Estratto del documento

Il diritto romano: un'evoluzione storica

Il diritto romano – nella sua più piena accezione – si sviluppa su un arco di circa 14 secoli, ossia in un periodo che va dalla fondazione della città nel 753 a.C. sino alla compilazione giustinianea. È chiaro che il diritto romano attraversa varie fasi. A seconda del periodo considerato troviamo assetti diversi che riguardano sia il diritto pubblico che il diritto privato. Lo studio storico del diritto romano presuppone la distinzione di 3 periodi storici:

  • 753 a.C. fondazione della città di Roma al III sec. a.C.
  • Dal III sec a.C. al III sec d.C.
  • Dal III sec d.C. all'età di Giustiniano ovvero V sec d.C.

Primo periodo: dalla fondazione della città al III sec. a.C.

Periodo che, pur con differenze, presenta come caratteristica fondamentale un'economia di tipo agricolo, in cui la risorsa essenziale è la proprietà terriera e nella quale il livello dei commerci e degli scambi è piuttosto limitato, o quantomeno è secondario rispetto alla produzione agricola, la principale fonte di ricchezza. Un'economia di questo tipo comporta una società a carattere patriarcale. Questo assetto economico-sociale, una economia agraria, una società patriarcale, ha dei riflessi fondamentali sul tipo di diritto che caratterizza questa prima fase storica. Questo per l'ovvia ed intuibile ragione che il diritto privato serve a veicolare la trasmissione della ricchezza, è strettamente dipendente dunque dal tipo di economia che caratterizza una data società in un dato momento storico. Se l'economia è tutta incentrata sulla coltivazione della terra, se i nuclei familiari sono famiglie di tipo patriarcale, è chiaro che il diritto privato sarà un diritto che regolamenta questi aspetti, quindi tutto incentrato sui vari tipi di sfruttamento della terra possibili, potremmo dire sulle varie forme di proprietà, e sulle regole che sono proprie di quelle famiglie.

Secondo periodo: dal III sec a.C. al III sec d.C.

A partire dal III sec. a.C. questa situazione si modifica profondamente, perchè il III secolo è il secolo in cui le dimensioni dello Stato romano si modificano con una dilatazione enorme dei propri orizzonti. Roma inizia progressivamente a estendere il proprio dominio prima su tutta Italia – e l'espansione è una espansione in prevalenza verso sud con le guerre sannitiche – per poi estendere la propria egemonia anche verso le principali città della Magna Grecia. Tutto questo porta lo stato romano a scontrarsi con quella che era stata fino ad ora la potenza egemone nel Mediterraneo occidentale, ossia l'Impero cartaginese.

Nel 202 a.C. si conclude la seconda guerra punica e a quel punto Roma diventa la potenza di riferimento nel Mediterraneo occidentale. Questa rapidissima ascesa che si realizza nell'arco di un secolo prosegue a Oriente e anche nella parte orientale del Mediterraneo arrivano gli eserciti romani. Tutto ciò comporta che Roma non è più una città-stato, ma diventa un impero mediterraneo. Questo fatto determina una profonda trasformazione degli assetti economici, e per riflesso di quelli sociali. L'economia romana non è più un'economia agricola, rurale, ma diventa un'economia fondata su un enorme sviluppo, un'enorme crescita del capitale commerciale. L'elemento centrale degli assetti economici è lo scambio, la produzione per lo scambio. La stessa produzione agricola non è più finalizzata al consumo interno ma diventa una produzione effettuata attraverso grandi fattorie, grandi imprese agricole, che esportano i loro prodotti da una parte all'altra del Mediterraneo.

L'economia romana diventa un'economia commerciale. Questo comporta – di pari passo con la modernizzazione della società – una serie di riflessi in campo giuridico. Il diritto romano non è più incentrato sulla proprietà terriera e sulla famiglia patriarcale, ma diventa un diritto pensato per lo scambio, per il commercio, quindi un diritto privato in cui tutta la materia relativa ai contratti e alle obbligazioni diventa essa preponderante. Il diritto di questo secondo periodo storico si trasforma in profondità, va a rispondere ad esigenze nuove e più moderne, che sono proprie di una società e di una economia estremamente dinamiche, che conoscono uno sviluppo del capitale commerciale, della circolazione e accumulo della ricchezza che non aveva precedenti nel mondo antico e che non avrà precedenti nel mondo moderno sino alla Rivoluzione industriale.

Ovviamente è il diritto di questo secondo periodo storico il più importante. È questo il periodo nel quale gli organi dello stato romano creano quel sistema di diritto privato funzionale alle esigenze di una economia che raggiunge livelli di benessere e circolazione della ricchezza mai visti in precedenza, e di pari passo con una società che raggiunge un livello di raffinatezza, di cultura molto elevato. Tutte queste componenti sono fattori chiave nello sviluppo del diritto privato di questo periodo storico che nelle sue idee fondamentali è poi quello che si trasmette, attraverso il corpus giustinianeo, ai moderni sistemi di diritto privato.

