Diritto pubblico romano
Studia il diritto pubblico romano in vigore dal 753 a.C. (anno della fondazione di Roma) fino al 565 d.C. (anno del Corpus Iuris Civilis, raccolta monumentale di testi giuridici dovuta a Giustiniano). La storia politica di Roma non coincide con quella giuridica, in quanto quella politica va dal 753 al 476 a.C. (anno della caduta dell'Impero Romano d'Occidente). Tale diritto è un unicum, è singolare in quanto elaborato scientificamente; è una creazione romana così come la filosofia è una creazione greca ed entrambe, insieme al cristianesimo, sono fattori identificativi della civiltà europea.
Distinzione tra pubblico e privato
Il giurista Ulpiano (3 sec d.C.) dice: “Huius studi duae sunt positiones: publicum et privatum: publicum ius est quod ad statum rei romanae spectat, privatum quod ad singulorum utilitatem: sunt enim quaedam publice utilia quaedam privatim. Publicum ius in sacris, in sacerdotibus, in magistratibus consistit.”
“Sono due i modi di considerare il diritto, quello pubblico è ciò che riguarda l’assetto organizzativo dello Stato, quello privato riguarda l’utilitas, cioè l’aspetto privato. Il criterio è l’UTILITAS= interesse che è in rilievo in un determinato rapporto-pubblico= organizzazione dei pubblici poteri+ rapporti tra pubblici poteri e cittadini portatori di interessi generali della comunità.-privato= a Roma, regola i rapporti solo tra enti privati: enti pubblici con iure privatorum, adesso anche privati. Quando interessa il populus romano, cioè lo Stato, si parla di diritto pubblico.
Periodizzazione
- Regnum-Monarchia: 753 a.C. - 509 a.C. (caduta di Tarquino il Superbo e inizio della Res Publica)
- Res Publica: 509 a.C. - 27 a.C. (inizio del Principato di Ottaviano Augusto)
- Principato: 27 a.C. - 284 d.C. (ascesa di Diocleziano, primo “dominus et deus”, da lui deriva il nome del Dominato)
- Dominato: 284 d.C. - 565 d.C. (morte di Giustiniano e fine del diritto romano)
Altre periodizzazioni:
- 235 d.C. morte di Alessandro Severo
- 212 editto di Caracalla che concede la cittadinanza romana a tutti gli abitanti
Le origini di Roma
Racconto tradizionale: Racconto che della storia di Roma fecero gli stessi storici romani, racconto che si tramanda (da tradere, tramandare). Cominciarono a scrivere la loro storia solo alla fine del 3° secolo a.C. con Fabio Pittore e Cincio Alimento, fondatori dell’annalistica romana (genere storiografico che consiste nell’esposizione degli eventi anno per anno). Essi presero a modello gli Annales Pontificum, archivi in cui il capo dei collegi dei pontefici, il pontefice massimo, registrava anno per anno gli eventi più importanti della città come carestie, trattati di pace… resi pubblici da egli stesso ed esposti su tavola bianca, dealbata affinché il popolo ne potesse prendere visione. Furono compendiati in una raccolta di 80 libri intitolata Annales Maximi, pubblicata forse da Scevola intorno al 130 a.C.
Gli scrittori romani quando narrano la storia di Roma scrivono dopo molto tempo, non sono spettatori diretti né attingono a documenti diretti-originali perché nel 390 a.C. Roma venne saccheggiata dai Galli e i documenti dei primi 4 secoli andarono perduti. No documenti diretti per coloro che hanno scritto la storia. Per un fenomeno di prolessi, anticipazione storica, per magnificare il proprio passato tendono a retrodatare fatti e istituzioni di epoche successive. Per questi motivi non c’è pieno affidamento, non sempre attendibili, confronto che è necessario con l’archeologia, la papirologia, l’epigrafia ecc. Il racconto tradizionale è fonte preziosa, le fonti principali provengono da due storici di età augustea vissuti tra la fine dell’età repubblicana e l’inizio del principato: Tito Livio e Dionigi di Alicarnasso. Al primo si deve “Ad urbe condita”, dalla fondazione della città fino al 9 a.C., prima in 142 libri oggi 35. Dionigi, retore storico greco nato ad Alicarnasso, scrive in greco una storia di Roma “Ῥωμαϊκὴ ἀρχαιολογία” (archeologia romana), che va dalla fondazione di Roma fino all’inizio della prima guerra punica del 264 a.C., prima in 20 libri ma adesso soltanto 10 e parte dell’undicesimo.
