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amministrazione e che negli atti negoziali appaiono centro di imputazione di diritti ed obblighi, come se

fossero veri e propri soggetti.

In età classica si riteneva che i beni ereditari non ancora accettati fossero res nullius.

I BENI

Nell’età postclassica si perse la distinzione tra proprietà e possesso, si attenuò la distinzione tra dominium e

ius in re aliena, mentre si creò una nozione ampia di proprietà, in cui furono compresi anche quei diritti reali

che attribuivano l’uso e il godimento della res. Si tese ad affermare il principio per cui il contratto poteva

generare, oltre che obbligazioni, anche diritti reali, facendo così emergere il concetto di “ contratto ad effetti

reali”.

Beni nostri e altrui La pubblicazione delle Institutiones di Giustiniano fece sì che le res potevano essere

divise in res in nostro patrimonio e res extra nostrum patrimonium. Le cose o si hanno nel nostro patrimonio

o si hanno al di fuori del nostro patrimonio.

Distinzioni di res Il diritto classico distingueva res sacrae, res religiosae e res sanctae. In epoca cristiana

sono res divinae non più quelle considerate idealmente di proprietà di un dio ma quelle che appartengono ad

una singola Chiesa. Sono invece res sacrae gli edifici o gli strumenti di culto consacrati dal vescovo. Sono

sacre le cose che secondo il rito e dai sacerdoti sono consacrate da Dio, come le chiese e i doni che secondo

il rito sono dedicate al culto di Dio. Sono sante le cose, come le mura o le porte, quando sono considerate di

diritto divino.

Res nullius e res ecclesiastiche L’età postclassica distingue fra res nullius, cioè che non sono suscettibili

di appartenere ad alcun soggetto privato e res ecclesiastiche, cioè che appartengono ad una Chiesa.

Res religiosae Qunto alle res religiosae è scomparsa la distinzione tra sepolcri familiari ed ereditari,

poiché è concesso di seppellire estranei alla famiglia nei sepolcri familiari e discendenti diseredati nei

sepolcri ereditari.

Res sanctae Quanto alle res sanctae erano invece considerate beni publici iuris, cioè di diritto pubblico.

Res corporales e incorporales Rimane la distinzione tra res corporales e res incorporales, mentre

l’abbandono della mancipatio e delle sue formalità, fa mettere da parte la distinzione tra res mancipi e res nec

mancipi, finchè Giustiniano la soppresse definitivamente.

Beni mobili e immobili Si fa più rilevante la distinzione fra beni mobili e beni immobili. Quanto ai fondi,

rimane la distinzione tra fondi italici e fondi provinciali, di proprietà dell’imperatore.

IL POSSESSO

Fra i due concetti di proprietà e possesso, è quello di possesso che in età postclassica si viene ad allargare. Le

concessioni in godimento della terra, accompagnate dai rimedi processuali utili alla loro tutela contro le

richieste dei domini, avevano indotto e sviluppato il fenomeno.

Rimane la distinzione per quelle situazioni in cui si conserva la sola disponibilità del bene, a prescindere

dall’avere una tutela. Si continua a distinguere tra possibilità di rivendicare e possibilità di tutelarsi nel

possesso.

La nozione di possessio fu estesa anche ai casi di esercizio di fatto di un potere corrispondente ad un diritto

reale limitato. In età postclassica si ritenne che il soggetto possedesse il diritto (possessio iuris) che invece,

come res incorporalis, non sarebbe stato suscettibile da solo di possesso. E l’ammettere che res incorporalis

fossero suscettibili di possessio consentì l’applicazione della traditio e della longi temporis praescriptio, che

avrebbero postulato il presupposto del possesso.

Giustiniano riprese le distinzioni elaborate in tema di dominium e di possessio della giurisprudenza classica.

L’elemento psicologico dell’animus possidendi era divenuto preminente rispetto al corpus possessionis, cioè

alla disponibilità materiale della res. Attribuire rilevanza all’elemento psicologico, anziché alla situazione di

fatto, induce l’idea che il possesso possa essere concettualizzato come diritto. Infatti secondo le Definitiones

di Papiniano: “ coloro che sono soggetti all’altrui potestà, possono tenere un bene peculiare ma non lo

possono possedere, poiché il possesso non è soltanto dell’oggetto, ma è anche del diritto.

