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III. I plebisciti sono equiparati alle leggi se ratificati dal senato, la ratifica doveva essere preventiva.

(Riprende la legge di Valerio).

Un’altra innovazione è la Prorogatio Imperi fatta dal Senato e dai tribuni della plebe prorogando il

comando di Publilio Filone (in guerra a Napoli) che diventa il primo proconsole (La carica durò

fino alla fine della guerra).

Nel 300 a.C. viene approvata la Lex Ogulnia (da Ogulino) che raddoppia il numero degli

appartenenti ai pontefici e agli auguri e stabilisce che la metà dei collegi sia plebea.

L'ultimo evento che concluse la fissazione dell'ordine costituzionale fu la Lex Hortensi de

Plebiscitis.

Nel 287 a.C. Vi è una nuova secessione plebea, per risolvere la situazione venne nominato il

dittatore Hortensio che tramite questa legge fece rientrare la secessione, infatti la legge equiparava i

plebisciti alle leggi, così cadde l'ultima barriera che era d'ostacolo ad un pareggiamento tra le due

classi.

Il regime costituzionale e le strutture della società tra il 287 e il 133 a.C.

L’assetto costituzionale tradizionale va dal 287 a.C. al 133 a.C..

Catone affermava che la Costituzione della Repubblica Romana era superiore alle Costituzioni di

tutte le altre città stato, questo perché la Costituzione romana era frutto dell’ingegno e della vita di

molte generazioni di uomini e non di un solo governatore.

L’assetto costituzionale:

IV. Magistratura del popolo romano e plebeo (Esecutivo e giuridico civile e penale)

V. Senato (esecutivo e giuridico penale)

VI. Assemblee popolari (Legislativo e giuridico penale)

Questa ripartizione dei poteri non coincide con quella a cui siamo abituati oggi.

I magistrati presenti erano:

IV. Dictators

V. Consules

VI. Praetores

VII. Aediles Curuli

VIII. Quaestores

IX. Censores

X. Tribuni Plebis

XI. Aedili Plebis

Dopo il 287 a.C. il dittatore venne quasi a scomparire, infatti esso in seguito veniva nominato

solamente per la celebrazione di alcune feste religiose in caso di assenza dei consoli.

Verso la fine del terzo secolo a.C. c’è una grande emergenza bellica, infatti Annibale invade l’Italia

(seconda guerra punica) e uccide il Console Fabrizio nella battaglia del lago Trasimeno, Roma

quindi in assenza dell’altro console in viaggio per il sud Italia, decise di nominare un dittatore

tramite il comitio centuriato presieduto da un pretore.

Il dittatore aveva il potere di nominare un Magister Equitum (comandante cavalleria), in questa

situazione il comitio centuriato decise di nominare sia il dittatore che il Magister Equitum e di

dargli pari poteri (novità, simbolo che la Magistratura stava passando).

Dopo il 218 a.C. avremmo pochissime nomine di dittatori.

In questo periodo i Pretori diventano 6, uno è sempre il Pretore Urbano (funzione giudiziaria), poi

viene istituito il Pretore Peregrinus nel 242 a.C. (funzione giurisdizionale tra cittadini e stranieri),

gli altri 4 vennero istituiti tra la fine del terzo secolo e l’inizio del secondo secolo a.C. per governare

le prime quattro province (ripartizione amministrativa dove esercitava le sue funzioni un pretore):

Sicilia

 Sardegna

 Spagna Citeriore

 Spagna Utteriore

In seguito verranno create nuove province, in questo caso non furono creati nuovi pretori, ma il

console che conquistava quell’area veniva nominato proconsole.

In questi anni gli Aedili Curuli e gli Aedili Plebei si fondono andando a formare un concilio di 4

magistrati. I Questori da 2 diventano 8 magistrati, 2 avevano il compito di amministrare il denaro

pubblico, gli altri avevano il compito di amministrare il denaro utilizzato dall’esercito durante le

guerre. I Censori rimasero 2 ed ugualmente i Tribuni rimasero 10.

Le Magistrature:

Magistrature Maggiori:(avevano Imperium auspiciumque)

IV. Dittatore (aveva imperium auspiciumque)

V. Consoli (aveva imperium auspiciumque)

VI. Praetores (aveva imperium auspiciumque)

VII. Censores ( aveva il potere di potestà)

Magistrature Minori:

IV. Aedili Curuli

V. Questori

VI. Collegio Quattuorviri (quattro magistrati che curavano le strade pubbliche)

VII. Tresviri monetales (tre magistrati incaricati al conio delle monete di argento e bronzo)

VIII. Tresviri capitales ((compito di eseguire le condanne a morte, incarcerare e polizia notturna).

Ai Censori venne attribuito il potere di nominare i senatori grazie al Plebiscitum Ovinium del 314

a.C., inoltre potevano dare in concessione le terre pubbliche in cambio di un canone allo stato o

appaltare le opere pubbliche.

