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Riassunto esame Storia del diritto italiano, prof. Petronio, libro consigliato Le grandi linee della storia giuridica medievale, Cortese

Riassunto per l'esame di Storia del diritto medievale e moderno, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Le grandi linee della storia giuridica medievale di Ennio Cortese . Riguardanti il libro di Cortese con riferimento ai seguenti argomenti trattati nel testo: Costantino, Editto di Milano,Concilio a Nicea, Editto di Tessalonica,... Vedi di più

Esame di Storia del diritto italiano docente Prof. U. Petronio

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diventato universale , come quello della chiesa, che non conosce confini geografici. Non è più il

singolo re barbarico che esercita il suo potere sui sudditi barbari e romani.

Si è creata una struttura politica , e i regni non hanno più ragione di esistere .

Qual è la conseguenza giuridica di tutto questo?

E’ che finora quando l’appartenenza di una diversa etnia si trovava nell’ordinamento appartenente ad

un regno era considerato un corpo estraneo , con la creazione di un impero tutti sono sudditi

dell’imperatore , non esiste più un estraneità , il longobardo poteva essere estraneo al regno visigoto

ma il suddito dell’imperatore che vive nel regno di Carlo Magno è uguale al suddito che vive nel

regno dei visigoti, quindi non c’è più distinzione per quanto riguarda i regni, i diversi regni romano -

barbarici , ognuno può chiedere ed ottenere il rispetto del proprio diritto , chiunque all’interno

dell’impero porta con se il proprio diritto , che è attaccato alle ossa, in questa occasione si porta a

conoscenza in tutto l’impero senza che nessuno possa opporgli quel diritto che non può essere

utilizzato in quel luogo.

Chiunque può utilizzare il suo diritto come vuole, si crea in sostanza un amplificazione enorme del

principio della personalità del diritto, perché mentre prima c’erano due diritti quello dei visigoti e

quello dei romani , quello dei longobardi e dei romani etc ora ci sono tutti i diritti ,

contemporaneamente , ciò sembrerebbe antitetico dall’idea di creazione dell’entità politica , ma la

logica barbarica per cui ogni popolo ha il suo diritto ottiene in questo momento la sua apoteosi, al

punto tale che Carlo Magno è spesso costretto a intervenire a disciplinare e sistemare i complessi

normativi, le diverse popolazioni si rivolgono soprattutto a lui per organizzare e trascrivere le vecchie

tradizioni. Per esempio fa trascrivere la lex salica cioè la legge del popolo dei salici per salvarla .

Però l’imperatore non è un re qualsiasi , la consacrazione gli conferisce un elevatura, un rilievo, un

prestigio , Gli imperatori non disdegnavano l’idea di creare , però si scontrano due concezioni

antitetiche la concezione barbarica secondo cui il diritto si forma attraverso una sorta di patto tra il re

ed il popolo , il re propone e il popolo approva , affermando la sua partecipazione alla creazione

normativa battendosi anche con scudo e lancia , quindi la lex esiste solo se vi è interazione tra ere e

popolo.

Però gli imperatori per poter formare il diritto a prescindere da questa approvazione , riescono ad

affermare un potere normativo , ma come?

Con procedimenti molto particolari: l’imperatore ha sotto di se u infinità di popoli , che hanno

tradizioni e diritti diversi , a volte questi popoli si rivolgono a lui per sistemare il diritto , l’imperatore

utilizzando delle forme particolari di comando che si chiamano capitularia i capitularia missorum ,

erano chiamate così le leggi- lettere , perché erano missive formate da più capitula, ogni capitula è

grossomodo una norma o un ordine o un comando:, tutti i capitularia venivano inviati in tutto l’impero

per regolare le attività e dare risposta normativa.

A questo punto Agobando suggerisce a Ludovico il Pio di fare una scelta , cioè di salvare il diritto dei

Franchi e di toglierlo a tutte le altro popolazioni , neanche Carlo Magno al massimo del suo potere

militare e politico avrebbe potuto realizzare un obbiettivo così ambizioso , come togliere il diritto ad

una popolazione barbarica, significava togliere l’anima al popolo , perché nel loro diritto c’era tutta la

tradizione, la cultura , le origini , non sarebbe stato possibile conservare materialmente l’unità

militare , considerando anche che il diritto Franco non era così evoluto, era uno dei tanti diritti

barbarici , aveva il pregio di essere il diritto della popolazione che aveva vinto militarmente ma nulla di

più, era barbarico come tutti gli altri, di largo uso , imperfetto tanto è vero che Carlo Magno dovette

sistemarlo .

Quindi il suggerimento di Agobando non poteva essere seguito , però l’idea venne comunque

acquisita .

Il problema però persiste, non si può evitare , il principio di Agobando era però vero, se si ammette

che l’imperatore ha un diritto , ha il ruolo della salvezza dell’anima , il diritto dell’impero deve essere

uno solo, il problema sarà individuare quale diritto deve essere applicato, senza essere messo in

discussione.

Questo problema capiterà nella scuola di Bologna, un giurista di questa scuola scriverà la questione in

modo elegantissimo e dirà di queste due cose che una sola è concessa, o c’è un solo diritto come c’è

un solo impero o ci sono molti diritti allora ci sono molti regni, ma questo nell’ottica del giurista è

assurdo, è inconcepibile se esiste un solo impero non vi possono essere tanti diritti , il giurista aveva

anche chiaro quale dovesse essere questo diritto che a d Agobando e Ludovico il Pio non era chiaro,

era il diritto romano , perché era il diritto universale , il diritto di tutto l’impero , il diritto che nell’ottica

del giurista e del cristiano deve servire a conoscere la salvezza dell’anima e per questo il diritto

romano come vedremo diventerà l’assetto giuridico del Sacro romano impero

Le evoluzioni subite dal diritto romano sono tante nel corso dell’alto medioevo , abbiamo visto che il

diritto romano aveva dato vita al diritto canonico , trasformasi all’interno delle consuetudini barbariche

e dare sostegno in modo che la personalità del diritto si trasformasse in una sorta di riaffermazione di

fatto di diritto romano con l’aggiunta di poche caratteristiche del diritto barbarico .

abbiamo visto che il dir. Romano fosse la legge di tutti, nonostante però questa importanza di

fondamentale importanza riconosciuta al dir. romano ha anche detto in concreto che le fonti autentiche

ono ci sono più e del dir. Romano si riconosce , si una si trasmette di fatto , una blando ricordo però

gran parte delle opere romane erano troppo complesse per essere capire da gente così semplice , in una

società rozza, le sottigliezze del dir. Romano non hanno cittadinanza e queste fonti sono ormai

dimenticate.

Tutto questo porta all’ XI sec. , c’è una volta una censura nella storia giuridica . Innanzitutto accadde

che fosse stato riscoperto il dir. Romano , si sapeva che tutte le fonti erano in contatto con il dir.

Romano ma non si sapeva dove trovarle , l’ultima citazione fu di Gregorio Magno nel 604, nell’ XI

sec. si torna a parlare del dir. Romano perché i fattori sono sostanzialmente due:

Questo diritto prima invocato dalla Chiesa e poi dal’ impero ,con Carlo Magno queste due entità

entrano in contatto , in connubio , erano diventate il Sacro Romano impero , sia l’impero e la chiesa

avevano la possibilità di vita comune.

Nell ‘ XI sec. però questo idillio andò in crisi , perché i feudatari cercavano di impadronirsi dei beni

della Chiesa e soprattutto di tutelare i propri beni, poiché questi ultimi inducevano gli ecclesiastici a

commettere crimini a livello religioso , cioè i peccati come la vendita della carica del vescovo che

vincolava un aspetto economico e umano che chi acquista questo bene cerca di conservarlo per se per

la discendenza. I vincoli si perdono in tutta questa serie di malefatte , questa situazione di crisi porta

la chiesa in una situazione insostenibile , abbiamo detto che la fondazione del monastero di Cluny

serviva a superare questo problema è che fosse impossibile progredire con una chiesa così

peccaminosa l’unica possibilità è quella di ritornare alla purezza evangelica perdendo in beni terreni e

dovendo rinunciare a tutta quella seria di comodità che era frutto di quelle violazioni , soprattutto però

l’oppositore maggior è il potere politico ovvero l’impero che ha in qualche modo indotto la chiesa a

questa situazione di degrado di debolezza perché in questo modo può far valere la sua superiorità ,

perché una chiesa potente organizzata e forte sarebbe d’incomodo al potere politico , sarò un

oppositore dialettico quindi l’impero farà i conti con una chiesa forte , l’impero ostacola queste

riforme.

In tutto questo cosa centra il diritto romano? Tutti e due si fanno forza del diritto romano per affermare

la propria sfera di supremazia tutti e due ritengono di utilizzare il dir. Romano come un mezzo di lotta

politica attraverso il diritto romano pensano di potere sconfiggere l’avversario, quindi il diritto romano

non è ripristinato nella sua forma originaria solo per ragioni storiche ma solo per un potente effetto

politico.

L’impero dell XI sec. ha numerosi problemi, nell 888 la morte di Calo il grosso ,aveva portato alla

fine dei carolingi, ormai indebolita , possiamo dire che tanto fu forte Carlo Magno tanto saranno

deboli i suoi discendenti.

Nel 888 non solo cade l’ultimo imperatore carolingio finisce anche la discendenza degli imperatori,

non c’è più la, carica dell’ imperatore.

Il primo a pensare di risolvere questa crisi fu Ottone I di Sassonia , egli era tedesco, ed avvenne la

traslatio imperium passo dalla dinastia francese a quella tedesca ( traslatio significa in questo caso

spostare)

La persona fisica dell’imperatore non appartiene più all’ara francese ma a quella tedesca .Ottone I di

Sassonia fonda la dinastia sassone , dopo di lui prenderà la discendenza Ottone II e ottone III.

