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• Propose inoltre numerosissime altre leggi, tra le quali:

• provvedimenti per la fondazione di nuove colonie;

• legge sull’attribuzione delle sfere di competenza ai singoli consoli;

• legge sull’organizzazione della provincia d’Asia;

• legge che proponeva di concedere la cittadinanza romana ai latini e quella latina agli Italici;

• legge “de repetundis”, l’unica rimastaci in materia criminale.

• L’esperienza graccana si protrasse per i due tribunati del 123 e 122. Dopo i tentativi di far abrogare la lex

Rubria, il Senato votò un provvedimento senza precedenti, il senatus consultum ultimum, che aboliva le

garanzie costituzionali e dava ordine al console Lucio Opimio di operare la repressione dei tumulti. Roma fu

occupata militarmente e i graccani, ritiratisi sull’Aventino, furono in gran parte uccisi, compreso Caio. La morte

di Caio segna l’inizio effettivo delle guerre civili.

• MARIO E SILLA

Dopo la repressione graccana si assiste alla formazione della factio in seno alla nobilitas, un gruppo ristretto

della classe dirigente che accentra tutte le magistrature e le posizioni di governo . I poteri dei tresviri vengono

ridotti da tre leggi:

1. una legge del 121 che abolisce il divieto di alienazione dei terreni distribuiti;

2. la Lex Toria del 111 che sancisce la definitività del possesso dell’ager publicus;

3. una legge del 111 con cui si abolisce il vectigal.

• Nel 106 Servilio Cepione reintroduce i Senatori nella quaestio de repetundis, la cui giuria deve essere quindi

composta per metà da Senatori e per metà da cavalieri.

In seguito alla guerra di Numidia e all’ascesa al trono di Giugurta (figlio illegittimo del re di Numidia ma

appoggiato da Roma), si creano in Roma due fazioni, una interventista – guidata dai cavalieri – e una non

interventista – guidata dal Senato. Una strage di mercanti romani operata da Giugurta a Cirta fa scoppiare la

guerra. Caio Mario – successo al comando delle operazioni in Numidia a Quinto Cecilio Metello – riesce a

catturare Giugurta grazie anche all’aiuto del suo luogotenente Silla. Contemporaneamente alla guerra in

Numidia, le popolazioni barbare dei Cimbri e dei Teutoni invadono l’Italia settentrionale infliggendo una

pesante sconfitta ai romani. Mario – che era stato eletto console – vide prolungato il suo mandato dal 104 al

101, anno in cui sconfisse gli invasori. Le gravi perdite di quegli anni indussero Mario ad arruolare anche la

plebe urbana non iscritta nelle centurie e gli italici .

• Nel 100 Mario si ripresenta al Consolato, alleandosi con Apuleio Saturnino e con Servio Glaucia . A questi

ultimi si dovettero:

• la Lex Apuleia de maiestate minuta che ampliava l’ambito dei delitti politici;

• la Lex frumentaria che abbassava il prezzo del grano;

• la Lex agraria che distribuiva ai veterani l’ager gallicus conquistato da Mario;

• una Lex de coloniis in Africam deducendis per distribuire 100 iugeri a testa tra i veterani in Numidia.

• Durante i comizi elettorali Gaio Memmio, candidato avverso a Glaucia, viene ucciso in un tumulto: il Senato

vota quindi un senatus consultum ultimum e ordina a Mario di attaccare Apuleio, Glaucia e i loro seguaci.

Mario, consapevole che ciò avrebbe compromesso il suo credito e il suo potere politico, esegue suo

malgrado l’ordine. Le leggi di Apuleio e Glaucia saranno abrogate e sarà così stroncato il secondo tentativo

di cambiamento.

• Riguardo al Senatus consultum ultimum, molti studiosi romanisti affermano che il Senato compì un abuso,

ma non considerano che presso gli antichi non esisteva una costituzioni scritta ma solo una prassi

costituzionale determinata da rapporti di forza.

La quaestio de maiestate è la seconda quaestio perpetua dopo quella de repetundis, ma al contrario di

quest’ultima è attivata per conto dello Stato, e l’accusa viene esercitata solo da cittadini romani.

La produzione normativa di questo periodo è molto vasta e si sente il bisogno di proteggerla: nasce così la

sanctio legis di Saturnino la clausola propria delle leggi che si prevede saranno fortemente osteggiate dagli

oligarchici.

Nel 92, il tribuno Livio Druso propose che il numero dei Senatori fosse raddoppiato e che i nuovi Senatori

fossero equites. Tale misura era di carattere conciliativo: si sarebbe così arginato lo strapotere degli equites

con l’immissione nel Senato dei membri più influenti e sarebbe terminata la lacerante contesa per il controllo

delle quaestiones perpetue . In campo popolare Druso concesse la cittadinanza agli italici per porre rimedio

alla loro contrarietà alla distribuzione delle terre.

La morte di Druso lasciò aperta una situazione di estrema tensione che sfocerà nel 90 nella guerra sociale.

