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Storia del diritto romano

Informazioni generali

Prof.re: A. Petrucci
Giorni ricevimento: Martedì (11.30-13.00) e Mercoledì (10.30-11.30)
Testo: “Lezioni di diritto pubblico romano”; A. Petrucci
“Manuale di diritto privato romano”; M. Marrone

Corsi settimanali

  • Lunedì 16.00-18.00 Aula P2
  • Mercoledì 14.00-16.00 Aula P2
  • Venerdì 14.00-16.00 Aula PAM

Divisione storica del diritto pubblico romano

  • Periodo arcaico (754/753 a.C. – 264 a.C.):
    • Fase Monarchica: 754/753 a.C. – 509 a.C.
    • Fase Repubblicana: 509 a.C. – 264 a.C.
  • Periodo medio e tardo repubblicano (264 a.C. – 31 a.C.) periodo Pre-classico
  • Principato (31 a.C. – 235 d.C.) periodo Classico
  • Dominato (235 d.C. - 476 d.C. o 565 d.C.) periodo Post-classico o Giustinianeo

Date da ricordare

  • 754/753 a.C.: Fondazione di Roma
  • 509 a.C.: Cacciata dell’ultimo monarca Tarquinio il Superbo
  • 260 a.C.: Prima guerra punica
  • 31 a.C.: Battaglia di Azio
  • 235 a.C.: Morte di Alessandro Severo
  • 476 d.C.: Caduta Impero romano d’occidente
  • 565 d.C.: Caduta impero romano d’oriente

Storia della Costituzione romana

Nel IX secolo a.C., prima della nascita di Roma, avevamo una società gentilizia con un ordinamento proprio che precedette la nascita di una comunità unitaria. In questa società avevamo dei gruppi gentilizi (Gens) e ad ognuna di queste comunità veniva associato un villaggio (Pagus). Le Gens non avevano un capo, ciò lo supponiamo dai principi che ci sono giunti dalle XII tavole (450 a.C.), esse sono una sorta di Costituzione contenente varie norme giuridiche.

In queste tavole troviamo una norma che parla di successione ereditaria senza testamento, essa ci spiega che il patrimonio, secondo la legge, doveva passare ai figli, in mancanza di questi ultimi il patrimonio doveva essere ereditato dal parente maschio più vicino, se anche questo non fosse stato presente, il patrimonio del defunto sarebbe stato diviso tra tutti i componenti della Gens. Grazie a questo esempio pratico riusciamo a capire che tutti i membri della Gens erano uguali e godevano di pari diritti senza essere subordinati a nessun altro.

Un'altra norma che apprendiamo dalla lettura delle XII tavole, molto importante per conoscere l’ordinamento delle Gens è quella che ci informa dell’esistenza di matrimoni collettivi esogamici (Tutti gli uomini di una Gens “A” sposavano tutte le donne appartenenti alla Gens “B” tramite un rito collettivo).

Altra caratteristica della Gens è quella di avere dei culti e dei sepolcri comuni (Sacra Gentilicia e Sepulcra Gentilicia), altra prova della politica delle gens sono i Decreti Gentilizi (Tutti i membri potevano assumere delle decisioni vincolanti per tutti i componenti della Gens stessa). Altro carattere politico è l’esistenza all’interno delle Gens di membri subordinati alla gens, i Clientes. I Clientes erano persone al di fuori di una Gens che per necessità (per sopravvivere) cercavano protezione (Fides) da parte del gruppo gentilizio. Se un componente o il cliente veniva meno a questo rapporto fiduciario, veniva condannato alla pena capitale.

Le Gens erano caratterizzate da una forma economica basata su una collettivizzazione delle proprietà terriere (Ager Gentilicius). Questo dato è deducibile da:

  • L’esistenza dell’Ager Compascus (Pascoli pubblici appartenenti ad una comunità)
  • L’esistenza della Bina Ingera (l’equivalente di 5000 mq di terreno, essi furono assegnati da Romolo ad ogni maschio come forma di proprietà privata, prima era pubblica)
  • I testi di Tito Livio che ci racconta dell’emigrazione nel 504 a.C. della Gens Claudia dalla Sabina presso Roma, essa ricevette un territorio comune al di là dell’Aniene (Anienis)

Nel 754/753 a.C. le comunità gentilizie si unirono e diedero vita a Roma. La prima fase della storia di Roma è caratterizzata da una comunità di varie Gens, anche se in definitiva essa non può ancora essere definita una Città Stato.

