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Marketing e comunicazione d'impresa

Storia del commercio - appunti - periodo preindustriale

L'Europa tra '500 e '700 (primi 2 capitoli Borrielli)

Le attività di trasformazione in Europa tra '500 e '700

Preliminarmente bisogna ricordare che circa il 75-80% della popolazione economicamente attiva si dedica al settore primario. Il settore secondario continua a presentare caratteri simili a quelli del tardo medioevo. La produzione è organizzata intorno alle botteghe artigiane ed è effettuata da “maestri” associati in corporazioni che riuniscono tutti coloro che svolgevano la medesima attività. Le corporazioni hanno funzioni di controllo sulla produzione, ma anche funzioni di carattere devozionale ed assistenziale. La maggior parte della popolazione si dedica all'agricoltura (75%-80%), aspetto che contraddistingue il panorama europeo per secoli.

Nonostante l’assoluta predominanza del settore primario, la percentuale è molto variabile da area a area. Il primo paese che vedrà il passaggio dal settore primario al settore secondario è l'Inghilterra nel 1850. In Italia bisogna aspettare soltanto il 1950, prima di questa data la maggior parte della popolazione italiana si dedicava ancora all'agricoltura. Ma il dato riguardante il rapporto tra settore primario e settore secondario non è omogeneo in tutta Europa: ci sono aree più sviluppate e altre meno, come le Fiandre e l'Europa centro-settentrionale più industrializzate rispetto ad altre, in cui la popolazione dedicata all'agricoltura scende fino al 30%. In particolare in Italia tra le aree più industrializzate ci sono Toscana, Veneto e Lombardia: già allora c’era il dualismo economico tra nord e sud, la causa è da ricercarsi nella disponibilità di risorse, in particolare l'acqua.

Il passaggio dal maestro artigiano al mercante imprenditore

L’organizzazione appena descritta conosce due diverse fasi di evoluzione. C’è una prima fase contraddistinta da artigiani che lavorano per una domanda certa e limitata solitamente all’ambito locale. C’è una seconda fase, che inizia già con il tardo medioevo, contraddistinta da un deciso ampliamento del mercato che da locale diventa regionale e infine internazionale. In questo nuovo contesto il maestro artigiano classico entra in difficoltà: non ha né capitali né il dominio degli strumenti necessari per operare a livello internazionale.

Emerge la figura del mercante-imprenditore che incomincia ad operare su scenari di ampie dimensioni geografiche per una domanda che non è più certa, ma incerta. Il mercante-imprenditore coordina sia la fase di produzione del manufatto sia la fase di collocazione dello stesso. La produzione è organizzata secondo il sistema della manifattura decentrata (putting-out system, Verlagssystem) che prevede l’utilizzo di una serie di salariati o di artigiani che lavorano per conto del mercante-imprenditore e che nel proprio domicilio o nel proprio laboratorio svolgono una delle fasi necessarie per arrivare alla produzione del manufatto finito.

È un sistema caratterizzato da una prevalenza del capitale circolante su quello fisso; da un elevato rischio tecnico e commerciale; da una notevole dispersione territoriale; da una marcata (anche se non totale) arretratezza tecnologica; ma anche da un’eccezionale flessibilità. Esistono in ogni caso esempi di organizzazione dell’industria che ricordano la fabbrica accentrata (l’Arsenale di Venezia, la zecca di Venezia, alcune imprese minerarie, ...).

Il mercante-imprenditore è una figura emergente che determina un cambiamento radicale rispetto al sistema precedente. Dalla domanda certa alla domanda incerta: l'artigiano lavora per rispondere a una domanda certa mentre l'imprenditore risponde a una domanda incerta. Importante differenza! Da un lato l'artigiano opera per un mercato locale, certo e sicuro, il mercante imprenditore vuole competere su scenari più ampi, regionali e anche internazionali. NB: L'artigiano del '500 è diverso dall'artigiano moderno! Quest'ultimo produce pezzi rari, unici e pregiati. L'artigiano va sul sicuro, non corre il rischio di andare in perdita ma allo stesso tempo non realizza grandi guadagni. Egli pensa a contenere i costi piuttosto che ad investire.

Dall'altro lato il mercante-imprenditore, che è una figura che emerge in Italia, non si accontenta più di produrre soltanto ciò che soddisfa il bisogno locale. Egli prima produce tanto e poi cerca di ampliare il proprio mercato in modo da riuscire a vendere tutto ciò che ha prodotto; in questo modo ha un rischio molto più elevato rispetto all'artigiano, perché rischia di non riuscire a vendere tutto ciò che produce, ma se gli va bene riesce anche ad ottenere guadagni molto più elevati rispetto all'artigiano, il quale invece si accontenta di produrre soltanto per la domanda certa.

Il mercante-imprenditore risponde a un mercato incerto e ha un elevato rischio d'impresa. Egli ha la speranza di raggiungere risultati economici molto migliori e per questo inizia ad operare su più ampie dimensioni geografiche. Il mercante-imprenditore si occupa di coordinare la produzione, mentre della vera e propria produzione si occupano le persone che lavorano per lui.