In tale anno insorgeranno contro Roma tutti gli alleati italici che creeranno una vera e propria “civitas Italia”

contrapposta alla “civitas romana” con una propria organizzazione indipendente. La guerra sarà

sanguinosissima (oltre 300.000 caduti per parte) e terminerà con l’emanazione di tre leggi:

1. la Lex Iulia del 90 che concede la cittadinanza romana a tutti gli italici che non avessero preso le armi

contro Roma;

2. la Lex Plautia Papiria dell’89 che concede la cittadinanza romana a tutti gli italici che ne facciano richiesta;

3. la Lex Pompeia dell’88 che concede lo ius Latii agli abitanti della Gallia Cisalpina.

Nonostante l’estensione della cittadinanza, il modello romano non cambia: tutte le città d’Italia diventano

municipi “optimo iure”.

• Intanto nell’88 scoppia la guerra contro Mitridate re del Ponto. Il tribuno Sulpicio Rufo propose due leggi, una

delle quali toglieva il comando delle operazioni di guerra a Silla – che aveva già radunato il suo esercito a

Napoli – e l’altra che iscriveva gli italici in tutte le 35 tribù. Silla – che sarebbe stato sostituito da Mario –

marciò su Roma, cacciò Mario e fece abrogare le leggi di Sulpicio; dopodiché partì per la guerra.

Mentre Silla vinceva Mitridate a Cheronea e a Orcomeno, Cinna – eletto console nell’87 – instaurò a Roma,

per tre anni, un potere dispotico e antinobiliare: nacquero le liste di proscrizione. Silla, conclusa la pace con

Mitridate, tornò in Italia nell’83 e sconfisse i cinnati nella battaglia di Porta Collina dell’82.

Roma vive ora uno dei momenti più drammatici della sua storia: le proscrizioni hanno ridotto il Senato da 300

a 100 membri; 100.000 veterani di Silla chiedono terre, e Silla concede loro di occupare le terre italiche dove

vogliano all’interno di determinati confini.

• Silla ebbe dopo l’82 una formale investitura perpetua a dittatore per la riorganizzazione dello Stato. Il Senato

fu portato a 600 membri, e i nuovi Senatori furono in massima parte equites, forse scelti direttamente da

Silla. La lex Villia “de annalis” del 180 ripristinò gli intervalli regolari tra le magistrature. Una legge permise ai

soli Senatori di rivestire il tribunato e vietò a chi era stato tribuno di rivestire cariche successive. Con Silla le

quaestiones perpetue divennero 6 o 7 (o addirittura 9).

• Si conoscono:

• la quaestio perpetua peculatos, che si occupa della repressione del peculato;

• la quaestio de ambitu, che si occupa della repressione delle frodi elettorali;

• la quaestio de falsis, che si occupa dei reati di falsificazione;

• la quaestio testamentaria nummaria, che si occupa delle falsificazioni di testamenti e monete;

• la quaestio de sicariis et veneficiis, che è una quaestio plurima che si occupa di reati vari.

• Con le quaestiones scompare il potere giudiziario delle assemblee popolari e conseguentemente dei tribuni,

che dinanzi ad esse portavano l’accusa.

Ogni quaestio era attivata da un’accusa che un cittadino portava avanti dopo una richiesta a un giudice che

valutava il fondamento dell’accusa. In antichità un fatto non poteva essere sottoposto due volte al giudizio

dello stesso organo: ciò favoriva la prevaricatio, la collusione fra accusato e accusatore. Silla spogliò infine il

tribunato di ogni potere: la lex Hortensia fu abrogata e fu ripristinata la lex Publilia Filonis.

Gli storici antichi non hanno mai parlato di “costituzione sillana”, ma solo di Silla come uomo e riformatore. Per

quanto riguarda la storiografia moderna, il Carcopino dice che Silla segnò l’inizio di un potere monarchico;

altri parlano di Silla come restauratore. In realtà egli fu un riformatore in chiave oligarchica e antipopolare.

• POMPEO E CESARE

Dopo la morte di Silla iniziò il periodo delle “grandi personalità”: ciò rispecchia la decadenza del sistema

oligarchico. Il Senato – organo dell’oligarchia – aveva cessato di essere la guida dello Stato al tempo delle

guerre civili. Le assemblee popolari, inoltre, avevano perso gran parte del loro significato politico e

rappresentativo con l’estensione della cittadinanza agli italici.

Nel 76 Pompeo ottenne il comando della guerra contro Sertorio, che durava dall’80, e la portò a termine nel

72, ricevendo poi il comando nella guerra contro Spartaco . In questa guerra apparve la figura di Licinio

Crasso con cui Pompeo divise il consolato nel 70.

Nello stesso anno inoltre:

• furono abrogate completamente le riforme di Silla;

• tornò in vigore la Lex Hortensia de plebiscitis del 286;

• vi fu una nuova coalizione tra equites e popoulares nelle assemblee;

• fu esiliato Verre, propretore della Sicilia, accusato “de repetundis” da Cicerone: in realtà si trattò di uno

scandalo politico per far passare la lex Aurelia.

• Nel 67 scoppiò la guerra piratica e la Lex Gabinia affidò il comando dell’esercito a Pompeo, attribuendogli

poteri enormi. Terminata la guerra piratica, Pompeo fu inviato contro Mitridate nel 66. Qui non si limitò a

concludere il conflitto ma conquistò ingiustificatamente anche la Siria e la Palestina che organizzò a suo

profitto.

