I Carolingi verso il crollo del regno longobardo
A fine del secolo VII, con il Papato sulla questione del culto delle immagini, il Regno dei Franchi, con una serie di vittorie straordinarie, divenne in Europa il principale centro cattolico di attrazione politica. Nell'impresa fu facilitata anche dal perdurante utilizzo degli schemi istituzionali romani che consentirono un netto predominio laico nella scelta dei vescovi, ma anche dal dualismo di potere che si era consolidato a corte. Ai re della dinastia merovingia, in crisi per la divisione secondo criteri patrimoniali del Regno, si contrapponevano i dinamici e potenti "maestri di palazzo", detti maggiordomi.
Fu il maggiordomo Pipino II, intorno al 700, che cominciò a conseguire un prestigio e un'autorità indiscussa in Austrasia (parte orientale del Regno) attraverso una politica di concessione delle terre, anche di proprietà delle chiese, dandole in godimento precario (beneficio) ai propri vassi, cioè ai fedeli della stirpe con funzioni militari. Fu la premessa della vittoria di Poitiers (732), quando Carlo Martello, il più famoso maggiordomo della storia, riuscì a bloccare l'avanzata araba dal sud e a consolidare definitivamente il potere dei Pipinidi e gettare scredito sui re merovingi – ormai detti rois fainéants, cioè fannulloni, ad indicare la loro assoluta carenza di potere effettivo. In quella occasione bellica si cominciò a parlare di Europeenses e i Franchi apparvero eredi della centralità europea che era stata dell'Impero: capaci di dominare su genti diverse e di attuare progetti diversi – a differenza dei Longobardi.
Con il sostegno e l'abilità diplomatica di Bonifacio, vescovo di Magonza, il Papato, in rotta con i Bizantini per la questione delle immagini e intimidito dai successori longobardi contro Ravenna che facevano presagire l'attacco loro a Roma, pensò ai Pipinidi come alla stirpe giusta per porre fine al dominio bizantino e longobardo in Italia. Le cose precipitarono in poco tempo.
Nel 751 Pipino il Breve, acclamato re dai grandi del regno, pose fine alla dinastia merovingia e la formalizzazione della sua monarchia fu pesante, perché avvenne ricevendo la sacra unzione da parte di Bonifacio, che come delegato pontificio legittimò e benedisse quello che era stato un vero e proprio colpo di Stato. Nel 754 fu lo stesso papa Stefano II a rendere visita al nuovo re ea rinnovare l'unzione, estendendola anche ai figli. L'evento avvenne in contemporanea al concilio orientale che approvava la linea dura dell'imperatore contro il culto delle immagini (iconoclastia). Neppure un anno dopo, da un concilio convocato dal re dei Franchi venne attribuito un diverso valore alla scomunica, fino ad allora ritenuta una tipica sanzione soltanto religiosa. La vittoria contro l'Esarcato (provincia d'Italia soggetta al dominio di Bisanzio) ravennate e la minaccia contro Roma dei Longobardi offrì l'occasione per consolidare l'alleanza tra il Papato e i Franchi. Roma affidò ai Franchi il compito di rinnovare il quadro politico-istituzionale in Italia. La loro vittoria non si fece attendere grazie al figlio di Pipino, Carlo detto poi Magno, che provocò il crollo del regno longobardo nel 774. Da quel momento, il governo longobardo proseguì nel vasto ducato di Benevento che diviene principato e integrò la legislazione longobarda, mentre si rafforzò la scelta temporale del Papato.
I Pipinidi, il Papato e lo Stato Pontificio
Lo Stato Pontificio fu diverso dalle previsioni iniziali. Il Papato aveva sperato di ripristinare una Respublica Romanorum libera. I Franchi preservarono e assunsero la direzione del Regnum Langobardorum sconfitto, cui fu assicurata la conservazione di una propria individualità distinta dal regno dei Franchi, con proprie leggi, amministrazione, capitale e funzionari. Inoltre assunsero la sovrintendenza delle terre papali e di quelle ex-bizantine occupate, esercitando una specie di protettorato sul Papato, che dovette consentire loro di essere un'istanza di giustizia per chi volesse appellarsi contro le decisioni pontificie. La crescente potenza temporale suscitava contrasti sempre più vivi intorno alla carica papale. Un papa fu addirittura assassinato e il Concilio lateranense del 769 esaminò e discusse la grave questione del sistema elettorale. Venne circoscritto l'intervento dei laici alla sola acclamazione del candidato scelto dagli ecclesiastici, ed egli doveva rispondere a questi requisiti: a) non poteva essere un laico; b) dovev... (il testo si interrompe qui).
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