Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

fedecommesso, poteva disporre di mezzi di tutela univoci. Ma il punto saliente riguardava il così detto fede

commesso universale, cioè la preghiera rivolta all’erede di trasmettere all’onorato tutta l’eredità. Giustiniano

concesse all’erede il beneficio della quarta, ripreso dalla quarta falcidia, mentre riservò le azioni per i crediti

e i debiti ereditari nei limiti della quota a favore e contro il fedecommissario. Se l’erede non voleva accettare,

perdeva il beneficio della quarta mentre crediti e debiti divenivano per intero dell’onorato. Il fedecommesso

non diventava se non un legato del valore dei ¾ dell’eredità per questo i legati furono equiparati ai

fedecommessi. Un tipo particolare di fedecommesso universale è il fideicommissum familiae relictum cioè il

fedecommesso di famiglia. Qui la preghiera del testatore è di conservare il patrimonio familiare e di lasciarlo

ad uno di famiglia, generalmente al maschio primogenito, obbligandolo a fare altrettanto.

LA SUCCESSIONE LEGITTIMA

La legislazione imperiale tende a privilegiare i vincoli di sangue, fondando il sistema successorio sulla

parentela, nell’ambito di una famiglia basata sul matrimonio.

Giustiniano elimina la distinzione classica fra hereditas e bonorum possessio, concepisce solo il rapporto di

parentela ed equipara l’emancipato al filius familias. Quanto all’ordine fra successibili furono distinte 4

classi. La prima classe contemplava i discendenti legittimi sia dal lato paterno che dal lato materno, chiamati

per stirpes e dunque con diritto di rappresentazione. La seconda contemplava agli ascendenti sia paterni sia

materni, ed i fratelli e le sorelle germane, cioè che avevano comuni entrambi i genitori, secondo regole di

chiamata al quanto complesse. La terza contemplava i fratelli e le sorelle consanguinei che avevano cioè

comune il padre, o uterini che avevano invece comune la madre. La quarta infine contemplava i cognati. Il

parente più prossimo escludeva i più remoti. Quanto al coniuge è chiamato se mancano i cognati.

Infine se non vi sono eredi ab intestato, il patrimonio si devolve al fiscus, oppure all’ente o al corpo di

appartenenza del de cuius. Il fiscus però non è un erede e perciò non risponde dei debiti, per soddisfare i

quali i creditori possono solo chiedere che i beni siano venduti.

LA DONAZIONE E LA DONATIO MORTIS CAUSA

Giustiniano mantenne il divieto delle donazioni fra coniugi. Infatti implementò i requisiti formali per

obbligare il donante ad una riflessione circostanziata sul gesto che andava a compiere. L’insinuatio, cioè la

forma prescritta, consisteva nella redazione di un documento e nella sua trascrizione nei registri pubblici.

Inoltre si andava affermando la tendenza a considerare la donazione come un contractus.

Nel diritto post classico anche la donatio mortis causa, si allineò con il testamento: non si richiese

l’insinuatio ma si pretese il documento scritto con i sigilli degli stessi 5 testimoni che abbiamo trovato per il

testmanento e per i codicilli. Nell’epoca Giustinianea la donazione mortis causa fu equiparata ai legati.

LE OBBLIGAZIONI

LE OBBLIGAZIONI IN GENERALE

Gaio presentava tutte le obbligazioni come nate o da contratto o da diritto e poi le descriveva ad una ad una

dopo averle classificate nei 4 generi di obbligazioni re, o verbis, o licteris, o consensu contractae.

LE FONTI DELLE OBBLIGAZIONI

Secondo Gaio tutte le obbligazioni nascono o da contratto o da colpa. Le obbligazioni o nascono da contratto

o da maleficio o secondo una disciplina propria da varie figure di cause. Le varie figure di cause

comprendono obbligazioni che sfuggono ai criteri unificanti che giustificano le 2 precedenti categorie delle

obbligazioni contrattuali e da quelle di maleficio, le prime legate all’idea di conventio e le seconde ai 4 delitti

dello ius civile. Le intistutiones imperiali propongono invece un'altra classificazione delle fonti delle

obbligazioni: l’obbligazione è un vincolo del diritto, a causa del quale siamo costretti dalla necessità di

