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Riassunto esame Storia del diritto costituzionale, prof. Girotto, libro consigliato Storia Costituzionale d'Italia, Ghisalberti

Riassunto per l'esame di Storia del diritto costituzionale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Storia costituzionale d'Italia (1848-1994)" di Carlo Ghisalberti. Argomenti affrontati nel libro: Rivoluzione francese, la Costituzione del 1795, Direttorio, Parlamento bicamerale, Costituzione di tipo liberale, la monarchia amministrativa, la... Vedi di più

Esame di Storia del diritto costituzionale docente Prof. D. Girotto

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ITALIA:nel 1830 L’esperienza degli Stati dell’Europa occidentale che aveva dimostrato che monarchie

rappresentative erano funzionali al consolidamento dei poteri della borghesia ebbe perciò anche

l’Italia si ispirò ad esse.

Contrari: Si opponevano al cambiamento i governi e i sovrani che avevano una MONARCHIA

CONSULTIVA. Per aversi un cambiamento di tipo LIBERALE (voluto dalla borghesia) era

necessario un accordo con la Corona e avere un ampio consenso popolare. Bisognava trovare una

soluzione per unire BORGHESIA-CORONA, che doveva avvenire in modo graduale e moderato.

Soluzione: : IL PROGETTO DI COSTITUZIONALE PER L’ITALIALIBERA E UNITARIA

dell’anno 1835 . Era un progetto portato avanti da chi aveva aspirazioni unitarie e si preoccupava

dell’organizzazione da dare all’unione. Il contenuto del progetto era perciò democratico e

d’ispirazione unitaria.

Intanto, sempre più si andava diffondendo l’idea che la lotta per la costituzione equivalente alla lotta

per la libertà; ciò era confermato da Rossi che definiva la Costituzione “la legge dei paesi liberi

che si sottrassero al regno del privilegio”

ITALIA:nel 1848 : nel 1848 si diffondono le idee liberali che si possono realizzare solo attraverso una

costituzione, i vari sovrani temendo il rischio di rivoluzioni cominciarono a concedere, nei loro

regni.

cenni delle rivoluzioni europee del 1848:I fermenti che agitavano al fondo la società europea erano

molto complessi e diversi secondo le varie situazioni nazionali e secondo il livello di sviluppo

raggiunto dai vari paesi. La tensione politica si articola in 2 filoni:

1. LE LOTTE LIBERALI E NAZIONALI nei paesi politicamente divisi o dipendenti dal regime

assolutistico (Italia, Austria, Ungheria);

2. RIVENDICAZIONI DEMOCRATICHE nei paesi che già avevano un ordinamento

costituzionale moderato;

Gli elementi comuni delle rivoluzioni europee del 1848:

a) il più importante fu il ruolo svolto dalle correnti democratiche. La scintilla della rivoluzione

si accese in Italia e fu rappresentata dall’elezione a Papa, di Pio IX intorno al quale sorse un

clima di forte attesa.Tal entusiasmo indusse i democratici a denunciare le esiguità dei risultati

raggiunti dal riformismo moderato e ravvisare nella lotta rivoluzionaria lo strumento per

ottenere la costituzione e conquistare la libertà.

b) L’attività rivoluzionaria suscitò la reazione dei governi:

 Sicilia: le forze dei Borboni furono costrette ad abbandonare la città in cui fu adottata la

costituzione del 1812.

:

 Napoli Ferdinando II invocò l’intervento degli austriaci reso impossibile da Pio IX a consentire

il passaggio delle truppe sul proprio territorio; Ferdinando II fu costretto a cedere e a

promulgare una costituzione l’11-02-48 .

 Toscana: il 17-02-48 fu pubblicata la costituzione

 :

STATO PONTIFICIO Il 14-03-48 fu pubblicata la costituzione

Il limite di queste Costituzioni ITALIANE stava nel fatto che erano molte Cost. OTTRIATE. Fu

cosi per: Regno delle 2 Sicilie

• Principato di Monaco

• Granducato di Toscana

• Regno di Sardegna

• Stato della Chiesa

• Ducato di Parma

Eccezioni dove le Costit. furono VOTATE furono

, :

Regno di Sicilia ( .)

si convocò a Palermo il parlamento per redigere la costit

• Repubblica Romana ( )

fu un’assemblea costituente a redigere la costit

Nacque un dibattito fra:

 Forze liberali: intendevano la Costituzione come frutto di un PATTO fra il

sovrano e la nazione che riconosceva i d. di libertà .

 Forze aristocratiche e conservatrici: intendevano la Costit. Come una

CONCESSIONE VOLONTARIA del sovrano perseverando i suoi poteri.

Questo aspetto di “GRATUITA’” della costituzione fu evidenziato dal

BORELLI nel “Consiglio di Conferenza” del 3/2/1848

Caratteristiche delle costituzioni italiane: l modello cui gli “STATUTI del 1848” si

ispiravano era la costituzione francese (molto istituzionale) del 1814 perfezionata

nel 1830 e la costituzione belga del 1831

(fatta eccezione per:

lo statuto del regno di Sicilia ispirato alla Costituzione a sfondo democratico del codice del

1812

la costituzione della repubblica romana il cui contenuto repubblicano la avvicinava a quella

.

francese del 4-11-48

Erano Statuti con un TESTO BREVE che evidenziavano le differenze tra il tipo

d’organizzazione statale che esse proponevano e l’assolutismo fino allora esercitato dai

sovrani. in essi si nota la “FORTE INTERFERENZA della corona nella gestione dei

poteri. In particolare:

 LEGITTIMAZIONE DIVINA DEL POTERE del sovrano

 DEFINIZIONE DEI DIRITTI della collettività

 Determinazione dei contenuti dello STATO DI DIRITTO

 DIVISIONE DEI POTERI in_:

P. LEGISLATIVO = spettava al re + Parlamento (composto da 2 camere:

o  Camera elettiva (sulla base del censo)

 Alta Camera (di nomina regia con ampi poteri)

P. GIUDIZIARIO = dipendeva dal potere esecutivo che ne determina

o l’organizzazione e l’attività

P. ESECUTIVO = “MINISTERO”: era emanato dal re che era anche capo

o dell’esecutivo.

Ogni Ministro era RESPONSABILE verso il re per le sue azioni.

Sul Ministero il Parlamento aveva solo una generica funzione “di controllo”

In conclusione con la “sanzione regia” nella funzione legislativa, con il sovrano capo

dell’esecutivo e con il re che controlla il potere giudiziario si delinea una

MONARCHIA COSTITUZIONALE PURA in cui i pubblici poteri sono tra loro

interdipendenti e sottoposti alla volontà del re titolare peraltro del potere di svolgere

l’attività d’INDIRIZZO POLITICO con l’ausilio di ministri .

Perciò le prerogative del re erano molto più forti di quelle parlamentari dal momento

che alla Camera elettiva spettava una funzione di generico controllo sull’attività

governativa, controllo privo d’ogni sanzione efficace perchè non si poteva mettere in

stato d’accusa i ministri.

Divenne difficile contemperare le tendenze conservatrici delle dinastie e le aspirazioni

della borghesia che sulla base dell’esperienza francese era convinta che come la

CARTA del 1830 poi portò alla creazione di un REGIME PARLAMENTARE, anche

gli statuti italiani dovevano raggiungere quel risultato.

Fallimento delle Costituzioni del 1848:La vita costituzionale italiana fu BREVE. Infatti gli statuti

andarono in DESUETUDINE o abrogati. I sovrani avevano assunto un comportamento ipocrita

e incompatibili con la condotta assolutistica dei sovrani

L’unica eccezione fu lo STATUTO ALBERTINO del regno di Sardegna e Piemonte”destinato

a convogliare tutte le speranze di coloro che aspiravano ad una nazione unita su base di una

costituzione e liberale, mentre le altre costituzioni cessarono di esistere.

In particolare:

NAPOLI: dopo la tragica giornata del 15/5/1848 si creo una frattura fra gruppo liberale e

• monarchia

SICILIA: Il Parlamento respinse l’atto della corona (ATTO COSTITUZIONALE DI GAETA

• per la SICILIA)con cui il re prometteva di mantenere nell’isola il regime del 1812. Questo

comportamento portò all’abrogazione della costituzione.

STATO DELLA CHESA: il papa PIO IX fugge a Gaeta e a Roma si instaura il nuovo “Regime

• Repubblicano” facendo decadere la costituzione.

GRANDUCA DI TOSCANA: fallì il tentativo di formare una COSTITUENTE che rendesse più

• .

democratico il regime. Il sovrano fu costretto ad abrogare la costituzione

Conclusioni: In tutta la penisola ci fu un che portò

MUTAMENTO IDEOLOGICO

dall’illusione di un accordo borghesia-monarchia alla delusione della realtà che spinse a

trovare um’altra soluzione.

Unica eccezione fu il regno dei Savoia dove resiste

: REGNO di SARDEGNA e PIEMONTE

lo STATUTO ALBERTINO che divenne il fulcro delle speranze liberali in Italia.

lo STATUTO ALBERTINO : fu concesso dal re CARLO ALBERTO di Savoia, sovrano del

regno di Sardegna e Piemonte il 4/3/1848 trasformando la monarchia sabauda imn

. Lo stesso re iniziò, subito dopo (fine marzo), la guerra

MONARCHIA COSTITUZIONALE

per la liberazione dell’Italia dalla dominazione straniera (dichiarando guerra all’Austria… ma fu

)

sconfitto e abdicò a favore del figlio Vittorio Emanuele II di Savoia

Lo Statuto fu una costituzione OTTRIATA, BREVE (

84 articoli che individuano la forma di

e FLESSIBILE

Stato senza occuparsi di disciplinare diritti dei singoli o rapporti tra Stato e singoli)

La flessibilità fu la sua caratteristica più importante perché indicava che poteva essere

modificata con 1 legge ordinaria in modop da adeguarsi alle trasformazioni politiche della

società. Tuttavia tale caratteristica non fu voluta da CARLO ALBERTO il quale nel

preambolo definiva lo statuto come “ una legge FONDAMENTALE, PERPETUA E

e ciò sottendeva la contrarietà del monarca ad abbandonare l’applicazione

IRREVOCABILE”

dei principi in esso contenuti, alla volontà del parlamento.

Con l’emanazione dello statuto Carlo Alberto aveva voluto creare una MONARCHIA

in cui il sovrano non doveva avere soltanto un valore formale ma doveva avere

LIMITATA

la titolarità del potere esecutivo esercitando notevole influenza sulla attività legislativa e

giudiziaria rispecchiando così le posizioni ideologiche del gruppo dirigente subalpino che

non accettava l’idea liberale del monarca che ”.

“REGNA MA NON GOVERNA

Le competenze di Carlo Alberto: Lo statuto, infatti, attribuiva al RE (mentre negli altri organi

la qualifica di:

erano subordinati al sovrano.)

Capo dello Stato + Capo di Governo + Capo dell’Amministrazione

Al re spetta:

Pienezza della funzione esecutiva (art. 5)

• Comando delle forze armate (Art.5)

• l’iniziativa delle relazioni internazionali con il diritto di dichiarare, la guerra e di firmare la

• pace.(Art. 5)

il potere di NOMINARE le cariche dello Stato e un’ampia facoltà normativa in materia di

• decreti e regolamenti;

concedeva il potere di SANZIONARE e di PROMULGARE le leggi; (art. 7)

• l’iniziativa legislativa( art. 8)

• da lui dipende il MINISTERO ( artt. 65-66-67)

La divisione dei poteri nello Statuto Albertino: era così:

1. POT. LEGISLATIVO = PARLAMENTO: formato da 2 camere:

 Senato Vitalizio di nomina regia: (Camera ALTA). Art. 33 =si prevedevano le

categorie tra le quali scegliere un n° non limitato di senatori. Ciò permette al re di

scegliere i senatori che gli erano più vicini (nell’esercito, nel clero, burocrazia…)

 Camera dei Deputati elettiva: (Camera BASSA) i deputati vengono eletti

attraverso i collegi elettorali stabili dalla legge. Art. 39 = gli elettori devono essere

individuati per censo. Già nella formazione dello Statuto ci si pose il problema su

come individuare gli elettori in modo da allargare il suffragio. Prima si optò di

tener conto delle capacità elettorali poi si tenne conto solo del censo. Allargare il

suffragio avrebbe trasformato il regime da COSTITUZIONALE a

( )

PARLAMENTARE RAPPRESENTATIVO tanto voluto dai liberali

2. POT. ESECUTIVO = GOVERNO(= MINISTERO): il governo era formato da

MINISTRI scelti e nominati dal sovrano che doveva tener conto di chi voleva il

parlamento. Con il passare del tempo la prassi stabilì un RAPPORTO di FIDUCIA fra

governo e parlamento: il ministero poteva rimanere in carica solo con il voto favorevole

del Parlamento, mentre il sovrano si sarebbe dovuto adeguare nella scelta dei ministri

alla volontà della CAMERA BASSA in cui era rappresentata la volontà del popolo.

Nella prassi però ciò avvenne in modo graduale:

 il 1° ministero presieduto da BALBO e nominato il 16.03.48 convocò le

CAMERE e pubblicò le legge elettorale che prevedeva un sistema uninominale a

a

doppio turno( fu la 1 legge elettorale). Balbo si dimise perché il parlamentonon

approvò il suo disegno per l’unione delle Lombardia . La crisi di governo non si

aprì per la sfiducia del parlamento, ma perché Balbo si sentiva responsabile verso

il re per il suo operato. Egli si limitò ad applicare lo Statuto perché non si era

ancora formata una prassi..

 il 2° ministero presieduto da CASATI : si trovò a governare in una situazione

di “emergenza”: bisognava dichiarare guerra all’ Austria. La guerra obbligò il

Governo subalpino a chiedere alle CAMERE i pieni poteri. La concessione dei

pieni poteri per la condotta della guerra modificò profondamente i rapporti tra

il governo , la corona e il parlamento: il Governo fu investito di poteri che il

monarca impegnato al fronte non poteva esercitare direttamente.. nelle prassi ci fu

la scissione di poteri fra governo e re. Ora il ministero con il favore del

parlamento e senza intervento del re è dotato di poteri importanti

 il ministero presieduto da GIOBERTI: dopo le dimissioni di Casati salì al

governo Gioberi con un forte consenso del Parlamento

 il ministero presieduto da CHIODO ebbe un forte carattere ASSEBLEARE

conclusioni :Il REGNO di SARDEGNA e PIEMONTE fu l’unico a conservare gli ordinamenti

costituzionali concessi da Carlo Alberto; il nuovo sovrano Vittorio Emanuele II

nonostante la sua mentalità autoritaria conservò lo STATUTO ALBERTINO in

quanto era consapevole che in questo modo i liberali avrebbero guardato al Piemonte

come alla guida di tutte le energie morali e materiali per la lotta definitiva contro

l’AUSTRIA. CAP. 2

REGIME PARLAMENTARE NELLA MONARCHIA SUBALPINA

STORIA: 1821 è il sovrano del Regno di Sardegna e Piemonte (R.

VITTORIO EMANUELE I di Savoia

Subalpino) e difronte ad una rivolta popolare ( ) e all’amutinamento dell’esercito

anti-assolutistiche

abdicò a favore del fratello Carlo Felice il quale affidò la reggenza a CARLO ALBERTO di

SAVOIA.

1848Carlo Alberto, il 4/03/ 1848 concesse lo Statuto. Alla fine di marzo dichiarò guerra all’Austria

affinché lasciasse al Piemonte I territori della Lombardia e del Veneto. Perse la guerre e gli

furono applicate sanzioni finanziarie pesanti. Pensando di ottenere un comportamento più

indulgente dell’Austria C.Albero abdicò a favore del figlio VITTORIO EMANUELE II di

Savoia (era il 1849)

1849. il giovane re Vitt. Emanuele II (aveva 20 anni) viene convinto dai 2 liberali: Massimo

D’AZEGLIO e Cesare BALBO ad appoggiare il liberalismo per scongiurare il pericolo di

nuove rivolte nel regno e farlo regrededire.

AFFERMAZIONE del REGIME PARLAMENTARE: Fu proprio sotto il regno di VITT.

e con l’applicazione dello Statuto Albertino( ) che si affermò il

EMANUELE II di tipo flessibile

regime parlamentare in Piemonte anche se numerose furono le difficoltà da superare .

Genesi del rapporto di FIDUCIA fra GOV e PARL. Come nasce?

La risposta non è solo nella “prassi”., la trasformazione è frutto di una maturazione politica

progressiva. Il re pur volendo rimanere fedele al regime di monarchia Costituzionale con molti

poteri al sovrano, dovette rendersi conto che lo stesso Statuto nel regolare i rapporti corona-

governo-parlamento dava la supremazia al potere legislativo.

L’opinione di CAVOUR: ( liberale che divenne 1° ministro a partire dal1852. Era convinto che per il

progresso dell’Italia era necessario sviluppo economico + liberalismo. Il suo obiettivo era di creare un

).

forte Stato nell'Italia settentrionale sotto la corona dei Savoia,

Cavour scrisse un articolo sul giornale : “ LO STATUTO DI CARLO ALBERTO E I

” (10/03/1848) in cui affermò che interpretando lo Statuto e

PARTITI AVANZATI

considerando il re obbligato a rispettarlo, una nazione libera può progredire anche

solo attraverso le sue leggi ed il suo parlamento. Il Parlamento ha un ruolo

superiore agli altri organi.

Per Cavour è SISTEMA RAPPRESENTATIVO quello che prevede il legittimo

intervento del paese nel governo dei propri poteri attraverso una RAPPRESENTANZA

. Perciò Cavour evidenziò la necessità di creare un legame stretto tra il

NAZIONALE

potere esecutivo e quello legislativo. Ma il potere esecutivo (Ministero) deve essere

premuroso di sottoporre il proprio operato alla “sanzione” (controllo) dei rappresentanti

del popolo.

L’opinione di Carlo BONCOMPAGNI: nel suo libretto “ DELLA MONARCHIA

riconosceva il ruolo preminente del potere legislativo

RAPPRESENTATIVA”

nell’ambito del sistema costituzionale .

La è alla base di un regime rappresentativo

RESPONSABILITA’ MINISTERIALE

fondato sulla superiorità parlamentale e sulla condizione inderogabile che i ministri

rispondono dei loro atti alle 2 camere.

Iniziò così laricerca di una soluzione politica adatta per regolare i rapporti e la prevalenza fra

CORONA – GOVERNO – PALAMENTO.

SISTEMA ELETTORALE del Piemonte:

premessa: fu introdotto il sistema elettorale con la LEGGE del 17/031848 ( lo statuto rinviava alla legge

. Esso era fondato su un

ordinaria la determinazione del sistema elettorale della Camera dei DEPUTATI)

sistema ’uninominale e doppio turno, da anni era considerato come il necessario complemento

del collegamento tra l’ELETTO e gli ELETTORI , in quanto le dimensioni ristrette della

circoscrizione elettorale rappresentavano una garanzia per l’attuazione del sistema

rappresentativo che si fondava su una forte selezione delle personalità migliori della nazione .

Dopo le prime elezioni indette da BALBO nel 1848 , l’anno successivo si andò alle urne x altre

dei rapporti

2 volte , ma la popolazione non riuscì ad esprimere la propria opinione sull’organizzazione

tra i maggiori poteri dello Stato.

Gli elettori: venivano individuati per assicurandosi quel collegamento fra

CAPACITA’ e per CENSO

elettori ed eletti:si selezionavano come elettori i più ricchi ed intellettuali in modo che potessero

scegliere con il loro voto le personalità migliori e più capaci. Il risultato fu che in uno stato in cui

non si era ancora formato un proletariato a base industriale, i cosiddetti NOTABILI , coloro cioè

che emergevano tra gli abitanti d‘ogni singolo collegio x capacità e prestigio , facevano parte della

.

BORGHESIA

a

1 legislatura ( 8/5/1848): ) era composta da liberi professionisti

La CAMERA elettiva (dei Deputati

( ) da professori universitari , funzionari dello stato , magistrati , pochi ecclesiastici

avvocati (5

) e pochissimi nobili proprietari di terre ( ).

deputati su 204 30 su 204

Tale struttura della Camera rispecchiava la struttura della società subalpina che voleva

realizzata sul piano parlamentare quell’egemonia borghese necessaria x il progresso civile e

politico e in tal senso molto utile risulta il sistema elettorale uninominale che più d‘ogni altro

favoriva le forze liberali .

Un gravissimo contrasto sorse quando questa legislatura fu chiamata a formare un’ASSEMBLEA

( a

COSTITUENTE dopo la 1 guerra di indipendenza per liberarsi del potere austriaco e con cui si ottenne la

) per dare

liberazione della LOMBARDIA e delle 4 PROVINCE VENETE che furono unite al regno subalpino

una nuova costituzione al “regno allargato”, Come eleggere i componenti della costituente?

: Fu proposto di introdurre il

dibattito: se scegliere il sistema UNINOMINALE o PLURINOMINALE

( ) e lo scrutinio di lista a base

SUFFRAGIO UNIVERSALE dovevano poter votare tutti i cittadini

plurinominale e provinciale . Le varie opinioni:

CAVOUR criticò tale sistema a difesa dell’uninominale ( l'intero territorio nazionale viene suddiviso

• in tanti collegi quanti sono i seggi della Camera. In ciascun collegio ogni partito o coalizione presenta il

nome di uno ed un solo candidato, da qui l'aggettivo uninominale, e risulta alla fine eletto solo quello più

. Il sistema plurinominale (

votato, risultando tutti gli altri eliminati) In ciascun collegio ogni partito o

avrebbe

coalizione presenta il nome più candidati. Vengono eletti coloro che hanno più voti degli alrti),

reso gli elettori soggetti alla pressione dei partiti estremisti,con centri operativi nei

capoluoghi di provincia, del clero e dei ricchi proprietari terrieri. Cavour difese il sistema

introdotto con la L. del 17/03/1848 perché la scelta del “rappresentante doveva essere

immediata” e personalizzata in base a CIRCOSCRIZIONI TERRITORIALI LIMITATE.

Tale dibattito rimane tuttavia senza soluzione essendo venuta meno la necessità di

convocare un‘assemblea costituente, ma venne ribadita sempre più la convenienza politica

del sistema uninominale ;

CARUTTI: lo scrutinio di lista ( ) era “immorale” ,xchè conduce ad

cioè plurinominale

• corruzioni contro coscienza tra le diverse parti, e menzognero xchè concede alle

minoranze una superiorità sproporzionata rispetto alle loro capacità e toglie alla

maggioranza degli elettori la possibilità di giudicare i candidati.

Fallì l’unione dei nuovi territori al Piemonte e non ci fu più la necessità di formare la Costituente.