Leggenda
Secondo la leggenda si collega alla guerra di Troia tra Greci e Troiani all’inizio del XII secolo a.C. cantata da Omero. I greci con il cavallo entrano a Troia, la distruggono e tra i sopravvissuti c’è Enea, figlio della dea Venere, fugge nel Lazio sulle spalle del padre Anchise e il figlioletto Ascanio-Julio; giunge in Italia, nel Lazio incontra Lavinia, figlia del re latino, se ne innamora e fonderà la città. Più tardi anche Ascanio fonderà la città di Albalonga che vide il succedersi di numerosi re fino a Numitore, ma quest’ultimo fu spodestato dal fratello Amulio, che costrinse la figlia di Numitore, rea Silvia, a farsi vestale, cosicché prendendo i voti non avrebbe potuto generare figli che vendicassero Numitore. Tuttavia il Dio Marte si unisce a rea Silvia e da quest’unione proibita nasceranno due gemelli, Romolo e Remo. Amulio ordina di annegarli nel Tevere, ma gli schiavi impietositi affidano la cesta alla corrente del Tevere, questa li porterà alla grotta lupercale sacra a Marte e Fauno Luperco, Dio dei pastori. Furono allattati da una lupa, poi trovati dal pastore Faustolo, allevati da lui e dalla moglie Acca Larenzia. Livio insinua che la lupa stessa fosse Acca Larenzia chiamata da tutti lupa per i suoi costumi particolarmente licenziosi. Una volta che i gemelli scoprono le proprie origini giungono ad Albalonga, uccidono Amulio, rimettono sul trono Numitore e gli chiedono il permesso di fondare una città, primi contrasti tra i fratelli:
- Romolo una città di nome Roma sul Palatino
- Remo una città di nome Remora sull’Aventino
Prevale Romolo e secondo Varrone il 21 aprile del 753 a.C. Romolo con un aratro traccia il perimetro della città sul Mons Palatium, una delle cime del Palatino. Vieta a Remo di varcare le mura, tuttavia questo le varca e Romolo lo uccide.
Costituzione di Romolo
Costituzione di tipo monarchico; egli stesso fissa l’ordinamento di base della città. Suddivide il popolo in tre tribù sulla base di vincoli di stirpe con a capo un tribuno:
- Ramnes-Ranenses
- Tities-Titienses
- Luceres
Li divide in 10 sotto aggregazioni dette curie, a sua volta divise in 10 decurie, per un totale di 3 tribù, 30 curie e 300 decurie. Impone ad ogni tribù che per fondare l’esercito diano 1000 fanti e 300 cavalieri, riunisce le curie nei comitia curiata (assemblea per prendere le decisioni più importanti riguardo la vita della città). Instituì il Senato, assemblea costituita dai patres che aveva il compito di consigliare lo stesso re nell’esercizio delle funzioni del governo; distingue la popolazione tra patrizi, discendenti dai patres (i senatori) e plebei.
Morto Romolo, ci furono altri 6 re: Romolo, Numa Pompilio, Tullio Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo. I primi 4 alternativamente latini-sabini, gli altri 3 etruschi, ciascuno per 35 anni fino alla cacciata di Tarquinio il Superbo. In passato tutto è leggendario, adesso invece l’archeologia ha confermato alcuni aspetti della storia, infatti sul Mons Palatium sono stati ritrovati resti di capanne risalenti all’VIII secolo a.C. È probabile un graduale processo formativo e non un istantaneo atto di formazione, ci son 2 ipotesi:
- Secondo Mayer c’era uno stato nazionale latino e per disgregazione si formarono città-stato tra le quali Roma;
- Ipotesi federativa: per comune difesa, fusione e federazione di vari gruppi autonomi e villaggi di capanne, già riunite in leghe religiose come la lega Albana, di 30 popoli ad Albalonga, Venera Iuppiter Latialis, Varrone ricorda a favore di questa tesi anche il Septimontium, festa religiosa dell’11 dicembre a cui partecipavano separatamente gli abitanti delle 3 cime del Palatino, 3 dell’Esquilino e del Celio. Forse di epoca anteriore a Roma, non ancora federate. Forse questi gruppi che si riuniscono sono le gentes.
