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Storia del diritto privato romano - le cause dell'incertezza sulla storia originaria di Roma

Appunti per l'esame di Storia del diritto privato romano del professor Capogrossi inerenti la parte di cause dell'incertezza sulla storia dei primi secoli di Roma. Il problema preliminare di ogni disciplina storica è quello relativo all'identificazione delle fonti di cognizione: tutti sanno quanto limitata sia l'attendibilità... Vedi di più

Esame di Storia del diritto privato romano docente Prof. L. Capogrossi Colognesi

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ESTRATTO DOCUMENTO

la gens e la civitas. Questa opinione non tiene conto della circostanza che l’organizzazione primitiva non era la famiglia,

ma la comunità indifferenziata. L’ipotesi più probabile è quindi quella gentilizia – cioè di una federazione di gentes – che,

pur non disconoscendo la possibilità di una formazione delle gentes nell’ambito di più vaste comunità, né la

compresenza di organismi minori, riconosce alla gens il carattere di una organizzazione politica sia perché in essa si

verificava il primo limitato fenomeno di divisione in classi, sia perché essa non aveva vincoli di sangue ma etnici.

Osserviamo i fatti: si ha una città stato solo se esiste una economia commerciale; infatti ad un’economia agricola

corrisponde una struttura gentilizia, aristocratica, gerarchica, territoriale, che non conosce lo schiavo, ma solo il cliente

che ne è elemento estraneo con esclusivi compiti di difesa. La città-stato è un modello etrusco. Nel 754 a.C. gli etruschi

ebbero la loro massima espansione territoriale a sud, e giunsero al Tevere; all’altezza dell’isola Tiberina fondarono la

loro più avanzata base commerciale, trovandovi però una popolazione locale a struttura tribale (gentilizia). Nacque così

un lunghissimo conflitto tra il modello etrusco importato della città-stato e quello latino locale (gentes). In una prima

fase la struttura gentilizia ebbe la meglio perché più solida (è il periodo in cui le assemblee sono divise per curie); nella

seconda fase i re acquisirono maggior potere ed entrarono in contrasto con il Senato di origine gentilizia (è il periodo dei

comizi centuriati divisi per censo). Si ebbe dunque un cambiamento sociale, politico ed economico, insomma il

passaggio da un modello politico statico ad uno dinamico. Il quel periodo i clienti si staccarono dalla gens e si unirono al

resto della plebe di origine alluvionale.

L’elemento razziale può perciò essere preso in considerazione per spiegare la differenza tra patriziato e plebe, ma solo

riguardo alla maggiore omogeneità del patriziato . Oltre alla struttura socio-politica, il divario tra patrizi e plebei era

dovuto ai diversi culti e al “connubium” .

ORGANI E ISTITUZIONI DELL’ETÀ MONARCHICA

L’età monarchica si presenta divisa in due fasi . Nella prima fase si ritiene che non esistesse una vera e propria città ma

un “sinecismo”, cioè una riunione di villaggi; solo nella seconda fase si ha una vera città-stato sotto l’influenza etrusca.

Nella prima fase lo stato è federativo raggruppando numerosi insiemi di individui (gentes); in questa struttura il re deve

esistere in quanto costituisce la forma più semplice di legame federativo . Tale figura va intesa come coordinatrice di

funzioni religiose e militari.

Nella seconda fase i re vengono presentati come figure dispotiche poiché la storia di questo periodo è scritta da elementi

aristocratici contrari al potere regio. I re etruschi immettono nel diritto romano il concetto di “imperium”. L’attribuzione

del potere al re avveniva con la “lex curiata de imperio” in un primo tempo rappresentata da un giuramento di fedeltà e

successivamente un vero e proprio atto di sottomissione al sovrano . L’unico ostacolo era rappresentato dal Senato

comunque notevolmente indebolito a partire dalla dominazione etrusca.

Il comizio curiato

Il comizio curiato, costituito da tutto il popolo, rappresenta il più antico organo che la storia di Roma ricordi. Secondo la

tradizione fu Romolo a dividere la popolazione in tre tribù ed ogni tribù in 10 curie. Quanto alle competenze possiamo

certamente escludere le funzioni elettorali, legislative e giurisdizionali. In effetti, anche per quanto riguarda la lex

curiata de imperio occorre precisare che non si tratta di una lex o di una investitura ma di un semplice atto con cui il

popolo riconosce l’autorità del magistrato supremo e si obbliga a sottostare al suo imperium.