Ma rimase diffusa l’idea che il sistema migliore per un regime liberale fosse quello

UNINOMINALE ( 1 solo candidato per partito in ogni collegio)

da più parti si proponeva di allargare il n° degli

Dibattito sul tema del SUFFRAGIO UNIVERSALE

elettori fino a permettere di votare a tutti i cittadini. Non tuttu furono d’accordo, infatti le varie

tesi furono:

CAVOUR non era d’accordo: il suffragio universale allo stato

NON ERA CONFORME

• ” dello stato

“INTELLETTUALE

PEVERELI: Per lui era inopportuno prevedere un sistema elettorale in una Costituzione

• perché era un campo in continua evoluzione che doveva seguire il progresso civile e politico

della nazione. Più opportuna per regolamentare il sistema elettorale è la legge ordinaria

CARUTTI: era a favore del suffragio universale xchè realizzava il collegamento tra sviluppo

• culturale e partecipazione politica.

Queste tesi mostrano come i moderati concepivano il “ in origine

Conclusione: LIBERALISMO”

come i), ma poi negli obiettivi pratici essi

un’OLIGARCHIA( il potere in mano a poch

vogliono la ). con il

DEMOCRAZIA (il potere nelle mani del popolo SUFFRAGIO

era sostenuto dalle classi aristocratiche e conservatrici in quanto avrebbe

UNIVERSALE

diminuito il peso politico della borghesia liberale che non potevano più contare

sull’appoggio dell’elettorato ristretto.

a a

2 legislatura( 1/2/1849) e il POTERE DI SCIOGLIMENTO delle camere: durante la 2 legisla

continuò ad esserci una omogeneità culturale fra i componenti della camera elettiva ( dei deputati, eletta con

prevalenza della borghesia

) con

il sistema uninominale

Le differenze d‘opinioni e gli scontri verbali scoppiati in seno alla Camera dei Deputati non

avevano motivazione di classe ma riflettevano i temi della condotta della guerra contro

l’Austria e delle condizioni contenute nella pace da firmare. Nella vita poltica di questi anni

incide molto la guerra ed il comportamento da assumere verso l’Austria.

il sovrano aveva il potere di sciogliere le

In caso di contrasto fra GOVERNO e CAMERE

camere (potere previsto nello statuto)per avere dal popolo il consenso per l’azione voluta

dal governo.

Ciò successe quando il governo voleva riprendere la guerra contro l’Austria e il parlamento

si opponeva. Era già successo con il re Carlo Alberto nel 1848. Tale atteggiamento fu

seguito anche dal figlio Vittorio Emanuele II (

succeduto al padre C. Alberto che abdicò in suo favore

; che su proposta del 1° ministro DE LAUNAY (

dopo la sconfitta di Novara nel marzo 1848) al

a

), fu costretto a sciogliere le camere per dare vita alla 3

governo da marzo a maggio 1849

legislazione(30/7/1849,) (sperando di ottenere una maggioranza più democratica, e meno borghese,

favorevole al conflitto)

.

Vittorio Emanuele II fu accusato d‘interferenza pubblica e di coartazione della volontà

del paese per ottenere appoggi e consensi per la sua azione. Ma furono accuse superficiali: il

re voleva solo salvaguardare lo Stato dalle minacce delle forze reazionarie e delle forze

estremiste in senso democratico e rivoluzionario. Perciò si vide costretto a realizzare una

forma di “paternalismo dinastico” nei confronti delle istituzioni statutarie per conservare lo

statuto e la sua monarchia.

Fu per questo, per avere un atteggiamento meno rivoluzionario, che il re sostituì il 1°

ministro De Launay con il cui carattere moderato e il cui

MASSIMO D’AZEGLIO,

appoggio verso in costituzionalismo statutario fu una valida garanzia della sopravvivenza del

regime liberare.

Vittorio Emanuele II di Savoia (Torino, 1820 - 1878), fu principe di Piemonte, duca di Savoia e re di

Sardegna dal 1849 al 1861 e re d'Italia dal 1861 al 1878. Il compimento dell'unificazione italiana gli

procurò l'appellativo di "Padre della Patria". Come Re di Sardegna venne affiancato da validi ministri

quali Massimo d'Azeglio e Camillo Benso conte di Cavour che modernizzarono il regno.

MASSIMO D’AZEGLIO

(al gov. dal 1849 al 1852)

MINISTERO di M. D’AZEGLIO: ( Marchese e uomo politico di orientamento liberale moderato, cugino di Cesare

Balbo, fu 1°ministro del Regno di Sardegna dal 1849 al 1852 fu a capo di 2 governi fino a 4/11/1852 quando fu

sostituito dal conte Camillo Benso di CAVOUR). Durante la sua vita si dedicò anche alla pittura ed alla letteratura)

D’azeglio era un convinto liberale sostenitore del regime rappresentativo, molto legato alla corona e

allo statuto.

Nella “Lettera agli elettori” (1849) egli richiamava il cd. POPOLO VERO

( e non quello astratto delle

affinchè si impegnasse per difendere le leggi e gli ordini stabiliti da Carlo Alberto con

funzioni e poteri)

lo statuto. Fu sostenuto anche da un “proclama reale” con cui il re Vit. Eman. II invitava i sudditi a

votare in modo da non “rendere vane” le libertà riconosciute nello statuto

a

Ma nonostante questi inviti nelle elezioni del luglio 1849( x la 3 legislat.) furono eletti alla Camera

una maggioranza di I in netto contrasto con il governo (invece sostenuto dal Senato)

DEMOCRATIC

che era di tipo “ . La posizione dei democratici, aggravò la frattura tra GOVERNO e

MODERATO

la Camera dei DEPUTATI e ciò rendeva difficile ogni decisione da prendere per lo Stato. Il governo

propose 5 disegni di legge di riforma( per l’abolizione dei diritti di primogenitura e dei maggioraschi, per

l’inamovibilità dei magistrati, per gli stipendi dei giudici, per il rinnovamento delle segreterie giudiziarie e per l’istituzione

) e il parlamento li respinse tutti e cui ne seguì una forte tensione del paese.

dei tribunali di commercio

La situazione si aggravò quando alla fine della guerra con l’Austria il governo chiese al Parlam. la

firma della PACE DI MILANO e la liquidazione della pesante multa (dovuta dalla guerra) e le

camere si opposero. D’AZELIO vide vacillare la stabilità dello Stato e fu costretto a suggerire al

sovrano di sciogliere la Camera elettiva con la speranza che le nuove elezioni potessero dare forza

ai moderati.

Proclama di Moncalieri: Vittorio Emanuele II sciolse la Camera e indisse nuove elezioni ( x la 4

). La convocazione dei comizi elettorali avevano lo scopo di invitare dgli

legislatura del dic 1849

elettori a riflettere sulla gravità della situazione post-bellica e della necessità di firmare la pace.

Il re minacciò di introdurre il suffragio universale per PUNIRE la CAMERA dei DEPUTATI in

quanto così avrebbe pero la maggioranza della borghesia.

Prima delle elezioni, D’Azeglio ha redatto il famoso )

PROCLAMA DI MONCALIERI (20/11/49

, con cui accusava la Camera di scarsa rappresentatività ed esorta gli elettori a riflettere sul fatto

che solo la vittoria delle forze dinastiche e quindi l’alleanza tra corona e popolo avrebbe

salvaguardato lo statuto salvandolo dalle minacce e dai pericoli che insidiavano la sua

sopravvivenza. Spettava alla corona di decidere sulla pace e per questo si invita gli elettori ad

eleggere deputati in linea con il pensiero del sovrano, infine D’Azeglio dichiarò che se le

elezioni avessero dato potere alle forze rivoluzionarie egli sarebbe stato esonerato da qualunque

forma di responsabilità per il disagio in cui sarebbe caduto il paese.. Il proclama finiva così: “ se

gli elettori negano il loro consenso, la responsabilità del futuro e il danno ricadrà su loro stessi!”

a

4 Legislatura (dic. 1849): Dopo il proclama venne eletta una Camera dei Deputati con maggioranza dei

di moderati favorevoli al governo di Massimo d'Azeglio e che garantiva la conservazione

dello statuto. Continuò ad essere prevalente la BORGHESIA xchè furono ammessi impiegati

pubblici e militari, mentre diminuirono i notabili.

Il 9 gennaio 1850 il trattato di pace venne infine ratificato.

Se in tal modo si pose un freno alla minaccia della destra conservatrice di ricorrere ad un

colpo di stato anticostituzionale, dall’altro si scatenò la reazione dei democratici che

accusarono il governo di aver violato la libertà di voto degli elettori

La dottrina costituzionalistica del tempo giustificare l’operato dell’esecutivo:

Per il PEVERELLI : era opportuno sciogliere la camera dei deputati se fosse stata in conflitto

con il governo e quindi non più capace di sostenere una maggioranza governativa coerente ed

omogenea, ma al tempo stesso egli affermava che la corona avrebbe dovuto sciogliere la

camera elettiva con molta prudenza solo, cioè, quando fosse stata certa che dalle nuove

elezioni potesse essere rafforzata in quanto, in caso contrario, sarebbe stato molto forte il

rischio per le istituzioni rappresentative.

BIPARTISMO INPERFETTO: La tendenza politica che si era evidenziata con queste elezioni fu la

presenza di 2 strade politiche:

1. conservatrice: moderata

2. democratica: progressista.

La presenza di 2 schieramenti non creò divisioni e scontri. Anzi nella Camera si afferma il

“bipartitismo imperfetto” )

(imperfetto xchè non collegato con l’effettiva realtà sociale

Collaborazione Camera-Governo: la nuova Camera dei deputati eletta era in sintonia con il

governo. Infatti dovette sanare l’illegittimo (xchè contrario allo Statuto) comportamento del

governo che aveva deciso ( ) senza prima

NUOVE IMPOSTE per fronteggiare l’alta multa dell’Austria

sentire il consenso obbligatorio della Camera. Da questo momento si stabilì il PRINCIPIO

della “collaborazione della camera elettiva nella politica finanziaria (es. nella discussione

ed approvazione del bilancio). Ma per avere un regime LIBERALE e PROGRESSISTA

bisognava fare una NETTA SCELTA IDEOLOGICA

Le riforme di M. D’azeglio: salvato lo Statuto, il 1° ministro M. D’azeglio iniziò a realizzare il suo

programma di riforme e cioè:

1. AUTONOMIA DELLA MAGISTRATURA ( )

attuando l’art. 69 dello Statuto

Sancì l’inamovibilita’ dei giudici Per sottrarre la magistratura alle ingerenze degli altri

poteri dello stato e per evitare che si ripetesse che quanto fosse accaduto durante la

restaurazione quando i giudici erano subordinati all’esecutivo essendo la legge l’espressione

della volontà dei sovrani.

Con la legge del 19/5/1851 furono concesse numerose guarentigie a favore dei giudici, ai

quali dopo 3 anni dalla loro nomina non potevano:

Essere privati della loro carica

• Essere sospesi dall’esercizio delle loro funzioni

• Senza il loro consenso essere trasferiti o messi in aspettativa

• Fu attribuito alla CASSAZIONE il compito di sorvegliare e di comminare

• sanzioni disciplinari nei confronti dei giudici inferiori e giudicare intorno alla

LEGITTIMITA’ dei provvedimenti di trasferimento, collocamento e riposo,

revoca dei giudici.

Tutta via non fu compresa la portata innovativa in senso liberale di tale riforma che per

la prima volta segnò una rottura netta con il passato, caratterizzato dall’ingerenza

dell’esecutivo nella giustizia, furono solo evidenziate le lacune e i difetti che portavano

il governo ad intervenire ancora nella magistratura: infatti dall’esecutivo dipendeva

l’ufficio del PM ( ) e il 1° ministro stabiliva

che doveva promuovere l’azione penale

l’ampiezza delle circoscrizioni territoriali giudiziarie, e le piante organiche.

1. LEGGI SICCARDI : un testo legislativo del 1850 per regolare i RAPPORTI CHIESA -

guardasigilli Giuseppe Siccardi propose le Leggi Siccardi (1850), subito

STATO . Il

approvate a gran maggioranza dalla Camera, malgrado le resistenze dei conservatori più

legati alla Chiesa cattolica.

Resistenze dovute soprattutto all'abolizione di 4 grandi privilegi della chiesa prevista nei

disegni di legge:

a) : un tribunale che sottraeva alla giustizia

ABOLIZIONE DEL FORO ECCLESIASTICO

laica gli uomini di Chiesa come i sacerdoti.

b) di cui godevano le chiese e i luoghi di culto e

ABOLIZIONE DEL DIRITTO D‘ASILO

comportava l'impunità giuridica di coloro che chiedevano rifugio nelle chiese;

c) per chi non avesse osservato le festività religiose

LIMITAZIONE DELLE PENE

d consistente nel divieto per gli enti

) ELIMINAZIONE DELLA CD. MANOMORTA

ecclesiastici e gli istituti religiosi di acquistare beni immobili e di accettare

donazioni e lasciti testamentari senza aver ottenuto l’autorizzazione del Re e il

potere favorevole del Consiglio di Stato

Le Leggi Siccardi segnarono l'inizio di un lungo attrito tra il regno sabaudo ed il Papato,

attrito che si consolidò nel '52 con il progetto di istituire il matrimonio civile.

Questi disegni furono accusati di voler colpire gli interessi temporali della Chiesa. Ma la

fermezza di D’Azeglio nel persuadere la Camera dei deputati ed il Senato alla loro

approvazione e che soppresse le insurrezione clericali fu tanto importante da aprire un nuovo

capitolo della storia italiana: alterato il carattere costituzionale attribuito dallo Statuto alla

monarchia. Infatti nella polemica con la DESTRA CLERICALE aveva operato appoggiandosi

solo al parlamento senza compromettere la posizione della corona.

Una vasta maggioranza delle 2 camere approvò i disegni di D’Azeglio e ciò fece iniziare il

: il governo non avrebbe più potuto agire senza un ampio

REGIME PARLAMENTARE

consenso del parlamento.

Sostituzione di M. D’Azeglio :Quando nel 1852 il re Vitt. Emanuele II si accorse che il 1° ministro

D’Azeglio non era più in grado di attuare il regime parlamentare che aveva indebolito la figura

della corona, decise di sostituirlo. Ma con chi? Furono proposti 2 nomi:

1.CESARE BALBO: conservatore moderato, vedeva nella corona il fulcro dell’ordinamento e

per questo sosteneva che la monarchia doveva mantenere un ruolo primario nella vita

politica e partecipare alle scelte parlamentari. Concepiva un MINISTERO DIPENDENTE

.

DALLA CORONA , migliorabile solo entro certi limiti senza, però, cambiare la

Lo Statuto era INTANGIBILE

cornice monarchico-costituzionale.

2.C. BENSO conte di CAVOUR: era del centro-destra (destra moderata) con idee liberali,

aristocratico piemontese, con esperienze all’estero (Inghilterra e Francia) con un’alta

preparazione in economia ed imprenditoriale. Aveva iniziato la sua carriera politica da

giovanissimo e quindi aveva molta esperienza.

Egli pone il PARLAMENTO al CENTRO DEL SISTEMA dando ad esso i pieni

poteri e indipendenza dalla monarchia.

Lo statuto era solo lo strumento per il progresso liberale e pertanto poteva essere

modificato dal parlamento per adeguarlo ai cambiamenti politici ed economici del

paese. Per lui PROGRESSO e LIBERTA’, sviluppo economico e civile del paese

sono elementi indissolubili…………..Fu scelto Cavour come 1° Ministro (1852)

Camillo Benso conte di CAVOUR

(al gov. dal 1852 al 1861 fino alla sua morte)

CAVOUR: ( ) di idee liberali, in gioventù frequentò l'Accademia Militare, diventando ufficiale del

1810-1861

Genio. In seguito abbandonò l'esercito e prese a viaggiare.

Nel 1847 fece la sua comparsa sulla scena politica come fondatore, de il "Risorgimento

• Nel 1850, fu chiamato al governo Camillo Benso conte di Cavour inizialmente come

• ministro del Commercio e dell'Agricoltura, poi in seguito come ministro delle Finanze.

Nel 1852 aveva stretto un patto (il connubio) con la sinistra di Urbano Rattazzi che gli

• consentì di diventare in seguito 1° ministro quando ci fu la caduta di D’Azeglio causata da

un progetto di legge che istituiva il matrimonio civile osteggiato dal Re e dai conservatori

proprio grazie alla sua lontananza politica cercò di ottenere l’appoggio di una vasta

maggioranza parlamentare e non ci riuscì. .

Non piaceva né al re né al popolo, ma dimostrò a tutti di saper bene amministrare e ben presto la sua figura

politica avrà un ruolo chiave nel prosieguo del Risorgimento, distinguendosi per abilità politica e

larghezza di vedute che lo portarono a rendersi autore della prosecuzione della riforma liberale avviata dal

ministro D’Azeglio e gli consentirono di porre in Parlamento, rappresentante della sovranità nazionale,

l’interpretazione e l’applicazione dello Statuto;

Proprio tale prevalenza del Parlamento sugli altri organi dello Stato aveva reso aristocratica la tutela

monarchica della Costituzione attuata da Vittorio Emanuele II e il D’Azeglio era inadeguato ad attuare tale

regime parlamentare essendo legato agli schemi della monarchia costituzionali. Per questo motivo fu

nominato presidente del Consiglio il Cavour preferito al Balbo

il CONNUBIO: Nominato 1° ministro Cavour, egli rappresentava effettivamente una MAGGIORANZA

omogenea nella Camere elettiva . Cavour favorì la nascita del “connubio”: un’ALLEANZA POLITICA

FRA IL CENTRO DESTRA (moderata e progressista) di cui era portavoce lo stesso Cavour e il

CENTRO SINISTRA (riformatrice e moderata)con a capo URBANO RATTAZZI.

Questa alleanza fu la maggioranza parlamentare e fu il punto di forza del governo di Cavour grazie alla

quale il Piemonte entrò in una fase dinamica della propria vita politica e proprio in virtù di tale

raggiunta maggioranza Vittorio Emanuele II nomino CAVOUR alla presidenza del Consiglio.

Ma contrariamente a quanto era avvenuto sotto il governo di D’Azeglio, CAVOUR non era disposto ad

accettare la tutela dinastica e l’ingerenza del re nell‘attività di governo; egli scelse di atteggiandosi a

capo di governo parlamentare, responsabili solo di fronte alle camere in virtù di un rapporto di fiducia.

I risultati del connubio:

1 . inaugurazione del TRASFORMISMO: la formazione di una maggioranza parlamentare

attraverso delle alleanze post-elettorali (quando mancavano delle maggioranze

effettivamente rappresentative)

2. si impedisce il BIPARTITISMO: concentrando le forze in una UNICA MAGGIORANZA

LIBERALE e isolando l’opposizione, Cavour impedì la formazione di solo 2 schieramenti

).

di pari forza(1 di conservatore e 1 riformatore

Il bipartitismo era diffuso in GRAN BRETAGNA che però non aveva il problema dell’Italia

di puntare all’UNIFICAZIONE DEI TERRITORI. Per noi non era producente avere 2 forze

che andavano in direzioni opposte:

CONSERVATORI (sx): volevano mantenere gli attuali equilibri statali

• RIFORMATORI LIBERALI ( dx):volevano modificare l’equilibrio fra i poteri dello Stato.

3. affermazione del REGIME PARLAMENTARE: il connubio creando un’unica forza

politica governante legava il governo al parlamento con un RAPPORTO DI

( ). Il Governo diviene

FIDUCIA o meglio con una forte maggioranza della Camera elettiva

con anche il compito di mantenere

ORGANO AUTONOMO E UNITARIO

l’equilibrio fra corona e Parlamento

Il Capo di governo impersona l’indirizzo politico di fronte alle Camere e al re e

doveva attuare il “progetto politico voluto dalla maggioranza”

4. aumento DEI POTERI DEL 1° ministro : prima del connubio il capo di gov. poteva solo

convocare e dirigere le discussioni del governo, con Cavour il 1° ministro ha

funzioni e poteri ben definiti

Conclusioni: con il connubio e il governo di Cavour si giunge ad un EQUILIBRIO FRA CORONA e

ondato sull’intermediazione del governo che diventa

PARLAMENTO f l’AGO DELLA

tra le prerogative regie e quelle parlamentari

BILANCIA

CONFLITTO FRA LE 2 CAMERE: Lo STATUTO ALBERTINO aveva affidato lo svolgimento

dell‘attività legislativa al sistema BICAMERALE caratterizzato dalla contrapposizione tra:

1. di nomina popolare, impulsiva nelle proprie decisioni e

La CAMERA DEI DEPUTATI

tendenzialmente “progressiva” in quanto era propenso a cedere facilmente alle aspirazioni

dell’elettorato;

2. di nomina regia più riflessivo e meno incline a cedere alle aspirazioni dell’elettorato

IL SENATO

e quindi tendenzialmente conservatore.

Tale antitesi aveva generato numerosi conflitti come:

L’ESTENSIONE DELLA PREROGATIVA REGIA: mentre i deputati volevano ridurla, il

• senato voleva mantenerla e ciò mostrava il suo favore verso la corona e la sua fedeltà allo

Statuto. Il senato era conservatore e per questo era contrario al progetto di riforma della camera

dei deputati.

EMENDARE LEGGI TRIBUTARIE: l’art. 10 dello Stat.stabiliva che l’esame delle leggi

• tributarie, approvazione di bilancio e dei conti dello Stato doveva essere fatto preliminarmente

dalla Camera dei Deputati. Era solo una priorità nell’esame o voleva dire che solo i deputati

potevano emendare tali temi? Per questo nacque fra le 2 camere un contrasto perché entrambe

rivendicavano il d. di emendare

MATRIMONIO CIVILE: naconono scontri fra le 2 camere sul tema “se introdurre o meno” il

• matrimonio civile nel regno Sabaudo.

Tutti questi scontri portarono ad un dibattito per elaborare una riforma del sistema legislativo

bicamerale;

CAVOUR…già nel 1848 criticò aspramente il Senato ritenendolo aristocratico, anacronistico e ne propose la

trasformazione su base elettiva. Era necessaria una modifica della legge elettorale. Egli partendo dal modello

della costituzione belga e nordamericana che prevedevano una netta distinzione tra le 2 camere cercò di evitare

che il senato si configurasse come il doppione della camera suggerendo l‘imposizione ai candidati di diverse

condizioni di capacità e di modificare le circoscrizioni e di ammettere la durata del mandato.

La monarchia si oppose, infatti essa nominando i senatori con le “INFORNATE”, sceglieva soggetti ad essa fedeli

e questo permetteva al re di continuare ad avere un certo controllo sulla vita politica.

I sostenitori del regime parlamentare:come Cavour contestarono il potere esclusivo di nomina dei senatori da parte

del re.. proposero l’intervento del Ministero (rappresentato dal 1° ministro)che doveva proporre una rosa di

nomi di persone da nominare senatori.