eseguire una qualche prestazione secondo le norme della nostra comunità. Di tutte le obbligazioni la

distinzione principale si fa in due generi: infatti o sono civili o sono pretorie. Civili sono quelle che sono

state costituite o dalle leggi o sono state riconosciute dal diritto civile. Pretorie sono quelle che creò il pretore

dalla proprio giurisdizione e che sono chiamate anche onorarie. La distinzione successiva si fa in 4 specie:

infatti o sono da contratto o quasi da contratto o da maleficio o da quasi maleficio. Quelle da contratto sono

di 4 specie: infatti o sono contratte per mezzo di una cosa o per mezzo di parole o per mezzo di scritti o per

mezzo del consenso. 7

I CONTRATTI E I QUASI CONTRATTI

Ci sono convenzioni o accordi che hanno una propria disciplina e un proprio nome tipico e ci sono accordi

che non hanno un loro proprio nome ma che generano ugualmente obbligazioni e che sono chiamati dai

bizantini contratto senza nome, da cui il nostro contratto innominato. Le obbligazioni sono tutelate in età

giustinianea da una actio praescriptis verbis, gli accordi atipici col fullo, cioè il lavandaio, o col sarcinator,

cioè il rammendatore, perché lavino o rammendino in attesa d’essere pagati ma senza averla stipulato una

locatio conductio.

I compilatori giustinianei elaborarono la categoria dei contratti innominati e trasformarono l’agere

praescriptis verbis in actio praescriptis verbis che divenne un azione generale per far valere il vincolo senza

fare venire meno il rimedio classico della condictio che era utilizzata per ottenere la restituzione di quanto

una parte aveva prestato.

Accanto ai contratti atipici fu creata la nuova categoria delle obbligazioni quasi ex contractu termine tradotto

in quasi-contratto. Quasi significa come se: perciò la frase obbligationes quasi ex contractu è da intendere:

obbligazioni come se fossero da contratto.

La negotiorum gestio o gestione di affari, è il compimento di negozi, sostanziali e processuali, nell’interesse

e per conto di qualcuno che per una qualunque ragione sovente l’assenza, non ne ha potuto dare

espressamente incarico ad un mandatario. In diritto giustinianeo troviamo ricondotte a questa figura le

attività del procurator che, occupandosi degli affari inerenti l’attività economica cui è stato preposto, compie

una pluralità di negozi che non sono riconducibili a tanti incarichi di mandato quanti essi sono. Perciò si fa

ricorso all’actio negotiorum gestorum. Questa è usata anche nei rapporti col curator di un infermo di mente,

di un prodigo o di un minore di 25 anni e viene indicata anche con altri nomi quali curationis e iudicium o

utilis curationis causa actio. La negotiorum gestio produce obbligazioni sia per il gestore che per il gestito.

L’obbligo del gestito è quello di assumere le obbligazioni assunte dal gestore e di rimborsargli le spese

sostenute. L’obbligo per il gestore è quello di condurre la gestione fino a che il gestito non possa

occuparsene personalmente e deve quindi trasferirgli i diritti che abbia acquistato in virtù della gestione. Il

trasferimento comporta il rendiconto e l’obbligo di risarcire gli eventuali danni causati con dolo o colpa,

poiché il gestore è tenuto è prestare l’exactissima diligentia. Il gestore è chiamato ad una approfondita

riflessione prima di accedere alla gestione.

Le Istituzioni passano ai tutori, obbligati dall’actio tutelae nei confronti dei pupilli, alla fine della loro

amministrazione.

Vengono poi la comunione ereditaria e quella non derivante ne da successione ne da società. Qui sorgono

obbligazioni per i danni che il contitolare può apportare ai beni comuni o agli altri.

Segue l’obbligazione dell’erede nei confronti dei legatari che sono stati onorati di lasciti aventi effetti

obbligatori, quali erano in età classica il lagatum del damndationem e il legatum sinendi modo. Giustiniano

ha unificato il concetto di legato e ha fatto cadere la distinzione con il fedecommesso.

Infine viene l’indebiti solutio, cioè il pagamento dell’indebito che è il caso di colui che, credendosi

erroneamente debitore, adempie a colui che si crede erroneamente creditore.