Il Senato

Il Senato era l’assemblea dei patres o degli anziani. La dottrina ritiene che il Senato avesse un carattere originario e

fosse depositario della sovranità che veniva, solo in un secondo tempo, delegata al rex. Le tre funzioni più antiche del

Senato erano:

• l’interregnum, che si attuava quando veniva a mancare il rex. Gli auspici tornavano al Senato e i Senatori esercitavano

l’imperium a turno per cinque giorni ciascuno;

• l’auctoritas, che consisteva in una sorta di ratifica delle deliberazioni ma non sappiamo se popolari o regie;

• lo ius belli et pacis, che consisteva nella titolarità del diritto di concludere foedera o di decidere le guerre.

I comizi centuriati

Creazione regia furono anche i comizi centuriati, attribuiti tradizionalmente a Servio Tullio. Essi erano ordinati in 193

centurie, ordinate gerarchicamente per censo, che erano al tempo stesso distretti di leva e unità di voto. Risultavano:

Classe Centurie Milizia Censo in assi

Equestre 18 Cavalleria 100.000

I° 80 Fanteria pesante 100.000

II° 20 Fanteria pesante 75.000

III° 20 Fanteria pesante 50.000

IV° 20 Fanteria leggera 25.000

V° 30 Fanteria leggera 11.000 o 12.000

Extra classem I° 2 Aggregati alla I° classe

Extra classem V° 2 Aggregati alla V° classe

Extra classem 1 Proletari esclusi dal servizio militare e dai diritti politici

LA GIURISDIZIONE CIVILE E QUELLA PENALE

Nella giurisdizione civile i poteri del re riguardano la legis actio sacramento mediante la quale egli decideva su una causa

tra due individui che avevano giurato .

Nella giurisdizione penale i due reati principali sono la codardia che – in quanto reato militare riguarda sempre il re – e

l’omicidio. Quanto a quest’ultimo, se riguardava l’uccisione di un uomo – in quanto soggetto politico – era di

competenza del re; se riguardava l’uccisione di una donna era di competenza della famiglia. In quest’età primitiva alla

base del processo penale stava il concetto di espiazione sacrale. I tipi di espiazione erano due: la consecratio, cioè

l’esclusione dell’individuo dalla collettività; il deo necari, cioè l’uccisione del colpevole per reati molto gravi quali la

proditio (il tradimento), la seditio (la ribellione), la defectio (la diserzione), la perduellio (alto tradimento) e il

parricidium.

L’ETÀ REPUBBLICANA

RACCONTO TRADIZIONALE CIRCA LA CADUTA

DELLA MONARCHIA

Nel 509, secondo la tradizione, si passa dalla monarchia alla Repubblica. Secondo alcuni (Arangio Ruiz) tale passaggio fu

lento e graduale e il re divenne “sommo sacerdote” (rex sacrorum). Oggi si ritiene comunemente che il passaggio alla

Repubblica fu traumatico. La tradizione parla di un oltraggio ad una matrona da parte di Tarquinio il Superbo e di una

conseguente rivolta popolare. Questa sarebbe stata seguita immediatamente dall’elezione della prima coppia consolare,

che avrebbe mantenuto ogni prerogativa regia (imperium) con in più il diritto di veto sulle decisioni del collega. In

realtà, nel 524 ad Ariccia vi fu una battaglia che segnò il declino irreversibile degli etruschi. Roma – con la cacciata dei

Re – si scrollò di dosso il dominio regio di origine etrusca, estraneo ai propri schemi politici. In quest’ottica vanno visti

gli scontri con Porsenna, re di Chiusi, che cercava di ripristinare a Roma la monarchia sostenuto dalla plebe urbana, da

sempre monarchica e antiaristocratica.

Le secessioni della plebe

Nel 494 il contrasto tra patrizi e plebei causò la creazione dei tribuni della plebe: è la prima secessione plebea. La plebe

faceva giuramento (sacramentum) ai suoi magistrati (tribuni plebis) e creava le leggi sacrate .