Riforma della nomina del Senato: Per porre fine al contrasto individuò la soluzione nell’intervento della sua

persona che avrebbe dovuto scegliere alcuni nominativi dei senatori (eletti sempre con DECRETO REGIO) in

modo da rendere omogeneo sul piano politico il comportamento dei 2 rami del Parlamento e consolidando

ulteriormente il suo potere, (infatti, nel corso di 8 anni propose la nomina di 158 senatori)Il Governo iniziò,

allora, al ricorso alla nomina di senatori favorevoli al nuovo corso politico: Si coniò, per indicare questo

fenomeno, al termine "infornate".. Egli stabilì che le nomine dovevano avvenire sempre con DECRETO

REALE ma su indicazione del Presidente del Consiglio. In questo modo si poteva favorire la nomina di

persone legate alla maggioranza e cioè con idee liberali.

Cavour introduce così definitivamente il regime parlamentare e potenziò il il ruolo del presidente del

Consiglio leader della maggioranza che aveva vinto le elezioni e che si atteggiava a vero e proprio arbitrio

.

della vita politica e pubblica, il quale doveva ad ogni costo mantenere il controllo della maggioranza

Consolidamento della maggioranza: con la riforma della NOMINA DEL SENATO Cavour uniformò le

2 camere verso una sola maggioranza e fece in modo che il Parlamento rappresentasse davvero gli

interessi degli elettori.

ELEZIONI DEL 1853:il corpo elettorale scegliendo i nuovi deputati mostrò come il connubio e le

riforme liberali fossero condivise dal popolo del regno di Sardegna. Ci fu una schiacciante

maggioranza liberale che potenziò ancora di più il ruolo del Predidente del Consiglio

NEL 1854

: ci fu l’approvazione del disegno di legge sulla SOPPRESSIONE DELLE CORPORAZIONI

RELIGIOSE SENZA UTILITA’ SOCIALE da parte della Camera dei Deputati. Il CLERO si oppose e fece

pressione sul sovrano il quale autorizzò il Senatore CALABIANA (Vescovo di Casale) alla presentazione di

una legge contraria al progetto governativo approvato. Davanti a questo atteggiamento eversivo Cavour SI

DIMETTE. Ci fu una mobilitazione popolare e della maggioranza parlamentare che costrinse il re a richiamare

alla presidenza del governo Cavour, che accettò. Il Senato finì con l’approvare il disegno sulla soppressione

delle corporazioni.

Parlamento è il fulcro della politica: l’episodio sulle corporazioni non deve fare pensare ad una sorta di

dittatura del presidente del consiglio xchè anche se egli era l’organo di coordinamento dell’attività legislativa

il parlamento restava il fulcro propulsivo della funzione legislativa godendo di una notevole

AUTONOMIA nella produzione normativa peraltro rafforzata dalla l.1485 del 23-3-53 che attribuiva alle

camere la funzione d‘ISPEZIONE FINANZIARIA su ogni singola spesa; successivamente nella prassi si

affermò anche l’autonoma POTESTA’ REGOLAMENTARE.

Svolgimento delle discussioni:

la PRASSI seguita per le discussioni delle assemblee era legata alla disciplina

del regime Costituzionale. Infatti allora BALBO accolse il suggerimento di Cavour e aveva fatto compilare un

REGOLAMENTO IN CIASCUNA CAMERA copiandolo da un testo francese del 1839. I testi francesi

usavano forme chiare e precise su come svolgere spediti ed efficaci i dibattiti parlamentari. Balbo avrebbe

comunque preferito il modello inglese anche se era troppo formale e lento.

3.CAP

L’UNIFICAZIONE POLITICA

E LA COSTITUZIONE DELL’APPARATO STATALE

CENNI DI STORIA

STORIA DELL’UNIFICAZIONE D’ITALIA: il “Risorgimento Italiano” Il Risorgimento italiano

presuppone la formazione di una coscienza nazionale italiana che si formò molto tempo dopo il raggiungimento

dell'unità nazionale. Le idee liberali, le speranze suscitate dall'illuminismo e i valori della Rivoluzione

francese furono portate in Italia da Napoleone.

Rovesciati gli stati preesistenti, i francesi si erano stabilmente insediati nella Pianura Padana, creando repubbliche

su modello francese (Repubblica Cispadana), rivoluzionando la vita del tempo. Era nato così un crogiolo di

aspettative e di ideali come:

vi era l'ambizione espansionista di Casa Savoia tendente a raggiungere l'unità della Pianura Padana,

• vi era il bisogno di liberarsi dal dominio austriaco nel Lombardo-Veneto

• vi era il desiderio di migliorare la situazione socio-economica approfittando delle opportunità offerte

• dalla rivoluzione tecnico-industriale

Nel frattempo si doveva superare al contempo la frammentazione della penisola laddove sussistevano stati in

parte illiberali, che spinsero i vari rivoluzionari della penisola a elaborare e a sviluppare un'idea di patria più

ampia e ad auspicare la nascita di uno stato nazionale analogamente a quanto avvenuto in altre realtà

.

europee come Francia, Spagna e Gran Bretagna

Le personalità di spicco in questo processo furono molte tra cui:

Giuseppe Mazzini, figura eminente del movimento liberale repubblicano italiano ed europeo;

• Giuseppe Garibaldi, repubblicano e di simpatie socialiste, per alcuni un eroico ed efficace

• combattente per la libertà in Europa ed in Sud America;

Camillo Benso conte di Cavour, statista in grado di muoversi sulla scena europea per ottenere

• sostegni, anche finanziari, all'espansione del Regno di Sardegna;

Vittorio Emanuele II di Savoia, abile a concretizzare il contesto favorevole con la costituzione del

• Regno d'Italia.

Presupposti : il 1848 italiano fu un insieme di ESPLOSIONI MUNICIPALI che avevano come finalità la

“nazionalizzazione dell’elites “ dei diversi stato italiani che insieme avevano lo scopo di liberarsi

del dominio dell’Austria. Come nel di Europa anche in Italia prende coscienza delle proprie

potenzialità il ceto BORGHESE che inizia a diffondere idee liberali.

Regno Sabaudo i liberali come M. D’Azeglio e C. Balbo convinsero il giovane re

(PIEMONTE +SARDEGNA)

Vittorio Emanuele II a mantenere nel regno una posizione di LIBERALISMO

COSTITUZIONALE e di PROGRESSO.

Importante a tale scopo fu anche il contributo di Cavour per il quale PROGRESSO e

LIBERTA’ erano indissolubili. Ma il Piemonte per realizzare il suo liberalismo (e liberarsi

dell’Austria) doveva ottenere l’appoggio di FRANCIA ed INGHILTERRA.

1850: Leggi Siccardi (con il governo di D’Azeglio): esse abolivano antichi PRIVILEGI ECCLESIASTICI

degli ordini religiosi dei Gesuiti e le loro proprietà andarono al regno Sabaudo. Lo scopo era quello di

affermare la LIBERTA’ RELIGIOSA e la separazione dello Stato dalla Chiesa. Papa PIO IX reagì con

la scomunica. Perché nelle leggi Siccardi vedeva un attacco allo Stato Pontificio e a Roma

1852: Espansione del Regno Sabaudo: Cavour era presidente del governo aveva il sogno di

liberare l’Italia dal dominio Austriaco e di espandere il Regno dividendo l’Italia in 3 Stati:

1. Regno dell’Italia del NORD: sotto i Savoia= Piemonte+Lombardia+Veneto+ Romagna

2. Regno dell’Italia CENTRALE = Toscana e Stato Pontificio

3. Regno dell’Italia MERIDIONALE = Regno delle 2 Sicilie

Per realizzare il suo progetto doveva dichiarare guerra all’Austria e per fa ciò nel si

alleò con FRANCIA ( con Napoleone III) .

Per avere l’appoggio dei rivoluzionari “ Mazziniani” e di Garibaldi Cavour sostenne la fondazione

dell’associazione “NAZIONALE ITALIANA”

2 UOMINI DEL RISOGIMENTO ITALIANO

GIUSEPPE MAZZINI (Genova, 1805 – 1872) è stato un patriota, politico e filosofo.

Le sue idee e la sua azione politica contribuirono alla nascita dello Stato unitario italiano. Le teorie mazziniane

furono inoltre di grande importanza per l'affermazione della democrazia attraverso la forma repubblicana

della carboneria

dello Stato. Nel 1827 divenne membro : una società segreta italiana fondata a Napoli durante i

primi anni dell'Ottocento su valori patriottici e liberali. La Giovine Italia

Giuseppe Mazzini, uno dei carbonari più acuti, fondò una nuova società segreta chiamata “ :

fu un'associazione politica, istituita a Marsiglia nel luglio 1831 il cui programma veniva pubblicato su un

periodico al quale fu dato lo stesso nome. E il loro scopo era quello di trasformare l'Italia in una repubblica

democratica unitaria. Negli anni 1833 e 1834, durante il periodo dei processi in Piemonte e il fallimento della

spedizione di Savoia, l'associazione scomparve per quattro anni, ricomparendo solo nel 1838 in Inghilterra. Dieci

anni dopo, il 5 maggio 1848, l'associazione fu definitivamente sciolta da Mazzini che fondò, al suo posto,

l'Associazione Nazionale Italiana che continuò a portare avanti l’ideale del “nazionalismo”, del

“patriottismo”e che puntava ad UNIFICARE IL TERRITORIO ITALIANO fondando una Repubblica

democratica! Le idee di Mazzini furono pienamente condivise da Giuseppe GARIBALDI.

Giuseppe GARIBALDI ( è stato un generale, condottiero e patriota

Nizza1807 – Isola di Caprera, 1882)

Considerato una delle figure fondamentali del Risorgimento italiano, ha personalmente condotto e combattuto in

molte delle campagne militari che hanno portato alla formazione dell'Italia unita; è noto anche con l'appellativo di

eroe dei due mondi, per le sue imprese militari compiute sia in Sud America che in Europa.

Tornato in Europa nel 1848 per partecipare alla prima guerra di indipendenza contro gli austriaci, Garibaldi si recò

a Roverbella, nei pressi di Mantova, per offrirsi volontario al re Carlo Alberto. Dopo la sconfitta piemontese di

Novara (22-23 marzo 1849), Garibaldi partecipò ai combattimenti in difesa della Repubblica Romana, minacciata dalle truppe

francesi e napoletane che difendevano gli interessi del papa Pio IX. Nel 1854. Comprò metà dell'isola di Caprera e si mise a

fare il contadino.

Cinque anni dopo partecipò alla seconda guerra di indipendenza guidando, in una brillante campagna, i Cacciatori delle Alpi

contro gli austriaci nella Lombardia settentrionale.

Nel 1860 il re Vitt. Emanuele II incaricò Garibaldi (noto generale vittorioso di molte battaglie) di liberare il sud Italia (regno

delle 2 Sicilie governate dai Borboni) per unirlo al regno Sabaudo. Garibaldi raccolto un corpo di spedizione di mille uomini,

le Camicie Rosse, Garibaldi raggiunse la Sicilia, sbarcando nel porto di Marsala e si proclamò dittatore della Sicilia in nome di

Vittorio Emanuele II, chiamandolo 're d'Italia'. poi con una serie di vittorie liberò Napoli, le Marche e l’Umbria.

Vittorio Emanuele II NON riconobbe mai i meriti di Garibaldi xchè voleva che si pensasse che l’Italia del sud si fosse

spontaneamente sottomessa alla corona dei Savoia.

All'inizio della Terza guerra di indipendenza italiana venne riorganizzato il corpo volontario

dei Cacciatori delle Alpi comandato da Garibaldi.: si doveva agire in una zona di

operazioni secondaria, le prealpi tra Brescia ed il Trentino , con obiettivo strategico di

togliere agli Austriaci la sola via del Tarvisio per approvvigionare le proprie armate. Ma

Garibaldi fu fermato dalla firma dell'armistizio di Cormons: ricevuta la notizia

dell'armistizio e l'ordine di abbandonare il territorio occupato, rispose telegraficamente

"Obbedisco", parola che successivamente divenne motto del Risorgimento italiano e simbolo della disciplina e dedizione di Garibaldi.

Continua cenni dia storia…

1859: L’Austria attacca il Regno di Sardegna: dopo aver stipulato un’alleanza Piemonte- Francia, Cavour stava

organizzando i “cacciatori delle Alpi”comandati da Garibaldi per cacciare l’Austria che invece attaccò il

Piemonte per prima. Garibaldi con il sostegno della Francia battono l’Austria.

Fu firmata così la PACE DI VILLAFRANCA( con un accordo segreto fra il re V. Emanueleii e Napoleone III):

un armistizio con cui l’Austria cede la Lombardia al Piemonte che però dovette cedere alla Francia Nizza e

Savoia. Questa soluzione non piacque ne a Garibaldi (che si vide cedere la sua Nizza) e ne a Cavour che si

dimette.

1860: inizia l’UNIFICAZIONE DELL’ITALIA: Tornato al governo Cavour riesce a fare annettere al regno

Sabaudo l’ITALI CENTRALE. Bisognava unire il sud.

I 2 meridionali Rosolino PILO e Francesco CRISPI si rivolgono a Garibaldi per formare un gruppo di volontari

per la liberazione del sud. Con il tacito consenso del re Garibaldi organizza la “spedizione dei 1000” che il

6/5/1860 partì da Quarto, sbarcò a Marsala e liberò la Sicilia dai Borboni, con forte partecipazione della

popolazione locale. Poi si diresse a Napoli (dove lo raggiunse Mazzini)cacciando anche da qui i Borboni e si

procedette a liberare Marche e Umbria.

In ottobre con un PLEBISCITO si chiese alle popolazioni liberate se volevano la loro annessione al regno

Piemontese: ci fu uno schiacciante SI!

1861: L’UNIONE FU COMPIUTA : Garibadi non vistosi riconosciuto nessun merito dal re, comunque gli assicurò

obbedienza, ma si ritirò in un volontario esilio sulla sua isola di Caprera. Il

17/03/1861 il 1° PARLAMENTO NAZIONALE proclamò re Vittorio EMANUELE il RE D’Italia “ per

grazia di Dio e volontà della Nazione”

1870 LA CONQUISTA DI ROMA

: si conquistò lo Stato Pontificio e Roma( ): simbolo

che appartenevano alla Francia

dell’antica gloria italiana. ROMA DIVENNE LA CAPITALE D’ITALIA ( prima era capitale Torino e nel 1865 era

Firenze)

Re d'Italia :

Vittorio Emanuele II

1) : dal 17/03/1861 al 9/01/1878

)Umberto I

2 : dal 9/01/1878 al 29/07/1900

)Vittorio Emanuele III

3 : dal 29/07/1900 al 9/5/1946

)Umberto II

4 : dal 9/05/1946 al 12/06/1946

La politica nel nuovo STATO UNITARIO (Regno D’Italia dal 1861 al 1948)

Gli elettori del nuovo regno: la classe dirigente del nuovo Stato Unitario era espressione di un ceto sociale ristretto:

infatti la legge elettorale piemontese potevano votare solo i cittadini maschi con minimo 25 anni e che sapessero

leggere e scrivere e pagavano minimo 40 LIRE di TASSE all’anno. Di voto in base al censo). Così solo il 2 %

della popolazione aveva il d. di voto. Era facile per i NOTABILI LOCALI influenzare gli elettori per essere

eletti. La maggioranza parlamentare era così formata da PROPRIETARI TERRIERI ARISTOCRATICI.

Inoltre la CHIESA cattolica si mostrò ostile verso il nuovo regno

Formazione di 2 schieramenti politici: durante il regno d’Italia si formarono 2 schieramenti:

DESTRA STORICA: (1861-1876) è uno schieramento politico fondato da CAVOUR con una matrice di tipo

• LIBERALE MODERATO. I ministri della destra da Cavour a MINGHETTI (del 1876) ebbero ottimi risultati

politici.

composizione: la dx storica era composta soprattutto dall’ALTA BORGHESIA e PROPRIETARI TERRIERI e ciò

portò allo sviluppo dell’economia basato sul LIBERO SCAMBIO. Con Quinto Sella ci fu il pareggio del

bilancio e ciò fu il segno dell’aumentata ricchezza del regno( grazie all’introduzione di nuove tasse)

Cosa introdusse: 1) ACCERTAMENTO DEI POTERI: uniformandoli in tutto il regno.

2) FORTE FISCALISMO: si introducono nuove tasse tra cui l’IMPOSTA SUL MACINATO

(colpiva i contadini tanto che iniziarono delle sommosse)

3) COSCRIZIONE OBBLIGATORIA: il servizio di leva diventa obbligatorio.

Queste novità che colpiscono soprattutto le masse popolari portarono ”

alla nascita del “BRIGANTAGGIO

duramente represso dall’esercito del regno.

a

Fine: 1876. per la 1 volta il capo di governo, MINGHETTI, viene messo in minoranza dal Parlamento tanto che

dovette dimettersi. Ci fu una rivoluzione parlamentare. Vitt. Emanuele II accettò le dimissioni ed elesse capo

di governo il leader dell’opposizione (sinistra) Agostino Depretis.

Esponenti della dx: furono Cavour, Ricasoli, Sella, Minghetti, Spaventa, Lanza, Lamarmora, Visconti Venosta.

Erano ricchi proprietari terrieri e industriali che attuarono una politica Accentratrice senza considerare le

differenze sociali e culturali di un regno nato dall’unione di molte culture.

SINISTRA STORICA: (1876-1882) è uno schieramento che vede come 1° ministro Agostino DEPRETIS. La

• sua matrice ideologica è di un LIBERALISMO PROGRESSISTA di stampo DEMOCRATICO,

ispirandosi a Mazzini e Garibaldi.

composizione: gli esponenti di sx, moti toscani, facevano parte della MEDIA BORGHESIA(molti avvocati)

Cosa introdusse: 1) ABOLI’ LA TASSA SUL MACINATO

2) ALLARGAMENTO DEL SUFFRAGIO (poteva votare chi pagava 19,8 lire all’anno e aveva la

. licenza elementare.

3) ATTENUO’ IL FISCALISMO

4)DECENTRO’ I POTERI in campo amministrativo

. 5)INTRODUCE MISURE DI SICUREZZA PER I LAVORATORI

. 6)SPINTA ALL’INDUSTRIALIZZAZIONE (limitando il libero scambio)

Fine: 1882. Si conclude la fase della sx storica con le nuove elezioni politiche che portarono il governo verso l’ideale

CONSEVATORE del Parlamento che si coalizzò con i progressisti moderati

TRASFORMISMO:nacque il GRANDE CENTRO che portò al TRASFORMISMO = una pratica politica che

consiste nell’abbandono e annullamento della tradizione dialettale e differenze ideologiche fra parti

politiche diverse all’interno del Parlamento.

Il GRANDE CENTRO, portato avanti da Depretis (di sx) fece confluire in un unico partito esponenti della dx

(i + progressisti) con quelli della sx.Il trasformismo iniziò con Depretis e continuò con i governi di Francesco

CRISPI e Giovanni GIOLITTI…governi legati alla corruzione e al degrado morale con scarsa considerazione

dell’opinione pubblica.

Gov. di F. CRISPI:1887 – 1891 – 1896….Crispi seguì Depretis ed era di sx

Gov. di G. GIOLITTI:1892-1903-1906-1911-1920..Aveva idee LIBERALI MODERATE.

Gov. di A. SALANDRA: fu presidente di g. dal 1914 al 1916.Successe a Giolitti e fu lui ad appoggiare l’intervento

dell’Italia nella 1° guerra mondiale. Dopo la guerra Calandra sostenne la salita al potere di Mussolini .

I “NUOVI ITALIANI”: Dopo l’unità d’Italia è rimasta celebre la frase di D’Azeglio: “ l’Italia è stata fatta ora

bisogna fare gli italiani”e ciò dimostra la difficoltà di dover governare un popolo fatto di

MUNICIPALISMO, di tradizioni, lingue, culture diverse, con profonde differenze economiche fra sud e

nord. Il disagio sociale fu altissimo. Si diffonde il brigantaggio. Si organizzano guerriglie da parte di chi è

rimasto fedele all’antico ordine delle cose.

Principio di ONNIPOTENZA del Parlamento: prima dell’unità il gov. Cavour aveva consolidato il ruolo

del Parlamento tra i poteri dello Stato. Dando ad esso un ruolo di privilegio rispetto agli altri poteri

si poteva realizzare una vera UNITA’ POLITICA del regno.

Dopo l’unificazione:questione: bisogna eleggere un’asseblea costituente per modificare lo

Statuto e adattarlo alla nuova realtà?

: solo le Camere potevano modificare lo Statuto Albertino attraverso la sua funzione

Per CAVOUR

• legislativa, senza il bisogno di convocare un’apposita assemblea Costituente in modo da dare un

ordinamento militare allo Stato . l’unicazione era solo l’estensione del territorio del

Per la maggioranza LIBERALE MODERATA

• regno Sabaudo e perciò si doveva continuare a governare con lo Statuto dei Savoia.

opponendosi ai fautori della necessità di istituire un’Assemblea Costituente

Per il prof. MELEGARI

• per rivedere e modificare lo STATUTO ALBERTINO aveva riaffermato l’onnipotenza del

Parlamento che era l’unico a poter modificare lo Statuto in virtù di quell’alleanza tra dinastia e

popolo alla base del liberalismo subalpino.

Pieni POTERI AL GOVERNO: La struttura della monarchia subalpina ancorata su base rappresentativo -

popolare non fu mutata dagli eventi dell’unità italiana e in particolare della concessione dei pieni

poteri da parte del Parlamento al Governo concessi con L. 3345 del 23/4/1859

La legge richiedeva e delle annessioni dei

l’INTANGIBILITA’ delle istituzioni costituzionali

nuovi territori perché queste essendo ratificate con i plebisciti del popolo, non alterarono la

struttura statuaria della monarchia sabauda il cui sovrano fu investito dal Parlamento del titolo di

RE D’ITALIA.

Inoltre al legge concedeva i pieni poteri legislativi al Governo da usarsi come misura

straordinaria. .al riguardo Cavour fu accusato dai conservatori di aver determinato una

situazione antitetica al costituzionalismo liberale fondato sulla separazione tra potere esecutivo e

potere legislativo mentre il conferimento dei pieni poteri fu giustificato dal convincimento che era

necessaria la massima unità di decisione per realizzare gli obiettivi risorgimentali.

Il Governo con i poteri ricevuti prese sotto la guida di LAMARMORA alcune fondamentali norme

legislative che costituivano il presupposto di un’UNIFICAZIONE POLITICA E GIURIDICA, tra cui:

=

1. REVISIONE e il COMPLETAMENTO della CODIFICAZIONE Carlo- Albertina con la

promulgazione del codice di procedura civile (20/11/1859), la modificazione del codice penale militare e

del codice di procedura penale;

2. RIORGANIZZAZIONE dell’AMMINISTRAZIONE e dei servizi pubblici, della GIUSTIZIA e

attraverso la pubblicazione di nuove leggi di

dell’ORDINAMENTO GIUDIZIARIO =

amministrazione comunale e provinciale, sull‘istruzione, sulle opere pie, sulla pubblica

sicurezza, sull’amministrazione sanitaria, sui lavori pubblici, sul riordinamento delle

amministrazioni e sull’unificazione dei bilanci.

