Il codice civile francese
I progetti giusnaturalistici del decennio rivoluzionario (1789–1799)
1) Le fonti del diritto in Francia alla vigilia della rivoluzione
La realizzazione di una legislazione civile breve, compatta e unitaria che sostituisca alla molteplicità giurisprudenziale delle fonti un diritto uniforme e comune a tutta la nazione fondato sulla ragione e sul diritto naturale costituisce uno degli obiettivi primari del progetto di rinnovamento legislativo che si viene delineando in Francia fin dalla prima fase della Rivoluzione. La Francia prerivoluzionaria presenta un'accentuata frammentazione consuetudinaria di origine altomedievale che divide la nazione in due zone: droit coutumier (Nordoccidentale di matrice germanica) e droit écrit (Centromeridionale di matrice romanistica). Allo scoppio della Rivoluzione, le consuetudini sono in vigore in numero di circa 360 unitamente al diritto regio.
Quest'ultimo è rappresentato dalle grandi Ordonnances realizzate alla fine del XVII secolo a opera di Colbert, cancelliere di Luigi XIV. Le fonti consuetudinarie, le fonti regie e le fonti del diritto comune romano-canonico operano sotto il potente influsso delle istituzioni giudiziarie presenti nel regno, e in primo luogo dai parlamenti regionali tra cui il parlamento di Parigi. Alla prassi sviluppata dai parlamenti si accompagna a livello dottrinale lo svolgersi della grande scuola giuridica francese, dapprima con Francois Hotman, Cujas e Doneau.
L'attività uniformatrice e di parziale riordinamento logico-sistematico svolta dai parlamenti e dalla migliore dottrina non impediscono non solo il perpetuarsi di norme, istituti e principi obsoleti ma anche il manifestarsi di situazioni di incontrollabile proliferazione giurisprudenziale delle fonti. Tale stato di cose viene denunciato con accenti sempre più accesi, dalle opere di Montesquieu, Voltaire, Rousseau e di numerosi altri rappresentanti della polemica illuminista. Attraverso i loro scritti finiscono per elaborare una vera e propria ideologia della riforma denominata Illuminismo giuridico.
L'Illuminismo giuridico auspica la creazione di un diritto nuovo, generale e uniforme di produzione sovrana o comunque statuale. Dotato dei caratteri della certezza, semplicità, comprensibilità e accessibilità, razionale nella struttura e rispondente nei contenuti ai postulati giusnaturalistici e contrattualistici, e in grado di poter escludere non solo la necessità di un'integrazione da parte di fonti esterne al sistema quali il diritto comune romano-canonico, ma anche ogni intervento interpretativo da parte sia della dottrina che della giurisprudenza delle corti. Verso strutture dotate in tutto in parte di questi caratteri, si muove l'opera di rinnovamento legislativo e di codificazione intrapresa dopo il 1789 dalla Rivoluzione.
2) La rivoluzione e la codificazione
Le aspirazioni al rinnovamento e all'unificazione del diritto civile si manifestano in modo esplicito fin dall'avvio degli avvenimenti rivoluzionari. Proposte ed idee innovative sono infatti contenute già in alcuni tra i circa 60.000 cahiers de doléance presentati dai delegati dei ceti, delle corporazioni e delle istituzioni locali all'assemblea degli Stati Generali. Taluni tra questi cahiers si limitano a richiedere generici interventi di riforma o ad auspicare l'unità del diritto a livello provinciale; in altri invece, le richieste sono assai più precise.
Il cahiers del Terzo Stato di Parigi sollecita infatti non solo la creazione di un codice unico, ma anche l'abolizione del retratto feudale e delle sostituzioni fidecommissarie e la libera stipulabilità degli interessi. Nel periodo immediatamente successivo, la realizzazione di una legislazione civile unitaria dotata dei caratteri della semplicità e della chiarezza entra a far parte come elemento costitutivo di importanza primaria del programma di riforma dello Stato. In campo civile durante il periodo rivoluzionario l'effettiva attività di riforma e di codificazione si rivela lenta, elaboriosa e spesso contraddittoria. L'ordinamento giudiziario viene infatti profondamente rinnovato dai provvedimenti presi dall'Assemblea Costituente e dall'Assemblea Legislativa.
Anche in campo penale gli eventi rivoluzionari portano ben presto alla promulgazione di un celebre codice e, più tardi, di un codice di procedura detto code Merlin.