La condictio nata per una somma determinata o per una determinata res, cominciò anche ad essere utilizzata

per l’incertum. La condictio incerti, da ritenere già in uso in età classica con la compilazione trovò un più

diffuso e sistematico impiego. I compilatori approntarono tanto un actio praescriptis verbis per ottenere la

controprestazione quando uno dei 2 avesse già adempiuto e pretendesse l’adempimento dell’altro, quanto la

condictio, per recuperare invece quanto l’uno avesse già adempiuto in mancanza dell’adempimento

dell’altro.

I DELITTI E I QUASI DELITTI

I quattro delitti dello ius civile continuarono ad avere una loro trattazione autonoma. Sono: il furto, la rapina,

il danneggiamento e l’ingiuria.

Il furto, già punito extra ordinem nelle ipotisi di maggiore gravità e pericolosità sociale, trova una disciplina

organica fortemente ispirata ai principi già presenti nelle opere classiche. Solo che il furto adesso è

perseguito criminaliter, cioè con un giudizio penale pubblico.

La rapina in età post classica ebbe una trattazione a sé.

Il damnum iniuria datum, cioè il danneggiamento, trovò una trattazione organica nelle istituzioni e nel

codice.

Invece l’iniuria fu trasformata in delitto pubblico nell’età successiva a Deocleziano.

Terminata la trattazione dei diritti, le istitutiones passano alle obbligazioni quae quasi ex delicto nascuntur.

Quasi ex delicto fu tradotto in quasi - delitto in quasi significa come sé. L’obligationes quasi ex delicto 8

comprende illeciti puniti nell’editto pretorio ma non comprende tutti gli illeciti pretori. Erano diventati

illeciti pubblici la violazione di sepolcro, l’indicazione di misure false o l’estorsione a danno dei

contribuenti. Altri erano divenuti come la violenza e il dolo, causa di invalidità del negozio compiuto. Altri

ancora o furono annoverati fra i delitti, come la corruzione di schiavi, che fu affiancata al furto. Altri furono

proprio tralasciati.

Una riflessione merita il tema dell’elemento soggettivo dell’illecito, vale a dire il dolo e la colpa.

DALLE FORMULE ALLA COGNITIO

Il processo formulare aveva subito alcune contaminazioni con elementi presenti nelle procedure rimesse

direttamente alla cognitio dei funzionari imperiali. Nacque così una nuova forma di processo che prese il

nome di cognitio. La cognitio si presenta come una procedura unitaria, con determinate caratteristiche. Il

termine iurisdicio ha mutato significato e ora indica la pronuncia della decisione. Per cui il funzionario cui

era demandata la funzione di giudice si trovò ad avere dei poteri accresciuti rispetto a quelli che aveva avuto

lo iudex privatus del processo formulare. Infatti poteva esercitare la chiamata in giudizio del convenuto,

poteva giudicare da solo, oppure delegare la funzione ad un terzo ed aveva poteri istruttori autonomi rispetto

a quelli nella disponibilità delle parti. Per esercitare questi poteri, il giudice si serviva di figure ausiliare che

lo aiutavano per le citazioni in giudizio e nell’esecuzione forzata.

La chiamata in giudizio del convenuto affidata all’ufficio provocò anche l’effetto che l’assenza del chiamato

non fu più ritenuta impediente la celebrazione del processo. Infatti, quando fosse stato impossibile agli

ausiliari del giudice fare sì che il convenuto fosse presente, il processo poteva svolgersi ugualmente e questi

era chiamato contumax, cioè contumace, vale a dire disobbediente all’ordine di comparire impartitogli

dall’autorità pubblica.

Nuova litis contestatio La concezione classica della litis contestatio, quale momento dell’accordo tra le

parti, assunse tutt’altra funzione rispetto alle vecchie legis actiones e alle formule. Se le parti non erano

entrambi presenti, questo nuovo tipo di processo si poteva celebrare e la sentenza poteva essere pronunciata

anche se mancava la parte convenuto o addirittura se mancava l’attore.