3. LA NUOVA LEGGE ELETTORALE (20/11/1859).

Questa situazione “eccezionale” di ampi poteri legislativi concessi al governo NON violarono la regola della

separazione dei poteri. Infatti esisteva una OMOGENEITA’ DELLA CLASSE SOCIALE che rispondeva alle

esigenze sia del parlamento che del governo. C’era un predominio assoluto di una BORGHESIA OMOGENEA e

COMPATTA tanto da far confluire in una unica direzione il Parlamento e il Gov. Infatti il governo godeva della

piena fiducia del Parlamento.

Governi PROVVISORI: Dopo l’unificazione bisognava gradualmente unificare anche il potere su regimi

assai diversi fra loro. Perciò si assistette, nei vari territori, alla formazione di ORGANI DI GOVERNO

PROVVISSORI E STRAORDINARI poi si agì per tappe.

LE ANNESSIONI: Per le annessioni territoriali delle diverse regioni al regno Sabaudo, nonostante le

differenze, nel processo formativo dello Stato nazionale e d’abbattimento degli antichi ordinamenti ovunque

ci fu la formazione d’organi di governo provvisori e straordinari .

La 1a annessione riguardò la LOMBARDIA: dopo una breve periodo di governo eccezionale con

commissari straordinari, subito dopo l’ingresso delle truppe piemontesi, fu introdotta un’amministrazione

civile avente a capo UN GOVERNATORE INVESTITO DI PIENI POTERI superiore ad ogni altro

potere già esistente. Consolidata la “nuova amministrazione” si introduce la LEGISLAZIONE

AMMINISTRATIVA DEL PIEMONTE, soprattutto la Legge di Rattizzi sulle nuove circoscrizioni

comunali e provinciali.

Il TRATTATO DI ZURIGO (10/11/1859) : riconosceva la SOVRANITA’ SUBALPINA sulla regione e si

dichiarò valido il plebiscito del 1848 con cui il popolo lombardo aveva acconsentito alla fusione con il regno

Sabaudo.

NELLE ALTRE REGIONI,: fu necessario un certo gradualismo per sostituire i poteri locali con quello

piemontese. Perciò dopo le annessioni si formarono dei GOVERNI PROVVISORI AUTONOMI ( chiamati

con nomi diversi a seconda della regione: i Comitati, le Giunte di Governo, le Commissioni governative, i Governatori, i

). Si estese l’applicazione dello

regi commissari operanti nei ducati emiliani, in Toscana, in Umbria e nelle Marche

STATUTO ALBERTINO, si applicarono le leggi e le istituzioni dello stato sardo anche se ciò doveva

avvenire con cautela per evitare l’insorgere degli autonomismi locali d’origine municipale.

a

Perciò la 1 fase del processo d’unificazione politica fu caratterizzata dalla formazione di governi provvisori

che smantellarono i vecchi apparati statali cercando di introdurre gli istituti giuridici della monarchia subalpina.

a

LUOGOTENENZE REGIONALI : la loro istituzione fu la 2 fase del processo unificazione politica.

Alle luogotenenze erano DELEGATI POTERI STRAORDINARI di governo su un determinato

territorio e su una determinata popolazione e aventi natura amministrativa dal momento che operavano

alle dipendenze dello Stato sabaudo a differenza dei governi provvisori che invece operavano in modo

autonomo.

Con decreto del governo subalpino furono istituite le principali luogotenenze

Toscana: la luogotenenza del principe EUGENIO agì in modo graduale e cauto cercando di avviare la regione

verso l’unificazione amministrativa e legislativa.

Mezzogiorno – Sicilia: luogotenenza del principe EUGENIO DEL CORDERO DI MONTEZEMOLO in

Sicilia. Qui ci furono meno cautele perché c’era l’opposizione di gruppi autonomi locali verso l’estensione

della legge subalpina.

Soppressioni: le i luogotenenze furono soppresse il 14/02/1861 alla vigilia della proclamazione dell’unità

d’Italia, perché molti dei loro compiti erano esauriti e le loro funzioni furono assorbite dal governo centrale.

Ad esse rimasero soltanto alcune funzioni avente carattere locale.

I PLEBISCITI urale della popolazione, l’intera

: Nonostante alcuni limiti, quali il grado d’arretratezza cult

popolazione fu resa partecipe del processo d’unificazione, la quale, attraverso plebisciti,

esprimeva il proprio consenso alla fusione della loro regione al regno Sabaudo.

Con il voto popolare espresso a SUFFRAGIO UNIVERSALE si voleva l’approvazione di tutto il

popolo ad un’UNIONE INCONDIZIONATA, non subordinata a patti che facessero persistere leggi

precedenti o istituzioni autonome.

Furono usate formule diverse per i plebisciti popolari a seconda delle regioni, e in particolare:

TOSCANA, EMILIA, MARCHE,UMBRIA (nov.1860): si chiedeva al popolo “ unione alla monarchia

• costituzionale di Vittorio Emanuele II o il regno separato?”… si nota la cautela usata per il nord!

MERIDIONE ( ott.1860) si chiese al popolo: “il popolo vuole l’Italia una e indivisibile con Vittorio

• Emanuele II re costituzionale e i suoi legittimi discendenti?”…al sud si volle dare un senso unitario alla

vocazione liberale della classe dirigente.

1° PARLAMENTO NAZIONALE. : Cavour volle che fosse il Parlamento a ricevere i voti delle annessioni in

modo da sottolineare il primato dell’ordinamento rappresentativo ( ).. per questo motivo la

il parlamento

CAMERA DEI DEPUTATI era stata eletta il 25/03/1860 in modo “allargato” facendovi rientrare anche i

rappresentanti delle province lombarde e l’Italia centrale. In oltre con la L. del 1859 si estese l’elettorato

tenendo conto solo delle capacità del votante: anche se nullatenente purchè avesse un certo titolo

professionale…Cavour ottenne così un grande consenso.

Le esigenze di rendere partecipe tutto l’elettorato della penisola alla formazione del 1° Parlamento italiano

indussero Cavour a sciogliere il 27/12/1860 la camera elettiva e indire le elezioni con l’applicazione della

e. Il nuovo Parlamento eletto il 27 /01/ 1861 proclamò l’unità d’Italia .

nuova legge elettoral

Composizione del Parlamento: ( a

Camera dei Deputati: 443 deputati eletti uno per ogni

tra cui ci furono x la 1 volta rappresentanti del sud)

• 49.000 abitanti con il sistema uninominali a doppio turno.

( )

Camera dei Senatori: 211 senatori ci fu un’infornata di senatori liberali

Proclama: per la proclamazione del Regno d’Italia Cavour affidò ad un disegno di legge universale ( e non

il compito di proclamare la nascita del nuovo Stato.

ad una proposta di legge parlamentare)

Tale legge con il voto unanime della Camera fu promulgata il 17-03-61, nella quale si affermava che “

Vittorio Emanuele II assume per se e per i suoi successori il titolo di RE D’ITALIA”, ( il numero ordinale

II garantiva la continuità del nuovo stato rispetto all’ordinamento subalpino e la sussistenza del titolo “re d’Italia” è a

ma accanto alla presenza dell’elemento dinastico è riconosciuto un certo

fondamento del potere monarchico),

rilievo anche all’elemento popolare come dimostra la formula “ per grazia di Dio e per volontà della

nazione”

La formula della proclamazione accese un dibattito tra:

ANZILOTTI: affermava che si era creata una nuova realtà dalla fusione delle varie entità statali: esse si

• erano dissolte x la creazione di una nuova e originale entità. Perciò non poteva esserci una continuità dello

Stato Piemontese.

ROMANO: affermava la continuità statale dello Stato Piemontese nel passaggio dalla monarchia subalpina

• alla monarchia nazionale . infatti i plebisciti sarebbero stati non validi se non fossero stati convalidati da una

legge del regno Piemontese.

ORLANDO :affermava la nascita di un NUOVO l’ordinamento posto in essere nel 1861 di tipo

• parlamentare visto che le 2 camere avevano convalidato i plebisciti con cui si era espressa la volontà del

popolo.. Fu la tesi + ACCETTATA: il nuovo Stato e il nuovo ordinamento erano sorretti da tutta la

nazione che si era espressa con i plebisciti e con i propri rappresentanti in Parlamento.

Studiosi di D. COSTITUZIONALE (FIORENTINI – CASTIGLIONI): esaltarono il ruolo del Parlamento e

soprattutto della CAMERA dei DEPUTATI che era l’unica elettiva e pertanto portavoce della sovranità popolare.

Essi affermavano che bisognava:

RIFORMARE IL SENATO per renderlo effettivamente rappresentativo

• ALLARGARE IL SUFFRAGIO aumentando l’istruzione popolare e rendendo più consapevole il popolo

• del suo potere

LIMITARE LE PREROGATIVE REGIE in modo da dare più libertà al Parlamento di fare evolvere bil

• nuovo Stato in modo liberale e democratico.

SUPERARE LA FRAMENTAZIONE della codificazione di d. pubblico

• Cap.4

L’OPERA DELLA DESTRA

PER IL COMPLETAMENTO DELLO STATO UNITARIO

a la DESTRA

1 maggioranza al potere: ( ) L’unificazione statale comportò la necessità

LIBERALISMO MODERATO

di una unificazione legislativa ed amministrativa che si realizzò con l’emanazione di molte leggi dal 1861 al

1870. Fu la DESTRA STORICA a cominciare il cammino.

Il suo 1° obiettivo fu l’ ) e un

ACCENTRAMENTO (mentre la sx voleva il decentramento e l’allargamento del suffragio

.

SUFFRAGIO ALLARGATO

Partendo dal presupposto che l’Italia è una e indivisibile, la dx voleva un’amministrazione uniforme per tutto il

territorio e per ottenere questo si doveva estendere o adottare alcune leggi del regno Piemontese per tutte le

regioni ignorando le differenze culturali esistenti. Questa “piemontesizzazione” dell’Italia fece cadere i

progetti di “regionalizzazione” che avevano FARINI e MINGHETTI.

Mentre l’obiettivo restava quello di avere una struttura amministrativa centralizzata (more geometrico) e per

questo la dx aveva esteso la Legge di Rattazzi del 1859 sull’amministrazione locale

Storia: giugno 1861: muore Cavour ( ) e diventa capo di governo RICASOLI

a soli 50 anni

Ottobre 1861: la Legge n°249 affida al governo ampi poteri di coordinamento quando in futuro ci sarebbero

state nuove leggi di tipo amministrative. Anche questa legge è accentratrice.

Febbraio 1862: il gov. di Ricasoli cade per una crisi extra-parlamentare.

Viene eletto capo di governo RATTAZZI il quale fece istituire la CORTE DEI CONTI.

La Corte toglieva alla magistratura i compiti relativi ai controlli contabili e si occupava di vigilare

sull’amministrazione del denaro pubblico. Essa doveva riscontrare la spesa decretata o impegnata da ogni

singolo ministro con quella autorizzata con il bilancio approvata.se il riscontro era POSITIVO la Corte

faceva registrare il decreto. Se era NEGATIVO, la Corte si rifiutava di registrare e trasmetteva il decreto

al ministro competente che poteva decidere di sottoporlo all’esame del consiglio dei ministri. Poteva

crearsi un conflitto fra la Corte e il Governo e in questo caso la Corte doveva registrare il decreto, ma con

riserva, investendo della questione il Parlamento affichè facesse dei controlli. Attraverso l’operato della

Corte si poteva controllare il lavoro del Governo che comunque doveva dare conto al Parlamento.

Dicembre 1862: Rattizzi si dimette e viene sostituito da MINGHETTI. La dx comincia a mostrare i primi

segni di cedimento. La maggioranza liberale finora compatta comincia ad avere dei contrasti fra i leader. In

questo periodo di debolezza interviene più frequentemente la corona, anche se Minghetti riusì a contenere

l’intromissione di Vitt. Emanuele II.

1865: si decise di trasferire la capitale da Torino a Firenze e ciò provocò dei tumulti. Minghetti si oppose al

trasferimento e si aprì una grave crisi extra-parlamentare. Intervenne il sovrano come giudice fra il

governo e l’interesse della nazione e decise che la capitale d’Italia doveva essere trasferita a Firenze.

Minghetti viene sostituito con LAMARMORA

Bisognava porre fine alla “provvisorietà dell’ordinamento” e realizzare un’effettiva unità legislativa.

Per questo il gov Lamarmora chiese al Parlamento una delega legislativa per emanare, con decreti

governativi, quelle leggi e codici il cui iter si era fermato nelle commissioni. La delega fu ottenuta ( con

l’opposizione della sx perchè la delega era troppo ampia).

Fu così emanata la LEGGE 2.245/1865 sull’UNIFICAZIONE AMMINISTRATIVA del REGNO.

Ne risultò un ordinamento che andava verso il COSTITUZIONALISMO LIBERALE che assorbiva

principi britannici e francesi. Era un CODICE di D. PUBBLICO con 6 serie di norme :

Leggi comunali e provinciali ( il Prefetto era il rappresentate del gov e capo dell’amministrazione

• provinciale, era anche presidente della DEPUTAZIONE PROVINCIALE attraverso cui partecipava

)

all’amministrazione locale

Leggi di pubblica sicurezza

• Leggi sulla sanità pubblica

• Leggi sul Consiglio di Stato( Il C. di S. era stato trasformato da organo politico ad ORGANO

• CONSULTIVO a livello tecnico della P.A. assegnandogli anche la funzione di GIUDICE del

CONTEZIOSO AMMINISTRATIVO. Con la L 2.2245 si potenziarono le funzioni consultive del C.di S.

fino a poter risolvere i conflitti di attribuzioni fra autorità amministrative e autorità giudiziarie

Leggi sul Contenzioso amministrativo ( si sopprimono i Tribunali del contenzioso amministr. xchè

• dipendevano gerarchicamente dal Governo. Doveva essere il giudice ordinario a decidere sulle

controversie sia di d. civile che di natura politica. Si afferma il principio della UNICITA’ DELLA

)

GIURISDIZIONE: indipendente dal gov.

Leggi sui lavori pubblici

Ottobre 1865 ci furono le NUOVE ELEZIONI della Camera dei Deputati. Con queste elezioni iniziò il DECLINO

:

della DX. il Ricasoli cercò di risolvere la crisi cercando di far confluire nella maggioranza entrambi gli

schieramenti e cioè dx e sx. Ma il suo tentativo fallì xchè la dx non era pronta per condividere il potere con la

sx. perciò Lamarmora rimase capo di Governo fino allo scoppio della GUERRA CONTRO L’AUSTRIA per

la liberazione del Veneto. Lamarmora fu costretto a dimettersi e fu sostituito da Bettino RICASOLI (di dx)

a

1866: guerra contro l’Austria……è la 3 guerra di indipendenza: liberazione del VENETO

Storia: La Germania con Bismarck voleva l’unificazione sconfiggendo l’Austria e sotto la direzione della

Prussia. Per dare il suo appoggio la Prussica chiese ed ottenne l’alleanza dell’Italia (che voleva togliere

all’Austria il Veneto, il Friuli e Trentino). L’Austria venne duramente sconfitta dalla Prussica e nelle

trattative per l’armistizio l’Italia ottenne dall’Austria solo il Veneto.

Il Governo italiano per fronteggiare la guerra chiese al Parlamento i PIENI POTERI e oltre ad essi gli fu

affidato anche il compito di provvedere alle RIFORME necessarie all’amministrazione. Per questo il

Governo emanò norme come:

Imposta su terreni, fabbricati, redditi di ricchezza mobile

• Soppressione delle corporazioni e congregazioni religiose devolvendo i loro beni al demanio dello Stato.

• Istituì un FONDO PER IL CULTO con una % dei beni ecclesiastici. Era un modo per risolvere la crisi

finanziaria, ma anche per colpire la Chiesa da sempre nemica del risorgimento perché aveva idee

“conservatrici”.

Queste decisioni danneggiarono soprattutto le CLASSI PIU’ DEBOLI dei centri agricoli che oltre ad un

aumento delle imposte si vede togliere anche quel sostegno che spesso ricevevano dalla Chiesa (ormai

impoverita), senza ricevere in cambio l’introduzioni di nuove strutture assistenziali (es sanitarie).

ANNESSIONE DEL VENETO (di Mantova + 4 province): nominati dei Commissari con poteri speciali furono

delegati a reggere temporaneamente i nuovi territori conquistati. Essi governarono fino a quando con un

plebiscito il 21/10/1866 il veneto fu annesso al regno Piemontese e i commissari vengono soppressi (

per l’estensione dell’ordinamento del regno d’Italia e delle leggi provinciali e comunali)

Fu necessario il plebiscito per permettere alla popolazione veneta di esprimere la sua intenzione di

alcuni esponenti progressisti la consultazione

liberarsi del dominio austriaco e francese, anche se per

popolare sembrava superflua.

Crisi economica: la condotta della guerra, nonostante le annessioni del Veneto, per le umilianti sconfitte suscitò

violentissime polemiche contro il governo e i comandi militari accusati di aver male utilizzato mezzi materiali

e umani che il paese aveva fornito con gravi sacrifici.

Tale critica si allargò alla Destra mentre il partito democratico recuperava vigore e prestigio inasprendo la

polemica contro la classe dirigente,

Le forze regionalistiche cercarono di sfruttare il malcontento popolare e al riguardo significativa fu la

rivolta scoppiata a Palermo domata dall’esercito.

Intanto la guerra del ’66 aveva aggravato le condizioni economico finanziarie del paese il cui deficit era

ormai salito oltre il 60% del bilancio complessivo dello Stato italiano e al fine risanare questo disavanzo fu

imposte in base ai

inasprita la politica fiscale a danno sopratutto dei ceti più deboli facendo ricadere le

consumi e non in base al reddito e alla proprietà;

nel 1868 il ministro delle finanze QUINTINO SELLA fece adottare dal Governo una tassa d sul Macinato

che aggravò ulteriormente le condizioni dei ceti più poveri. Furono pure venduti i beni demaniali

confiscati agli ordini religiosi che furono soppressi; questi beni sarebbero dovuti essere venduti

ratealmente a piccoli lotti per consentire l’acquisto a piccoli lotti da parte dei contadini più poveri ma essi

finirono nelle mani dei ricchi speculatori .

attività parlamentare dopo la guerra: il Parlamento arricchito dalla presenza dei deputati veneti riprese a

svolgere la sua attività in modo molto fervido;furono affrontati più temi tra cui: : serviva per regolare le

1. DISEGNO di LEGGE SULL’INCOMPATIBILTA’ PARLAMENTARE

ipotesi di conflitto di interesse generale e quello personale nella funzione di parlamentare

(deputato o senatore). Il disegno fu approvato solo dalla camera elettiva e bocciato dal senato con

la conseguenza di un vuoto legislativo molto pericoloso essendo stato il disegno sostenuto

soprattutto dalla sinistra che vedevano in lui un tributo di moralità dei parlamentari verso il paese.

2. . IL PROCESSO AL SENATORE PERSANO : il senatore era ammiraglio e comandò la marina

nella battaglia di Lissa dove l’Italia fu sconfitta. Ritenuto responsabile della sconfitta il Governo

doveva processarlo, ma doveva decidere se farlo davanti al tribunale militare o davanti al Senato..

Si decise il processo dinanzi al Senato in base all’art..37 dello Statuto infatti il Senato doveva

giudicare i reati commessi dai suoi membri.

Il Senato scagionò il Persano dalle accuse di viltà e alto tradimento che le erano state rivolte e lo

ritenne responsabile soltanto di dissobedienza agli ordini ricevuti, negligenza e incapacità, pur

conservando la carica di Senatore (

3. LA QUALIFICAZIONE CONFESSIONALE DELL’ORDINAMENTO ITALIANO dopo aver

;)fu presentato il disegno di legge Scialoia-Borgatti

discusso sulla liquidazione dell’asse ecclesiastico

sulla libertà della chiesa e sul separatismo tra autorità ecclesiastica e autorità statale.

L’art.1 dello Statuto che prevedeva la religione cattolica come sola religione dello Stato

limitandosi soltanto a tollerare gli altri culti , ma tale articolo sembrava contrastare con i principi

liberali propri di una visione garantistica dello Stato che si voleva costruire. Il problema fu dunque di

dover scegliere fra:

Forma giurisdizionalistica LAICA

a. ( legata alla chiesa cattolica con antichi postulati)

Forma di SEPARATISMO che garantisce la libertà di religione

b.

Per risolvere la questione RICASOLI propose di distinguere fra AUTORITA’ ECCLESIASTICA ( con

iniziativa in materia di liquidazione dell’asse ecclesiatico e lasciandole ampia di libertà nella sua

organizzazione) e AUTORITA’ STATALE. Ma la sua proposta non fu accolta dall’opposizione

parlamentare. Il re fu costretto a sciogliere le Camere e indire NUOVE ELEZIONI.

Le elezioni del 10/03/1867 non cambiarono la morfologia del Parlamento, così Ricasoli ancora in

difficoltà si dimise e viene eletto presidente del Consiglio Urbano RATTAZZI

Governo (Ministero) di RATTAZZI cinque anni dopo, tornato al

. Rattazzi fu 1° ministro già nel 1862 e

potere il 10/04/1867, succedendo a Ricasoli, si trovò ancora di fronte la questione romana

(= è la controversia politica relativa al ruolo di Roma, sede del potere temporale del Papa ma, al contempo,

capitale naturale d'Italia).

Storia : la questione romana : Quando Vittorio Emanuele II di Savoia divenne re d'Italia il 17 marzo 1861, il nuovo

Regno ancora non controllava né Venezia, né Roma. La situazioni delle terre irredenti (costituiva una fonte di

tensione costante per la politica interna italiana e la principale priorità della sua politica estera .

A volte le tensioni assumevano particolare gravità, come accadde nel 1862 quando Garibaldi, in marcia dalla

Sicilia verso Roma, venne fermato dall'esercito italiano alla giornata dell'Aspromonte: ferito, venne fatto

prigioniero e messo agli arresti domiciliari a Caprera. La decisa azione italiana contro un eroe nazionale permise

al governo di negoziare un favorevole accordo con la potenza protettrice del Papa, la Francia: con la convenzione

di settembre del 15/09/ 1864, il Regno d'Italia si impegnava a rispettare l'indipendenza del residuo Patrimonio di

San Pietro e di difenderla, e la Francia a ritirare le sue truppe entro due anni, in modo da lasciare all'esercito

pontificio il tempo di organizzarsi.

Nel 1867 Garibaldi ritentò l’impresa della conquista di Roma sottraendola alla Francia e al Papa. L'invasione

degli Stati Pontifici scattò nell'ottobre del 1867 fino a giungere alla battaglia di Mentana combattuta il 3 /11/

1867, quando le truppe franco-pontificie si scontrarono con i volontari di Garibaldi. Garibaldi fu sconfitto e

Roma restò nelle mani del Papa( L’annessione avvenne solo 3 anni dopo nel 1870).L'obiettivo della annessione di

Roma rimaneva comunque assai popolare, né il Regno rinunciò al proposito di fare della città la sua nuova

capitale,

Rattazzi questa volta agì preventivamente, facendo arrestare Garibaldi, ma quando il generale sfuggì da

Caprera e sbarcò in Toscana, Rattazzi fu costretto da Re a rassegnare nuovamente le dimissioni

(27/10/1867), e terminò la sua carriera politica.