Con Pompeo, dunque, i poteri militari vengono prolungati indefinitivamente, e ciò sarà un elemento di

disgregazione dello Stato, perché un tale tipo di imperium è contrario ai principi repubblicani.

Nel 64, appoggiato da esponenti dei Senatori e dei cavalieri, si candida al consolato Catilina, esponente

della nobiltà più antica. Ma fu proprio la factio che temeva Catilina per i suoi progetti innovatori, ad opporgli

l’homo novus Cicerone, che infatti ottenne il consolato. Durante il consolato di Cicerone la situazione

precipitò: Catilina venne accusato di gravi misfatti, il Senato emanò un senatus consultum ultimum, Catilina si

rifugiò a Pistoia dove venne sconfitto e ucciso.

Nel 60 venne stipulato un accordo privato per la guida dello Stato fra tre personaggi: Crasso, Pompeo e

Cesare. Quest’ultimo era nato nel 100 dalla gens Iulia, antichissima ma con un patrimonio dissestato. Era

stato governatore della Spagna e era diventato console nel 59.

• In quest’anno Cesare propose moltissime leggi:

• fece ratificare l’operato di Pompeo in Asia;

• fece votare una legge agraria munita si “sanctio”;

• fece approvare molti provvedimenti favorevoli ai cavalieri;

• fece votare la Lex Iulia de repetundis.

• Nel 59 un tribuno di fiducia di Cesare, Vatinio, fece approvare una legge che concedeva a Cesare il governo

della Gallia Cisalpina per 5 anni.

L’anno successivo un altro tribuno, Clodio, fa approvare numerose leggi fra cui:

• una Lex frumentaria;

• una legge che costituisce l’isola di Cipro in provincia con il fine di allontanare Catone – chiamato a governarla

– nemico di Cesare;

• una legge che toglieva agli auguri l’obnuntiatio, cioè la facoltà di opporsi alle leggi adducendo motivi religiosi,

• Clodio fece anche esiliare Cicerone per aver fatto uccidere i catilinari senza un regolare processo e solo in

base ad un senatus consultum ultimum. Si trattò dello scontro fra due principi: quello aristocratico, secondo il

quale un senatus consultum ultimum autorizzava ad uccidere i cittadini romani dichiarati nemici pubblici; e

quello democratico, secondo il quale ogni cittadino poteva essere condannato a morte soltanto dopo un

processo. L’esilio di Cicerone non durò comunque a lungo: nel 57 fu richiamato a Roma in quanto Cesare

aveva bisogno di riconciliarsi con il mondo Senatorio e quello equestre.

• Nel 56 i triumviri stipularono a Lucca un secondo accordo: Pompeo e Crasso avrebbero avuto il consolato nel

55 e Cesare avrebbe avuto il comando della Gallia per altri cinque anni . Dopo il consolato Crasso andò a

governare la Siria e a combattere i parti; Pompeo, che sarebbe dovuto andare in Spagna, restò a Roma.

Crasso morì nella battaglia di Carre del 53; Pompeo venne eletto console senza collega.

Nel 52 terminò la guerra gallica con la romanizzazione di tutta la Gallia.

• Nel 49 il mandato di Cesare scadeva ma questi non volle deporre l’imperium per non finire sotto processo.

Nel 49 Cesare passò il Rubicone con l’esercito contravvenendo alle leggi di Silla; il Senato emise un senatus

consultum ultimum ma Cesare giunse a Roma e la occupò. In seguito inseguì Pompeo e lo sconfisse a

Farsalo nel 48. Tornato in Italia si fece eleggere dittatore per 10 anni nel 46, console unico nel 45, dittatore

a vita, imperator, tribuno a vita, pontefice massimo e padre della patria nel 44. Portò il Senato a 900 membri,

estese la cittadinanza romana alla Gallia Cisalpina, fece votare una legge sull’unificazione dei municipi. Nel

44 venne ucciso.

• LA GIURISPRUDENZA IN ETÀ REPUBBLICANA

La prima grossa novità, risalente al 242, è l’introduzione del pretore peregrino. Davanti a questi non erano

esperibili le legis actiones e nasce così il processo formulare nel quale il pretore invia al giudice una specie di

“biglietto di istruzioni” nel quale si mette in evidenza il punto centrale della controversia. Con la lex Aebutia

viene esteso il processo formulare anche alle controversie tra cittadini romani.

L’uso delle formule, però, rende il diritto estremamente frammentario e perciò la giurisprudenza si occupa

soltanto della casistica.

• Tutto ciò porterà alla creazione dell’Editto pretorio, un albo di formule fisse proposte da ciascun pretore, che

si ripete di anno in anno e si arricchisce grazie all’intervento di alcuni pretori più esperti.

Il diritto pretorio che così nasce non può derogare dallo ius civile, ma lo può interpretare favorendone

un’applicazione meno meccanica, perché il pretore è il “dominus” del processo.

