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Riassunto esame Storia del diritto romano, prof. Cerami, libro consigliato Cerami, Corbino Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Storia del diritto romano, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia del diritto romano, Cerami, Corbino, Metro, Purpura, manuale su: la comunita’ primitiva; il rex; le relazioni internazionali; la monarchia etrusca; la fine del regnum; la libera res publica; il decenvirato e le leggi valerie oratie; istituzioni politiche... Vedi di più

Esame di Storia del diritto romano docente Prof. P. Cerami

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ESTRATTO DOCUMENTO

dibattimento veniva rinnovato (ampliatio), altrimenti si procedeva alla votazione

con la quale ciascun giudice esprimeva il proprio convincimento circa la

colpevolezza o l’innocenza dell’accusato, esprimendo il proprio parere scrivendo su

una tavoletta la lettera C (condemno) o la lettera A (absolvo).

Il presidente non partecipava alla votazione, ma proclamava il risultato di

assoluzione o di condanna.

In caso di condanna si applicava la pena prevista dalla legge istitutiva della

quaestio, mentre in caso di assoluzione non comportava alcuna sanzione a carico

dell’accusatore in buona fede. Soltanto in caso di accusa dolosa, l’accusatore

sarebbe stato chiamato a risponderne dinanzi alla stessa quaestio.

Per quanto riguarda invece le figure criminose, si distinguono :

- crimini perseguibili dinanzi a quaestiones diverse (calumnia) o fuori dal sistema

delle quaestiones (plagium);

- crimini afferenti alla competenza di una specifica e tra essi si distinguono

quaestio,

crimini politici e crimini comuni.

Hanno natura politica :

a) ossia la lesa maestà. In tale ambito sono ricompresi l’abuso

Crimen maiestatis,

del potere magistratuale, l’attività diretta a istigare i a rivoltarsi

socii italici

contro Roma, tutti i comportamenti diretti a sovvertire le istituzioni

pubbliche, l’alto tradimento dello Stato attraverso la collusione con i nemici;

alla fine della libera res publica il crimen maiestatis comprendeva ogni offesa

ed ogni attentato alla sovranità ed alla sicurezza del popolo romano;

b) denota il broglio elettorale, nel quale rientrano le fattispecie

Crimen ambitus,

del comperare i voti, la promessa di favori e vantaggi in cambio di voti,

l’organizzazione di feste e banchetti al fine di procacciare i voti, l’accordo

elettorale di due candidati a danno degli altri. La dell’81

lex Cornelia

comminò l’interdizione decennale dalle magistrtature. 57

c) La fattispecie di consisteva nell’impiego della violenza

Crimen vis. vis publica

fisica al fine di impedire il libero e normale svolgimento di pubbliche

funzioni, ma anche nell’esercizio arbitrario di poteri pubblici. La fattispecie

di consisteva nel compimento di azioni violente a danno della

vis privata

libertà e del patrimonio dei privati.

d) Riguarda l’illecita sottrazione o estorsione di denaro o

Crimen repetundarum.

altri beni da parte di governatori provinciali, ma anche da magistrati, a

comunità o a singoli individui sottoposti al loro potere. Tale condotta venne

inizialmente punita con la pena del doppio del maltolto e poi ridotta da Silla

alla pena pecuniaria del alla quale Cesare aggiunse gravi pene

simplum

accessorie, quali rimozione dalla carica, ineleggibilità ad altre cariche,

incapacità a testimoniare e assumere l’ufficio di giudice.

e) Si tratta di furto qualificato per la natura pubblica delle cose

Crimen peculatus.

sottratte o utilizzate. Erano previste tre ipotesi di furto qualificato: il peculato

in senso stretto, ossia sottrazione o uso indebito di cose pubbliche da parte di

funzionari o semplici privati; il consistente nella sottrazione o uso

sacrilegium

indebito di cose sacre o religiose; il consistente nella

crimen de residuis,

ritenzione indebita di denaro o altri beni ricevuti dall’erario per

l’espletamento di un pubblico ufficio e non utilizzati per il fine cui erano

destinati.

Per le prime due ipotesi la pena era l’aqua et igni interdictio; per la terza

ipotesi la pena era un ammenda pari al valore delle cose detenute aumentate

di un terzo.

Costituivano invece crimini comuni:

a) L’omicidio inteso come uccisione volontaria di un uomo

Crimen homicidii.

libero e altre ipotesi di attentato all’integrità fisica dei cittadini, incendio

doloso, magia, castrazione.

b) Si tratta dell’uccisione dei prossimi congiunti.

Crimen parricidi. 58

c) Consisteva nella falsificazione materiale di documenti ed oggetti

Crimen falsi.

di notevole importanza.

d) Comprendeva ipotesi gravi di ossia la violazione di

Crimen inuriae. iniuria,

domicilio, percosse, frustate. L’istaurazione del processo era però

subordinata all’iniziativa dell’offesa.

e) Consisteva nella presentazione di un’accusa dolosa al

Crimen calumniae.

presidente di una intendendo sia l’accusa intentata contro un

quaestio,

soggetto con la consapevolezza della sua innocenza, quanto l’accusa diretta a

prevenire eventuali accusatori in buona fede, al fine di favorire l’assoluzione

del colpevole.

Nel 61 d.c. un senatusconsultum con la lex remnia sanzionò la sleale

condotta dell’accusatore configurando accanto alla calunnia due fattispecie

criminose:

- la praevaricatio, ossia l’accusa dolosa volta a prevenire un’accusa in buona

fede

- la tergiversatio consistente nell’abbandono dell’accusa nel corso del processo.

La scorretta condotta dell’accusatore fu sanzionata con l’inibizione dal

munus delationis.

f) Consisteva nell’asservimento al proprio volere di una persona

Crimen plagii.

libera e nell’esercizio arbitrario della su schiavi altrui. Fu

dominica potestas

perseguito con azione popolare fuori del sistema delle quaestiones. 59

PRINCIPATO.

La fondazione del principato è legata ai fatti istituzionali che si verificarono nel 27 e

nel 23 a.C. che determinarono l’affermazione di un novus status rei publicae.

Gli eventi del 27 a.C., che si ritrovano in un brano del testamento politico di

Ottaviano Augusto, scritto pochi mesi prima della sua morte, sono costituiti in

primo luogo dal gesto politico, etichettato come con il quale

translatio rei publicae,

Ottaviano volle conferire una base ideologica al nascente regime politico,

additando nel potere decisionale del senato e del popolo la fonte di legittimazione

del potere imperiale, cioè egli trasferisce la al potere decisionale del

res publica

senato e del popolo romano.

La rinunzia al supremo potere si tradusse nel conferimento ad Ottaviano del titolo

di e nella attribuzione allo stesso di un decennale su tutte le

Augustus imperium

province non ancora pacificate.

Egli, in quanto augustus fu superiore a tutti per Tale termine, al pari

auctoritas.

dell’appellativo augustus, deriva da “augere”, cioè accrescere, per cui ciò s’intende

che egli era titolare di un potere ordinante, destinato a potenziare, integrare e

coordinare i singoli poteri costituzionali.

L’evento del 23 a.C. consistette nella definitiva consacrazione del potere ordinante

svolto da Augusto con l’attribuzione di 2 poteri che costituiranno i pilastri

istituzionali del nuovo regime:

- la (imperium domi) a vita

tribunicia potestas

- l’imperium (imperium militiae).

proconsulare maius et infinitum

Il primo conferì ad Augusto il potere di coordinare le funzioni del senato, delle

magistrature e del tribunato della plebe, al fine di superare e comporre il dualismo

fra potere aristocratico e potere tribunizio.

Il secondo gli conferì il potere di coordinare le prerogative e le funzioni dei

governatori provinciali con le attribuzioni degli organi centrali della civitas Romana,

al fine di ovviare alla frattura fra ordinamento cittadino e ordinamenti provinciali.

60

In forza di tali fatti si delinea un novus status rei publicae che si distingue

- dal modello consociativo della per l’innesto di uno stabile

libera res publica

organo individuale, il principe, in funzione di coordinamento costituzionale,

tanto nei rapporti interni all’ordinamento cittadino quanto nei rapporti fra

poteri centrali e poteri locali.

- dal modello cesariano poiché il a differenza del non è

princeps, dictator,

titolare di un potere decisionale, ma egli, in forza dell’auctoritas può soltanto

legittimamente integrare ma non surrogare gli altri poteri costituzionali.

Il non può essere considerato come una mera restaurazione

novus status rei publicae

della precedente forma di governo, esso è etichettabile solo come Principato, che si

caratterizza per l’innesto di un nuovo organo permanente, il Principe, che ha il

compito di comporre eventuali conflitti costituzionali indirizzando i poteri verso

verso l’utilitas communis omnium. Il principato è, quindi, uno status rei publicae

incentrato sulla figura e sul ruolo del principe, il quale agisca come tutore e

curatore degli affari pubblici.

Dopo la morte di Augusto, nel 14 d.C. il senato e i comizi conferirono continuità

alla carica di legittimando l’esercizio dei poteri imperiali da parte dei

princeps,

successori di Augusto con un atto complesso d’investitura, denominato lex de

un senatoconsulto seguito da approvazione popolare.

imperio,

La in quanto atto d’investitura non implicava un connesso

lex de imperio,

regolamento della successione nella carica di ma la successione si

princeps,

realizzava in base a criteri fra loro assai diversi, quali l’adozione e l’associazione al

potere da parte del principe in carica, la designazione da parte dei pretoriani o

l’acclamazione da parte degli eserciti. 61

L’assunzione della carica di da parte di Adriano determinò una svolta

princeps

costituzionale, tanto da essere considerato il fondatore del secondo principato. Nel

corso del periodo che va dall’assunzione della carica di Adriano fino alla morte di

Commodo, l’auctoritas si trasforma in autonomo potere di decisione e la

principis

struttura organizzativa del si caratterizza per la completa

novus status

istituzionalizzazione della burocrazia imperiale (i con la quale i principi

nova officia)

provvidero, prima, ad integrare e, poi a surrogare l’apparato tradizionale.

Specificamente le riforme adrianee possono essere sintetizzate:

- completa istituzionalizzazione di tutti i nova officia imperiali, realizzata con

l’eliminazione di ogni residuo privatistico, tanto nell’assunzione degli

ausiliari del princeps, quanto nella configurazione e nell’affidamento delle

funzioni imperiali. Gli officiales del princeps furono trasformati in pubblici

funzionari e inquadrati nella camera equestre sulla base di 4 classi

stipendiarie. Al vertice stavano i che costituivano una sorta di alta

praefecti

dirigenza.

- Riorganizzazione della cancelleria imperiale attraverso l’integrazione degli

(sezioni) e la distinzione tra magistrati (impiegati di concetto) e

scrinia (impiegati subalterni);

auditores

- Istituzionalizzazione del consilium principis, concepito come un cosiglio di

Stato composto da alti funzionari e eminenti giuristi la cui nomina era

sottoposta ad approvazione del senato;

- Centralizzazione della produzione del diritto e della politica giudiziaria; la

produzione del diritto venne centralizzata con la codificazione dell’editto

perpetuo, con la virtuale surrogazione dei rescritti ai responsi e con la prassi

delle orationes in senatu habitae. La politica giudiziaria venne centralizzata

con la ristrutturazione dello scrinium a cognitionibus della cancelleria

imperiale, sia con la costituzione di una sezione giurisdizionale del consilium

principis. 62

Con l’avvento della carica imperiale di Settimio Severo, 193 d.C., ebbe inizio un

nuovo periodo del principato, che si conclude nel 235 con la morte di Alessandro

Severo, periodo caratterizzato:

- dalla base eminentemente militare del potere imperiale;

- dall’evoluzione dell’auctoritas principis in senso assolutistico;

- dalla quasi totale surrogazione della burocrazia imperiale all’apparato

tradizionale;

- dall’unificazione territoriale, demografica e giuridica di tutto l’impero per

effetto dell’editto di Antonio Caracalla del 212 d.C. (constitutio antoniniana)

con il quale venne concessa la cittadinanza romana a tutti gli abitanti

dell’impero.

