Che materia stai cercando?

Storia del cristianesimo - Il Gesù della Storia e i suoi seguaci Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia del cristianesimo, per tutto il periodo che va dalle origini del cristianesimo nel I secolo fino ad oggi, per l'esame del professor Giustiniani. Gli argomenti trattati sono i seguenti: La figura di Gesù, gli atti degli apostoli, le lettere apostoliche. Il tutto attraverso lo studio... Vedi di più

Esame di Storia del Cristianesimo docente Prof. P. Giustiniani

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

della sua predicazione, nell'interpretazione di Marco) la giustificazione gratuita

dal peccato appariva come l'unica via di salvezza dal male.

Il calendario

Secondo tutti e tre i sinottici Gesù celebrò la Pasqua prima che la si celebrasse

in Gerusalemme. Quella festa importante che i tre sinottici fanno cadere nel

sabato successivo alla morte di Gesù, Giovanni la chiama esplicitamente

Pasqua, cosa che gli permette di sviluppare il teologumeno di Gesù agnello che

muore insieme agli agnelli pasquali. Naturalmente Giovanni non dice che Gesù

aveva già celebrato la sua Pasqua: Gesù aveva solo fatto «la Cena».

Questa contraddizione aveva sempre molestato i critici.

Ora, questa presenza di due calendari liturgici diversi al tempo di Gesù è certa.

Da una parte si seguiva il più antico calendario solare; da un'altra il calendario

lunisolare proprio già da tempo dell'amministrazione di Giuda, perché era il

calendario di tutti i popoli circonvicini.

Questo fenomeno del doppio calendario lascia intravedere una società che, sul

piano religioso, doveva essere in qualche modo spaccata in due: coloro che

seguivano l'innovazione liturgica dei farisei e coloro che non la seguivano.

L'impurità (Marco 7)

Al tempo di Gesù l'impurità costituiva problema da tempo; Ora, secondo Gesù,

l'impurità esisteva realmente. Si limitava a escludere che potessero esistere

cibi impuri, o, in ogni caso, che la loro impurità fosse capace di contaminare

l'uomo. Non esiste, in Gesù, una presa di posizione circa l'impurità da contatto.

Ma nell'insieme appare chiaro che per Gesù contaminava il peccato e solo

quello. Ma resta aperto il problema di come interpretare il peccato, se anche la

trasgressione delle norme di purità era in effetti un peccato.

12

Dall'insegnamento di Gesù ai discepoli si deduce che per lui le norme di

n purità dovevano essere considerate abrogate.

Il messianismo

Il pensiero di Gesù riguardo al Messia è espresso chiaramente in Marco 12, 35-

37; Se Gesù si ritenne Messia, fu Messia superumano e se fra i vari titoli che

furono attribuiti a Gesù, quello che si affermò nella prima comunità cristiana fu

quello di Messia, ciò fu possibile solo perché per molti ebrei del tempo il Messia

doveva avere caratteri superumani.( L'importanza del messianismo deriva da

un atteggiamento di sfiducia nell'uomo che non è nuovo nel giudaismo).

Un caso importante di halakah: il divorzio

Non c'è dubbio che per i farisei il divorzio, o meglio il ripudio era lecito

secondo la Legge deuteronomica. Si poteva discutere sui motivi che lo

legittimavano, ma non sul principio.

Nel vangelo di Marco, la posizione di Gesù sembra uguale a quella essenica,

tranne il problema delle seconde nozze del vedovo, del quale non parla.

Conclusioni: Dall'analisi condotta su questi pochissimi passi il giudaismo

appare sostanzialmente diviso in due grandi tipi e il pensiero di Gesù fu sempre

lontano dall'estremismo essenico. In poche parole la formazione di Gesù fu di

tipo essenico ma fu unica perché lo porto a un continuo confronto con l’altra

parte; e fu un “confronto” e non “scontro” perché si trattò sempre di un dialogo

fra ebrei condotto, secondo la mentalità ebraica del tempo, non sui grandi

principi, ma solo su molti problemi particolari.

13

CHIESA NASCENTE E CIVILTA’ ANTICA

Anche se la religione non aveva un ruolo così importante nella società romana

c’era comunque la concezione che l’Impero fosse guardato benevolmente da

tutti gli Dei, ossia dalla sfera divina.

Fin dall'inizio della sua storia la città di Roma aveva accettato volentieri la

protezione delle divinità locali.