In età monarchica i tribuni erano esistiti come tribuni militum , le forme di magistrati più vicine al popolo. La plebe si

impegnava a difendere in armi i propri magistrati (coniuratio). I tribuni portavano aiuto alla plebe (auxilium)

minacciando nuove secessioni e con il potere di intercessio . La prima secessione si concluse con l’ambasceria di

Menenio Agrippa . Oltre a nuove terre e al riconoscimento delle proprie magistrature i plebei chiedevano l’accesso a

tutte le magistrature dello Stato e l’abolizione del connubium .

Il decemvirato e le leggi delle XII tavole

Nel 451 sarebbero state soppresse, secondo la tradizione, tutte la magistrature, e sarebbe stato creato, su proposta del

tribuno Trentilio Arsa, un collegio di 10 magistrati con il compito di legiferare (decemviri legibus scribundis). L’anno

successivo, in un secondo collegio, sarebbero stati eletti anche alcuni plebei, ma a causa del loro comportamento

tirannico i secondi decemviri sarebbero stati rovesciati. Lo scopo delle leggi delle XII tavole – opera dei decemviri – era

quello di mettere alla pari tutte le classi dei cittadini: infatti le leggi contenute nelle tavole non erano nuove, ma essendo

scritte erano certe. Quanto alla natura del decemvirato, secondo il De Martino si tratterebbe di una magistratura

permanente, e perciò avrebbe preso il posto dei consoli e dei tribuni della plebe . Le XII tavole si possono dividere per

argomenti:

TAVOLA ARGOMENTO

I, II e III Processo

IV Diritto di famiglia

V Eredità

VI Negozi giuridici

VII Norme sulla proprietà immobiliare

VIII e IX Delitti e processo criminale

X Norme di carattere Costituzionale

XI e XII Appendici

La prima legge delle tavole riguarda l’estinzione del debito e la punizione del debitore moroso (con garanzie per il

debitore). Seguono leggi che riguardano l’emancipazione dei figli, la manus sulla moglie, la tutela di minori e incapaci,

l’interpretazione restrittiva degli atti del contratto, la mancipatio e la in iure cessio . Vi sono poi leggi sui piccoli fondi,

contro i procedimenti magici, contro il furto e l’omicidio, sulla sovranità del popolo.

Le norme a carattere costituzionale riguardano:

• una legge sui rapporti tra patrono e cliente;

• una legge contro l’irrogazione di privilegi;

• una legge che attribuisce alla decisioni del popolo valore di legge;

• una legge sulla provocatio ad populum .

Dalle leggi Valerie Orazie alle leggi Licinie Sestie

Le leggi Valerie Orazie – dal nome dei consoli del 449 – sono favorevoli alla plebe:

• lex de provocatione: le magistrature ordinarie si ricostituiscono e va ribadito il principio della provocatio;

• lex de tribunicia potestate: il patriziato accetta tale magistratura;

• lex de plebiscitis: per la quale hanno valore di legge le deliberazioni del “concilium plebis” accolte dal Senato

(sicuramente falsa);

• una legge che affida agli edili plebei il controllo dei Senatoconsulti.

Con la successiva legge Canuleia del 445 cadono le tavole inique e si attua l’unità cittadina. Dal 449 al 367 non vi fu il

consolato, che fu sostituito dal collegio dei tribuni militum con potestà consolare, tra i quali due erano eponimi (i loro

nomi cioè, venivano scritti nei fasti capitolini). A partire dal 367 esistono per la storia del diritto romano dati sicuri.

Le leggi Licinie Sestie del 367 reintroducono il consolato – al quale venivano ammessi ora anche i plebei – introducono

la nuova magistratura della pretura , stabiliscono l’estensione di agro pubblico che ogni privato può possedere, e

dettano norme riguardanti l’aes alienum. Si è ormai arrivati alla completa fusione della classe dirigente patrizia con

quella plebea: nasce così la nobilitas che sarà comunque una casta chiusa. Vediamo più da vicino le leggi Licinie Sestie.

• La prima legge stabilisce definitivamente che gli auspici possono essere presi anche da plebei: anche se la divisione

delle due cariche non fu sempre rispettata, il principio era stato posto.

• La legge sui debiti (aes alienum) fa parte di una lunga serie che si concluderà nel 326 con la lex Petelia Papiria (che

abrogherà la schiavitù per i debiti) .