I presupposti della sono:

constitutio antoniniana

- l’avanzato processo di romanizzazione delle province imperiali;

- l’inciso ruolo svolto dagli editti giurisprudenziali dei governatori provinciali;

-la graduale omogeneizzazione delle strutture amministrative e della

organizzazione giudiziaria;

- le frequenti concessioni della cittadinanza a singoli e a comunità;

- la diffusa esigenza di uniformità fiscale tra romani e provinciali.

Per quanto riguarda gli effetti della consistutio :

nel settore di diritto pubblico l’editto produsse effetti di:

- ordine costituzionale determinando la costituzionalizzaizone del rapporto fra

Italia, città libere e province;

- ordine amministrativo, con l’assimilazione degli ordinamenti delle città

libere agli ordinamenti municipali;

- ordine fiscale, con l’estensione della vicesima manumissionum e della

vicesima hereditatum ai nuovio cittadini;

- di ordine giudiziario, con la generalizzazione del ius gladii. 63

Nel settore di diritto privato l’editto determinò l’insorgere di complessi rapporti fra

diritto ufficiale romano e diritti consuetudinari locali; rapporti che diedero vita ai

diritti volgari.

Il periodo compreso fra la morte di Alessandro Severo (235 d.C.) e l’avvento

dell’impero di Diocleziano, nel 284 d.c., è caratterizzato da una lunga anarchia

militare che condusse alla completa dissoluzione del tale

novus status rei publicae;

periodo costituisce, dunque, una fase di transizione dal principato al dominato.

La crisi del principato discende dal concorso di cause di varia natura:

- di ordine costituzionale, con la degenerazione dell’auctoritas in potere

princips

dispotico, che culmina nell’assunzione ufficiale dell’appellativo “dominus et

deus” da parte di Aureliano; e per la mancanza di una norma regolativa della

successione nella carica imperiale;

- di ordine politico, con la formazione di una nuova aristocrazia militare che

assurge ad unica classe dirigente surrogando l’aristocrazia senatoria; e

nell’affermazione della figura dell’imperatore-soldato;

- di ordine militare, da imputare all’incapacità del governo centrale di

difendere i confini dell’impero lungo la linea reno-danubiana e persiana;

- di ordine economico-sociale consistenti nell’involuzione del sistema

schiavistico e del grande commercio transmarino, cause che sfociarono nella

formazione del colonato;

- di ordine finanziario-monetarie, consistenti nel vertiginoso aumento della

spesa pubblica a causa dell’esplosione della burocrazia, da ciò l’aumento

della pressione fiscale e la riduzione del peso metallico delle monete;

- di ordine spirituale consistenti nell’involuzione del paganesimo e

progressiva diffusione del cristianesimo. 64

Il ruolo ordinante svolto dall’auctoritas principis si esplica in una duplice direzione:

- cura et tutela rei publicae universa;

- cura legum et morum.

Tali rappresentano le esplicazioni dei 2 poteri istituzionali, e cioè la tribunicia

curae

potestas (la funzione ordinante svolte all’interno dello Stato-città) e l’imperium

proconsulare maius et infinitum (la funzione ordinante svolte nei rapporti fra

ordinamento centrale ed ordinamenti periferici), nei quali si risolve appunto

l’auctoritas principis.

La cura et tutela rei publicae universa attiene all’organizzazione politico-

amministrativa dell’impero e si risolve in una complessa attività di promozione,

controllo e integrazione dei compiti di tutto l’impero.

Tale attività produrrà un duplice risultato:

- coordinamento e unificazione successiva di tutti i territori della comunità

romana;

- progressiva differenziazione tra funzioni di decisione e d’indirizzo politico,

che si accentrano sempre più nelle mani del principe e dei suoi più alti

funzionari, e funzioni amministrative, accentrati nella burocrazia imperiale.

Il senato.

Nei confronti dell’apparato tradizionale, Augusto evitò radicali innovazioni, ed

operò in modo che formalmente tutto rimanesse come prima, affinché poi tutto

mutasse radicalmente. In forza dell’auctoritas si limitò a promuovere, dirigere e

controllare le funzioni e i poteri dell’apparato tradizionale, di modo che sarebbe

stato agevole pervenire allo svuotamento dei poteri di decisione e di indirizzo

politico del senato, delle assemblee popolari e delle magistrature. 65

Nei confronti del senato Augusto introdusse significative innovazioni:

- quanto alla composizione, Ottaviano ridusse il numero dei senatori a 600 e la

scelta di questi veniva effettuata o tra gli ex magistrati o tra semplici cittadini

assimilati a ex magistrati;

- quanto al regolamento interno, sanzionò l’obbligatorietà della presenza con più

gravi pene pecuniarie. Il senato veniva convocato normalmente dal principe o da

un magistrato, sempre che non intervenisse l’intercessio del principe.

- quanto alle funzioni, furono introdotte due nuove funzioni: l’una attiene

all’investitura del principe e l’altra al provvedimento con il quale il senato

disponeva, dopo la morte del principe, o la divinizzazione o la damnatio memoriae,

che comportava, oltre alla cancellazione del nome dagli atti e dai luoghi pubblici, il

divieto di funerali solenni, di erezione di statue e di giuramenti in suo nome; solo in

alcuni settori, in particolare in quello della politica estera e dell’amministrazione

finanziaria, si sostituì alla originaria competenza del senato,

l’auctoritas principis

anche se ciò non costituì mai una usurpazione dei poteri del senato, ma risultato di

formali concessioni del senato e del popolo romano, richiamate espressamente nella

lex imperio.

I comizi.

Nel contesto politico-ideologico della Augusto cercò di

translatio rei publicae,

ripristinare i poteri dei comizi, ripristino che fu però limitato alle sole deliberazioni

legislative ed elettorali, ma non anche alle deliberazioni giudiziarie che furono

implicitamente soppresse. Ed infatti, riordinando e unificando il rito processuale

delle varie soppresse implicitamente i

quaestiones perpetuae, iudicia populi.

Per quanto attiene alla funzione legislativa dei comizi e dei concilia plebis tributa,

propose o fece proporre numerose leggi che innovarono in diversi campi il ius

romanorum.

Per quanto riguarda la funzione elettorale, Augusto apportò sostanziali modifiche

alla procedura per l’elezione di consoli e pretori, articolandola in due fasi. Una

66

prima fase, denominata consisteva nella scelta dei candidati da sottoporre

destinatio

all’approvazione dei comizi, effettuata da 10 centurie di senatori e cavalieri. La

seconda fase, creatio, consisteva nell’approvazione, da parte dei comizi, dei

candidati scelti dalle centurie destinatrici.

Le magistrature.

Il consolidamento del principato incide negativamente sul ruolo politico delle

magistrature. La censura scompare del tutto in seguito alla inclusione della potestas

censoria nella carica imperiale durante il principato di Domiziano.

Il consolato fu privato di tutte le funzioni di governo, compensato dall’attribuzione

di alcune funzioni giurisdizionali. Questa rimane l’unica magistratura per la quale

continuarono ad essere disponibili soltanto due posti, mentre il numero dei posti

delle altre magistrature fu aumentato.

I pretori continuarono a presiedere le mentre nuovi pretori

quaestiones perpetuae

vennero istituiti con settoriale. Tali erano:

iurisdictio

- praetor fidei commissarius;

- praetor tutelaris;

- praetor de liberalibus causis;

praetor fiscalis.

Gli edili conservarono la loro originaria funzione giurisdizionale ma furono presto

surrogati da appositi funzionari nella e nella

cura urbis cura annonae.

I tribuni della plebe conservarono le loro attribuzioni e prerogative, mentre fu

vanificato il loro dalla del principe.

ius intercessionis tribunicia potestas

I questori risentirono ben poco del nuovo regime politico. 67

I nova officia.

Con l’istituzione dei i principi provvidero, prima, ad integrare e poi a

nova officia

surrogare l’apparato tradizionale. Essi tuttavia non erano titolari di un proprio

autonomo potere, ma di un potere delegato; per cui, in caso d’impedimento, non

potevano delegare ad altri l’esercizio del potere di cui erano delegatari.

I titolari dei si distinguevano in 4 categorie.

nova officia

- I costituirono gli alti dirigenti della burocrazia imperiale con sede nella

praefecti

città di Roma. Essi si distinguevano in:

- che ebbero inizialmente il solo comando della guardia del

praefecti pretorio,

corpo del principe-imperatore, mentre nel corso del II sec. fu loro attribuita la

giurisdizione su tutta l’Italia, il potere di giudicare, in sede d’appello e

extra ordinem

in luogo del principe, in ordine alle sentenze dei governatori provinciali;

- aveva il comando delle corti urbane, con compiti di polizia

praefectus urbi

nell’ambito dell’Urbe;

- era preposto all’approvvigionamento dell’Urbe e dell’Italia,

praefectus annonae

con connessa giurisdizione criminale, frodi e incette alimentari;

-praefectus ebbe il comando delle 7 coorti (pompieri), con

vigilum vigilum

compiti di vigilanza contro incendi e di polizia notturna.

- I Nel primo principato furono rappresentanti personali del principe

procuratores.

poi divennero funzionari pubblici. Essi espletarono prevalentemente funzioni di

natura patrimoniale-finanziaria, sia nelle province imperiali che in quelle senatorie.

Essi furono inoltre impiegati sia come sostituti dei governatori provinciali, in

assenza di quest’ultimi, sia come titolari delle province istituzionalmente affidate a

procuratori.

- I erano funzionari imperiali di rango senatorio, nominati dal principe

curatores

d’intesa con il senato. Questi espletarono le funzioni una volta spettanti ai censori.

- I erano luogotenenti del principe ai quali veniva affidato

legati Augusti pro praetore

il comando delle legioni e il governo delle province imperiali. 68

La cancelleria imperiale.

Era costituita da quell’insieme di funzionari di corte che coadiuvavano il principe

nella preparazione e nell’emanazione degli atti. Essi, a differenza degli altri

funzionari imperiali, non erano titolari di funzioni delegate, ma coadiutori del

principe nell’esplicazione degli atti di quest’ultimo.

In seguito alla riorganizzazione adrianea, la cancelleria constava di:

- un addetto alla corrispondenza ufficiale del principe;

Scrinium ab espistulis,

- un addetto alla stesura delle risposte alle domande di varia

Scrinium a libellis,

natura rivolte al principe da privati in forma scritta;

- un Scrinium a cognitionibus, addetto all’istruzione delle cognitiones extra

ordinem;

- un addetto all’amministrazione delle entrate che confluivano

Scrinium a rationibus,

nel fiscus Caesaris;

- un addetto all’archivio imperiale e alla preparazione dei

Scrinium a memoria,

discorsi del principe.

Il cosilium principis.

Facevano parte del i più alti funzionari imperiali, nonché eminenti

consilium

giuristi. Era presieduto dallo stesso principe e, in sua vece, da un praefectus pretorio.

La cura legum et morum.

