Da Giustiniano ai Longobardi
Nel 476 d.C. cade l'Impero romano. L'età giustinianea è molto importante perché è in questo periodo che si struttura il testo fondamentale su cui l'esperienza giuridica occidentale nascerà e si svilupperà. Giustiniano salì al trono nel 527 d.C. e fa scrivere il Corpus Iuris Civilis.
Il Corpus Iuris Civilis è il fondamento della civiltà giuridica occidentale che si è sviluppata fino ai giorni nostri. È rimasto in vigore per 1300 anni e ancora oggi in Cina stanno elaborando un codice civile che si ispira al modello giustinianeo. È ancora vigente in alcune parti dell'Africa e a San Marino. Il Corpus Iuris Civilis, ordinato da Giustiniano, è stato completato in soli 5 anni.
Le opere di Giustiniano
Il codice di Giustiniano è costituito da 12 libri che racchiudevano tutte le leggi degli imperatori passati che egli intendeva rispettare ancora. Questo codice rappresenta la prima raccolta di leggi ufficiale; infatti, prima del Corpus Iuris Civilis, c'erano il codice gregoriano (292) e quello ermogeniano (294) che erano però raccolte private. Una raccolta di leggi che ha invece valore ufficiale è il codice teodosiano (439).
La seconda opera prodotta da Giustiniano fu il Digesto. In 50 libri Giustiniano fa raccogliere 10mila pareri di una quarantina di giuristi (ufficializzazione del parere dei giuristi). Il manoscritto più famoso del Digesto si chiama Lettera pisana o fiorentina perché conservato a Pisa per molto tempo. Giustiniano inoltre fa anche compilare le Istituzioni: si tratta di un'opera dedicata alla scuola per gli studenti. Quest'opera didattica al suo interno contiene un po' del Corpus Iuris Civilis e un po' del Digesto.
Infine, Giustiniano fa pubblicare le Novelle che sono delle leggi emanate dopo il codice, esse sono tutte leggi di Giustiniano e rappresentano il vero diritto giustinianeo. Ci sono 3 edizioni di queste novelle: una di 164 novelle, un'altra di 124 (sommario di Giuliano) e l'ultima, la più importante, di 134 (Autenticum).
La situazione in Italia e l'arrivo dei Longobardi
Giustiniano fu imperatore in un periodo molto particolare; egli era imperatore d'Oriente mentre ad Occidente c'era una situazione di grande caos per via delle invasioni barbariche. In questo periodo ricomincia una riconquista dell'Italia: la città di Ravenna diventa capitale d'Occidente. Inizialmente il codice di Giustiniano era applicato solo ad Oriente ma dal 554 iniziò ad essere usato anche in Occidente (Italia).
I problemi iniziarono 16 anni dopo quando in Italia arrivano le invasioni dei Longobardi. Questa popolazione barbarica non era di passaggio in Italia ma anzi voleva stanziarsi nel territorio. In Italia non arrivarono solo i guerrieri ma anche tutto il clan. Queste invasioni barbariche interessavano tutta l'Italia del nord e alcune zone del sud ad esclusione delle isole maggiori. I Longobardi si stanziavano e si diffondevano a "macchia di leopardo", frantumando l'unità politica e sociale dell'Italia.
Questi barbari erano molto diversi dai romani per quanto riguardava la lingua, gli usi e i costumi e questa differenza è anche molto marcata nel diritto: i Longobardi avevano leggi basate su consuetudini (le leggi erano orali). Questo popolo non impose in Italia le proprie leggi.
L'invasione longobarda e il loro sistema giuridico
L'invasione longobarda era capeggiata da re Alboino, poi ci furono Tefli e Autari. Questo popolo invadeva il nuovo territorio accompagnato dalla gents cioè l'intera famiglia. I Longobardi non avevano una precisa struttura statale: i duchi e i rispettivi ducati avevano molta autonomia (i ducati più importanti erano quelli di Napoli e di Benevento). I primi 3 re della storia dei Longobardi furono uccisi. La storiografia, influenzata anche da questi avvenimenti, ha dipinto la popolazione longobarda come una popolazione molto violenta e poco civile.
