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Storia del cristianesimo - Il Gesù della Storia e i suoi seguaci

Appunti di Storia del cristianesimo, per tutto il periodo che va dalle origini del cristianesimo nel I secolo fino ad oggi, per l'esame del professor Giustiniani. Gli argomenti trattati sono i seguenti: La figura di Gesù, gli atti degli apostoli, le lettere apostoliche. Il tutto attraverso lo studio... Vedi di più

Esame di Storia del Cristianesimo docente Prof. P. Giustiniani

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particolare quello di Roma, si preoccuparono di stabilire i precetti che dovevano

essere seguiti da tutta la comunità di fedeli. Si voleva che la nuova istituzione

restasse unita e fosse una "grande casa" per l'uomo.

I VIAGGI DELL’EVANGELIZZAZIONE

I viaggi apostolici resero possibile il sorgere e il radicarsi delle comunità

cristiane lungo le grandi assi di comunicazione.

Inizialmente era rivolta solo agli Ebrei della diaspora sarà Paolo a capire lungo i

suoi viaggi che il messaggio di Gesù era rivolto a tutti e non solo agli ebrei.

Gli ebre erano dei grandi commercianti e praticavano i loro commerci sui

grandi assi di comunicazione; una delle principali strade era la “via della seta”

che partiva dall’Occidente e arrivava sino a Pechino (cioè attraversava il

mono).

I viaggi di Paolo

Paolo di Tarso (più noto come San Paolo) è stato il principale missionario del

Vangelo di Gesù tra i pagani greci e romani; Paolo era ebreo, per lungo tempo

persecutore dei cristiani fino al momento della sua conversione avvenuta dopo

la morte di Cristo. Importantissimo evangelizzatore nel mondo, della sua vita si

può leggere negli Atti degli Apostoli, morì martire nel I° secolo.

Paolo compare nella Sacra Scrittura per la prima volta negli atti degli Apostoli,

dove si racconta di un giovane chiamato Saulo che chiese il permesso di

andare a Damasco per perseguitare i Cristiani. Ed è lì che avvenne l’esperienza

forte della sua vita: fu accecato lungo il cammino verso Damasco.

Da qui nasce tutta l’esperienza di Paolo. In questo momento di buio venne

chiamato Anania, a cui il Signore disse di andare a battezzare Paolo e Anania

inizialmente resistette ma alla fine lo battezzò. Poi il Signore disse a Paolo “Io

ti ho scelto per essere un mio testimone davanti a tutte le genti”.

19

Il battesimo gli restituisce la vista ed è un mondo nuovo che si rivela

all'Apostolo. Tutto il pensiero di Paolo si basa su questa esperienza. Non è una

semplice visione di Cristo. È la rivelazione della trasformazione profonda del

mondo operato dal Cristo risorto. Paolo insiste nei suoi scritti sulla distinzione

tra il vecchio mondo e il mondo nuovo. Ha vissuto questa distinzione nella sua

carne.

Della sua personalissima esperienza di Cristo deriva la missione di

Ø predicare fuori della Palestina per portare il Vangelo alle Genti. "Signore

cosa vuoi che io faccia?" (At 22,10).

Paolo si dice «Apostolo», anche se non fa parte dei dodici. Questo sostantivo

viene da un verbo greco che significa «inviare lontano o fuori». Il diritto di

Paolo a portare questo titolo, che rivendica frequentemente, riposa sul fatto

che è stato mandato dal Cristo risorto per predicare, per rivelare ai Gentili il

mistero di Cristo, ed è molto cosciente dell'onore che gli viene fatto: “Io infatti

sono l’infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato

apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio “.

Infatti è al nome di Paolo che è legato l'annuncio ai gentili.

Dal cap. 13 al cap. 21 gli Atti degli Apostoli descrivono tre viaggi di

evangelizzazione che hanno come protagonista principale Paolo. Gli ultimi

capitoli degli Atti degli Apostoli descrivono un ultimo viaggio che è quello che

conduce Paolo, prigioniero a Roma: è detto viaggio della cattività.