• La legge sull’agro pubblico vietava di occupare una misura di agro pubblico superiore a 500 iugeri a persona (+250

per ogni figlio maschio), ma fu spesso frodata.

• La legge sul pretore riserva al mondo patrizio l’esercizio dell’attività giurisdizionale . Il potere del pretore si basa sulle

leges actiones. Esse sono quattro:

o La legis actio sacramento e per iudicis arbitrive postulationem, a carattere cognitorio;

o per manus iniectionem e per pignoris capionem, a carattere esecutivo.

Il tentativo di far rimanere le formule giudiziarie nell’ambito gentilizio termino nel 337 con l’elezione alla pretura del

plebeo Publio Filone .

Magistrature importanti furono poi i censori , gli edili e i questori. Quanto al tribunato, esso non era ormai altro che il

primo gradino della carriera politica. Con il principio della collegialità, infatti, la carica contestataria del tribunato

decadde, perché, potendo ogni tribuno opporre il veto alle proposte di un collega, all’aristocrazia bastava controllarne

uno.

I magistrati supremi avevano la potestas e l’imperium:

• la potestas era la facoltà di esprimere la propria volontà come la volontà dello Stato e si manifestava nei seguenti

poteri:

o ius edicendi, cioè la facoltà di pubblicare nel foro gli edicta;

o ius agendi cum populo o cum plebe, la facoltà di convocare i comitia e i concilia;

o ius agendi cum patribus, la facoltà di convocare e presiedere il Senato;

• l’imperium consisteva nella supremazia assoluta e comprendeva:

o il supremo comando militare;

o la potestà di fare la leva;

o il diritto di presentare proposte di legge al comizio;

o la facoltà di arrestare e punire cittadini;

o l’amministrazione della giustizia.

ORGANI E ISTITUZIONI DELL’ETÀ REPUBBLICANA

Le caratteristiche degli organi dell’ordinamento romano non devono essere intese come immutabili durante tutto il

periodo repubblicano. Dal 367 al 283 si assiste infatti ad un periodo di assestamento caratterizzato dalla necessità di

eliminare gli ultimi contrasti fra patrizi e plebei; tra il 283 e il 146 i vari organi di governo si armonizzarono e dettero

vita al governo repubblicano; fra il 146 e il 27 la lunga crisi della repubblica determinò la corruzione e la scomparsa

della armonia e dell’equilibrio del periodo precedente.

Il Senato nell’età repubblicana assume una posizione di notevole importanza: mentre teoricamente il suo parere non

vincolava i magistrati, di fatto essi risultarono i meri esecutori di una volontà politica che si formava indipendentemente

da loro nell’ambito senatorio. La trasformazione più importante del Senato riguardò il fatto che entrarono a farvi parte

anche i plebei. Il numero normale di senatori fu di 300 finché Silla non li portò a 600. I poteri rimasero sostanzialmente

immutati: tuttavia alcune leggi stabilirono che l’auctoritas patrum doveva precedere e non seguire la votazione

comiziale delle leggi.

Le magistrature altro non furono che la prosecuzione e lo sviluppo di cariche che già si erano costituite nei momenti

della crisi dello Stato Quiritario. Fra i magistrati si distinguevano i maiores, forniti di potestas e di imperium, e i minores,

forniti della sola potestas. Quanto alle modalità di elezione, alla regola secondo cui “il magistrato crea il magistrato” si

sostituì quella dell’elezione popolare dei magistrati.

I consoli

Fra tutte le magistrature il consolato emerge per il carattere illimitato delle sue competenze. I consoli sono forniti di

imperium ma tale potere non è illimitato come quello regio bensì sottoposto a tutti quei vincoli propri di tutte le

magistrature (annualità, collegialità, esistenza di altri magistrati, limiti della provocatio, ecc.) . I consoli erano due,

esercitavano il potere collegialmente, duravano in carica un anno e all’anno stesso davano il nome. Erano nominati dai

comizi centuriati, presieduti da un magistrato con potere maggiore o uguale al loro, di regola il 15 marzo.

Le assemblee popolari

I comizi curiati ebbero attribuzioni di carattere religioso, anche perché continuarono ad esistere solo per rispetto alla

tradizione. I comizi centuriati mantennero la loro origine militare; vennero convocate dai magistrati cum imperio e si

riunirono nel campus martius secondo rigorose formalità. Le loro attribuzioni furono:

• l’elezione dei magistrati maggiori e la conferma dei censori;

• la votazione delle leges centuriate;

• lo iudicium nelle cause con condanna alla pena capitale.

