e con il potere di . La prima secessione si concluse con

18

intercessio

19

l’ambasceria di Menenio Agrippa . Oltre a nuove terre e al riconoscimento delle

proprie magistrature i plebei chiedevano l’accesso a tutte le magistrature dello

Stato e l’abolizione del .

20

connubium

Il decemvirato e le leggi delle XII tavole

Nel 451 sarebbero state soppresse, secondo la tradizione, tutte la magistrature, e

sarebbe stato creato, su proposta del tribuno Trentilio Arsa, un collegio di 10

magistrati con il compito di legiferare (decemviri L’anno

legibus scribundis).

successivo, in un secondo collegio, sarebbero stati eletti anche alcuni plebei, ma a

causa del loro comportamento tirannico i secondi decemviri sarebbero stati

rovesciati. Lo scopo delle leggi delle XII tavole – opera dei decemviri – era quello

di mettere alla pari tutte le classi dei cittadini: infatti le leggi contenute nelle tavole

non erano nuove, ma essendo scritte erano certe. Quanto alla natura del

decemvirato, secondo il De Martino si tratterebbe di una magistratura

permanente, e perciò avrebbe preso il posto dei consoli e dei tribuni della plebe 21 .

Le XII tavole si possono dividere per argomenti:

TAVOLA ARGOMENTO

I, II e III Processo

IV Diritto di famiglia

V Eredità

VI Negozi giuridici

VII Norme sulla proprietà immobiliare

VIII e IX Delitti e processo criminale

X Norme di carattere Costituzionale

XI e XII Appendici

La prima legge delle tavole riguarda l’estinzione del debito e la punizione del

debitore moroso (con garanzie per il debitore). Seguono leggi che riguardano

l’emancipazione dei figli, la sulla moglie, la tutela di minori e incapaci,

manus

I erano collegi di comandanti militari, nei quali era consentito

17 tribuni militum consulari potestate

l’accesso alla plebe. Per quanto concerna l’origine di tale magistratura, le fonti oscillano tra motivi

militari – nel senso che il Senato avrebbe deciso di volta in volta se eleggere consoli o tribuni sulla

base delle esigenze belliche – e un’interpretazione classista – nel senso che i plebei, non essendo

riusciti ad occupare cariche consolari, impedirono l’elezione dei consoli ed imposero come

magistrati i capi militari dell’esercito, che potevano essere anche plebei.

Veto sulle decisioni contrarie agli interessi della plebe. Non era inizialmente un potere

18

riconosciuto (lo fu solo 50 anni dopo) ma effettuale, in quanto sostenuto con le armi.

E’ da notare che le secessioni della plebe e le relative concessioni da parte del patriziato erano

19

legate ad eventi bellici.

Queste due rivendicazioni erano legate al problema della cittadinanza: ora quest’ultima si poteva

20

ottenere o con l’elevazione ad una magistratura o con il riconoscimento da parte del padre.

Sempre secondo il De Martino, le (contenenti il divieto di –

21 tabulae iniquae connubium)

tradizionalmente attribuite al secondo decemvirato – sarebbero invece da attribuire ai consoli

dell’anno 449. In realtà bisogna considerare che le XII tavole costituivano un documento

compromissorio e quindi non incondizionatamente favorevoli alla plebe.

8

l’interpretazione restrittiva degli atti del contratto, la e la

mancipatio in iure

22

. Vi sono poi leggi sui piccoli fondi, contro i procedimenti magici, contro il

cessio 23

furto e l’omicidio, sulla sovranità del popolo.

Le norme a carattere costituzionale riguardano:

• una legge sui rapporti tra patrono e cliente;

• una legge contro l’irrogazione di privilegi;

• una legge che attribuisce alla decisioni del popolo valore di legge;

• una legge sulla .

provocatio ad populum

24

Dalle leggi Valerie Orazie alle leggi Licinie Sestie

Le – dal nome dei consoli del 449 – sono favorevoli alla

leggi Valerie Orazie

plebe:

• le magistrature ordinarie si ricostituiscono e va ribadito il

lex de provocatione:

principio della provocatio;

• il patriziato accetta tale magistratura;

lex de tribunicia potestate:

• per la quale hanno valore di legge le deliberazioni del

lex de plebiscitis:

“concilium plebis” accolte dal Senato (sicuramente falsa);

• una legge che affida agli edili plebei il controllo dei Senatoconsulti.

Con la successiva del 445 cadono le tavole inique e si attua l’unità

legge Canuleia

cittadina. Dal 449 al 367 non vi fu il consolato, che fu sostituito dal collegio dei

con potestà consolare, tra i quali due erano eponimi (i loro nomi

tribuni militum

cioè, venivano scritti nei fasti capitolini). A partire dal 367 esistono per la storia del

diritto romano dati sicuri.

Le del 367 reintroducono il consolato – al quale venivano

leggi Licinie Sestie 25

ammessi ora anche i plebei – introducono la nuova magistratura della pretura ,

stabiliscono l’estensione di agro pubblico che ogni privato può possedere, e

dettano norme riguardanti l’aes Si è ormai arrivati alla completa fusione

alienum.

della classe dirigente patrizia con quella plebea: nasce così la che sarà

nobilitas

comunque una casta chiusa. Vediamo più da vicino le leggi Licinie Sestie.