Altra caratteristica di queste magistrature era quella di essere elette dai comiti centuriati. Le

magistrature minori venivano elette dalle assemblee popolari.

Le magistrature sono caratterizzate dalla temporalità e dall’eleggibilità (censori 18 mesi, dittatore

fino alla fine della carica, gli altri duravano un anno, inoltre erano tutti eleggibili dalle assemblee

popolari).

Tutte le cariche della magistratura erano gratuite, infatti venivano dette Honoris(era un onore gestire

una carica dello Stato).

In questo periodo un’assemblea popolare non poteva revocare un magistrato. Durante l’esercizio

della carica i magistrati minori potevano essere sottoposti a procedimento penale.

Queste magistrature erano soggette al limite della provocatio ad populum , questo limite valeva sia

per l’Imperium cittadino sia per quello militare (sia sul campo di battaglia che in città).

Tutti i magistrati curuli (Consoli, Censori, Aedil, Governatori Provincie) potevano emanare editti

vincolanti, il cui periodo di efficacia coincideva con la durata della carica.

Con la Legge Villia del 180 a.C. furono decise l'età minime per ricoprire determinate cariche:

Almeno 10 campagne militari e 33 anni di età per ambire ad essere Questore.

 Minimo 37 anni per ambire a diventare un Eidlio o un Tribuno.

 Minimo 40 anni per ambire a diventare Pretore.

 Minimo 43 anni per ambire a diventare Console.

La legge inoltre vietava di ricoprire la stessa carica per più di 10 anni o di ricoprirne più di una nello

stesso momento, imponeva un intervallo di almeno 2 anni tra una magistratura e l'altra e stabiliva un

ordine nell'ascesa alle varie magistrature (Questore, Edili/Tribuni, Pretori, Consoli).

Il Senato:

Il Senato era l'organo che poteva essere convocato da un magistrato che aveva la facoltà di farlo

(dittatore, Console, Pretore, Tribuno), in un luogo chiuso e consacrato dagli Auguri.

I senatori erano 300, scelti dai Censori in base al Plebiscito Ovinio (314 a.C.), la carica era vitalizia

e la partecipazione era obbligatoria (chi non partecipava veniva multato). I lavori del Senato

venivano presieduti dal magistrato convocante e duravano fino al tramonto, trattati gli argomenti si

procedeva alla votazione.

Il Senato presiedeva alle entrate e alle spese pubbliche attinenti all'erario, inoltre avevano una

giurisdizione penale extra ordinem sui crimini più gravi in Italia (assassinio, tradimento,

avvelenamento), inoltre aveva il compito di dirigere la politica internazionale in ambito italiano

(dirimere le controversie tra città e privati o tra le varie città) e in ambito extraitalico (conflitti

diplomatici).

Il Senato aveva anche il potere di dedicare feste o proibire le manifestazioni, per di più, il Senato

poteva organizzare l'amministrazione delle provincie ed incaricare i governatori.

L'altro potere molto importante che aveva era quello della destinazione delle terre pubbliche in

concorso con le assemblee popolari.

Assemblee popolari:

Accanto ai Comiti centuriati, curiati e al Concilio della plebe vengono istituiti i Comizi Tributi

(formati da appartenenti alle tribù, 35 nel 241 a.C.).

Questa assemblea comprendeva tutto il popolo (patrizi e plebei), i possessori fondiari facevano

parte delle tribù rustiche mentre coloro che non avevano possedimenti, facevano parte di quelle

urbane.

Questo assetto si ebbe nel 304 a.C. con la censura di Fabio e Decio che riformarono quella di

Appio Claudio che aveva distribuito i nullatenenti in tutte le tribù.

Le votazioni avvenivano per tribù, l'esito dipendeva dalla maggioranza, dopo la stabilizzazione del

241 a.C. I possidenti avevano 30 tribù, gli urbani 4.

In questo periodo i Comizi curiati vengono sostituiti da 30 littori, le altre tre assemblee invece

svolgono:

Funzioni elettive: elezione dei magistrati maggiori (C.centuriati) e minori (C.tributi,

 magistrati plebei del Concilio della plebe).

Funzioni legislative: Comizi centuriati e tributi approvano le leggi, il Concilio della plebe i

 plebisciti, tuttavia alcune leggi come le dichiarazioni di guerra, su decisione del Senato sono

di esclusiva competenza dei Comizi centuriati.

Funzioni Giudiziarie: Davanti ai Comizi centuriati si svolgono i processi che possono

 portare alla condanna capitale, davanti ai Tributi venivano portati i processi che si

concludevano con una multa, mentre i Concili della plebe sono competenti per le condanne

capitali per violazione delle Legis Sacratae e per i giudizi che potevano terminare con una

multa in concorso con i Tributi.