Essa costituisce una esplicazione dei poteri istituzionali in cui si risolveva

l’auctoritas ossia la tribunicia potestas e l’imperium proconsulare. Essa

principis,

costituì lo strumento attraverso il quale il principe realizzò, prima, il controllo e,

poi, la progressiva centralizzazione delle fonti di produzione del diritto. 69

La si articolò in due distinte forme di attività:

cura

- di direzione, promozione e controllo delle preesistenti fonti di produzione

del diritto;

- di integrazione del processo formativo del diritto con atti normativi emanati

dagli stessi principi (constitutiones principum).

La prima forma di attività ebbe come oggetto:

- la legislazione comiziale;

- le deliberazioni normative del senato;

- gli editti giurisdizionali;

- interpretatio prudentium.

Per quanto riguarda la legislazione comiziale, essa ha una massima intensità

durante l’età augustea, durante la quale Ottaviano vuole realizzare, proprio con il

coinvolgimento del potere di autonormazione del popolo romano, la

riorganizzazione di interi settori dell’ordinamento giuridico, dal diritto e dal

processo criminale fino al diritto tributario.

Tale importante riordinamento, per mezzo della legislazione comiziale, trova

riscontro nella definizione della come comando generale del popolo o

lex rogata

della plebe su proposta del magistrato; e con tale definizione il giurista augusteo

Ateio Capitone elevò la a fonte primaria del diritto.

lex publica populi romani

A tale efficacia normativa i giuristi classici commisurarono l’efficacia normativa

delle altre fonti del diritto.

Per quanto riguarda l’attività normativa del senato, bisogna distinguere due

momenti, prima e dopo Adriano.

- Nel corso del primo principato, il principe, avvalendosi del suo diritto di far

proposte al senato sottopose, o fece sottoporre da magistrati, all’approvazione dello

stesso aventi ad oggetto la disciplina di rapporti di diritto privato e di

relationes

diritto pubblico. Se la relativa proposta proveniva dal principe, il relativo testo

(oratio principis) poteva essere pronunziato al senato dal principe in persona,

70

ovvero poteva essere letto da un suo delegato. La giurisprudenza classica riconobbe

a tali deliberazioni del senato efficacia pari a quella della lex publica populi romani.

Dunque, è senatoconsulto ciò che il senato ordina e stabilisce, ed esso ha forza di

legge. È, infatti, indubbio che il senato possa creare diritto; tale efficacia, fino ad

adriano, era riconosciuta al senatoconsulto che approvava la proposta del principe

o del magistrato, che non aveva autonoma efficacia.

- Con Adriano le cose mutarono. La facoltà dei magistrati di presentare proposte al

senato cadde in desuetudine e l’iniziativa del principe divenne di fatto esclusiva.

L’oratio principis acquistò la sostanza di constitutio principis.

In merito agli editti giurisdizionali, che avevano avuto un ruolo fondamentale nel

processo di formazione del diritto privato romano, bisogna distinguere due

momenti:

- nel corso del primo principato il principe esplicò la propria opera di promozione,

direzione e controllo, sia direttamente in forza della e

tribunicia potestas

dell’imperium sia indirettamente, proponendo e

proconsulare maius et infinitum,

facendo approvare leggi e senatoconsulti.

- con Adriano l’intervento del principe sugli editti giurisdizionali divenne radicale

e definitivo. Intorno al 130 d.C., infatti, l’imperatore Adriano conferì al giurista

Salvio Giuliano l’incarico di procedere al riordinamento ed alla definitiva

stabilizzazione degli dei pretori e dell’editto degli edili curuli.

edicta tralaticia

Il testo dell’editto stabilizzato da giuliano (definito dalla dottrina codificazione)

venne sottoposto all’approvazione del senato, con la quale si stabilì che se si fosse

rinvenuta qualche lacuna nell’editto, soltanto il principe avrebbe potuto

provvedere con la sua sulla base di principi, criteri ed esempi desunti dal

auctoritas,

testo stesso.

In questo senso l’edictum ossia l’editto immutabile, non era un semplice

perpetuum,

regolamento di giurisdizione ma un corpo normativo precostituito al e al

ius dicere

del magistrato.

ius edicendi 71

Per ciò che concerne l’interpretatio dei una prima tappa dello sviluppo

prudentes,

storico dei rapporti tra principe e giuristi è data dal provvedimento con cui

Augusto, al fine di accrescere l’efficacia del diritto giurisprudenziale, stabilì che i

giuristi potessero dare i responsi sulla base della stessa ma

auctoritas principis,

soltanto in forma scritta e sigillata.

In tal modo Augusto perseguì un duplice obiettivo: ridurre il ius controversum,

alimentato anche dall’incertezza circa l’autenticità dei responsi, e subordinare il

munus respondendi dei iuris perit al controllo politico del principe.

La seconda tappa di tale sviluppo è data dal provvedimento con il quale Tiberio

concesse al giurista Masurio Sabino il potere di dare responsi a titolo pubblico.

Subentra così il che, a differenza del respondere ex

ius publice respondendi

auctoritate principis, comportava una discriminazione fra giuristi ufficiali e giuristi

respondenti a titolo privato, i cui responsi non avrebbero avuto alcun valore in sede

giudiziaria nel caso in cui fossero stati dati in concorso con quelli dei giuristi

ufficiali.

La terza tappa è data dalle riforme adrianee che segnarono il venir meno del ius

publice respondendi.

Egli:

- riprese la prassi secondo cui chiunque avrebbe potuto dare responsi

liberamente al pubblico;

- attribuì forza di legge ai responsi dei giuristi

- inserimento dei più eminenti giuristi nel consilium principis.

Egli così surrogò il criterio della collaborazione esterna con il criterio della

collaborazione interna. Il giurista rispondente si trasformò in giurista burocrate e il

rescritto imperiale prese il posto del responso del giurista.

L’attività del principe volta a integrare il processo formativo del diritto confluì nelle

ossia l’insieme degli atti normativi del principe; tali sono

constitutiones principum,

gli Il fondamento del potere normativo

edicta, decreta, mandata, epistulae, rescripta. 72

dei principi venne individuato nella che conferiva valore normativo e

lex de imperio

efficacia di legge a tutte le decisioni adottate dal principe nell’esercizio dei suoi

poteri.

Gli editti imperiali si distinsero dagli editti magistratuali in quanto con essi il

principe non delineava un programma al quale egli stesso si sarebbe attenuto, ma

dettava norme di condotta vincolanti per tutti; esse avevano validità

territorialmente illimitata e avevano efficacia illimitata nel tempo, salvo eventuale

abrogazione.

I decreti erano decisioni giudiziarie con le quali il principe risolveva le controversie

civili e criminali sia in prima istanza che in appello. Tali decisioni vennero

considerate precedenti vincolanti.

I mandati erano istruzioni che i principi impartivano ai propri funzionari ed ai

governatori delle province senatorie, sia su autonoma iniziativa, sia in risposta a

consultazioni su argomenti di vario genere. La loro efficacia fu nel tempo estesa

anche oltre la cerchia dei destinatari. Si formarono così diversi corpora

mandatorum, che disciplinavano interi settori dell’amministrazione imperiale.

I rescritti erano le risposte date dal principe in ordine a questioni controversie di

diritto sollevate nel corso di un processo. Nel caso in cui il parere veniva sollecitato

da una delle parti, la risposta imperiale veniva annotata dallo Scrinium a libellis in

calce al libello stesso; nel caso in cui veniva invece sollecitato dal funzionario la

risposta veniva redatta dallo scrinium ad epistulis su lettera ufficiale indirizzata al

richiedente.

Le epistole consistevano in istruzioni impartite dal principe ai funzionari ed ai

governatori provinciali, ovvero in pareri su questioni dubbie di diritto sollevate da

giudici nel corso di un processo. 73

L’assetto territoriale.

Per quanto riguarda l’organizzazione amministrativa del territorio dell’impero,

bisogna distinguere due momenti, prima e dopo l’editto di Caracalla o constitutio

antoniniana.

Prima dell’editto di Caracalla, che concesse la cittadinanza romana a tutti gli

abitanti dell’impero, il territorio dell’impero era formato dal territorio

metropolitano dello stato-città, coincidente con l’intera penisola italica, e dai

territori delle province e delle città federate. L’impero romano costituisce sempre

non già un organismo unitario, bensì un complesso organismo politico nell’ambito

del quale le diverse componenti erano fra loro legate da vincoli o di natura

internazionale (Italia e città federate) o di natura costituzionale (Italia e province).

Grazie all’imperium del principe la classe dirigente

proconsulare maius et infinitum

imperiale riuscì a realizzare una funzionale saldatura fra Italia, province e città

federate.

Dunque, l’imperium del principe facilitò il passaggio

proconsulare maius et infinitum

graduale dal modello istituzionale dello stato-città al modello istituzionale dello

stato-impero, surrogazione divenuta definitiva con l’editto di Caracalla (212 d.C.).

Con la concessione della cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’impero,

l’impero romano costituì un organismo unitario, contraddistinto da unità di

territorio, popolazione, ordinamento giuridico.

La città di Roma acquista il ruolo definitivo di capitale dell’impero, ruolo che fu

esaltato con l’istituzione di prefetti e curatori e con l’istituzionalizzazione della

cancelleria imperiale e del aventi competenza su tutto il

consilium principis,

territorio dell’impero.

Una riorganizzazione amministrativa di tutta l’Italia fu realizzata con la divisione

augustea del territorio italico in 11 regioni, allo scopo di distinguerlo dalle regioni

della capitale.

Per quanto attiene invece alle singole città italiche, la novità fu costituita dall’invio

di o di nomina imperiale, con il compito di controllare

curatores rei publicae civitatis, 74

i municipi finanziariamente più dissestati; nonché dall’istituzione ad opera di

Adriano di 4 con il compito di alta giurisdizione civile e dui controllo

consulares

amministrativo sull’attività delle autorità locali.

Le province.

Ciò che caratterizza l’ordinamento provinciale è la divisione amministrativa delle

province in due gruppi, senatoriali e imperiali.

Le province senatorie continuarono ad essere rette o da proconsoli (Africa e Asia)

accompagnati da 12 littori, o da propretori (tutte le altre) seguiti da 6 littori, che

restavano in carica un anno salvo eventuale proroga.

Il governo delle province imperiali era affidato a ovvero a

legati Augusti pro praetore

procuratores Augusti.

Uno statuto speciale fu, invece, riservato all’Egitto, retto da un o

praefectus Aegypti

che aveva il ruolo di vicerè, coadiuvato da un per

Augustalis, iuridicus

l’amministrazione della giustizia e da un ideologo per l’amministrazione

finanziaria.

Nell’ambito poi del territorio delle province, sia senatoriali che imperiali,

esistevano ossia e

civitates Romanae, municipia e coloniae, civitates peregrinae, foederatae

Mentre le prime facevano parte della le seconde

o liberae. civitas Romana,

costituivano territori istituzionalmente distinti sia dalla che dalla

civitas romana

provincia. Il potere del governatore si estendeva alle e a quelle

civitates Romanae

ma non anche alle la cui indipendenza era garantita dal

liberae, civitates foederatae,

diritto internazionale. 75

La finanza pubblica.

L’ordinamento finanziario della libera res publica era incentrato sull’aerarium populi

custodito e gestito dai questori sotto la direzione e vigilanza del senato.

romani,

Esso era alimentato dalla dall’imposta fondiaria delle

vicesima manomissionum,

province senatorie, dal ricavato dei beni dei condannati, dei beni ereditari senza

successori. Alla gestione dello stesso furono preposti due scelti dal principe

praefecti

fra i praetorii.