• Nascono con il tempo nuove formule:

• le formule in factum, per situazioni concrete non previste dallo ius civile;

• le formule fitticiae, con cui si da per esistente un certo presupposto per rendere possibile l’esperimento di un

rimedio giudiziale;

• le actiones utiles, con cui si adattavano i principi civilistici a casi non contemplati.

• Vengono inoltre introdotti i principi della bona fides e quello opposto del dolus. Giuristi come Manio Manilio e

Giunio Bruto ricercano la possibilità di interpretazioni in base a leggi posteriori a quelle decemvirali, mores e

principi equitativi. In seguito nasce l’attività definitoria che tende a determinare i singoli istituti. In tal senso,

Quinto Mucio Scevola fu il primo a comporre un trattato giuridico unitario.

Mentre in tutta l’età repubblicana il giurista è sempre stato un uomo politico, nella tarda repubblica si assiste

al suo progressivo distacco dalla vita politica, con un notevole incremento della produzione dottrinale.

• • LA FINE DELLA REPUBBLICA

• Augusto e l’inizio del principato

Alla morte di Cesare, le classi sociali si trovarono di nuovo in conflitto. Alla guida dei democratici, degli

equites e dell’esercito, troviamo Marco Emilio Lepido e Marco Antonio. Quest’ultimo era riuscito a farsi

attribuire il governo della Gallia dall’assemblea e non dal Senato che, dunque, gli mandò incontro i due

consoli con un esercito: entrambi i consoli morirono nella battaglia di Modena. Nel frattempo Cicerone

credette di aver trovato in Gaio Ottaviano – figlio adottivo di Cesare – un campione da opporre ad Antonio.

Ma Ottaviano, eletto console, strinse un accordo con Antonio e Lepido: nacque allora il secondo triumvirato,

questa volta legalizzato da una lex Titia che nominava i tre triumviri rei publicae constituendae. Essi si

divisero il governo delle province che – dopo la legge di Silla che scindeva l’imperium domi dall’imperium

militiae – era l’unico modo per aver a disposizione un esercito: Ottaviano ottenne l’Africa e le isole, Lepido la

Gallia Narbonese e la Spagna, Antonio la Gallia Cisalpina. Subito dopo la costituzione del triumvirato,

Cicerone venne inserito nelle liste di proscrizione; Bruto e Cassio furono uccisi nella battaglia di Filippi del 42

dall’esercito di Antonio e di Ottaviano. Dopo Filippi vi fu in Italia un enorme sconvolgimento: 170.000 veterani

furono lasciati liberi di occupare il suolo italico e l’agricoltura dopo questo colpo non si risollevò più.

Lepido fu tolto di scena, mandato prima ad amministrare la Sicilia e poi eletto pontefice massimo; rimanevano

Antonio e Ottaviano che si divisero l’impero: a Ottaviano l’Occidente; a Antonio l’Oriente con l’incarico di far

guerra ai Parti. Mentre Ottaviano riusciva a ripristinare il potere degli organi repubblicani, Antonio invece di far

guerra ai Parti si trasferì in Egitto dove legò con la regina Cleopatra. Nel 32 Ottaviano rese noto il testamento

di Antonio che lasciava alcun territori romani all’Egitto: il Senato affidò quindi ad Ottaviano il compito di

muover guerra all’Egitto e ad Antonio, dichiarato nemico pubblico . Ottaviano sconfisse Antonio ad Azio nel

31 e fece dell’Egitto un suo possedimento personale che trasferì ai suoi successori.

Ottaviano fu console dal 31 al 23 e fino al 28 rimase triumviro senza colleghi. Nel 27 dichiarò di volersi ritirare

a vita privata ma dietro supplica del Senato accettò l’amministrazione di alcune province; nel 23 deposto il

consolato, accettò l’imperium proconsulare maius e la tribunicia potestas , due cariche che successivamente

mantennero tutti gli altri imperatori; nel 12 fu nominato pontefice massimo a vita. Infine cambiò nome: si fece

attribuire i titoli di imperator in quanto governatore delle province e capo dell’esercito, Caesar in quanto figlio

adottivo di Cesare, Augustus.

Egli conservò tutti gli istituti giuridici e le formule costituzionali repubblicane: ciò è scritto nell’epigrafe del

Monumentum Ancyranum, una stele ritrovata ad Ankara, in cui Augusto parla in prima persona definendo le

proprie azioni “res gestas divi Augusti”. Egli vuole essere considerato un restauratore che ha posto termine

alle guerre e restaurato la Repubblica .

Quale capo dell’esercito, Augusto si preoccupò della sua riorganizzazione:

• le legioni vengono portate a 25, ognuna di 5.000 uomini divisi in 10 coorti ;

• vi sono poi i pretoriani, la guardia ufficiale dell’imperatore formata da 9 coorti di 1.000 uomini con notevoli

vantaggi rispetto ai legionari;

• infine quattro flotte, stanziate a Marsiglia, Ravenna, Miseno e in Grecia.

• Si calcola che sotto le armi servissero almeno 500.000 uomini su 4.000.000 di cittadini: nasceva il problema

della carenza di uomini.