Questo ultimo a cavallo del millennio è imperatore è un acceso sostenitore degli ideali di Roma.

Fece passare il suo regno in Italia e non più vicino alla sua terra natia terra di molti ignoranti e lui

amante della cultura romana classica , questo movimento fu chinato regolatio imperii dell’area

sassone, quindi dopo che carlo Magno aveva ripristinato la forma dell’impero in forma sacra , erano i

sassoni a far tornare l’impero in auge e di far ritornare l’impero al sigillo di romanità.

Gli ottoni utilizzano il termine di imperatore dei romani ( romanorum) che dopo lunga trattativa Carlo

Magno si era deciso a cedere all’imperatore di Costantinopoli ( imperator romanorum). I sassoni non

sapevano di quest’accordo fra franchi e bizantini , affascinati da questo titolo e decisi ad

appropriarsene , questa vecchia idea dell’impero d’oriente viene accantonata , l’impero era occidentale

ed era nelle mani degli imperatori sassoni.

A che serviva il diritto romano?

Nello sfacelo dell’impero carolingio quando è stato deposto l’ultimo imperatore carolingio , è caduto

l’assetto giuridico dell’impero, all’imperatore spettavano tutta una serie di diritti, di privilegi, iura

legalia , diritti che erano stati usurpati in mancanza della figura fisica dell’imperatore , mancanza di una

persona che fosse in grado di far osservare la sua situazione di privilegio , i nobili avevano usurpato

questi diritti e orami l’imperatore non aveva più la capacità di far osservare i suoi diritti.

Tutti pretendevano per ragioni di : usucapione , di possesso ormai plurisecolare di aver incamerato

questi diritti, il diritto romano serviva all’imperatore a dire che tutto quello che affermavano era falso

perché ci sono delle norme chiare che affermano che all’impero spettano questi privilegi.

Possiamo dire che all’impero serviva il diritto romano per affermare la sua supremazia , era uno

strumento per rientrare in possesso di tutte le caratteristiche complete che spettavano a Giustiniano

all’imperatore assoluto, totale che era al tempo del dominato.

Due cose possono chiarire questo aspetto : il primo è che quando Federico Barbarossa uno di quei

imperatori di area tedesca , si rende conto che in Italia i comuni stanno ormai esercitando delle

prerogative di indole assolutamente imperiale scende a provocare una viga a Roncaglia nel 1158, per

definire quali siano i diritti spettanti all’imperatore .

Prima ancora di muoversi contro i comuni da udienza a Roncaglia e farsi dire quali fossero le

prerogative imperiali e ad invitare i comuni a rispettare questi diritti , la non osservanza di questi diritti

provocheranno le reazione dell’impero.

Nel 1158 in questa riunione furono fissate tutte queste prerogative ad esempio:_ si pagava un dazio

pedonale sulle vie pubbliche , i tributi sui fiumi navigabili, i porti, le sanzioni , solo all’imperatore

toccava battere moneta.

Abbiamo detto che il diritto romano nell’età alta medioevale era conosciuto poco o male , uno dei libri

giustinianei , il codice soprattutto un insieme di leges , di costituzioni imperiali , non solo viene

abbreviato cioè si fa un a summa codices , ma per giunta si fa una summa troncata cioè prima di

essere sorteggiato, viene tagliato . I primi nove libri per materia privatistica e quindi strettamente

giuridica e gli ultimi tre che riguardano materie fiscali , tributarie, militari politiche ecc, tutte cose che

ad un giurista in realtà non conosce all’impero non servono , allora era inutile tenere all’interno del

codice tre libri che appesantiscono il tutto e nell’alto medioevo li si taglia via e si tengono solo i primi

nove.

L’imperatore nell XI sec. deve fare tutta una serie di affermazioni , deve guardare tutti gli aspetti che

prima gli spettavano , erano quelle elencate nei tres libres , ecco perché nell’ XI sec, torna ad avere

un interesse per quella parte che fu buttata via, perché l’impero era tornato ad esistere e cercava di

affermasi giuridicamente attraverso le fonti che possono dare sostegno alle pretese politiche

dell’imperatore.

In questo senso il diritto romano è lo strumento di lotta politica , è un mezzo m sopraffino, contenuto

nella parte finale del codices, questo portò alla ricerca, studio all’approfondimento proprio di quella

parte giudicata prima inutile e addirittura dimenticata.

Nel 1076 ha luogo ciò che fu chiamato in storiografia il placito di martori, giudizio sentenza di

martori , è un paese in toscana che ora si chiama Poggibonsi

In questo paese si tiene una vertenza giudiziaria:

in contendenti erano un monastero di San Michele che affermava che alcuni beni fondiari gli

spettavano perché erano da diversi anni in possesso a titolo di usucapione e dall’altra parte vi erano

dei nobili che ancora una volta per via del conflitto per il possesso dei beni temporali della chiesa e

potere politico invocano la proprietà di quei beni.

Questo avvenimento sarebbe passato in sordina se non fosse avvenuto che il magistrato imperiale ,

quindi vertenza portata di fronte ad un rappresentante imperiale , le parti invocano le consuetudini o le

scarse fonti scritte disponibile, come ad es. il capitolarium , una legislazione barbarica , e fin qui andò

tutto bene fino a quando però chi difendeva il monastero fece notare che tutta la vicenda andava risolta

in favore del monastero , il difensore tirò fuori con gesto teatrale un brano di Ulpiano. Di Ulpiano

nessuno aveva più sentito parlare da molti secoli , quindi si può pensare che quando il magistrato si

vide citato un vecchio brano di età romana poté avere delle perplessità, dell’imbarazzo, invece

l’avvocato che invoca l’autorità di Ulpiano vicine la causa.

Il magistrato afferma che se c’è una fonte di diritto romano prevale sulle consuetudini egli non fa altro

che dare applicazione concreta in un giudizio a quello che è un programma politico imperiale.

L’imperatore si accorge che la città , i nobili hanno usurpato i beni, delle prerogative imperiali . Come

poteva in questo clima l’imperatore riottenere i suoi diritti?

Invocando delle fonti romane che hanno distrutto le consuetudini esistenti , ed è proprio quello che

succede quel giorno , il diritto romano torna in vita , ha la meglio sulle consuetudini che vivono da

secoli, le sbaraglia .

Una fonte romana vale molto di più di tanti secoli di consuetudine , ecco la stella del diritto romano, la

sua forza è possedere una norma di diritto romano che da forza politica , consente di riappropriarsi

dei propri diritti quello che l’imperatore cerca di ottenere inutilmente per via diplomatica , militare , il

diritto romano è uno strumento di lotta.

Altre impressioni di questo suo le hanno ad es. nella cd difesa di Enrico IV che era un imperatore che

aveva avuto l’idea di contrapporsi a Gregorio VII gran papa delle riforma gregoriana .

Il papa lo aveva scomunicato , la scomunica era una sanzione micidiale , perché esentava il popolo dal

vincolo di obbedienza , quindi l’imperatore perdeva il suo ruolo di sovrano , i vincoli di sudditanza

venivano meno, l’imperatore andò in preghiera a Canossa con i piedi nella neve per ottenere il suo

perdono e lo ottenne e quindi la scomunica gli fu revocata , ma prima ancora di arrivare za questa

soluzione diplomatica – politica il legali dell’imperatore si erano interrogati di come privarlo degli

effetti della scomunica e proprio questa defensio di Enrico IV , si cerca attraverso le armi del diritto di

dire che l’imperatore non può essere toccato dal pontefice , che era l’opposto di quello che diceva il

papa . cioè che può deporre gli imperatori , i teorici di parte imperiale cercavano di riesumare quelle

fonti romane che consentivano all’imperatore di avere più forza del papa. Era un tentativo da ambo le

parti di utilizzare le fonti del diritto romano per trarre a se la scena politica , per dire che il dir.

Romano sostiene di più l’impero o la chiesa,

Questo tentativo è ancora più esplicito in un atto successivo che Adriano , ovvero il decreto di

Adriano I, è una falsificazione.

La Francia per cercare di contestare tutto lo strapotere politico inizio a falsificare i testi.

In quest’ epoca in cui l’impero si trova in difficoltà nei confronti della chiesa , questa colta i dotti

dell’impero incominciamo a falsificare i testi.

L’oggetto della falsificazione : sui pensa che ai tempi di Adriano I era quel papa che chiamò per

sconfiggere i longobardi , quando il papato era pressato da loro in modo insostenibile, egli chiese

aiuto ai franchi e Carlo Magno venne i suo aiuto e li sconfisse , si notò che in quella circostanza in cui

imperatore e papa si erano organizzati , per rendere questa realtà politica più bella ed armoniosa , si

dovettero convocare tutti quanti per prendere delle decisioni.

Era complicato ogni volta far venire tutti i vescovi da tutto il mondo cristiano per prendere delle

decisioni e quindi si pensava che l’imperatore ed il papa si misero a riflettere e si accorsero che i

romani avevano già risolto questo problema , l’antica romanità aveva dato un taglio netto a questa

difficoltà e aveva dato tutto i poteri all’imperatore . lex regio dell’imperio .

Quello che non è mai accaduto è che il papa Adriano e Carlo magno si fossero incontrati per discutere

di questo , alla fine il papa abbia acconsentito a ritenere sufficiente questa delega universale di poteri

all’imperatore.