La crisi

Per comprendere la crisi dell’assetto costituzionale romano, dobbiamo prendere in considerazione

vari fattori.

Già prima del periodo della crisi, che va dal 133 a..C. al 31 a.C., si erano venute a creare varie classi

sociali:

Nobilitas: Questa classe era formata da una fusione di famiglie patrizie con ricchi plebei, questa

classe costituiva il partito degli Ottimati, questi sono l’espressione politica della Nobilitas.

La Nobilitas aveva il monopolio delle cariche pubbliche e ovviamente aveva anche la maggioranza

pressoché completa all’interno del Senato.

All’interno di questa classe vi si entrava o per nascita o attraverso l’esercizio di una carica pubblica

(Stirpem Nobilitat Honor: ricoprire cariche pubbliche dà nobiltà alla stirpe), colui che vi entrava a

far parte grazie al suo ingresso in una carica pubblica, veniva definito Homo Novus.

La fonte di maggior ricchezza di questa classe era la terra ed il conseguente sfruttamento degli

schiavi (avevano sia terre pubbliche, sia terre private).

Equites: Era una classe sociale nuova che si affermò a Roma con la trasformazione dell’economia

(economia passa da agricola di sussistenza a commerciale, fondata sul mercato). Per questo motivo

noi li possiamo definire degli uomini d’affari e la loro potenza si rafforzò ancora di più con il

continuo espandersi di Roma.

Questi uomini d’affari volevano intervenire nella gestione dello Stato e quindi cercarono in modo

sempre più progressivo di avvicinarsi al potere (Senato) alleandosi alcune volte con la Nobilitas ed

altre con i movimenti popolari. Cosa molto importante da notare è il fatto che gli Equites, in un

certo modo erano ostacolati alla loro corsa al potere dalla Legge Claudia del 218 a.C., essa infatti

prevedeva che i senatori non potessero avere navi superiori alle 8 tonnellate.

Medi e Piccoli proprietari terrieri: Questa classe sociale era composta da quei gruppi, in origine

plebei, che avevano beneficiato della distribuzione di terre da poter gestire come proprietà privata.

Questa classe poteva influenzare i Comizi tributi ed il Concilium plebis (erano assemblee su base

territoriale). Questa era una classe essenziale per favorire l’equilibrio tra gli organi costituzionali.

Come vedremo in seguito, la crisi dell’assetto costituzionale sarà dovuta alla crisi precedente di

questa classe.

Piccoli-Medi artigiani e commercianti: Questa classe sociale non ricopriva cariche statali, sotto il

profilo politico venne a formare i movimenti popolari.

Proletariato cittadino: Persone che si “arrangiavano” e vivevano in città.

Servi: All’interno degli schiavi esisteva una elite servile che viveva meglio della maggior parte

delle persone libere (non erano liberi ma vivevano con ricchi e quindi se la passavano bene).

Abbiamo anche gli schiavi “manger”, questi avevano il compito di gestire le varie situazioni

finanziarie, poi vi erano anche gli schiavi che se la passavano male come i gladiatori, i minatori ect.

Liberti: I liberti erano gli ex schiavi. Tra l’ex padrone e l’ex schiavo si instaurava un rapporto

molto forte, infatti questi seguivano le attività economiche o si facevano come prestanome dell’ex

padrone. I figli dei liberti entreranno nelle classi degli Equites o dei piccoli-medi artigiani e

commercianti.

Nel 133 a.C. venne eletto Tribuno della Plebe Tiberio Sempronio Gracco. Tiberio si era reso

conto che l’assetto della Repubblica stava entrando in crisi perché era in crisi la classe dei medi e

piccoli proprietari terrieri.

La progressiva formazione dei latifondi (nobilitas), le guerre e l’utilizzo degli schiavi da parte della

nobilitas (produzione a basso costo) portò alla progressiva crisi della classe medio-piccola terriera.

Tiberio, in ritorno dalla guerra in Spagna, passando per l’Etruria, si accorse che nei campi vi erano

solamente schiavi. Per questo motivo decise di fare una riforma che aveva lo scopo di riabilitare i

piccoli e medi proprietari terrieri. La riforma agraria stabiliva che:

Tutti coloro che avessero occupato della terra, potessero ottenerla per sempre nei limiti previsti

 dalla legge (500 iugeri + 250 iugeri per ogni figlio).

Tutta la terra pubblica recuperata veniva assegnata alla popolazione povera in lotti di 30 iugeri

 in proprietà privata e inalienabili (terra distribuita a chi non aveva terre, questa non poteva

essere rivenduta).

Fosse creata una commissione di tre componenti che aveva il compito di misurare le terre

 pubbliche al fine di determinare l’assegnazione delle terre e di risolvere le eventuali

controversie.