Cosa fece il gov Rattizzi: il suo governo aveva una composizione eterogenea che però poteva contare

sull’appoggio della corona. il Rattazzi ebbe il merito di interrompere l’apertura del Ricasoli

alla conciliazione con la chiesa; egli inoltre incoraggio il partito d’azione a nutrire

nuovamente la speranza di liberare Roma dallo Stato Pontificio ( anche se poi ci fu il fallimento

)

di Garibaldi che portarono alle sue dimissioni

Il Rattazzi durante la sua presidenza del consiglio emanò il 15-08-67 una legge per la

soppressione delle corporazioni religiose e la liquidazione dell’asse ecclesiastico che fu

molto importante perché al contrario dell’opera legislativa del Ricasoli eliminava vastissimi

patrimoni terrieri ritenuti inalienabili contribuendo all’accelerazione di un processo di

laicizzazione della società italiana a favore del consolidamento della borghesia in grado di

acquistare i terreni messi in vendita mentre non fu prevista una loro distribuzione fra i

contadini.

Il merito di Rattazzi fu quello, occupandosi dell’amministrazione pubblica, di aver unificato e

rafforzato l’apparato statale emanando numerose leggi in materia finanziaria ( perfezionò il sindacato

), tributaria e in materia di delimitazione delle

finanziario della Corte dei Conti sull’attività del Parlamento

attribuzioni del Presidente del Consiglio( ) e di

anche se continuò ad esistere una prassi consolidata

definizione dei rapporti tra Parlamento e il Consiglio dei Ministri.

La disfatta garibaldina indusse però il re a sostituire il Rattazzi determinandone una crisi

extraparlamentare che fu considerata grave perché la decisione del re era stata presa senza

consultare il Parlamento facendo venir meno il rapporto fiduciario che si era consolidato fra Gov e

Parl. Le dimissioni del presidente del Consiglio avvennero per l’esclusivo esercizio della prerogativa

regia e cioè solo per volontà di Vitt. Emauele II. Il re si giustificò affermando che per l’Italia era

impossibile affrontare una guerra contro la Francia( e quindi era l suo compito

dopo la questione romana)

fare da garante della politica internazionale. Inoltre il re fece notare le incertezze del Rattazzi nel

risolvere la questione romana.

Governo (Ministero) di MENABREA Il re Vit. Emanuele II sostituì il rattazzi con il menabrea che diede vita ad

un governo extraparlamentare (=entrò in funzione senza un visto del Parlamento e ciò fu alla base

dei numerosi e accesi contrasti con le assemblee legislative; inoltre era composto da senatori e

appartenenti alla casa reale)

Federico Luigi, conte di Menabrea scienziato, generale e uomo politico italiano. si laurea in ingegneria e matematica.

Nel 1848 diventa membro del Parlamento piemontese e sarà senatore per ben 36 anni consecutivi. In politica è

ministro della Marina nel gabinetto Ricasoli (1861-62) e ministro dei Lavori pubblici nel gabinetto Farini-

Minghetti (1862-64). Dal 27 ottobre 1867 al 14 dicembre 1869, succede a Urbano Rattazzi nella carica di

primo ministro del Regno d'Italia a capo di tre successivi gabinetti. In questa posizione si trova a contrastare i

tentativi di Giuseppe Garibaldi di togliere Roma al Papato.

Cosa fece il gov di Manabrea il gov. si trovò ad affrontare una grave crisi economica in cui versava lo Stato

Italiano e per cercare di pareggiare il bilancio fu costretto ad emanare provvedimenti come:

ISTITUZIONE DELLA TASSA SUL MACINATO(che colpiva i contadini)

• DARE LA CONCESSIONE DELLA PRIVATIVA DI FABBRICAZIONE DEI TABACCHI

AD UNA REGIA termine tecnico-economico che indica un tipo di monopolio per lo svolgimento di una

). La regia era composta da una società privata e quindi si

particolare attività di natura finanziaria

rinunciava al monopolio dello Stato

**La privativa è una disposizione che da dei privilegi a determinati produttori. Con le privative, assimilabili a

diritti di esclusiva, si riconoscevano ad alcune classi di artefici particolari privilegi (stato di monopolio o

oligopolio, talvolta associate a esenzioni, sovvenzioni, ecc.), affinché essi non esportassero le loro

conoscenze tecniche in altri luoghi, permettendo alla città o alla regione in questione di ottenere una

supremazia tecnica e commerciale in alcuni settori di eccellenza In epoca moderna invece la privativa

era sinonimo di diritto al monopolio (spesso attraverso brevetto). In passato privativa era anche

sinonimo di tabaccheria

Il governo andava avanti, però senza l’appoggio del Parlamento crandosi intorno un vuoto politico.

Inoltre il Parlamento non accettava la frequente ingerenza della monarchia nelle sue scelte. Infatti il re

stendere la

con il suo diritto di “sanzione” bloccò l’iter per l’approvazione della legge che voleva e

cittadinanza agli abitanti delle province annesse già approvata dai 2 rami del parlamento.

Il persistere di questo contrasto insanabile tra un Ministero (non gradito alle forze politiche)

e un Parlamento che si vede perdere della sua importanza portò ad una nuova e più grave

crisi di governo

Governo di LANZA= LA QUESTIONE ROMANA dopo lunghe consultazioni e nel tentativo di riportare

il vigore del regime Parlamentare il 14/12/1969 viene nominato Giovanni Lanza capo di

governo. Lo scopo era quello di far riacquistare al Parlamento le sue prerogative restituendo il

suo ruolo d’effettivo rappresentante della nazione.

Giovanni Lanza è stato un politico italiano. Pur conseguendo la laurea in medicina esercita la professione sono per pochi

anni, preferendo impegnarsi alla sua tenuta agricola nella quale introduce moderni sistemi di coltivazione. Nel 1848

aderisce come volontario ad una campagna militare e viene eletto deputato in diversi collegi. La sua propensione al

conservatorismo illuminato, lo porta sempre più verso posizioni più moderate, fino a diventare uno dei padri del

del centrosinistra. Dal 2 aprile 1860 al 17 dicembre 1860 viene eletto per la prima volta, Presidente della Camera

dei Deputati. Dal 14 dicembre 1869 al 10 luglio 1873 viene eletto presidente del Consiglio. Il suo ministero viene

caratterizzato con un programma di estrema economia, mantenendo una rigorosa neutralità nel conflitto Franco -

Prussiano.. Il 20 settembre 1870 riesce a ricongiungere Roma all'Italia. Gli si deve anche la legge delle

Guarentigie che regolerà i rapporti con la Santa Sede fino ai Patti Lateranensi del 1929.

Cosa fece il gov di Lanza :questo governo ricostruì la collaborazione e la fiducia con le Camere e si occupò

subito del più importante problema dell’Italia dell’epoca:SANARE IL DEFICIT DI BILANCIO

attraverso un programma di misure finanziarie e fiscali. Per fare ciò aveva bisogno di ricostruire

l’UNITA’ DELLA DESTRA.

La compattezza della dx era necessaria anche per un altro obiettivo:la DEBELLATIO (sconfiggere in modo

definitivo) dell Stato oggetto del potere temporale del Papa (Stato pontificio) e la restituzione di Roma

all’Italia…si tratta sempre della questione romana. Il gov. doveva studiare la tecnica migliore. Bisognava

essere pronti ad affrontare i contrasti con le AUTORITA’ ECCLESIASTICHE, in caso di liberazione di

Roma e occuparsi di come organizzare l’amministrazione dei nuovi territori che si andavano a conquistare.

Questa volta non la conquista di un territorio qualsiasi: l’avversario (il papa) era particolare e con molto

carisma spirituale, e le conseguenze internazionali potevano essere molte. Tutto ciò spinse Lanza ad essere

molto cauto.

Storia: liberazione di Roma Dopo la sconfitta che, nel corso della guerra franco-prussiana, la Francia subì a

SEDAN il governo italiano si ritenne libero dagli impegni assunti verso Napoleone III e per questo

decise di procedere alla liberazione di Roma. LANZA fu molto cauto nella redazione delle

“istruzioni politiche alle truppe d’occupazione” che costituivano la piattaforma programmatica

della prima azione governativa a Roma e con cui s’invitava la sovranità militare a non pregiudicare

con il suo atteggiamento la soluzione delle varie questioni politiche e religiose e a rispettare le

popolazioni e le istituzioni civili e amministrative già insediate.

Le truppe italiane entrarono in Roma e in esecuzione delle direttive ricevute da Lanza , il generale

governo

CADORNA che guidava il corpo di spedizione, stabilì la GIUNTA PROVVISORIA di

che doveva operare sotto il controllo delle autorità militari secondo gli ordini del governo di

Firenze.

il 2 /10/1870 ci fu il plebiscito per l’annessione dei territori pontifici.

La nuova giunta, che rimase in carica fino alla proclamazione del risultato del plebiscito,

affrontò: miranti ad accelerare il processo di fusione del Lazio al resto

problemi amministrativi

• della penisola

abolì certi vincoli doganali tipici della politica protezionistica dello stato pontificio;

• il problema dei beni delle corporazioni religiose sancendo il divieto d’alienazione

• e di costituzione d’ipoteca su essi.

Il dibattito sulla formula da introdurre nel plebiscito in modo da garantire l’indipendenza

dell’autorità spirituale del papa collegandola al voto positivo dei romani . Lanza cercò di

in modo

indirizzare i romani verso il rispetto dell’indipendenza dell’autorità spirituale del papa,

diplomatico, voleva il riconoscimento dell’annessione senza intaccare la libertà della Chiesa e il

decoro del Papa.

Ma condizionando il voto dei romani e distinguendoli da quello di altre regioni si andava contro l’ideale

LIBERALE , UNITARIO e LAICO della Giunta. Essa non voleva nessun condizionamento nella

formula , lasciando al popolo romano ampia libertà di scegliere . Lanza fu costretto a togliere dalla

formula qualsiasi condizionamento formale. Da questa soluzione si comprende come la dx si sta

adattando progressivamente alla realtà politica e cioè ad una politica che va verso l’unità senza

condizioni

Luogotenenza Fu affidato ad una LUOGOTENENZA il compito di favorire la definitiva integrazione della città

di Roma e delle province dello stato pontificio nel territorio nazionale con l’unificazione delle leggi

civili e penali;

Tale carica fu attribuita al generale LAMARMORA che, prima di trasferirsi a Roma, attese

l’accettazione dei risultati del plebiscito che consolidava il potere nazionale sulla Città. Il luogotenente

aveva una funzione d’equilibrio e di moderazione nei confronti del vaticano cercando di conciliarsi

con esso . Tentativo che fallì.

La luogotenenza aveva anche altri compiti definiti da un decreto del LANZA quali:

quello di reggere e governare Roma e le province dello stato pontificio “in nome del

• signore e dell’autorità regia”,tutte le autorità civili e militari erano sottoposte alla

luogot.

di adottare provvedimenti utili per l’ordine, la sicurezza, l’amministrazione

• pubblica, tutti su decreto del governo di Firenze.

Si sopprimono antichi uffici pontifici, sciolte le Giunte provinciali e le loro funzioni si

• trasferiscono alla luogot.

La luogot. Doveva essere affiancata da 4 consiglieri.

Anche se i provvedimenti venivano presi con decreto del governo di Firenze, il ruolo della luogotenenza non

è secondario, anzi per le numerose funzioni affidategli e per la fiducia accordata da Lanza, la luog. si

dimostrò un’importante figura costituzionale con una certa discrezionalità.

Cosa fece la Luogotenenza di Lamarmora: il trasferimento della capitale a Roma fu difficile. Lamarmora dovette

affrontare grossi problemi di trasformazione di una città depressa e sottosviluppata quale era stata Roma

fino al settembre del 1870 nella sede di un apparato burocratico e governativo che doveva essere

funzionale per tutta la nazione italiana.

LAMARMORA, orgoglioso della propria “piemontesità”, non era entusiasta del progetto di fare di una città

arretrata come Roma assoggettata per molto tempo alla cultura gretta del clero, la capitale del regno d’Italia,

ma ciononostante assecondò i progetti del governo.

Per attuare l’unificazione legislativa il Consiglio dei Ministri pubblicò lo Statuto del Regno sulle province

romane, dettò disposizioni sulla pubblicazione, l’interpretazione, l’applicazione delle leggi, proclamò

l’uguaglianza di tutti i cittadini al fine di tutela, le minoranze 8soprattutto gli ebrei) in modo da evitare che i

territori pontifici liberati restassero soggetti ad una diversa condizione amministrativa.

Si estese la LEGGE COMUNALE e PROVINCIALE e si istituì la PROVINCIA di Roma. La linea

seguita dalla dx continuò e cioè non si fecero eccezioni per Roma e si estese ad essa il sistema

amministrativo del 1865 valido per tutta l’Italia. Non si doveva permettere l’esistenza nel Lazio di centri

municipali autonomi che si opponevano alla nascita di un’unica provincia romana. e per questo la

luogotenenza fu lo strumento necessario per l’unificazione voluta dalla dx.

Fine della Luogotenenza l’art. 82 dello Statuto: il potere della luogotenenza doveva durare fino a quando le

province dello Stato Pontificio non fossero rappresentate nel Parlamento nazionale.

Fu sciolta la Camera dei Deputati eil 20/11/1870 vengono indette nuove elezioni. Il nuovo Parlamento che

aveva anche rappresentanti romani fu convocato il 5/12/1870. il compito della luogotenenza si può

considerare concluso!

ELEZIONI del 20/11/1870: elezioni riportarono la vittoria della destra nonostante la propaganda

astensionistica svolta dal clero. Si creò un clima di CONSENSO PARLAMENTARE sulla politica

ecclesiastica che portò alla cd. LEGGE DELLE GUARANTIGE .

Lo Stato Italiano dovette regolare da solo i suoi rapporti con la Chiesa, visto che essa non collaborava. E si

impegnò a tener fede ai principi diu rispetto che erano stati annunciati prima della conquista di Roma. Lo

Stato si doveva impegnare ad ASSICURARE L’INDIPENDENZA DELLA SANTA SEDE e la piena

.

libertà della Chiesa cattolica in Italia

In questo clima, il 15/05/1871 furono promulgate le LEGGE DELLE GUARENTIGIE.

Con queste leggi si realizzò sul piano normativo IL SEPARATISMO tra i poteri. Esse attuando il principio

cavouriano “ LIBERA CHIESA LIBERO STATO”. La legge era divisa in 2 titoli:

1. “DELLE PREROGATIVE DEL SOMMO PONTEFICE E DELLA SANTA SEDE” e riconosceva

alla chiesa :

Aveva il libero esercizio dei suoi poteri spirituali

• aveva la piena sovranità pontificia sui valori del Vaticano e del Laterano e sulla villa di

• Castelgandolfo (diritto d’extraterritorialità).

Era esente dalla giustizia italiana

• Poteva avere corpi armati e mantenere rapporti diplomatici con potenze straniere

• Aveva libertà nel governare la Chiesa Cattolica( dandole una dotazione di 3.225.000 lire + ufficio

• telegrafico)

3. “RELAZIONI DELLA CHIESA CON LO STATO IN ITALIA” questo titolo attuava il principio

della “LIBERTA’ DELLA CHIESA con la rinuncia dello Stato dei diritti di controllo sulla stampa e sugli

atti ecclesiastici, al giuramento dei vescovi,all’assenso per le riunioni dei concilii. Restavano sotto il

controllo regio le nomine ai benefici ecclesiastici e sugli atti che riguardano le proprietà .

Sempre per garantire la libertà di religione e il principio separatista si modificarono alcuni articoli del codice penale

( es si sopprime la frase: ministri della religione e dei culti tollerati” per sostituirla con “ministri di culto

DECLINO DELLA DESTRA: Con la liberazione di Roma lo STATO NAZIONALE e LIBERALE era

realizzato. La dx aveva raggiunto il suo scopo:la formazione di un’Italia una ed indivisibile

governata da un sistema monarchico-rappresentativo sulla base di principi costituzionali e liberali.

L’esistenza di un programma comune aveva favorito la convergenza nel liberalismo moderato di

gruppi socialmente diversi e di soggetti con interessi diversi.

Ottenuti questi obiettivi si indebolì il partito liberale moderato (la dx), mentre l’opposizione (la sx)

si faceva portavoce dei disagi del Paese oppresso da una forte pressione fiscale e da un

sottosviluppo civile e politico.

Il Ministero Lanza cadde il 25/06/1873 e fu sostituito da capo di gov Marco MINGHETTI

MINISTERO di MINGHETTI : Marco Minghetti, è stato un politico italiano. Nasce da una famiglia di proprietari terrieri

e riceve una preparazione culturale molto profonda. Minghetti spazia tra letteratura, scienza ed economia alternando

lunghi viaggi all'estero.Tra il 24 marzo 1863 e il 28 settembre 1864 succedette al Farini nella carica di primo

ministro. Fu nuovamente Primo Ministro tra il 10 luglio 1873 ed il 25 marzo 1876. Durante questa legislatura si

trovò in disaccordo con la Destra, alla quale nonostante tutto apparteneva. Motivo del contendere era la rigorosa

politica di bilancio che perseguì, che nel 1876 portò al pareggio di bilancio.

Cosa fece il gov di Minghetti: fu caratterizzato dalla politica finanziaria mirante al raggiungimento del

pareggio.

Messo in minoranza su un provvedimento fiscale che sanciva la nullità degli atti non registrati

allo scopo di incrementare le entrate tributarie, il Minghetti indisse nuove elezioni nel 1874

che furono contraddistinte da un‘affermazione della sinistra .(soprattutto al sud).

Il Ministero Minghetti doveva comunque continuare ad occuparsi della grave crisi finanziaria

le sue misure tributarie venivano criticate xchè erano troppo . Ma tali misure

CONSEVATRICI

sembravano indispensabili.

Nel 1874 la Legge BANCARIA voleva razionalizzare il sistema creditizio e uniformare la

disciplina degli istituti di emissione e per far ciò si agì contro gli interessi dei capitalistiche si

opponevano all’ammodernamento della società.

Nel 1876 sempre per avviare il progresso della società il gov si occupò delle FERROVIE dello Stato:

per la dx esse dovevano essere gestite dall’apparato PUBBLICO e non privato. Il disegno di legge

proposto dal gov. sulla materia trovò nella discussione delle Camere forti contrasti (per l’opposizione

della sx)…e ciò fece cadere la dx

FINE DELLA DESTRA: 18 marzo 1876 : la Destra cadde perché fu messa in minoranza dall’opposizione di

Sinistra nelle cui fila c’era una parte della borghesia che aspirava ad una diversa distribuzione regionale

del carico fiscale e della spesa pubblicae fece opposizione nell’approvazione del disegno di legge della

destra che proponeva la destinazione dell’intera rete ferroviaria alla gestione dello Stato senza lasciare

alcuno spazio all’iniziativa privata. 5° cap

LA SINISTRA AL POTERE e il TRASFORMISMO

:la caduta della dx si ebbe nel marzo 1876 in seguito ad un dibattito

SALITA al potere della SINISTRA

parlamentare in cui si dimostrò l’unita’ d’intenti e di programmi di una sinistra giovane e

riformatrice dello Stato formata soprattutto dalla borghesia.. Tale unità della sx fu merito

dell’opera di Agostino DEPRETIS che con il discorso fatto a Strabella nel 1875 aveva riunito

nel suo schieramenti tutti coloro che non appoggiavano l’operato della dx.

Agostino DEPRETIS: Fu presidente del Consiglio dei ministri italiano per nove mandati nei periodi: dal

25/03/ 1876 al 24 /03/ 1878 ……dal 19 /12/ 1878 – 14/07/ 1879 …. dal29 /05/ 1881 al 29 /07/ 1887

Fin da adolescente discepolo di Mazzini e affiliato alla Giovane Italia, prese parte attiva ai moti mazziniani.

Eletto deputato nel 1848, aderì al gruppo della Sinistra storica e fondò il giornale Il Diritto. Nel 1873, alla

morte di Rattazzi, Depretis, divenuto capo della Sinistra, preparò l'avvento al potere del suo partito, cosa che

avvenne nel 1876, quando fu chiamato a formare il primo governo di sinistra del nuovo Regno d'Italia.

Spodestato dal Cairoli nel marzo 1878 a causa dell'introduzione della controversa tassa sulle granaglie, il

successivo mese di dicembre sconfisse Cairoli tornando ad essere Primo Ministro, ma, il 14 luglio 1879 fu

ancora una volta estromesso dallo stesso Cairoli. Nel novembre del 1879, tuttavia, entrò a far parte del

governo Cairoli come Ministro dell'Interno, e, nel maggio del 1881 gli subentrò come premier, mantenendo la

carica fino alla morte, avvenuta il 29 luglio 1887. Durante questo lungo intervallo di tempo compì ben cinque

rimpasti di governo, estromettendo dapprima gli esponenti di sinistra Zanardelli e Baccarini, allo scopo di

compiacere alle richieste della Destra, e successivamente nominando Ricotti, Robilant e altri esponenti

conservatori, attuando così quel rivolgimento politico che fu poi chiamato il trasformismo.Pochi mesi prima

della morte si pentì di aver compiuto queste scelte, e reintegrò Crispi e Zanardelli nel proprio governo.

Il discorso di Depretis a Strabella (1875): per portare al potere il suo partito e soddisfare esigenze riformistiche

,dopo aver affermato la sua fedeltà alla corona,

egli propose l’allargamento del diritto di voto,

l’istruzione elementare obbligatoria laica e gratuita, il decentramento amministrativo, una

riforma fiscale che eliminasse l’odiata tassa sul macinato;

Tale programmadi con un MODERATISMO RIFORMISTICO fece molta presa sull’elettorato che

criticava la destra x la durezza della politica fiscale ma anche x la gestione oligarchica del potere

riservato ad una piccola consorteria. Fu proprio il programma a dimostrare alla Corona l’avvenuta

acquisizione d‘un‘ideologia costituzionale e liberale della sx e ad indurre il re ad affidare a

DEPRETIS il compito di formare il nuovo governo.

:

NON RIVOLUZIONE PARLAMENTARE l’avvento della sinistra parlamentare al potere suscitò timori

soprattutto negli ambienti della destra che oltre ad accusare la sinistra di essere scesa a compromesso con

chiunque pur di governare sfruttando peraltro il malcontento popolare riteneva molto pericoloso

l’allargamento della classe dirigente ai rappresentanti della piccola e media borghesia.