La caratteristica positiva più tipica della romanità è forse la “tolleranza” intesa

come giustizia.

Infatti il villaggio protostorico di Roma si era sviluppato fra diverse tendenze ed

esigenze di vari abitati collinari uno vicino all'altro, e presto fu a contatto con

l'influenza di civiltà più avanzate, quella etrusca e quella greca, con cui riuscì a

stabilire una buona convivenza reciproca.

Mille anni dopo, avendo conquistato un'estesa gamma di "stati" e di "divinità" -

nonostante un indubbio attaccamento alla propria religione - l'impero, non più

solo "romano", si poté dimostrare facilmente tollerante verso i nuovi culti:

gli dèi delle nuove popolazioni conquistate venivano costantemente

• assimilati o aggiunti a quelli del pantheon romano.

Non si vedeva una grossa differenza fra le varie religioni, e tutte sembravano

accettare più o meno volentieri la presenza del potere imperiale. D'altra parte

la religione arcaica era stata fortemente ellenizzata e orientalizzata, in modo

automatico, seguendo l'espansione dell'impero.

14

Ma se la religione dei popoli conquistati aveva, invece, un ruolo talmente

importante nella comunità locale da porsi come alternativa alle istituzioni e alla

guida dello Stato, allora veniva repressa con tutta la forza possibile. Così

sembra si fosse comportato Cesare (100-44 a.C.) nei confronti del druidismo

celtico.

L’EBRAISMO: L'ebraismo era in una situazione ambigua: anche se

fondamentale per la guida del suo popolo, non era di facile diffusione; basta

pensare alla circoncisione. Solitamente veniva tollerato proprio per la sua

tendenza a rimanere etnicamente circoscritto, ma in diverse occasioni fu

utilizzato come caprio espiatorio e gli ebrei furono puniti più volte per i loro

tentativi di resistenza, ad esempio con la distruzione di Gerusalemme nel 70

d.C.. Il cristianesimo delle origini era una branca dell'ebraismo, e come tale

Ø venne considerato per un certo periodo anche quando se ne separò:

spesso i provvedimenti giuridici erano poco chiari e valevano per

entrambe le religioni.

La stragrande maggioranza dei popoli antichi era politeista: riteneva che i vari

aspetti della realtà, o i vari popoli, avessero un dio specifico, una sfera

protettiva particolare.

Quelli che credevano in un solo dio invece sembravano negare la

Ø sacralità di tutti i possibili aspetti del creato ad eccezione di un solo

aspetto, cioè proprio la sua unicità. Ai pagani i monoteisti sembravano

intolleranti, irrazionali, o quantomeno egoisti.

La repressione dei cristiani: I cristiani delle origini, allo stesso modo degli

ebrei, si riconoscevano come una comunità all'interno della comunità dello

stato romano: spesso rifiutavano di prestare servizio militare. E spesso

rifiutavano anche di assumere impegni sociali o civili. E tutto questo in nome

15

dell'uomo, della pace, della giustizia, senza l'uso di armi.

il movimento minava le basi stesse della società, condannando l'idea

Ø della dominazione imperiale, sovvertendo i valori tradizionali romani e

ponendosi come unica fede possibile. La nuova religione, però, si

allontanò dall'esclusivismo ebraico, aprendosi volentieri alla diffusione

presso i pagani; subito dopo la conquista della Giudea da parte dei

romani, in seguito alla conversione di Paolo di Tarso, i cristiani decisero

che tutti potevano convertirsi senza essere circoncisi e senza adottare

particolari forme di vita tipiche della ristretta comunità ebraica.

Dopo la punizione che i romani inflissero agli ebrei con la distruzione totale

di Gerusalemme nel 70 e la successiva diaspora (una delle tante) le prime

comunità cristiane di provenienza ebraica sopravvissero fra Siria ed Israele in

un progressivo isolamento, fino alla scomparsa totale.

PAOLO : Nel frattempo crebbero molto le comunità paoline, quelle fondate

da Paolo, stanziandosi nelle grosse città greco-romane. Paolo era un ebreo

colto e vicino alla sinagoga che si era convertito dopo la morte di Gesù e che

vedeva nella nuova religione la possibilità di "salvezza" del mondo intero,

possibilità che in qualche modo era aspettata da molti altri. Paolo, cercando

l'integrazione e la diffusione nel resto del mondo greco-romano, ampliò la base

sociale e numerica della nascente "chiesa". Gesù aveva predicato di guardare

dentro di sé e di non assuefarsi alla regole stantìe della società. Paolo promise

a tutti la salvezza e il paradiso eterno, chiedendo in cambio solo di credere.