Fase monarchica

Nella Fase Monarchica (754/753 a.C. - 509 a.C.) abbiamo una Monarchia Latina o Romano-Sabina (754/753 a.C. – 616 a.C) ed una Monarchia Etrusca (616 a.C. – 509 a.C.) dove raggiungeremo il compimento di Roma come Città Stato. La monarchia Romano Sabina o Latina aveva già un assetto costituzionale. La comunità originaria aveva tre tribù, I Ramnes, i Titienses ed i Luceres, che molto probabilmente furono le Gens che formarono Roma.

Grazie a Plinio il vecchio, sappiamo che esistevano tribù che vivevano sui sette colli che trasmisero il loro nome al colle d’appartenenza. Sappiamo anche che vi erano feste religiose, ad esempio la festa dei sette colli (11 dicembre). Grazie a questi dati sappiamo che in origine esistevano diversi villaggi di Gruppi gentilizi. Dopo la fondazione di Roma si vennero a creare i vari organi costituzionali:

  • Il Monarca
  • Le Curie
  • Il Senato
  • I Collegi Sacerdotali

Il Monarca era un capo militare, religioso e politico, nel senso che aveva il potere di creare norme giuridiche (esistevano però anche altre norme che il Re si doveva limitare ad applicare che derivavano dagli Usi e Consuetudini; “mores”) ed inoltre amministrava la giustizia. Il Re aveva durata vitalizia, ma la carica non era ereditaria, infatti quando esso moriva, i suoi poteri andavano al Senato (Auspicia ad patres redeunt). In questo caso il senato gestiva la fase di interregno in attesa della nomina del nuovo monarca.

Se non veniva nominato subito il nuovo re, i 100 senatori si dividevano in 10 decurie, da queste veniva nominato un senatore ciascuna, esso aveva il compito di gestire il potere per cinque giorni, alla fine dei cinque giorni il potere passava ad un altro senatore, fino a che non si sarebbe trovato il nuovo Re.

Le Curie erano un organo che rappresentava tutte le Gentes, una sorta di assemblea popolare. In origine ad ogni Curia corrispondeva un Gruppo Gentilizio (30 Curie per tre gruppi). Per la nomina del nuovo re era essenziale l’inaugurazione davanti ai Comizi curiati. I Comizi Curiati intervenivano anche nella forma più antica di testamento e nella forma più antica di adozione.

I collegi sacerdotali

I Collegi sacerdotali avevano una funzione molto importante soprattutto dal punto di vista del diritto. I vari collegi erano:

  • I Pontefici
  • Gli Auguri
  • I Feziales

I pontefici erano i più antichi custodi del diritto, essi stilavano anche i giorni favorevoli agli affari giuridici (dies fasti /dies nefasti), inoltre il Pontefice Massimo trascriveva in una sorta di “libro segreto” gli avvenimenti più importanti accaduti durante l’anno (Gli Annales). Gli Auguri dovevano interpretare la volontà divina, infatti tutti gli atti pubblici dovevano essere sottoposti a volontà divina. Essi dovevano leggere i segni divini favorevoli alla legge ed aiutare il Re a leggere gli auspici (lettura viscere animali). I Feziales erano un collegio di sacerdoti che si occupava delle “questioni internazionali”, infatti i trattati di pace e le dichiarazioni di guerra richiedevano un loro intervento.

Per l’amministrazione della giustizia il Re veniva assistito dai Doveri Perduellionis (collegio di due membri addetti alla repressione dei crimini di alto tradimento) e dai Quaestores Parricidii (indagavano sulle uccisioni del Pater, con Pater si intende una persona giuridicamente autonoma).

La monarchia etrusca

Dal 616 a.C. al 509 a.C. abbiamo la Monarchia Etrusca, in questa fase la Monarchia si trasforma da elettiva a dinastica. Durante questa dinastia si successero Tarquinio Prisco, Sergio Tullio e Tarquinio il Superbo. In questo periodo Roma diventa una vera e propria Città Stato (Civitas) ed in più si sviluppa l’economia cittadina.

Durante questa era nasce anche il concetto di Imperium Auspiciumque (Il Re aveva il potere di supremo comando civile e militare ed in più il potere di auspicio), questo nuovo concetto esprimeva la nascita di una Città Stato che andava a sostituire la società gentilizia.

Il potere supremo del Re poteva essere percepito anche tramite simboli esterni, infatti quest’ultimo era l’unico che poteva portare una tunica color porpora, una corona d’oro, uno scettro con l’aquila e sedersi su un trono d’avorio, per di più il Re veniva sempre preceduto dai Littori, essi erano muniti di fasci con le scurie in modo che se il Re avesse condannato qualcuno a morte, l’esecuzione sarebbe potuta avvenire immediatamente, ciò a dimostrazione dell’importanza del Re.