Augusto lasciò sopravvivere il precedente ordinamento finanziario, ma lo integrò

con l’istituzione dell’aerarium nel 6 d.C., destinato a far fronte all’onere

militare

dell’esercito professionale permanente. Esso era alimentato dall’imposta del 5%

sulle successioni testamentarie, dall’imposta dell’1% sulle vendite pubbliche

all’incanto, nonché da elargizioni dell’imperartore. Era diretto da tre praefecti.

La terza cassa pubblica, la cassa imperiale (fiscus inizialmente non ebbe

Caesaris),

una struttura unitaria, ma constava di tanti quante erano le province imperiali.

fisci

Alla unificazione e centralizzazione della finanza imperiale si pervenne con la

trasformazione, da parte di Adriano, dello in una

scrinium a rationibus procuratio,

sotto la direzione di un con il compito di coordinare la

procurator a rationibus

contabilità generale dello stato.

Il si distingueva tanto dal amministrato da

fiscus Caesaris patrimonium principis,

e che afferiva alla funzione del principe, quanto dalla

procuratores patrimonii res

che afferiva alla persona del principe, che ne poteva disporre

privata principis

liberamente.

Un primo problema di politica fiscale al quale il principato dovette far fronte fu la

perequazione del carico tributario fra italici e provinciali, ma anche la correlazione

funzionale fra imposte e vantaggi sociali e l’opzione di principio per il metodo della

riscossione diretta. 76

Al primo problema si ovviò con la direttiva di Augusto che istituì la vicesima

e altre imposte indirette in Italia, al fine di bilanciare il tributo fondiario

hereditatum

gravante sui provinciali.

La seconda direttiva venne attuata mediante :

- l’assunzione del raccordo contabile fra ammontare delle entrate e necessità

delle spese;

- la configurazione di un limite etico-economico al prelievo fiscale;

- l’adozione di misure volte ad assicurare pubblicità e trasparenza fiscale;

- l’integrazione del sistema delle entrate, originarie e derivate, con il sistema

dei ossia prestazioni onerose a carico di funzionari o

munera publica,

collettività, articolati in ossia prestazioni personali;

munera personalia, munera

ossia l’anticipazione all’ente pubblico del gettito tributario del

patrimonialia,

distretto municipale; cioè prestazioni patrimoniali e personali.

munera mixta,

La terza direttiva venne invece perseguita da Augusto e dai suoi successori con la

surrogazione del sistema dell’esazione affidata a ed a funzionari imperiali

civitatis

al tradizionale metodo dell’appalto ai publicani.

Di notevole importanza in questo periodo è la formulazione data da Ulpiano al

termine la giurisprudenza è conoscenza delle cose divine ed umane,

iurisprudentia;

scienza del giusto e dell’ingiusto. Definizione con la quale egli volle distinguere

due momenti dell’attività dei iuris prudentes:

- la ossia la conoscenza dei fatti e dei rapporti sociali nei loro aspetti laico-

notio,

religiosi

- la ossia la tecnica professionale del giusto e dell’ingiusto.

scientia,

I giuristi si considerano cioè ministri del in cui

sacerdotes iustitiae, bonum et aequum,

si risolve l’essenza costitutiva del Il diritto è, infatti, la costante ricerca e

ius.

diuturna prassi volte a realizzare, nell’ambito dei rapporti intersoggettivi,

l’equilibrio fra bene comune e bene individuale (bonum) ed il contemperamento

degli opposti interessi (aequum). 77

Tuttavia l’attività pratica dei giuristi è contraddistinta nell’età del principato da una

involuzione dei tradizionali dell’agere (del suggerire schemi processuali) e

munera

del (ossia formulare schemi negoziali).

cavere

L’involuzione dell’agere si venne accentuò in seguito alla codificazione adrianea

dell’editto perpetuo, venendo meno lo stretto legame fra l’agere del giurista e la

concepito formularum.

A togliere valore pratico all’agere contribuì la generalizzazione delle cognitiones

nel procedimento delle non c’era più una distinzione tra

extra ordinem; cognitiones

una fase destinata all’impostazione tecnico-giuridica della controversia, e

in iure,

che postulava la competenza del giurista, e la fase destinata

apud iudicem,

all’indagine probatoria. Dalla figura unitaria del giurista-sacerdos venne

iustitiae,

staccandosi una nuova figura, l’avvocato che finirà per surrogare il giurista

nell’attività di assistenza tecnica.

L’esaurimento dell’attività del è legato alla standardizzazione dei formulari

cavere

negoziali, facilmente utilizzabili dagli interessati. Nel corso del II secolo d.C. i

giuristi furono sostituiti dai (predecessori dei notai) ai quali fu conferita

tabelliones

la potestà di compiere gli instrumenta publice confecta che potevano acquistare, in

seguito all’inserzione nei pubblici registri, efficacia pari agli instrumenta publica.

Per ciò che concerne il munus respondendi, in seguito alle riforme di Adriano, il

responso del giurista fu in pratica sostituito dal rescritto imperiale. Tuttavia gli

effettivi autori dei diversi tipi di constitutiones furono i giuristi che operavano

stabilmente accanto cioè ai principi, e svolgevano funzioni loro

circa latus eorum,

affidate senza limiti di tempo e di spazio.

Per quanto riguarda invece l’attività didattica, articolata nelle forme dell’instituire e

dell’instruere, registrò un notevole sviluppo che culminerà, nel corso dell’età

postclassica, nella affermazione del giurista cioè del

professor legitimae scientiae,

giurista accademico, dedito esclusivamente all’insegnamento e alla sistemazione

teorica del diritto. 78

Lo sviluppo dell’attività didattica è poi legato alla costituzione di due celebri

scuole, quella sabiniana fondata nell’età augustea da Ateio Capitone, e quella

proculeiana, fondata da Antistio Labeone.

Non è tuttavia ravvisabile una netta distinzione ideologica o metodologica fra le

due scuole; è tuttavia verosimile che l’appartenenza ad una delle predette scuole

fosse determinata da rivalità professionali o da tradizioni familiari, ovvero, come

afferma Pomponio per l’orientamento politico dei due fondatori, avverso il nuovo

regime quello di Labeone e filo imperiale quello di Capitone.

Per quanto riguarda, infine l’attività scientifico-letteraria, registrò una esplosione

nel corso dell’età del principato.

Le opere letterarie dei giuristi divennero numerose; possono essere raggruppati in

generi letterari.

- opere di carattere didattico che si articolano in:

a) opere di tipo isagogico-istituzionale, consistenti in trattazioni sistematiche

elementari destinate all’attività dell’instituere,

b) in scritti destinati all’attività dell’instruere che si sostanziano in opinioni,

regole, principi;

- opere sistematiche svolte in forma di commento lemmatico, ossia analizzando i

termini dell’enunciato da commentare, a testi giurisprudenziali, edittali e

legislativi. Si distinguono in commentari di ius civile, commenti ad edictum,

commenti a leges e senatus consulta, digesta;

- opere casistiche, consistenti in raccolte di casi e problemi. Comprendono libri

ossia raccolte di casi reali sottoposti al parere del giurista; libri

responsorum, ossia raccolte di casi immaginari sottoposti dagli al parere del

quaestionum, auditores

maestro; libri consistenti in discussioni logico-analitiche di problemi

Disputationum

giuridici;

- opere di carattere monografico, ossia scritti vertenti su tematiche specifiche, sia di

diritto privato che di diritto pubblico. 79

Il diritto privato.

La dottrina romanistica definisce diritto classico il diritto privato dell’età del

principato.

Nell’età del principato il diritto privato sostanziale si caratterizza per la formazione

di un nuovo complesso di norme e di istituti; accanto al (vetus), al

ius civile ius

al si ha la formazione di un o

gentium, ius honorarium, ius novum ius extraordinarium,

ossia il diritto di ispirazione o di formazione imperiale, connesso alla cura legume t

morum del principe, che si fonda su tre valori fondamentali: ossia

Aequitas,

l’equilibrio fra situazioni diverse, la correttezza etica, e ossia

bona fides, voluntas,

rilievo dell’interno volere.

Cognitiones extra ordinem.

Con una Augusto nel 17 a.C. provvide alla

lex Iulia iudiciorum privatorum,

organizzazione dei ossia del processo civile, sulla base di due

iudicia privata,

fondamentali obiettivi:

- la soppressione delle tranne le azioni di danno temuto ed

legis actiones,

impugnativa del testamento dinanzi ai centumviri;

- generalizzazione del procedimento al quale furono atrtribuiti gli

per formulas

stessi effetti delle leges actiones.

Per quanto riguarda la soppressione delle leges actiones, si suppone che Augusto

abbia proposto e fatto votare due distinte leggi Iuliae , una relativa ai procedimenti

che si svolgevano a Roma e una per quelli che si svolgevano nelle colonie e nelle

province.

Si delinea così l’ordo ossia l’insieme di dei procedimenti

iudiciorum privatorum,

privati che si svolgevano nell’ambito di comunità romane, in Italia e nelle province.

Al di fuori dell’ordo si viene a delineare, per iniziativa del

iudiciorum priovatorum,

principe, una serie di procedimenti non formulari, c.d. contraddistinti

cognitiones,

dal conferimento a magistrati (consoli o pretori), a funzionari imperiali, al senato e

al tribunale imperiale, del potere di impostare in termini giuridici e risolvere

80

controversie private. Tali procedimenti vennero designati dai giuristi del III secolo

d.C. proprio per sottolineare che si svolgevano al di fuori

cognitiones extra ordinem,

e secondo schemi diversi da quelli dell’ordo iudiciorum privatorum.

Al cognitor ha sia la iurisdictio, ossia il potere di impostare in termini giuridici la

controversia, sia la iudicatio, ossia il potere di risolverla.

Le si caratterizzano:

cognitiones extra ordinem

- per un’impostazione pubblicistica e autoritaria del procedimento, e non più

privatistica e volontaristica;

- per un’ampia discrezionalità del cognitor;

- per la procedibilità contumaciale;

- per l’impugnabilità della sentenza;

- per la specificità della condanna;

- per l’esecutività della sentenza con l’intervento e il controllo dei coadiutori

del cognitor.

L’appello costituisce un mezzo di impugnazione, estraneo al sistema dell’ordo,

esperibile contro una valida sentenza, che trova il suo fondamento nell’auctoritas

L’appello era, in origine, esperibile solo contro le sentenze cognitorie

principis.

pronunziate Il principe delegante aveva, dunque, la facoltà

ex auctoritas principis.

modificare o cassare, in sede di riesame, la sentenza emessa dai propri delegati. In

un secondo momento Augusto conferì al senato il potere di giudicare in grado di

appello avverso le sentenze emanate dai giudici dell’ordo iudiciorum privatorum.

L’appello assurge così a generale strumento d’impugnazione di una valida

sentenza, con effetti devolutivi, poiché comportava il deferimento della

controversia a un giudice superiore, e sospensivi, poiché comportava la

sospensione degli effetti della sentenza. 81

Il diritto e processo criminale.

L’auctoritas opera nell’ambito del diritto criminale, sia processuale che

principis

sostanziale, in una duplice direzione:

- razionalizzando, sviluppando e dirigendo il sistema delle e delle

quaestiones

relative figure criminose;

- integrando la repressione criminale e la configurazione di nuove figure

criminose.