- l'operato di Paolo puntò a infondere pace e sicurezza all'intera popolazione,

straziata da centinaia d'anni di guerre e violenze..

Paolo credeva che Gesù fosse christos, cioè il "sacro messia", il salvatore

aspettato dagli ebrei, ma lo indicò anche come "figlio di Dio", espressione che,

in un mondo totalmente politeista, identificava in pratica un dio a sua volta.

Paolo promosse coscientemente il culto della personalità di Gesù. E iniziò a

parlare dei "cristiani" come separati dagli ebrei. I successivi due secoli, però,

16

sarebbero stati caratterizzati dallo scontro sempre più forte fra il monoteismo

(culto di un solo dio) e il politeismo (culto di molti dei).

Problemi dottrinali: Il culto verso la persona di Gesù, appaiandosi al

Ø culto verso il Dio Padre e poi verso la Madre di Dio, avrebbe comportato

numerosi problemi dottrinali alla futura Chiesa, tendenzialmente

monoteista.

Il cristianesimo faceva breccia nella popolazione impoverita, ma anche in strati

sociali più abbienti. I suoi valori offrivano delle vie di fuga all'angoscia e alla

disperazione causate da continue guerre e dal malessere dilagante.

MONDO FEMMINILE: Segnatamente il cristianesimo si rivolgeva anche al

mondo femminile, un mondo escluso quasi totalmente dalla vita pubblica di

allora.

La nuova religione si diffuse rapidamente, anche grazie alla predicazione di

profeti itineranti che ripetevano l'esperianza messianica;

Intanto a Roma si parlava con orrore dei "culti giudaici", nacquero leggende

metropolitane e i cristiani furono utilizzati, allo stesso modo degli ebrei, come

caprio espiatorio per qualsiasi "colpa" o disastro impressionante. Il martirio di

Pietro e di Paolo (fra il 64 e il 68) è da ricollegarsi a questo tipo di dicerie e

paranoie, particolarmente vivide alla corte di Nerone (54-68).

Chi credeva in un'unica divinità e rifiutava di adorare formalmente il sovrano

veniva incriminato per lesa maestà e ateismo: lesa maestà nei confronti

dell'imperatore e ateismo nei confronti della divinità in generale. I cristiani cioè

rifiutavano il concetto di divinità a degli "esseri" che altri consideravano i veri

dèi, la vera divinità.

Dopo le prime repressioni di una piccola setta, figlia di quella ebraica,

notoriamente anti-romana, sul finire del I secolo, venne messa seriamente in

dubbio l'esistenza stessa del cristianesimo, ancora incerta sul suo futuro.

17

L'imperatore Domiziano (81-96), forse in seguito all'esplosione del

Ø Vesuvio (79 d.C.), ordinò la prima persecuzione direttamente mirata

contro il cristianesimo, che, pare, fosse già professato persino alla corte

imperiale. Questa persecuzione fu accompagnata dal fiorire delle visioni

apocalittiche, influenzate dal clima tragico in cui viveva la prima

comunità cristiana.

Comunque la società greco-romana nel suo complesso stava

Ø attraversando una fase di crisi strisciante, e prolungata. Per le comunità

paoline sopravvissute alla repressione, la ricerca della pace implicava

anche di cercare la collaborazione fra lo stato romano e la "chiesa

primitiva", che veniva effettivamente percepita come una nuova

istituzione.

Fra I e II secolo nella comunità religiosa cristiana nacquero i prodromi della

chiesa - ministeri e servizi - perché aumentavano sempre di più i fedeli e

l'esigenza di una migliore organizzazione.

Nel II secolo, il "periodo d'oro" dell'Impero, come detto i cristiani godevano

dello stato di "associazione per il culto dei morti" e furono perseguiti dalla

legge solo se venivano accusati di persona in modo esplicito, tramite denunce

private, per i reati suddetti di ateismo, lesa maestà o crimini contro la società.

Al contrario degli imperatori del I secolo, che avevano trattato con una

comunità piccola e poco conosciuta, quelli del II secolo, in genere, riconobbero

i diritti dei cristiani ad essere "normali" cittadini, come gli altri.

