Estratto del documento

Fonte: documento, elemento concreto in base al quale lo storico può dire motivatamente qualcosa

sul periodo e sull’oggetto della sua indagine. La fonte ci permette di effettuare una ricostruzione.

Sono le basi. Uno storico non può dire niente se non ha una fonte. Le fonti possono depistare ma

senza una fonte c’è solo fantasia. La storia è tutto quello che si può dire sulla base di documenti

autentici. Si può formulare anche un’idea sbagliata ma viene detto con una fonte tra le mani, una

base documentaria. Lo storico per sbagliare di meno deve intrecciare la sua fonte con altre fonti.

Una sola fonte può portare facilmente in errore, intrecciando più fonti è più facile avvicinarsi alla

realtà.

Le fonti primarie per la storia della moda sono fonti: scritte-orali-materiali-iconografiche.

Nel basso (1200-1300-1400)medioevo non ci sono molte fonti materiali, nessuna orale, un certo

numero di fonti iconografiche e abbastanza fonti scritte(maggioranza), queste ultime sono di

diverse tipologie.

Fonti scritte: tutto quello di scritto che direttamente o indirettamente concerne la moda. In alcuni

casi il riferimento non è diretto, per esempio in certe poesie in cui vengono descritti i vestiti. Si

dividono in tre grandi famiglie: Fonti scritte documentarie: sono documenti che si trovano negli

archivi di stato, luoghi pubblici nei quali vengono conservati tutti i documenti trovati che non solo

costituiscono la base di ogni conoscenza e ricostruzione, ma in molti casi sono anche la base della

dimostrazione di diritti. Negli archivi di stato si conservano documenti che hanno un valore pratico

e concreto. In questi luoghi sono costuditi tutti i documenti possibili divisi per periodo e tipologia.

Per ricostruire il corredo di una ragazza del 300 vado all’archivio di stato ed esamino gli atti

notarili(notaio: non è solo una persona laureata in giurisprudenza ma ha dovuto superare un

apposito concorso per essere riconosciuto come pubblico ufficiale, sono in numero limitato, chi

diventa notaio ha il ruolo di certificare pubblicamente quello che gli viene significato e che lui

trasforma in atto notarile, lavoro esistente già dal medioevo). Negli archivi di stato sono costuditi gli

atti notarili: inventari-testamenti-doti, in questi documenti troviamo molte informazioni utili per la

storia della moda. Le fonti scritte più importanti per la storia della moda moderna e

contemporanea sono inventari, testamenti e doti. Inventario: da invenio, trovo, indica quello

che si trova in un dato ambiente nel momento in cui lo si va ad analizzare e descrivere. Gli

inventari sono soprattutto post-mortem, una persona possiede degli averi e quando muore, se non

ha lasciato un testamento i notai devono fare l’inventario, vanno nella casa del morto e indicano

quello che trovano (invenio) stanza per stanza. Gli abiti e i gioielli sono al centro dell’inventario e ci

permettono di capire cosa usavano e i loro valori. Non tutte le eredità sono desiderate quindi esiste

il beneficio di inventario. Testamenti: vengono fatti sempre davanti a un notaio, fonte scritta molto

utile. Doti: beni assegnati alle figlie quando si sposano. Era necessario assegnare una dote per

ogni figlia. Negli atti notarili sono registrati i beni dati in dote alle figlie. Gli abiti venivano assegnati

in dote avendo al tempo una vita molto lunga quindi passavano da una generazione all’altra. Fonti

scritte legislative: sono le leggi. Le leggi che ci interessano sono le leggi suntuarie, da sontuoso-

suntuario(lusso-eccesso-magnificenza)sono leggi che regolamentano il lusso e che vanno a

disciplinarlo. Le leggi suntuarie sono state regolarmente emanate dalla seconda metà del 200 fino

alla fine del 700(rivoluzione francese). Sono un fenomeno molto importante. Sono norme

pubbliche, emanate dai comuni all’interno di collezioni di norme conosciuti con il termine di

statuti(statuto: documento ufficiale, insieme di norme, regolamenti che disciplinano rapporti

collettivi, regole che disciplinano la convivenza di una società)gli statuti esistono dal 1250 in cui è

presente una sezione di norme suntuarie che riguardavano teoricamente il lusso ma

l’abbigliamento anche in forme non particolarmente lussuose. C’erano per esempio leggi su quanto

doveva essere lungo lo strascico di una veste che dipendeva alla famiglia di appartenenza. Il

valore simbolico era talmente rilevante da diventare elemento di una legge. Oggi il denaro compra

tutto, ma non è sempre stato così. Le leggi suntuarie per noi sono utilissime perché limitano e

disciplinano il lusso, ma ci comunicano anche il valore sociale, economico e simbolico degli abiti.