Il quasi-possesso Giustiniano conserva il concetto di possessio iuris: e perciò è possessor iuris, o a volte

quasi possessor, colui che esercita di fatto una servitù o l’usufrutto. Quanto invece alla superficie , oppure

all’enfiteusi, si fece sempre riferimento al possesso dell’edificio o della terra, senza considerare quel

possesso come diritto. 4

Tutela processuale Queste differenze trovano riscontro nei mezzi processuali di tutela. Definitivamente

proibito il ricorso all’intervento privato, sia pure senz’armi, come era ancora in diritto classico per chi fosse

stato spossessato con violenza o clandestinamente o agisse contro il precarista, le costituzioni che si

susseguono da Costantino in poi puniscono qualsiasi autodifesa violenta.

L’USUCAPIO E LA LONGI TEMPORIS PRAESCRIPTIO

L’usucapio e la longi temporis praescriptio sono istituti creati per rendere certe delle situazioni traslative

che risultano mancanti di elementi essenziali per la determinazione della titolarità del diritto. Essi sono

rimasti distinti fino a Giustiniano e l’usucapio era utilizzata per i fondi italici, mentre la longi temporis

praescriptio era usata per i fondi provinciali. Il fondo italico era usucapibile in buona fede dopo 2 anni di

possessio ex iusta causa, mentre il fondo provinciale si perdeva soltanto dopo 10 anni o 20 anni.

Riforma dell’usucapio Giustiniano riformò l’usucapio immobiliare e rese applicabile a tutti i fondi la

longi temporis praescriptio, che fu trasformata invece in una azione per il riconoscimento di un vero e

proprio diritto e dunque da annoverare tra le prescrizioni acquisite, ovvero tra quelle estintive del diritto

dell’attore. Così venne affermata una piena omogeneità con l’usucapio, conservata per i beni mobili e

prolungata a 3 anni.

Tempi prescrizionali L’età postclassica aveva introdotto anche altre praescriptiones di più lunga durata.

Costantino aveva parlato di una praescriptio di 40 anni a favore del possessore di mala fede, ovvero

sprovvisto di titolo. Valentiniano e Valente precisarono che la praescriptio non giovava a chi fosse stato solo

detentore, quale è l’affittuario del fondo in locazione, oppure a chi avesse, anche in buona fede, acquistato

dal padre beni pervenuti ai figli per successione della madre e di cui il padre aveva la sola amministrazione

senza il diritto di disporne. Vi è poi una praescriptio di 30 anni introdotta da Teodosio, per estinguere tutte le

actiones, comprese quelle in rem. Con Giustiniano troviamo praescriptio di 30 anni e 40 anni, nonché casi

particolari cui viene riconnessa una determinata praescriptio, soprattutto con l’intento di favorire particolari

titolarità, quali quelle delle chiese, dei monasteri e degli enti assistenziali.

L’ENFITEUSI E LA SUPERFICIE NEL SISTEMA GIUSTINIANEO

L’enfiteusi è un istituto tipicamente orientale, che ha però un precedente nella locazione a privati di ager

vectigalis, specie se in perpetuo, con concessione della piena disponibilità di quelle terre. Si ager vectigalis,

id est emphyteuticarius, petatur, vale a dire se sia rivendicato ager vectigalis, cioè enfiteutico. La disciplina

che già era stata dettata, anche dal pretore , per l’ager vectigalis, venne riportata al fundes emphyteuticarius,

cioè al bene concesso in enfiteusi. Il diritto del concessionario enfiteuta è configurato come un diritto reale,

alienabile e trasmissibile mortis causa, era costituito su fondi imperiali che altrimenti sarebbero rimasti

incolti, nell’ambito di un generale disinteresse per l’amministrazione attiva del latifondo. Le terre imperiali

erano concesse o con un evidente contenuto dominicale, o con ius perpetuum e con l’enfiteusi. Lo ius

perpetuum e l’enfiteusi attribuiva il possesso, sebbene senza possibilità di usucapione. Lo ius perpetuum

derivava dallo ius in agro vectigali, ed era stato esteso alle terre imperiali; mentre l’enfiteusi era nata in

oriente per i fundi petrimoniales, e poi per le terre delle città.