Contro il proliferare delle fazioni, la piccola realtà ebraico-cristiana tendeva

gradualmente alla formazione di una vasta rete internazionale, una grande

ekklesia, in greco "riunione" o "assemblea", che cercasse di stabilire

l'organizzazione comune, e la visione unitaria della dottrina e dell'idea stessa

che ci si poteva fare della personalità di Cristo.

Fin da subito i responsabili delle varie comunità, i vescovi, e in modo

18

particolare quello di Roma, si preoccuparono di stabilire i precetti che dovevano

essere seguiti da tutta la comunità di fedeli. Si voleva che la nuova istituzione

restasse unita e fosse una "grande casa" per l'uomo.

I VIAGGI DELL’EVANGELIZZAZIONE

I viaggi apostolici resero possibile il sorgere e il radicarsi delle comunità

cristiane lungo le grandi assi di comunicazione.

Inizialmente era rivolta solo agli Ebrei della diaspora sarà Paolo a capire lungo i

suoi viaggi che il messaggio di Gesù era rivolto a tutti e non solo agli ebrei.

Gli ebre erano dei grandi commercianti e praticavano i loro commerci sui

grandi assi di comunicazione; una delle principali strade era la “via della seta”

che partiva dall’Occidente e arrivava sino a Pechino (cioè attraversava il

mono).

I viaggi di Paolo

Paolo di Tarso (più noto come San Paolo) è stato il principale missionario del

Vangelo di Gesù tra i pagani greci e romani; Paolo era ebreo, per lungo tempo

persecutore dei cristiani fino al momento della sua conversione avvenuta dopo

la morte di Cristo. Importantissimo evangelizzatore nel mondo, della sua vita si

può leggere negli Atti degli Apostoli, morì martire nel I° secolo.

Paolo compare nella Sacra Scrittura per la prima volta negli atti degli Apostoli,

dove si racconta di un giovane chiamato Saulo che chiese il permesso di

andare a Damasco per perseguitare i Cristiani. Ed è lì che avvenne l’esperienza

forte della sua vita: fu accecato lungo il cammino verso Damasco.

Da qui nasce tutta l’esperienza di Paolo. In questo momento di buio venne

chiamato Anania, a cui il Signore disse di andare a battezzare Paolo e Anania

inizialmente resistette ma alla fine lo battezzò. Poi il Signore disse a Paolo “Io

ti ho scelto per essere un mio testimone davanti a tutte le genti”.

19

Il battesimo gli restituisce la vista ed è un mondo nuovo che si rivela

all'Apostolo. Tutto il pensiero di Paolo si basa su questa esperienza. Non è una

semplice visione di Cristo. È la rivelazione della trasformazione profonda del

mondo operato dal Cristo risorto. Paolo insiste nei suoi scritti sulla distinzione

tra il vecchio mondo e il mondo nuovo. Ha vissuto questa distinzione nella sua

carne.

Della sua personalissima esperienza di Cristo deriva la missione di

Ø predicare fuori della Palestina per portare il Vangelo alle Genti. "Signore

cosa vuoi che io faccia?" (At 22,10).

Paolo si dice «Apostolo», anche se non fa parte dei dodici. Questo sostantivo

viene da un verbo greco che significa «inviare lontano o fuori». Il diritto di

Paolo a portare questo titolo, che rivendica frequentemente, riposa sul fatto

che è stato mandato dal Cristo risorto per predicare, per rivelare ai Gentili il

mistero di Cristo, ed è molto cosciente dell'onore che gli viene fatto: “Io infatti

sono l’infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato

apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio “.

Infatti è al nome di Paolo che è legato l'annuncio ai gentili.

Dal cap. 13 al cap. 21 gli Atti degli Apostoli descrivono tre viaggi di

evangelizzazione che hanno come protagonista principale Paolo. Gli ultimi

capitoli degli Atti degli Apostoli descrivono un ultimo viaggio che è quello che

conduce Paolo, prigioniero a Roma: è detto viaggio della cattività.

IL PRIMO VIAGGIO

I protagonisti di questo viaggio furono Paolo e Barnaba: Paolo e Barnaba

furono scelti per la missione evangelizzatrice in Asia minore: siamo negli 45-

48. Il metodo che viene seguito è quello di rivolgersi innanzitutto ai giudei e

allargare in un secondo momento la convocazione ai pagani; le conversioni si

20

hanno tanto tra i giudei e i proseliti, quanto tra i pagani.