L’imperatore prendeva decisioni temporali e spirituali per tutta la cristianità , era un falsificazione

evidentemente questa lex era un altro strumento di lotta politica , non bastavano più le figure di

Adriano e CM pur grandi della storia, ci si richiama al diritto romano ancora più autorevole di questi

personaggi per dire che i romani avevano già fatto tutto con la lex romana e bisognava solo seguire la

loro strada.

Possiamo dire ancora che con le continue falsificazioni si arriva a dire che questa delega universale

riguardava tutto il potere temporale , spirituale tutta la cristianità, era pure irrevocabile ovvero non

poteva più essere ritirata.

Guarda caso l’imperatore non potè essere scomunicato dal pontefice, perché questa delega era

irrevocabile .

Tra l’anno 1000 ed il 1100 si sono susseguiti eventi e vicende .

Il secolo che va dal 1000 a l 1100 che porta al basso medioevo è ricco di avvenimenti.

Le principali caratteristiche furono: un ondata di rinnovamento spirituale , esigenza mistica , ciò che ha

reaso forte la chiesa , sotto il profilo spirituale nell’alto medioevo è stato smarrito e c’è tutto un

movimento per cercare di ripristinare ciò che si era perso.

Uno degli aspetti era dato dalla novità artistica ed architettonica: il periodo alto medioevale è

caratterizzati dall’arte romana , per secoli gli uomini dell’a.m. dovevano cercare di far fronte alle

sigenze di sopravvivenza ed hanno introdotto uno stile architettonico basilare , semplice come quello

romanico.

Erano utilizzate delle pietre particolarmente massicce , robuste , generalmente di laterizio, in cui i

costruttori cercavano di salvare ciò che di superstite della tradizione romana antica c’era ancora, con la

riutilizzazione delle colonne e dei capitelli per edificare dei monumenti nuovi , tanto è vero che quel

che risalta all’occhio e che si nota , è che le basi delle colonne sono state adattate, questa arte romanica

semplice e basilare ha anche uno sfondo concettuale , non è frutto di una scelta casuale episodica ma

mediata, la chiesa romanica è fatta così perché l’uomo dell’ a. m deve prediligere il concetto della

meditazione , la chiesa deve servire come mezzo di meditazione , per concentrarsi sulla preghiera.

La concentrazione sulla preghiera deve essere fatta attraverso una separazione dell’uomo dal mondo la

vera estasi mistica la si raggiunge solo ce si si separa dall’ambiente circostante , ecco perché nella

chiesa romanica prevalgono i pieni sui vuoti cioè prevalgono le mura sulle finestre che in genere sono

piccole feritoie che servono per dare poca luce necessaria all’ambiente.

È un luogo di pr4eghiera e non occorre spazio , non occorre una complessità architettonica anzi

questa va a scapito della preghiera.

Nell’Xi sec. nasce il gotico

Nel 1100 viene introdotto il Gotico, che è la negazione della concezione alto medievale di preghiera ,

ciò che conta è la luce , l’uomo può adorare meglio Dio se ha una concezione della bellezza e

complessità del creato , un rappresentazione di Dio è la luce che deve entrare nella chiesa in

abbondanza .

Fare però una chiesa gotica è difficile perché vi sono più finestre che mura , più calcoli per la struttura.

lo stile ha dei limiti, le cattedrali sono altissime perché devono stupire ed affascinare il credente.

Le vetrate sono istoriate hanno dei colori , sono delle vetrate parlanti perché vi sono dei disegni da cui

il fedele trae la una conoscenza , viene istruito mentre prima la concezione di conoscenza del fedele

non era contemplata anche solo guardando anche il più incolto capisce il dettato biblico. .

Il basso medioevo è secolo di fermento e crescita culturale.

Novità nella lingua:

Vi è il latino volgare o direttamente i dialetti barbarici.

Lentamente nei secoli dell’alto medioevo queste due lingue vanno fondendosi , ma la vera fusione si

ha nel basso medioevo , per es. le prime espressioni di lingua volgare italiana le abbiamo nell’ Xi sec.

proprio Placido Cassinese cioè quel giudizio emesso a Cassino che riguardava alcuni bene del

convento , è una delle testimonianza , esso non era in latino, il giudice lo esprime in italiano che si va

formando e che solo due secoli dopo avrà piena forma nella divina commedia .

In questio secoli del b.m. l’abbandono , il degrado culturale del feudo porta a doversi esprimete con i

propri simili , se nel tempo passato non si richiedeva nessun metodo di conversazione a, di chiarezza

linguistica , nel b.m. invece la costruzione di scuole università , centri di studio e di ricerca , occorre

capirsi e nella riflessione corrente non si usa il latino, lingua dei dotti, ma si usa l’italiano , una lingua

che ha la sua partenza specifica e incomincia ad essere divisa dal francese , tedesco, spagnolo, ha

anche una differenze linguistica , si utilizzerà ancora il latino occorre aspettare fino all’arrivo del

cardinale Giovanni Battista del Luca , quindi in piena modernità perché lui affermi in un opera che

si chiamava il Dottore Volgare , l’opportunità che i testi scientifici di diritto siano fatti in italiano

appunto dottor volgare , occorreranno sei secoli perché qualcuno lo dica, nel frattempo si arriva per

strano paradosso che nelle aule si insegna il latino ma quelli stessi insegnanti che nelle aule parlano

latino fuori parlino l’italiano , incominciano a affermarsi le lingue diverse.

Durante i processi le testimonianze venivano tradotte in latino, mentre nel basso medioevo le

testimonianze venivano lasciate nella lingua in cui erano date.

La scienza continuerà con il latino

Una novità importante fu la novità filosofica concetti epistemologici.

La scienza per un uomo dell’alto medioevo è ragionare con i criteri della logica , i testi che circolavano

erano molto semplici le opere complicate dei greci e dei latini non c’erano.

Il criterio della Distintio:

se si ha un genere ( genus) in questo viene fatto una divisione in due (species) che sono più ristrette e

specializzate Platone unico filosofo conosciuto aveva detto che vi era un'unica categoria cioè quella

della sostanza.

Quindi per vedere che l’uomo faceva parte di una categoria vedevano se egli era sostanza

Poi si applicava la Distintio e si poteva sapere di più per esempio una distintio per mortalità.

L’uomo faceva parte della categoria sostanza mortale

Nel basso medioevo Platone è già passato applicando il Sillogismo di Aristotele .

Con Aristotele cambia il concetto di scienza .

Il sillogismo parte da due premesse generali e si arriva ad una conclusione specifica.

Il basso medioevo acquisendo l’opera aristotelica acquisisce un metodo di ragionamento molto più

articolato e complesso della distintio.

SECONDA PARTE

All’inizio del nuovo millenio Pavia si evidenza per la sua scuola di arti liberali. Essa compie studi

sugli Editti longobardi e il Capitulare italicum. Li studi sono compiuti su una raccolta ordianata

cronoloicamene nota come Liber Papiensis. In seguito il complesso normativo e riorganizzato

sistematicamente a imitazione del codice di Giustiniano, cioè lo si distribuisce per materie in titoli e i

titoli in tre libri, e prese il nome di Lex Lombarda. Il capolavoro della scuola pavese è pero l’

Expositio ad librum papiensem: commento analitico del Liber papiensis.

Da quest’epoca emerge un certo interesse per il diritto romano, utilizzato come diritto sussidiario.

A bologna si sviluppa una scuola di diritto romano , Irnerio è il primo a fondare una scuola .

Quando gli studenti arrivano a Bologna per sentire Irnerio , lo fanno perché c’è libertà, nessuno aveva

detto che quella era l’università , esisteva per conto suo, tutto era nato spontaneamente, e questo dava

grossa forza ai maestri bolognesi perché tutto il castello scientifico nato a Bologna era frutto della

libertà e di volontà di cultura e non frutto di un operazione politica, tutto questo conferisce una

caratteristica importante alla scuola la credibilità. Perché ciò che fanno i docenti bolognesi siccome lo

fanno in piena libertà perché nessuno glielo impone , ma per puro interesse scientifico, le conclusioni

a cui essi arrivano non sono di parte , per accondiscendere la volontà dell’imperatore, del papa etc ma

sono conclusione i scientifiche , che esulano dall’ interesse materiale.

L’università di Bologna si contrappone a quella di Parigi perché quest’ultima fu di fondazione

pontificia, nata quindi per volontà del papa che vuole che a Parigi sia fondata una scuola per chierici

dove si insegni teologia e filosofia, mentre Bologna svolge il suo lavoro in piena libertà , la scuola di

Parigi è condizionata , non si può insegnare quello che si vuole , ma quello che vuole e come vuole il

pontefice , una volta che i maestri parigini scelgono di insegnare Aristotele il pontefice dice e di no.

Questo lo si ritrova in una vicende che trova coinvolti i primi maestri bolognesi che mostra il

funzionamento della scuola.

La scuola nasce spontaneamente, gli studenti iniziano ad andare a casa di Irnerio, perché non vi è una

sede vera e propria della scuola, i vari studenti che si raccolgono ogni anno nella sua casa formano

una societas studenti, l’insieme di tutti questi studenti si chiama universitas, che vuol dire collettività

degli studenti, solo quando il potere politico nei secoli successivi prende il controllo

dell’insegnamento esautorerà il potere degli studenti, istituzionalizzerà il termine facendolo diventare

per come noi oggi lo conosciamo.

L’insegnamento diretto fatto da Irnerio mette gli studenti di fronte ad una difficoltà,

primo : gli studenti non erano tutti bolognesi , perché se l’esperienza si fosse limitata alla sola bolgona

sarebbe stata un esperienza di quartiere , ma vi sono studenti di tutta europa, si trovano di fronte a due

problemi, uno è il viaggio .