Esistevano poi dei limiti territoriali per il Re dove poter esercitare i due poteri, l’area che delimitava questo limite veniva chiamata Pomerio. La parte interna del Pomerio dove il Re poteva solamente utilizzare il suo potere civile (Imperium Domi) doveva rimanere priva di edifici, la parte esterna invece, dove il Re poteva utilizzare il suo potere militare (Imperium Militiate) doveva rimanere priva di coltivazioni.

Il Monarca aveva anche il potere di amministrare la giustizia penale (Coercitium), mentre per il potere militare aveva la facoltà di chiamare alle armi il popolo e di dichiarare guerra.

Il potere supremo della Monarchia era un potere insito nella posizione del Monarca, il potere non doveva essergli conferito da nessuno, ma doveva comunque ottenere un riconoscimento da parte del Senato e dai Comizi Curiati grazie alla Lex Curiata De Impero, molto importante perché è una prima forma di volontà popolare.

A testimonianza dell’importanza che era venuta ad ottenere il popolo nasce la sigla S.P.Q.R. (Senatus Populusque Romanus), questa sigla segnava l’affermazione del binomio popolo-Senato che andava a riflettere la realtà della Città Stato.

La Comitia Centuriata

In questi anni nasce anche un’altra assemblea popolare molto importante: La Comitia Centuriata. Questa assemblea fu fondata da Sergio Tullio, egli divise il popolo in cinque classi, sulla base del censo, nella prima classe rientravano i possessori di 100.000 sestersi, nella seconda classe quelli di 75.000, nella terza classe quelli di 50.000, nella quarta classe quelli di 25.000 e nella quinta classe quelli di 11.000.

La prima classe comprendeva 80 centurie, 40 di seniore e 40 di iuniores, la seconda, la terza e la quarta 20 centurie ciascuna, 10 di seniores e 10 di iuniores, la quinta era composta da 30 centurie, 15 seniores e 15 iuniores. Esistevano inoltre 18 centurie di cavalieri (equites) e altre 5 centurie, 2 di fabbri aggregate alla prima classe, 2 di suonatori di trombe e corno ed 1 di proletari o accensi. Il totale era formato da 193 centurie.

La funzione di questa assemblea era quella di riunirsi per fini di guerra ed aveva una base timocratica, cioè basata sulla ricchezza, ciò era dovuto al fatto che l’esercito era pagato dai cittadini più ricchi e per questo essi avevano più importanza all’interno dell’assemblea.

Il ridimensionamento della dimensione etrusca

Intorno alla fine del XI sec. a.C. vi è un ridimensionamento della dimensione etrusca, a nord indietreggiavano per mano celtica, a sud per mano greca. Una data molto importante a questo proposito è il 525/524 a.C., infatti nella battaglia di Aricia dove gli etruschi vennero battuti dalle popolazioni autoctone, ciò scatenò un malcontento generale a Roma che portò il popolo a sollevarsi contro i monarchi e ad impedire il rientro di Tarquinio il Superbo dalla battaglia di Ardea.

Questa rivoluzione è stata portata avanti dalla famiglie nobili supportate dal Senato. In seguito vedremo che nascerà la classe Plebea, questa classe era formata da tutti coloro che non appartenevano ad una classe gentilizia.

La caduta della monarchia etrusca

Una volta allontanato il monarca, si ha la sostituzione di quest’ultimo con due magistrati-Consoli (Sono delle cariche dello Stato eletta dalla assemblea popolare). In definitiva il monarca viene sostituito da due consoli eletti dall’Assemblea Popolare (Comitia Centuriata) e si differenziano rispetto al monarca per 2 aspetti, la durata annuale e la collegialità. L’Imperium Auspiciumque non viene abolito ma viene in pratica riconosciuto ai due supremi magistrati.

A differenza del Re, questi Consoli durano un anno ed il potere non è gestito dal singolo ma dai due magistrati tramite un potere collegiale. Esisteva però il problema del potere di veto (Intercessio), per evitare che ciò paralizzasse l’attività politica della città nacque l’idea del turno, in poche parole c’era un’alternanza giornaliera del potere nelle mani dei Consoli. Nel caso in cui un Console fosse andato in guerra, esso aveva il potere decisionale sull’esercito, mentre il Console rimasto a Roma aveva il potere decisionale sulla città, in entrambi i casi non vi poteva essere il diritto di veto.

In origine i Consoli si chiamavano Pretori, la parola ha origine latina e starebbe a significare colui che era il primo ad andare avanti. Da questa risoluzione dei poteri ne esce rafforzato il Senato, oltre al potere dell’interregno, assumono la competenza dell’Auctoritas Patrum (un diritto di approvazione delle leggi). Da notare che si diventava Senatori perché appartenenti alle Genti.