Fonti scritte letterarie: non nascono per essere utilizzate a scopo della moda. Sono novelle,

poesie, racconti, romanzi, che parlano di abiti con più o meno ricchezza di particolari. Nel

Decameron di Boccaccio non si parla di abiti per volontà ma se ne parla molto in modo

accidentale, si descrive il successo e l’insuccesso sociale attraverso gli abiti. Si parla

indirettamente di abiti persino nella divina commedia ma anche in pirandello, verga, d’annunzio.

Se intrecciamo le varie fonti letterarie di ogni tipologia di una stessa epoca riusciamo ad avvicinarci

alla sensibilità dell’epoca, all’effettiva disponibilità e a quello che era consentito indossare. a livelli

e con finalità diverse queste fonti scritte ci permettono di arrivare a dire delle cose su un

determinato periodo.

Fonti materiali: oggetti-fonti costituite dalla materialità. Esistono fonti materiali anche nel passato,

le possiamo recuperare con gli scavi archeologici, sono stati rinvenuti anche abiti completi.

Fonti iconografiche: molto numerose, sono l’occhio della nostra storia. le fonti scritte sono molto

utili, ci danno molte informazioni ma non ci permettono di capire perfettamente come erano fatti gli

abiti. Le fonte iconografiche sono: dipinti(quadri)- miniature(decorazione di una pagina scritta a

mano, quindi venivano effettuate prima della stampa (1500). Sempre a riguardo delle miniature, i

Tacuina sanitatis sono testi soprattutto illustrati ma anche con parti a parole nei quali si

descrivono le stagioni, i cibi, le situazioni della vita delle persone al fine di buoni consigli, sono

indicazioni di vita, e ci danno a noi moltissime informazioni. l’iconografia non è una fonte oggettiva,

chi sta miniando lo fa con i colori che ha, o con i colori che piacciono al cliente, lo fa per vendere e

non per lui. Gli oggetti miniati rappresentano il gusto del cliente e di chi lo fa, i materiali disponibili,

ma anche la realtà, da tutto l’insieme noi ricaviamo informazioni di come verosimilmente si

vestivano le persone che svolgevano l’attività rappresentata. incrociando più fonti ci avviciniamo

sempre di più alla realtà. La struttura della bottega può mentire sul colore ma non sulla struttura.

Le miniature sono molto importanti per ricostruire la moda passata. I quadri nel medioevo

rappresentavano i santi, se noi vogliamo avere la rappresentazione della quotidianità non

possiamo rifarci ai dipinti e le chiese, ma utilizzare le miniature come i tacuina sanitatis)-

affreschi(pitture murarie, sono rappresentazioni importantissime)-sculture-arazzi-

monete(possono essere una testimonianza utile)-vetrate-disegni-incisioni-stampe-fotografie-

video-film-graffiti.

NASCITE DELLA MODA

Si possono collocare 4 momenti, che vanno dal medioevo alla seconda metà del 900 in cui

abbiamo la possibilità di vedere un cambiamento importante che ci consente di dire che in quel

momento la moda fa uno scatto.

PRIMA NASCITA: Tra il 200 e 300 nasce la moda non perché prima non esistesse ma ci sono una

serie di ragioni che ci permettono di datare la prima nascita in questo periodo:

PRIMA RAGIONE: la ragione che ha maggiore evidenza sul piano estetico è perché si afferma un

modo di abbigliarsi che rende più visibile il corpo e le differenze di genere maschile e femminile.

Per un lungo tempo l’abbigliamento poco formato ha rappresentato il modo di vestire sia degli

uomini che delle donne, soltanto a un certo punto diventano ben visibili i corpi sia maschili che

femminili ma con parti diverse in evidenza. dell’uomo è più visibile la parte inferiore, le gambe, in

maniera vistosa con calze attillate, mentre delle donne si vedeva soprattutto la parte superiore con

scollature ampie e una certa attillatezza del corpetto che non si vedrà dopo. Si afferma una

differenza del modo di vestire tra uomo e donna e si colgono bene alcuni aspetti delle

peculiarità del corpo.