Il viaggio è un problema perché è pericoloso, perché spostarsi da una parte all’altra all’epoca

significava poter morire, perché c’erano, guerre, epidemie, carestie, e poi perché si deve passare

attraverso vari territori, che all’epoca erano i feudi, ogni volta che si entrava in un diverso feudo

bisognava pagare un pedaggio per le strade, per le città etc.

Una volta arrivato a Bologna deve vivere, ma anche comprare i testi su cui studiare, siccome non

esisteva la libera circolazione della moneta l’unico modo era partire con beni di grande valore e arrivati

sul posto rivenderli per sopravvivere , i verbali testimoniano di due studenti derubati di due

candelabri.

Ma i problemi non finiscono con il viaggio ma ci sono anche arrivati a Bologna, perché all’inizio

l’insegnamento di Irnerio era visto come una cosa anomala, all’inizio i cittadini erano infastiditi ed

irritati da tutto questo , da tutti questi studenti che fanno schiamazzi , che fanno danni non sono

facilmente tollerati, fino a quando non si accorgono che questi portavano ricchezza perché dovevano

dormire da qualche parte , mangiare , hanno bisogno di libri, quindi botteghe di amanuensi che alla

fine del loro soggiorno li forniscano di libri.

Il problema sta che in quella confusione c’era qualche studente che non si comportava bene e capitava

anche che questi studenti se ne andasse senza pagare i conti, o commettesse qualche reato e scappasse

per non essere punito allora si faceva riferimento ad istituto feudale che è la rappresaglia, se per

esempio uno studente spagnolo non aveva pagato un anno di affitto ed era scappato, ci si rivolgeva al

giudice chiedendo che uno studente qualsiasi spagnolo fosse acciuffato affinché ripagasse quello che

l’altro non aveva pagato.

In questo modo gli studenti erano in difficoltà, perché in questo modo andare a seguire le lezioni di

Irnerio poteva costare caro. La cosa durò fino a quando Federico Barbarossa scese in Italia.

Le città come Bologna mettono in crisi la sua politica, secondo la logica imperiale solo l’imperatore

può fare norme, battere moneta, amministrare la giustizia, ma i comuni si arrogano questi diritti, allora

lui vuole porre un freno a tutto questo , il suo desiderio è quello di procedere in modo militare

mettendo ferro e fuoco i comuni italiani .

Nel 1158 a Roncaglia convoca i rappresentanti di tutti i comuni che non vogliono seguire la volontà

imperiale, l’imperatore sceglie di chiamare i giuristi bolognesi , vuole che l’impostazione per cui tutti i

diritti spettano all’imperatore , non sia riferita dai magistrati dell’imperatore che sostengono la politica

imperiale, ma che glielo dicano i giuristi bolognesi, perché hanno credibilità , perché sono liberi da

qualsiasi imposizione dell’imperatore.

I glossatori dicono che tutti i diritti spettano al’imperatore, a quel punto l’imperatore si sdebita nei loro

confronti, crea costituzione imperiale che dalla prima parola che vi era contenuta si chiama Habbiga,

su vi sono scritte due cose fondamentali:

Gli studenti bolognesi hanno un salvacondotto imperiale generale, coloro che si recano a studiare a

Bologna e fanno ritorno godono della protezione imperiale su tutti i territori, quindi non devono

pagare dazi, pedaggi, a nessun feudatario e che sono protetti per volontà dell’imperatore , quindi gli

studenti possono arrivare a bologna sicuri e senza sprecare gran parte delle loro finanze durante il

viaggio.

La giurisdizione di questi studenti non deve spettare alle magistrature ordinarie che utilizzano la

rappresaglia mettendo in crisi la scuola bolognese , ma i giudici naturali degli studenti bolognesi sono

i loro maestri., perché chiaramente il maestro giudicando lo studente cercherà di moderare i crimini e

non metterà a repentaglio l’esistenza della scuola stessa.

L’imperatore fa tutto questo perché si accorge che la scuola di Bologna anche se non è stata creata da

lui, l’insegnamento del diritto romano fatto a Bologna è essenziale per l’impero, non proteggere la

scuola vuol dire creare un danno per l’impero, il diritto romano è la base di tutti i diritti imperiali,

l’imperatore non può condizionare le scelte dei maestri bolognesi perché essi rivendicano la loro

qualità di scienziati autonomi, ma può almeno proteggerli.

La scuola fondata da Irnerio prende il nome di scuola dei glossatori. La didattica bolognese era

disciplinata , secondo alcuni glossatori su tre fasi fondamentali, legere, lecta intelligere, intellecta

memoria comandare: leggere, capire le cose lette ed imparare a memoria le cose capite.

Legere , la glossa consente la lettura del testo , dalla glossa si arriva ai simili ed i contraria.

Dal legere si passava al lecta intelligere cioè la comprensione del testo.

Tutta l’attenzione dei giuristi del tempo si rivolge al Digesto, l’univca vera fonte romana a cui era stata

attribuita auctoritas. Giustiniano era l’imperatore e come tale scelto da Dio per guidare gli uomini

verso la salvezza, e vuol dire che quando fa qualcosa non lo fa per interessi personali, ma perché

mosso dalla volontà di Dio , l’insieme delle norme fatte da lui quindi deve essere per forza un insieme

armonico .

Qualsiasi testo ha quindi autorità legislativa senza eccezioni, ongi frammento è legge prefetta, questo

condiziona tutto il loro modo di vedere il diritto romano.

Per loro ogni singola norma non è un entità a se ma è un frammento di un corpo più ampio,

perfettamente coerente con tutto il resto.

Del modo in cui è stato fatto il corpus non sanno nulla.

L’alto medioevo aveva conosciusti molto poco del diritto romano, il digesto era assente nella realtà

altomedioevale, sono stati probabilmente dei chierici che riscoprono alcuni frammenti e pi per in tero il

digesto , che arriva sul tavolo di Irnerio.

Il digesto era di 50 libri, un opera molto voluminosa, quindi anche dopo la sua riscoperta ci vuole

molto tempo per cui qualcuno si metta a copiare la fonte da cui i chierici avevano tratto le prime

citazioni e le metta a disposizione della scuola bolognese.

Infatti proprio per questo il digesto non arriva tutto insieme , interamente ad Irnerio ma in mano solo i

primi libri, ed a distanza di tempo arrivano gli ultimi, lui distingue quindi due parti in digestum

vecius e digestum novum . gli mancano il libri centrali, quindi il digesto non è ancora completo, la

parte centrale prenderà il nome di digestum infortiatum, che non è una definizione latina, ma gergale

di cui non si conosce il signficato esatto, sono state avanzate delle teorie nessuna credibile, una dice

che quando irnerio vide i libri centrali del digesto abbia esclamato “ Ecce ius nostrum inforviatum

este” ecco che finalmente il nostro diritto è stato rinforzato, rinsaldata dalla presenza della totalità dei

libri.

Qualcuno dice invece che inforviatum significhi carcerato , perché come la parte centrale del digesto

sembra sia messo in carcere tra il vecium ed il novum, confinata in mezzo per questo i libri centrali

hanno preso il nome di inforviatum.

Giustiniano aveva diviso l’opera in 50 libri, Irnerio invece sistema il testo sulla base delle fasi in cui è

stato riscoperto in tre parti, tre libri, vecium, inforviatum, novum, nella sua interezza i libri che Irnerio

creò sulla base della compilazione giustinianea sono 5 ne mancano 2, il quarto contiene il codex.

Il codex seppur con difficoltà era stato conosciuto nell’alto medioevo, anche se non tutto, perché i

giuristi del medioevo molto concreti avevano selezionato ciò che ancora era utile e messo da parte ciò

che nella loro epoca non serviva, avevano tolto gli ultimi tre libri, che trattavano la materia fiscale,

militare etc.

Quando Irnerio utilizza questa parte della compilazione sa bene che i giuristi dell’alto medioevo

avevano studiato solo una parte cioè solo i primi nove libri, tanto che del codex mette solo i primi

nove libri, rispetta la partizione del medioevo ed entrata nell’uso corrente.

Nel quarto libri quindi Irnerio mette i primi nove libri del codex.

Vi è una novità, se Irnerio fosse stato come un giurista dell’alto medioevo avrebbe messo da parte gli

ultimi tre libri del codex, perché palesemente inutile dato che si riferivano ad un sistema politico ,

l’impero che ormai non c’era più.

Per Irnerio ogni singola parola, norma di Giustiniano è perfetta, il glossatore non ha nessuna autorità

di eliminare le norme che erano state create, solo i legislatore ha questa autorità, tutte le norme devono

essere tenute e studiate .

Gli ultimi tre libri si trovano nella quinta parte, nel quinto volumen del corpus chiamato volume

parvum , volume piccolo date le sue dimensioni, in cui vi confluiscono anche le istituzioni.

Mancano le novelle che erano confluite nell’epitome iuliani e nell’autenticum.

I giuristi dell’alto medioevo avevano usato l’epitome iuliani perché molto più breve , molto

comprensibile, Irnerio che parte dal presupposto che ogni parola imperiale sia oro colato non può

ammetere che le ultime costituzioni siano inserite nel corpus in forma epitomata, quindi utilizza

l’autenticum, in cui vi erano le novelle nella loro interezza , all’interno dell’autenticum Irnerio fa una

scelta , ne scelta 97 su 134 ed a loro volta le suddivide in 9 collationes, cioè raccolte.

In una decima collatio c’è del materiale che può dare delle perplessità perché contiene il dicto feudale, i

libri feudorum, cioè libri dei feudi, suscitano delle perplessità perché non è materiale giustinianeo .

Perché viene inserito allora dai glossatori all’interno del corpus?