Questa riforma però andava a toccare gli interessi della nobilitas, il primo tentativo di bloccare la

riforma venne fatto tramite l’intercessio (Veto) di Caio Ottavio (Altro tribuno). Tiberio Gracco a

questo punto non ritirò la riforma, anzi, cercò di convincere Ottavio, quest’ultimo però non cedette

e quindi Tiberio propose al Concilio della plebe di revocare ad Ottavio la carica di tribuno. Il

Concilio della plebe approvò e fece decadere Ottavio, a questo punto la riforma venne approvata.

Nel 132 a.C. Tiberio Gracco prende in esame un’altra questione spinosa relativa alla cittadinanza

romana da dare a latini e alleati italici (prima la civitas era generosa nel concedere la cittadinanza).

Agli inizi del II sec. A.C. sempre più raramente si darà la cittadinanza romana. Il punto centrale di

Tiberio era quello di dare la cittadinanza ai latini e di dare la possibilità di far votare nelle

assemblee romane gli alleati italici.

In questo caso l’atteggiamento del Consiglio della plebe è ostile e questa volta il senato intervenne

in maniera decisa approvando un Senato Consultum Ultimum, cioè emana un provvedimento nel

quale si dà il mandato ai Consoli e agli altri magistrati di attuare ogni misura necessaria per

difendere la Repubblica. (Ne Res Publica quid detrimenti capiat).

In quel periodo a Roma avevamo Muzio Scevola, un importante giurista che dichiarò che il

provvedimento del Senato era ingiusto e non voleva intervenire con la forza contro Tiberio. A

differenza di quest’ultimo, Scipione Nasica, Pontefice massimo, fece irruzione con i suoi sostenitori

(esponenti della nobilitas) all’interno del Concilio della plebe ed uccise Tiberio assieme a tutti i

componenti del concilio.

A Tiberio succedette il fratello Caio Sempronio, egli fece una nuova riforma nei suoi due anni da

Tribuno (123-122 a.C.). Memore dell'esperienza tragica del fratello, si presenta nel 123 a.C. Con

una piattaforma politica nella quale si prevedeva provvedimenti che stabilivano un'alleanza fra

equites e populares.

All'interno della sua opera di riforma dobbiamo differenziare tre direttrici:

XII. Riforma economica

XIII. Riforma politico-economica favorevoli agli equites

XIV. riforma costituzionale

Queste riforme sono tutte plebisciti, cioè, erano proposte (regationes) che dopo esser state

approvate, sono divenute plebisciti.

Riforme economiche:

Riforma agraria: Sostituisce la legge di suo fratello, garantendo ai possessori delle terre pubbliche

in possesso perpetuo e non revocabile degli appezzamenti di 200 iugeri attraverso il pagamento di

un canone (Vectigal). La terra lasciata libera veniva distribuita in proprietà privata e gli assegnatori

non potevano alienarla (venderla).

Fondazione colonie: Si fondavano delle nuove comunità formate a favore della popolazione povera

che dalla colonia riceveva degli appezzamenti in proprietà privata.

Frumentationes: Distribuzione di farina e di grano in modo gratuito o a prezzi molto bassi.

Riforme pro equites:

Lex sempronia repetundarum: con questa legge si istituiva una giuria composta da cavalieri per

giudicare gli imputati indagati per il crimine di concussione che veniva commesso molto

frequentemente dai Governatori delle provincie e dai Senatori che erano soliti a sottrarre del denaro

destinato alle provincie, i condannati dovevano pagare il doppio della somma sottratta ed erano

giudicabili alla fine del loro mandato.

Lex iudicaria: Questa legge regolava quali cittadini potessero rivestire il ruolo di giudice. Caio

toglie questa funzione ai senatori e l'attribuisce ai cavalieri.

Lex sempronia de provincia Asia: La provincia dell'Asia era una piccola parte dell'Anatolia

(Turchia), quando il Re Attalo III morì, decise di lasciare il regno alla Civitas romana, questo

territorio divenne pubblico, di conseguenza chiunque usava questa terra doveva pagare un canone a

Roma. Questi canoni venivano ritirati da compagnie private di equites, che da ciò ne ricavavano una

percentuale. Queste società di equites venivano definite Publicani.

Riforme costituzionali:

Lex de capite civis: Riguarda la condanna a morte di un cittadino, questa legge serviva ad impedire

che si potesse riapprovare un Senato consulto ultimo, questo era un Senato d'emergenza che

permetteva ai magistrati di mettere a morte un cittadino senza rispettare la provocatio ad populum.

Lex de abactis: Plebiscito mediante il quale si riconosceva la possibilità che un'assemblea popolare

così come eleggeva un magistrato, avrebbe potuto poi revocarlo e quest'ultimo non avrebbe potuto

più presentarsi per quella carica.