Dall’età tardoantica l’atto costitutivo dell’enfiteusi una locatio conductio, come si poteva dedurre

dall’obbligo di corrispondere un canone; ovvero una vendita, come si poteva dedurre dalla natura reale del

vincolo e dalla sua lunga durata.

Il diritto enfiteuticario non sia definito col titolo né di conduzione né di alienazione, ma questo sia costituito

terzo diritto, non associabile o assimilabile, separato da entrambi i ricordati contratti, crea un vero e proprio

tertium genus, dando anche per scontata l’assimilazione del ius perpetuum nell’enfiteusi. Ma la definitiva

disciplina dell’enfiteusi è dettata da Giustiniano, i diritti all’enfiteuta. Essi, corrispondono a quelli del

proprietario, e perciò spettano all’enfiteuta quelle azioni che, per loro natura, come ad esempio l’actio aquae

pluviae arcendae, l’interdetto quod vi aut clam, competerebbe esclusivamente al dominus.

L’enfiteuta è obbligato alla miglioria del fondo, ed è tenuto a versare un canone annuo, il cui mancato

pagamento, protratto per tra anni, determina la decadenza dal diritto. L’enfiteusi può essere alienata, e

trasmessa mortis causa, E’ però fatto obbligo all’enfiteuta di notificare al proprietario l’intenzione di

alienare, al fine di consentirgli l’esercizio del diritto di prelazione attraverso il pagamento di una somma pari

al prezzo denunziato. Se tale prezzo viene pagato, il diritto di enfiteusi si estingue per confusione. Se la

prelazione non viene azionata entro 2 mesi dall’offerta, l’enfiteuta ha diritto al cosiì detto laudemium, cioè

ad una piccola somma, pari al massimo ad un cinquantesimo del prezzo.

Quanto invece alla superficie, una votla superati gli scogli derivanti dal principio superficies solo cedit,

anche grazie agli interventi del pretore, risulta per l’epoca postclassica che in Occidente si ritornasse al 5

principio superficies solo cedit per i casi di costruzioni realizzate invito domino, cioè contro la volontà del

proprietario del superficiario ha la piena ed assoluta disponibilità dell’edificio, e può difendersi con una actio

in rem, e più in generale con i mezzi di tutela spettanti al proprietario. Il diritto di superficie è alienabile e

trasmissibile mortis causa, e si costituisce con una convenzione col proprietario del suolo. Il superficiario

deve pagare un corrispettivo, che prende il nome di solarium.

LE SUCCESSIONI E LE DONAZIONI

LA SUCCESSIONE SECONDO IL TESTAMENTO

Le Institutiones di Giustiniano introducono il tema delle successioni.

Testamento per aes et libram era il documento redatto per iscritto e attestato da 5 testimoni.

Testamento pretorio era stato utile per superare il rituale del testamento per aes et libram ed era costituito

in un documento scritto, contenente disposizioni di ultima volontà, attestato da 7 testimoni, cioè i 5 del

testamento librale , più un sesto che figurava il libripens e un settimo che figurava il familiae emptor. La

differenza stava nel fatto che il testamento civile, quello con 5 testimoni, attribuiva al chiamato l’hereditas,

mentre il testamento pretorio, cioè quello con 7 testimoni, attribuiva solo la bonorum possessio.

Testamento nuncupativo In più nell’età tardoantica è ammesso anche il testamento orale per

nuncupationem, cioè una dichiarazione semplice che non segue il rito librale.

Testamento olografo In Occidente una costituzione di Valentiniano III aveva riconosciuto la validità del

testamento olografo, cioè del testamento scritto tutto di pugno del testatore e sottoscritto, anche se i testimoni

non erano intervenuti.