La familia
Il termine ricorre in significati diversi nelle fonti giuridiche:
- Patrimoniali
- Personali: indica 2 gruppi parentali di diversa estensione:
Familia proprio iure dicta (gruppo più ristretto) e Familia comuni iure agantitia (famiglia allargata). A Roma la capacità giuridica era riconosciuta a persone libere, cittadine romane non soggette a potestà, cioè sui iuris. Invece c’erano anche alieni iuris - alieno iuris subiecta (persone libere ma soggetti a potestà). I primi potevano essere fili familias: soggetti alla patria potestas, potestà del padre. Donne in manu: soggette a manus, particolare potestà esercitata da un uomo. In mancipio-in causa mancipi: stessi fili familias quando venivano venduti dal padre mediante l’atto della mancipatio (manus capere) e cadevano sotto la potestà del compratore. Sui iuris: libere, cittadine romane non soggette ai 3 punti precedenti. Entrambi i sessi a prescindere dall’età. Se una donna si sposava cadeva in manus ma a partire da una certa epoca questo poteva non succedere, matrimoni cum manu-sine manu. Soprattutto nelle famiglie più elevate era cum manu e la donna passava sotto la potestà del marito se questo era sui iuris, oppure sotto quella del suocero e la donna rescindeva ogni legame con la famiglia di origine, esclusa dalla successione. Solo i maschi potevano essere titolari dei tre tipi di potestà, le donne mai, non potevano mai avere persone sotto la loro potestà.
Familia proprio iure dicta: composta da un sui iuris, e se costui era un maschio (chiamato pater familias) composta anche da fili familias e donne in mano a lui eventualmente sottoposti/soggetti. Il pater poteva anche non avere persone sotto la sua potestà. La donna invece era familiae suae caput et finis, fondamento e fine della sua stessa famiglia. Tuttavia solitamente non c’era mai un solo individuo.
Oggi la famiglia è: comunità domestica di genitori e figli, tutti soggetti giuridicamente capaci (prima era molto più estesa; si fondava su basi patriarcali, solo il pater aveva tutti gli effetti della capacità giuridica, forti poteri nei confronti degli altri, poteri assoluti e illimitati che si estendevano al ius vitae ac necis, di vita e di morte). Si suppone che la famiglia fosse comunità politica con sovrano il pater, avente un proprio territorio. Secondo la tradizione Romolo avrebbe dato ad ogni cittadino appezzamenti di terra pari a 2 bina iugeri (unità di misura agraria, ¼ di ettari) ed era troppo poco per una famiglia così estesa. Per questo si pensa che ci fossero forme di proprietà collettiva. Per questo aspetto ci si avvicina molto alla nozione di Stato:
- Stato moderno: ente stabile, duraturo, permanente
- A Roma: temporaneo, si estingueva con la morte del pater dopo la quale i fili familias e le donne in mano a lui direttamente sottoposti divenivano cittadini sui iuris, mentre quelli che non erano immediatamente collegati a lui passavano sotto la patria potestas di colui che ne era il successore.
Questa scissione dà luogo alla comuni iure agnatitia, costituita da coloro che un tempo erano sottoposti alla potestà dello stesso pater e dai loro discendenti in linea esclusivamente maschile (patriarcale e patrilineare). Agnatio: vincolo di parentela actio familiae erciscunde: divisione della famiglia come patrimonio.
La gens
Gruppo più vasto della famiglia, come clan, insieme più o meno ampio di famiglie. I membri, gentiles, reputavano di discendere da un remoto comune progenitore spesso leggendario di cui portavano il nome, nomen gentilicium (ad es. i Fabi-Fabia), discendenza effettiva ma non provata. Era un gruppo in senso lato parentale, confermato dall’etimologia genus-generatio (ginere), idea di generare.
La gens poteva aggregare a sé altre familiae di discendenza diversa grazie alla cooptatio. Alla gens si potevano aggregare i clientes-gentilicii che di umile condizione (schiavi, liberti, poveri) si affidavano a un padrone di una gens, prestando obbedienza e ricevendo in cambio assistenza e protezione. La clientela trae origine da:
- Deditio: volontà di sottoposizione di stranieri vinti in guerra al potere di una gens
- Applicatio: volontà di aggregazione di una gens di individui o gruppi ad esso estranei.
Il rapporto tra padrone e cliente era basato sulla fides, con diritti e doveri:
- Non potevano accusarsi
- Il padrone doveva assistere, proteggere e consigliare il cliente
- Il cliente lo seguiva in guerra, lavorava per lui…
La violazione della fides era sanzionata e punita con la sacertà, sanzione sacrale per cui l’uomo sacer (morto o vivente non considerato da nessuno), che ne veniva colpito era abbandonato alla vendetta divina, ucciso da chiunque e privato dei propri beni.
La gens era un organismo politico con propri costumi, i mores gentilicium, proprie divinità e propri culti, proprie terre (ager gentilicius) sfruttate in comune e concesse in precario, a gratuito godimento dei clienti. Adottava deliberazioni vincolanti, decreta gentis/decreta gentilicia, introduceva nuove sanzioni, stipulava trattati, aveva un esercito. Si racconta che nel 477 a.C. la gens dei Fabii con un proprio esercito abbia condotto una guerra contro Veio, ma il loro esercito venne completamente distrutto.