La sostituzione al potere della dx con la sx fu definita come una “rivoluzione”. In realtà il termine non

era corretto. L’alternanza fra 2 partiti doveva essere considerato un fenomeno normale, uno scambio di ruoli

tra maggioranza ed opposizione. Chi parlò di “rivoluzione” si giustificava con il fatto che in Italia NON

C’ERA UN BIPARTITISMO (=una divisione netta fra 2 forze politiche omogenee rappresentate in

Parlamento).Infatti con l’obiettivo dell’unità e con il sistema elettorale fondato sul collegio uninominale a

doppio turno si formava in Parlamento una maggioranza formata da un solo ideale politico ( fin ad ora di tipo

)

liberale della dx

Tale sistema elettorale non aveva favorito la formazione di gruppi parlamentari distinti poiché nella

maggior parte dei casi si andava al ballottaggio tra i primi 2 candidati e nel 2° turno si andavano formando

vasti schieramenti politici composti di forze eterogenee anche se convergenti.

In INGHILTERRA: Tuttavia il ballottaggio fu introdotto per correggere il sistema elettorale inglese a

TURNO UNICO ritenuto imperfetto x il fatto che creava maggioranze parlamentari troppo esigue e x il fatto

che lasciava inutilizzati tutti i voti che non erano andati a favore del candidato eletto al quale era sufficiente

la maggioranza relativa dei voti che era possibile recuperare attraverso il ballottaggio e che invece in

Inghilterra si preferiva sacrificare pur di creare ad una stabile maggioranza di governo (nella scelta tra i 2

partiti esistenti TORIES:conservatori e WHIGS: liberali).

In Italia si era preferito non formare schieramenti omogenei e opposti, ma piuttosto un unico schieramento

che avesse posizioni “mediane”. La Destra di governo a ben guardare non era un vero partito ma un

raggruppamento parlamentare eterogeneo e composito tenuto insieme da una fondamentale vocazione

centrista e mediana che peraltro caratterizzava anche la Basta ricordare il “connubio” di Cavour(di dx) che

voleva in Parlamento un’unica coalizione di partiti formata da 1 parte progressista (la dx) e una parte

conservatrice (la sx). si trattava di un’unione di persone anche con idee diverse che avevano in comune la

gestione dello Stato che si andava formando.

Inoltre non si poteva parlare di “rivoluzione” perché oltre ad avere una SOMIGLIANZA DI

COMPOSIZIONE e ATTEGIAMENTI (e ciò non aveva contribuito a formare un bipartitismo con 2 gruppi

la dx e la sx avevano entrambi ORIGINI BORGHESI.

opposti),

Il tentativo di Depretis di unire i 2 partiti:, Depretis non s‘irrigidì in una rigorosa politica di partito ma si sforzò di

dichiarare al governo una larga maggioranza parlamentare in modo che in essa confluissero anche

gruppi parlamentari appartenenti ad altri schieramenti politici e in particolare alla Destra; nella prassi

politica tale atteggiamento prese il nome di Trasformismo e portò all’abbattimento di ogni tipo di

barriera tra i due partiti lasciandosi ai margini della maggioranza parlamentare gruppi esigui

Fu proprio questa tendenza della maggioranza alla dilatazione verso la Destra a rendere difficile

l’azione riformatrice del DEPRETIS verso le classi subalterne tenute ai margini del sistema da un

meccanismo elettorale censitario; la legge elettorale del 1882 con cui il numero degli elettori fu portato a 2

milioni mantenne la discriminazione nei confronti dei contadini meridionali mentre la legge COPPINO

(1877) era congegnata proprio in modo da restare inoperante nelle zone più arretrate e povere del

Mezzogiorno.

La SINISTRA e LA QUESTIONE FERROVIARIA .: dopo l’entusiasmo iniziale anche il governo Deprestis

cominciò a mostrare segni di decadenza

Depretis avrebbe voluto consolidare lo Stato con l’avvio di un’azione riformatrice soprattutto a favore dei ceti più

esclusi dalla vita politica locale. Ma questa azione di riforma NON fu facile da attuare perché:

C’era il non sostegno della parte borghese della sx

• La maggioranza parlamentare recuperava parte della dx che era contraria ad ogni riforma

• La soluzione della questione ferroviaria non aiutò la popolazione locale. E quindi lo sviluppo sociale dello

• Stato. Anzi

La gestione delle ferrovie era un argomento importante perché esse oltre che essere un mezzo di

comunicazione che univa tutti gli abitanti dello Stato era anche un importante strumento utile per lo

sviluppo economico e industriale. L’uso della ferrovia poteva portare al progresso la Nazione e quindi

aveva una UTILITA’ PUBBLICA, di INTERESSE PER TUTTA LA COLLETTIVITA’.

Il gov. Depretis decise di affidare la gestione delle ferrovie a SOGGETTI PRIVATI (es soc. finanziarie)

andando incontro alle esigenze dei “gruppi di capitalisti” che richiedevano il LIBERALISMO ECONOMICO.

Si atuò così la PRIVATIZZAZIONE delle FERROVIE e si potenziò l’ingerenza capitalista nella vita pubblica.

La dx: Il dibattito sull’argomento nella Camera dei Deputati fu acceso perché trovò l’opposizione della dx (che

aveva sempre avuto un’idealismo di nazionalizzazione. Per essa la ferrovia doveva essere gestita dallo

Stato per il bene di tutti i cittadini).

Nella dx si evidenziò il pensiero di Silvio SPAVENTA (max esponente dello Stato Liberale): egli affermò che

lo Stato Liberale doveva modificarsi a seconda delle necessità della società in modo da favorire il

progresso del popolo. Per aversi benessere e uguaglianza per tutti gli uomini dello Stato era necessario

l’intervento dello Stato nella vita economica. In questo quadro rientra la gestione delle ferrovie: essendo uno

strumento utile per tutti doveva avere una gestione pubblica. Lo Stato doveva intervenire per tutelare gli

interessi della collettività. Affidando le ferrovie a società private sicuramente esse avrebbero curato i propri

interessi singoli. Lo Stato doveva riprendesi la proprietà delle ferrovie e doveva creare un’unica rete di

comunicazione con ottimi risultati sul piano economico, sociale, industriale e militare.

Spaventa parlava di un politico come mezzo di difesa della collettività contro l’intervento

ACCENTRAMENTO

di privati che volevano condizionare la politica generale.

La sinistra era contraria all’accentramento e perciò insabbiò tale programma nazionalizzatore e interventista

proprio del più avanzato stato liberale a grave danno delle prospettive di sviluppo economico del paese (il

liberalismo politico sostenuto dalla destra non va confuso con il liberismo economico difeso dalla sinistra).

IL RUOLO DEL PRESIDENTE DI GOV. Dinanzi al carattere composito del governo di sx e ai frequenti contrasti

che sorgevano al suo interno (dovuti in gran parte alle intemperanze del ministro degli Interni

NICOTERA), DEPRETIS volle riaffermare l’autorità della presidenza del Consiglio rispetto agli

altri ministri del Consiglio dando ad essa base giuridica;

Infatti con un decreto del 25/8/76 DEPRETIS sancì la preminenza del presidente del Consiglio che

non erano più considerato come un PRIMUS INTER PARTES ma come un LEADER cui

facevano capo tutti i ministri Egli volle trasformare il gabinetto in un ORGANICO STRUMENTO

DI POTERE con un leader che doveva essere autonomo rispetto alla Corona. La figura di leader del

presidente di gov. doveva avere un RICONOSCIMENTO COSTITUZIONALE

Fu sancita sul piano normativo dall’art. 5 del decreto che affermava che “Il presidente del Consiglio

“ rappresenta il Gabinetto, mantiene l’uniformità nell’indirizzo politico e amministrativo di tutti i

ministri, e cura l’adempimento degli impegni presi dal governo nel discorso della Corona, nelle sue

relazioni col Parlamento e nelle manifestazioni fatte al paese “.

Tuttavia la resistenza dei ministri ad accettare un ruolo subalterno al presidente del consiglio non

consenti al DEPRETIS e al suo successore, CAIROLI, di rendere operanti tali norme a discapito della

struttura governativa che rimase priva di un sostanziale coordinamento politico.

ELEZIONI DEL 5/11/1876 : si doveva eleggere la nuova Camera dei Deputati e la sx aveva tutta l’intenzione di

mantenere il governo ad ogni costo impedendo alla Destra di tornare al potere. Per questo motivo la

campagna elettorale fu particolarmente scorretta e senza scrupoli.

Campagna elettorale scorretta: Per vincere le elezioni particolarmente importante fu l’intervento di NICOTERA

che predispose dal ministero degli interni le basi per la gran vittoria elettorale (1876) del nuovo governo

della sinistra ( sostituì con uomini di sx i prefetti provinciali, invitò l’apparato burocratico statale a sostenere la sx,

.

strumentalizzò la P. A.al servizio di candidati di sx)

Fino ad allora la destra aveva cercato di influenzare l’elettorato mantenendosi sempre entro il limite della

correttezza, dell’onestà e in particolare in quello necessario a contrastare l’opposizione del clero,.

Ora che la sx aveva bisogno del consenso popolare per rafforzare il proprio potere, la lotta politica si

fece molto dura e degenerò sul piano del comportamento morale; il NICOTERA senza alcuno scrupolo

introdusse nella campagna elettorale sistemi e atteggiamenti tipici di ambienti sottosviluppati ( ricorso ad

)

ogni strumento e quindi anche il broglio e la corruzione

Con questi mezzi la sinistra ebbe una schiacciante vittoria elettorale. Ma alla degenerazione della lotta

politica si accompagnò anche lo scadimento della qualità morale e professionale degli eletti e quindi

della serietà del ceto dirigente a causa dell’allargamento del suffragio determinato dalla nuova legge

elettorale che portò a votare anche gli strati più ignoranti della popolazione..

INCOMPATIBILITA’ PARLAMENTARE: l governo rendendosi conto della gravità della presenza di una

classe politica “senza moralità” presentò un disegno di legge che permettesse una forma di “ SELEZIONE DEI

”. Si parlò di incompatibilità parlamentare per di evitare la commistione tra lo

DEPUTATI DA ELEGGERE

svolgimento della funzione d’amministratore d’ impresa statali e la carica di deputato;

Tale progetto fu convertito in legge il 13-05-77 anche se il testo riguardava più che occuparsi di

“incompatibilità” si occupò di “INELEGGIBILITA’” vietando l’elezione di chi ricopriva determinate cariche

o svolgeva particolari attività allo scopo di impedire ad essi potessero influenzare la volontà degli elettori.

Diventarono ineleggibili (come parlamentari) i ministri di culto, i magistrati e i professori universitari

che , gli appartenenti alle forze armate, i pubblici funzionari. Lo scopo era di evitare che

potevano essere max 10

esponenti della burocrazia o della P.A.potessero diventare deputati per l’impossibilità di esercitare 2 funzioni

contemporaneamente che avrebbero determinato un conflitto tra interesse privato del singolo e quello dello

Stato.

La legge aveva molte LACUNE perché attribuiva maggior rilievo all’ineleggibilità e non

all’incompatibilità .

Il limite della sinistra di non riuscire a tradurre sul piano normativo tutti i suoi progetti si presentò anche in

altri momenti.

MANCATE RIFORME: Dopo i primi insuccessi, la sx consapevole di non riuscire a gestire il potere e di non

riuscire ad emanare leggi incisive come quelle della più preparata dx, Depretis decise che doveva

TRASFORMARE il partito.

In questo ambito furono affrontate, SENZA SUCCESSO 2 tipi di RIFORME:

RIFORMA DELL’ISTRUZIONE ELEMENTARE:con la Legge COPPINO del 15/07/1877 si rese

• l’istruzione elementare obbligatoria. La legge si prefiggeva di elevare l’istruzione della

popolazione per preparare le basi per la riforma elettorale che avrebbe attribuito il diritto al voto ad

un numero maggiore di persone sulla base non solo del requisito del censo ma su quello della

CAPACITA’. Ma l’ obiettivo non fu pienamente raggiunto perché:

o la legge prevedeva l’obbligatorietà del solo BIENNIO a che aggravare

facendo ricadere sui comuni l’onere delle spese per le scuole non facev gli

o squilibri esistenti tra Nord e Sud e tra le campagne sottosviluppate e le città.

Effettivamente l’alfabetizzazione del popolo rappresentava uno per il rafforzamento delle istituzioni

poiché l’allargamento indiscriminatorio e incontrollato del suffragio universale avrebbe costituito un

pericolo notevole per lo stato in quanto avrebbe potuto implicare un ritorno alla conservazione.

Per portare la società al traguardo della DEMOCRAZIA e PROGRESSO era necessaria un’importante

opera di EDUCAZIONE NAZIONALE

RIFORMA TRIBUTARIA : la sinistra doveva riformare il sistema tributario EQUO, con una

• PEREQUAZIONE TRIBUTARIA BASATA SULLA PROGRESSIVITA’, in modo da far

accostare il popolo allo Stato . Ma non ci riuscì anche se la borghesia dominante era disposta a

contribuire alle finanze pubbliche con le proprie risorse in modo PROPORZIONALE e non

progressivo .

Si poteva ipotizzare l’introduzione di un sistema di imposizione basato soprattutto sull’IMPOSTE

DIRETTE (sulla ricchezza posseduta, o sui capitali) al posto di alcune imposte indirette che colpivano i

consumi.

Ma con la Legge del 28/02/1877 ( )fu ridotto, a

RIFORMA DELL’IMPOSTA DI RICCHEZZA MOBILE

vantaggio della borghesia produttiva, il numero dei contribuenti aumentando le quote di reddito

esenti dall’onere e riconoscendo maggiori detrazioni per i redditi industriali e commerciali a scapito

del prelievo fiscali in forma diretta; A

furono incrementate le IMPOSTE INDIRETTE che gravando sui consumi di 1 necessità aumentando

il dissenso popolare e il malcontento nei confronti dello Stato.

ATTEGIAMENTO di DEPRETISI verso il PARLAMENTO durante i suoi 2 primi ministeri ( 25/03/ 1876 al

) il Depretis fu un ABILE MANOVRATORE della

24 /03/ 1878 ……dal 19 /12/ 1878 – 14/07/ 1879

MAGGIORANZA riuscendo ad avere il favore un forte gruppo parlamentare e il favore anche della

corona , rompendo la rigidità della destra che era stata poco incline a lasciare spazio alla corona.

Con il suo opportunismo politico riuscì ad allargare la base del suo Governo e a ottennere l’appoggio dei

suoi avversari della Destra.

Il Depretis non fu un uomo di Stato ma abile manovratore che cercava in tutti i modi di trovare

consensi e legittimazione alla sua azione.

La dimostrazione è data dal ricorso frequentemente alla pratica delle cd. INFORNATE di senatori ( in 8

con cui DEPRETIS si assicurò anche

anni propose ben 220 senatori che dovevano essere nominati dal re)

l’appoggio della Camera Alta.

Bisogna sottolineare che, interpretando estensivamente l’art. 60 dello Statuto, il Senato rafforzò il suo

controllo sulle infornate )affermando la propria competenza a giudicare la legittimità

( in modo da limitarle

dei titoli ma anche le qualità e i precedenti delle persone nominate e perfino i motivi che avevano portati il

governo alla loro nomina.

ALTERNANZA dei gov. fra DEPRETIS e CAIROLI: il 4/1/1878 muore il re Vitt. Emauele II, e come da prassi

parlamentare Depretis presentò le sue DIMISSIONI.

Il nuovo sovrano UMBERTI I (1878-1900) respinse le dimissioni e il governo restò nelle mani di DEPRETIS

,confermando la fiducia del re al ministro e nell’istituto parlamentare.

Ma successivamente si crearono delle CRISI DI GOV dovute a dissensi all’interno della maggioranza che portarono

all’alternarsi come capo di governo di Depretis ) e di Cairoli )

( ha presieduti 9 gov (ha presieduto 3 gov

Il 26-12-77: ci fu la caduta del 1° gov di DEPRETIS , ma ricomposta la maggioranza a suo sostegno, lo

• stesso Depretis tornò ad essere capo di gov.

Il 24/03/1878 per l’aggravarsi delle tensioni all’interno della sinistra portarono il DEPRETIS alle

• dimissioni e fu sostituito da CAIROLI sostenuto dalla volontà della camera elettiva e xchè

mostrava più correttezza e onestà rispetto agli interessi economici e affaristici dal Governo

precedente.

o BENEDETTO CAIRÒLI, fu garibaldino, rifugiato politico e cospiratore anti-austriaco, deputato al

Parlamento, Presidente del Consiglio dei Ministri italiano nei periodi 24/03/1878 – 19/12/1878 e

14 /07 /1879 – 29/05/1881. Il prestigio del Cairoli fu grande, anche in quanto rifletteva i meriti dei

quattro fratelli, tutti caduti nelle guerre risorgimentali: il padre morto in esilio, Esemplare fu considerato

il comportamento della madre: il suo rifiuto di accettare ricompense od onoreficenze di qualsiasi tipo

mise la famiglia in una luce ancora migliore di fronte agli Italiani.

Il suo modo di fare politica era rispettoso e di tipo democratico.

Il primo governo Cairòli

:Quando nel 1876 la Sinistra andò al potere, Cairoli, deputato sin dalla

prima legislatura, quindi da 16 anni, divenne capogruppo parlamentare della maggioranza e, dopo la

caduta dei governi Depretis e Crispi, il 24/03/1878 formò il suo primo gabinetto.

Sin dagli anni precedenti, la sua politica estera fu filo-francese ed irredentista (irredentismo indica

l’aspirazione di un popolo a completare la propria unità territoriale nazionale, acquisendo terre soggette al

dominio straniero (terre irredente) sulle basi di teorie di un'identità etnica o di un precedente possesso storico,

vero o presunto) . Tale atteggiamento, tuttavia, non teneva conto del grave indeblimento della Francia, dopo la

sconfitta subita alla guerra franco-prussiana, né delle latenti tensioni fra Roma e Parigi in merito alla

colonizzazione della Tunisia. Mentre l'appoggio alle manifestazioni irredentiste offerto dal Cairoli, contribuivano

. La politica estera del Cairoli aveva praticamente

mantenere tesi i rapporti con Vienna e l'alleato Bismark

posto la posizione internazionale dell'Italia in un vicolo cieco.

Gli effetti di tale isolamento furono palesi a tutti in occasione del Congresso di Berlino (12 giugno-13 luglio 1878):

l'Austra-Ungheria si assicurò l'occupazione della Bosnia e dell'Erzegovina, la Gran Bretagna l'isola di Cipro, la

Francia garanzie sulla Tunisia, mentre l'Italia (rappresentata dal ministro degli esteri Corti) non ottenne

assolutamente nulla, in particolare in merito al Trentino. L'assenza di progressi in merito a Trento appariva in

Il governo

troppo palese contraddizione con l'enfasi irredentista cui sembrava conformarsi la politica del governo.

Cairoli ne uscì fortemente indebolito, cosicché cadde alla prima occasione: il tentativo da parte

dell'anarchico Passannante di assassinare il Re Umberto I (17/11/1878). Cairoli stesso, presente al

fatto, afferrò l'attentatore e ricevette una coltellata alla coscia. L'11/12/1878 un ordine del giorno

favorevole al governo venne respinto a grande maggioranza e Cairoli si dimise.

:

Il secondo ed il terzo governo Cairòli Dopo un breve governo Depretis, il 14/07/ 1879 Cairoli

tornò al potere e, il 25 novembre successivo formò con Depretis un governo di coalizione, nel quale

egli assunse gli incarichi di primo ministro e ministro degli esteri. Ma non aveva saputo risolvere il grave

isolamento in cui languiva la politica estera italiana.

La questione all'ordine del giorno era la colonizzazione della Tunisia, cui ambivano la ricca Francia e la

debole Italia. Cairoli, come prima di lui il Depretis non ritennero mai di procedere ad una occupazione.

Cosicché il governo si lasciò sorprendere, l'11 /05/ 1881, quando i francesi procedettero

all'occupazione della colonia. Essa diede ulteriore conferma della debolezza della posizione

internazionale dell'Italia, e rinfocolò le polemiche successive al Congresso di Berlino. Gli eventi, in

effetti, dimostravano la velletarietà della politica del Cairoli e del Depretis, la impossibilità di una

alleanza con la Francia e la necessità di un riavvicinamento con Berlino e con Vienna.

Una simile inversione della politica non poteva essere condotta dai medesimi uomini politici e Cairoli

riconobbe la necessità di presentare le dimissioni, il 29 maggio 1881 Da allora di fatto scomparve

dalla scena politica..

19/12/1878 viene nuovamente nominato presidente del gov. DEPRETIS . egli dovette affrontare la

• questione della SOPPRESSIONE del MINISTERO dell’AGRICOLRURA INDUSTRIA e

COMMERCIO.

CRISPI stava sollecitando la soppressione di quel ministero per sostiturlo con il MINISTERO DEL

TESORO considerato essenziale per risolvere i problemi finanziari. Il gov. Depretis proseguì con la

soppressione attraverso un semplice decreto ministeriale .L’atto fu molto criticato dalla dx xchè

considerato incostituzionale ilo comportamento del parlamento: solo con una legge si poteva

sopprimere o introdurre un ministero

14/07/1879 Cairoli, tornato capo di gov., raccogliendo le critiche sul comportamento del Depretis e rispettando le

• prerogative parlamentari ricostruì il MINISTERO dell’AGRICOLTURA, INDUSTRIA E

COMMERCIO con la legge del 30-6-78 e richiese una legge per l’istituzione del ministero del tesoro.

Sul problema DELL’ORDINE PUBBLICO, in ossequio ai principi di libertà sanciti dallo Statuto che

si fondavano sul postulato “PREVENIRE NON REPRIMERE” il Caioroli cercò di reagire alla

condotta illiberale del NICOTERA che sotto il DEPRETIS aveva strumentalizzato prefetture e

polizia per ragioni di partito. Ma il successivo attentato al sovrano e le manifestazioni di piazza di

Firenze e di Pisa indussero la sinistra a mostrare scetticismo verso tale atteggiamento liberale del

Cairoli( )e ciò determinò la caduta del suo

era chiaro il fallimento delle sue misure sull’ordine pubblico

governo.

Il Cairoli fu sostituito dal DEPRETIS che tenne il potere fino al 14-8-79 quando esso fu fatto

cadere per una mozione di sfiducia dell’opposizione sull’abolizione delle tasse sul macinato che

invece fu difesa dal Senato con la conseguenza di un grave contrasto parlamentare tra Camera e

Senato in relazione alla interpretazione dell’art. 10 dello Statuto Albertino che prevedeva la priorità

della discussione all’interno della camera elettiva delle leggi in materia tributaria e nel quale la sinistra

vedeva un mezzo per limitare la facoltà al Senato a proporre emendamenti.

Al DEPRETIS successe un 3° ministero CAIROLI che restò in carica fino al 26-5-81 quando il

Governo venne meno in minoranza dal Parlamento rispetto alla politica estera; (il cd. Affare di Tunisi)

29/05/1981:il ministero venne presieduto da DEPRETIS ( ) che in carica dal 29-5-81 al 29-8-87.

4° ministero

• In questo periodo (1882) venne fatta la RIFORMA DEL SISTEMA ELETTORALE che portò a 2

milioni il n° degli elettori della Camera dei Deputalti.