Il diritto feudale non è il diritto che si usa nel feudo perché regolato dalle consuetudini, ilmdiritto

feudale è il diritto che si applica nei rapporti tra feudatari o tra feudatari e signore feudali, o tra signori

feudali e l’imperatore, è il diritto che disciplina la materia feudale: le investiture, successione del titolo,

feudale, perdita etc.

Il diritto feudale centra con la compilazione perché il feudo è una diramazione periferica dell’impero il

feudatario è un rappresentante locale dell’imperatore, la sua autorità deriva dall’imperatore che la

investito del titolo, il feudo consente la vita dell’impero, si potrebbe dire che il diritto feudale è il diritto

costituzionale dell’impero, è ovvio che i glossatori ritengano scontati che delle norme che riguardano

l’impero siano inserite nel corpus iuris civilis , anche perché alcune di queste norme sono state fatte

dagli imperatori, come ad es. quella sull’ereditarietà dei feudi, che diventa norma per volontà il Carlo il

grosso e di Corrado II , sono due costituzioni imperiali.

I libri feudorum nascono in modo anomalo , a Bologna uno studente chiamato Anselmo dall’Orto

che ha un cruccio, perchè il padre giudice a Milano quotidianamente risolve vertenze che riguardano il

diritto feudale, di cui lui a Bologna non ha sentito parlare, scrive al padre por parlargli della condizione

di disagio in cui si trova, il padre gli scrive due lettere in cui gli indica i principi fondametali del diritto

feudale, è la cd. redazione obertina, la stesura dei libri feudali fatti fa Oberto dall’Orto. I maestri

bolognesi che non hanno mai insegnato diritto feudale si rendono conto di quanto posa essere utile

dare dei rudimenti di diritti feudali, e vedono anche che qualcuno ha fatto bene la redazione del diritto

feudale tanto da inserirlo nella decima collatio , nella forma epistolare, nati da delle lettere che il padre

ha scritto al figli per spiegargli il diritto feudale.

Come quarta appendice i glossatori inseriscono delle costituzioni imperiali importanti di Federico

Barbarossa ed il trattato della Pace di costanza.

Queste fonti erano così importanti per i giuristi da essere inseriti nel corpus iuris .

Il metodo che utilizzavano i giuristi bolognesi per affronatere il Corpus iuris civilis era la glossa.

E’ da chiarire che la glossa non nasce con Irnerio, infatti le origini risalgono alla tradizione di studio

dei testi biblici altomedievali.

La glossa è una forma letteraria che da un chiarimento di una parola o di un concetto. Essa è

imprescindibile dall’opera che illustra senza la quale non potrebbe essere realizzata.

Il testo dell’opera viene scritto al centro del foglio di pergamena su una o su due colonne, ma sempre

in modo da lasciare spazio alle riflessioni dottrinali e scientifiche del giurista. In un primo momento i

glossatori si avvalgono del consueto tipo di glossa concepito con fini di chiarimento grammaticale,

infatti si presentano molto concise ed è proprio questa caratteristica che permette di trovarle

sistemazione tra le righe del testo, infatti prende il nome di glossa interlineare.

Ben presto la glossa subi un radicale cambiamento dando vita ad altri tipi di annotazioni, le

allegationes di fonti pro e contra chiamate anche con il nome di similia e contraria. Le allegationes

sono glosse che consistono nella citazione di passi giustinianei il quale contenuto appare conforme

rispetto al testo glossato (similia) o di fonti che al contrario offrono un testo discordante rispetto al

passo a cui e apposta la glossa (contraria). Per cio che riuada i similia lo scopo era quello di agevolare

l’attività dei futuri glossatori. Invece per i contraria lo scopo era quello di mettere in evidenza tutte le

possibili discordanze con il testo glossato. Queste glosse che sono di tipo intepretativo apportano

modifiche anche grafiche, infatti non sono piu interlineari ma sono glosse marginali, in quanto sono

molto piu estese e viene posto il testo dell’opera al centro foglio e la glossa ai margini. Per la glossa

interlineare era la stessa annotazione a sengnalare quale sia il lemma glossato; mentre nel caso di

quella marginale la relazione tra il vocabolo glossato e la glossa è fissata da un apposito segnale

chiamato reclamatio che si trova si anel testo che all’inizio della corrispondente nota.

Queste pagine erano costosissime quindi ogni foglio doveva essere sfruttato al massimo; infatti un

manoscritto veniva tramandato da studente in studente. Ed ecco che nel giro di poche generazioni

questi manoscritti si riempivano di strati progressivi di glosse creando così compilazioni di glosse

Il problema è che lo studente deve essere diligente e doveva segnare alla fine della glossa la sigla del

giurista per sapere se quella è da tener conto o meno. Inoltre le glosse senza sigle portano altri due

problemi: uno il rischi di ripetere la stessa glossa, l’altro che ci si possa trovare difronte a due glosse

contrastanti. A qualche glossatore viene in mente di risolvere il problema facendo apparati di glosse

che è sempre una molteplicità di glosse ma è fatta da un solo maestro in modo da evitare ripetizioni e

contraddizioni. Con il passare del tempo si sviluppa l’apparato conclusivo che è la Magna Glossa di

Accursio

Le liste di similia portano ad un tipo di glossa che si basava sull’enumerazione dei passi simili, il suo

nome è summola. Questa è tratta dal testo ma siccome tocca vari punti della compilazione è una

glossa autonoma. La somma delle summole portano ad un’opera chiamata summa che consiste nella

spiegazione degli istituti giustinianei con fedelta alla stessa dottrina ma con parole del glossatore.

Le difficolta poste dalla natura frammentaria del C.I.C. si riverberano anche su altri tipi di glossa:

Glosse di notabilia: che sono annotazioni in cui compare una concisa segnalazione del

• contenut dei passi piu significativi della compilazione giustinianea. Sono comunque ausili

pratici concepiti per agevolare le consultazioni dei testi legali.a questo fine la glossa riproduce

una fase essenziale o un passaggio chiave del testo;

Glosse continuationes: titolorum che individuano le ragioni che avevano indotto i redattori

• giustinianei a scegliere la successione di argomenti contenuta nei testi legali; perciò il

glossatore tramite la continuatio si impegna a degnalare gli elementi atti a porre in evidenza la

necessaria continuità nel tempo dei due titoli successivi;

Summa titulorum: la finalità di queste è quella di compendiare l’intera materia che i bizantini

• hanno tratato in ciascuno dei titoli della compilazione;

Come le liste di similia portano alla summola e alla summa, così quella di contraria porta alle glosse di

solutiones contrariorum e quel genere letterario della quaestio legittima. Il punto di partenza è

costituito dal tentativo di superare le antinomie contenute nel C.I.C.. l’individuazione delle fonti

discordanti confliggeva con la convinzione della completa armonia e della non contradditorietà delle

norme giustinianee, ed imponeva all’interprete di reperire la soluzione piu idonea al contrasto. Questa

operazione ermeneutica approda ad un nuovo tipo di glossa chiamata solutio contrariorum, nella quale

l’intreprete si propone di individuare e spiegare le ragioni per cui il conflitto debba ritenersi irrilevante.

La veste esteriore della solutio è sempre quella della glossa.

La solutio porta alla quaestio, che vuol dirre “domanda”; se ci sono due norme contradditorie il

maestro a ezione domanda ai sui allievi come sia possibile quel contrasto; questa quaestio si chiama

quaestio legittima, che riuarda la lex.

Tra i numerosi strumenti concettuali utilizzati dalla dialettica medioevale uno dei piu significativi era la

divisio

E’ quel meccanismo di matrice platonica da cui a partire da un genus cioè una categoria ampia si

arriva a delle species cioè categorie più piccole separate da una differenzia specifica. Questo

meccanismo viene ereditato dai glossatori e nasce un genere letterario quello della distintio .

Alcune glosse erano concepite per far si che il testo giustinianeo potesse essere sottoposto a

distinzione, es. l’istituto del dominium , i romani conoscevano un solo tipo di dominium ma gli autori

medioevali per far rientrare tutte le categorie di possesso e di proprietà nella categoria del dominium

romano applicano l’espediente di sottoporre tutto alla distintio , il dominio è unico e diretto, attraverso

alla distintio sottopongono il dominium ad una separazione per farvi rientrare delle categorie che non

erano romanistiche.

Ogni conoscenza non era frutto di illuminazione ma di una lenta approssimazione alla verità , non era

un dono personale , ma una graduale conoscenza delle cose sempre più approfondita.

Accadeva che le glosse fossero considerate come un albero a cui il singolo glossatore aggiungeva

delle fronde , contribuendo al suo sviluppo senza rivendicare la proprietà dell’insieme , e la distinctio

si basa su questo principio, solo dopo il lungo processo di separazione , di divisione analitica si arriva

alla verità.

Le dinstensiones dominorum , dissentire significa non essere d’accordo, erano dei diversi pareri

espressi dai maestri del diritto ( domini) , che testimoniano le discordanze di vedute su alcuni istituti

giustinianei, anche qui vi è una distinctio.

Vi è una differenza tra i contraria e le distensiones i contraria sono delle glosse che testimoniano un

contrasto tra passi giustinianei, vi sono due passi della compilazione che sembrano contraddittori, i

distensiones sono dei contrasti dottrinali , le opinioni diverse tra due maestri.

Il passo giustinianeo era considerato perfetto , i glossatori dovevano spiegare il perché vi fosse una

contraddizione, nelle distensiones non vi è una solutio, ma vi sarà il predominio di una delle due

teorie, cioè quella ritenuta più utile.

Nasce il genere letterario della” questio de facto emergeres” , vi è una questio che emerge da un

fatto, le summe, le glosse sono tutti generi scolastici, pensati per la didattica, le questio ex facto

emergentes non lo erano perché vi è qualcosa che è estraneo al testo giustinianeo cioè il factum , la

vita.