3) La legislazione settoriale degli anni 1789 – 1792
3.1 – Famiglia e successioni
I membri dell'Assemblea Nazionale Costituente hanno modo di rendersi ben presto conto delle difficoltà che presenta l'opera di riforma del diritto civile, segnatamente nelle materie della famiglia e delle successioni. Un primo progetto sulla disciplina del diritto successorio viene presentato all'Assemblea il 21 novembre 1790. Il testo intende procedere a una razionalizzazione del sistema successorio incentrata sull'abolizione delle istituzioni legate al feudo e sull'applicazione dei principi di uguaglianza e di unità del diritto.
La discussione sul progetto viene però immediatamente differita su richiesta di numerosi deputati. Si giunge in tal modo al memorabile dibattito dedicato, tra il marzo e l'aprile del 1791, alla riforma della disciplina delle successioni. La discussione è particolarmente accesa, in quanto molte tra le riforme proposte sono fieramente avversate da numerosi deputati provinciali. La netta contrapposizione tra le diverse anime dell'Assemblea rischia di paralizzarne l'attività legislativa e porta infine all'approvazione di uno scarno testo normativo in nove articoli di portata tutto sommato limitata.
L'Assemblea Legislativa, che sostituisce quella costituente, si limita a sua volta a far propria una proposta avanzata dal giurista e deputato Garran che prevede che tutti i cittadini siano invitati a presentare idee e suggerimenti in ordine ai contenuti della futura disciplina civilistica. Per quasi un anno in effetti questi profondi dissensi impediscono l'assunzione di decisioni di ampia portata. La fase di stallo si protrae fino all'agosto del 1792 quando un nuovo sussulto interviene a sconvolgere i fragili equilibri. L'Assemblea imprime un'improvvisa accelerazione e una subitanea radicalizzazione ai propri lavori.
Vengono così approvate una serie di importanti misure settoriali che avviano comunque una stagione legislativa; significativi sono poi due decreti deliberati nell'ultimo giorno di frenetica attività dell'Assemblea Legislativa. Il decreto che determina le cause, i modi e gli effetti del divorzio dà concreta attuazione alle idee che respingono la concezione sacramentale del matrimonio e ne affermano la natura laica di contratto civile. Il divorzio viene ammesso:
- In caso di mutuo consenso dei coniugi
- Per una delle cause previste in un apposito elenco, che ricomprende i casi di: demenza, condanna a pena afflittiva o infamante, crimini, assenza o mancanza di notizie per almeno cinque anni
- Incompatibilità d'umore e di carattere tra i coniugi
Il decreto che determina i modi di stabilire lo stato civile dei cittadini istituisce gli uffici di stato civile cui spetta la tenuta e l'aggiornamento dei registri di nascita, matrimonio e morte. Il provvedimento segna l'irruzione dello Stato in un ambito tradizionalmente riservato alle istituzioni ecclesiastiche.
3.2 – Proprietà e diritti reali
L'avvio delle riforme civilistiche tocca anche la materia dei diritti reali. In tale ambito le attenzioni e le cure del legislatore si incentrano in particolare sulla proprietà, che da tempo una corrente di pensiero assai forte nell'ambito dell'illuminismo giusnaturalista aveva individuato tra gli essenziali diritti dell’uomo. Secondo Locke il diritto alla libertà e il diritto di proprietà sono caratteri non solo innati ma anche inscindibili della natura umana.
Il diritto di proprietà consiste nella libertà di disporre come si voglia della propria persona e dei propri beni. In effetti, la proprietà viene esplicitamente riconosciuta come diritto naturale e imprescrittibile e come diritto sacro e inviolabile nella dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Il legislatore rivoluzionario pone in essere in materia di proprietà e di diritti reali una serie di provvedimenti che assumono una notevolissima rilevanza in quanto assurgono a simbolo dell’avvenuto distacco dalle strutture sociali dell’ancien régime.
Tra il 5 e l’11 agosto l’assemblea proclama l’abolizione del regime feudale e di ogni tipo di immunità e privilegio. La nazionalizzazione e la successiva messa in vendita dei cospicui beni appartenenti alle istituzioni ecclesiastiche viene sancita da un decreto dell’assemblea costituente. Tutti sono messi a disposizione della nazione per colmare il deficit dello stato che si accolla le spese di culto e il mantenimento dei sacerdoti e delle istituzioni ospedaliere e caritative. All'eversione della feudalità e alla vendita dei beni ecclesiastici si accompagna la parziale eliminazione delle antiche e diffuse proprietà collettive delle comunità locali e di villaggio, realizzata mediante la suddivisione delle stesse tra gli abitanti.