Il dominio longobardo durò per circa 2 secoli dal 569 al 774 quando arrivarono i Franchi chiamati dal Papa. Per circa un secolo, dal punto di vista legislativo, i Longobardi non avevano delle leggi scritte. Si sentì l'esigenza di scrivere delle norme in una raccolta solo nel 643 (Editto di Rotari). L'Editto di Rotari è un testo di 388 capitoli scritti in latino. L'approvazione di questo testo venne fatta in presenza dell'esercito.
Le norme dei Longobardi
Teoricamente una norma non dovrebbe essere solo un prodotto del legislatore ma un accordo tra il legislatore e il popolo che accetta di rispettare tale norma. La presenza dell'esercito al momento della legislazione sottolinea che questo editto è fatto solo su volontà del re e non con un "contratto" tra re e popolo. L'aspetto prevalente dell'editto è la materia penale. Gran parte delle norme dell'editto delineano il sistema di risarcimento per un determinato danno. Il sistema usato fino alla stesura dell'editto di Rotari era quello della Faida (con l'editto viene abolita la faida).
La società era strutturata gerarchicamente su: alamanni, aldi, servi e schiavi. Nell'editto vige una sorta di tariffario: infatti per ogni categoria sociale si stabilisce il valore del risarcimento in seguito a un danno arrecato.
Evoluzione giuridica
- Editto di Rotari 643
- Editto di Criboaldo 668
- Liutprando 713-735 ha emanato una serie di disposizioni che aggiornano l'Editto di Rotari
- Rochi 745-746
- Astolfo 750-755
Ogni editto serviva a disciplinare i rapporti all'interno della società longobarda. I Longobardi non hanno però voluto imporre le norme a tutti i popoli conquistati. Nasce il principio della personalità della legge che si oppone al sistema della territorialità della legge. Oggi la legge ha valenza territoriale. Per il sistema della nazionalità, possono convivere sullo stesso territorio più leggi che verranno rispettate dai vari soggetti in base alla loro nazionalità. Questo sistema si è sviluppato nell'età Franca ed è decaduto con i comuni dove è mancato il principio della territorialità.
La decadenza del sistema della nazionalità si è avuta perché il soggetto decideva se rispettare la legge romana o quella longobarda in base alla propria convenienza (un giorno rispettava la legge romana e l'altro giorno quella longobarda). Nel corso della storia longobarda abbiamo una romanizzazione della cultura longobarda. Un esempio potrebbe essere quello della capacità d'agire: in origine, prima di Rotari, non c'era un'età che stabilisse quando si acquisisce la capacità d'agire (essa si otteneva quando si diveniva forti fisicamente). L'editto di Rotari fissò la capacità d'agire a 12 anni indipendentemente dalla forza fisica. Liutprando successivamente la portò a 18 anni.
Questa romanizzazione non avviene per quanto riguarda la situazione della donna. La donna non avrebbe mai potuto utilizzare le armi e non avrebbe mai raggiunto un'eccessiva forza fisica (ecco perché la donna non poteva avere la capacità d'agire). La donna viene sottoposta ad un'istituzione longobarda di posizione giuridica: il mundio. Il titolare del potere a cui viene sottoposta la donna è il mundualdo. Il mundio ha una valenza di tutela: il mundualdo deve difendere la donna (se una donna viene offesa è il mundualdo che deve chiedere il risarcimento). Il mundualdo deve anche dare il consenso per il matrimonio della donna (il mundio ha anche un aspetto potestativo).
Il sistema longobardo e il processo
Un particolare istituto diffuso nel sistema longobardo è il mongengabe chiamato anche dono del mattino che consiste in una somma di denaro che lo sposo dona alla sposa prima del matrimonio. In età longobarda questo mongengabe arriva ad essere pari ad ¼ del patrimonio dello sposo e nell'età franca diventa pari ad ⅓ del patrimonio dello sposo. Questi doni rappresentavano un anticipo di risarcimento in caso di vedovanza: con questi soldi le donne avrebbero potuto vivere anche in caso di morte dello sposo.
C'era anche un altro istituto: il meta che consisteva in un versamento in denaro che lo sposo dava alla sposa (era una sorta di acconto che veniva dato al momento della promessa di matrimonio e che costituiva un risarcimento nel caso in cui la promessa di matrimonio non fosse mantenuta).
Al momento del matrimonio la donna portava il faderfio che era la dote (un complesso di beni che il padre della sposa donava alla figlia per il suo matrimonio). Il faderfio comportava l'esclusione a causa della dote: la figlia che riceve dal padre i beni per essersi sposata viene esclusa dall'eredità nel momento della morte del padre (la dote costituiva un anticipo di quello che sarebbe spettato alla figlia al momento della morte del capofamiglia).