• La prima legge stabilisce definitivamente che gli auspici possono essere

presi anche da plebei: anche se la divisione delle due cariche non fu sempre

rispettata, il principio era stato posto.

• La (aes fa parte di una lunga serie che si

legge sui debiti alienum)

concluderà nel 326 con la (che abrogherà la schiavitù per i

lex Petelia Papiria

26

debiti) .

• La vietava di occupare una misura di agro

legge sull’agro pubblico

pubblico superiore a 500 iugeri a persona (+250 per ogni figlio maschio), ma

fu spesso frodata.

Negozio solenne di trasferimento di beni davanti a testimoni.

22 Forma legale di risoluzione di casi complessi.

23 La era un procedimento comiziale d’appello contro le sentenze. Potevano

24 provocatio ad populum

avvalersene solo i cittadini di pieno diritto e – in linea di principio – solo avverso le sentenze di

e non quelle di

imperium domi imperium militiae.

La pretura costituisce l’ultima magistratura riservata alla sola aristocrazia. Il pretore è “colui che

25

dice giustizia”, cioè interpreta le leggi.

Il 326 è l’anno delle Forche Caudine e i Romani cercavano l’unità e la pace sociale; inoltre allora

26

andava diffondendosi la schiavitù di guerra e perdeva di importanza la schiavitù per debiti. 9

• La riserva al mondo patrizio l’esercizio dell’attività

27

legge sul pretore

giurisdizionale . Il potere del pretore si basa sulle Esse sono

28 leges actiones.

quattro:

La e a carattere

legis actio sacramento per iudicis arbitrive postulationem,

o cognitorio; e a carattere esecutivo.

per manus iniectionem per pignoris capionem,

o

Il tentativo di far rimanere le formule giudiziarie nell’ambito gentilizio

termino nel 337 con l’elezione alla pretura del plebeo Publio Filone .

29

Magistrature importanti furono poi , e Quanto al

i censori gli edili i questori.

30 31

tribunato, esso non era ormai altro che il primo gradino della carriera politica. Con

il principio della collegialità, infatti, la carica contestataria del tribunato decadde,

perché, potendo ogni tribuno opporre il veto alle proposte di un collega,

all’aristocrazia bastava controllarne uno.

I magistrati supremi avevano la e l’imperium:

potestas

• la era la facoltà di esprimere la propria volontà come la volontà

potestas

dello Stato e si manifestava nei seguenti poteri:

cioè la facoltà di pubblicare nel foro gli

ius edicendi, edicta;

o la facoltà di convocare i e i

ius agendi cum populo o cum plebe, comitia

o concilia; la facoltà di convocare e presiedere il Senato;

ius agendi cum patribus,

o

• l’imperium consisteva nella supremazia assoluta e comprendeva:

32

il supremo comando militare;

o la potestà di fare la leva;

o il diritto di presentare proposte di legge al comizio;

o la facoltà di arrestare e punire cittadini;

o l’amministrazione della giustizia.

o

L’imperium del pretore era qualitativamente uguale a quello dei consoli salvi i limiti derivanti

27

dall’essere egli un collega minor.

Nel processo affidato al pretore, questi imposta la controversia, poi rimanda le parti ad un

28

giudice da lui designato; dopo un giuramento di sincerità delle parti, il giudice decide servendosi –

dove possibile – del principio del precedente.

Questi fece approvare tre leggi (leges

29 Publiliae Philonis):

• stabiliva che uno dei due censori dovesse essere plebeo;

de censore plebis,

• disponeva che l’auctoritas dovesse essere fornita prima

de patrum auctoritate,

dell’approvazione delle leggi e non successivamente come ratifica;

• equiparava i plebisciti alle magistratuali nel senso che le

de plebiscitis, rogationes

deliberazioni dei dovevano essere sottoposte al voto dei comizi centuriati e,

concilia plebis

quindi, dovevano funzionare come proposte.

La censura era una magistratura ordinaria, non permanente, investita con una

30 lex potestate

che nacque per ragioni militari e tributarie quando divenne importante ottenere un

cenosria

inquadramento rigoroso dei cittadini.

Secondo la tradizione gli edili sarebbero nati insieme al tribunato e sarebbero stati ausiliari dei

31

tribuni. Oltre ad esercitare funzioni religiose, gli edili erano depositari degli archivi della plebe e

avevano poteri di polizia nei quartieri della plebe. In seguito, insieme alla pretura, fu creata l’edilità

in seguito alla parificazione civile vennero aggiunti ai magistrati plebei due nuovi edili eletti

curule:

fra i patrizi. Solo questi ebbero diritto alla e furono detti perciò edili curuli.

sella curulis

L’imperium comprendeva sia l’imperium – che si esercitava entro il – che l’imperium

32 domi pomerium

– che si esercitava fuori dal non solo in guerra, ma anche nei confronti dei popoli

militiae pomerium

soggetti. Rispetto alla era caratterizzato da segni esteriori, dagli e dalla

potestas auspicia maiora

coercitio.