Le regioni toccate sono Cipro, terra natale dello stesso Barnaba, e la Galazia

(attuale Turchia centrale).

Tuttavia, in alcuni casi per gelosia, in altri per incredulità, emergono

immediatamente forti ostilità da parte degli ambienti giudaici: viene aizzata la

popolazione o addirittura l'autorità cittadina. Paolo e Barnaba devono

praticamente fuggire da un posto all'altro. Infine fanno ritorno ad Antiochia.

Il bilancio di questa missione consiste principalmente nella constatazione che

l'accoglienza è più favorevole tra i pagani che tra i giudei. Poco dopo il ritorno

ad Antiochia, infatti, giunsero alcuni credenti da Gerusalemme sostenendo che

i gentili, per divenire cristiani, dovessero passare attraverso la circoncisione.

Paolo e Barnaba si opponevano decisamente. La questione fu portata a

Gerusalemme e in una solenne assemblea furono sentiti i diversi pareri (49 dC,

primo concilio di Gerusalemme).

Pietro si pronunciò per la linea di Paolo, e anche Giacomo venne ad un accordo

che lasciava sostanzialmente liberi dall'osservanza della legge i cristiani non

provenienti dal giudaismo. Le decisioni vennero comunicate ad Antiochia per

mezzo di una lettere apostolica.

Il secondo viaggio

Il secondo viaggio si colloca tra gli anni 50 e 53 e Paolo è mosso dal desiderio

di visitare consolidare le comunità fondate durante il primo viaggio.

Avvenimento decisivo è il passaggio in Europa con la fondazione della Chiesa di

Macedonia e Acaia. La reazione della colta popolazione ateniese risulta

alquanto fredda, come documentato dal famoso discorso dell'Areopago. A

Corinto, invece, Paolo si ferma per un anno e mezzo presso due ebrei, forse già

cristiani, Aquila e Priscilla. Il viaggio di ritorno si conclude ancora ad Antiochia.

Il terzo viaggio 21

Nella primavera del 53 ha inizio il terzo viaggio: Paolo si dirige ad Efeso dove

rimane circa tre anni (dal 54 al 57). Durante questo periodo scrive la lettera ai

Galati e la prima lettera ai Corinzi. Il suo programma era di recarsi a Corinto e

a Roma prima di far ritorno a Gerusalemme. Di fatto si fermò in Macedonia, da

dove scrisse alcune lettere. Dopo alcuni spostamenti giunse a Gerusalemme

per la Pentecoste del 58. Venne accolto da Giacomo e dagli anziani della

comunità, che lo avvertirono delle accuse fatte circolare dai giudei sul suo

conto. La situazione precipita: Paolo viene arrestato dai soldati romani, ma in

virtù della sua posizione di cittadino romani non subisce particolari angherie.

L'ostilità popolare però cresce-; il tribuno lo fa trasferire a Cesarea, davanti al

procuratore Felice, il quale pur riconoscendo la sua innocenza lo trattiene due

anni in carcere. Nel 59, all'arrivo del nuovo procuratore Festo viene chiesto dai

Giudei il trasferimento di Paolo a Gerusalemme. Egli si appella a Cesare; il

procuratore Festo decide di inviarlo a Roma

.

Il Viaggio a Roma

A Roma, Paolo rimase in libertà vigilata dal 61 al 63: potè tuttavia prendere

contatto con i Giudei di Roma a cui spiegò la situazione e annunciò il

messaggio. Durante i due anni "annunciò le cose riguardanti il Signore Gesù" a

tutti quelli che venivano a lui (At 28,30-31). Nel 63 Paolo riacquistò la totale

libertà e riprese la sua attività missionaria in Oriente. È questo il periodo in cui

in Asia prendono forza movimenti giudeo-cristiani caratterizzati da forme

esasperate di utopie millenaristiche, accompagnate da forme di rifiuto della

vita corrente (encratismo). L'insegnamento paolino affrontò queste nuove

difficoltà. A Roma, in quel periodo, la situazione si fa molto grave. Luglio 64 è

la data dell'incendio di Roma. Nerone getta la responsabilità sui cristiani.