Lex de provincis consularibus: Il Senato provvedeva a stabilire i territori di comando per i consoli,

Caio con questa legge imponeva al Senato la determinazione delle provincie prima dell'elezione dei

Consoli.

Caio Gracco cadde sul problema della cittadinanza da estendere ai latini ed agli alleati italici. In

questo periodo la nobiltà era riuscita in parte ad accattivarsi il consenso delle masse popolari

utilizzando un altro Tribuno, Livio Druso, che approvò i plebisciti per fondare altre colonie con lo

scopo di distribuire notevoli quantità di terre alle masse popolari.

Nel frattempo durante un'assemblea del Concilio della plebe, gli equites e le masse popolari si

dichiararono contrari all'espansione della cittadinanza, da ciò nacque una rissa che portò ad un

morto. Il Senato dopo questi avvenimenti, approfittò della situazione per proclamare un Senato

Consulto ultimo. Il console Opimio sfruttò questa opportunità ed uccise 3000 sostenitori di Caio

Gracco, quest'ultimo si fece uccidere da un suo servo per non cadere in mani nemiche.

Un'altra tappa che portò alla decadenza fu la riforma dell'esercito realizzata da Caio Mario. Questo

era un genio militare appartenente alla classe popolare, infatti egli risolse la guerra contro Giugurta

nel 107 a.C., quest'ultimo per poter riuscire a sopravvivere corrompeva i generali romani, Caio

invece non si fece corrompere e lo sconfisse.

In seguito si ebbero anche le invasioni nordiche dei cimbri e dei teutoni. Queste popolazioni

distruggevano tutto ciò che trovavano, Roma aveva bisogno di un forte esercito per contrastarli.

Caio si trovò di fronte ad una situazione complicata, infatti a Roma c'era il sistema della leva

militare che prevedeva dei cittadini-soldati, questo però era un problema, infatti essi non erano

abbastanza preparati e non erano motivati. Per questo motivo Caio Mario decise di sostituire un

esercito di leva con un esercito professionale, in questo modo ammise a svolgere il servizio militare

tutti i volontari ed i nullatenenti. Per far ciò non ci fu il bisogno di creare delle leggi speciali, bastò

solamente il consenso del Senato. In questo modo l'esercito giurava fedeltà al comandante militare,

la cosa però era pericolosa perché in questo modo il Generale poteva usare il suo esercito per far

valere le sue idee.

Negli anni successivi a questa riforma dell'esercito vediamo che trova soluzione l'estensione della

cittadinanza ai latini e agli alleati italici. Questa fu una soluzione a cui si fece luogo dopo una

guerra che si svolse tra il 91 a.C. e l'89 a.C., chiamata la Bellum Social (guerra sociale, cioè la

guerra contro i soci), dove si scontrarono le popolazioni latine ed italiane contro Roma, alla fine di

questa guerra la cittadinanza romana venne estesa a tutti i latini e a tutti gli italici.

Il primo passo verso l'estensione della cittadinanza fu fatto con la Lex iulia de civitate socis danda

(Legge Giulia), questa concedeva la cittadinanza a tutte le popolazioni che non avevano ancora

impugnato le armi contro Roma.

Nell'89 a.C. Venne emanata la Lex plautia papiria con la quale si estendeva la cittadinanza romana

a tutti gli alleati italici, anche a coloro che avevano impugnato le armi. A quel punto tutti gli abitanti

d'Italia divennero cittadini romani. L'Italia in quel periodo non comprendeva né la Sicilia e la

Sardegna, verso nord l'Italia viene fissata con diversi fiumi l'Arno e l'Esno ed in seguito venne

definita con il fiume Magra, mentre sul lato orientale il confine era sul fiume Rubicone. Questa

estensione creò un problema politico costituzionale, infatti non si sapeva come far partecipare alle

assemblee popolari i partecipanti delle altre provincie. Per limitare il potere di questi nuovi cittadini

delle provincie si decise di limitare le tribù a 12 all'interno dei Comiti tribuni, in modo di limitarne

la potenza. In questa assemblea si scontrano la nobiltà e gli ottimali contro i movimenti popolari. La

nobiltà e gli ottimali erano guidati da Cornelio Silla, mentre i popolari erano guidati da Caio

Mario. Nell'88 a.C. scoppiò una guerra civile tra Silla e Mario a causa del comando per la guerra

contro Mitridate (Re del Ponto, del Mar Nero). Questo monarca svolgeva una politica antiromana

invadendo le provincie romane dell'Asia minore.

Nell'88 a.C. il Console era Silla e in quanto Console assunse il comando dell'esercito contro

Mitridate e indisse la leva andando a formare un nuovo esercito.

Il movimento popolare ed in particolare un Tribuno, Sulpicio, presentò una proposta di plebiscito

per togliere a Silla il comando della guerra contro Mitriade ed assegnarlo a Caio Mario. Il plebiscito

venne approvato e Silla venne privato del potere militare.