10

O ’

RGANI E ISTITUZIONI DELL ETÀ REPUBBLICANA

Le caratteristiche degli organi dell’ordinamento romano non devono essere intese

come immutabili durante tutto il periodo repubblicano. Dal 367 al 283 si assiste

infatti ad un periodo di assestamento caratterizzato dalla necessità di eliminare gli

ultimi contrasti fra patrizi e plebei; tra il 283 e il 146 i vari organi di governo si

armonizzarono e dettero vita al governo repubblicano; fra il 146 e il 27 la lunga

crisi della repubblica determinò la corruzione e la scomparsa della armonia e

dell’equilibrio del periodo precedente.

Il nell’età repubblicana assume una posizione di notevole importanza:

Senato

mentre teoricamente il suo parere non vincolava i magistrati, di fatto essi

risultarono i meri esecutori di una volontà politica che si formava

indipendentemente da loro nell’ambito senatorio. La trasformazione più

importante del Senato riguardò il fatto che entrarono a farvi parte anche i plebei. Il

numero normale di senatori fu di 300 finché Silla non li portò a 600. I poteri

rimasero sostanzialmente immutati: tuttavia alcune leggi stabilirono che

l’auctoritas doveva precedere e non seguire la votazione comiziale delle

patrum

leggi.

Le altro non furono che la prosecuzione e lo sviluppo di cariche che

magistrature

già si erano costituite nei momenti della crisi dello Stato Quiritario. Fra i magistrati

si distinguevano i forniti di e di e i forniti

potestas imperium,

maiores, minores,

della sola Quanto alle modalità di elezione, alla regola secondo cui “il

potestas.

magistrato crea il magistrato” si sostituì quella dell’elezione popolare dei

magistrati.

I consoli

Fra tutte le magistrature il consolato emerge per il carattere illimitato delle sue

competenze. I consoli sono forniti di ma tale potere non è illimitato come

imperium

quello regio bensì sottoposto a tutti quei vincoli propri di tutte le magistrature

(annualità, collegialità, esistenza di altri magistrati, limiti della provocatio, ecc.) 33

. I

consoli erano due, esercitavano il potere collegialmente, duravano in carica un

anno e all’anno stesso davano il nome. Erano nominati dai comizi centuriati,

presieduti da un magistrato con potere maggiore o uguale al loro, di regola il 15

marzo.

Le assemblee popolari

I ebbero attribuzioni di carattere religioso, anche perché

comizi curiati

continuarono ad esistere solo per rispetto alla tradizione. I comizi centuriati

mantennero la loro origine militare; vennero convocate dai magistrati cum imperio

e si riunirono nel secondo rigorose formalità. Le loro attribuzioni

campus martius

furono:

• l’elezione dei magistrati maggiori e la conferma dei censori;

• la votazione delle leges centuriate;

• lo nelle cause con condanna alla pena capitale.

iudicium

Tali limiti costituivano un sistema di garanzie e controlli tendenti ad evitare il pericolo di

33

degenerazioni tiranniche. 11

I erano l’assemblea deliberativa dell’intero ordinato per

comizi tributi populus,

su convocazione e sotto la presidenza dei Le

tribus, magistratus maiores.

attribuzioni di tale assemblea furono:

• la dei magistrati minori e dei

creatio tribuni militum;

• la votazione delle leges tributae;

• il in alcune cause;

iudicium

• alcune attribuzioni religiose.

Infine, in epoca repubblicana, rimasero di preminente importanza i concilia plebis,

cui si ricorse soprattutto per la votazione delle riforme agli istituti dello ius civile.

Le attribuzioni furono:

• l’elezione dei magistrati plebei;

• la votazione dei plebiscita;

• lo per i passibili di

iudicium crimina mulcta.

L ITALIA E LE PRIME PROVINCE

L’evoluzione degli organi dello stato romano è accompagnata dall’evoluzione di

fattori esterni. Riguardo all’espansione romana, una tesi del 1800 afferma che si

trattò di un espansionismo difensivo. In realtà la spiegazione risiede nel fatto che

la società romana non aveva un equilibrio interno. L’economia agricola è povera e

dissestata dalla circolazione di denaro che provoca continui debiti; il commercio

crea una nuova aristocrazia, quella dei cavalieri. L’espansione verso sud è di tipo

imperialistico e comporta una grossa spesa:

• La (343-341) scoppiò per la conquista di Capua,

prima guerra sannitica

minacciata dai Sanniti.

• La (340) determinò lo scioglimento della Lega Latina: da

guerra latina

allora in poi non vi furono più trattati con tutti i latini, ma solo con le

singole città. I latini avranno tre privilegi: lo lo lo

ius commercii, ius connubii,

ius migrandi.

• La (326-304) si combattè per il controllo su Napoli

seconda guerra sannitica

(città marittima); con essa Roma guadagnò la Campania.

• Con contro gli italici, Roma conquistò quasi tutta

la battaglia di Sentino

l’Italia.

I rapporti con le città sottomesse sono diversificati: i Romani infatti:

• Possono compiere la distruzione politica della città con l’inglobamento

della comunità nella cittadinanza romana;

• Possono incorporare una città con i suoi ordinamenti autonomi

34

(municipium), talvolta con la presenza di un prefetto romano ;

• Possono stipulare un che può essere o il primo ha la

foedus equo iniquo:

forma di un trattato bilaterale, il secondo di un’imposizione.