Fino alla fine del XII sec.i glossatori erano chiusi in un mondo tutto loro ,poco partecipi alla vita

intorno a loro , alla fine del sec. il mondo fuori dalla scuola bolognese deve essere preso in

considerazione, un mondo che però non si basa sulle regole giustinianee

Il primo impatto anche se teorico è quello con le vicende pratiche che non possono essere risolte con

le regole giustinianee, alcune vicende hanno una corrispondenza precisa a quanto Giustiniano aveva

previsto , quella ipotesi era un casus, cioè l’esemplificazione pratica di ciò che Giustiniano aveva

scritto , il problema non si pone e si applica il testo di Giustiniano, ma per gli altri eventi il testo

giustinianeo non serve a nulla, questi casi fanno sorgere delle controversie ma hanno soluzione grazie

al giudice.

I glossatori prendono questi casi e si fanno una questio “ questa vicenda come va regolata?” se la

fonte manca come si fa?

La questio nasce proprio qui, per sua natura deve esser dialettica deve prevedere un confronto di

opinioni contrastanti, la questio legitima era fittizia, invenzione del maestro che sa quale è il contenuto

della questio, il contenuto dei passi e la soluzione, nella questio de facto la domanda è vera.

Essendo dialettica nascono due posizioni diverse che prendono il nome di actor e reus, o oppones e

respones, le due parti hanno il compito di sapere se una fonte giustinianea può essere applicata a

quella vicenda.

Se il passo giust, non va bene , a furia di estenderlo oltre il suo senso potrebbe però potrebbe essere

applicato, ed il punto sta proprio nel vedere se quel passo può essere esteso o no.

Affinché si potesse dire che la norma poteva essere applicata occorreva allegare altri passi che

dimostrino come e perché quella fonte può essere applicata, cioè che convincano .

Es. a volte i testi parlano al singolare , ma in latino ci sono i generi maschile e femminile neutro, di

solito si usa il maschile, qualcuno obbiettò che usando il maschile la norma non potesse essere estesa

al genere femminile , usando altri passi della compilazione occorrerà vedere se giust. usando il

maschile intendesse riferirsi solo agli uomini o anche alle donne , vi sono fonti che parlano

specificamente agli uomini come quelle delle cariche magistraturali ed altre che parlano chiaramente di

tutti e due i generi

es. lo statuto comunale , una volta alcuni legislatori per rendere più poetico l’omicidio , disciplinarono

l’omicidio avvenuto nella casa comunale dicendo che “colui che sparga sangue nella casa comunale

sarà sanzionato con la pena di morte”.

Si pose il caso estremo del barbiere che svolgendo la sua opera di chirurgo antelitteram, perché

all’epoca anche loro svolgevano delle semplici operazioni , aveva sparso sangue nella casa comunale,

applicando alla lettera il testo si doveva condannarlo a morte , ma applicando il senso no, questo

faceva nascere delle questiones, le si risolveva con quei passi della complicazione che avvallassero

l’una e l’altra tesi.

In questo caso il maestro che sollevava la questio non ne aveva il controllo perché non sapeva quanti

testi potessero essere addotti per sostenere le due posizioni, quindi la questio de facto era vera, era

effettiva e non fittizia.

Egli non sapeva come si sarebbe risolta la questio , questo dipendeva dall’autorevolezza delle fonti

citate, dalla bravura del due opponenti dialettici.

La questio de facto non ha limiti cronologici , non si sapeva quanto sarebbe andata aventi, quindi il

maestro se ne vedeva bene dal sollevare la questio, perché si era impegnato con gli studenti

ricevendone del denaro per spiegare una parte della compilazione, se la questio gli portava via dei

giorni, non faceva in tempo a finire il programma e gli studenti gli avrebbero chiesto una ripetizione di

quanto non ancora soddisfatto nella sua spiegazione, perciò non solleva mai delle questio nelle sue

lezioni, queste questiones prendono il nome di questio vespertines , cioè trattate di notte perché la luce

serviva a leggere e scrivere e la questio non avendo bisogno di essere scritta poteva essere trattata

oralmente, oppure questione sabatine o dominicales perché le questioni venivano riservate al sabato o

domenica per non intralciare l’insegnamento settimanale.

Questioni più difficili chiamate solenni per cui si univano tutti i discepoli ed i maestri, o si

opponevano intere scuole , la scuola di Bulgaro da una parte e di Martino da un'altra e contendevano

sulla soluzione, quando il maestro alla fine del dibattito prendeva un decisione chiudendo la questio, fa

una decisio, non una solutio, perché solutio significa sciogliere ed andava bene per le questiones

legitime dove le due posizioni vanno fuse in una soluzione comune, nella questio de facto non vi può

essere conciliazione perché solo uno ha ragione , vi è una auctoritativa decisio, ciò non toglie che la

vicenda possa essere riproposta , adducendo testi che prima non si erano presi in considerazione,

sovvertendo anche il primo esito.

La questio de facto è il grande elemento di sviluppo della scienza giuridica medioevale, perché ci si

deve confrontare con la realtà che non sta nei testi giustinianei.

Le riflessioni sul factum potevano anche non essere tratte dai testi giustinianei ma anche dal diritto

canonico, facendo sorgere delle questioni di diritto canonico, questiones reportate e questiones

redacte, la glossa reportata , in occasione di una lezione lo studente prende appunti facendo una

reportatio, alcune reportationes celebri riportano il pensiero di alcuni maestri che non avevano messo

per iscritto le loro opere, ci furono anche delle reportatio di questiones, oppure potevano essere

redacte, cioè i maestri stessi redigevano , la glossa, la questio e la trasmettevano agli amanuensi per le

copie.

I glossatori sviluppano un genere letterario celebre che si usa ancora oggi , per esempio nella

compilazione vi era un titolo “de diversis regulis iuris antiqui” intorno a diverse regole del diritto

antico, già Giustiniano aveva fissato alcune regole, i glossatori sviluppano ancora di più questo

meccanismo generando i Brocardi, la derivazione del nome è contestata, non certa, il singolare è

brocardo , la vecchia tradizione lo fa risalire al nome del vescovo Burcardo di Vonis che aveva fatto

una raccolta di norme canoniche, l’origine più verosimile è la deformazione di bro contra, cioè la

contrapposizione dialettica di due parti nella questio de facto , chi lo ricollega al latino broccus : dai

denti sporgenti , perché il primo maestro che lo canteggiò nella scuola avesse i denti sporgenti, la vera

origine non si sa.

Ancora oggi i giuristi vanno avanti per brocardi che sono chiamati regole iuris , regole di diritto,

piccole frasette mnemoniche, ausili didattici, con cui con poche parole si compendia una materia molto

vasta.

Recentemente qualcuno a raccolto le citazioni latine, proprio i brocardi utilizzate dagli avvocati , in due

libretti chiamati “ Il latino degli avvocati” , l’altro “Salvis iuribus” usato come forma retorica di

chiusura negli atti ,che vuol dire “ Con questo atto io non mi precludo tutti gli altri mezzi civili , tutti

gli altri strumenti e diritti messimi a disposizione dall’ordinamento” compendiando un concetto molto

complesso ed articolato.

Vi sono un infinità di brocardi, usati ancora oggi nel diritto positivo, “ Semel eres semper eres” usato

nella materia testamentaria vuol dire che l’erede diventato tale lo rimarrà per sempre non può

rinunciare alla sua eredità, “superficies suolo celit” , il diritto del superficiale, cioè le cose costruite in

superficie diventano di chi ha la proprietà del suolo, “priore in tempore potio in iure”, colui che ha un

diritto precedente prevale anche nel diritto, sono degli ausili che non sostituiscono la spiegazione

didattica che consentono la facile memorizzazione del contenuto giuridico.

Questo risponde alla terza fase della didattica , consentiva il commendare memorie.

I glossatori utilizzano tanti generi letterari, danno vita non solo a glosse ma anche a questiones,

distintiones , notabilia, summe, a brocardi, regole iuris, la loro scuola non è chiusa agli altri generi

letterari , anzi da queste opere iniziali prendono spunto le altre trasformazioni letterarie, che ancora

oggi si utilizzano.

Tra tutti i generi letterari, la testimonianza più completa dell’opera dei glossatori è trasmessa da un

apparto di glosse, la glossa ordinaria cioè la Magna Glossa di Accursio.

Le glosse vanno stratificandosi creano degli strati nei testi, complessi ,difficili ,ripetitivi e

contraddittori tanto che fanno si che i maestri siano obbligati a redigere degli apparati , mettendo

insieme le glosse individuando un opera coerente ed omogenea , ogni grande maestro formula il suo

apparato e il successiva soppianta il precedente perché più aggiornato , le botteghe degli stazionari

vengono invasi da nuovi studenti che portano nuovi apparati , fino alla metà del XII sec. quando un

glossatore Accursio , redige l’ennesimo apparato.

Vi è una storiella su questo;

Si dice che nello stesso periodo due glossatori lavorassero alla stessa impresa Accursio e Odofredo,

in competizione, sapevano che la scuola aveva troppe glosse caotiche , troppo complesse, gli studenti

non riuscivano più a seguire questa produzione di glosse, sapevano anche che il genere letterario era

alla fine della sua esistenza e si doveva redigere l’opera definitiva raccogliendo il maggior numero

possibile di glosse , che raccogliesse la scienza giuridica dei glossatori. I due si mettono al lavoro ad

un certo punto Accursio denunciando una grande malattia si tirò dall’insegnamento nella sua villa la

Riccardina vicino a Bologna per curarsi.