Terzo periodo: dal III sec d.C. all'età di Giustiniano ovvero V sec d.C.

Tempo di crisi economica, politica, anche giuridica. Avviene una cristallizzazione del diritto, che non è più dinamico come nei secoli precedenti. Avviene inoltre una burocratizzazione dell'apparato statale. Secondo la tradizione storica nel 753 a.C. venne fondata la città attraverso un rito che alcuni studiosi ci descrivono, che è quello del tracciato del solco primigenio su cui vengono poi edificate le mura più antiche della città, le mura di Romolo, il personaggio storico che dà inizio a tutta questa vicenda. Il primo problema che dobbiamo porci – un problema enorme per la storia del diritto e in generale per gli studiosi dell'antichità classica – è se questa storia, questa notizia che ci viene tramandata dalle fonti letterarie, sia vera o no.

Perchè ci poniamo il dubbio? Perchè le nostre fonti storico-letterarie sono rappresentate da autori che scrivono le loro opere MOLTI SECOLI DOPO questi avvenimenti. Il principale di questi autori antichi, che rappresenta una fondamentale fonte di informazioni, è uno storico augusteo – Tito Livio – il quale vive 700 anni dopo l'epoca in cui i fatti sarebbero accaduti. Gli studiosi si sono quindi posti un problema di attendibilità delle testimonianze, dando risposte diverse. Per molto tempo – intendendo dalla fine dell'XIX secolo sino agli anni 80 del XX secolo – è prevalsa la teoria che considera criticamente il racconto degli storici, in primis di Tito Livio, come frutto di un mito, di una leggenda volta a spostare indietro nel tempo, e quindi indirettamente a nobilitare le origini, la fondazione di Roma. Vicenda a cui poi si sarebbe legata l'Eneide di Virgilio, che avrebbe spostato ancora più indietro, e nobilitato la figura di Romolo, facendolo discendere nientemeno che da Enea, leggendario personaggio menzionato nell'Iliade di Omero. Tutta la storia di Romolo è una colossale invenzione di età augustea per attribuire chissà quali nobili natali a una città che all'inizio era una città di pastori ed agricoltori.

Secondo questa impostazione la nascita di Roma è sostanzialmente più tarda, più recente rispetto alla data considerata leggendaria del 21 aprile del 753 a.C. e si dice che Roma in realtà sarebbe stata fondata non da Romolo bensì circa un secolo e mezzo più tardi dagli etruschi, grande popolo che abitava i territori della Toscana e del Lazio settentrionale. Essi intendevano munirsi di un avamposto sul Tevere per scopi difensivi e commerciali. Gli etruschi per primi avrebbero dato consistenza di vera e propria città a un'area in precedenza scarsamente abitata o abitata dagli antichi latini, quindi da popoli indigeni. Questa impostazione storiografica in un certo senso butta a mare circa un secolo e mezzo della storia di Roma arcaica e con essa tutte le informazioni, non solo una serie di vicende che possono apparire più o meno leggendarie, ma anche le notizie che gli storici antichi ci danno sul più antico assetto dello Stato, delle istituzioni e del diritto. Qui già un dubbio potrebbe sorgere. È facile inventare episodi storici singoli, la lotta tra gli orazi e i curiazi, il ratto delle sabine, che possono quasi sembrare effettivamente una dimensione quasi favoristica, ma è più difficile inventarsi delle istituzioni, che non sono legate a un singolo episodio storico. È più difficile inventarsi degli organi costituzionali. Quindi talvolta il singolo episodio diventa l'esemplificazione, anche circondata di particolari leggendari, di un mito che però può avere un nucleo storico, che non è nato dal nulla.

Fino agli anni 70 del XX secolo questa impostazione critica verso le fonti letterarie è stata assolutamente prevalente. Ad un certo punto ha cominciato a prendere forma una inversione di tendenza: si è iniziato a rivalutare il racconto degli storici antichi. Questa rivalutazione ha due aspetti che meritano di essere sottolineati.