Nel campo del diritto penale sostanziale si ha:

- la configurazione di nuovi crimini con leggi istitutive di nuove quaestiones

e l’ampliamento di determinate figure criminose, in particolare :

perpetuae

a) rientra nell’ambito del ogni offesa all’imperatore, il rifiuto

crimen maiestatis

del culto imperiale, il ricorso a pratiche magiche aventi per oggetto o

destinatario l’imperatore;

b) il viene esteso agli abusi commessi da qualsiasi

crimen repetundarum

titolare di pubbliche funzioni, mentre da tale si stacca una nuova

crimen

autonoma figura criminosa, la ossia estorsione di somme di denaro, a

concussio,

danno di terzi, effettuata da magistrati e funzionari con la minaccia di compiere

o non compiere atti inerenti al proprio ufficio;

c) il Nella vis publica furono inserite l’appartenenza a

crimen vis. collegia

e il rifiuto di dare corso all’appello presentato dal condannato a pene

illicita

criminali;

d) il viene esteso alla supposizione di parto, al millantato credito,

crimen falsi

all’assunzione di falso nome;

e) il viene esteso alla somministrazione di sostanza abortive o

crimen homicidii

afrodisiache con effetti letali, alla uccisione o esposizione di neonati, all’omicidio

colposo e preterintenzionale, all’uccisione intenzionale di schiavi.

- la configurazione extra ordinem di nuove figure criminose, che i giuristi

qualificarono come per distinguerla da quelli previsti dalle

crimina non legittima 82

leggi istitutive delle A tale configurazione si pervenne in

quaestiones perpetuae.

due modi:

- reprimendo fatti e comportamenti prima non repressi, come il crimen

nella cui figura rientrano varie ipotesi di comportamento

stellionatus

fraudolento, l’effractio (evasione) e la ossia il favoreggiamento

carceris receptatio,

di banditi;

- colpendo con la pena pubblica illeciti già colpiti con pena privata, come

l’abigeato, ossia il furto di bestiame.

Nel sistema del diritto processuale, Augusto mirò a razionalizzare il sistema delle

razionalizzazione che fu attuata con la

quaestiones, lex Iulia iudiciorum publicorum,

che comportò la unificazione delle diverse procedure sulla base di una serie di

principi e criteri comuni, relativi all’età dei giudici, alla difesa degli assenti, al

divieto di testimonianza contro persone legate da vincoli di sangue o affinità.

Il sistema delle così unificato formò l’ordo iudiciorum publicorum,

quaestiones

sistema ampliato da Augusto con l’istituzione di due la

quaestiones perpetuae,

per la repressione dell’unione sessuale tra una donna sposata e

quaestio de adulteriis,

uno straniero, nonché dell’incesto, dello stupro, del lenocinio, e la quaestio de

per la repressione di frodi ed incette di prodotti alimentari.

annona,

Accanto all’ordo si vennero sviluppando una serie di

iudiciorum publicorum,

criminali la senatoria di tipo accusatorio, e le

cognitiones extra ordinem, cognitio

imperiali di tipo inquisitorio.

cognitiones

La cognitio senatoria era espletata ossia in forza di una delega

ex auctoritas principis,

di poteri giudiziari da parte del principe. Essa fu estesa a varie fattispecie

criminose, quali adulterio, calunnia, violenza, omicidio, ma anche a crimini di

natura politica commessi da membri dell’ordine senatorio.

Essa era di tipo accusatorio, ma presenta innovazioni rispetto a quello delle

questioni: 83

- la procedibilità da parte di più accusatori contro più accusati (concorso di

persone) e per più fattispecie criminose (concorso di reati);

- il conferimento all’accusato per l’arringa conclusiva di un tempo maggiore

rispetto a quello a quello concesso all’accusatore;

- la gradualità della pena in base alle circostanze oggettive e soggettive del

reato;

- l’assenza dell’accusatore dava luogo alla perenzione del processo e non alla

tergiversatio.

La decisione finale, denominata era redatta per iscritto e doveva essere

decretum,

depositata nell’aerarium dopo 10 gg dall’emanazione per potere essere

Saturni

eseguita. Entro tale termine il principe avrebbe potuto esercitare il potere di

controllo sul senatorio.

decretum

Le diverse imperiali erano tutte di tipo inquisitorio; ed infatti, il

cognitiones

procedimento era promosso d’ufficio dal in veste di accusatore, inquirente

cognitor

e giudice. L’eventuale denuncia, c.d. delatio, presentata da un privato aveva il

valore di una mera notizia criminis, e questi assumeva il ruolo di parte processuale;

è per questo che i giuristi qualificarono soltanto i processi promossi

iudicia populi

davanti le su iniziativa di che assumeva il

quaestiones perpetuae quivis de populo,

ruolo di parte processuale.

Gli organi giudiziari di tale sistema erano:

- il tribunale imperiale che poteva giudicare in primo ed unico grado o in grado di

appello;

- i prefetti;

- i governatori provinciali ai quali spettava, sino all’editto di Caracalla il ius gladii,

ossia l’alta giurisdizione capitale nei confronti dei provinciali, ma non anche nei

confronti dei che godevano invece del diritto di essere giudicati, per fatti

cives,

colpiti da pena capitale, o dal tribunale imperiale o dal tribunale senatorio. Dopo

l’editto di Caracalla, fu riconosciuto a tutti i governatori provinciali il ius gladii

senza limitazione alcuna. 84

Alcune misure di garanzia per l’imputato furono previste dal e

consilium principis

dalla cancelleria imperiale mediante rescritti, in particolare :

- il divieto di condannare sulla base di sospetti (rescritto di Traiano);

- l’insufficienza della confessione non confortata da altre prove (rescritto dei

Divi Frates);

- divieto di domande capziose nel corso dell’interrogatorio (rescritto di

Traiano);

- commisurazione dell’efficacia probatorio delle testimonianze alla personalità

ed alla condotta morale del singolo testimone (rescritto di Adriano).

La pena non era più fissa ma poteva essere graduata in base alle circostanze

oggettive del reato e alla personalità e al rango sociale dell’accusato. 85

IL DOMINATO.

L’ascesa al potere di Diocleziano nel 284 segna l’inizio di un nuovo periodo per la

storia del diritto romano denominato postclassico, per quanto attiene all’evoluzione

dell’ordinamento giuridico, ma denominato monarchia assoluta o dominato per

quanto riguarda la forma di governo assolutistica che lo caratterizza.

Diocleziano, una volta salito al potere, rendendosi conto di non potere governare

da solo un così vasto territorio costantemente esposto alle invasioni barbariche,

mise a punto un nuovo sistema di governo che viene denominato dai moderni

tetrarchia.

Diocleziano e il suo fido generale Massimiano, entrambi con il titolo di Augusti,

avevano il governo territoriale delle province rispettivamente orientali e

occidentali. Essi erano coadiuvati da due uno in oriente ed uno in occidente

Caesari,

con il compito di sovrintendere ad alcune delle province scelte fra quelle di

competenza del relativo Augusto.

In ogni caso, i Cesari erano in posizione di subordinazione rispetto ai due Augusti e

lo stesso Massimiano era subordinato nei confronti di Diocleziano, per cui l’Impero

era e restava unitario, subordinato alla grande autorità di Diocleziano. Tale sistema

aveva semmai il vantaggio di preordinare la successione al trono; infatti, alla morte

di un Augusto il relativo Cesare avrebbe preso il suo posto, nominando a sua volta

un Cesare.

L’impero Dioclaziano si caratterizzò per numerose e importanti riforme, nonché

per due provvedimenti assunti al fine di fronteggiare la crisi economica e la sempre

maggiore diffusione del cristianesimo.

Si tratta dell’Edictum emanato nel 301 che fissa il prezzo

de pretiis rerum venalium,

massimo dei beni e dei servizi oggetto di scambio, ma che al contrario determinò la

scomparsa di molte merci sui mercati e, quindi, un ulteriore aumento dei prezzi,

tanto da indurre lo stesso Diocleziano ad una tempestiva revoca del

provvedimento. 86

Attraverso 4 editti egli vietò poi il culto del cristiano, ordinando la distruzione delle

basiliche e degli arredi sacri e comminò la pena di morte per i cristiani che avessero

confessato la loro religione e non fossero disposti ad abiurare, attraverso un

sacrificio, agli dei pagani.

Tale sistema durò solo pochi anni, fino a quando nel 305 Diocleziano abdicò e

convinse Massimiano a fare altrettanto, sicchè i due Cesari assunsero il titolo di

Augusti. Ma quando, solo un anno dopo, morì il neo Augusto d’Occidente

Costanzo Cloro, l’equilibrio costituzionale si ruppe, dando luogo ad un periodo

caratterizzato da un clima di generale anarchia e nel quale si svolsero varie guerre

per la successione, conclusosi con l’ascesa al potere di Costantino.

Con Costantino la costituzione Romana assume un’impronta decisamente

monarchica. Anche se, tuttavia, per entrambi gli imperatori si parla di una

concezione assolutistica del potere, con Diocleziano è temperata dalla ripartizione

delle funzioni operata con la tetrarchia, mentre Costantino si ispira ad una

concezione della monarchia come investitura divina.

La differenza è poi marcata dalla diversa concezione religiosa dei due imperatori.

Costantino, affermò, con il famoso editto di Milano, la tolleranza nei confronti della

religione cristiana, di cui veniva permesso il culto e ordinò la restituzione dei beni

confiscati ai cristiani.

Questi, inoltre, impiegò l’autorità per risolvere questioni interne della Chiesa,

convocando fra l’altro e presiedendo il Concilio di Nicea nel quale si decisero alcuni

canoni fondamentali della Chiesa.

È la politica religiosa di Costantino che sta alla base della fondazione di

Costantinopoli in una località dell’Oriente, l’antica Bisanzio, che assume un

notevole peso politico fino a comportare lo spostamento in Oriente dell’asse

motorio dell’impero.

Durante il regno di Costantino, l’impero romano conobbe un periodo di ordine e

stabilità politica e militare che durò fino alla morte di Costantino nel 337 d.C.,

87

quando si scatenarono le rivalità fra gli aspiranti successori. Il potere fu acquisito

dai figli Costanzo e Costante attuando una scissione fra parte occidentale e quella

orientale dell’impero, fino a quando, morto Costante, l’impero rimase nelle mani

del solo Costanzo.

Nel 361 la sovranità imperiale rimase nelle mani di Giuliano, nipote di Costanzo,

che morì però 2 anni dopo in battaglia.

La politica di Giuliano si caratterizzò in quanto contro corrente rispetto a quella dei

suoi immediati predecessori, tornando agli ideali tradizionalisti vagheggiati da

Diocleziano, in primis il tentativo di restaurazione del paganesimo, che valse a

Giuliano l’appellativo di Apòstata.

Con la morte di Giuliano ricominciò il frenetico alternarsi di imperatori, in continua

lotta per la supremazia, fra i quali Teodosio I che rimase al potere dal 379 al 395.

Ad esso si fa risalire il famoso Editto di tessalonica del 380 con il quale il

cristianesimo divenne la religione ufficiale dello stato romano.

Alla morte di Teodosio I gli succedono i figli Arcadio ed Onorio, il primo per

l’oriente ed il secondo per l’occidente. La divisione fra le due viene

partes imperii,

ufficialmente sancita, per cui può parlarsi due imperi distinti, che perseguono

politiche sempre più divergenti.

L’impero d’occidente, tormentato da continue invasioni barbariche fu costretto a

cedere loro progressivamente varie porzioni di territorio, finchè nel 476 d.C.