Testamento pubblico Il basso impero introduce l’idea di testamento pubblico, vale a dire di un testamento

che ha attestazione non già nella presenza di testimoni, ma nell’essere stato fatto innanzi a un funzionario

pubblico oppure a questi ufficialmente consegnato. Si tratta del testamentum apud acta e del testamentum

principi oblatum. Il testamentum apud acta pone il lascito all’interno della dichiarazione resa dal testatore ad

un funzionario municipale perché questi la inserisca negli atti pubblici, mentre il testamentum principi

oblatum è il testamento consegnato all’imperatore perché lo affidi al funzionario preposto alla conservazione

negli archivi.

Testamento autografo è il testamento non sottoscritto, quando risulta che il testatore ha dichiarato per

iscritto di averlo redatto interamente di suo pugno.

Testamento allografo è il testamento redatto da un terzo ma sottoscritto dal testamento, che deve aver

scritto di suo pugno anche il nome dell’erede.

Testamenti speciali Giustiniano tratta anche di testamenti speciali. Si tratta del testamentum militis,

riservato ai solo militari impegnati in operazioni belliche, ai quali vengono abbandonate le formalità previste

per il testamento ordinario, proprio per l’impossibilità di osservarle in tempo di guerra. Poi ancora del

testamentum tempore pestis conditum, cioè del testamento formulato in tempo di peste, per il quale è

concesso che i testimoni si presentino alla spicciolata uno dopo l’altro al fine di evitare il contagio. Poi del

testamento del cieco, cui è assegnato un tabularius, vale a dire un notaio oppure un ottavo testimone che

firmi al posto suo. Poi il testamentum ruri conditum, cioè redatto in campagna per il quale sono richiesti solo

5 testimoni.

I codicilli quanto ai codicilli, Giustiniano richiese anche per la loro validità l’intervento di 5 testimoni che

dovevano sottoscrivere l’atto scritto, mentre potevano essere semplicemente menzionati se l’atto consisteva

in una dichiarazione orale.

Revoca del testamento qualcosa muta anche in tema di revoca del testamento. Secondo la regola classica

questo potrebbe essere revocato solo da un successivo testamento rite perfectum, vale a dire ritualmente

valido. Ma Giustiniano consente la revoca per mezzo di un secondo testamentum imperfectum, cioè nullo da

l’origine se questo confermato dal giuramento di 5 testimoni, revoca l’istituzione di eredi estranei e nomina

invece i legittimi.

LEGATI E FEDECOMMESSI

Anche per il legato fa disposto che la successione si potesse fare senza dover ricorrere a formula solenni. Si

distinguevano ancora legati con effetti reali che attribuivano immediatamente la proprietà o la titolarità di un

diritto reale, e legati con effetti obbligatori che attribuivano all’onorato un credito nei confronti dell’erede.

Ma la novità fu la sovrapposizione che ormai si poteva fare fra legati e fedecommessi. Giustiniano trattò in

modo organico i due istituti e affermò che l’onorato, vale a dire il beneficiato o dal legato o dal 6

fedecommesso, poteva disporre di mezzi di tutela univoci. Ma il punto saliente riguardava il così detto fede

commesso universale, cioè la preghiera rivolta all’erede di trasmettere all’onorato tutta l’eredità. Giustiniano

concesse all’erede il beneficio della quarta, ripreso dalla quarta falcidia, mentre riservò le azioni per i crediti

e i debiti ereditari nei limiti della quota a favore e contro il fedecommissario. Se l’erede non voleva accettare,

perdeva il beneficio della quarta mentre crediti e debiti divenivano per intero dell’onorato. Il fedecommesso

non diventava se non un legato del valore dei ¾ dell’eredità per questo i legati furono equiparati ai

fedecommessi. Un tipo particolare di fedecommesso universale è il fideicommissum familiae relictum cioè il

fedecommesso di famiglia. Qui la preghiera del testatore è di conservare il patrimonio familiare e di lasciarlo

ad uno di famiglia, generalmente al maschio primogenito, obbligandolo a fare altrettanto.