  • Il primo riguarda la riscoperta, la rivalutazione di un altro grande storico antico delle origini di Roma, il greco Dionigi di Alicarnasso, anch'esso vissuto in età augustea, che scrisse "La storia di Roma arcaica", a lungo trascurata perchè è una opera scritta seguendo spesso una forma dialogica, ossia innervando la trattazione storica di ricostruzioni immaginarie dei dialoghi tra i principali personaggi. Considerata per molti anni una opera assolutamente secondaria. Questo atteggiamento è in parte determinato da un atteggiamento dei moderni di incomprensione di certi modelli letterari del mondo classico. Ad esempio anche le opere di Platone sono dei dialoghi: la forma narrativa dialogica è quindi un metodo espositivo, una tecnica espositiva molto diffusa nella letteratura classica. Superata questa obiezione, tutte le altre informazioni che Dionigi di Alicarnasso ci dà si rivelano estremamente preziose per un motivo molto particolare: egli è molto più dettagliato rispetto a Tito Livio, per un motivo pratico. Livio scrive per i romani, per chi conosce la cultura latina, quindi molti aspetti li dà per scontati, racconta ai romani la storia delle loro istituzioni. Dionigi di Alicarnasso scrive invece la storia di Roma per un pubblico di lingua greca, per i greci e gli abitanti delle province orientali dell'Impero che spesso della cultura latina e delle istituzioni romane non sapevano nulla. Quindi egli deve per forza di cose essere più dettagliato. Tolte le varie diversioni dialogiche, le sue informazioni diventano importantissime per noi perchè ci aiutano a capire tanti aspetti che altrimenti non sapremmo.
  • Il secondo riguarda la tradizione letteraria. Questo dato ci perviene da alcune indagini archeologiche che sono state fatte verso la fine del XX secolo nel Palatino, uno dei colli più antichi, uno dei due colli (il Campidoglio) che secondo la tradizione letteraria – Tito Livio e Dionigi – sarebbero stati circondati da Romolo per tracciare il solco primigenio. Le mura di Romolo formavano un quadrato che abbracciava i due colli. Gli scavi archeologici inaspettatamente si imbattono nei resti di un muro di fondazione di un muro di cinta. Attraverso delle indagini è possibile attribuire una cronologia certa a quel muro. Esso risale senza dubbio alla metà dell'VIII sec. a.C. La scoperta archeologica conferma alla perfezione, con una coincidenza cronologica spettacolare, il racconto storico di Tito Livio e di Dionigi di Alicarnasso. Entrambi non si sono inventati nulla quando hanno posto la nascita della città nel 753 a.C. Ora ne abbiamo la certezza. Se la fondazione è come dicono loro – al netto di qualche sfumatura leggendaria che ci può essere – allora diventa difficile mettere in discussione anche quanto questi autori ci dicono sulla struttura delle istituzioni primordiali e sulla natura e sul contenuto del diritto romano dell'età arcaica. Si apre quindi tutto un nuovo scenario che ci consente di fissare su punti certi alcuni caposaldi essenziali della storia del diritto e delle istituzioni giuridiche di Roma.

In base alla tradizione storica, della cui solidità ed affidabilità abbiamo dato una dimostrazione, la forma costituzionale di Roma, al momento della sua fondazione e per un lungo periodo della sua storia, è la monarchia. Dal 753 a.C. al 509 a.C. l'assetto dello stato romano è un assetto di tipo monarchico. Esistono però varie forme di monarchia. In questa prima fase della storia di Roma dobbiamo distinguere due sottofasi, due tipologie di governo monarchico:

  • Monarchia latino-sabina o albano-sabina
  • Monarchia etrusca, a partire dal 616 a.C. e che si protrae fino al 509 a.C. ossia all'anno di fondazione della Repubblica.

Monarchia latino-sabina

A capo dello stato vi è un unico soggetto che i latini chiamano rex il quale esercita effettivamente i suoi poteri a vita. Si tratta di una monarchia particolare, caratterizzata da una serie di temperamenti al potere del rex. Egli non è un re di tipo dinastico: alla sua morte non gli succedono i figli. È un re elettivo.

Il rex viene scelto da una assemblea di anziani, chiamati i patres. Essi formano una assemblea di 100 persone (99 + il rex) che rappresenta le antiche gentes, cioè quei gruppi di più famiglie che secondo la narrazione storica erano i compagni di Romolo, ai quali egli distribuì il territorio più antico. Questi patres, riuniti in assemblea, eleggono il rex. Nella monarchia latino-sabina è il Senato a detenere la sovranità, è il Senato che rappresenta le gentes, ovvero il popolo, è il Senato che sceglie tra i suoi membri il rex. Egli è un primus inter pares, ovvero il primo tra eguali. Scelto tra altri che sono suoi pari.

Comizia curiata

Accanto a questi due organi costituzionali ce n'è un terzo: una assemblea del popolo, una assemblea delle genti. Essa ha un nome latino: comizium. I romani la indicano al plurale e la chiamano comizia curiata.