Tipi di successione
- Testamentaria: si segue il testamento scritto dal defunto
- Legittima: non essendoci il testamento si segue quello che dice la legge
Nel diritto longobardo il testamento era quasi ignoto. L'idea che i Longobardi avevano è che non si debba mai diminuire il patrimonio della famiglia e che non si debbano lasciare eredità a persone esterne alla famiglia. La legge stabiliva che l'eredità doveva essere data all'interno della famiglia, questo anche perché la famiglia per un longobardo era di fondamentale importanza. Le famiglie erano grandissime (clan) e un longobardo non viveva quasi mai solo. Il testamento si faceva solo quando non si avevano parenti (ipotesi assai improbabile da verificarsi). Le figlie che avevano già ricevuto la dote, alla morte del padre, non ricevevano più nessuna eredità.
I Longobardi davano molta importanza al concetto di proprietà comune: gran parte degli acquisti fatti nel corso della vita facevano parte del patrimonio comune. La donazione, proprio perché il patrimonio era comune, era poco praticata e in età longobarda era revocabile. Per evitare tutti i problemi che possono sorgere dalla revocabilità si inventa una controprestazione per rendere la donazione irrevocabile. Tale controprestazione prende il nome di launechi e consiste in un segno che fa o dà chi riceve la donazione al donatore. Questo segno, questo regalo non deve essere dello stesso valore della donazione (deve essere un gesto simbolico) altrimenti si parla di permuta (ad esempio: il donatore dona una terra e la corrispettiva launechi è costituita da un paio di guanti. In questo modo si stipula un contratto e si impone la irrevocabilità della donazione).
Un altro esempio di civilizzazione dei Longobardi è dato dalla nascita dei processi. In origine tutto era regolamentato attraverso la faida. Con l'Editto di Rotari si regolano le controversie sia in materia penale che in materia civile ed in seguito nasce il processo. Inizialmente tra processo civile e penale non c'era nessuna differenza. Oggi in un processo il giudice ricerca la verità, nel processo longobardo invece era molto diverso. Il primo processo longobardo è molto rozzo: il giudice non cerca di stabilire la verità dei fatti ma, simulando la faida, il processo diventa sede di duello.
Invece di mantenere aperta la faida tra 2 clan, con il processo, si fanno duellare solo 2 soggetti dei 2 clan; chi vinceva il duello vinceva il processo. L'idea è che Dio facesse vincere solo chi avesse ragione, il giudice si limita a dirigere il duello. Anche in questo processo c'è il giuramento ma è fatto in modo diverso rispetto a quello dei giorni nostri: nel giuramento longobardo non viene chiamato a giurare l'imputato ma i testimoni che sostengono l'imputato. I testimoni non giuravano sul fatto ma giuravano sul fatto che la persona da loro sostenuta era una persona per bene, onesta e degna di fede (più persone giuravano, più possibilità aveva l'imputato di vincere la causa).
La storiografia dice che questa è l'età dei giudizi di Dio; in realtà i giudizi di Dio ebbero più diffusione in seguito (età Franca) e continuarono fino all'anno 1000.
L'impero carolingio
774 è la data in cui prende il potere Carlo Magno che viene nominato imperatore del Sacro Romano Impero. Questo evento avrebbe influenzato per secoli la vita in Europa ed è in questo momento che nasce l'idea di Europa come una comunità allargata di individui che si riconoscono in una stessa fede. Accanto a questa idea di Europa si affianca la cristianitas cioè l'esperienza di tutti coloro che credono alla stessa fede e si dichiarano popolo di Dio.
Parlando dell'età carolingia bisogna anche introdurre la nozione della produzione normativa che prende il nome di capitolari. Tale nozione è una legislazione sovrana che nasceva in contemporanea alla legislazione della Chiesa, quindi ai canoni e al diritto canonico. I capitolari si distinguevano in:
- Ecclesiastici: materia religiosa
- Mondana: materia temporale
Carlo Magno voleva intervenire anche nella vita della Chiesa. Questa produzione ebbe successo nel riorganizzare la vita della Chiesa: i papi e i vescovi volevano questo intervento perché speravano che questi provvedimenti fossero rispettati. La legislazione carolingia rivitalizza quindi lo stato e la Chiesa. È in questo periodo che il sistema della personalità della legge ebbe il massimo sviluppo.