Nel 282 scoppiò la guerra contro Pirro, che nel 272 permise a Roma di occupare

tutta l’Italia peninsulare 35

.

I municipi potevano essere:

34 • “optimo iure”, cioè con diritto di voto;

• “sine suffragio”, senza diritto di voto e i cui maggiorenti non potevano entrare a far parte

della nobilitas.

E’ da notare che il “casus belli” di Taranto e il fatto stesso che Pirro portasse la guerra contro

35

Roma sono invenzioni degli storici romani: in realtà la spedizione di Pirro era diretta contro la

12

L’ -

EQUIPARAZIONE PLEBISCITI LEGGI

In questo periodo la contrapposizione sociale non è più ormai tra patrizi e plebei

ma tra nobilitas e resto della popolazione: si pensi che la legge Ogulnia del 300

permette ai plebei l’accesso anche al pontificato.

La del 339 prevede che i plebisciti abbiano valore di legge se

lex Publilia Filonis

autorizzati preventivamente dal Senato. La completa parificazione plebisciti-leggi

si avrà con la del 286. Da allora le leggi saranno votate quasi solo dal

lex Hortensia

popolo, ma i tribuni, che devono proporre le leggi, appartengono anch’essi alla

nobilitas, perciò no vanno contro gli interessi della propria classe.

Il riconoscimento alle assemblee del potere legislativo dette luogo all’inclusione,

tra le fonti del diritto romano, delle erano tutte le

leges publicae populi romani. Leges

deliberazioni comiziali, quindi anche quelle relative alla dei magistrati e

creatio

quelle interferenti negli Solo più tardi il termine di “leges” fu

iudicia criminali.

riservato alle sole deliberazioni a carattere normativo.

L A RIFORMA DEI COMIZI CENTURIATI

Alla fine della prima guerra punica diviene definitiva la riforma del comizio

centuriato e nasce accanto al pretore urbano il . La riforma del

36

pretore peregrino

comizio centuriato è volta a dare maggiori poteri ai possessori di capitale mobile.

Il senso di questa riforma è quello di riprodurre all’interno di ciascuna tribù la

stessa divisione delle classi esistente nella società. Ciò comportava una

ridistribuzione artificiale della popolazione mediante l’equiparazione tra il

capitale mobiliare e la proprietà terriera. Effetto politicamente significativo di

questa nuova assemblea fu quello di equiparare in modo totale patriziato e plebe,

e di far decade il principio timocratico rigidamente sancito nell’originaria struttura

centuriata.

L’ -

ESPANSIONE EXTRA ITALICA

La Sicilia non entra a far parte dell’Italia: la vera Italia è quella peninsulare, tutto il

37

resto è provincia . Anche in Sicilia si riproduce la solita casistica degli accordi tra

Roma e le singole città che potevano essere:

• comunità libere da obblighi e autoamministrantesi;

civitates:

• sottoposte al pagamento di tasse;

collettività stipediarie:

• che invece non avevano imposizioni fiscali.

collettività immuni:

Sicilia, allora in mano ai Cartaginesi, e probabilmente il mandante della spedizione era l’Egitto che

già da tempo era in contrasto con Cartagine per motivi economici. Roma – in questo caso – era

alleata di Cartagine.

Anche la è stata tramandata con un falso “casus belli”. Essa è stata in realtà

prima guerra punica

ispirata, contro il volere del Senato, dal nuovo ceto dei capitalisti (equites) dediti al commercio –

mentre i Senatori erano la voce dei proprietari terrieri – che avevano interesse a fermare

l’espansione commerciale cartaginese.

Il pretore peregrino giudica nelle controversie tra stranieri o tra romani e stranieri. Egli non può

36

usare le legis actiones: con parole libere scrive su un foglio le tesi delle parti, che manda poi di

fronte al giudice (processo formulare). La formulazione del pretore è perciò casistica, e ciò

comporterà una successiva esigenza di unificazione.

In un primo tempo “provincia” è la sfera di competenza di un magistrato, poi per essa si intende

37

il territorio amministrato da un magistrato. 13

La (di origine ellenistica) prevede che il suolo delle Province sia

lex Ieronica

proprietà dello Stato e chi lo coltiva debba pagare una decima . I profitti delle

38

decime portano a Roma fiumi di denaro. La circolazione monetaria però non trova

sbocchi non esistendo attività in cui il denaro possa essere investito: ciò comporta

il depauperamento di larghi strati sociali e il dissesto dell’economia.

Nel 218 comincia la seconda guerra punica , che avrà un costo umano altissimo.

39

Ad essa appartengono le figure di – fautore di una politica di

Quinto Fabio Massimo

temporeggiamento, vuole difendere l’Italia e vuole combattere Annibale in Italia –

e – fautore di una politica aggressiva, vuol portare la guerra in

Scipione l’Africano

Africa e conquistare Cartagine. Avrà la meglio quest’ultimo e al termine della

guerra Cartagine perderà la Sardegna, la Corsica e la Spagna, che formeranno

nuove province Romane. L’espansione romana continua nel 198 con la guerra

macedonica e nel 190 con la guerra siriaca, ma tale espansione presenta un aspetto

differente rispetto al passato: non è più una espansione territoriale ma

commerciale, in quanto nel 198 verrà proclamata la libertà delle città greche senza

che si proceda ad annessioni, e la guerra del 190 ingrandirà solo gli stati alleati

(Pergamo, Bitinia, Rodi).