Struttura

Esistono 30 curie, ogni curia comprende più gentes, e ogni gens comprende più gruppi familiari. Queste 30 curie, riunite assieme, formano l'Assemblea popolare. Essi sono strutturati in modo tale da ricomprendere le diverse componenti etniche che Romolo aveva riunito, seguendo il racconto degli storici. Queste 30 curie corrispondono anch'esse ad un ulteriore raggruppamento, che è riconducibile a 3 fondamentali ceppi etnici, indicati con il nome di tribus:

  • I ramnes (albano-latini di Romolo)
  • I titias o titientes (sabini del re Tito Tazio)
  • I luceres (dal lucomon = parola latina che deriva dall'etrusco, il lucomone era una magistratura etrusca, ergo i luceres sono la componente etnica etrusca)

L'assemblea originaria di Roma, che raccoglie tutto il popolo romano delle origini, è formato da queste 3 tribù. Ad ogni tribù vengono assegnate 10 curie. Le varie genti, in base alla loro origine etnica, dai latini, dai sabini o dagli etruschi, sono ripartite tra queste curie. Quando l'Assemblea vota, lo fa per curie.

Funzioni

Questi comizi curiati all'inizio hanno delle funzioni limitate, in quanto l'organo predominante è il Senato. Tuttavia sin dalla fase più antica:

  • Esercitano compiti di natura costituzionale
  • Al tempo stesso sono l'organo davanti al quale trovano la loro più antica applicazione alcuni importanti istituti del diritto privato romano.

In campo costituzionale la principale funzione dell'Assemblea popolare dei comizia curiata è l'emanazione della cosiddetta lex curiata de imperio. L'imperium è il potere di comando, che a Roma spetta al rex. Il rex viene scelto dal Senato, ma questa scelta, quasi come una forma embrionale di sovranità popolare, viene fatta ratificare all'Assemblea delle curie. Questa decisione ha un nome: lex. Non è ancora legge intesa come norma, ma già è un concetto che si lega ad una forma embrionale di esercizio della sovranità da parte del popolo.

È davanti all'Assemblea che vengono compiuti alcuni antichi atti giuridici del diritto privato romano.

  • La più antica forma di testamento (atto mediante il quale un soggetto stabilisce a chi sarà devoluto il suo patrimonio dopo la sua morte), è il testamentum comiziale, ossia una forma orale di testamento che i romani facevano davanti all'Assemblea.
  • Davanti ad essa aveva luogo un altro atto che interessa, in questo caso, il diritto di famiglia, ossia una particolare forma di adozione: l'adrogatium.

Una considerazione riguardante la tipologia delle norme che caratterizzano il diritto romano arcaico. Dal punto di vista politico-sociale vi è in questa fase una assoluta centralità di questi gruppi gentilizi che trovano la loro rappresentanza politica nel Senato. Le fonti del diritto in questa fase sono in prevalenza rappresentate da una serie di consuetudini, ovvero norme a carattere orale che sono le consuetudini, le regole di vita giuridicamente vincolanti, concepite cioè come obbligatorie per tutti i membri delle gentes e poi della città stessa. Le più antiche norme giuridiche sono norme consuetudinarie alle quali i latini danno il nome di mores. Vi è quindi una dimensione orale del diritto in origine, in una piccola e ristretta comunità che ciò rende possibile, alla quale sin dal primo monarca, secondo la tradizione sin da Romolo, inizia presto ad accompagnarsi una...

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 89
Riassunto esame Storia del diritto romano, prof. Pesaresi, libro consigliato Diritto privato economia e società nella storia di Roma, Serrao Pag. 1 Riassunto esame Storia del diritto romano, prof. Pesaresi, libro consigliato Diritto privato economia e società nella storia di Roma, Serrao Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia del diritto romano, prof. Pesaresi, libro consigliato Diritto privato economia e società nella storia di Roma, Serrao Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia del diritto romano, prof. Pesaresi, libro consigliato Diritto privato economia e società nella storia di Roma, Serrao Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia del diritto romano, prof. Pesaresi, libro consigliato Diritto privato economia e società nella storia di Roma, Serrao Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia del diritto romano, prof. Pesaresi, libro consigliato Diritto privato economia e società nella storia di Roma, Serrao Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia del diritto romano, prof. Pesaresi, libro consigliato Diritto privato economia e società nella storia di Roma, Serrao Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia del diritto romano, prof. Pesaresi, libro consigliato Diritto privato economia e società nella storia di Roma, Serrao Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia del diritto romano, prof. Pesaresi, libro consigliato Diritto privato economia e società nella storia di Roma, Serrao Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia del diritto romano, prof. Pesaresi, libro consigliato Diritto privato economia e società nella storia di Roma, Serrao Pag. 41
1 su 89
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze giuridiche IUS/18 Diritto romano e diritti dell'antichità

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nichi96.ch di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Macerata o del prof Pesaresi Roberto.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community