SECONDA RAGIONE: I comuni sono una grande forma innovativa di organizzazione sociale e

politica. Fino al 1100 non esiste una forma di partecipazione politica da parte dei cittadini, non

amministrano la loro città. Dal 1100 alcuni boni homines(uomini di una certa qualità)sono in grado

di far fronte alle esigenze cittadine senza dover ricorrere a rappresentanti del conte ecc.. a partire

dal 1100 si nota nelle fonti che ci sono dei cives che esercitano il potere, svolgono delle funzioni

nella città, prendono in mano il destino della città, è una forma nuova di partecipazione dei cittadini

diretta alla vita della città, era una partecipazione comune. Un istituzione che si chiama

Comune(con la c maiuscola) vuole rappresentare tutti. Sia sul piano politico che sociale ha avuto

luogo un grandissimo cambiamento epocale che ha lasciato il segno nelle nostre città. È stata

un’organizzazione principalmente italiana, i comuni nascono anche in altri stati ma l’Italia ne

detiene il primato. Questo determina una serie di conseguenze in quanto i cittadini si organizzano

anche sulla vita economica, nascono delle organizzazioni, nascono le arti e le botteghe che

sono il frutto della nascita dei comuni. Tutto questo immette sul mercato dei beni che la gente

vede, desidera, acquista, vuole anche per emulare, anche questo è uno dei motivi che anche

allora caratterizzava la moda. ci sono delle botteghe quindi c’è una produzione che si fa specifica

di capi di abbigliamento. i pittori sono destinati a diventare personaggi importanti perché

producono beni di lusso. L’Italia comunale è l’Italia in cui inizia la divisione delle arti degli artigiani,

ogni arte ha le sue regole e statuti, oltre alle norme suntuarie ci sono le norme e statuti delle

singole arti che sono importanti.

TERZA RAGIONE: coscienza di questo fenomeno. La coscienza del fenomeno è importante

quanto il fenomeno. Il fatto che si producano nelle botteghe numerosi capi di abbigliamento è un

dato di fatto, ma la coscienza del valore della moda è un'altra cosa ancora, e ciò si afferma

gradatamente. Nel basso medioevo comincia questa coscienza, vediamo predicatori, coloro che

inducono a riflettere parlano molto di vestiti, fanno riflettere le persone sul valore sociale,

economico, comunicativo degli abiti. Continuo interesse da parte dei predicatori per questo

argomento, ore di predicazione su questo tema nelle piazze.

QUARTA RAGIONE: legge suntuarie, leggi cittadine che si applicano a disciplinare vestiti ed

ornamenti. Se le leggi ne parlano vuol dire che gli abiti sono riconosciuti dal punto di vita sociale,

economico, simbolico. Le leggi suntuarie servono non solo a disciplinare ma anche a far ragionare

chi si può mettere cosa, cosa significa un colore. il significato delle leggi fanno si che nasca una

consapevolezza di ciò che ci si mette addosso.

SECONDA NASCITA DELLA MODA: tra il 500 e 600 la consapevolezza della moda si fa chiara,

iniziamo a trovare l’uso esplicito del termine moda, e quando c’è un termine vuol dire che il

significato è stato chiarito. Quando un fenomeno si afferma, la parola che lo connota diventa

linguaggio comune ed entra nel vocabolario. Il termine moda viene usato in questo periodo con

una consapevolezza che fa impressione, con un’accezione che la moda è una dea, qualcosa che

ci domina, ci fa fare cose strampalate. si è capita la moda e la si usa per indicare che gli abiti

vogliono comunicare, oggi come allora la moda vuole comunicare privilegio. si parla della moda

come un fenomeno che sovrasta, che impone delle cose, una dea, una malattia, qualcosa che è in

grado di far fare cose che non si sarebbe disposti a fare.

TERZA NASCITA DELLA MODA: 700-800 trionfo houte couture e diffondersi dei dettami parigini.

Un altro aspetto che caratterizza la moda è la firma. Il fenomeno della firma, è parte integrante e

rilevante della moda, le prime forme di protagonismo legato a un nome si trovano in questo

periodo. Maria antonietta e rosa bertin è una delle prime coppie legate alle firme. Maria antonietta

dimostra una grande padronanza del linguaggio della moda e inoltre ha scoperto l’elemento di

poter lanciare lei delle mode grazie alla collaborazione con rose bertain. Rose bertin era una

modista, era fantasiosa, cercava di creare estrosi cappelli femminili sempre particolari, che

venivano indossati da maria antonietta e poi tutti li volevano. firmava i suoi cappelli, e tutti volevano

un cappello legato al suo nome. Erano una coppia perché c’era la donna di corte che indossava e

l’artigiana che creava. Altra coppia: worth e poiret, da queste due figure nasce l’alta moda. Alta

moda: è rappresentata da figure che firmano i loro capi, grandi sarti ideatori che hanno dato volo

alla fantasia e la capacità inventiva. Gli abiti venivano acquistati in tutta Europa e oltre, l’abito è

desiderato perché è di poiret. Nascono anche i profumi legati alle firme, l’ideazione che legato al

mio nome c’è anche il profumo viene fatta per primo da poiret. Protagonismo di donne o uomini

che danno il nome agli abiti.