IL PRIMO VIAGGIO

I protagonisti di questo viaggio furono Paolo e Barnaba: Paolo e Barnaba

furono scelti per la missione evangelizzatrice in Asia minore: siamo negli 45-

48. Il metodo che viene seguito è quello di rivolgersi innanzitutto ai giudei e

allargare in un secondo momento la convocazione ai pagani; le conversioni si

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hanno tanto tra i giudei e i proseliti, quanto tra i pagani.

Le regioni toccate sono Cipro, terra natale dello stesso Barnaba, e la Galazia

(attuale Turchia centrale).

Tuttavia, in alcuni casi per gelosia, in altri per incredulità, emergono

immediatamente forti ostilità da parte degli ambienti giudaici: viene aizzata la

popolazione o addirittura l'autorità cittadina. Paolo e Barnaba devono

praticamente fuggire da un posto all'altro. Infine fanno ritorno ad Antiochia.

Il bilancio di questa missione consiste principalmente nella constatazione che

l'accoglienza è più favorevole tra i pagani che tra i giudei. Poco dopo il ritorno

ad Antiochia, infatti, giunsero alcuni credenti da Gerusalemme sostenendo che

i gentili, per divenire cristiani, dovessero passare attraverso la circoncisione.

Paolo e Barnaba si opponevano decisamente. La questione fu portata a

Gerusalemme e in una solenne assemblea furono sentiti i diversi pareri (49 dC,

primo concilio di Gerusalemme).

Pietro si pronunciò per la linea di Paolo, e anche Giacomo venne ad un accordo

che lasciava sostanzialmente liberi dall'osservanza della legge i cristiani non

provenienti dal giudaismo. Le decisioni vennero comunicate ad Antiochia per

mezzo di una lettere apostolica.

Il secondo viaggio

Il secondo viaggio si colloca tra gli anni 50 e 53 e Paolo è mosso dal desiderio

di visitare consolidare le comunità fondate durante il primo viaggio.

Avvenimento decisivo è il passaggio in Europa con la fondazione della Chiesa di

Macedonia e Acaia. La reazione della colta popolazione ateniese risulta

alquanto fredda, come documentato dal famoso discorso dell'Areopago. A

Corinto, invece, Paolo si ferma per un anno e mezzo presso due ebrei, forse già

cristiani, Aquila e Priscilla. Il viaggio di ritorno si conclude ancora ad Antiochia.

Il terzo viaggio 21

Nella primavera del 53 ha inizio il terzo viaggio: Paolo si dirige ad Efeso dove

rimane circa tre anni (dal 54 al 57). Durante questo periodo scrive la lettera ai

Galati e la prima lettera ai Corinzi. Il suo programma era di recarsi a Corinto e

a Roma prima di far ritorno a Gerusalemme. Di fatto si fermò in Macedonia, da

dove scrisse alcune lettere. Dopo alcuni spostamenti giunse a Gerusalemme

per la Pentecoste del 58. Venne accolto da Giacomo e dagli anziani della

comunità, che lo avvertirono delle accuse fatte circolare dai giudei sul suo

conto. La situazione precipita: Paolo viene arrestato dai soldati romani, ma in

virtù della sua posizione di cittadino romani non subisce particolari angherie.

L'ostilità popolare però cresce-; il tribuno lo fa trasferire a Cesarea, davanti al

procuratore Felice, il quale pur riconoscendo la sua innocenza lo trattiene due

anni in carcere. Nel 59, all'arrivo del nuovo procuratore Festo viene chiesto dai

Giudei il trasferimento di Paolo a Gerusalemme. Egli si appella a Cesare; il

procuratore Festo decide di inviarlo a Roma

.

Il Viaggio a Roma

A Roma, Paolo rimase in libertà vigilata dal 61 al 63: potè tuttavia prendere

contatto con i Giudei di Roma a cui spiegò la situazione e annunciò il

messaggio. Durante i due anni "annunciò le cose riguardanti il Signore Gesù" a

tutti quelli che venivano a lui (At 28,30-31). Nel 63 Paolo riacquistò la totale

libertà e riprese la sua attività missionaria in Oriente. È questo il periodo in cui

in Asia prendono forza movimenti giudeo-cristiani caratterizzati da forme

esasperate di utopie millenaristiche, accompagnate da forme di rifiuto della

vita corrente (encratismo). L'insegnamento paolino affrontò queste nuove

difficoltà. A Roma, in quel periodo, la situazione si fa molto grave. Luglio 64 è

la data dell'incendio di Roma. Nerone getta la responsabilità sui cristiani.