L’allargamento del corpo elettorale era voluto da più parti:

le forze clericali e conservatrici vedevano nel suffragio universale un mezzo di

strumentalizzazione delle classi contadine e perciò un modo per contrastare il predominio

politico della borghesia liberale

Sidney SONNINO era un progressista favorevole al suffragio universale xchè vedeva con esso il

progresso dello Stato. La massiccia partecipazione popolare alla vita politica avrebbe rafforzato

la struttura statale. L’allargamento del d. di voto veniva visto come un mezzo per EDUCARE

POLITICAMENTE la moltitudine, anche le classi più povere dei contadini che così avrebbero

potuto interessarsi della, e influenzare la formazione della classe dirigente.

La sinistra respinse tuttavia l’ istanza del “suffragio universale” e approvò un testo unico il 24-9-82 che era

caratterizzato da solo due elementi di novità:

1. ALLARGAMENTO DEL CORPO ELETTORALE che comprendeva tutti coloro che compiuto il 21°

anno d’età sapevano leggere e scrivere o pagassero una certa somma di imposta diretta (CENSO +

CAPACITA’) : erano favoriti i cittadini sui contadini perché più colti e le province settentrionali su quelle

meridionali perché più sviluppate.L’abbassamento del limite di età mirò a far partecipare alla vita politica i più

giovani che erano più vicini allo STATO LIBERALE rispetto agli anziani spesso nostalgici del passato

dinastico;

2. INTRODUZIONE DELLO SCRUTINIO DI LISTA al posto del “collegio uninominale” nel quale

alcuni vedevano uno strumento per abbattere il potere della oligarchia moderata, altri un mezzo per allargare

l’ampiezza della circoscrizione elettorale al fine di garantire maggiore adesione del contado della città.

Con esso il territorio nazionale ( fino allora suddiviso in 508

) fu articolato in 135 COLLEGI PLURINOMINALI; di questi i 36 più grandi portarono

collegi uninominali

in Parlamento 5 candidati ma gli elettori potevano esprimere 4 preferenze perciò uno dei 5 seggi andava

alla lista minoritaria e ciò per favorire la tutela delle minoranze; mentre negli altri collegi erano eletti 2,3,4,

candidati ma il voto avveniva per l’intera lista.

Il sistema non raggiunse gli obiettivi prefissati perché era troppo forte l’egemonia dei NOTABILI e xchèa

mancava un’ apparato in grado di predeterminare liste omogenee di candidati.

(quale sarà il futuro partito politico)

Il sistema adottato favorì allora la formazione di liste eterogenee dal punto di vista politico, per il venir

meno della “carica ideologica del voto”, a scapito della qualità della classe dirigente e si andò verso il

trasformismo (chje caratterizzò il 2° ciclo del gov di Depretis)

a

29/10/1982: ci furono per la 1 voltale ELEZIONI CON SCRUTIGNO DI LISTA e ciò favorì la vittoria e il

rafforzamento del DEPRETIS che era desideroso di fondare la propria politica su una maggioranza

interpartitica che convergesse intorno ad un programma, quello della sxquesto fu il disegno che

portò al “TRASFORMISMO”; Depretis consapevole del forte consenso popolare si sentì in grado di

portare avanti un programma politico vasto tanto da essere sicuro di avere l’egemonia sulla vita pubblica.

Egli sottolineò la necessità di superare i dissensi politici per migliorare l’efficienza amministrativa dello

Stato. E per fare questo bisognava “convergere” verso un unico programma(di sx) demolendo i signoli

partiti.

Ma tale atteggiamento, che rafforzò la posizione del Presidente del gov., portò alla DEGENERAZIONE

del sistema parlamentare. Infatti se il Parlamento era formato da una Camera di Deputati eletta

attraverso combinazioni elettorali di tipo “personistico e clientelare” e da un Senato formato da infornate

di notabili graditi al potere, si finì con non avere una maggioranza con delle salde BASI IDEALI.

Il trasformismo di DEPRETIS senza che i suoi sostenitori se ne rendessero conto nascondeva molte

insidie come:

degenerazione del sistema parlamentare, che favoriva il clienterismo e la tendenza a

sovrapporre gli interessi particolari su quelli pubblici;

il trasformismo rispondeva ad un esigenza di conservazione perché la scelta di DEPRETIS

finiva con il favorire il mantenimento di quello status della società civile

favorevole a determinati gruppi economici, frenando il riformismo del movimento

operaio, di cui temeva la carica eversiva. Egli favoriva il l’avanzamento di tipo

amministrativo a discapito del progresso politico che invece doveva rimanere

statico.nel movimento operaio vedeva l’ideologia riformistica e per questo si

organizzò per fronteggiare l’avanzata del “SOCIALISMO” legato alla

trasformazione del proletariato industriale. Depretis aveva l’obiettivo di realizzare

un unico grande PARTITO LIBERALE. Ma non ci riuscì

Sul piano costituzionale il trasformismo determinò il susseguirsi di grande crisi

extraparlamentari (non determinata da mozioni di sfiducia, ma dall’impossibilità

di formare 2 schieramenti separati: maggioranza e opposizione. E questo portò a

prendere le decisioni politiche solo per volontà del presidente del governo.). Si

assistette alla CRISI DEL SISTEMA .il susseguirsi delle crisi extraparlamentari

furono sempre risolte da Depretis con tattiche e favoritismi. Ad es. per avere il

pieno appoggio dei Deputati ( e togliere autonomia al Senato) faceva infornate

della camera con ex deputati favorevoli alla sua politica o di funzionari di Statiche

appoggiavano sempre il governo. Inoltre ricorreva spesso al “trucco” di snaturare

il sindacato parlamentare sugli atti del governo rinviando sempre le discussioni sui

bilanci.

25/5/86: furono indette, da Depretis, NUOVE ELEZIONI per porre fine al contrasto sorto tra il Ministero

delle Finanze MAGLIANI e il Parlamento, in seguito alla sua politica fiscale poco rispettosa delle

prerogative parlamentari. Le elezioni svolte con corruzioni rafforzarono il potere del gov., ma mostrano

che non c’è la rappresentanza nazionale. Nel frattempo si inizia ad organizzare il movimento operaio.

INVOLUZIONE POLITICA: Subito dopo le elezioni DEPRETIS sciolse il PARTITO OPERAIO ITALIANO

Ee iniziò a vigilare e reprimere tutte le MANIFESTAZIONI POLITICHE del PROLETARIATO

rendendo evidente l’ideologia conservatrice. La sx e la dx avevano perso le loro ideologie iniziali. La

borghesia più che volere il progresso dello Stato ascoltando le esigenze anche dei ceti subalterni

(operai) si concentrava nella difesa dello Stato esistente.

Nel 1887. quando si formò l’8° governo di Depretis la situazione si cristallizzò ancora di più: nella

maggioranza “trasformistica” entrò la PENTARCHIA “Cairoli, Zanardelli, Nicotera, Crispi,

Baccarini “. Dopo 10 anni di potere della sx essa aveva subito un’INVOLUZIONE perdendo il suo

spirito di innovazione che la caratterizzava. Con l’estensione del suffragio e con le pressioni della

Chiesa (scontenta dopo la questione romana)si era abbassato il livello della rappresentanza

parlamentare liberale. Per fronteggiare questa situazione ci voleva una classe dirigenteche conscesse

bene i problemi e esigenze del popolo italiano. Ma in questo periodo è proprio la classe dirigente ad

essere decaduta dopo il trasformismo.

il paese cominciò ad acquisire consapevolezza dei problemi da

LE COMMISSIONI D’INCHIESTA:

affrontare grazie all’attività parlamentare delle COMMISSIONI D’INCHIESTA che

segnalavano i “mali” del paese alla classe dirigente e richiedevano delle soluzioni.. ma molto

spesso i risultati delle commissioni non vennero ascoltati e problemi rimanevano senza

soluzione. Si parlò di TECNICIZZAZIONE della vita pubblica. con lo

Le Commissioni d’inchiesta (non previste dallo Statuto) furono introdotte dalla PRASSI

scopo di studiare le condizioni di fatto, i problemi delle varie categorie o di luoghi. Esse si

differenziavano da:

 Commissioni inquirenti ministeriali

 Commis. Parlamentari d’inchiesta sull’andamento dei pubblici servizi (per un

sindacato su rami della P.A. e del Gov. e per questo non gradite dal Ministero)

Il fondamento delle Commissioni d’inchiesta si trovava su una modifica del 1868 nel

regolamento della Camera dei Deputati che aveva parificato le proposte di inchiesta

con le iniziative legislative

Tra le più significative commissione ricordiamo:

 sotto la destra la COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA SULLA SICILIA

 sotto la sinistra, ricordiamo le commissioni d’inchiesta sull’esercizio ferroviario, sulla

marina mercantile, sulle tariffe doganali, sulla questione agraria con l’intento di conoscere le

effettive condizioni del paese che però non fu realizzato per la mancanza di mezzi dello

stato.

Il merito delle commissioni fu quello di incitare, le forzi governanti, a conoscere le reali

condizioni del paese…purtroppo spesso non seguito da un opportuna azione di governo per

trovare la soluzione dei problemi!

CAP. 6-

AUTORITARISMO, CONSERVAZIONE PARLAMENTARISMO:

CRISPI, DI RUDINI’, GIOLITTI.

Francesco CRISPI : Alla morte di DEPRETIS (luglio1887) divenne presidente del consiglio FRANCESCO

CRISPI il quale già ministro degli interni, nel gov Depretis, garantì la continuità politica della sx per

la tranquillità della borghesia italiana.

F. Crispi è stato un politico italiano. Fu presidente del Consiglio dei ministri italiano nei periodi 29/07/1887 –

6/02/1891 e 15/12/1893 – 10/03/1896. Nel 1860 organizzò insieme a Bertani, Bixio, Medici e Garibaldi la

Spedizione dei Mille.. ….Nel 1861 si candidò per l'estrema sinistra alla Camera dei Deputati. Alla Camera, Crispi

acquistò la fama di essere uno dei membri più combattivi e irruenti del partito repubblicano. Nel 1867 si adoperò

per impedire l'invasione dello Stato Pontificio ad opera dei Garibaldini. Allo scoppio della guerra franco-prussiana del

1870 si adoperò energicamente per impedire la progettata alleanza dell'Italia con la Francia e per trasferire a Roma il

governo Lanza. La morte di Rattazzi nel 1873 indusse i sostenitori di Crispi ad avanzare la sua candidatura per la

guida della Sinistra, ma Crispi, ansioso di rassicurare la Corona, sostenne invece l'elezione di Agostino Depretis.

Dopo l'avvento al potere della Sinistra nel novembre 1876 fu eletto Presidente della Camera. Nel dicembre 1877 prese il

posto di Giovanni Nicotera al Ministero degli Interni del governo Depretis. Crispi, con l'aiuto del cardinale Pecci, persuase il

Sacro Collegio a tenere il conclave a Roma e prorogò la durata della legislatura nel timore che la solennità dell'evento potesse

altrimenti esserne disturbata. Le qualità di grande statista dimostrate in questa occasione non furono sufficienti ad evitare

l'ondata di indignazione scatenata dagli oppositori. Crispi fu costretto a dimettersi.

Per 9 anni la carriera politica di Crispi subì una battuta d'arresto, ma nel 1887 ritornò in carica come Ministro degli Interni

nel governo Depretis, succedendogli come primo ministro lo stesso anno, causa la morte del vecchio "camaleonte" della

politica.

Una delle sue prime iniziative da capo del governo fu quella di recarsi in visita presso Bismarck, che desiderava consultare

riguardo il funzionamento della Triplice Alleanza. Basando la propria politica estera su tale alleanza, Crispi assunse un

atteggiamento risoluto nei confronti della Francia. In politica interna Crispi completò l'adozione dei codici sanitario e

commerciale e riformò l'amministrazione della giustizia. Abbandonato dai propri alleati del Partito Radicale, Crispi governò

con l'appoggio della Destra fino a quando, il 6/02/1891 quando cadde il suo gov.

Nel dicembre 1893 l'incapacità del governo Giolitti di ristabilire l'ordine pubblico, in Sicilia (i Fasci siciliani) e in Lunigiana,

ebbe come conseguenza la richiesta da parte dell'opinione pubblica del ritorno al potere di Crispi. Dopo aver riassunto

l'incarico di Primo Ministro represse con forza le insurrezioni e appoggiò con decisione le energiche misure correttive adottate

dal Ministro delle Finanze Sonnino, per salvare le finanze dello stato italiano. La risolutezza di Crispi nella repressione dei

moti popolari, ed il suo rifiuto sia di uscire dalla Triplice Alleanza che di sconfessare il proprio ministro Sonnino, causarono

una rottura con il leader radicale Cavallotti, il quale lo attaccò con una spietata campagna diffamatoria. Ciononostante nelle

elezioni generali del 1895 Crispi ottenne una vastissima maggioranza, ma un anno dopo, la sconfitta dell'esercito italiano ad

Adua durante la Campagna d'Africa Orientale provocò le sue dimissioni.

Il successivo governo Rudinì dette credito alle accuse di Cavallotti, e, alla fine del 1897 la magistratura chiese alla Camera

l'autorizzazione a procedere contro Crispi con l'accusa di appropriazione indebita. Una commissione parlamentare

incaricata di indagare sulle accuse mossegli, stabilì soltanto che Crispi, nell'assumere l'incarico di Primo Ministro nel 1893

aveva trovato il fondo di dotazione dei servizi segreti privo di disponibilità, e quindi aveva preso a prestito da una banca di

stato la somma di 12.000 lire, da restituirsi con rate mensili garantite dal Tesoro. La commissione, considerando questa

procedura irregolare, propose alla Camera, che accettò, un voto di censura, ma si rifiutò di autorizzare l'incriminazione. Crispi

si dimise dalla carica di parlamentare, ma fu rieletto a furor di popolo nell'aprile del 1898 nel suo collegio di Palermo.

Per alcuni anni partecipò solo marginalmente alla vita politica, soprattutto a causa dell'incipiente cecità. Un riuscito intervento

chirurgico gli restituì la vista nel giugno del 1900 e nonostante avesse ormai 80 anni, riprese in buona misura la precedente

attività. Presto, tuttavia, la sua salute peggiorò irreversibilmente, fino alla morte, sopraggiunta a Napoli il 12 agosto 1901.

L'importanza di Crispi nella vita politica italiana dipende meno dalle molte riforme realizzate dalle amministrazioni da lui

presiedute che non dal suo forte patriottismo, dalla sua forte e vigorosa personalità, e dalla sua capacità di governare i

propri concittadini con la costante tensione di cui essi avevano bisogno in quell'epoca. In politica estera egli contribuì

grandemente a sollevare il prestigio dell'Italia, sfatando la fama di inaffidabilità e indecisione guadagnata a causa della politica

di molti dei suoi predecessori.

SITUAZIONE POLITICA ai tempi di Crispi il regime politico italiano del 1887 era lontano dall’ideale di

:

“BIPARTITISMO” e ciò era dovuto sia dalla situazione politica italiana ( ) che

diversa da quella inglese

dall’egemonia ormai affermata del ruolo del Governo rispetto al Parlamento che non creava l’equilibrio fra i poteri

e la corona.

ci fu un dibattito su questo stato di fatto, fra:

SPAVENTA: si augurava che terminata l’opposizione della Chiesa allo Stato , le forze liberali dovevano rimanere

• unite e che si potessero formare dei gruppi politici che rappresentassero interessi di classe opposti in modo

da creare un’alternanza di governi fra conservatori e progressisti. Si auspicava il bipartitismo.

Inoltre il Spaventa suggeriva di individuare gli strumenti giuridici per tutelare il singolo contro gli arbitri del

potere esecutivo in campo amministrativo.

BONGHI: la causa della crisi dei partiti era dovuta alla loro incapacità di essere portatori delle istanze della

• società civile e quindi di rappresentare interessi effettivi dei gruppi sociali

ARCOLEO, criticando il ruolo assunto dal Presidente del gov. sosteneva la necessità di introdurre un

• GOVERNO CON BASE EXTRA-PARLAMENTARE, non legato alla maggioranza della Camera dei Deputati.

MONTALCINI sempre in riferimento al ruolo del Pre.di Gov. per limtarlo era necessario ricorrere più spesso alle

• PREROGATIVE REGIE nelle crisi ministeriali chiarificando così il ruolo della corona rispetto al governo.

MINGHETTI: bisognava trovare i mezzi per arginare l’invadenza dei partiti nella giustizia e nell’amministrazione

• TURIELLO: molto pessimista annunciava lo sgretolamento dei partiti e la formazione di gruppi portatori di interessi

• di settore.

Le CONTRADDIZIONI della politica di Crispi: per Crispi, diventato 1° ministro nel 1887, il GOVERNO

doveva comunque avere l’appoggio di un’importante base parlamentare.. per lui il favore della maggioranza

verso il leader del governo voleva dire tenere conto della volontà popolare.

Il predecessore Depretis, affermando il ruolo del 1° ministro e richiedendo sempre il favore della maggioranza

parlamentare (anche se nella pratica lui controllava e dominava le Camere a suo piacimento), aveva realizzato

un effettivo SISTEMA PARLAMENTARE.

Con Crispi le cose cambiarono. Egli pur usando nella prassi il trasformismo di Depretis per dominare il

Parlamento, in realtà richiese SPESSO L’INTERVENTO DELLA CORONA in suo favore per combattere

l’opposizione delle Camere (interventi condannati da Depretis )

: -Se per Depetris la politica trasformistica serviva per avere una vasta

Il TRASFORMISMO

maggioranza parlamentare come presupposto per la nascita di un partito liberale di stile

nuovo nel quale fossero rappresentati tutti gli interessi e tutte le aspirazioni della

borghesia italiana del tempo,

- per Crispi il trasformismo era un mezzo con cui strumentalizzare tutte le formazioni

politiche presenti in Parlamento per sostenere la sua azione di governo mostrando un

atteggiamento contraddittorio come:

quando voleva ottenere l’appoggio delle Camere sembrava contestare la naturale

 inclinazione di questa;

quando voleva perfezionare gli istituti dello Stato risorgimentale con riforme

 legislative, ma nello stesso tempo adottò un atteggiamento autoritario e

centralizzatore di ogni potere assumendo a modello il cancellierato di

BISMARCK

quando proclamandosi “rappresentante dell’intera nazione” in una visione unitaria

 fu costretto ad avvalersi dell’appoggio della classe conservatrice borghese che aveva

ideali classici e chiusi verso i ceti subalterni..

Nonostante le contraddizioni, il governo di Crispi, basato sull’AUTORITARISMO si interessò dell’esigenze

delle classi subalterni (popolari) e cio in contrasto con un Parlamento che politicamente non era pronto ad

occuparsi di una riforma sociale.

PERFEZIONAMENTO DELLA P.A. Constatando che il trasformismo di DEPRETIS aveva ridotto la vita politica

alla quotidiana ricerca del compromesso senza consentirgli di realizzare un piano di riordinamento

dell’amministrazione centrale e periferica dello Stato.

Mentre il Crispi nella sua concezione autoritaria del potere volle migliorare e potenziare l’amministrazione

pubblica proponendosi di dare allo Stato strumenti burocratici più moderni che gli consentissero di agire

con maggiore incidenza nella vita sociale

In questo modo riconosceva il primato all’amministrazione sulla politica visto che realizzando una vasta

opera legislativa e amministrativa egli lasciava cadere le idee inerenti, la concezione del suffragio universale, la

trasformazione della camera alta in camera elettiva e la concezione dell’indennità parlamentare.

La SVALUTAZIONE del Parlamento: Mentre DEPRETIS prolungò la sessione dei lavori parlamentari

tenendo continuamente in attività la camera condizionando e quasi paralizzando l’attività di governo.

***

Sessione: serie di sedute di un’assemblea della durata di un determinato periodo.

CRISPI voleva evitare il costante confronto con le camere. Infatti Crispi stabilì la CHIUSURA DELLA

SESSIONE di lavoro delle Camere. In questo modo evitava i dialoghi e confronti con il paralamento. La

sessione di lavoro inizialmente era annuale, ma con Depretis essa durava quanto durava la legislatura. Il

distacco con il Parlamento di Crispi lo si vede anche dall’esposizione del suo programma di governo alle

Camere: anziché esporlo personalmente affidò questo compito al sovrano. Il discorso della corona veniva

sempre fatto per inaugurare la nuova sessione di lavoro di una nuova legislazione, ma mai per esporre il

programma del 1° ministro. Il comportamento di Crispi era un altro modo per svalutare il Parlamento e di

dominarlo attraverso l’appoggio della corona.

La sottovalutazione del ruolo del parlamento da parte del Crispi si manifestò anche quando costretto ad

imporre nuovi oneri fiscali, ( per sanare il deficit causato dalle spese militari, sostenute nel corso della politica

estera da lui intrapresa e mediante la quale voleva mostrare a tutto il mondo che l’Italia era ormai una gran potenza),

invece di verificare se la maggioranza parlamentare lo sosteneva, decise di DIMETTERSI il 28-2-89

avviando una crisi extraparlamentare, giustificata da una motivazione molto autoritaria: doveva “evitare

di compromettere in caso di sfiducia parlamentare i grandi interessi del paese”.

a

Atteggiamento simile ebbe il 28/01/1891 quando si dimise per la 2 volta per un occasionale voto sulla

sua politica tributaria che dimostrò l’opposizione della rappresentanza nazionale alla sua condotta. Allora

disse: “non può esserci alternativa fra un gov. forte e autoritario e un esitante e incerto Parlamento a

discapito degli interessi del paese che devono essere tutelati anche contro il Parlamento”.

Egli un obiettivo costante: RAFFORZARE CON OGNI MEZZO IL POTERE ESECUTIVO.

Già come ministro degli Interni aveva fatto approvare una legge che consentiva al governo di collocare a

propria discrezione in aspettativa o al riposo, i PREFETTI al fine di sostituire questi con uomini fedeli al

governo anche con coloro che ricoprivano anche altre cariche incompatibili (venne, infatti, accolta la legge

sulle incompatibilità) a danno del livello morale della vita politica.

Da presidente del consiglio, Crispi, propose un disegno di legge per REGOLARE LA STRUTTRA E I

POTERI DEL GOVERNO. Egli proponeva di dare al gov. una maggiore autorità rispetto al Parlamento, e

in particolare all’interno del “gabinetto” il primato decisionale doveva spettare al 1° ministro perché egli

doveva mantenere “ l’economia tra i vari servizi, e l’unità della politica”.

Con tale disegno di legge Crispi volle evitare che “il parlamento si atteggiasse a TIRANNO facendo del

MINISTRO uno schiavo” e a tal fine sostenne che l’organizzazione dei ministri e dei pubblici uffici

doveva essere disciplinata da decreto legge e non da legge.

Al riguardo la legge del 12-2-88 applicando letteralmente l’art.65 dello Statuto attribuiva all’esecutivo la

facoltà di organizzare i propri uffici con semplice decreto e di istituire i cd. SOTTOSEGRETARI DI

STATO con cui era controllata dal Governo tutta la vita amministrativa.