Il numero delle divisioni effettivamente realizzate sarà relativamente limitato, e nella maggior parte dei casi le antiche forme di sfruttamento comunitario continueranno a sussistere. Le disposizioni ora menzionate innescano comunque una delle più grandi riforme agrarie della storia.
4) Il comitato di legislazione
Il 21 settembre 1792 inizia i propri lavori la convenzione nazionale, subentrata all’assemblea legislativa. Nel primo periodo d'attività prosegue senza soluzione di continuità nella politica legislativa di livellamento sociale, di frammentazione della proprietà e di ristrutturazione, talora in senso pubblicistico, dei rapporti di famiglia. Esempi più significativi di tale indirizzo normativo:
- Décret fa venir meno il diritto di testare e stabilisce di conseguenza in capo a tutti i discendenti un uguale diritto alla successione nei beni degli ascendenti
- Dall'ulteriore décret che riconosce il diritto di succedere anche ai figli nati fuori dal matrimonio
Il primo compiuto progetto di codice civile prende forma definitiva solo nell'estate del 1793 nell’ambito della convenzione di legislazione nazionale. Il Comitato è incaricato della elaborazione dei progetti legislativi ed è composto da 48 membri, per la gran parte forniti di una buona preparazione giuridica, talora di notevole livello. Tra i membri del Comitato figurano in effetti giureconsulti e tecnici ad alta qualificazione tra cui Antoine Merlin, Coulon. Presidente del Comitato è Cambacérès.
5) Jean Jacques Régis de Cambacérès
Nato a Montpeiller da una famiglia di non eccessive fortune. Cambacérès compie i propri studi presso la facoltà di diritto della sua città natale. Nel 1789 è membro supplente agli Stati Generali e subito dopo diviene consigliere municipale a Montpeiller. Abilissimo nel non lasciarsi coinvolgere nella lotta che oppone Girondini e Montagnardi, compie un capolavoro di elusione nel periodo in cui l’assemblea è chiamata a pronunciarsi circa la condanna a morte dello sfortunato Luigi XVI.
In tali circostanze vota prima per l’incompetenza della Convenzione, poi per la colpevolezza del re, in seguito per la detenzione quest'ultimo come ostaggio in caso di'invasione straniera, poco dopo per il rinvio della sentenza capitale, e infine per l’immediata esecuzione della stessa. Rapidamente schieratosi con gli autori del colpo di stato termidoriano, diviene presidente della Convenzione e poi membro del comitato di salute pubblica. Il colpo di stato di Napoleone vede Cambacérès correre in aiuto del vincitore che lo ricompensa con la nomina a secondo console della repubblica.
Nel 1804: arcicancelliere dell’Impero e in tale veste presiede il senato e il Consiglio di Stato. Muore nel 1824 a Parigi. Egli riesce a superare le situazioni più intricate grazie a quella peculiare capacità d’adattamento e mimetismo. Lavoratore instancabile, discreto conoscitore del diritto d’ Ancien Régime e bene informato sulle grandi correnti filosofiche e giuridiche del suo tempo, si dimostra talmente duttile sul piano della elaborazione normativa da poter confezionare nel giro di pochissimi anni, pur se in collaborazione con altri provetti giuristi, ben 3 progetti di Codice civile, ognuno, dei quali corrispondente nei contenuti a un determinato momento dell'evoluzione ideologica della Rivoluzione.
6) Il primo progetto: dalla politica al diritto
Il primo progetto di codice civile viene messo a punto dal Comitato di Legislazione della Convenzione Nazionale nel momento della presa del potere da parte dei Giacobini guidati da Robespierre. Dal 18 gennaio 1793 i lavori civilistici erano stati suddivisi tra quattro sezioni dello stesso Comitato chiamate a occuparsi rispettivamente di: Stato civile, famiglia e matrimonio; successione figli naturali e adozione; donazioni, sostituzioni e testamenti; convenzioni, ipoteche e feudi. Questo primo testo ricomprende 719 articoli distribuiti in 3 libri dedicati allo stato delle persone, alle cose, ai contratti.