QUARTA NASCITA DELLA MODA: made in itlay, 1951. risale già alla fine dell’800 un processo

creativo che porterà alla nascita ufficiale nel 1951 della moda propria dell’ Italia. Quello che avverrà

dal 51 in avanti è una conseguenza di due fenomeni, da una parte un lungo cammino di

italianizzazione, di ricerca, di artigianato, di fantasia, di spunti dall’arte(c’era molto alle spalle

quando nel 1951 partirà il fenomeno del fatto in Italia, c’era mezzo secolo di lavoro)e dall’altra il

piano Marshall(gli americani che sono risultati i vincitori della guerra, nei paesi dove sono stati

liberatori insieme alle resistenze locali svolgono un piano di sostegno e di aiuto per far risollevare il

paese). Il piano Marshall prevedeva aiuti per la ripresa dell’industria, fa parte anche questo della

dipendenza che nascerà dall’America, l’Italia è diventata un paese in cui l’America darà una mano

ma esporta il suo modello di vita e ideologia. Viene abbandonato lo stile di vita precedente e

adottato quello americano. 1951: anno di svolta, Giorgini conosceva bene il mondo americano, ha

l’idea di intercettare gli americani che andavano a Parigi e farli venire in Italia e far vedere cosa

sapevano fare gli stilisti italiani e sapevano fare, tutti i giornali in America ne parlarono, nasce così

il fatto in Italia, nasce il fenomeno del mady in Italy. Pucci è uno degli elementi forti del made in

Italy, c’è il tema cultura e arte, uso strumentale di una città e della cupola del brunelleschi, proviene

da una famiglia nobiliare, spettacolare utilizzo del colorre, ha la capacità di introdurre i pantaloni in

modo elegante e stabile. Made in italy: 1-moda e arte-rosa genoni. 2- revival. 3- made in italy come

fenomeno.

Quadri di Dante: Siamo alla metà del 400, Dante è un personaggio ormai importante e la sua

importanza viene rappresentata vestito con un abito rosso semplice ma portatore di significati. Il

pittore non mette addosso al sommo poeta abiti alla moda. Abito severo e al tempo stesso

elegante. Le donne stanno sempre rigorosamente con il capo coperto, ma anche gli uomini. Dante

o chi come lui ha una sorta di prestigio veste in questo modo. La pelliccia diventa un motivo

ricorrente, diventa elemento di dichiarazione di privilegio o prestigio. La pelliccia (o vaio) diventa

comunicativa, è nata la moda perché c’è un linguaggio diffuso, conosciuto. Bordo di pelliccia,

ermellino bianco con codina nera, molto preziosa. All’inaugurazione dell’anno giudiziario la pelliccia

d’ermellino è un simbolo, pelliccia bianca morbida leggera con codino nero, è il simbolo del potere

giuridico. La pelliccia vogliono che si veda ma non troppo, accorti ma precisi nel dare messaggi.

Dante viene sempre più o meno vestito allo stesso modo. Beatrice ha la treccia, interessante

perché i capelli sono sempre disciplinati o coperti da un nastro, solo eva ha i capelli sempre liberi e

paradossalmente anche la madonna. Scollatura: parte del corpo visibile e differenza del corpo.

Beatrice viene rappresentata giovane. Dante ha il mantello blu in un altro quadro. Anche nel 300

indossavano capi inutili ma alla moda, come il becchetto(cappuccio)che viene messo persino in

testa beatrice.

La distinzione tra sacro e profano serve fino a un certo punto perché molto spesso i santi sono

vestiti come gli uomini e le donne del loro tempo. Per dare l’idea del valore della santa le mettono

addosso i panni alla moda propria dell’epoca di chi guarda, rappresentano il massimo lusso, è un

modo per rinforzare il valore del santo, non è una mancanza di rispetto al contrario, non viene

considerata la cronologia ma viene considerata l’importanza. I santi sono rappresentati senza

tempo per dare l’idea che sono al di sopra, oppure alla moda del tempo. Il colore blu non fa parte

della tradizione italiana, non è un colore antico ma barbarico, per molto tempo non apprezzato, poi

inizia pian piano ad imporsi fino a oggi che è il colore più usato, ha cominciato ad imporsi nel

basso medioevo e il trionfo del blu è quando viene adottato per il velo della vergine.

Immagini del 300:le maniche sono attillate. Il corpo della donna per quel tanto che si può vedere è

al massimo dell’esposizione. Non si sono mai visti piedi, polpac

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher twistte di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del costume e della moda e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Muzzarelli Maria Giuseppina.
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