In conclusione, non si può parlare di Augusto come di un magistrato con poteri straordinari; certo i suoi poteri

non derivano da alterazioni violente della costituzione ma dall’introduzione di competenze nuove in materie

nuove e dall’integrazione delle strutture preesistenti con nuove strutture che si erano rese necessarie:

• una amministrazione centralizzata;

• una nuova organizzazione dell’esercito;

• un fisco unitario.

• Tutto questo nuovo apparato fa capo al princeps che naturalmente ha bisogno di numerosi collaboratori,

scelti solitamente fra gli schiavi poiché privi di capacità giuridica. La struttura burocratica che si va formando è

essenzialmente diversa da quella repubblicana: il magistrato repubblicano è investito dei suoi poteri dal

popolo; il burocrate di questo periodo è un funzionario con poteri amministrativi legittimati dal principe . Scelti

dal principe, i magistrati persero molti poteri; i consoli divennero prima 4, poi 8 fino a 25, divisi in ordinari,

eponimi e suffecti; i pretori divennero 16 con la creazione di nuovi pretori per singole materie; i proconsoli

vennero inviati ad amministrare le province Senatorie; i Senatori vennero ridotti da 900 a 600 . Gli equites si

orientano verso la carriera burocratica in quanto gli appalti delle province Senatorie sono ben poca cosa; la

plebe ha perso il potere legislativo dei concilia in quanto le leggi sono presentate dai consoli o da Augusto

stesso ai comizi centuriati.

Per quanto riguarda la giurisdizione, Augusto riorganizza la materia con le leggi Iulia iudiciorum privatorum

e Iulia iudiciorum publicorum; fa inoltre votare una Lex sumptuaria per la repressione del lusso e si

occupa di legislazione in campo matrimoniale e relativa agli schiavi. In quest’ultimo campo tre leggi, la Fufia

Caninia, la Aelia Sentia, la Iunia Norbana, pongono una nuova disciplina fondata sulla limitazione del diritto

del padrone di manomettere (liberare) lo schiavo rendendolo così cittadino .

L’economia dell’epoca Augustea è di tipo monetario, basata sul commercio e non produttiva: si sarebbe

dovuto alimentare il circuito monetario attraverso una politica di conquiste cui Augusto era però contrario; ciò

porterà alla crisi economica del III secolo.

Se la vera legislazione finisce con Augusto, con lui nascono fonti normative diverse. In età repubblicana, il

Senato non può emanare leggi, ma ne può raccomandare una determinata interpretazione: su questa base

nascono in epoca augustea i Senato - consulti normativi, che integrano anche le antiche leggi comiziali.

L’imperium proconsulare maius conferisce ad Augusto la facoltà di emanare editti validi per tutte le province:

uno degli esempi più importanti è l’Editto ai Cirenei con il quale viene modificata la Lex Iulia de repetundis

creando un tipo di processo più rapido, per questa materia, da svolgersi davanti al Senato. Gradualmente

questa procedura si estende anche ad altre materie: in particolare il Senato viene reso arbitro della

giurisdizione sui propri membri in campo criminale.

Viene estesa la nozione di reato maiestas alle lesioni dell’assetto costituzionale; la cognitio extra ordinem,

che si estende al di fuori dell’ordo iudiciorum delle quaestiones perpetue, finisce per assorbire in gran parte

le loro competenze. Mentre nelle quaestiones perpetue il rito è accusatorio, nella cognitio extra ordinem è

inquisitorio: un delegato di Augusto, ricevuta una denuncia, procede ad una inchiesta. Nei processi, Augusto

si riserva il c.d. “voto di Minerva”, in caso di parità dei voti dei giudici, e l’appellatio, cioè l’intervento diretto per

tutta una serie di casi.

In campo civilistico, la Lex Iulia iudiciorum privatorum abolisce le legis actiones, già in disuso. Resta il

processo formulare, caratterizzato dalla tipica forma contrattuale della c.d. litis contestatio . Anche nell’ambito

del diritto processuale privato interviene la cognitio extra ordinem, subentrando al processo formulare : con la

cognitio, la formula viene sostituita dalla domanda scritta di una delle parti al funzionario imperiale davanti al

quale si svolgerà il processo. In questo periodo l’editto pretorio giunge ad un tale grado di perfezionamento

che le formule in esso contenuto divengono fisse o quasi. Quanto alla giurisprudenza, c’è ora un istituto

nuovo: lo ius respondendi, il diritto di dare risposte a quesiti giuridici completi suffragate dall’autorità

dell’imperatore .

In epoca augustea si accentua anche il distacco dei giuristi dalla vita pubblica: si formano due scuole di

pensiero, quella Proculiana, più tradizionalista, e quella Sabiniana, più aperta alle innovazioni.

• La natura del regime Augusteo e il problema della successione

Quanto alla natura del regime augusteo, gli storici hanno elaborato diverse teorie. Il Mommsen sostenne la

teoria diarchica, o degli ordinamenti paralleli, secondo cui Augusto creò un ordinamento nuovo che si

affiancava a quello repubblicano ; Arangio Ruiz ritiene invece che si tratti di una situazione di protettorato:

Stato protetto è la Repubblica formalmente intatta, Stato protettore la Monarchia .