I comizi tributi erano l’assemblea deliberativa dell’intero populus, ordinato per tribus, su convocazione e sotto la

presidenza dei magistratus maiores. Le attribuzioni di tale assemblea furono:

• la creatio dei magistrati minori e dei tribuni militum;

• la votazione delle leges tributae;

• il iudicium in alcune cause;

• alcune attribuzioni religiose.

Infine, in epoca repubblicana, rimasero di preminente importanza i concilia plebis, cui si ricorse soprattutto per la

votazione delle riforme agli istituti dello ius civile. Le attribuzioni furono:

• l’elezione dei magistrati plebei;

• la votazione dei plebiscita;

• lo iudicium per i crimina passibili di mulcta.

L’ITALIA E LE PRIME PROVINCE

L’evoluzione degli organi dello stato romano è accompagnata dall’evoluzione di fattori esterni. Riguardo all’espansione

romana, una tesi del 1800 afferma che si trattò di un espansionismo difensivo. In realtà la spiegazione risiede nel fatto

che la società romana non aveva un equilibrio interno. L’economia agricola è povera e dissestata dalla circolazione di

denaro che provoca continui debiti; il commercio crea una nuova aristocrazia, quella dei cavalieri. L’espansione verso

sud è di tipo imperialistico e comporta una grossa spesa:

• La prima guerra sannitica (343-341) scoppiò per la conquista di Capua, minacciata dai Sanniti.

• La guerra latina (340) determinò lo scioglimento della Lega Latina: da allora in poi non vi furono più trattati con tutti i

latini, ma solo con le singole città. I latini avranno tre privilegi: lo ius commercii, lo ius connubii, lo ius migrandi.

• La seconda guerra sannitica (326-304) si combattè per il controllo su Napoli (città marittima); con essa Roma

guadagnò la Campania.

• Con la battaglia di Sentino contro gli italici, Roma conquistò quasi tutta l’Italia.

I rapporti con le città sottomesse sono diversificati: i Romani infatti:

• Possono compiere la distruzione politica della città con l’inglobamento della comunità nella cittadinanza romana;

• Possono incorporare una città con i suoi ordinamenti autonomi (municipium), talvolta con la presenza di un prefetto

romano ;

• Possono stipulare un foedus che può essere equo o iniquo: il primo ha la forma di un trattato bilaterale, il secondo di

un’imposizione.

Nel 282 scoppiò la guerra contro Pirro, che nel 272 permise a Roma di occupare tutta l’Italia peninsulare .

L’EQUIPARAZIONE PLEBISCITI-LEGGI

In questo periodo la contrapposizione sociale non è più ormai tra patrizi e plebei ma tra nobilitas e resto della

popolazione: si pensi che la legge Ogulnia del 300 permette ai plebei l’accesso anche al pontificato.

La lex Publilia Filonis del 339 prevede che i plebisciti abbiano valore di legge se autorizzati preventivamente dal Senato.

La completa parificazione plebisciti-leggi si avrà con la lex Hortensia del 286. Da allora le leggi saranno votate quasi solo

dal popolo, ma i tribuni, che devono proporre le leggi, appartengono anch’essi alla nobilitas, perciò no vanno contro gli

interessi della propria classe.

Il riconoscimento alle assemblee del potere legislativo dette luogo all’inclusione, tra le fonti del diritto romano, delle

leges publicae populi romani. Leges erano tutte le deliberazioni comiziali, quindi anche quelle relative alla creatio dei

magistrati e quelle interferenti negli iudicia criminali. Solo più tardi il termine di “leges” fu riservato alle sole

deliberazioni a carattere normativo.

LA RIFORMA DEI COMIZI CENTURIATI

Alla fine della prima guerra punica diviene definitiva la riforma del comizio centuriato e nasce accanto al pretore urbano

il pretore peregrino . La riforma del comizio centuriato è volta a dare maggiori poteri ai possessori di capitale mobile. Il

senso di questa riforma è quello di riprodurre all’interno di ciascuna tribù la stessa divisione delle classi esistente nella

società. Ciò comportava una ridistribuzione artificiale della popolazione mediante l’equiparazione tra il capitale mobiliare

e la proprietà terriera. Effetto politicamente significativo di questa nuova assemblea fu quello di equiparare in modo

totale patriziato e plebe, e di far decade il principio timocratico rigidamente sancito nell’originaria struttura centuriata.