Odoacre, al comando di truppe germaniche penetrò in Italia e depose l’imperatore

Romolo detto Augustolo. Da tale momento inizia il declino dell’impero

d’occidente. In Italia regna per alcuni anni Odoacre fino a quando non viene

combattuto e vinto dal re degli Ostrogoti Teodorico, che conquisto tutta la penisola.

La separazione dalla facilitò una riorganizzazione dell’impero

pars Occidentis

orientale che diede vita ad una nuova fase, quella del c.d. impero bizantino,

destinata a durare parecchi secoli fino alla conquista da parte dei turchi avvenuta

nel 1453. 88

A questo lungo arco di tempo che risalgono l’imperatore Teodosio II, il cui regno è

caratterizzato da numerose riforme e soprattutto dalla pubblicazione del Codex

e l’imperatore Flavio Pietro Sabbazio Giustiniano I.

Theodosianus,

Salito al trono nel 527, Giustiniano tese a ripristinare i valori realizzando l’unità

dell’impero, attraverso la riconquista con le armi delle terre d’occidente, l’unità

della Chiesa, all’insegna del cattolicesimo, e l’unità delle leggi. Tuttavia l’unità

dell’impero fu raggiunta solo dopo circa vent’anni di guerre e fu destinata a

spezzarsi pochi anni dopo in seguito all’invasione longobarda; L’unità della chiesa

e della fede fu presto travolta dalle eresie e dagli scismi; mentre il ritorno alle

antiche tradizioni giuridiche romane, perseguito dalla Compilazione, si rivelò

impossibile a causa delle profonde trasformazioni che avevano irrimediabilmente

allontanato da esse la società bizantina.

Le istituzioni del Dominato.

Caratteristica della monarchia assoluta è la concentrazione di tutti i poteri nelle

mani dell’imperatore, che non è più un organo della costituzione, ma si pone al di

fuori di essa, essendo considerato egli è un interprete in terra della

Dominus et deus,

volontà di Dio.

L’imperatore è capo supremo delle truppe ed arbitro assoluto della politica

internazionale, solo questi può dichiarare guerra o concludere trattati di pace.

Egli è inoltre il detentore del potere legislativo. Venute meno le altre fonti di

produzione normativa, l’unica fonte viva di diritto sono le constitutiones principis,

definite direttamente Di tali leggi l’imperatore dispone a piacimento,

leges.

abrogandole, modificandole o sostituendole con altre; egli è al di sopra delle leggi,

Prevalgono le disposizioni di carattere generale, o

princeps legibus solutus. edicta leges

mentre perdono rilevanza le disposizioni relative a casi particolari, cioè i

generales, nonché i e i

rescripta, decreta mandata. 89

Si affermano infine nuovi tipi di costituzioni imperiali, fra i quali la pragmatica

che pur scaturendo da casi delimitati, finiva poi con il prescindere da essi

sanctio,

coinvolgendo interessi generali.

Gli altri poteri dello Stato, come l’attività di governo e quella amministrativa, sono

svolti da una serie di funzionari da lui nominati ma fanno sempre capo all’autorità

dell’imperatore. l’attività giurisdizionale spetta a funzionari nominati

dall’imperatore, il quale è giudice in ultima istanza in tutte le controversie, sia civili

che penali.

Nel campo religioso l’imperatore detta alcuni principi fondamentali sulla libertà

religiosa, partecipa direttamente alla decisione di controversie religiose, indice e

presiede i concilii nei quali vengono fissati i canoni basilari della chiesa. Tutto ciò

che concerne la sua persona è considerato sacro e le offese nei suoi confronti

costituiscono sacrilegia.

Il tardo impero romano è caratterizzato da una struttura burocratica, disposta

gerarchicamente come una piramide al cui vertice sta l’imperatore. Tale

organizzazione è in realtà, sin dall’inizio, duplice, in conseguenza dell’esistenza di

due Augusti, e dal momento della divisione dell’impero in due parti si bipartisce in

due strutture distinte e parallele.

I funzionari di rango più elevato restano in carica un anno, salvo riconferma;

mentre coloro che rivestono uffici più modesti percorrono i vari gradi una vera e

propria carriera.

A fianco dell’imperatore si trova un organo consultivo, il sacrum consistorium

del quale fanno parte i più alti funzionari imperiale, che costituisce una

principis,

trasformazione dell’antico Ad esso il principe si rivolge per

consilium principis.

qualsiasi questione politica, di governo, religiosa o in vista dell’emanazione di

costituzioni imperiali. Il parere tuttavia non è obbligatorio, né vincolante per

l’imperatore. 90

Il ha inoltre il potere di giudicare in prima istanza le cause sottoposte

consistorium

alla giurisdizione imperiale.

Ai vertici dei vari settori della burocrazia imperiale, nell’amministrazione centrale,

si trovano 5 alti funzionari :

- il definito ministro della burocrazia, che presiede gli

magister officiorum, officia

imperiali addetti alla redazione dei rescritti, alla corrispondenza imperiale e

all’istruzione di cause di competenza imperiale. Comanda inoltre la guardia

imperiale a cavallo e tutta una serie di altri uffici, in campo sia civile che

militare;

- il che è il principale consulente dell’imperatore nel campo

quaestor sacri palatii

giuridico, ad esso spetta la redazione delle costituzioni imperiali, la

controfirma dei rescritti;

- il il quale vigila sulla riscossione dei tributi in

comes sacrarum largitionum

denaro ed esercita in materia fiscale un potere giurisdizionale in nome

dell’imperatore, provvede alle opere pubbliche ed è incaricato del pagamento

ai funzionari ed a tutti i dipendenti degli stipendi;

- il che amministra i possedimenti terrieri, i beni

comes rerum privatarum,

confiscati dallo stato e quelli attribuiti ereditariamente all’imperatore;

- il funzionario di rango più elevato che sovrintende a

praepositus sacri cubiculi,

tutto il personale ed a tutti i servizi del palazzo imperiale.

Per quanto riguarda invece l’amministrazione provinciale, l’impero viene ripartito

in grandi circoscrizioni territoriali dette prefetture, dapprima in numero di 4, per

effetto della tetrarchia diocleziana, poi aumentate di numero per ridiventare

definitivamente 4 con la divisione dell’impero in due parti, due prefetture in

occidente, Italia e Gallia, e due in oriente, Il lirico ed Oriente. A capo di ogni

prefettura sta il altissimo funzionario imperiale

praefectus pretorio,

dell’amministrazione periferica. 91

Ogni prefettura si ripartisce in un certo numero di diocesi (prima 12 poi 14) ed ogni

diocesi a sua volta comprende un certo numero di province.

A capo di ogni diocesi si trova un che esercita funzioni di vigilanza e di

vicarius,

controllo sui governatori che a loro volta stanno a capo delle province.

Ciò comporta un generale livellamento fra municipi, colonie e città provinciali. Si

hanno anche mutamenti nelle istituzioni cittadine, in particolare la scomparsa delle

assemblee popolari, venendo così meno la partecipazione diretta del popolo al

governo delle città.

Per quanto riguarda le magistrature locali, esse vanno perdendo di importanza con

l’affermarsi di due nuove magistrature, il ed il

curator civitatis defensor civitatis.

Il primo, esistente già nell’età del principiato, accresce i suoi poteri con Diocleziano

fino a divenire il capo dell’amministrazione locale, quale responsabile dell’ordine

pubblico, del censo, della formazione dei ruoli dei contribuenti,

dell’approvvigionamento della città.

Il ha poteri di polizia, formazione dei ruoli delle imposte e

defensor civitatis,

controllo sulla riscossione, giurisdizione sulle cause di minore entità.

Entrambe le magistrature non vengono nominate dalla comunità cittadina, ma dal

potere centrale e precisamente il dall’imperatore e il dal

curator defensor praefectus

pretorio.

Le curie, ossia i consigli municipali, sono formate da cittadini aventi un

determinato censo, immobiliare e poi anche mobiliare, e l’appartenenza a esse è

obbligatoria per chi ne aveva i requisiti e si trasmette ereditariamente di padre in

figlio.

Soltanto Roma e Costantinopoli godono di un’amministrazione locale autonoma.

Ad esse è preposto un funzionario, il non soggetto all’autorità né del

praefectus urbi,

né del ma dipende direttamente dall’imperatore. A lui

praefectus pretorio vicarius,

spetta un generale potere di sorveglianza sull’amministrazione della città e

sull’ordine pubblico, nonché funzioni giurisdizionali si in campo civile che penale.

92

Le antiche istituzioni.

A partire da Costanzo, accanto al senato romano venne istituito un secondo senato,

con sede a Costantinopoli, che, inizialmente in posizione subordinata, acquistò col

tempo notevole prestigio fino a una totale equiparazione rispetto al senato romano.

I due senati curavano l’amministrazione delle rispettive città, con competenza in

materia finanziaria, fiscale, di pubblici servizi e di approvvigionamento.

È, dunque, certo un esautoramento del senato nelle funzioni spettanti nell’epoca

del principato. Così, l’attività normativa è notevolmente ridimensionata fino a

ridursi all’approvazione di una legge imperiale, letta davanti l’assemblea senatoria.

In certi casi il senato sollecita, mediante proposte, l’eliminazione di costituzioni

imperiali.

Le magistrature repubblicane non scompaiono, ma a nomi identici non fecero più

riscontro le medesime funzioni. Continua a sussistere il consolato ma la carica

perde tutti i suoi connotati politici, e diviene di nomina imperiale, quindi, in

posizione di diretta subordinazione.

Rimangono poi la pretura e la questura, entrambe di nomina senatoria confermata

dall’imperatore. Sopravvive poi la figura del che continua a svolgere

praetor urbanus

le funzioni spettanti ad alcuni pretori speciali, quali ad es. i processi in tema di

tutela o in materia di libertà.

L’ordinamento del fisco non era articolato in modo unitario ma in varie

amministrazioni separate a seconda delle entrate e delle relative destinazioni.

Le riforme dell’ordinamento tributario che si fanno risalire a tale periodo,

comportarono una notevole pressione fiscale, che, gravando soprattutto

sull’agricoltura, costituì una delle cause della crisi dell’impero.

Esso, a partire da Diocleziano, fu strutturato in modo da assicurare anno per anno il

gettito occorrente. A tale scopo, mediante un censimento che si svolgeva ogni 5

anni, si accertavano i beni e le forze lavoro imponibili e, mediante una semplice

93

divisione della somma globale occorrente per il numero delle singole unità fiscali,

l’imperatore determinava annualmente la quota dovuta da ciascuna di esse. Il

compito di attuare l’imposizione era poi decentrato in varie fasi. Ogni praefectus

fissata la somma dovuta nella sua prefettura, la divideva fra le varie

pretorio,

province; i singoli governatori provinciali a loro volta, ripartivano la somma

dovuta fra le singole città, ai cui organi municipali spettava la determinazione

concreta di quanto dovuto dai vari contribuenti.

Erano le singole città a dovere in ogni caso far fronte alle imposte gravanti sui

contribuenti della città, anche se concretamente non riscosse.

Fra le principali imposte abbiamo:

- un’imposta fondiaria (la capitatio o iugatio), che grava su tutti i proprietari di

fondi rustici;

- un’imposta personale (capitatio plebeia), gravante su coloro che non

possedevano fondi rustici;

- la che colpiva gli atti di commercio e tutte le prestazioni

collatio lustralis,

personali fonti di reddito.

La popolazione.