Silla quindi prese il suo esercito e marciò su Roma sconfiggendo i suoi avversari politici e

emettendo delle liste di proscrizione, sulle quali erano scritti i nomi dei suoi avversari politici che

potevano essere uccisi ed i suoi beni confiscati.

Dopo questi fatti, Silla dovette riprendere in mano la guerra contro Mitriade, intanto tra l'88 e l'82

a.C. i popolari di Caio Mario ripresero il potere a Roma (Caio Mario nel frattempo era morto, a lui

era subentrato Caio Mario il giovane, Cinna e Carbone).

Alla fine Silla sconfisse Mitriade e tornò in Italia, il suo ritorno fomentò ancora una nuova guerra

civile, questa terminò nell'82 a.C. con la vittoria di Silla.

Dopo la guerra civile Roma si trovò davanti ad un vuoto di potere (erano morti i due consoli), in

questo caso Silla inviò una lettera al possessore dell'interregno Valerio Flacco chiedendogli di

istituire una nuova magistratura speciale da conferirgli al fine di ripristinare lo Stato, questa carica

era la Dictatura Legibus Scribundis Et Rei Publicae Constituendae.

Ovviamente Valerio Flacco convocò i Comiti centuriati e la proposta venne approvata. Questa

carica aveva un potere superiore ad altri magistrati, infatti non doveva rispettare la provocatio ad

populum e non aveva un termine, infatti non scadeva fino a quando non si fosse ristabilita la

Costituzione Repubblicana.

Silla in questo caso fu geniale, infatti accontentò i cittadini che sentivano il bisogno di riportare

l'ordine nella Costituzione romana, inoltre approfittò del fatto che dopo la vittoria su Mitriade le

popolazioni orientali lo chiamavano il fortunato, il felice decidendo di farsi chiamare Silla il felice,

questo non era fatto a caso ma serviva a metterne in luce la sua eccezionalità.

Nella sua visione la Costituzione Repubblicana poteva funzionare ma a condizione di aumentare i

poteri del Senato e parallelamente una riduzione dei poteri dei Tribuni della Plebe, dei Magistrati e

delle Assemblee. Silla fece sempre approvare questi provvedimenti dall'assemblea popolare.

L'attribuzione di questa dittatura consentì a Silla di emanare un'altra lista di proscrizione con la

quale eliminava tutti i suoi avversari.

Silla per aumentare il potere del Senato, aumentò il numero dei Senatori (da 300 a 600), scegliendo

i 300 nuovi Senatori tra i suoi seguaci tramite la Lectio Senatus.

Silla ristabilì la Auctoritas Patrum Preventiva (ratifica da parte del Senato) andando a modificare

la Lex Hortensia del 287 a.C. che stabiliva che i plebisciti dei plebei non fossero sottoposti alla

ratifica del Senato, ma entrassero al pari delle leggi.

Dopo fece approvare una Lex Iudiciaria che attribuiva le funzioni dei giudici privati ai Senatori

togliendola agli equites.

Durante questo periodo limitò il potere alle magistrature e alle assemblee popolari attraverso varie

leggi:

VII. Lex Cornelia: Fissò una scissione fra l'imperium domi e l'imperium militie. L'imperium

domi veniva affidato ai magistrati in carica (soprattutto Consoli e Pretori), mentre quello

militare andava solo ai pro-magistrati che combattevano nelle provincie. Riassumendo,

durante l'anno di carica veniva tolto l'imperium militie, finito l'anno si diveniva pro-

magistrati e si aveva la gestione dell'esercito ma non quella civile.

VIII. Lex Cornelia 2: interviene sulla regolazione del cursus honorum riprendendo la legge Villia

del 180 a.C. (requisiti per poter essere eletti magistrati).

IX. Istituisce 8 Pretori (uno urbano, uno peregrino e sei con funzione di presiedere le corti dei

nuovi procedimenti penali istituiti da Silla e chiamati Questiones perpetuae) e 20 Questori

che avevano competenze sia in città ed in provincia.

X. Stabilì che chi fosse stato eletto alla carica di Tribuno non poteva più ambire ad altre

magistrature (viene declassato il Tribuno), poi sottrae a i Tribuni il potere di veto

(intercessio) ma possono solo offrire il proprio aiuto ai singoli cittadini (Ius Auxili).

XI. Toglie ai Comizi il potere giudiziario dandolo alle corti penali permanenti (quaestiones

pepetue), in cui la provocatio ad populum non vale, essa veniva tolta senza problemi perché

ciò era previsto da una legge e in ciò il popolo aveva dato l'ok.

XII. Si ha una ratifica preventiva da parte del Senato che andava a limitare le leggi delle

Assemblee popolari.