L’ESPANSIONE EXTRA-ITALICA

La Sicilia non entra a far parte dell’Italia: la vera Italia è quella peninsulare, tutto il resto è provincia . Anche in Sicilia si

riproduce la solita casistica degli accordi tra Roma e le singole città che potevano essere:

• civitates: comunità libere da obblighi e autoamministrantesi;

• collettività stipediarie: sottoposte al pagamento di tasse;

• collettività immuni: che invece non avevano imposizioni fiscali.

La lex Ieronica (di origine ellenistica) prevede che il suolo delle Province sia proprietà dello Stato e chi lo coltiva debba

pagare una decima . I profitti delle decime portano a Roma fiumi di denaro. La circolazione monetaria però non trova

sbocchi non esistendo attività in cui il denaro possa essere investito: ciò comporta il depauperamento di larghi strati

sociali e il dissesto dell’economia.

Nel 218 comincia la seconda guerra punica , che avrà un costo umano altissimo. Ad essa appartengono le figure di

Quinto Fabio Massimo – fautore di una politica di temporeggiamento, vuole difendere l’Italia e vuole combattere

Annibale in Italia – e Scipione l’Africano – fautore di una politica aggressiva, vuol portare la guerra in Africa e

conquistare Cartagine. Avrà la meglio quest’ultimo e al termine della guerra Cartagine perderà la Sardegna, la Corsica e

la Spagna, che formeranno nuove province Romane. L’espansione romana continua nel 198 con la guerra macedonica e

nel 190 con la guerra siriaca, ma tale espansione presenta un aspetto differente rispetto al passato: non è più una

espansione territoriale ma commerciale, in quanto nel 198 verrà proclamata la libertà delle città greche senza che si

proceda ad annessioni, e la guerra del 190 ingrandirà solo gli stati alleati (Pergamo, Bitinia, Rodi).

Con le battaglie di Pidna (nel 168 e nel 148), la distruzione di Cartagine (146) e la riduzione a provincia di tutta la

Grecia, la tendenza a formare nuove province si stabilizza e si ricerca solo il monopolio del commercio marittimo.

In questo periodo, tre fattori, uniti alla prime deroghe costituzionali, provocano mutamenti dell’assetto dell’ordinamento

e la trasformazione del processo criminale :

1. lo sforzo del Senato per ottenere il controllo dei magistrati ;

2. il tentativo degli equites di costituirsi come autonomo ordine politico;

3. il dissesto della plebe italica dopo il 146.

Quanto agli effetti giuridici di questa evoluzione politica, la visione tradizionale degli autori romani è unanime: con la lex

Hortensia l’assetto costituzionale è perfetto; in seguito inizia la decadenza .

I GRACCHI

Un periodo di grande sconvolgimento fu l’età graccana, che fu descritta da Diodoro, Appiano e Plutarco. Uno dei più

importanti motivi di crisi della Roma di questo periodo consiste nell’espropriazione dei piccoli proprietari terrieri, cui

aveva fatto seguito lo spopolamento delle campagne e la crisi demografica. La famiglia dei Gracchi si fa interprete delle

istanze della plebe che più di chiunque scontava le conseguenze di tale crisi .

Nel 133 Tiberio Gracco, figlio di Tiberio Sempronio Gracco, viene eletto tribuno e presenta una legge sulla misura

dell’agro pubblico secondo la quale quest’ultimo doveva essere diviso in lotti non superiori a 500 iugeri. Chi ne

possedeva di più doveva restituirli affinché una commissione (detta “dei tresviri”) procedesse all’assegnazione a favore

della plebe nullatenente. Il tribuno Ottavio oppose il proprio veto. Tiberio, non riuscendo a far togliere il veto, fece

deporre Ottavio dall’Assemblea .

La legge viene quindi approvata ma la sua attuazione incontra mille difficoltà opposte per far terminare l’anno di carica

di Tiberio che tuttavia, al termine del mandato, ripropone la sua candidatura . Questo fa scoppiare dei disordini in cui

Tiberio trova la morte . A questo punto dovranno trascorrere dieci anni prima del secondo tribunato graccano.