Con le battaglie di Pidna (nel 168 e nel 148), la distruzione di Cartagine (146) e la

riduzione a provincia di tutta la Grecia, la tendenza a formare nuove province si

stabilizza e si ricerca solo il monopolio del commercio marittimo.

In questo periodo, tre fattori, uniti alla prime deroghe costituzionali, provocano

mutamenti dell’assetto dell’ordinamento e la trasformazione del processo

criminale

40 : 41

1. lo sforzo del Senato per ottenere il controllo dei magistrati ;

2. il tentativo degli equites di costituirsi come autonomo ordine politico;

3. il dissesto della plebe italica dopo il 146.

Quanto agli effetti giuridici di questa evoluzione politica, la visione tradizionale

degli autori romani è unanime: con la l’assetto costituzionale è

lex Hortensia

perfetto; in seguito inizia la decadenza 42 .

I G RACCHI

Un periodo di grande sconvolgimento fu l’età graccana, che fu descritta da

Diodoro, Appiano e Plutarco. Uno dei più importanti motivi di crisi della Roma di

questo periodo consiste nell’espropriazione dei piccoli proprietari terrieri, cui

aveva fatto seguito lo spopolamento delle campagne e la crisi demografica. La

famiglia dei Gracchi si fa interprete delle istanze della plebe che più di chiunque

43

scontava le conseguenze di tale crisi .

Poiché Roma non aveva un sistema tributario, la riscossione delle decime era affidata a

38

compagnie di “pubblicani”, cioè appaltatori di “publica”.

Inoltre nello stesso anno, con il plebiscito Claudio, si impedisce ai Senatori e ai loro figli il

39

commercio marittimo e le speculazioni finanziarie.

Il Senato amplia le proprie competenze anche all’ambito del processo criminale: in un primo

40

tempo una commissione di Senatori compie un’inchiesta (cognitio), rimandando poi al giudizio

comiziale; in un secondo tempo sarà la stessa commissione a giudicare (quaestio extra ordinem).

Dal 171 il Senato è competente anche a giudicare i magistrati che hanno l’imperium nelle province

Lex Calpurnia de repetundis.

41 Gli storici romani affermano che la decadenza politica fu determinata da una parallela decadenza

42

morale; ma questo è un effetto, non una causa.

14

Nel 133 figlio di Tiberio Sempronio Gracco, viene eletto tribuno e

Tiberio Gracco,

presenta una legge sulla misura dell’agro pubblico secondo la quale quest’ultimo

doveva essere diviso in lotti non superiori a 500 iugeri. Chi ne possedeva di più

doveva restituirli affinché una commissione (detta “dei procedesse

tresviri”)

all’assegnazione a favore della plebe nullatenente. Il tribuno Ottavio oppose il

proprio veto. Tiberio, non riuscendo a far togliere il veto, fece deporre Ottavio

dall’Assemblea .

44

La legge viene quindi approvata ma la sua attuazione incontra mille difficoltà

opposte per far terminare l’anno di carica di Tiberio che tuttavia, al termine del

45

mandato, ripropone la sua candidatura . Questo fa scoppiare dei disordini in cui

Tiberio trova la morte . A questo punto dovranno trascorrere dieci anni prima del

46

secondo tribunato graccano.

(123) si preoccupò di garantire una funzione costituzionale alla

Caio Gracco

neonata degli proponendo una legge sul trasferimento delle corti

ordo equites

giudicanti dai Senatori ai cavalieri, assicurando così a quest’ultimi il compito di

giudicare nelle Propose inoltre numerosissime altre leggi,

quaestiones extra ordinem.

tra le quali:

• provvedimenti per la fondazione di nuove colonie;

• legge sull’attribuzione delle sfere di competenza ai singoli consoli;

• legge sull’organizzazione della provincia d’Asia;

• legge che proponeva di concedere la cittadinanza romana ai latini e quella

latina agli Italici;

• legge “de l’unica rimastaci in materia criminale.

repetundis”,

L’esperienza graccana si protrasse per i due tribunati del 123 e 122. Dopo i

tentativi di far abrogare la il Senato votò un provvedimento senza

lex Rubria,

precedenti, il che aboliva le garanzie costituzionali e

senatus consultum ultimum,

dava ordine al console di operare la repressione dei tumulti. Roma

Lucio Opimio

fu occupata militarmente e i graccani, ritiratisi sull’Aventino, furono in gran parte

uccisi, compreso Caio. La morte di Caio segna l’inizio effettivo delle guerre civili.

M S

ARIO E ILLA

Dopo la repressione graccana si assiste alla formazione della in seno alla

factio

un gruppo ristretto della classe dirigente che accentra tutte le

nobilitas, 47

magistrature e le posizioni di governo . I poteri dei tresviri vengono ridotti da tre

leggi:

1. una legge del 121 che abolisce il divieto di alienazione dei terreni distribuiti;

2. la del 111 che sancisce la definitività del possesso dell’ager

lex Toria publicus;

Per alcuni ciò avvenne perché i Gracchi intendevano riconquistare il prestigio perso dopo i

43

contrasti con gli Scipioni.