L'accusa nasce da denunce nel contesto di agitazione nel cui clima emersero

anche qui ostilità da parte di gruppi giudeo-cristiani (vi allude Tacito). Paolo è a

Roma di nuovo prigioniero. La data del martirio è considerata l'anno 67. Il

luogo, a tre miglia dalla città, sulla via Ostiense. L'apostolo Pietro fu vittima

della stessa persecuzione. Secondo la testimonianza di Eusebio di Cesarea

nella sua Storia Ecclesiastica, Pietro era venuto a Roma durante il regno di

22

Claudio, negli anni 40.

Le altre evangelizzazioni apostoliche

Eusebio di Cesarea, che scrive la prima Storia Ecclesiastica nel terzo

decennio del secolo IV, riferisce -all'inizio del libro III- che gli Apostoli

suddivisero tra loro la terra abitata in zone di evangelizzazione, verso le quali

si sparsero:

Bartolomeo si sarebbe diretto verso i Parti, Giovanni in Asia, Pietro nel

Ø Ponto e a Roma, Andrea in Scizia sulle coste occidentali del Ponto Eusino

(Mar Nero); Matteo avrebbe evangelizzato l'Etiopia e Tommaso l'India.

Inoltre Giovanni. Egli, secondo le testimonianze di Eusebio e di Ireneo

governò la chiesa di Efeso dove morì in età avanzata.

Caratteri della diffusione del Cristianesimo

Alle radici dell'espansione del Cristianesimo si collocano alcuni suoi elementi

costitutivi: l'universalità basata sull'abolizione di qualsiasi distinzione sociale ed

etnica; conseguente a questo l'istanza di fraternità che costituisce un

potenziale di solidarietà pronto a mettersi in atto in ogni situazione difficile e

precaria.

Ma il carattere certamente più importante del cristianesimo risulta il suo

considerarsi depositario della risposta globale e definitiva ad ogni attesa di

salvezza degli uomini. L'autorità per i cristiani, viene da Dio, l'unico Dio che si

è fatto presente fra gli uomini in Gesù Cristo. È il suo mandato che determina il

dinamismo della missione: "Andate e predicate a tutte le genti" (Mt 28, 19). La

forza dello Spirito la rende possibile.

Il contesto dell'Impero romano nel quale principalmente si realizzò il grande

fenomeno della diffusione del Cristianesimo per molti versi presentò aspetti che

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la facilitarono. Vanno segnalati soprattutto i seguenti:

la rapidità delle comunicazioni, l'abbondanza dei traffici commerciali che

Ø rendevano quella parte di popolazione che ad essi si dedicava presente

ed attiva dovunque. Le vie del traffico e del commercio costituirono in

tramite efficace del cristianesimo. E tali vie costituirono nell'Impero una

rete fittissima che per terra, per mare e per corsi d'acqua giungeva

dappertutto. Il messaggio, inoltre, inteso come annuncio, come

comunicazione e di parola e di vita determinò naturalmente la scelta dei

maggiori centri abitati come ambiente e base di irradiamento. È così che,

sin dall'inizia, le grandi città costiere e dell'interno che gravitarono

sempre sulle grandi direttrici della comunicazione viaria divennero esse

stesse denominazione delle comunità cristiane: Antiochia, Efeso, Filippi,

Corinto, Alessandria e Roma.

Tra la fine del secondo e l'inizio del terzo secolo, nel momento in cui

l'assetto dell'Impero conosce a vari livelli un periodo di profonda crisi, il

cristianesimo conosce una grande diffusione estendendosi capillarmente

nell'ambito nei territori in cui precedentemente aveva toccato solo i grandi

centri. Ma tale rapida diffusione va di pari passo con seri problemi di

incomprensione sia a livello popolare che dei poteri.

24

L'annunzio evangelico

nel mondo greco-romano e giudaico

L'avvenimento cristiano si pone per la prima volta dentro la storia degli uomini,

di fronte a due mondi che coesistevano senza quasi entrare in contatto: il

mondo greco-romano, cioè il mondo della cultura e quello ebraico, considerato

indegno di ogni rapporto col primo. Esisteva in verità anche un terzo mondo,

costituito dai cosiddetti barbari, ma esso, rispetto agli altri due, rappresentava

solo una sorta di preistoria.