L'accusa nasce da denunce nel contesto di agitazione nel cui clima emersero

anche qui ostilità da parte di gruppi giudeo-cristiani (vi allude Tacito). Paolo è a

Roma di nuovo prigioniero. La data del martirio è considerata l'anno 67. Il

luogo, a tre miglia dalla città, sulla via Ostiense. L'apostolo Pietro fu vittima

della stessa persecuzione. Secondo la testimonianza di Eusebio di Cesarea

nella sua Storia Ecclesiastica, Pietro era venuto a Roma durante il regno di

22

Claudio, negli anni 40.

Le altre evangelizzazioni apostoliche

Eusebio di Cesarea, che scrive la prima Storia Ecclesiastica nel terzo

decennio del secolo IV, riferisce -all'inizio del libro III- che gli Apostoli

suddivisero tra loro la terra abitata in zone di evangelizzazione, verso le quali

si sparsero:

Bartolomeo si sarebbe diretto verso i Parti, Giovanni in Asia, Pietro nel

Ø Ponto e a Roma, Andrea in Scizia sulle coste occidentali del Ponto Eusino

(Mar Nero); Matteo avrebbe evangelizzato l'Etiopia e Tommaso l'India.

Inoltre Giovanni. Egli, secondo le testimonianze di Eusebio e di Ireneo

governò la chiesa di Efeso dove morì in età avanzata.

Caratteri della diffusione del Cristianesimo

Alle radici dell'espansione del Cristianesimo si collocano alcuni suoi elementi

costitutivi: l'universalità basata sull'abolizione di qualsiasi distinzione sociale ed

etnica; conseguente a questo l'istanza di fraternità che costituisce un

potenziale di solidarietà pronto a mettersi in atto in ogni situazione difficile e

precaria.

Ma il carattere certamente più importante del cristianesimo risulta il suo

considerarsi depositario della risposta globale e definitiva ad ogni attesa di

salvezza degli uomini. L'autorità per i cristiani, viene da Dio, l'unico Dio che si

è fatto presente fra gli uomini in Gesù Cristo. È il suo mandato che determina il

dinamismo della missione: "Andate e predicate a tutte le genti" (Mt 28, 19). La

forza dello Spirito la rende possibile.

Il contesto dell'Impero romano nel quale principalmente si realizzò il grande

fenomeno della diffusione del Cristianesimo per molti versi presentò aspetti che

23

la facilitarono. Vanno segnalati soprattutto i seguenti:

la rapidità delle comunicazioni, l'abbondanza dei traffici commerciali che

Ø rendevano quella parte di popolazione che ad essi si dedicava presente

ed attiva dovunque. Le vie del traffico e del commercio costituirono in

tramite efficace del cristianesimo. E tali vie costituirono nell'Impero una

rete fittissima che per terra, per mare e per corsi d'acqua giungeva

dappertutto. Il messaggio, inoltre, inteso come annuncio, come

comunicazione e di parola e di vita determinò naturalmente la scelta dei

maggiori centri abitati come ambiente e base di irradiamento. È così che,

sin dall'inizia, le grandi città costiere e dell'interno che gravitarono

sempre sulle grandi direttrici della comunicazione viaria divennero esse

stesse denominazione delle comunità cristiane: Antiochia, Efeso, Filippi,

Corinto, Alessandria e Roma.

Tra la fine del secondo e l'inizio del terzo secolo, nel momento in cui

l'assetto dell'Impero conosce a vari livelli un periodo di profonda crisi, il

cristianesimo conosce una grande diffusione estendendosi capillarmente

nell'ambito nei territori in cui precedentemente aveva toccato solo i grandi

centri. Ma tale rapida diffusione va di pari passo con seri problemi di

incomprensione sia a livello popolare che dei poteri.

24

L'annunzio evangelico

nel mondo greco-romano e giudaico

L'avvenimento cristiano si pone per la prima volta dentro la storia degli uomini,

di fronte a due mondi che coesistevano senza quasi entrare in contatto: il

mondo greco-romano, cioè il mondo della cultura e quello ebraico, considerato

indegno di ogni rapporto col primo. Esisteva in verità anche un terzo mondo,

costituito dai cosiddetti barbari, ma esso, rispetto agli altri due, rappresentava

solo una sorta di preistoria.