La considerazione globale è che nessun governo assoluto ha mai voluto presentarsi come tale, e si è

sempre definito democratico: i regimi assoluti sono regimi fattuali, e tale è quello Augusteo. In conclusione si

può affermare che durante periodo in esame l’affermazione di un nuovo organo dello Stato, il Principe,

causò il graduale assorbimento, da parte di questo, delle antiche competenze dei vari organi, lasciando

formalmente intatto, ma concretamente sempre più vuoto, l’ordinamento repubblicano.

Il frutto più importante del nuovo regime fu senza dubbio la pace che era, dopo decenni di sanguinose lotte,

un’esigenza insopprimibile. La classe che trasse maggiore vantaggio dal nuovo assetto costituzionale fu il

ceto medio, composto da professionisti, funzionari, ufficiali, impiegati ecc. Si moltiplicarono difatti gli impieghi

a reddito fisso e quindi gran parte dei cittadini si trovavano ad essere mantenuti ma anche a dipendere dallo

Stato.

Con la morte di Augusto si apre il problema della successione. Molti storici affermano che non si trattò di un

potere monarchico perché non ci fu trasmissione ereditaria. Ma in realtà Augusto fece di tutto per rendere

ereditaria la sua carica. Ebbe infatti tre mogli ma non una discendenza diretta maschile. Augusto pensò ai

figli che Giulia – sua figlia con la moglie Scribonia – aveva avuto da Agrippa (uno dei tre mariti di costei): però

due morirono giovani e uno fu esiliato. Rimase Tiberio, figlio di primo letto di Livia Drusilla (terza moglie di

Augusto) e Tiberio Nerone, nonché marito di Giulia.

• • L’ETÀ IMPERIALE

• I GIULIO-CLAUDI

Con la morte di Augusto si apre l’età Giulio-Claudia; questa è un’epoca di profondi cambiamenti, in cui si

sviluppano e si assestano le novità dell’epoca augustea . Inoltre, l’età Giulio-Claudia è l’età dei primordi del

Cristianesimo e delle sue prime persecuzioni.

• Tiberio

Tiberio, come si è detto, è il successore designato di Augusto. Egli sa di non avere lo stesso carisma del suo

predecessore e così cerca di operare in accordo con il Senato. Rifiuta di essere considerato oggetto di culto

e rinuncia all’appellativo di padre della patria. Sotto Tiberio, gli equites escono dalle centurie che si occupano

della “destinatio” dei magistrati, rompendo così l’equilibrio con i Senatori. Nel 31 il prefetto del pretorio

Seiano, approfittando della lontananza da Roma di Tiberio, aveva cercato di instaurare una forma di

coregenza con l’imperatore ma fu da questi fatto giustiziare come reo di tradimento.

In questo periodo vi fu un enorme afflusso di capitali in moneta pregiata in Italia, capitali che riprendevano la

via delle province nel commercio di beni di lusso di cui usufruiva la classe Senatoria. Non vi erano infatti per

questo denaro possibilità di investimento in quanto la maggior parte della popolazione viveva a livelli di

sussistenza. Tiberio cercò di porre rimedio a tale situazione obbligando i detentori di capitali ad acquistare

terreni italici: ma i terreni erano molti, i prezzi calarono e ciò provocò la rovina degli ultimi agricoltori e dei

piccoli proprietari.

• Caligola

A Tiberio successe Caligola. La tradizione dice che egli fu per qualche tempo un buon imperatore ma poi

impazzì. In realtà, mentre in un primo tempo Caligola accettò la tutela del Senato, successivamente cercò di

sottrarvisi, tentando di dar vita ad una monarchia di stampo ellenistico.

• Claudio

Di Claudio, la tradizione dice che, schiavo delle sue donne e dei suoi liberti, visse più da liberto che da libero;

fu acclamato dalle corti pretorie quando era già in età avanzata. Egli sviluppò l’apparato amministrativo e ciò

necessitava dell’uso di schiavi e di liberti che acquistarono, così, poteri enormi. Fu ripresa inoltre la politica

espansionistica in Britannia e in Mauritania, che servì a fornire i fondi necessari all’opera dell’imperatore.

Sotto Claudio si ebbe la prima persecuzione cristiana: Svetonio narra che gli Ebrei che tumultuavano sotto

l’impulso cristiano furono espulsi da Roma.

• Nerone

Nerone era figlio di Domizio Enobarbo e di Agrippina. Anche lui, come Caligola, fu inizialmente un buon

imperatore ma tentò poi di instaurare una monarchia ellenistica di carattere assoluto. Concesse la

cittadinanza romana ai Greci. Nel 64 si assiste alla svalutazione della moneta d’oro (impiegata per la

tesaurizzazione) rispetto a quella d’argento (impiegata per i commerci): ciò comportò la rovina di molte

famiglie Senatorie.

• I FLAVI

Il 69 fu l’anno dei “quattro imperatori”, Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano. Alla morte di Nerone, infatti,

seguirono vari pronunciamenti, sia militari che Senatori, che ebbero il valore di una rivincita contro il regno di

tipo ellenistico.