È da notare che il cristianesimo è entrato in contatto con entrambi questi

mondi - e successivamente anche coi barbari - senza sceglierne uno contro gli

altri, ma diventando un fatto significativo per ciascuno di essi. È evidente che il

cristianesimo è un fenomeno capace di dialogo con l'umano, fin dal momento

in cui entra nella storia. Non esiste nella storia degli uomini, e in particolare

nella storia della civiltà mediterranea, un altro fatto altrettanto "fruibile" da

persone in situazioni tanto diverse.

Le lettere scritte fra il 50 e il 100 d.C. da Paolo, Pietro, Giacomo e Giovanni

sono i primi documenti che esprimono come la Chiesa stessa si è concepita o si

è posta.

Una frase di san Paolo (I Corinti 1,22) ci offre la chiave di lettura: "Mentre i

Giudei chiedono miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo

crocifisso, scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani. Ma per coloro che

sono chiamati sia Giudei che Greci predichiamo Cristo, potenza e sapienza di

Dio".

IL PROBLEMA DELLA SALVEZZA: Il cristianesimo si inserisce nell'ambito di

una problematica fondamentale dell'uomo di ogni tempo e di ogni condizione: il

problema della salvezza, cioè della verità e del significato della vita. Per i Greci,

cioè per la cultura del tempo, la sapienza coincideva appunto con la ricerca di

tale significato. L'originalità della Chiesa non consiste, pertanto, nel parlare

25

della salvezza, ma nell'annunciare che la salvezza è un fatto, un avvenimento.

Lo conferma il capitolo settimo degli Atti degli apostoli, quando Paolo parla per

la prima volta al mondo culturale greco, il più alto espresso dagli uomini di quel

tempo, che cercava la salvezza attraverso un tentativo di interpretazione

razionale della realtà. Nella ricerca del senso ultimo delle cose, i Greci erano

avanzati moltissimo, fino a capire che esso è di natura totalmente diversa

rispetto alla storia e alla concretezza degli elementi dell'esistenza: è un altro

mondo, il mondo dell'Essere, di Dio. La drammaticità della vita umana

consisteva nel fatto che l'uomo si scopriva contemporaneamente parte di Dio e

del suo mondo, e parte della storia del mondo corruttibile; insieme anima e

corpo.

Il vertice della sapienza greca era, quindi, l'idea di abbandonare la materia, la

storia, per rifugiarsi nell'assolutezza della vita come contenuto e fine della

propria ricerca intellettuale.

A loro volta i Giudei, per una degradazione interna della loro tradizione,

ritenevano che la sapienza fosse una posizione morale di fronte alla vita e alla

storia. L'essere di Dio aveva la sua espressione autentica nel codice di

comportamento che aveva dato. Bisognava quindi comportarsi coerentemente

per essere felici.

LA NOVITA’ CRISTIANA: di fronte a questi due grandi orientamenti

culturali, la novità cristiana non consistette nel proporre un'altra dottrina della

salvezza, ma nell'affermare che la salvezza c'era già, era accaduta nella storia.

Proprio qui sta la grande provocazione culturale del cristianesimo: i Greci

sentirono con orrore Paolo parlare della resurrezione di Cristo, e a prezzo di un

forte disagio Plinio, nel 112, scriverà all'imperatore Traiano di "questo Cristo

che alcuni vogliono risorto" e Traiano, risponderà all'incirca: "Non preoccuparti:

sono dei pazzi".

Ora, i cristiani, dicendo che "il Verbo di Dio si è fatto carne ed abita in mezzo a

noi", affermano non solo che la salvezza è un fatto storico, contingente, ma

che continua a rimanere presente. Infatti il cristianesimo non è una dottrina

ma una realtà storica, un gruppo di uomini che afferma di essere il luogo

26

dove l'evento definitivo di Cristo continua ad essere presente ed a influire sulla

storia (il Concilio Vaticano II definirà la Chiesa "sacramento di Cristo").

L'annuncio cristiano della salvezza intesa come vita, morte e resurrezione di un

uomo, e continua presenza di Dio nella storia attraverso l'unità dei cristiani, fu

per gli uni follia, per gli altri scandalo.