L’ORGANIZZAZIONE DELLA COGNITIO

LA CAPACITA’ PROCESSUALE DELLE PARTI

Il cittadino pienamente capace può stare in giudizio da solo. L’incapace deve integrare la capacità mancante

con l’aiuto del tutore o del curatore, mentre le donne, in età postclassica, possono stare in giudizio da sole. È

sempre ammesso farsi rappresentare da un cognitor, da un procurator o da un defensor. Il cognitor è

investito direttamente della causa per mezzo di una dichiarazione dell’interessato resa davanti al giudice. Il

procurator invece era sempre incaricato della rappresentanza processuale a mezzo di mandato, anche verbale,

e doveva dare garanzia che il rappresentato avrebbe effettivamente eseguito la sentenza.

Giustiniano unificò le 2 figure del cognitor e del procurator, stabilendo che il procurator poteva essere

nominato con una dichiarazione verbalizzata in udienza, oppure con un mandato scritto da esibire in causa al

giudice.

Si ebbero anche mutamenti circa la capacità processuale dei servi e dei filii familias. I servi erano ammessi a

stare in giudizio, avendo sempre bisogno di un adsertor libertatis nelle cause liberales quali la vindicatio in

libertatem o in servitutem. In età postclassica il convenuto è autorizzato in giudizio a difendersi da solo

quando avesse goduto della libertà per ven’anni. Giustiniano abolì del tutto l’adsertor in qualunque giudizio

di libertà. Anche la capacità dei filii familias aumentò con l’aumentare della loro libertà di disporre di quel

patrimonio che poteva spettare solo a loro, quale era il peculium quasi castrense. Per quanto riguarda il

processo penale, i filii familias potevano difendersi personalmente quando erano accusati in giudizio da terzi

e non difesi dal proprio pater. I filii furono considerati personalmente responsabili dei delitti commessi.

I minori di 17 anni e i sordi non potevano rivolgersi direttamente al giudice e perciò erano assistiti da un

advocatus. L’advocatus aveva il compito di difendere le parti, anche pienamente capaci per l’intero processo

quindi difensore e rappresentante nel processo della parte. Gli avvocati dovevano far parte di una

corporazione professionale, soggetta al controllo pubblico, per garantire alla società la loro capacità di

postulare pro aliis.

ASPETTI DELLA PROCEDURA E DELLA SENTENZA

La cognitio non ha bisogno della presenza costante delle parti ma le è sufficiente l’impulso di parte perché

inizi. Il processo iniziato non si fermava anche se l’attore rimaneva assente, a differenza di quanto avveniva 9

nella fase in iure delle legis actiones e del processo formulare, bastava a farlo continuare la richiesta del

convenuto tesa ad ottenere una sentenza che lo assolvesse. La cognitio non era più divisa in 2 fasi (in iure e

apud iudicem) ma era possibile che il giudice delegasse l’intero processo ad un suo subordinato. Queste fasi

temporali del processo si possono schematizzare in: comparizione delle parti dinanzi al giudice, litis

contestatio, assunzione delle prove e pronuncia della sentenza.

La comparizione delle parti, nella cognitio del tardo antico, avveniva nella fase chiamata litis denuntiatio ed

era provocata con un atto introduttivo scritto, detto libellus, in cui l’attore doveva esporre le ragioni per le

quali agiva. Ottenuta dal funzionario imperiale l’autorizzazione a chiamare l’avversario, l’attore notificava il

libello al convenuto e gli intimava di comparire dinanzi al giudice. La litis denuntiatio era caratterizzata dalla

postulatio simplex, vale a dire dalla richiesta di autorizzazione al funzionario competente.

Nella litis denuntiatio l’attore indicava la situazione giuridica da cui scaturiva la propria pretesa ed indicava

le violazioni che imputava all’avversario. Entro 4 mesi dalla notifica della litis denuntiatio, le parti dovevano

comparire davanti al giudice. Il convenuto poteva difendersi con un libellus contradictorius, nel quale

venivano citati nomi altolocati per scoraggiare l’avversario. Ottenuta la comparizione della parti dinanzi al

giudice, iniziava la trattazione che doveva condurre alla litis contestatio, all’assunzione delle prove e alla

sentenza.