Nasce il problema della costituzionalità di tale deposizione: bisogna infatti considerare se il

44

mandato attribuito ad un magistrato sia revocabile o meno dalla stessa assemblea che glielo ha

attribuito.

Anche questa candidatura pone problemi di ordine costituzionale: secondo Tiberio, tuttavia, il

45

popolo è sovrano e quindi libero di eleggere una persona per quante volte voglia.

Per giudicare i rei del tumulto in cui Tiberio Gracco trovò la morte, fu creata una

46 quaestio

Essa condannò molti esponenti graccani sotto l’accusa di sedizione.

extraordinaria Popilia.

Mentre gli equites avevano in mano il commercio, la nobilitas non aveva che i latifondi. L’unica

47

fonte di denaro per la nobilitas era quindi la concussione da parte dei magistrati. 15

3. una legge del 111 con cui si abolisce il vectigal.

Nel 106 reintroduce i Senatori nella la cui

Servilio Cepione quaestio de repetundis,

giuria deve essere quindi composta per metà da Senatori e per metà da cavalieri.

In seguito alla guerra di Numidia e all’ascesa al trono di (figlio

Giugurta

illegittimo del re di Numidia ma appoggiato da Roma), si creano in Roma due

fazioni, una interventista – guidata dai cavalieri – e una non interventista –

guidata dal Senato. Una strage di mercanti romani operata da Giugurta a Cirta fa

scoppiare la guerra. – successo al comando delle operazioni in

Caio Mario

Numidia a – riesce a catturare Giugurta grazie anche

Quinto Cecilio Metello

all’aiuto del suo luogotenente Contemporaneamente alla guerra in Numidia,

Silla.

le popolazioni barbare dei Cimbri e dei Teutoni invadono l’Italia settentrionale

infliggendo una pesante sconfitta ai romani. Mario – che era stato eletto console –

vide prolungato il suo mandato dal 104 al 101, anno in cui sconfisse gli invasori.

Le gravi perdite di quegli anni indussero Mario ad arruolare anche la plebe

48

urbana non iscritta nelle centurie e gli italici . 49

Nel 100 Mario si ripresenta al Consolato, alleandosi con e con

Apuleio Saturnino

50

. A questi ultimi si dovettero:

Servio Glaucia

• la che ampliava l’ambito dei delitti politici;

lex Apuleia de maiestate minuta

• la che abbassava il prezzo del grano;

lex frumentaria

• la che distribuiva ai veterani l’ager conquistato da Mario;

lex agraria gallicus

• una per distribuire 100 iugeri a testa tra i

lex de coloniis in Africam deducendis

veterani in Numidia.

Durante i comizi elettorali candidato avverso a Glaucia, viene

Gaio Memmio,

ucciso in un tumulto: il Senato vota quindi un e ordina a

senatus consultum ultimum

Mario di attaccare Apuleio, Glaucia e i loro seguaci. Mario, consapevole che ciò

avrebbe compromesso il suo credito e il suo potere politico, esegue suo malgrado

l’ordine. Le leggi di Apuleio e Glaucia saranno abrogate e sarà così stroncato il

secondo tentativo di cambiamento.

Riguardo al molti studiosi romanisti affermano che il

senatus consultum ultimum,

Senato compì un abuso, ma non considerano che presso gli antichi non esisteva

una costituzioni scritta ma solo una prassi costituzionale determinata da rapporti

di forza.

La è la seconda quaestio perpetua dopo quella

quaestio de maiestate de repetundis,

ma al contrario di quest’ultima è attivata per conto dello Stato, e l’accusa viene

esercitata solo da cittadini romani.

La produzione normativa di questo periodo è molto vasta e si sente il bisogno di

proteggerla: nasce così la di Saturnino la clausola propria delle leggi

sanctio legis

che si prevede saranno fortemente osteggiate dagli oligarchici.

Per l’attuazione di questa riforma non vi fu bisogno di una legge, perché la leva rientrava nei

48

poteri del magistrato e, pertanto, fu sufficiente che un sanatoconsulto autorizzasse il console Mario

ad arruolamenti eccezionali estesi alla classe dei proletari. Effetto del nuovo sistema di

reclutamento fu che l’esercito era fedele solo al proprio condottiero e che tale fedeltà era

ricompensata da questi con larghi e munifici donativi.

Questi aspira al tribunato e segue la politica di Caio Gracco: fa votare leggi che riguardano

49

frumentazioni, deduzioni di nuove colonie, una legge agraria per la sistemazione dei veterani di

Mario.

Questi è pretore e si presenta al consolato per il 99, contro la norma costituzionale che esigeva un

50

biennio di intervallo tra una magistratura e quella di rango superiore.

16

Nel 92, il tribuno propose che il numero dei Senatori fosse

Livio Druso

raddoppiato e che i nuovi Senatori fossero Tale misura era di carattere

equites.

conciliativo: si sarebbe così arginato lo strapotere degli con l’immissione nel

equites

Senato dei membri più influenti e sarebbe terminata la lacerante contesa per il

controllo delle . In campo popolare Druso concesse la

quaestiones perpetue 51

cittadinanza agli italici per porre rimedio alla loro contrarietà alla distribuzione

delle terre.