La vita della Chiesa primitiva

Alla fine del II secolo appare una bellissima presentazione del cristianesimo al

mondo greco-romano, nota come "Lettera a Diogneto": "I cristiani non si

distinguono dagli altri uomini né per territorio né per lingua, né per costumi:

non abitano in città proprie, né usano un gergo particolare, né conducono uno

speciale genere di vita. La loro dottrina non è la scoperta del pensiero di

qualche genio umano, né aderiscono a correnti filosofiche. Vivendo in città

greche o barbare, come a ciascuno è toccato, e uniformandosi alle abitudini del

luogo, nel vestito, nel vitto e in tutto il resto, danno esempio di una vita sociale

mirabile, o meglio paradossale".

La Chiesa appare dunque come una vita sociale che si esprime diversamente

nella consapevolezza che il fondamento della propria unità è l'avvenimento di

Cristo, che perdura nella storia come salvezza di Dio offerta a tutti gli uomini.

Travisiamo completamente il fatto cristiano se non ci rendiamo conto che è

apparso come un popolo nuovo, non più caratterizzato dalla razza o dalla

cultura, ma da un'unità profonda fra persone diverse.

Il termine stesso con cui la Chiesa si è chiamata, "ecclesia", (è il termine

tecnico che indica l'assemblea degli uomini liberi nella "polis" greca) indica,

contemporaneamente, l'unica assemblea e tutte le assemblee particolari che

via via nascevano. Fin dall'inizio la Chiesa appare nel mondo come universale e

particolare insieme, e i due termini non si elidono. Chiesa è la Chiesa che si

raduna nella casa di Aquila e nello stesso tempo, Chiesa è l'unica Chiesa

27

cattolica. La Chiesa è dunque un'unica realtà sociale che, in forza di questa sua

unità, si esprime in modalità anche molto differenziate.

La funzione dei 12 Apostoli: Fin dai primi decenni appare assolutamente

chiaro che questa unità ha come garanzia la funzione autorevole particolare

riservata a coloro che proseguono, dentro la vita della Chiesa, la funzione dei

dodici apostoli, cioè di coloro i quali avevano condiviso la vita pubblica di Gesù.

Tra di essi esercita una particolare responsabilità il successore di Pietro nella

sede in cui l'apostolo aveva posto la sua residenza dopo aver abbandonato la

Palestina: Roma diventa guida di tutta la Chiesa.

(da finire….) 28

LA PARROCCHIA: UNA FONTANA SENZA

PIU’ ACQUA?

Un tempo la Parrocchia veniva definita la “fontana del villaggio” dove la gente

si incontrava e incontrava Cristo ma con il mutare dei tempi, delle situazioni

economiche, sociali e culturali oggi la parrocchia appare superata e inadeguata

a mediare il messaggio di Cristo.

Quali sono ancora le difficoltà della Parrocchia?

Il parroco è ancora un “funzionario” e non il pastore al sevizio della

o comunità;

La parrocchia è ancora il luogo dove si celebrano i sacramenti anziché

o essere soprattutto luogo di evangelizzazione e di carità.

Comunque se la Parrocchia funziona, funziona la Chiesa perché la Parrocchia è

il luogo dove si estrinseca la credibilità della Chiesa.

La Conferenza Episcopale riunitasi ad Assisi nel novembre del 2003 ha voluto

ribadire il fondamentale valore della parrocchia sottolineando che la sua

funzione principale è quella di comunicare il vangelo in un mondo che cambia,

forse iniziando a scrollarsi da dosso una terminologia ormai superata.

La parrocchia è e deve rimanere il polmone della Chiesa, il luogo dove la

gente comune diviene comunità cristiana.

Infatti in tal senso Ruini ha sottolineato la necessità di una pastorale integrata

che esige una reale integrazione e collaborazione tra le parrocchie più vicine

nel territorio per meglio affrontare le problematiche di quel stesso territorio ma

anche un reale avvicinamento ad altre realtà, dalle comunità religiose alle

associazioni e ai movimenti laicali. Inoltre Ruini ha precisato che la figura

chiave del rinnovamento della Chiesa è quella del “sacerdote parroco” che deve

essere scelto in base alla sua sensibilità per operare meglio nel territorio nel

quale andrà e non per ragioni di necessità cioè per riempire vuoti.