Odofredo appresa la notizia rallentò il suo lavoro perché non vi era più competizione, Accursio invece

nella sua villa lavorava molto alacremente per concludere l’opera , fino a che un giorno si presentò a

Bologna con la sua opera finita spiazzando il rivale.

Accursio fece l’apparato più ricco e complesso che ci fosse , lavorò su tutte o almeno la maggior parte

delle glosse prodotte selezionandole, avendo davanti tutto il lavoro fatto nel secolo precedente potè

fare una scelta meditata scegliendo le glosse migliori ,più utili perché più autorevoli , più affidabili, e

nell’ipotesi di contrasto cioè dissensio dominorum potè dare conto del contrasto , testimoniando

l’esistenza dello scontro dialettico.

Secondo i calcoli di qualcuno egli raccolse almeno 96.000 da quelle più piccole fatte anche di una sola

parola fino a quelle lunghissime di due o tre pagine, questo viene chiamato apparato ordinario, che è

un apparato di glosse , non solo del corpus iuris, che ha la fortuna di essere l’ultimo, però non

necessariamente il migliore ,ciò che contraddistingue la Magna Glossa rispetto agli altri è che dopo di

Accursio nessuno vi aggiunse più glosse , l’opera segna la fine di questo genere letterario, chiude la

scuola, perché era così ricco e completo che nessuno sentì l’esigenza di migliorarlo , a quel punto la

glossa di Accursio diventa la Magna glossa.

Cavanna disse che questa opera divenne il vademecum del giurista del corpus iuris, il vademecum è

un taccuino che ognuno per sua praticità porta con se, deriva dal latino : che viene con me, cioè il

corpus iuris non viene più riscritto senza la glossa, i due elementi diventano un complesso

inscindibile , non esiste alcuna edizione fino a quelle moderne in cui il corpus non è più considerato

diritto vigente, che non contenga anche la glossa di accursio il testo in centro e la glossa intorno.

La scuola dei glossatori anche se sviluppò altri generi letterari si chiuse con una riaffermazione del

metodo della glossa .

Metà del XIII sec. qualcuno accusa Accursio di aver dato un corpo mortale alla scienza giuridica

bolognese , perché dopo un opera così completa e ricca non c’è sia più niente da dire , la scuola dei

glossatori deve finire e con Accursio si chiude la scuola dei glossatori.

All’inizio del XII si sviluppa la scuola dei commentatori, tra le due scuole c’è un periodo di 50 anni

e si sviluppa un genere intermedio, cd. Postaccursiani nella seconda metà del XIII sec.

Uno di essi si chiamava Alberto Gandino e scrisse “Questiones statutorum “e “Tractatus dei

Maleficiis” cioè dei crimini, Rolandino Depasseggeri scrive” La summa artis notarie” cioè la summa

dell’arte del notariato, Gugliemo Durante, scrisse “Lo speculum iudiciale” specchio del giudizio, cioè

specchio del processo.

Fin’ora lo studio del glossatore era uno studio di indole orizzontale , cioè lo studio era a tappeto , la

glossa non può essere fatta per una sola parte ma deve riguardare tutta l’opera, lo studio del

glossatore tiene conto di tutto il corpus iuris perciò era orizzontale, verifica senza distinzioni il

contenuto di tutta la compilazione .

Con i postaccursiani vi è una svolta nella scienza giuridica perché invece di studiare tutto il diritto i

giuristi fanno una scelta di tipo verticale cioè selezionando dei temi , gli argomenti.

Per esempio nel “Tractatus de maleficiis” si trova la materia penale , il Gandino cerca nella

compilazione giustinianea tutti quei passi che trattano la materia penalistica e li raccoglie in un opera,

chi legge la sua opera si trova facilitato perché se ha un esigenza di conoscenza di tipo penale invece di

studiare tutto il corpus iuris, li trova già elencati tutti i passi di materia penale e così faranno anche gli

altri.

Con questa scienza giuridica si parla di un nuovo genere letterario il Tractatus che non è più la glossa

che era generica , il tractatus è finalizzato, perché riguarda una sola materia , perché frutto di una

selezione che ha un occhio rivolto alla pratica giuridica ed ha un interesse diretto ed immediato.

Tutto questo si evolverà fino ad arrivare al commento.

La scuola dei commentatori studiano gli stessi testi esaminati dai glossatori e trattatisti, il corpus iuris

arricchito di glosse e selezionato nei tractatus.

Il commento è una serie di operazioni logiche e concettuali che porta il giurista all’attenzione più

selettiva possibile all’interno della logica verticale. L’obbiettivo del giurista è arrivare alla ratio legis ,

al criterio che anima quella fonte giustinianea ; i glossatori avevano letto la lettera cioè ciò che vie era

scritto, i trattatisti l’avevano inglobata nei trattati generali, i commentatori non cercano di capire ciò che

vi è scritto perché era già stato fatto, cercano di capire il perché.

Cercano arrivare alla ratio che ha ispirato la redazione della norma, nell’arrivare alla ratio distinguono

due aspetti che diventeranno fondamentali nella prassi, la causa incursiva e la causa finalis.

E’ una distinzione che arriva dal diritto privato, ogni negozio prevede un movente ma i commentatori

per la prima volta distinguono la causa di tipo impulsivo e la causa finale.

La causa impulsiva può essere qualsiasi, il motivo è personale è irrilevante, ciò che conta è la causa

finalis che nel diritto civile attuale è identificata come la ragione economico sociale del negozio, la

causa finalis è unica e uguale in tutti i negozi mentre quella impulsiva è diversa sempre in tutti i

negozi.

Ogni negozio ha la sua finalità e per realizzare quella finalità si deve utilizzare quel tipo di negozio, i

commentatori importano questo discorso nel corpus iuris dicendo che Giustiniano ha creato delle

norme , loro cercano la ratio che ha spinto alla loro creazione , ma con quale criterio cercare la ratio

impulsiva o la ratio finalis?

Loro utilizzano un esempio celebre quello di Calpurnia.

Era stata fatta una legge romana per impedire alle donne di postulare in giudizio ,cioè di far attivare la

macchina processuale, perché esisteva una donna di nome appunto Calpurnia che era nota per mettere

nei guai i senatori essendo una di quelle persona che hanno il solo scopo nella vita di rovinare le

persone attraverso l’attività giudiziaria , era talmente nota che il suo nome confluì nella lex Calpurnia

appunto, che è nata dal fatto che i senatori volevano difendersi da lei ma siccome esisteva il principio

che quando cessa la causa cessano anche gli effetti , morta la donna la legge non aveva motivo di

esistere ancora ,invece no perché quella era solo la causa impulsiva cioè che ha dato occasione alla

legge la causa finale invece è la tutela della pudicizia delle donne , si ritiene impudico che la donna

partecipi ad giudizio penale, se lo fa lo deve fare per interposta persona. La causa finale di quella legge

non viene meno con la morte di Calpurnia , un es. se un legislatore da vita ad una norma per

sanzionare l’omicidio , non ha in mente uno specifico omicidio anche se la legge può essere nata dopo

un particolare ed efferato omicidio , ma vuole proteggere la società in generale dall’omicidio.

I commentatori cercano la ratio della legge ma non quella impulsiva perché può essere venuta meno

durante il tempo ma la causa finale, l’obbiettivo.

Conoscere la ratio della legge serviva per utilizzare quella legge al di fuori dello specifico caso usato

dalla norma stessa , se si ha la ratio si può fare in modo molto autorevole ciò che avveniva nella

questio de facto , che era un tentativo faticoso per vedere se una norma poteva essere estesa ad un

caso non espressamente previsto, se invece della norma si distilla la ratio cioè il motivo profondo e

non occasionale che ha spinto il legislatore a farla si possiede già lo strumento per estendere quella

norma ad altri casi simili, perché se i casi rispondono alla ratio si applica quella regola altrimenti non ci

sarà l’applicazione estensiva.

Il percorso concettuale della scuola dei commentatori è uno strumento per mettere nelle mani dei

giuristi il meccanismo per estendere le norme del corpus a casi sempre nuovi e non previsti, e

consentire la sopravvivenza di un corpo normativo che diveniva sempre più vecchio .

Nello stesso periodo in cui Irnerio insegna a Bologna accade qualcosa di interessante però estranea

alla compilazione giustinianea, è singolare la contemporaneità dei due eventi e la collocazione

geografica ed è difficile pensare che sia del tutto casuale , forse Irnerio aveva messo in moto un gusto

per lo studio giuridico che prima non c’era , questo influenzò anche il diritto canonico.

Nell’ XI il diritto canonico aveva una serie di raccolte, di sistemazioni, aveva avuto anche una crisi al

suo interno che era un riverbero della crisi delle istituzioni dovuta alla corruzione della Chiesa che era

collusa con il potere politico si era scontrata con l’obbiettivo del papato del secolo di ripristinare le

regole originarie della purezza evangelica, e ciò si era tradotto in uno scontro giuridico, da una parte le

consuetudini e dall’altra le norme canoniche il che fece generare delle raccolte , frutto della volontà di

Gregorio VII di legittimare le sue prese di posizione politiche.

Quando nel 1121 si sigla il concordato di Vonis dove il potere laico e potere spirituale si accordano

per finire la lotta per le investiture dove vinse il pontefice, a Bologna Graziano fa uno studio

scientifico del diritto canonico.

Di Graziano non si sa molto perché come tutti i fondatori di una scuola non ha un biografo che

registra tutti i particolari della vita, fu verosimilmente un monaco Camaldolese, appartenete all’ordine

di Camaldoli , faceva il monaco a Bologna, egli non insegnava diritto canonico perché di diritto

canonico non vi era ancora traccia, era un maestro per novizi insegnava la teologia , “letio divine

pagine” , insegnava a capire i testi dottrinale della chiesa.