La RIFORMA dell’ORDINAMENTO COMUNALE sempre con atteggiamento ACCENTRATORE e

AUTORITARIO del gov. fu approvata la Legge n°50865 del 30-12-88 che riformava le

amministrazioni comunali e provinciali;

La legge aveva una base DEMOCRATICA xchè mirava ad allargare l’elettorato attivo e a rendere

elettive le cariche di sindaco e di presidente delle giunte provinciali ( dirette fino ad allora da un

prefetto).

Essa cercò di conciliare l’esigenza di decentramento con quella del controllo statale sugli enti locali

per evitare tendenze separatistiche che avrebbero minacciato l’unità nazionale. Proprio per questo motivo

fu istituita la GIUNTA PROVINCIALE AMMINISTRATIVA presieduta dal prefetto e composta da

rappresentanti dell’amministrazione statale ai quali fu affidato il compito di vigilare sull’attività degli

enti locali.

La RIFORMA della GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA: L’autoritarismo di CRISPI lo induceva a rafforzare la

fiducia dei cittadini nelle istituzioni dello Stato e per questo riformò la giustizia amministrativa istituendo

la IV SEZIONE del CONSIGLIO DI STATO alla quale fu affidata la cognizione delle controversie

relative agli interessi legittimi dei cittadini contro gli atti amministrativi oggetto di ricorso per vizio di

legittimità nel caso d’INCOMPETENZA, ECCESSO DI POTERE, VIOLAZIONE DI LEGGE.

Si creò un tribunale amministrativo di stile nuovo , che però, legava la gestione della giustizia al

governo a danno dell’attuazione del principio della separazione dei poteri. Anche questa fu una

contraddizione di Crispi

La RIFORMA del D. PENALE: un carattere contraddittorio presentava anche la politica governativa in

materia penale in quanto se da un lato c’era il codice penale di ZANARDELLI emanato nel 1889, il quale

mostrava il suo carattere garantista prevedendo l’abolizione della pena di morte, diminuendo le sanzioni

previste per i suoi reati contro il patrimonio e prevedendo entro certi limiti il diritto di sciopero,

dall’altro lato c’era la legge sulla pubblica sicurezza del 30 – 06 –89 che ribadiva la vigenza d’alcune

misure poliziesche restrittive quali il domicilio coatto, le limitazioni alla libertà di riunione.

Fine del gov. di Crispi : La minaccia di scandali derivanti dall’ambiente finanziario in cui si moltiplicavano le

speculazioni da parte dei politici per cui il ristagno di capitali immobilizzato in seguito al fallimento delle

DI RUDINI’

banche costrinsero il Crispi a dimettersi nel 1891 e a lui successe il ministero del (di dx).

C’E’ IL RITORNO AL POTERE DELLA DESTRA

Antonio Starrabba marchese di Rudinì leader della DESTRA: Fu presidente del Consiglio dei Ministri

italiano nei periodi: 6/2/1891- 15 /05/1892 e 10/03/1896 - 29 /06/ 1898.

Nel 1859 si unì al comitato rivoluzionario che spianò la strada ai trionfi di Garibaldi. Nell'ottobre 1869

divenne ministro degli interni nel gabinetto Menabrea, ma cadde assieme a tale governo pochi mesi dopo.

All'inizio del 1891 succede a Francesco Crispi come primo ministro e ministro degli affari esteri,

formando un governo di coalizione con una parte della sinistra di Nicotera. La sua amministrazione si

rivelò vacillante, ma diede il via alle economie con cui le finanze italiane vennero messe in sesto e rinnovò

inoltre la Triplice Alleanza.

Il suo governo cadde nel maggio 1892 per via di un voto alla camera, ed il suo posto venne preso da Giolitti.

Al ritorno al potere del suo rivale, Crispi, nel dicembre 1893, egli riprese l'attività politica, alleandosi con il leader

radicale Felice Cavallotti. La crisi conseguente al disastro di Adua (1 marzo 1896), permise a Starrabba di tornare al

potere come primo ministro e ministro degli interni, in un governo formato dal veterano conservatore, Generale

Ricotti. La sua politica interna fu marcata da un continuo trattenere le pressioni radicali e dalla persecuzione di

Crispi. Sciogliendo la camera all'inizio del 1897 e favorendo i candidati radicali nelle elezioni generali, spianò la strada

agli scontri del maggio 1898, la soppressione dei quali richiese un notevole spargimento di sangue e lo stato di assedio a

Milano, Napoli, Firenze e Livorno. L'indignazione per i risultati della sua politica portò al suo rovesciamento nel giugno

1898. Durante il suo secondo mandato modificò il gabinetto per tre volte (luglio 1896, dicembre 1897, giugno 1898)

senza rafforzare la sua posizione politica.

Per molti versi di Rudinì, leader della destra e dunque, nominalmente, politico conservatore, si rivelò un elemento

dissolutore nelle file dei conservatori italiani. Con la sua alleanza con i liberali di Nicotera nel 1891, con la sua intesa

con i radicali di Cavallotti nel 1894; con l'abbandono del suo collega conservatore, Generale Ricotti, al quale doveva la

carica di primo ministro nel 1896; e con la sua azione ondivaga dopo aver perso il potere, egli divise e demoralizzò una

parte politica che avrebbe potuto costituire, se gestita altrimenti, una solida organizzazione parlamentare.

Fu uno dei più grandi e ricchi proprietari terrieri della Sicilia e gestì le sue proprietà secondo principii liberali, senza mai

incorrere in problemi con la manodopera agricola. Non ricoprì più incarichi pubblici dal 1898. Morì il 6 agosto 1908,

LA POLITICA DI DI RUDINI’: Di Rudinì era di DESTRA e pertanto aveva idee conservatrici. Divenne 1°

ministro ( e contemporaneamente min. degli interni) dopo la caduta del gov. Crispi (cadde per 1 voto

contrario del parlamento) e con la sua politica conservatrice restituì dignità al parlamento, ma arrestò la

riforma sociale (a cd. QUESTIONE SOCIALE : riforma della società del 1888 sulla sanità e sulle istituzioni

pubbliche di beneficienza) iniziata dal Crispi..

Il Di Rudinì per garantirsi l’appoggio della classe conservatrice necessario per attuare il suo programma

moderato, fermò il processo di riforme del suo predecessore e modificò la legge elettorale del 1882 votata

dalla Sinistra la quale attraverso lo scrutinio di lista aveva garantito una maggiore rappresentanza della

borghesia cittadina rispetto a quella provinciale agraria; tale sistema fu criticato da ogni parte politica per il

rifiuto dei notabili ad essere iscritti in liste plurinominali con i conseguenti condizionamenti esterni.

Di Rudinì, ripristinando l’antico sistema del COLLEGIO UNINOMINALE suddivise il territorio della

penisola in 508 collegi nominali formati sulla base di un numero di abitanti per circoscrizioni che veniva

stabilito a discrezione del 1° Ministro ( ) : in

non sempre uguale e ripartiti territorialmente in modo non omogeneo

questo modo poteva colpire le posizioni di individui o gruppi a lui contrari, per favorire candidati notabili,

ministeriali per tendenza, con l’unico limite di non comprendere nella medesima circoscrizione abitanti di

comuni appartenenti a province diverse.

Anche il Di Rudinì favorì il DECENTRAMENTO AMMINISTRATIVO ma con finalità diverse da

quelle perseguite dalla Sinistra; mentre questa lo utilizzò come strumento per ottenere una partecipazione

popolare alla gestione delle amministrazioni locali al fine di garantire un’ampia base di consenso dello

Stato liberale.

Di Rudinì ( ), ascoltando le richieste della borghesia provinciale agraria che voleva gestire

di dx e conservatore

le funzioni amministrative nelle loro zone ( a discapito della gestione affidata ai ceti subalterni)usò il

decentramento come mezzo per opporsi alla visione dello Stato come titolare di ogni potere effettivo

proprio del nascente socialismo.

La diversa visione del decentramento, fra sx e dx lo si vede dalle diverse iniziative legislative come:

per la SX: nel 1882 Depretis aveva riordinato le circoscrizioni amministrative dello Stato su

• base provinciale e comunale( senza modificare il territorio) e e prevedeva servizi di pubblica utilità

locali. Il progetto non fu realizzato.

Nel 1887 Crispi riprese la riforma amministrativa con l’idea di affidare ai PREFETTI i compiti

ministeriali da svolgersi a livello provinciale ( ). ma la sua

liberando dal loro peso l’amminist. Centrale

proposta non fu accolta.

Nel 1891 sempre Crispi riprese in mano il suo progetto suggerendo di creare una serie di

DISTRETTI nelle province aventi a capo il prefetto rendo più efficiente e più rispondente alle

esigenze locali l’amministrazione, pur senza indebolire l’autorità statale centrale.. il decentramento di

Crispi si fermava al livello burocratico e non prevedeva il decentramento legislativo.

Per la dx Di Rudinì attuò il decentramento amministr. partendo da presupposti diversi: egli divise

• le province in CIRCOLI con a capo un GOVERNATORE; inoltre introduce CONSORZI

OBBLIGATORI e permanenti per svolgere a livello locale attività pubbliche.

Di Rudinì rispondeva così alla volontà di dare alle forze conservatrici( soprattutto proprietari

terrieri) una base politica togliendo allo Stato quelle attribuzioni che se gestite nell’interesse

collettivo potevano portare al REGIME DEMOCRATICO. L’aspetto conservatore di Di Rudinì lo si

nota anche dal fatto che egli reclutò i funzionari amministrativi locali fra ricchi contribuenti

( bloccando l’avanzata al potere dei ceti più poveri)

Di Rudinì con UNA POLITICA ECONOMICA RISPARMIATRICE e con misure legislative e

amministrative di stampo conservatore tentò invano di ricostruire la Destra storica caduta nel 1876 .

Ma era un sogno non realizzabile:la maggioranza della dx storica fu capace di mediare le esigenze sia

progressiste che moderate della borghesia liberale. Invece Di Rudinì era sostenuto da una maggioranza che

aveva in comune solo l’ideale conservatore e dall’esigenza di “risparmiare” della classe dirige ( per non

estendere la spesa pubblica e compromettere la stabilità del bilancio e aumentare le tasse).

I contrasti scoppiati nella maggioranza sul PROBLEMA FINANZIARIO e il dissenso sulla necessità di

ridurre le spese militari (sostenute dal re) TOLSERO LA FIDUCIA e l’appoggio della corona al gov di Di

Rudinì che si dimise il 5/5/1892.

IL RUOLO DELLA CORONA: nella crisi e caduta del gov. di Di Rudinì aveva avuto peso il ruolo della corona.

Durante il suo Ministero Di Rudinì non fu capace di mediare fra l’esigenza della corona di rafforzare le spese

per sostenere l’esercito e l’impegno di economizzare del Parlamento. Tale comportamento deluse il re e la

Camera elettiva.nella vita statutaria il sovrano aveva delle prerogative regie che gli davano dei poteri effettivi

( art. 5 Stat) es come capo delle forze armate,responsabile della politica estera.. dopo Cavour )di dx) e dopo il

1876 Depretis (di sx) si erano notevolmente ridotte le interferenze del re nella vita politica.

Mentre Crispi e Di Rudinì avevano incoraggiato l’intervento della corona ( )

per rafforzare l’idea conservatrice

Divenne 1° ministro GIOVANNI GIOLITTI

Giovanni GIOLITTI : Politico privo di un passato impegnato nel risorgimento e portatore di idee liberali moderate, entra

nel governo già nel 1882 come collaboratore del Ministero di Grazia e Giustizia; dopo essere passato, con la

Destra di Quintino Sella, al Ministero del Tesoro. Diventa Ministro del Tesoro del governo di Francesco Crispi e

quindi, Ministro dell'Interno nel governo di Zanardelli, prima di giungere alla nomina di primo ministro nel 1892.

I CINQUE GOVERNI DI GIOLITTI

:

Giolitti I (maggio 1892 - dicembre 1893) :L'inizio dell'avventura giolittiana come 1° ministro coincise con la prima vera

disfatta del governo di Crispi, messo in minoranza nel febbraio del 1891 su una proposta di legge di inasprimento fiscale.

Dopo Crispi, e dopo una breve parentesi (6 febbraio 1891 - 15 maggio 1892) del marchese Di Rudinì, il 15/05/1892 fu

nominato Primo Ministro Giovanni Giolitti, allora ancora facente parte del gruppo crispino.

Il suo rifiuto di reprimere con la forza le proteste che attraversavano estesamente il paese a causa di una generale crisi

economica che faceva salire il costo dei beni di prima necessità; le voci che lo indicavano come propositore di una tassa

progressiva sul reddito e, infine, lo scandalo della Banca Romana che gli valse accuse di aver "coperto" irregolarità

fiscali lo travolsero in pieno e lo costrinsero a dimettersi poco più di un anno e mezzo dalla nomina, il 15/12/1893.

Di fronte alle debolezze dell'appena dimessosi Giolitti, la base elettorale volle richiamare Crispi, in modo da porre la parola

"fine" davanti ai continui disordini causati dai lavoratori. La sua politica estera, aggressiva e colonialista, lo portò in Eritrea,

ma una serie di sconfitte culminate con quella di Adua (1 marzo 1896) ne causarono le dimissioni. Il periodo che va da

questo momento sino al 1903, quando Giolitti ritornò Primo Ministro, è comunemente indicato come Crisi di fine secolo: un

periodo di recessione economica contribuì infatti all'acuizzarsi della tensione sociale e politica che si tradusse nella

successione di 11 governi in appena 10 anni.

Giolitti II (novembre 1903 - marzo 1905) :Il 3 /11/ 1903 Giolitti ritornò al governo, ma questa volta si risolse per una

svolta radicale: si oppose alla ventata reazionaria di fine secolo, ma lo fece dalle fila della Sinistra repubblicana e non più

del gruppo crispino come fino ad allora aveva fatto. Questo cambiamento gli consentì di seguire quella politica di conciliare

gli interessi della borghesia con quelli dell'emergente proletariato (sia agricolo che industriale); è notevole come Giolitti

fu il primo a rivolgersi direttamente ad un "consigliere" socialista, Filippo Turati. In questo contesto furono varate norme a

tutela del lavoro (in particolare infantile e femminile), sulla vecchiaia, sull'invalidità e sugli infortuni; i prefetti furono

invitati ad usare maggiore tolleranza nei confronti degli scioperi apolitici; nelle gare d'appalto furono ammesse le

cooperative cattoliche e socialiste.

L'apertura nei confronti dei socialisti, insomma, fu una costante di questa fase di governo: Giolitti programmava, infatti,

di estendere il consenso nei riguardi del governo presso queste aree popolari, e in particolare presso quelle

aristocrazie operaie che, grazie ad una migliore retribuzione salariale e, quindi, a un migliore tenore di vita, avevano il

diritto di voto. Giolitti era infatti convinto che non fosse utile a nessuno tenere bassi i salari perché da un lato non

avrebbe consentito ai lavoratori di condurre una vita dignitosa, dall'altro avrebbe strozzato il mercato provocando

una sovrapproduzione.Altri importanti provvedimenti: su tutti, la nazionalizzazione delle ferrovie e la promozione dello

sviluppo economico attraverso la stabilità monetaria ed i lavori pubblici (ad esempio il traforo del Sempione).

Giolitti III (maggio 1906 - dicembre 1909) :Alla caduta del secondo Governo Fortis (24/12/1905 - 8 /02/ 1906) Giolitti

insediò il suo terzo governo.Durante questo mandato continuò la politica economica già avviata nel suo secondo governo.

Aiutato dalla congiuntura economica positiva dei primi anni del Novecento, poté contare su un'affidabile stabilità

monetaria garantita dall’'emigrazione, dal sud al nord. In questo periodo, inoltre, favorì l'industria pesante (arretrata per

mancanza dei grandi capitali che sarebbero stati necessari a svecchiarla) per mezzo di un ingegnoso stratagemma: la

conversione della rendita nazionale dal 5% al 3,5%. Questa era, in realtà, un'operazione rischiosa .Di fatto ebbe successo

perché il rischio di bancarotta ridotto perché la conversione della rendita provocò una generale diminuzione del costo del

denaro che consentì di ottenere crediti ad un saggio di interesse più favorevole e, quindi, incontrò un nutrito consenso. Oltre

a ciò, la conversione della rendita centrò il suo scopo primario: far "guadagnare" virtualmente allo stato la differenza sui

suoi debiti che, con l'abbassamento del tasso, non era più tenuto a pagare. I proventi di questa manovra poterono, così,

essere impiegati nell'industria.

Giolitti IV (30 marzo 1911 – 21 marzo 1914: il 4° gov Nacque come il tentativo di coinvolgere al governo il Partito

Socialista, nel potere . Il programma prevedeva la nazionalizzazione delle assicurazioni sulla vita e l'introduzione del

suffragio universale maschile. Nel settembre del 1911 Giolitti, premuto dalle spinte nazionaliste diede tuttavia inizio alla

guerra di Libia; il conflitto ebbe notevoli ripercussioni anche in politica interna, dividendo il Partito Socialista e

.

allontanandolo dal governo in maniera irrimediabile

Dopo il Giolitti IV :L'inizio della fine della cosiddetta età giolittiana fu l'arrivo al governo di Antonio Salandra nel

1914. Questi successe a Giolitti accordandosi con lui, ma presto riuscì a rendersi politicamente autonomo. Quando nel

maggio 1915 Salandra vincolò la sua prosecuzione al governo ad un'adesione della Camera dei deputati alla sua linea

interventista contro le Potenze centrali, a Giolitti - che pure aveva rifiutato l'incarico del re appena aveva saputo che la

politica estera era già stata pregiudicata con la firma del Patto di Londra - fece capo la maggioranza neutralista della Camera,

con un gesto di grande valenza simbolica anche se di scarsi effetti pratici: un numero di deputati superiore alla maggioranza

dell'Assemblea lasciò il suo biglietto da visita nell'anticamera dell'abitazione romana dell'ex priimo ministro. Il giorno dopo

la stessa Camera votò la fiducia a Salandra, reincaricato dal re, facendo uscire l'Italia dalla neutralità, per cui Giolitti si

.

batteva, e portandola nella Prima Guerra Mondiale

Giolitti V (giugno 1920 - luglio 1921: fu il c.d. biennio rosso (1919-1920). Per porre freno alle frequenti agitazioni socialiste,

Giolitti non esitò ad appoggiare le azioni delle squadre fasciste, credendo che la loro violenza potesse essere in seguito

riassorbita all'interno del sistema democratico.

[L'ideologia politica :Come neo-presidente del Consiglio si trovò a dover affrontare, prima di tutto, l'ondata di diffuso

malcontento che la politica crispina aveva provocato con l' aumento dei prezzi . Ed è questo primo confronto con le parti

sociali che evidenzia la ventata di novità che Giolitti ": non più repressione autoritaria, bensì accettazione delle proteste e,

quindi, degli scioperi .Come da lui stesso sottolineato sono da temere le proteste violente e disorganiche, effetto di naturale

degenerazione di pacifiche manifestazioni represse con la forza: «Io poi non temo mai le forze organizzate, temo assai più le

forze disorganiche perché se su di quelle l'azione del governo si può esercitare legittimamente e utilmente, contro i moti

inorganici non vi può essere che l'uso della forza». Contro questa sua apparente coerenza si scagliarono critici come Gaetano

Salvemini che sottolinearono come invece nel Mezzogiorno d'Italia gli scioperi venissero sistematicamente repressi.

L'intellettuale meridionale definì Giolitti un "ministro della malavita" proprio per questa sua disattenzione riguardo ai problemi

sociali del Sud, che avrebbe provocato un' estensione del fenomeno del clientelismo di tipo mafioso e camorristico.

In ogni caso resta innegabile la tendenza, sfondo di tutta la sua attività politica, di spingere il parlamento ad occuparsi dei

conflitti sociali al fine di comporli tramite opportune leggi.

Per Giolitti , le classi lavoratrici non vanno considerate come pura opposizione allo stato ma occorre riconoscere la loro

legittimazione giuridica ed economica. Compito dello stato quindi è quello di porsi come mediatore neutrale tra le parti,

poichè lo stato rappresenta le minoranze ma soprattutto la moltitudine di quei lavoratori vessati fino alla miseria dalla

legislazione fiscale e dello strapotere degli imprenditori nell'industria.

CRITICHE A GIOLITTI: il BONGHI: criticò l’ascesa al potere di Giolitti perché secondo lui era il frutto di di

un’imposizione da parte del sovrano che lo aveva nominato con decreto reale senza tener conto della

volontà del Parlamento e ancora prima che si fosse formata la compagine del nuovo ministero.

NOVITA’ di Giolitti: Si distinse dai suoi predecessori xchè:

Crispi aveva favorito, usando le prerogative regie, il reinserimento della monarchia

• Di Rudinì pur deludendoli re per aver ridotto le spese militare, aveva comunque incoraggiato la

corona nelle sue aspirazioni conservatrici.

Giolitti rappresentò la fine del reinserimento della corona nella vita politica

Egli non si presentò come conservatore xchè suo 1° obiettivo era la creazione di una contrapposizione

tra sinistra al governo e destra all’opposizione per ottenere un buon funzionamento del Parlamento.

Salito al su 2° gov. quando il paese viveva una GRAVE CRISI FINANZIARIA.

IL 1° GOV. di Giolitti ( 1892-1893): si propose di rompere il totale distacco tra paese reale ( fatto di gravi

) e paese legale ( ) cercando di

problemi soprattutto per le classi subalterni fatto dalla classe governante

rendere i l paese partecipe della vita delle istituzioni pubbliche ( soprattutto delle classi fino ad allora

).

escluse

Per raggiungere il suo obiettivo egli:

Voleva il ripristino di un corretto sistema parlamentare basato su un vasto consenso

dell’elettorato e sul rapporto fiduciario tra Governo e Parlamento ;

Per assicurare la fiducia del Parlamento al gov. fu costretto a fare una massiccia infornata di

senatori nominandone 81 scelte fra persone che lo sostenevano e riducendo il n°dei

senatori conservatori .

Avvalendosi della legge Crispina sul decentramento prese a spostare commissari prefettizi nei

Comuni il cui consiglio era stato da lui sciolto, e sostituire prefetti , facendo uso degli

strumenti di pressione sull’elettorato.

Utilizzo il sistema elettorale uninominale a vantaggio della sx, consentendogli di ottenere nelle

elezioni del 6-11-92 una larga vittoria.

Una legge del 10- 8- 93 sul riordino bancario istituì la BANCA D’ITALIA quale istituto

d’emissione che xmetteva allo stato di avere uno strumento di azione economica e


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luca d.

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia del diritto costituzionale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Storia costituzionale d'Italia (1848-1994)" di Carlo Ghisalberti. Argomenti affrontati nel libro: Rivoluzione francese, la Costituzione del 1795, Direttorio, Parlamento bicamerale, Costituzione di tipo liberale, la monarchia amministrativa, la monarchia consultiva.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze giuridiche
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Girotto Dimitri.

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