• Galba

Galba era un vecchio Senatore, restò pochissimo al potere e morì in una sommossa. A lui la tradizione

attribuisce un discorso – il manifesto ideologico della futura età aurea dell’impero – riguardo all’adozione del

successore da parte del principe. Caratteristica di Galba è il tentativo di conciliare il potere Senatorio e la

costituzione del Principato: ma i tempi non sono maturi e Galba verrà ucciso durante un tumulto della plebe

urbana.

• Otone, Vitellio e Vespasiano

Otone, uomo ricchissimo, restò pochissimo al potere perché contemporaneamente si sollevarono gli eserciti

stanziati sul Reno, che elessero imperatore Vitellio, e quelli stanziati in Palestina che elessero imperatore

Vespasiano . Vitellio sconfisse Otone nei pressi di Cremona ma a sua volta venne sconfitto da Vespasiano.

Vespasiano è il fondatore della dinastia dei Flavi: di origini modeste, è il prototipo dell’imperatore eletto dal

suo esercito . Con Vespasiano, a capo dell’apparato burocratico creato da Claudio cominciarono a trovarsi –

affiancati dai liberti imperiali – i cavalieri.

• Nel 70 Gerusalemme fu conquistata e iniziò la diaspora ebraica.

Fu concessa la cittadinanza anche agli spagnoli e iniziò a delinearsi la divisione fra Occidente romano e

Oriente non romano.

Vespasiano riassestò le finanze statali, applicando un severo regime di economie nelle pubbliche spese e

vendendo i beni accumulati dai Giulio-Claudi; non si appoggiò ufficialmente all’esercito ma anzi tentò di farlo

rientrare nei limiti della necessaria disciplina; non approfittò della forza militare, e restituì formalmente al

Senato e ai comizi la potestà di eleggere i principi.

• Risale a Vespasiano la famosa la Lex de imperio Vespasiani risalente al 69 o al 70:

• discusso è il suo contenuto e il suo significato, perché mentre secondo alcuni fu un atto unitario di

attribuzione dell’imperium, altri negano tale interpretazione;

• rimane dubbio se essa vada intesa come attribuzione al solo Vespasiano di speciali poteri, o come conferma

dei poteri già attribuiti ai principi a partire da Augusto;

• può essere vista come prima sanzione legislativa del nuovo ordinamento costituzionale, oppure come

tentativo di inserire il principato nell’ordina-mento equiparandolo ad una magistratura.

• Tito e Domiziano

Tito, figlio di Vespasiano, è noto come “delizia del genere umano”; la novità del suo regno è la penetrazione

del Cristianesimo in ambienti molto vicini all’imperatore. Suo fratello, Domiziano, è stato dipinto invece come

un principe crudele; fu nemico del Senato che indebolì concedendo sempre più potere al consilium principis,

un organo senza importanza introdotto da Augusto con funzioni consultive. Riprese la politica

espansionistica e creò i campi decumati, avamposti militari. Con Domiziano si ebbe la seconda grande

persecuzione cristiana dove vi morirono personaggi illustri come Flavio Clemente, cugino dell’imperatore e

console. Morì in una congiura di palazzo nel 96.

• L’ETÀ AUREA: GLI ANTONINI

L’età aurea è caratterizzata dalla successione adottiva degli imperatori che, come si è detto, viene ascritta da

Tacito a Galba per un discorso da questi pronunciato in occasione dell’adozione di Pisone. Ogni imperatore

adotta il suo successore davanti al Senato e con il consenso del Senato.

• Nerva e Traiano

Sotto Nerva – anziano Senatore eletto con l’iniziale opposizione dei pretoriani – si ebbe l’ultima attività

legislativa delle assemblee. Egli cercò la conciliazione con il Senato, limitò la pratica dei processi per

maiestas, fece applicare con minore rigore le leggi di Domiziano contro i cristiani e operò una politica di sgravi

fiscali.

Traiano, adottato da Nerva, era spagnolo e fu il primo provinciale assurto alla dignità imperiale. Integrò il

Senato con provinciali e concesse la cittadinanza a tutta la parte occidentale dell’impero. Riprese la politica

espansionistica tant’è che sotto di lui l’impero conobbe la sua massima espansione con la conquista della

Dacia , dell’Armenia, della Mesopotamia e della Siria. Le conquiste in occidente segnarono una forte ripresa

dei traffici commerciali e infatti, in questo periodo, si svilupparono il diritto della navigazione e quello delle

obbligazioni contrattuali.

Con Traiano abbiamo il primo documento imperiale che si occupa dei Cristiani. Plinio il giovane, in qualità di

governatore della provincia d’Asia, chiede all’imperatore come comportarsi con i Cristiani. Traiano risponde

che il governatore deve agire solo su denuncia e che i Cristiani vanno condannati non in quanto tali, ma per

aver commesso reati comuni o per essersi rifiutati di far sacrifici davanti all’immagine dell’imperatore.

• Adriano

Con Adriano si ha la maggiore concentrazione di poteri nelle mani del principe. Egli fu alieno da conquiste

esterne e si limitò a fortificare i confini. Egli tentò un avvicinamento tra il mondo occidentale e quello

orientale; fu il primo imperatore filosofo, ammiratore della cultura greca.