La morte di Druso lasciò aperta una situazione di estrema tensione che sfocerà nel

90 nella guerra sociale. In tale anno insorgeranno contro Roma tutti gli alleati

italici che creeranno una vera e propria “civitas contrapposta alla “civitas

Italia”

con una propria organizzazione indipendente. La guerra sarà

romana”

sanguinosissima (oltre 300.000 caduti per parte) e terminerà con l’emanazione di

tre leggi:

1. la del 90 che concede la cittadinanza romana a tutti gli italici che

lex Iulia

non avessero preso le armi contro Roma;

2. la dell’89 che concede la cittadinanza romana a tutti gli

lex Plautia Papiria

italici che ne facciano richiesta;

3. la dell’88 che concede lo agli abitanti della Gallia

lex Pompeia ius Latii

Cisalpina.

Nonostante l’estensione della cittadinanza, il modello romano non cambia: tutte le

città d’Italia diventano municipi “optimo iure”.

Intanto nell’88 scoppia la guerra contro re del Ponto. Il tribuno

Mitridate Sulpicio

propose due leggi, una delle quali toglieva il comando delle operazioni di

Rufo

guerra a Silla – che aveva già radunato il suo esercito a Napoli – e l’altra che

iscriveva gli italici in tutte le 35 tribù. Silla – che sarebbe stato sostituito da Mario –

marciò su Roma, cacciò Mario e fece abrogare le leggi di Sulpicio; dopodiché partì

per la guerra.

Mentre Silla vinceva Mitridate a Cheronea e a Orcomeno, – eletto console

Cinna

nell’87 – instaurò a Roma, per tre anni, un potere dispotico e antinobiliare:

nacquero le liste di proscrizione. Silla, conclusa la pace con Mitridate, tornò in

Italia nell’83 e sconfisse i cinnati nella battaglia di Porta Collina dell’82.

Roma vive ora uno dei momenti più drammatici della sua storia: le proscrizioni

hanno ridotto il Senato da 300 a 100 membri; 100.000 veterani di Silla chiedono

terre, e Silla concede loro di occupare le terre italiche dove vogliano all’interno di

determinati confini.

Silla ebbe dopo l’82 una formale investitura perpetua 52 a dittatore per la

riorganizzazione dello Stato. Il Senato fu portato a 600 membri, e i nuovi Senatori

furono in massima parte forse scelti direttamente da Silla. La “de

equites, lex Villia

del 180 ripristinò gli intervalli regolari tra le magistrature. Una legge

annalis”

permise ai soli Senatori di rivestire il tribunato e vietò a chi era stato tribuno di

rivestire cariche successive. Con Silla le quaestiones perpetue divennero 6 o 7 (o

addirittura 9). Si conoscono:

• la che si occupa della repressione del peculato;

quaestio perpetua peculatos,

• la che si occupa della repressione delle frodi elettorali;

quaestio de ambitu,

Le erano tribunali permanenti che vennero istituiti per giudicare sui nuovi

51 quaestiones perpetue

reati che la Roma repubblicana iniziò a conoscere con l’espansione extra-italica quali ad esempio

gli illeciti dei magistrati provinciali.

E non semestrale come si era soliti.

52 17

• la che si occupa dei reati di falsificazione;

quaestio de falsis,

• la che si occupa delle falsificazioni di

quaestio testamentaria nummaria,

testamenti e monete;

• la che è una quaestio plurima che si occupa di

quaestio de sicariis et veneficiis,

reati vari.

Con le scompare il potere giudiziario delle assemblee popolari e

quaestiones

conseguentemente dei tribuni, che dinanzi ad esse portavano l’accusa.

Ogni era attivata da un’accusa che un cittadino portava avanti dopo una

quaestio

richiesta a un giudice che valutava il fondamento dell’accusa. In antichità un fatto

non poteva essere sottoposto due volte al giudizio dello stesso organo: ciò favoriva

la la collusione fra accusato e accusatore. Silla spogliò infine il

prevaricatio,

tribunato di ogni potere: la fu abrogata e fu ripristinata la

lex Hortensia lex Publilia

Filonis.

Gli storici antichi non hanno mai parlato di “costituzione sillana”, ma solo di Silla

come uomo e riformatore. Per quanto riguarda la storiografia moderna, il

Carcopino dice che Silla segnò l’inizio di un potere monarchico; altri parlano di

Silla come restauratore. In realtà egli fu un riformatore in chiave oligarchica e

antipopolare.

P C

OMPEO E ESARE

Dopo la morte di Silla iniziò il periodo delle “grandi personalità”: ciò rispecchia la

decadenza del sistema oligarchico. Il Senato – organo dell’oligarchia – aveva

cessato di essere la guida dello Stato al tempo delle guerre civili. Le assemblee

popolari, inoltre, avevano perso gran parte del loro significato politico e

rappresentativo con l’estensione della cittadinanza agli italici.

Nel 76 ottenne il comando della guerra contro che durava

Pompeo Sertorio,

dall’80, e la portò a termine nel 72, ricevendo poi il comando nella guerra contro

53

Spartaco . In questa guerra apparve la figura di con cui Pompeo

Licinio Crasso

divise il consolato nel 70.