È da notare che il cristianesimo è entrato in contatto con entrambi questi

mondi - e successivamente anche coi barbari - senza sceglierne uno contro gli

altri, ma diventando un fatto significativo per ciascuno di essi. È evidente che il

cristianesimo è un fenomeno capace di dialogo con l'umano, fin dal momento

in cui entra nella storia. Non esiste nella storia degli uomini, e in particolare

nella storia della civiltà mediterranea, un altro fatto altrettanto "fruibile" da

persone in situazioni tanto diverse.

Le lettere scritte fra il 50 e il 100 d.C. da Paolo, Pietro, Giacomo e Giovanni

sono i primi documenti che esprimono come la Chiesa stessa si è concepita o si

è posta.

Una frase di san Paolo (I Corinti 1,22) ci offre la chiave di lettura: "Mentre i

Giudei chiedono miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo

crocifisso, scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani. Ma per coloro che

sono chiamati sia Giudei che Greci predichiamo Cristo, potenza e sapienza di

Dio".

IL PROBLEMA DELLA SALVEZZA: Il cristianesimo si inserisce nell'ambito di

una problematica fondamentale dell'uomo di ogni tempo e di ogni condizione: il

problema della salvezza, cioè della verità e del significato della vita. Per i Greci,

cioè per la cultura del tempo, la sapienza coincideva appunto con la ricerca di

tale significato. L'originalità della Chiesa non consiste, pertanto, nel parlare

25

della salvezza, ma nell'annunciare che la salvezza è un fatto, un avvenimento.

Lo conferma il capitolo settimo degli Atti degli apostoli, quando Paolo parla per

la prima volta al mondo culturale greco, il più alto espresso dagli uomini di quel

tempo, che cercava la salvezza attraverso un tentativo di interpretazione

razionale della realtà. Nella ricerca del senso ultimo delle cose, i Greci erano

avanzati moltissimo, fino a capire che esso è di natura totalmente diversa

rispetto alla storia e alla concretezza degli elementi dell'esistenza: è un altro

mondo, il mondo dell'Essere, di Dio. La drammaticità della vita umana

consisteva nel fatto che l'uomo si scopriva contemporaneamente parte di Dio e

del suo mondo, e parte della storia del mondo corruttibile; insieme anima e

corpo.

Il vertice della sapienza greca era, quindi, l'idea di abbandonare la materia, la

storia, per rifugiarsi nell'assolutezza della vita come contenuto e fine della

propria ricerca intellettuale.

A loro volta i Giudei, per una degradazione interna della loro tradizione,

ritenevano che la sapienza fosse una posizione morale di fronte alla vita e alla

storia. L'essere di Dio aveva la sua espressione autentica nel codice di

comportamento che aveva dato. Bisognava quindi comportarsi coerentemente

per essere felici.

LA NOVITA’ CRISTIANA: di fronte a questi due grandi orientamenti

culturali, la novità cristiana non consistette nel proporre un'altra dottrina della

salvezza, ma nell'affermare che la salvezza c'era già, era accaduta nella storia.

Proprio qui sta la grande provocazione culturale del cristianesimo: i Greci

sentirono con orrore Paolo parlare della resurrezione di Cristo, e a prezzo di un

forte disagio Plinio, nel 112, scriverà all'imperatore Traiano di "questo Cristo

che alcuni vogliono risorto" e Traiano, risponderà all'incirca: "Non preoccuparti:

sono dei pazzi".

Ora, i cristiani, dicendo che "il Verbo di Dio si è fatto carne ed abita in mezzo a

noi", affermano non solo che la salvezza è un fatto storico, contingente, ma

che continua a rimanere presente. Infatti il cristianesimo non è una dottrina

ma una realtà storica, un gruppo di uomini che afferma di essere il luogo

26


PAGINE

34

PESO

280.04 KB

AUTORE

Rod75

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Storia del cristianesimo, per tutto il periodo che va dalle origini del cristianesimo nel I secolo fino ad oggi, per l'esame del professor Giustiniani. Gli argomenti trattati sono i seguenti: La figura di Gesù, gli atti degli apostoli, le lettere apostoliche. Il tutto attraverso lo studio di fonti cristiane ed extra-cristiane.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rod75 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del Cristianesimo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Giustiniani Pasquale.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in scienze della formazione primaria

Riassunto esame Storia Moderna, prof. Fiorelli, libro consigliato Le Vie della Modernità, Musi
Appunto
Storia moderna - Riassunto esame
Dispensa
Storia moderna - Riassunto esame
Dispensa
Storia moderna - Riassunto esame
Dispensa