Alcuni interventi legislativi furono finalizzati a rivitalizzare la cultura: riorganizzazione delle scuole vescovili. Sotto il profilo processuale c'è una riorganizzazione della giustizia, si perfeziona l'idea che il sovrano fosse il massimo giudice e facesse giustizia a tutti. È sempre possibile rivolgersi all'imperatore per ottenere giustizia e se non la si ottiene si inizia un processo al Tribunale delle contee.
In quest'epoca prendono piede le consuetudini ossia quei comportamenti che si ripetono in un determinato contesto e, pur non facendo parte di una legge scritta, vengono considerati obbligatori. Carlo magno stabilisce che la consuetudine deve sottostare alla legge (la legge ha più potere rispetto alla consuetudine). I tribunali di contea sono presieduti dal conte, poi ci sono gli scabini che avevano il compito di accertare una consuetudine.
Il giudice, nel processo, si serviva degli scabini per sapere se nella materia di cui si stava discutendo esistesse o meno una consuetudine. Coloro che sostenevano che ci fosse una consuetudine dovevano fornire allo scabino le prove. Attraverso la testimonianza del più anziano si dichiara l'esistenza di una consuetudine. Oltre agli scabini ci sono anche i giudici del palazzo e infine i giudici per l'amministrazione della giustizia.
La cultura
Si parla di arti liberali e dell'insegnamento della cultura chiuse nel Trivio e nel Quadrivio. Il sapere era diviso in 3 scienze umanistiche (il Trivio): retorica, dialettica, grammatica. All'interno della retorica si insegna anche il diritto che era un oggetto di studio parziale. Il Quadrivio comprendeva invece: musica, geometria, aritmetica. Infine c'erano i messi dell'imperatore che dovevano controllare il buon funzionamento della macchina giurisdizionale e il funzionamento delle scuole.
Un capitolare famoso emanato da Lotario nel 725 aveva organizzato la scuola ecclesiastica e la divisione degli studi era fatta secondo il trivio e il quadrivio.
Il diritto
Il diritto nei 2 secoli della conquista longobarda aveva avuto una crisi anche se continuava a vivere come consuetudine ed era mantenuto vivo dalla Chiesa che si appoggiava al diritto romano. Quando si dice che il diritto romano è caduto, non si intende per la vigenza ma per lo studio che viene fatto riguardo al diritto. In età carolingia viene scoperto il Digesto e in seguito sono divenute oggetto di studio anche le istituzioni e il codice di Giustiniano. Si sono ritrovate anche opere pre-bolognesi e pre-irneriana di diritto romano.
Intorno a Pavia si sviluppa una scuola giuridica di diritto longobardo. Liber Papiensis è la raccolta cronologica degli editti capitolari dal 643 al 1019. Lo stesso materiale viene raccolto anche nel Lex Longobardorum e si differenzia dal Liber Papiensis perché questa raccolta non è cronologica ma sistematica. Il Liber Papiensis fu oggetto di studio scientifico di alcuni giuristi longobardisti e questo studio è documentato dal libro "Esposizione al libro papiensis".
Si diceva che il diritto romano è un diritto sussidiario, è cioè un diritto che funziona e ha un ruolo perfetto quando il diritto che stiamo applicando è lacunoso.
La letteratura giuridica pre-irneriana
La letteratura giuridica precedente ad Irnerio va sotto il nome di letteratura giuridica pre-irneriana oppure pre-bolognese intendendo come punto di svolta la figura chiave di questo giurista e l'istituzione, la fondazione dello studio di Bologna che è la prima università. È proprio da questa esperienza di studio bolognese del diritto che nasceva il fenomeno di diritto comune che giungerà fino alla codificazione. Nasce un sistema in quest'età che ci porterà fino alla rivoluzione rappresentata dai codici, quindi già nell'800.
Quando si parla di questo fenomeno ci si chiede perché nasce in questo momento e con queste caratteristiche. Siamo in presenza di una rinascita del diritto romano intorno al 1100. Il diritto romano non era morto del tutto, infatti era rimasto in vigore nei territori non conquistati dai Longobardi, perché era stato un diritto tutelato dalla Chiesa che lo aveva impiegato per i propri rapporti giuridici e perché garantiva una serie di privilegi per la missione della Chiesa.
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