I documenti fondamentali della Chiesa sono stati negli anni quelli emersi da

due Concili che hanno avuto un ruolo fondamentale nel rinnovamento della

Chiesa: 29

Il VATICANO I (1869 – 1870) – Papa Pio IX

o Il VATICANO II (1962 – 1965) – Papa Giovanni XXIII e attuato dal Papa

o Paolo VI.

E il mutamento più significativo si è avuto soprattutto nel passaggio dal

Vaticano I al Vaticano II:

Infatti mentre il Vaticano I aveva generato una pastorale che aveva un

ruolo riduttivo di vigilanza cioè una netta separazione come quella

architettonica che divideva l’altare dalle navate, il pastore dal gregge (il

Vaticano I aveva determinato una frattura tra la Chiesa di Roma e le Chiese

locali); invece nel Concilio Vaticano II, Papa Giovanni XXIII poneva l’accento

sulla parola “aggiornamento”, infatti il suo scopo era quello di aprire le

porte e le finestre della Chiesa per respirare l’aria del mondo. Quindi il

Concilio Vaticano II promuove una Chiesa aperta al dialogo con il mondo

contemporaneo, con le altre religioni e le differenti culture, proponendo un

vero e proprio rinnovamento.

La Chiesa che nasceva dal Vaticano II si strutturava intorno a tre momenti:

1. Comunione

2. Servizio

3. Missione

Una Chiesa che mira alla riconciliazione degli uomini tra loro e con Dio e che

pone al centro della sua missione la sua funzione di servizio ai poveri, ai deboli

e ai sofferenti della terra.

IL CONCILIO VATICANO II: GRANDE RIVOLUZIONE O MEDIAZIONE MANCATA?

All’interno della Chiesa c’è stata una mancata applicazione del Concilio e Paolo

VI se ne rese conto; probabilmente le cause furono:

La paura di abbandonare le vecchie tradizioni;

o L’inadeguata preparazione dei sacerdoti e degli operatori pastorali;

o La mancanza di collegialità tra vescovi, parroci e religiosi laici;

o Problemi di ordine etico e socio – politico (legge sul divorzio, aborto e

o 30

terrorismo).

Allora qual è la strada per portare a compimento la missione della Chiesa nei

nuovi scenari del terzo millennio?

La via da intraprendere è ancora oggi quella indicata dal concilio, cioè “fare

1

della Chiesa la casa e la scuola della comunione” .

Infatti la mancata applicazione del Concilio Vaticano II richiama la necessità a

2

una nuova evangelizzazione che deve partire dal LUMEN GENTIUM che

delineava una Chiesa di comunione, collegialità, carità e soprattutto bisogna

partire dalle attese dei poveri (intendendo per poveri non solo quelli che sono

in uno stato di indigenza ma tutti gli afflitti della terra che cercano in Cristo la

speranza e la risposta al loro dolore). Quindi ripartire dal piccolo gregge per

dar vita a una comunità.

Il concilio vaticano II nel porre l’accento sulla cura pastorale, ha sottolineato

l’importanza e la necessità della formazione comunitaria del gregge; di qui

nasce spontaneo il rimando alla parabola del “Buon Pastore” che chiama per

nome le proprie pecorelle quasi a sottolineare che le conosce ad una ad una;

infatti ogni pecorella è oggetto della sua attenzione tanto da non esitare a

lasciare sicuro il suo gregge per andare alla ricerca della pecorella smarrita.

Comunque l’esasperazione di questo concetto in campo pastorale rischia ed ha

portato a trascurare la il governo e la formazione comunitaria del gregge,

accentuando la cura individuale. Invece è necessario dare al gregge la

coscienza di essere comunità e quindi insegnare ad ogni membro di vivere

l’uno per l’altro, così come il Pastore vive per ciascuna pecorella.

LA PARROCCHIA: COMUNITA’ O CHIESA LOCALE?