Accadde che nella lettura dei testi teologici ci si imbatte di passi giuridici, perché i testi sono pieni di

prescrizioni che a volte assumono il tono di testi di diritto, non vi era un insegnamento specifico di

diritto canonico , vi era un insegnamento teologico in cui si parlava anche del diritto della chiesa.

Così come Irnerio non insegnava diritto romano e faceva il maestro di retorica e di tanto in tanto

incontrava dei testi di diritto, fino a quando smise di fare il maestro di retorica per insegnare solo

diritto romano, anche Graziano fa lo stesso percorso, i suoi allievi in occasioni di queste indagini

giuridiche si accorgono di qualcosa che non funziona , cioè nell’esame dei testi non tutti i passi

giuridici sono coerenti scovano ciò che hanno prodotto le riforme gregoriane che hanno innestato un

sistema nuovo, basato sull’autorità del pontefice, sul celibato ecclesiastico, sulla sottomissione dei

vescovi, divieto della simonia, un complesso normativo antico e ripristinato che hanno innestato nella

tradizione che da secoli viveva secondo regole diverse prodotte nei concili e prodotte dai pontefici per

venire incontro alle relazioni tra potere religioso e temporale.

Vi erano dei principi che pur provenendo dalla stessa autorità , o da autorità di pari rilievo dicevano

cose diverse, non era una novità già alla fine XI sec e l’inizio del XII sec. lo stesso problema lo aveva

avuto a Parigi Pietro Abelardo l’iniziatore della logica medioevale che fonda la scolastica, egli si era

accorto che nei testi biblici c’erano delle contraddizioni, ma anche tra i testi biblici e quelli dei padri

della chiesa, nelle fonti che tutto l’alto medioevo aveva considerato intoccabili, impeccabili, se in

passato un maestro medioevale avrebbe avuto paura di toccare un simile argomento e avrebbe chiuso

un occhio , Abelardo con le armi della logica recentemente scoperte , dice che se vi nono contrasti

nelle norma bisogna capirli, studiarli, e superarli, il ruolo della teologia non deve essere sempre

ossequiente al testo ma deve essere criticamente cosciente del contenuto del testo e saperlo

padroneggiare .

Egli scrisse l’opera “Sic et non “, ossia vi sono dei testi che dicono si e altri che dicono no, tutta la sua

opera era centrata sul risolvere il problema ed appianare i contrasti.

Graziano era nella stessa situazione di Abelardo ma con un diverso oggetto infatti lui non analizza i

passi biblici di natura teologica , non riguardano la fede, ma indaga sui passi giuridici e gli stessi

contrasti che aveva avuto Abelardo vengono affrontati anche da Graziano .

Graziano ebbe il problema di fare ,come disse uno studioso americano Armony from dissonas,

armonia dal contrasto di suoni, aveva davanti a se tanti frammenti sparsi e confliggenti da questo deve

edificare un complesso giuridico unitario e coerente e la prima cosa che fa è raccogliere le fonti , cioè

bisogna trovare i passi del diritto della chiesa, e fa la raccolta delle auctoritates cioè delle fonti che

sono autorevoli, le norme effettivamente della chiesa.

Ma quali erano queste norme?

Nella sua operazione di ricerca ne trova ovunque perché non vi era un diritto canonico isolato , ancora

il diritto è sperso una tutta la tradizione storica della chiesa, esistono delle prescrizioni giuridiche nella

bibbia , esistono i 10 comandamenti che sono 10 regole, ne è pieno anche il vangelo, anche i testi dei

padri della chiesa come S.Agostino, S, Girolamo, S. Ambrogio, all’interno delle opere teologiche

hanno inserito delle prescrizioni che sono rilevanti nel diritto.

La sua ricerca non si limita a testi biblici o dei padri della chiesa, ma vi sono anche le fonti di diritto

positivo , cioè quelle fatte dagli uomini dai legislatori che come i papi che emanavano le decratali su

cui vi sono molte raccolte , i canoni cioè le norme fatte dai concili che possono essere universali o

provinciali, per cui di diverso valore, anche i legislatori laici hanno prodotto della norme per la chiesa ,

nel corso dell’attività della produzione legislativa alcuni imperatori specie quando il confine tra il

potere imperiale e papale non era ben chiaro hanno dettato regole che riguardavano la materia

spirituale es. l’eresia che è a metà strada tra il crimine che riguarda la materia spirituale e il crimen lese

maiestati che mette in dubbio l’autorità imperiale , Graziano non può ignorare le fonti di materia

temporale.

Dopo avere accostato le due auctoritates a lezione realizza un dictum cioè un affermazione, trascrive le

due auctoritates e le chiude con una sua dichiarazione dictum, l’opera consiste nell’auctoritates e nei

dictum. E’ talmente chiaro l’intento didattico di Graziano che l’opera è chiamata “Concordia

discordantium canonum” concordia dei canoni discordanti, il fine è chiaro egli non vuole fare una

raccolta completa dei canoni della chiesa ma ha l’esigenza didattica di dare una risposta ai suoi studenti

che sollecitano da lui una risposta per capire come delle fonti autorevoli siano contraddittorie.

Ma come fa a mostrare la concordia? egli non poteva fare una scelta arbitraria , indicando ciò che

secondo lui era giusto o era sbagliato, non sarebbe stato di nessuna utilità, perché la scelta sarebbe

stata così arbitraria che forse non sarebbe stata condivisa da altri, sarebbe stata una presa di posizione,

deve utilizzare dei criteri considerati unanimemente validi e ne utilizza quattro :

Ratio temporis

Ratio significationis

Ratio loci

Ratio dispensationis

RATIO SIGNIFICATIONIS criterio del significato.

Nel suo dictum Graziano esamina le due auctoritates e indica al lettore che il contrasto è solo apparente

frutto di una cattiva lettura un po’ affrettata, superficiale, il vero significato delle due norme indica che

i due testi non sono contraddittori, fa un operazione di distintio dice che i due testi riguardano due

cose diverse , i significati dall’apparenza contraddittori indicano due cose diverse, ad una lettura più

attenta ciò che appare contraddittorio non lo è

RATIO TEMPORIS criterio del tempo

Vi sono due testi contrastanti, ma uno è stato promulgato prima l’altro dopo quindi il testo successivo

abroga il precedente, il contrasto è superato dalla data di promulgazione.

RATIO LOCI criterio del luogo

Vi è un contrasto nelle due norme , però esse sono state emanate da due autorità che hanno potere

diverso una delle due magari è stata creata da un concilio provinciale , quindi è un canone non

universale, ma ha rilievo in una realtà particolare quella della provincia, la norma emanata da un

concilio ecumenico o dal pontefice è una norma universale quindi il contrasto vi è ,però il contrasto è

voluto , un autorità legislativa che aveva un potere non universale ma particolare ha dettato un

eccezione alla regola generale, tutte due rimangono in piedi solo che una delle due riguarda tutta la

cristianità l’altra solo un particolare territorio, eccezione di indole territoriale.

RATIO DISPENSATIONIS la ratio della dispensa.

La dispensa è un istituto tipico del diritto canonico , si potrebbe dire che il diritto canonico è fondato

sulla dispensa.

La ragione perché esiste il diritto canonico è la salvezza dell’anima , non regolamenta i rapporti

temporali, disciplina ciò che serve a raggiungere la salvezza dell’anima , la chiesa è più interessata alla

salvezza dell’anima del singolo fedele più che al rispetto categorico della legge , mentre l’ordinamento

laico prevede la legge come norma generale che si deve applicare a tutti indifferentemente , la chiesa

non vuole a tutti i costi vedere osservato il principio di legalità, può darsi che per agevolare la salvezza

dell’anima del singolo fedele sia molto più conveniente fare una deroga alla legge , in questo singolo

caso la norma sarebbe ingiusta porterebbe un danno, in una singola ipotesi è prevista una dispensa.

Quando esistono due fonti contraddittorie Graziano dice che la legge non è stata abrogata ma si è fatta

un eccezione ,perché il criterio superiore della salvezza dell’anima del fedele lo imponeva, non esiste

contrasto perché la ratio dispensationis impone l’eccezione alla legge .

Questi sono i principi con cui Graziano riesce ad edificare un meccanismo complesso ma unitario,

mettendo insieme delle fonti incoerenti, contraddittorie , cronologicamente disparate, provenienti da un

millennio di storia, attraverso il filtro di questi quattro criteri crea l’opera della Concordia con cui

disciplina tutta la materia, per la prima volta crea un opera giuridica, non è più teologia infarcita di

diritto ma è solo diritto.

Per questo si dice che Graziano è il padre fondatore del diritto canonico, esattamente come Irnerio ha

isolato lo studio del diritto dalla retorica , Graziano ha fatto la stessa operazione per il diritto canonico ,

cioè dalle teologia ha estratto il diritto.

Questo insegnamento di Graziano a Bologna si colloca tra il 1140 e 1142 anche se le date sono molto

discusse in dottrina , vi sono varie teorie che grossomodo convergono intorno a queste date.

L’opera di Graziano è un manuale didattico , spiega ai suoi studenti come ricavare da tante fonti


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Riassunto per l'esame di Storia del diritto medievale e moderno, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Le grandi linee della storia giuridica medievale di Ennio Cortese . Riguardanti il libro di Cortese con riferimento ai seguenti argomenti trattati nel testo: Costantino, Editto di Milano,Concilio a Nicea, Editto di Tessalonica, paganesimo, invasioni barbariche, personalità del diritto, Lex Romana Visigotorum.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto italiano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Petronio Ugo.

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