La principale distinzione della popolazione è quella fra liberi e schiavi. Sussiste

inoltre la distinzione fra e che, dopo la

cives romani non cives, constitutio antoniniana

che attribuì la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’impero, si trattava di

popolazioni barbare, i cui stanziamenti vengono spesso favoriti dallo stato per

ragioni di sicurezza, poiché essi si impegnavano in cambio alla difesa dell’impero o

a fornire all’esercito romano contingenti di truppe.

Nell’ambito dei si distinguono gli e gli Tale

cives honestiores humiliores.

contrapposizione era rilevante esclusivamente in campo criminale, poiché la pena

per un medesimo reato poteva essere diversa a seconda della classe di

appartenenza del reo; mentre alcuni privilegi erano riservati non all’intera categoria

degli ma ad alcune classi in essa ricompresse.

honestiores, 94

Rientravano in tale categoria gli appartenenti all’ordo e all’ordo

senatorius equester.

Dell’ordine senatorio fanno parte non solo i senatori per diritto ereditario,

discendenti delle ricche famiglie dell’antica nobilitas, ma anche nuovi membri di

nomina imperiale e i più alti funzionari imperiali.

Con l’allargamento dell’ordo dovuto all’aumento del numero dei senatori

senatorius,

anche con la creazione di un secondo senato, diminuisce l’importanza dell’ordo

nel quale vengono inquadrati molti funzionari imperiali di rango meno

equestre

elevato.

Rientrano poi tra gli i militari, i funzionari dell’amministrazione centrale

honestiores

e periferica, il clero, gli esercenti le professioni liberali.

Sono invece considerati i commercianti, gli artigiani, gli agricoltori e gli

humiliores

operai.

Ciò che caratterizza la ripartizione in classi è l’obbligatorietà, la irrevocabilità e

l’ereditarietà dell’appartenenza ad una data categoria professionale, stabilite allo

scopo di evitare l’abbandono e, quindi, l’estinzione di corporazioni di persone

esercenti attività di interesse collettivo.

Il principio si applicò anche nei confronti dei lavoratori della terra, dando luogo ad

una nuova classe sociale, quella dei coloni, servi della gleba, caratterizzata da

limitazioni tali da collocarla fra i liberi e gli schiavi.

In seguito alla crisi dell’agricoltura e il conseguente abbandono delle campagne,

Diocleziano e altri imperatori reagirono vincolando i coloni alla terra, impedendo

loro e i discendenti di abbandonare i fondi assegnati. Si crea così una categoria di

persone dotate dello status libertatis ma con una condizione deteriore rispetto allas

schiavitù, in quanto il colonato non può essere liberato essendo considerato di

pertinenza del fondo. 95

Ordinamento giuridico.

L’accentramento nelle mani dell’imperatore della produzione normativa e, quindi,

l’affermazione del principio per cui solo le imperiali costituiscono fonte di

leges

diritto, determinano un mutamento del ruolo della giurisprudenza, alla quale viene

sottratta l’attività di elaborazione scientifica del diritto. Ciò comporta inoltre un

generale processo di semplificazione dell’ordinamento giuridico, favorito anche

dall’influenza delle consuetudini locali.

Sorge così il diritto romano volgare, al quale finiscono per ispirarsi la prassi

negoziale e quella dei tribunali.

L’attività dei giuristi si svolge in una duplice direzione:

- attraverso leges, ossia l’istituzione di costituzioni imperiali che

racchiudevano il diritto più vivo e attuale;

- attraverso iura, ossia gli scritti giurisprudenziali, in sostanza il vetus ius

classico da essi espresso.

Le prime raccolte di risalgono all’età di Diocleziano, e sono dovute

leges

all’esigenza di facilitare il reperimento e la consultazione delle costituzioni

imperiali. Ad esse fu dato il nome di per la veste esteriore che assumevano,

codices,

ossia quella dei fascicoli di fogli di pergamena.

Fra le numerose raccolte di costituzioni, abbiamo il compilato

codex Gregorianus,

all’epoca di Diocleziano da un autore non altrimenti noto, di nome Gregorio o

Gregoriano, che constava di almeno 15 libri divisi in titoli nei quali le varie

istituzioni si susseguivano in ordine cronologico; e il compilato

Codex Hermogeniaus,

da un tal Ermogene o Ermogeniano, che dovette essere concepito come

un’appendice ed un completamento del Codice Gregoriano; si componeva, infatti,

di un solo libro diviso in titoli, nei quali le costituzioni erano disposte in ordine

cronologico. 96

Le compilazioni di erano costituite da rielaborazioni di scritti della

iura

giurisprudenza classica. Tali compilazioni concernono le opere dei giuristi classici

più famosi, Gaio, Ulpiano e Paolo.

si tratta di un’opera di 5 libri suddivisi in titoli e paragrafi che

Le Pauli Sententiae,

contiene una serie di massime di diritto, ordinate per materia.

operetta di diritto romano, divisa in 29 titoli, nota con il

I tituli ex corpore ulpiani

titolo Liber Singularis regularum.

Con il nome di si indica un’operetta costituente una delle parti della

Epitome Gai Lex

che contiene un riassunto delle Istituzioni Gasane, che

Romana Wisigothorum,

abbrevia notevolmente il testo classico.

Le compilazioni miste di note anche come compilazioni “a catena”,

iura e di leges,

sono raccolte antologiche di testi giurisprudenziali e costituzioni imperiali, che

vengono riportati insieme, raggruppati per argomento.

Fra tali opere meritano attenzione i la la e

Fragmenta Vaticana, Collatio, Consultatio

gli Scholia sinaitica.

I furono scoperti nel 1821 dal Cardinale Angelo Mai, il quale,

Fragmenta Vaticana

leggendo un codice della Biblioteca vaticana si accorse che sotto la più

scriptura

recente era visibile una scrittura non ben cancellata del IV V secolo relativa ad una

compilazione giuridica di e di Di essa si possiedono solo 7 titoli, relativi a

iura leges.

vari istituti di diritto privato e 350 brani di opere giurisprudenziali di Paolo,

Ulpiano e Papiniano, nonché costituzioni imperiali degli imperatori Valente,

Valentiniano I e Graziano. L’opera era una compilazione privata dedicata alla

pratica e all’insegnamento. È certamente anteriore al 483, data di pubblicazione del

codice Teodosiano che appare in essa sconosciuto.

La indica un’operetta che mette a confronto brani della legislazione mosaica

Collatio

con testi di diritto romano. I versetti della legge mosaica sono tutti tratti dal

Vecchio testamento, mentre i testi giuridici sono frammenti giurisprudenziali

97

appartenenti prevalentemente a Paolo ma anche ad altri giuristi quali Ulpiano,

Papiniano.

Sono a noi pervenuti solo 16 titoli dell’opera, dedicati quali tutti ad argomenti di

diritto penale. Entro ogni titolo, si trova riportato un versetto biblico al quale

seguono i testi di diritto romano relativi al medesimo argomento.

La è la più tarda fra le compilazioni miste, risalendo al V secolo

Consultatio

avanzato, o secondo qualche autore addirittura agli inizi del VI secolo. Si tratta di

una breve raccolta di pareri, dati da un ignoto giurista occidentale, probabilmente

della Gallia.

Gli ritrovati nel Monastero di S. Caterina del Sinai, sono parte di

Scholia sinaitica,

un’opera didattica del V sec, nella quale un ignoto studioso orientale commentava

alcuni libri dell’opera di Ulpiano ad Sabinum.

Nel corso del V secolo, l’utilizzazione delle opere giurisprudenziali classiche e la

raccolta delle costituzioni imperiali, non rimase più affidata all’iniziativa privata,

ma venne attratta nell’orbita del potere imperiale.

Per quanto riguarda l’ultilizzazione delle opere giurisprudenziali classiche, con

provvedimento legislativo, noto come legge delle citazioni, emanato nel 426 da

Valentiniano III imperatore d’Occidente, si volle disciplinare la produzione in

giudizio di opere della giurisprudenza classica, limitando tale privilegio solo alle

opere di 5 giuristi, Gaio, Papiniano, Paolo, Ulpiano e Modestino. In caso di

contrastanti opinioni sulla medesima questione giuridica, la legge stabiliva che il

giudice dovesse attenersi al punto di vista della maggioranza; in caso di parità,

doveva prevalere l’opinione di Papiniano e solo ne caso in cui egli non si fosse

pronunciato, il giudice avrebbe potuto scegliere liberamente fra le opinioni in

contrasto.

La legge delle citazioni, venne recepita più tardi da Teodosio II imperatore

d’oriente, e fu allargata, stabilendo che anche le opere di altri giuristi venissero

prodotte nei processi, purchè fossero citate da uno dei 5 giuristi. 98

A Teodosio II si deve poi la prima raccolta pubblica di costituzioni imperiali, il

Codice Teodosiano.

Secondo un primo disegno, l’imperatore voleva realizzare due distinte

compilazioni; una prima raccolta avrebbe dovuto contenere i testi originali di tutte

le costituzioni imperiali con efficacia generale da Costantino I in poi,

indipendentemente dal fatto che fossero ancora in vigore o già abrogate. Una

seconda compilazione avrebbe dovuto raccogliere solo le costituzioni ancora in

vigore, opportunamente modificate, per essere adeguate al diritto in vigore, ed

integrate mediante brani di opere giurisprudenziali.

Teodosio nominò allora nel 429 un’apposita commissione, ma i lavori andarono a

rilento fino a quando nel 435 l’imperatore fu costretto a ridurre il disegno originario

ripiegando su una collezione di costituzioni da Costantino in poi, con l’attribuzione

alla commissione del potere di modificare i testi delle costituzioni stesse.

Il lavoro questa volta fu condotto a termine in tre anni e l’imperatore pubblicò nel

438 il Codex Theodosianus.

Esso si divide in 16 libri, ripartiti a loro volta in titoli; entro ogni titolo le

costituzioni sono sistemate in ordine cronologico.

Rispetto ai due codici precedenti l’opera di Teodosio presenta un contenuto

dedicato prevalentemente al diritto pubblico, militare, penale, finanziario,

ecclesiastico.

Nel contempo egli mantenne in vigore i Codici Gregoriano ed Ermogeniano, ai

quali anzi conferì valore ufficiale.

Le leggi romano-barbariche.

Fra le raccolte di testi giuridici del basso impero, si inseriscono le leggi romano-

barbariche, ossia le compilazioni legislative, cioè raccolte o rielaborazioni di e

iura

di emanate dai re delle popolazioni barbare stanziatesi sulle rovine

leges

dell’impero romano d’Occidente. 99

Tuttavia, i popoli barbari che invasero i territori dell’ex impero romano

d’Occidente, non pretesero di applicare il loro diritto alle popolazioni locali, e ciò

secondo il principio della personalità del diritto, secondo il quale questo veniva

considerato come retaggio tradizionalmente proprio di ciascun popoli, quindi,

incomunicabile a gruppi etnici diversi.

I re barbari, infatti, non solo lasciarono che le popolazioni occidentali continuassero

a regolare i loro rapporti secondo il diritto romano, ma anzi approntarono delle

raccolte di testi giuridici allo scopo di facilitare ad essi l’uso delle fonti giuridiche

romane. Tali raccolte prendono il nome di leggi romano-barbariche.

La più importante fra esse è la emenata nel 506 per i

lex Romana Wisigothorum,

Romani della Francia Occidentale dal re visigoto Alarico II.