Con Adriano l’editto perpetuo divenne definitivo, codificato dal giurista Salvio Giuliano nel 130: è la fine dello

ius honorarium. Cessata l’attività normativa del pretore, rimasero quella del Senato e quella dell’imperatore,

senza dubbio più importante, consistente nelle costituzioni.

Quest’ultime vengono a specificarsi in una tipologia definitiva:

• gli editti, disposizioni a carattere generale valide per tutto l’impero;

• i mandati, ordini a funzionari e a magistrati in campo amministrativo e penale;

• i rescritti e le epistole, risposte date dall’imperatore a domande scritte rivolte rispettivamente da magistrati e

da privati;

• i decreti, decisioni dell’imperatore in un processo su domanda delle parti, dei magistrati o di propria iniziativa.

• In Italia la giurisdizione venne divisa fra quattro consulares che si occupavano della giustizia amministrativa e

civile.

• Antonino Pio e Marco Aurelio

Il successore di Adriano, Antonino Pio, si limita a continuare l’opera del suo predecessore salvo l’abolizione

dei consulares. Maggiore importanza riveste Marco Aurelio, imperatore e filosofo per eccellenza. Sotto di lui

viene codificato l’Editto provinciale che diventa la fonte unica del diritto per tutte le province. Egli introdusse

al posto dei consulares cinque iuridici con il compito di amministrare la giustizia civile. Alla morte di Marco

Aurelio, nel 180, gli succederà il figlio Commodo – anziché il suo associato Lucio Vero che morì nel 168 – e

si perderà così il principio della successione adottiva.

L’ordinamento giudiziario e i giuristi nel principato

In quest’epoca si assesta la riforma dell’ordinamento giudiziario iniziata da Augusto. Mentre in età

repubblicana esistevano varie forme di repressione criminale , nell’età imperiale si afferma la cognitio extra

ordinem quale tipo di repressione criminale proprio del principato. Le leggi istitutive delle quaestiones

perpetuae sono leggi processuali: esse definiscono molto sinteticamente l’oggetto del reato e fissano un rito

processuale particolare per ciascuna quaestio. Tuttavia la quaestio è un organo giudiziario che può

funzionare solo a Roma mentre adesso i cittadini romani sono ormai in tutta Europa: cambia perciò il rito

processuale che va unificandosi: i reati politici vengono assunti sotto la competenza del Senato; nelle

province, la giurisdizione civile viene esercitata dai funzionari imperiali, in Italia dai consulares e in seguito

dagli iuridici.

Con l’unificazione dei riti processuali, delle leggi istitutive delle quaestiones perpetue rimangono in vigore

solo le definizioni dei reati, arricchite e specificate per mezzo dei Senatoconsulti. Una volta che la quaestio

perpetua esiste solo come ipotesi di reato, decade il sistema accusatorio proprio dell’età repubblicana: ora il

cittadino può solo sporgere denuncia al magistrato imperiale, che apre un’inchiesta. L’unificazione dei riti

processuali rende inoltre possibile la contestazione di più reati davanti allo stesso organo giudicante; avviene

anche una dilatazione enorme del concetto di interesse pubblico: così l’azione civile viene assorbita in parte

da quella criminale.

Nel campo del diritto privato, come si è detto, l’ingresso della cognitio extra ordinem provoca la decadenza

del processo formulare: la formula viene sostituita dal c.d. libello, cioè da un documento scritto presentato

dall’attore al magistrato.

Riguardo alla giurisprudenza assistiamo ad un cambiamento di tendenza: non si mira più a creare concetti

giuridici attraverso un processo diairetico, ma si esalta la casistica. Ormai l’evoluzione del diritto dipende dalle

costituzioni imperiali a dall’opera di interpretazione e armonizzazione dei giuristi che fanno parte del consilium

principis. Tuttavia, attraverso quest’ultimo organo, ai giuristi non è dato solo di interpretare, bensì di creare

norme .

• I SEVERI

L’età dei Severi è un periodo di transizione in cui si conclude il Principato e si preannunzia il Dominato.

Nell’età dei Severi, le fonti normative romane tradizionali si vanno perdendo: restano solo le costituzioni

imperiali. Anche l’epoca classica della giurisprudenza, iniziata con Augusto, volge al termine. L’unica opera

della giurisprudenza del Principato che ci sia giunta direttamente sono le “Istitutiones” di Gaio: si tratta di una

breve opera di esposizione, in forma scarsamente problematica, degli istituti privatistici del diritto romano.

Il giurista di quest’epoca non crea mezzi tecnici nuovi, ma partecipa, mediante il consilium principis, alla

stesura delle costituzioni. Può inoltre emanare responsi, scrivere libri di diritto civile, digesti, commentari

all’Editto, monografie e istitutiones. La giurisprudenza è ora una vera e propria fonte normativa, che si

affianca alle costituzioni imperiali. Tuttavia dopo Ulpiano l’attività giurisprudenziale viene improvvisamente a

cessare: ciò è dovuto alla difficoltà in cui viene a trovarsi il giurista di fronte al continuo gettito delle


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Bassanelli Gisella.

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