Dalla metà del V secolo si cominciò a saltare la fase della litis denuntiatio e prese piede un nuovo modo di

chiamata in giudizio, cioè il libellus conventionis, ovvero l’atto scritto con cui si chiamava in giudizio

l’avversario e che non era solo autorizzato dal funzionario competente, ma anche notificato da un exsecutor,

un ausiliario. L’attore doveva dare all’exsecutor e al convenuto idonee garanzie per la prosecuzione del

processo e l’exsecutor poteva esigere dal convenuto la cautio sudicio sisti, cioè la garanzia della sua

comparizione in giudizio. In mancanza di prestazione della cautio, l’exsecutor era autorizzato all’arresto del

convenuto, che poteva essere trattenuto in prigione fino alla fine del processo. Col libellus conventionis il

termine di comparizione fu fissato in un tempo non minore di 10 giorni. Se il convenuto non compariva si

dava luogo al processo contumaciale. Il convenuto assente era intimato per 3 volte a comparire. Se rimaneva

assente, la sentenza era pronunciata contro di lui perché contumax, assente.

Il iusiurandum, ossia il giuramento, divenne un mezzo di prova, distinto tra necessarium, volontarium e

iudiciale. Il giuramento necessarium costringeva l’avversario a giurare o a riferire il giuramento a chi l’aveva

deferito, non giurare infatti appariva come un ammettere. Lo iusiurandum volontarium era basato

sull’accordo tra le parti ed era possibile solo extra iudicium, cioè fuori dal processo.

Il convenuto poteva anche opporre delle eccezioni che erano delle allegazioni di fatti diversi da quelli erano

stati portati a sostegno della domanda. L’exceptio aveva perso la sua natura classica di difesa sul piano

processuale ed era diventata una difesa sia di carattere processuale, sia sostanziale. L’exceptio doveva essere

proposta nelle difese del convenuto entro un certo termine: le eccezioni processuali andavano opposte subito

alla prima udienza, quelle dilatorie di merito andavano opposte prima della litis contestatio, come per quelle

perentorie di merito.

L’initium dunque era utilizzato per la verifica della eccezioni e degli altri presupposti processuali, nonchè

delle eccezioni di merito, sia dilatorie sia perentorie. Quindi si passava alla litis contestatio che non era

quella del processo formulare. La lite contestata è lo stato della controversia dopo che si era svolta

l’enunciazione delle ragioni dell’attore e gli era stata opposta la contradictio, ossia la contestazione con le

ragioni, con le eccezioni del convenuto. Gli effetti della litis contestatio sono la fissazione dei termini della

sentenza, pretesa dell’attore e negazione e eccezioni del convenuto.

Contestata la lite si passava all’istruzione probatoria, ossia assunzione delle prove. Dopo la litis contestatio e

l’istruzione probatoria, doveva essere emessa la sentenza entro un certo tempo. Giustiniano fissò un termine

massimo di 3 anni della litis contestatio per la pronuncia della sentenza.

Vi erano definitivae sententiae che definivano la lite e sentenze che decideva questioni pregiudiziali, sia sulla

procedura, sia sull’ammissibilità delle prove. La sentenza era pronunciata presenti le parti ed era scritta o in

latino o in greco.

IL GIUDIZIO D’APPELLO E L’ESECUZIONE

L’appello era il mezzo per chiedere la revisione della definitiva sententia ritenuta ingiusta, ma formalmente

valida. L’appello si proponeva con un libellus appelllatorius indirizzato al giudice che aveva pronunciato la

sentenza, da presentare entro un termine brevissimo di 3 o 5 giorni, elevato da Giustiniano a 10 giorni. Il

giudice doveva ricevere l’appello e consegnare all’appellante, entro 30 giorni le sue osservazioni, chiamate

litterae dimissoriae o apostoli, insieme agli atti del processo. L’appellante entro un termine di qualche mese

doveva consegnare al giudice dell’appello sia gli apostoli che il fascicolo del processo celebrato. 10


ACQUISTATO

3 volte

PAGINE

11

PESO

99.44 KB

AUTORE

flaviael

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del Diritto Privato Romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Fascione Lorenzo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Storia del diritto privato romano

Storia del diritto privato romano - definizioni
Appunto
Riassunto esame storia del diritto privato romano, prof. Mannino, libro consigliato Introduzione alla storia del diritto privato dei romani, Mannino
Appunto
Decadenza delle legis actiones, Pugliese
Appunto
Riassunto esame diritto amministrativo, prof. Napolitano, libro consigliato La logica del diritto amministrativo, Napolitano
Appunto