Si tratta di un’ampia raccolta di e che consta di una selezione di

leges iura

costituzioni tratte dal codice teodosiano, un’ampia scelta delle Pauli Sententiae,

un’estratto dei codici Gregoriano ed Ermogeniano, e un frammento dei responsa di

Papiniano. Tali parti sono accompagnate da una volta a renderne più

interpretatio,

agevole la comprensione.

La emanata dal re dei burgundi Gundobado agli inizi del

lex romana Burgundionum

Vi secolo. La compilazione venne realizzata servendosi delle stesse fonti della lex

ma il materiale non è riportato testualmente, bensì rifuso e

romana wisigothorum,

compendiato in 47 titoli, con frequenti fraintendimenti, svarioni ed infiltrazioni di

principi del diritto borgognone.

Fra le leggi romano-barbariche si include anche il c.d. Editto di Teodorico. La

denominazione è dovuta al fatto che i re Ostrogoti, nell’emanare le disposizioni in

Italia, riconoscevano formalmente la sovranità dell’imperatore d’oriente, per cui

consideravano i suoi funzionari investiti solo del potere di emanare editti. 100

Il primo codice.

Il sistema delle codificazioni trova il culmine nell’attività legislativa di Giustiniano.

Già dopo pochi mesi la sua ascesa al potere Giustiniano emanò una costituzione

con la quale dava incarico ad una commissione di 10 membri di redigere una

collezione di che sostituisse, abrogandoli, i precedenti codici gregoriano,

leges

ermogeniano e teodosiano, fornendo una raccolta completa ed aggiornata delle

costituzioni imperiali.

La compilazione, che costituì il fu pubblicata nel 529 con la

Codex Iustinianus,

costituzione detta che vietava nel contempo l’utilizzazione dei

Summa rei publicae,

precedenti codici, considerandola penalmente perseguibile quale crimen falsi.

Il Digesto.

Giustiniano, subito dopo la pubblicazione del codice tentò la realizzazione di una

compilazione di iura che, da un lato, era diretta a salvare gli scritti della

giurisprudenza classica, e dall’altro, a costituire testo di legge vigente.

A tal fine Giustiniano emanò nel 530 la costituzione con la quale

Deo auctore,

affidava l’incarico della compilazione al Triboniano; doveva

quaestor sacri palatii

denominarsi Digesta e doveva contenere una vasta scelta di brani di giuristi

classici.

Alla commissione veniva dato il potere di modificare i testi classici utilizzati, allo

scopo di adeguarli alla mutata realtà sociale del VI secolo.

I vennero pubblicati da Giustiniano nel dicembre del 533. Erano divisi in 50

Digesta

libri e ulteriormente ripartiti in due o più titoli.

Ogni titolo riporta una serie di frammenti, ciascuno dei quali inizia con una

da cui risultano il nome del giurista che ne è autore, il titolo dell’opera e

inscriptio,

l’indicazione del libro in cui il frammento era compreso.

Le interpolazioni, ossia le modifiche apportate dai Compilatori ai testi della

giurisprudenza classica, furono numerose e di notevole importanza. 101

Le Istituzioni.

Nel 533, Giustiniano diede incarico ad una commissione ristretta di compilare un

manuale elementare di diritto destinato a fornire ai giovani le prime nozioni

generali e fondamentali. L’Opera entrò in vigore alla fine dello stesso anno e, in

quanto emanazione dell’0imperatore, ebbe valore legislativo, oltre che didattico.

Le si dividono in 4 libri, ripartiti in titoli e a sua volta in paragrafi. Essa,

istitutiones

a differenza dell’omonima opera gaiana, il quarto capitolo è dedicato anche alla

trattazione di parte delle obbligazioni ed un titolo dedicato al diritto criminale.

Il codex repetitae praelectionis.

La prima raccolta legislativa di Giustiniano venne sostituita dopo pochi anni, nel

534, da una nuova edizione riveduta ed aggiornata del detto

codex, repetitae

praelectionis.

Giustiniano, infatti, aveva emanato una cinquantina di costituzioni, tali da

comportare un rapido invecchiamento del cosicché l’Imperatore dispose una

codex,

nuova edizione del Codex.

Il fu pubblicato con la Costituzione Cordi, nel novembre

codex repetitae praelectionis,

del 534.

È diviso in 12 libri, il I relativo alle fonti del diritto; i libri II-VIII al diritto privato; il

IX al diritto privato e gli ultimi tre di diritto pubblico. Ogni libro è diviso in titoli

all’interno dei quali si susseguono, in ordine cronologico, le varie costituzioni

imperiali. Il testo di ciascuna costituzione è preceduta da un’iscriptio indicante il

nome dell’imperatore cui si deve la costituzione, nonché il nome del destinatario o

dei destinatari (funzioni imperiali o private), ed è poi seguito da una subcriptio

indicante la data della costituzione e il luogo di emissione. 102

Le novellae

Dal 534 fino alla morte di Giustiniano nel 565, si ha la pubblicazione di una serie di

costituzioni che riformano svariati campi del diritto.

A tali costituzioni si dà il nome di Si tratta, dunque, di una

Novellae costitutiones.

serie di provvedimenti.

Di tali Novelle Giustiniano non fece una raccolta ufficiale, esse, pertanto

costituiscono l’unica parte non compilativa del Corpus Iuris.

Le quattro parti della Compilazione giustinianea, ad eccezione del primo codice,

vengono accomunate con la denominazione di Corpus Iuris civilis.

L’influenza del cristianesimo come religione di Stato.

Sin dal momento in cui con il costantiniano Editto di Milano la religione cristiana fu

considerata lecita al pari dei culti pagani, e dopo l’Editto di Tessalonica che la

impose come religione di Stato, essa fece sentire sull’ordinamento giuridico

l’influsso dei suoi principi.

A partire dal IV secolo la legislazione imperiale presenta una svolta rispetto a

quella precedente.

Per quanto riguarda il diritto pubblico, si afferma una concezione teocratica del

potere imperiale, che viene considerato derivante direttamente da Dio; proprio a

causa dell’investitura divina tutto ciò che concerne l’imperatore è e anche le

sacrum,

sue leggi sono definite Tali qualifiche tuttavia sono già attribuite agli

sacrae.

imperatori pagani, ma mentre nell’ideologia pagana esprimono il concetto

dell’imperatore dio (dominus et deus), nella concezione cristiana, esse trovano la

loro giustificazione nella riconosciuta origine divina del potere imperiale.

Lo Stato si attribuisce nuove funzioni di carattere etico religioso; rientra tra i

compiti del principe la diffusione e la difesa della fede religiosa.

Con l’avvento del Cristianesimo, che si considera l’unica vera religione, la

professione di qualsiasi altra fede è considerata un pericolo sociale, in quanto può

103

attirare sulla comunità l’ira divina. Da qui nasce un’incalzante legislazione a difesa

della religione cattolica, mirando da un lato ad assicurare pienezza di diritti,

privilegi e dispense agli ortodossi e dall’altro introducendo divieti, misure

vessatorie, limitazioni nei confronti di coloro che non professavano la fede cattolica.

La legislazione cristiana in campo criminale comporta un allargamento a dismisura

degli illeciti penali, determinando una inflazione di reati e pene.

Causa si tale fenomeno è l’introduzione del principio che

nulla poenia sine lege,

impone la necessità di comminare le pene solo sulla base di precise e tassative

disposizioni di legge. Durante il principato, infatti, i funzionari imperiali preposti

alle in materia criminale giudicavano con ampio potere

cognitiones extra ordinem

discrezionale, nel tardo impero si deve giudicare sulla base di leggi.

Il proliferare della legislazione penale è poi favorito da una grave situazione

sociale, guerre, invasioni barbariche, disuguaglianze economiche.

Gli obiettivi primari di essa sono la lotta contro il paganesimo e le numerose eresie;

il tentativo di arginare l’immoralità attraverso una repressione dei reati attinenti

alla sfera dei rapporti sessuali; il tentativo di moralizzare la pubblica

amministrazione, punendo la corruzione dei funzionari dello Stato in modo

particolarmente severo; la protezione dei deboli e degli incapaci contro svariati atti

di prepotenza o vessazione.

Caratteristica della legislazione criminale è la gravità delle pene comminate. Essa

non è ispirata alla mitezza delle pene, ma prevede con larghezza la pena di morte,

la condanna ai lavori forzati nelle miniere, la deportazione, anche se nel contempo è

frequente nelle costituzioni imperiali il richiamo alla benevolenza, alla

moderazione, alla clemenza.

Per ciò che concerne i criteri di valutazione delle prove, risale a tale epoca

l’affermazione del principio secondo il quale quando le prove di

in dubiis pro reo,

colpevolezza di un imputato lasciano un margine di dubbio, egli dovrà essere

assolto. 104

Per quanto riguarda il procedimento penale, esso è ispirato in larga prevalenza al

sistema inquisitorio, in quanto i crimina possono di regola essere perseguiti

d’ufficio dagli organi dello Stato. Il vecchio sistema accusatorio è ammesso solo per

una sfera ristretta di reati e quando ciò avviene l’accusa non può essere publica,

cioè provenire da qualsiasi cittadino, ma solo dal danneggiato del reato.

La competenza in materia criminale è affidata a funzionari dello stato, disposti

gerarchicamente, quindi è di regola consentito l’appello al funzionario di grado più

elevato.

Nella sfera del diritto privato, l’influenza delle concezioni cristiane si manifesta in

tutti gli istituti.

In particolare gli l’istituto della schiavitù sopravvive nonostante

status personarum,

la proclamazione del principio dell’uguaglianza di tutti gli uomini, quali figli di un

unico dio. La dottrina cristiana non considera, infatti, la schiavitù incompatibile con

tale principio, in quanto distingue la sfera dello spirito da quello corporale, per cui

ammette uno stato personale di soggezione di un individuo ad un altro, sempre che

l’esercizo della schiavitù sia conforme ai principi di carità cristiana e quindi non

violi la dignità umana dello schiavo.

Nell’ambito dei rapporti di famiglia, l’influenza cristiana si manifesta nel

matrimonio; vengono recepiti principi del matrimonio canonico, si considerano

riprovevoli le altre unioni sessuali, si combattono il divorzio e le seconde nozze, si

attribuisce ai figli nati fuori dal matrimonio una posizione giuridica, facilitando

l’istituto della legittimazione, ossia la successiva acquisizione da parte loro dello

status di figli legittimi.

In tema di rapporti patrimoniali, non si assiste a modifiche sostanziali degli istituti

della tradizione pagana, ad un loro inquadramento su uno sfondo generale di

moderazione e di Frequenti sono i richiami all’aequitas, alla e

Humanitas. bona fides

al favor debitoris. 105


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Riassunto per l'esame di Storia del diritto romano, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia del diritto romano, Cerami, Corbino, Metro, Purpura, manuale su: la comunita’ primitiva; il rex; le relazioni internazionali; la monarchia etrusca; la fine del regnum; la libera res publica; il decenvirato e le leggi valerie oratie; istituzioni politiche tra il v e il ii sec; il senato; le magistrature: caratteri, poteri; magistrature straordinarie; i sacerdozi; le assemblee popolari; l’exercitus e la guerra; il territorio; l’ager peregrinos; gli isitituti di cittadinanza; la finanza pubblica; la crisi della libera res publica e i suoi problemi; il principato; anarchia militare; la cura et tutela rei publicae universa del princeps; i comizi; le magistrature; i nova officia; la cancelleria imperiale; consilium principis; le provincie; la finanza pubblica; il dominato; costantino e successori.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (AGRIGENTO, PALERMO, TRAPANI)
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Cerami Pietro.

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