Silla realizzò queste riforme tra l'82 a.C. ed il 79 a.C., nel suo ultimo anno di carica si ritirò

ritenendo di aver raggiunto il suo obbiettivo, nel 78 a.C. morirà.

Dopo la morte di Silla vengono attuati tre importanti provvedimenti:

Lex Aurelia: Chi aveva rivestito il tribunato della plebe poteva ambire a cariche superiori, in

questo modo si reinseriva la carica del Tribuno della plebe all'interno del cursus honorum(carriera

magistrale).

Lex Licinia Pompea: Fu approvata da Licinio Crasso e Gneo Pompeo, questa legge tornò a far

attribuire ai Tribuni della plebe il potere d'intercessio e conseguenzialmente si eliminava la

necessità della ratifica senatoria per i plebisciti.

Lez Aurelia Iudiciaria: Fatta da un altro Aurelio, stabiliva chi poteva far parte dei giudici privati,

con questa legge la funzione di giudice venne ripartita tra Senatori, equites e una classe censitaria

vicina agli equites, i Tribuni Aerarii.

Tra il 70 a.C. ed il 60 a.C. abbiamo degli eventi fondamentali che influiscono sull'assetto

costituzionale:

Lex Gabinia: Situata nel contesto della guerra contro i pirati, si pensò di istituire un potere di

comando straordinario per la guerra contro di essi (Imperium Extraordinarium). La carica durava tre

anni ed la sua influenza si estendeva su tutto il mediterraneo e per una striscia di 50 miglia dal mare

su terra ferma. Chi aveva questo potere poteva arruolare l'esercito, armare flotte ed esercitare tutti i

poteri nelle zone assegnateli. Questa è la prima volta che viene creato un potere distaccato da una

magistratura. Questo potere viene attribuito ad un privato cittadino che in quel caso fu Gneo

Pompeo.

Lex Manilia: Un altro potere straordinario venne istituito per sconfiggere definitivamente

Mitridate, quest'ultimo aveva ripreso la sua campagna anti-romana. Questa carica durava per tutto

lo svolgimento della guerra ed era infinito (non (valeva su tutte le provincie interessate dal

conflitto). Aveva il potere di indire un esercito e delle flotte di navi, anche questo potere venne

attribuito a Gneo pompeo.

Pompeo vedremo che porterà a buon fine le due missioni, a quel punto il Senato lo fece tornare al

pari degli altri Senatori. Pompeo non accettò la cosa di buon grado, nel frattempo in questi anni (66-

60A.C.) emergono vicino a Pompeo le figure di Crasso e di Giulio Cesare.

Cesare era fortemente sostenuto dai partiti popolari.

Questi tre uomini erano uniti politicamente dal fatto di doversi opporre ad un Governo oligarchico

per cercare di realizzare una piattaforma che li avrebbe portati a controllare lo Stato. Il primo

triunvirato non era una carica istituzionale, ma era un accordo politico privato. I risultati del primo

triunvirato sono l'approvazione di leggi favorevoli a loro tre.

Nel 60 a.C. Pompeo e Crasso rivestono ancora il Consolato e fanno approvare una legge che

stabiliva che alla fine del loro mandato avrebbero ricevuto come Proconsoli la Spagna (Pompeo) e

la Siria (Crasso), con questa legge andarono a riformare la legge precedente fatta da Caio Gracco

che stabiliva la scelta delle provincie da assegnare ai Consoli prima che essi fossero eletti.

In seguito, con la Lex Vatinia del 60 a.C. , attribuirono a Cesare l'imperium proconsolare da prima

sulla Gallia Cisalpina, poi sulla Gallia Narbonense e l'Illirico. Questo plebiscito venne integrato con

l'aggiunta della Gallia Chiomata. Per l'esercizio di questo potere Cesare ricevette quattro legioni.

Crasso partì per la Siria ma nel 53 a.C. fu ucciso dai Parti. Nel frattempo Cesare conquistò la Gallia

transalpina. Nel 56 a.C. abbiamo la riconferma del rapporto politico da noi chiamato triunvirato.

Essi s'incontrarono in una città intermedia tra Roma e la Gallia Cisalpina, che era Lucca, insieme a

loro andarono 200 senatori ed alcuni magistrati, in questo modo si dava valenza pubblica a questi

accordi. In questi accordi fu deciso che Pompeo e Crasso avessero governato le loro provincie per

altri cinque anni, lo stesso periodo fu attribuito a Cesare come Imperium proconsole.

Gli accordi di Lucca portarono alla guerra tra Cesare e Pompeo, la causa fu quella di decidere

quando partiva il quinquennio, dall'inizio dell'accordo o alla fine del mandato precedente?

Tra il 56 ed il 50 A.C. si vennero a delineare tutte le cause delle guerra civile, oltre alla durata del

quinquennio, troviamo altri due motivi scatenanti che si riflettano sulla nascita di due leggi (50a.C.).