Nello stesso anno inoltre:

• furono abrogate completamente le riforme di Silla;

• tornò in vigore la del 286;

lex Hortensia de plebiscitis

• vi fu una nuova coalizione tra e nelle assemblee;

equites popoulares

• fu esiliato Verre, propretore della Sicilia, accusato “de da

repetundis”

Cicerone: in realtà si trattò di uno scandalo politico per far passare la lex

Aurelia.

Nel 67 scoppiò la guerra piratica e la affidò il comando dell’esercito a

lex Gabinia

Pompeo, attribuendogli poteri enormi. Terminata la guerra piratica, Pompeo fu

inviato contro nel 66. Qui non si limitò a concludere il conflitto ma

Mitridate

conquistò ingiustificatamente anche la Siria e la Palestina che organizzò a suo

profitto.

Con Pompeo, dunque, i poteri militari vengono prolungati indefinitivamente, e ciò

sarà un elemento di disgregazione dello Stato, perché un tale tipo di è

imperium

contrario ai principi repubblicani.

La rivolta di Spartaco fu la grande rivolta servile: gli schiavi si costituirono come comunità

53

indipendente e batterono moneta propria.

18

Nel 64, appoggiato da esponenti dei Senatori e dei cavalieri, si candida al

consolato esponente della nobiltà più antica. Ma fu proprio la che

Catilina, factio

temeva Catilina per i suoi progetti innovatori, ad opporgli Cicerone,

l’homo novus

che infatti ottenne il consolato. Durante il consolato di Cicerone la situazione

precipitò: Catilina venne accusato di gravi misfatti, il Senato emanò un senatus

consultum ultimum, Catilina si rifugiò a Pistoia dove venne sconfitto e ucciso.

Nel 60 venne stipulato un accordo privato per la guida dello Stato fra tre

personaggi: Crasso, Pompeo e Cesare. Quest’ultimo era nato nel 100 dalla gens

Iulia, antichissima ma con un patrimonio dissestato. Era stato governatore della

Spagna e era diventato console nel 59. In quest’anno Cesare propose moltissime

leggi:

• fece ratificare l’operato di Pompeo in Asia;

• fece votare una legge agraria munita si “sanctio”;

• fece approvare molti provvedimenti favorevoli ai cavalieri;

• fece votare la lex Iulia de repetundis.

Nel 59 un tribuno di fiducia di Cesare, fece approvare una legge che

Vatinio,

concedeva a Cesare il governo della Gallia Cisalpina per 5 anni.

L’anno successivo un altro tribuno, fa approvare numerose leggi fra cui:

Clodio,

• una lex frumentaria;

• una legge che costituisce l’isola di Cipro in provincia con il fine di

allontanare Catone – chiamato a governarla – nemico di Cesare;

• una legge che toglieva agli auguri l’obnuntiatio, cioè la facoltà di opporsi

alle leggi adducendo motivi religiosi,

Clodio fece anche esiliare Cicerone per aver fatto uccidere i catilinari senza un

regolare processo e solo in base ad un Si trattò dello

senatus consultum ultimum.

scontro fra due principi: quello aristocratico, secondo il quale un senatus consultum

autorizzava ad uccidere i cittadini romani dichiarati nemici pubblici; e

ultimum

quello democratico, secondo il quale ogni cittadino poteva essere condannato a

morte soltanto dopo un processo. L’esilio di Cicerone non durò comunque a

lungo: nel 57 fu richiamato a Roma in quanto Cesare aveva bisogno di riconciliarsi

con il mondo Senatorio e quello equestre.

Nel 56 i triumviri stipularono a Lucca un secondo accordo: Pompeo e Crasso

avrebbero avuto il consolato nel 55 e Cesare avrebbe avuto il comando della Gallia

54

per altri cinque anni . Dopo il consolato Crasso andò a governare la Siria e a

combattere i parti; Pompeo, che sarebbe dovuto andare in Spagna, restò a Roma.

Crasso morì nella battaglia di Carre del 53; Pompeo venne eletto console senza

collega.

Nel 52 terminò la guerra gallica con la romanizzazione di tutta la Gallia.

Nel 49 il mandato di Cesare scadeva ma questi non volle deporre l’imperium per

non finire sotto processo. Nel 49 Cesare passò il Rubicone con l’esercito

contravvenendo alle leggi di Silla; il Senato emise un ma

senatus consultum ultimum

Cesare giunse a Roma e la occupò. In seguito inseguì Pompeo e lo sconfisse a

Farsalo nel 48. Tornato in Italia si fece eleggere dittatore per 10 anni nel 46, console

unico nel 45, dittatore a vita, tribuno a vita, pontefice massimo e padre

imperator,

della patria nel 44. Portò il Senato a 900 membri, estese la cittadinanza romana alla

Durante il loro consolato, Pompeo e Crasso fecero votare una legge contro i brogli elettorali.

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niobe

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Storia del diritto romano con particolare attenzione ai seguenti argomenti trattati: gli elementi per la ricostruzione della storia romana, l'età monarchica, leggende relative al periodo regio, le origini di Roma, il processo formativo della città e la distinzione della popolazione fra patrizi e plebei.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher niobe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Masi Doria Carla.

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