La crescita e la missione della Chiesa è permeata dal contesto storico, socio-

culturale e dalla comunità in cui vive; grazie al Concilio Vaticano II la Chiesa

1 Giovanni Paolo II (Novo millennioineunte).

2 Considerata la magna charta della pastorale 31

locale può essere intesa di nuovo come piena manifestazione della Chiesa

La Chiesa locale ha una precisa missione; infatti secondo Pignatiello ha un

duplice ruolo:

RUOLO INTERNO: deve mirare a rieducare alla fede e all’ascolto della

• parola di Dio, nella celebrazione dell’eucarestia e degli altri sacramenti.

RUOLO ESTERNO: deve creare e istaurare un rapporto con l’altro senza

• imporre la propria volontà ma lasciar libero di scegliere quale strada

vuole seguire.

Proprio per questo si è resa necessaria la formazione di altre strutture

intermedie all’interno della Chiesa, quali il DECANATO (comprende 10

parrocchie con a capo un decano).

PARROCCHIA : Il termine deriva dal latino medioevale paroechia, a sua

volta calco dal greco παρоικια (=aggregato di case, vicinato); Il termine

cominciò a venire impiegato nel III secolo col significato attuale di diocesi, poi

nel IV secolo con quello moderno di suddivisione di una diocesi.

La parrocchia è, nella Chiesa cattolica, la porzione di una diocesi.

DIOCESI : il temine deriva dal greco διοίκησις (DIOKIEN) e significa

“amministrare”. La diocesi è, nella Chiesa cattolica una porzione della comunità

cristiana delimitata in maniera territoriale e affidata al governo pastorale di un

vescovo.

Il Concilio Vaticano II spiega:

« La diocesi è una porzione del popolo di Dio, affidata alle cure pastorali del

vescovo, coadiuvato dal suo presbiterio, in modo che, aderendo al proprio

Pastore, e, per mezzo del Vangelo e della SS. Eucaristia, unita nello Spirito

Santo, costituisca una Chiesa particolare, nella quale è presente e opera la

Chiesa di Cristo, Una, Santa, Cattolica e apostolica »

32

Da “Raccontami di lui” un capitolo a scelta:

“L’ALTRA FACCIA DELLA LUNA”

Gesù e le donne:

la donna al tempo di Gesù doveva stare sotto l’autorità di un uomo: del padre

prima, del marito poi e poi eventualmente dei figli, ma sempre circoscritta

nell’ambito del clan famigliare.

Una donna che vivesse al di fuori del clan famigliare era inconcepibile a meno

che non fosse una prostituta.

Il diritto ebraico prevedeva il ripudio concesso al marito che sorprendeva la

donna in giro per strada da sola o parlando con un’altra persona.

Dio aveva voluto una società gerarchica rigidamente divisa tra chi deve

comandare e chi deve subire: se un uomo frequentava donne era impuro

quanto loro!

Ecco perché i discepoli di Gesù si scandalizzarono nel vederlo parlare con la

“samaritana” (capitolo precedente); ma Gesù ebbe sempre un rapporto

speciale con le donne, le avrebbe accolte e ascoltate come nessuno aveva fatto

prima di allora; le ha liberate da chi le usava e poi le lapidava come accadde

quel giorno che gli portarono sorpresa in adulterio.

L’evangelista afferma che costoro vanno da Gesù per tentarlo: Portano a Gesù

questa donna colta in flagrante adulterio e dicono “Mosé ci ha comandato di

lapidare donne come questa, tu che ne dici?”

In qualsiasi modo Gesù avrebbe risposto sarebbe stato condannato per la

legge dell’epoca; Quindi se Gesù dice “fate così” perde tutto il suo seguito di

gente che nel tempio lo sta ascoltando; se Gesù al contrario dice

.

“perdonatela”, ci rimette la vita perché viene arrestato come bestemmiatore

“Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere con il dito in terra”.

“E siccome continuavano a interrogarlo, egli, alzato il capo, disse loro: “chi di

voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei”.

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Rod75

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Appunti di Storia del cristianesimo, per tutto il periodo che va dalle origini del cristianesimo nel I secolo fino ad oggi, per l'esame del professor Giustiniani. Gli argomenti trattati sono i seguenti: La figura di Gesù, gli atti degli apostoli, le lettere apostoliche. Il tutto attraverso lo studio di fonti cristiane ed extra-cristiane.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rod75 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del Cristianesimo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Giustiniani Pasquale.

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