I Collegi Sacerdotali mantenevano le stesse mansioni mentre per quanto riguarda il popolo, i Comizi Centuriati assumono nuove funzioni, l’aspetto costituzionale ha una prevalenza sull’aspetto militare infatti avevano il potere di approvare le leggi (approvavano le proposte di legge) e delegavano i Magistrati-Consoli, infine l’ultima competenza era di tipo giudiziario, infatti nel 509 a.C. il Console Valerio presenta al Comitio Centuriata una proposta sulla provocatio, La Lex Valeria de Provocatio (Diritto di appellarsi al popolo da parte di un cittadino condannato a morte per chiedere la grazia).

Nella seconda metà dell’800 si incomincia a negare tutto ciò che si è detto sostenendo il fatto che la Monarchia lentamente si sia estinta favore di una Democrazia come nell’antica Grecia, altri pensano che il monarca sia stato sostituito da tre magistrati, altri ancora credono che i Magistrati avessero poteri diseguali. A favore della nostra teoria sono stati scoperti i Fasti Consulares (elenco dei magistrati). Tutte le cariche costituzionali erano monopolio della classe patrizia, infatti la Costituzione non era scritta e di conseguenza molta importanza era data alla dialettica politica.

La lotta tra patrizi e plebei

La lotta che nacque tra Patrizi e Plebei si rifletteva a carattere giuridico, infatti l’aspetto costituzionale era rappresentativo della classe patrizia. Molto importante è sapere che la Plebe era una classe sociale estremamente stratificata e che non necessariamente era una classe povera, viveva in condizioni di svantaggio perché non aveva origine gentilizia. La Plebe era composta da una classe medio-alta (ricchi), dopo avevamo una classe media che era composta da artigiani e piccoli commercianti ed infine abbiamo la classe povera.

Una situazione simile portò rapidamente ad una degenerazione che sfociò nel 494 a.C., i plebei infatti decisero per la secessione e si ritirarono sul monte sacro andando così a formare una loro comunità. La cosa risultò svantaggiosa per i Plebei ma soprattutto lo fu per i Patrizi, infatti la città divisa in due risultava molto più debole e quindi era soggetta ad attacchi nemici. La situazione si risolse dopo poco con un compromesso che concedeva alla Plebe un ordinamento costituzionale parallelo.

L'assetto costituzionale plebeo

L’assetto costituzionale plebeo è caratterizzato essenzialmente da due organi, uno è una magistratura plebea e l’altro è quello di un’assemblea popolare plebea. I magistrati sono i Tribuni della plebe, accanto a loro vengono nominati gli Adili plebei. I più importanti erano i Tributi, questo perché trattavano con gli organi patrizi, in più convocavano l’Assemblea popolare della plebe. Questa assemblea era composta da 35 tribù (ripartizioni territoriali) e le sue decisioni venivano prese per maggioranza di tribù.

I Tribuni della plebe avevano un diritto di veto su degli atti dei supremi magistrati come ad esempio la leva militare o la convocazione dei comizi, inoltre avevano il potere di venire in aiuto ai singoli plebei quando veniva vessato da un magistrato patrizio. Infine il potere di convocare l’Assemblea popolare plebea è chiamato Ius agendi cum plebe (Diritto di convocare l’assemblea), inoltre il consiglio della plebe approva i plebisciti (deliberazione assunta dall’Assemblea Plebea).

A difesa dell'attività dei Tribuni, vengono create le Lex sacrata, approvate come plebisciti dal consiglio della plebe (sacrata perché fa riferimento a sacramento, infatti era stata giurata dalla plebe). L'apparato sanzionatorio di questa legge prevedeva che sia i tribuni della plebe si gli altri magistrati plebei avessero un carattere inviolabile, quindi chiunque avesse minacciato o fatto del male ad un magistrato plebeo, veniva colpito dalla sanzione della Sacertas (veniva ucciso e consacrato agli dei plebei). Il patrimonio del sanzionato veniva confiscato in favore della divinità plebea, questo era l'unico modo per far rispettare queste figure dai patrizi. La condanna veniva data dal concilium plebis.

Le leggi sacratae

Nel 492 a.C. viene approvata un'altra legge Sacrata che va a completare la prima. Questa legge rafforza l'apparato sanzionatorio di quella del 494 a.C., infatti prevedeva che nessuno potesse interrompere il Tribuno che parlava davanti al concilio né ostacolarlo. Chiunque avesse ostacolato in ciò il Tribuno della plebe subiva una multa fissata dal concilio della plebe stesso, per garantire il pagamento, il colpevole doveva presentare dei garanti (Vades). Se il colpevole non presentava questi garanti, poteva essere condannato a morte e consacrato alle divinità plebee. Queste due leggi sono considerate le più antiche Leges Sacratae, la loro importanza è duplice.

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Scienze giuridiche IUS/18 Diritto romano e diritti dell'antichità

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher camillavanni2 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Petrucci Aldo.
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