In quel periodo vi erano vari scontri tra fazioni opposte, gli scontri più forti avvenivano tra la

fazione di Clodio (fratello delle Lesbia di Catullo) e la fazione di Milone. La mole di questi scontri

portò, sul finire del 53 a.C., all'impedimento delle elezioni di magistrati ordinari, infatti non si

riusciva a convocare i Comiti.

Di conseguenza nel 52 a.C. si ebbe un interregno e su decisione del Senato fu nominato Pompeo

come Console unico. Dopo due mesi dalla sua elezione, Pompeo fece in modo di far eleggere come

suo collega il suocero Scipione, in quell'anno Pompeo fece approvare due leggi che pur avendo un

contenuto di carattere generale, in realtà avevano come obbiettivo quello di mettere in difficoltà

Cesare.

Il primo provvedimento vietava a chiunque di candidarsi ad una magistratura se non era presente di

persona, il secondo provvedimento invece stabiliva che dovessero trascorrere almeno cinque anni

tra una magistratura ed una promagistratura (si diveniva promagistrati solo dopo cinque anni e

viceversa).

Su questo provvedimento si accese la controversia tra Pompeo, appoggiato dal Senato, e Cesare,

infatti secondo Cesare il suo quinquennio non era scaduto. Il primo gennaio del 49 a.C. Cesare

venne dichiarato nemico della Repubblica con un Senato consulto ultimo. Cesare reagì in modo

furioso entrando in Italia al comando di otto legioni come proconsole. A questo punto scoppiò la

guerra civile che durò dal 49 a.C. al 46 a.C.. Pompeo fuggì immediatamente in Grecia, nel 48 a.C.

venne sconfitto a Farsalo ma riuscì a salvarsi e a fuggire in Egitto.

In Egitto Pompeo fu accolto malamente, infatti venne ucciso da Ptino, il console di Tolomeo 13°,

fratello e marito di Cleopatra.

Questa uccisione fu fatta per accaparrarsi le simpatie di Cesare, non fu così però, infatti quando

Cesare giunse in Egitto cacciò Tolomeo 13° dal trono e vi ci fece andare Cleopatra. Nel frattempo

tra Cesare e Cleopatra si instaurò una relazione che portò alla nascita di un figlio.

Le altre battaglie furono combattute a Tabso e Munda, queste segnarono la definitiva vittoria di

Cesare.

Nell'anno 49 a.C. i due Consoli fuggirono con Pompeo, di conseguenza per dare una carica a Cesare

il Pretore urbano, Emilio Lepido, fece approvare una Lex Emilia dai comiti centuriati mediante la

quale si istituì la dittatura Rei Publicae Costituende.

Questa legge istituiva una nuova magistratura straordinaria che era quella di una dittatura che

portasse ad una nuova Costituzione.

Tra il 48 a.C. e il 45 a.C. Cesare cumulò su di sé oltre alla dittatura anche il consolato, in questo

modo aveva due cariche. Ad un certo punto la dittatura gli venne attribuita per dieci anni. Nel 45

a.C. si stabilì che anche il consolato di Cesare avesse durata decennale.

In aggiunta a queste due cariche gli vennero attribuiti anche una serie di poteri scissi da queste due

cariche, quello di Cura Morum(poteri Censori), utilizzò questi poteri per aumentare i Senatori da

600 a 900 in modo da accaparrarsi le simpatie senatorie.

Poi gli vennero attribuiti dei poteri esclusivi in tema di pace, guerra e politica internazionale (toglie

questo ruolo al Senato e alle assemblee popolari). Nell'ambito di questi poteri estese la cittadinanza

romana a tutta la Gallia Cisalpina e a molte comunità fuori dall'Italia, soprattutto in Gallia.

Un altro potere preso da cesare fu quello del Commendatio (raccomandazione), con questo potere

Cesare indicava i candidati alle varie magistrature.

In questo anno a Cesare venne riconosciuto come prenome il titolo di Imperator (comandante

supremo) e poi gli vennero attribuiti alcuni diritti e distinzioni tribunarie(diritto di sedersi nei luoghi

privati dei tribuni, di venire in aiuto dei cittadini condannati ect.) senza che egli sia nominato

Tribuno. Oltretutto a Cesare venne riconosciuto il diritto di manifestare certi segni esteriori tipici

del monarca, come ad esempio la tunica color porpora, la corna di alloro ect.

La goccia che fece traboccare il vaso fu nel 44 a.c. quando fu data a cesare la dittatura vitalizia. Il

15 marzo del 44 a.C. davanti all'entrata del Senato, i congiurati guidati da Bruto e Cassio uccisero

cesare.

Il modello costituzionale di Augusto e l’instaurazione del principato


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (PISA, LIVORNO)
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher camillavanni2 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Petrucci Aldo.

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