Il testo si presenta come un lavoro che intende dare concreta applicazione in primo luogo ai principi dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e dell’autonomia negoziale. Il progetto appare ai suoi autori pianamente rispondente ai principi della ragione e del diritto naturale e ampiamente dotato dei caratteri dell’unità e della semplicità del diritto. Propone nel libro I una vera e propria rivoluzione del diritto delle persone e della famiglia: esso prevede l’abolizione della patria potestà e della ridicola potestà maritale, introduce l'amministrazione comune dei beni da parte dei coniugi e facilita il divorzio. Costituisce nuove e meno rigide forme d'adozione.
In materia successoria si assiste al trionfo della successione legittima: i figli naturali volontariamente riconosciuti dal padre e non adulterini sono equiparati ai figli legittimi. La disciplina relativa ai beni e alle obbligazioni si muove già in quella prospettiva individualista di esaltazione della volontà del singolo destinata a manifestarsi pienamente attraverso la disciplina della proprietà e della libertà contrattuale, nel Code del 1804.
7) L’accantonamento del primo progetto
Il progetto viene accolto in un primo tempo con un certo favore dalla maggioranza dei membri della Convenzione. La minoranza di deputati però reclama una ancor più decisa radicalizzazione dei contenuti del testo. Una buona parte degli articoli viene approvata benché le questioni più delicate vengono per il momento lasciate ancora in sospeso. La seduta del novembre 1793 segna invece una netta svolta nei lavori della Convenzione come conseguenza del definitivo affermarsi del regime del Terrore.
La Convenzione decide di interrompere bruscamente l’esame del progetto e sottoporlo a una commissione di revisione formata da 6 «philosophes» non giuristi. Radicalismo rivoluzionario e polemica anti giurisprudenziale. I deputati finiscono per giudicare il testo approntato da Cambacérès da un lato ancora troppo complesso e legato al tradizionale tecnicismo giuridico e dall’altro non ancora completamente libero dai condizionamenti del diritto d'Antico Regime. Tra i membri della commissione, l’esponente di maggior spicco è senza dubbio Couthon, rivoluzionario radicale, esponente di spicco dell'ideologia giacobina e fedele seguace di Robespierre.
Non tutto il lavoro svolto dal Comitato di Legislazione viene rimesso in discussione: 2 frammenti del progetto entrano in vigore con talune modifiche:
- Decreto che parifica i diritti di successione dei figli naturali non adulterini o incestuosi
- Riforma della donazione e testamento
Entrambi hanno effetto retroattivo al giorno della presa della Bastiglia.
8) Verso il secondo progetto: il contributo di Philippe Antoine Merlin
La delibera della Convenzione del novembre 1793, che affida il riesame del progetto di codice civile a una commissione di «philosophes», costituisce una testimonianza di evidente rilievo del particolare clima politico e culturale nel quale vive la Francia rivoluzionaria alle soglie del Terrore. Il lavoro di revisione viene bensì portato avanti, ma ancora all’interno del comitato di Legislazione della Convenzione sotto la presidenza continua di Cambacérès che può avvalersi della piena collaborazione di uno dei più notevoli giuristi della rivoluzione: Merlin.
Un protagonista: Philippe Antoine Merlin - Merlin de Donai vanta una lunga e complessa carriera professionale e politica. Rappresentante del Terzo Stato agli Stati Generali nel 1789, come membro dell'Assemblea Costituente elabora i provvedimenti sull'abolizione del regime feudale, guadagnandosi ben presto una solida fama di legislatore. Si schiera con i Termidoriani, e grazie a tale scelta diviene presidente della Convenzione ed entra nel Comitato di Salute Pubblica. In questo periodo realizza il progetto di codice dei delitti e delle pene che è denominato Code Merlin. Nel 1804 è nominato da Napoleone Procuratore Generale Imperiale.
9) Il secondo progetto: un’introduzione filosofica al diritto
Tra la primavera e l'estate del 1794, Cambacérès, unitamente a Couthon e a Merlin, viene a lungo impegnato da una complessa opera di riordino e classificazione dell’enorme massa di oltre 10.000 provvedimenti fino a quel momento prodotti dalle assemblee legislative rivoluzionarie. Nel settembre 1794 Cambacérès è in grado di presentare alla Convenzione il secondo progetto di codice civile, accompagnandolo con un nuovo apposito rapporto. La data di presentazione del progetto è un elemento di cui tener conto, poiché essa cade po... [testo interrotto]
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Elementi di Storia del diritto medievale e moderno
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