Caio Gracco (123) si preoccupò di garantire una funzione costituzionale alla neonata ordo degli equites proponendo una

legge sul trasferimento delle corti giudicanti dai Senatori ai cavalieri, assicurando così a quest’ultimi il compito di

giudicare nelle quaestiones extra ordinem. Propose inoltre numerosissime altre leggi, tra le quali:

• provvedimenti per la fondazione di nuove colonie;

• legge sull’attribuzione delle sfere di competenza ai singoli consoli;

• legge sull’organizzazione della provincia d’Asia;

• legge che proponeva di concedere la cittadinanza romana ai latini e quella latina agli Italici;

• legge “de repetundis”, l’unica rimastaci in materia criminale.

L’esperienza graccana si protrasse per i due tribunati del 123 e 122. Dopo i tentativi di far abrogare la lex Rubria, il

Senato votò un provvedimento senza precedenti, il senatus consultum ultimum, che aboliva le garanzie costituzionali e

dava ordine al console Lucio Opimio di operare la repressione dei tumulti. Roma fu occupata militarmente e i graccani,

ritiratisi sull’Aventino, furono in gran parte uccisi, compreso Caio. La morte di Caio segna l’inizio effettivo delle guerre

civili.

MARIO E SILLA

Dopo la repressione graccana si assiste alla formazione della factio in seno alla nobilitas, un gruppo ristretto della classe

dirigente che accentra tutte le magistrature e le posizioni di governo . I poteri dei tresviri vengono ridotti da tre leggi:

1. una legge del 121 che abolisce il divieto di alienazione dei terreni distribuiti;

2. la lex Toria del 111 che sancisce la definitività del possesso dell’ager publicus;

3. una legge del 111 con cui si abolisce il vectigal.

Nel 106 Servilio Cepione reintroduce i Senatori nella quaestio de repetundis, la cui giuria deve essere quindi composta

per metà da Senatori e per metà da cavalieri.

In seguito alla guerra di Numidia e all’ascesa al trono di Giugurta (figlio illegittimo del re di Numidia ma appoggiato da

Roma), si creano in Roma due fazioni, una interventista – guidata dai cavalieri – e una non interventista – guidata dal

Senato. Una strage di mercanti romani operata da Giugurta a Cirta fa scoppiare la guerra. Caio Mario – successo al

comando delle operazioni in Numidia a Quinto Cecilio Metello – riesce a catturare Giugurta grazie anche all’aiuto del suo

luogotenente Silla. Contemporaneamente alla guerra in Numidia, le popolazioni barbare dei Cimbri e dei Teutoni

invadono l’Italia settentrionale infliggendo una pesante sconfitta ai romani. Mario – che era stato eletto console – vide

prolungato il suo mandato dal 104 al 101, anno in cui sconfisse gli invasori. Le gravi perdite di quegli anni indussero

Mario ad arruolare anche la plebe urbana non iscritta nelle centurie e gli italici .

Nel 100 Mario si ripresenta al Consolato, alleandosi con Apuleio Saturnino e con Servio Glaucia . A questi ultimi si

dovettero:

• la lex Apuleia de maiestate minuta che ampliava l’ambito dei delitti politici;

• la lex frumentaria che abbassava il prezzo del grano;

• la lex agraria che distribuiva ai veterani l’ager gallicus conquistato da Mario;

• una lex de coloniis in Africam deducendis per distribuire 100 iugeri a testa tra i veterani in Numidia.

Durante i comizi elettorali Gaio Memmio, candidato avverso a Glaucia, viene ucciso in un tumulto: il Senato vota quindi

un senatus consultum ultimum e ordina a Mario di attaccare Apuleio, Glaucia e i loro seguaci. Mario, consapevole che ciò

avrebbe compromesso il suo credito e il suo potere politico, esegue suo malgrado l’ordine. Le leggi di Apuleio e Glaucia

saranno abrogate e sarà così stroncato il secondo tentativo di cambiamento.

Riguardo al senatus consultum ultimum, molti studiosi romanisti affermano che il Senato compì un abuso, ma non

considerano che presso gli antichi non esisteva una costituzioni scritta ma solo una prassi costituzionale determinata da

rapporti di forza.