LA SUCCESSIONE LEGITTIMA

La legislazione imperiale tende a privilegiare i vincoli di sangue, fondando il sistema successorio sulla

parentela, nell’ambito di una famiglia basata sul matrimonio.

Giustiniano elimina la distinzione classica fra hereditas e bonorum possessio, concepisce solo il rapporto di

parentela ed equipara l’emancipato al filius familias. Quanto all’ordine fra successibili furono distinte 4

classi. La prima classe contemplava i discendenti legittimi sia dal lato paterno che dal lato materno, chiamati

per stirpes e dunque con diritto di rappresentazione. La seconda contemplava agli ascendenti sia paterni sia

materni, ed i fratelli e le sorelle germane, cioè che avevano comuni entrambi i genitori, secondo regole di

chiamata al quanto complesse. La terza contemplava i fratelli e le sorelle consanguinei che avevano cioè

comune il padre, o uterini che avevano invece comune la madre. La quarta infine contemplava i cognati. Il

parente più prossimo escludeva i più remoti. Quanto al coniuge è chiamato se mancano i cognati.

Infine se non vi sono eredi ab intestato, il patrimonio si devolve al fiscus, oppure all’ente o al corpo di

appartenenza del de cuius. Il fiscus però non è un erede e perciò non risponde dei debiti, per soddisfare i

quali i creditori possono solo chiedere che i beni siano venduti.

LA DONAZIONE E LA DONATIO MORTIS CAUSA

Giustiniano mantenne il divieto delle donazioni fra coniugi. Infatti implementò i requisiti formali per

obbligare il donante ad una riflessione circostanziata sul gesto che andava a compiere. L’insinuatio, cioè la

forma prescritta, consisteva nella redazione di un documento e nella sua trascrizione nei registri pubblici.

Inoltre si andava affermando la tendenza a considerare la donazione come un contractus.

Nel diritto post classico anche la donatio mortis causa, si allineò con il testamento: non si richiese

l’insinuatio ma si pretese il documento scritto con i sigilli degli stessi 5 testimoni che abbiamo trovato per il

testmanento e per i codicilli. Nell’epoca Giustinianea la donazione mortis causa fu equiparata ai legati.

LE OBBLIGAZIONI

LE OBBLIGAZIONI IN GENERALE

Gaio presentava tutte le obbligazioni come nate o da contratto o da diritto e poi le descriveva ad una ad una

dopo averle classificate nei 4 generi di obbligazioni re, o verbis, o licteris, o consensu contractae.

LE FONTI DELLE OBBLIGAZIONI

Secondo Gaio tutte le obbligazioni nascono o da contratto o da colpa. Le obbligazioni o nascono da contratto

o da maleficio o secondo una disciplina propria da varie figure di cause. Le varie figure di cause

comprendono obbligazioni che sfuggono ai criteri unificanti che giustificano le 2 precedenti categorie delle

obbligazioni contrattuali e da quelle di maleficio, le prime legate all’idea di conventio e le seconde ai 4 delitti

dello ius civile. Le intistutiones imperiali propongono invece un'altra classificazione delle fonti delle

obbligazioni: l’obbligazione è un vincolo del diritto, a causa del quale siamo costretti dalla necessità di

eseguire una qualche prestazione secondo le norme della nostra comunità. Di tutte le obbligazioni la

distinzione principale si fa in due generi: infatti o sono civili o sono pretorie. Civili sono quelle che sono

state costituite o dalle leggi o sono state riconosciute dal diritto civile. Pretorie sono quelle che creò il pretore

dalla proprio giurisdizione e che sono chiamate anche onorarie. La distinzione successiva si fa in 4 specie:

infatti o sono da contratto o quasi da contratto o da maleficio o da quasi maleficio. Quelle da contratto sono

di 4 specie: infatti o sono contratte per mezzo di una cosa o per mezzo di parole o per mezzo di scritti o per

mezzo del consenso. 7


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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del Diritto Privato Romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Fascione Lorenzo.

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