Nelle fonti si fa riferimento ad un princeps, capo della gens, non univoco. Alcuni lo considerano un capo stabile e lo identificano come uno dei pater della familia, altri pensano ad un capo straordinario a cui la gens ricorre in circostanze particolari, come nel caso di Atta Clausus (gens claudia) dopo la caduta della monarchia.
- Se era capo stabile: funzioni di mantenimento dell’ordine interno
- Se era occasionale. La gens solo funzione di difesa
Sappiamo che già al tempo delle XII tavole la gens è in regressione rispetto alla famiglia, in quanto una norma diceva che se il pater familias moriva senza testamento si apre la successione, i gentili vengono chiamati solo se non ci sono gli Agnatii, i parenti più stretti, un tempo sottoposti alla potestà dello stesso pater.
Le tribù
Aggregazione di gentes molto ampia con 3 diversi gruppi etnici:
- Ramnes, da Romolo; latini
- Tities da Tito Tazio, re dei Sabini che dopo il ratto delle Sabine forse regna con Romolo, sabini
- Luceres, Da Lucumone, re etrusco che aiuta i latini contro i sabini, etruschi.
Se si ritiene falsa l’ipotesi secondo la quale Romolo abbia diviso la popolazione in tribù, gli studiosi pensano che proprio dalla fondazione delle 3 tribù nasce Roma, però è poco plausibile perché il ceppo originario era latino-sabino e gli etruschi solo dopo. Come dice Varrone i 3 nomi sono di origine etrusca e alcuni suppongono che le 3 tribù furono istituite durante la monarchia etrusca. Molto probabilmente le tribù risalgono alla monarchia latino-sabina e solo i nomi hanno origine etrusca.
Prove dell’esistenza del regnum
Non è in dubbio che sia esistito il periodo del regnum, abbiamo molte notizie storiche:
- Regia: residenza ufficiale del re
- Regifugium: cerimonia oscura per cui il re dal 24 al 28 febbraio abbandonasse la carica per 5 giorni, si nascondesse dal popolo e dopo 5 giorni continuasse a svolgere i suoi incarichi, in questi giorni veniva sostituito da un interrex, sostituto temporaneo del re. Forse si rifà al mito greco del re fanciullo= nella società matriarcale ogni anno il re veniva sacrificato e il suo sangue sparso per la città era simbolo di fertilità. Poi si decise dunque di avere per un giorno il re fanciullo che veniva sacrificato al posto del re. Quindi a Roma si svolgeva probabilmente perché il re voleva simbolicamente scappare dalla morte.
- Il 24 marzo e il 24 maggio, giorni in cui si riunivano i comitia curiata, restò segnata una formula oscura che menzionava il re dicendo “quando rex comitiavit fas”.
- Abbiamo notizia nell’età repubblicana del rex sacrorum/rex sacrificulus, re dei sacrifici, sacerdote al vertice della gerarchia ed era continuazione simbolica dell’antico re, ridotto ad esercitare funzioni puramente religiose.
- In età repubblicana funzionava ancora l’interregnum, periodo di temporanea vacanza delle magistrature supreme in età repubblicana, si rifà al periodo regio (intervallo tra un regno ed un altro)
- Si ricorda il lapis niger (pietra nera), una stele di marmo nero ritrovata nel foro romano del VI secolo a.C. in cui si fa menzione del re; è una prova epigrafica
N.B. Le magistrature erano cariche politiche, oggi invece titolari di uffici giudiziari; inoltre in età repubblicana i romani nutrirono una forte avversione verso il regno, tanto che i supremi magistrati repubblicani erano soggetti a forti limitazioni per evitare aspirazioni ad un potere regio, assoluto e senza controllo= adfertatio regni (tale aspirazione) che ci spiega ancora l’esperienza di un periodo regio.
Ricordiamo anche che i magistrati erano privati cittadini investiti di una carica pubblica, erano temporanee e collegiali. I due forti limiti a cui erano soggetti i magistrati erano:
- Intercessio tribunicia
- Provocatio ad populum
Molti termini relativi al regnum sono di origine latina: rex, curia, pontifices, augures, flamines; non si dubita neanche sul fatto che oltre alla popolazione stanziata sul Mons Palatium sia venuta a fondarsi.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Storia del diritto romano, prof. Cerami, libro consigliato Cerami, Corbino
-
Riassunto esame Storia del diritto romano, prof. D'Amati, libro consigliato Ordinamento costituzionale e produzione…
-
Riassunto esame Diritto Romano, prof. Sanguinetti, libro consigliato Storia del diritto romano, Cerami, Corbino
-
Riassunto esame Storia del diritto romano, Prof. Procchi Federico, libro consigliato Manuale di diritto romano pubb…