La quaestio de maiestate è la seconda quaestio perpetua dopo quella de repetundis, ma al contrario di quest’ultima è

attivata per conto dello Stato, e l’accusa viene esercitata solo da cittadini romani.

La produzione normativa di questo periodo è molto vasta e si sente il bisogno di proteggerla: nasce così la sanctio legis

di Saturnino la clausola propria delle leggi che si prevede saranno fortemente osteggiate dagli oligarchici.

Nel 92, il tribuno Livio Druso propose che il numero dei Senatori fosse raddoppiato e che i nuovi Senatori fossero

equites. Tale misura era di carattere conciliativo: si sarebbe così arginato lo strapotere degli equites con l’immissione

nel Senato dei membri più influenti e sarebbe terminata la lacerante contesa per il controllo delle quaestiones perpetue .

In campo popolare Druso concesse la cittadinanza agli italici per porre rimedio alla loro contrarietà alla distribuzione

delle terre.

La morte di Druso lasciò aperta una situazione di estrema tensione che sfocerà nel 90 nella guerra sociale. In tale anno

insorgeranno contro Roma tutti gli alleati italici che creeranno una vera e propria “civitas Italia” contrapposta alla

“civitas romana” con una propria organizzazione indipendente. La guerra sarà sanguinosissima (oltre 300.000 caduti per

parte) e terminerà con l’emanazione di tre leggi:

1. la lex Iulia del 90 che concede la cittadinanza romana a tutti gli italici che non avessero preso le armi contro Roma;

2. la lex Plautia Papiria dell’89 che concede la cittadinanza romana a tutti gli italici che ne facciano richiesta;

3. la lex Pompeia dell’88 che concede lo ius Latii agli abitanti della Gallia Cisalpina.

Nonostante l’estensione della cittadinanza, il modello romano non cambia: tutte le città d’Italia diventano municipi

“optimo iure”.

Intanto nell’88 scoppia la guerra contro Mitridate re del Ponto. Il tribuno Sulpicio Rufo propose due leggi, una delle quali

toglieva il comando delle operazioni di guerra a Silla – che aveva già radunato il suo esercito a Napoli – e l’altra che

iscriveva gli italici in tutte le 35 tribù. Silla – che sarebbe stato sostituito da Mario – marciò su Roma, cacciò Mario e fece

abrogare le leggi di Sulpicio; dopodiché partì per la guerra.

Mentre Silla vinceva Mitridate a Cheronea e a Orcomeno, Cinna – eletto console nell’87 – instaurò a Roma, per tre anni,

un potere dispotico e antinobiliare: nacquero le liste di proscrizione. Silla, conclusa la pace con Mitridate, tornò in Italia

nell’83 e sconfisse i cinnati nella battaglia di Porta Collina dell’82.

Roma vive ora uno dei momenti più drammatici della sua storia: le proscrizioni hanno ridotto il Senato da 300 a 100

membri; 100.000 veterani di Silla chiedono terre, e Silla concede loro di occupare le terre italiche dove vogliano

all’interno di determinati confini.

Silla ebbe dopo l’82 una formale investitura perpetua a dittatore per la riorganizzazione dello Stato. Il Senato fu portato

a 600 membri, e i nuovi Senatori furono in massima parte equites, forse scelti direttamente da Silla. La lex Villia “de

annalis” del 180 ripristinò gli intervalli regolari tra le magistrature. Una legge permise ai soli Senatori di rivestire il

tribunato e vietò a chi era stato tribuno di rivestire cariche successive. Con Silla le quaestiones perpetue divennero 6 o 7

(o addirittura 9). Si conoscono:

• la quaestio perpetua peculatos, che si occupa della repressione del peculato;

• la quaestio de ambitu, che si occupa della repressione delle frodi elettorali;


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nadia_87

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Appunti per l'esame di Storia del diritto privato romano del professor Capogrossi inerenti la parte di cause dell'incertezza sulla storia dei primi secoli di Roma. Il problema preliminare di ogni disciplina storica è quello relativo all'identificazione delle fonti di cognizione: tutti sanno quanto limitata sia l'attendibilità delle notizie che i classici registrano per la più antica storia di Roma


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze giuridiche
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nadia_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto privato romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Capogrossi Colognesi Lugi.

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