Putting-out system - Manifattura decentrata

Il putting-out system è un sistema produttivo che prevede l'organizzazione della produzione coordinata dall'imprenditore. C'è una serie di persone che svolge le diverse fasi della produzione nel proprio negozio/domicilio. I dipendenti vengono pagati a prestazione e non a tempo. Questo è un sistema produttivo eccezionale che ha il suo punto di forza nella flessibilità; l'imprenditore paga i dipendenti solo se gli dà da lavorare. Non c'è l'obbligo di pagare un salario fisso. L'imprenditore assume a seconda del lavoro richiesto. Quindi è un sistema utile per tenere sotto controllo i costi.

Problemi di questo sistema:

  • Il capitale circolante (soldi, persone) prevale su quello fisso (strumenti, impianti)
  • Elevato rischio tecnico e commerciale: come faccio a controllare le esportazioni se non ci sono tecnologie come il telefono?
  • Notevole dispersione territoriale, perché i dipendenti lavorano ciascuno nel proprio domicilio
  • Arretratezza tecnologica

Il sistema inizia a cedere quando viene richiesto un aumento della produzione al quale non si riesce più a star dietro semplicemente aumentando il numero di persone impiegate. Nel momento in cui diventa necessario aumentare la produttività e non soltanto la produzione, il sistema decentrato risulta poco efficiente perché è necessario introdurre un radicale cambiamento nell'organizzazione aziendale. Infatti, siccome è difficile controllare i dipendenti se sono dispersi territorialmente, per aumentare la produttività del lavoro è necessario radunarli tutti sotto lo stesso tetto in modo tale da poterli controllare più facilmente; questo porta all'accentramento della produzione in un unico stabilimento.

Esempi:

  • Arsenale di Venezia: in caso scoppiasse una guerra bisognava aumentare velocemente la produttività e quindi tutte le fasi produttive venivano accentrate nello stesso posto. I dipendenti lavoravano solitamente per imprese private e in caso di guerra essi erano chiamati ad andare a lavorare tutti all'arsenale statale.
  • La zecca: dove si coniano le monete. Soltanto nel 1690 in Inghilterra verrà stampata la prima carta moneta. Prima di quel momento le monete erano unicamente d'oro e d'argento con valore intrinseco, cioè valevano quello che pesano. Se i dipendenti avessero dovuto produrle a casa propria avrebbero rubato i metalli preziosi.

NB: La fase produttiva è caratterizzata dalla prevalenza della manifattura decentrata: sistema organizzato dal mercante imprenditore che coordina le diverse fasi produttive, queste vengono svolte dai singoli dipendenti nei propri domicili. È un sistema assai flessibile che permette di tenere sotto controllo i costi. I dipendenti non sono pagati con contratti a tempo ma con contratti d'opera (a cottimo). Il lavoratore lavora su commissione. I contratti a tempo iniziano a diffondersi soltanto quando l'imprenditore inizia ad avere la necessità di tenere presso di sé i lavoratori per tenerli sotto controllo. Nel periodo preindustriale le fabbriche accentrate sono ancora un'eccezione.

Protoindustria e protoindustrializzazione

Protoindustrializzazione è un termine adottato per la prima volta da Mendels nel 1972. Esso identifica la presenza di lavorazione manifatturiera fuori dall’ambito urbano, cioè in ambito rurale, in alcune aree in cui gli addetti al secondario sono di numero rilevante rispetto agli addetti al primario. La protoindustria presenta gli stessi caratteri del sistema organizzativo del mercante-imprenditore, in particolare una notevole flessibilità che permette di aumentare o ridimensionare l’offerta a seconda del periodo. Ancora una volta il capitale circolante prevale su quello fisso.

Il fenomeno è particolarmente evidente per le Fiandre e l’Italia centro-settentrionale (tra cui la pedemontana veneta). Vi sono alcuni prerequisiti strutturali: agricoltura di sussistenza che spinge la gente a trovare redditi aggiuntivi; ampia disponibilità di manodopera e materie prime; ampia disponibilità di risorse energetiche (legname e acqua); facilità di collegamento con i mercati esteri. La protoindustria si sviluppa al di fuori del sistema corporativo caratteristico della realtà urbana.

Veneto e Lombardia si caratterizzano per una marcata presenza di attività di trasformazione diffuse nei centri rurali e non solo nelle città. Anche le Fiandre hanno una tradizione manifatturiera plurisecolare. Infatti in molti luoghi l'attività industriale non si concentra soltanto nelle città ma anche nelle campagne, nelle quali però è necessario che siano presenti risorse energetiche e materiali sufficienti a sostenere la produzione. Si tratta di luoghi in cui l'agricoltura non è abbastanza redditizia da sostenere tutte le persone, le quali pertanto si devono dedicare ad altre attività. In queste zone si svolge l'attività industriale da tempi antichissimi, soprattutto per quanto riguarda la produzione di lana e seta.

Per quanto riguarda le risorse energetiche disponibili all'epoca, esse consistevano soprattutto nella forza umana e animale, ma queste erano molto costose e temporanee. Le risorse migliori erano dunque inanimate: vento e acqua. In Italia vento e acqua non sono particolarmente presenti e ciò causò un rallentamento nella sua crescita economica. Essa riprese soltanto con l'invenzione dell'elettricità e delle turbine, grazie alle quali l'Italia riuscì a riconquistare competitività a metà dell’800. NB: L'acqua è un elemento fondamentale! La presenza di acqua più la carenza di agricoltura sono i fattori fondamentali che fin dal Medio Evo, in alcune specifiche zone, hanno permesso lo sviluppo della produzione industriale! Purché sussistano tali condizioni, l'imprenditore si poteva trovare non solo in città ma anche in campagna.

Comparti forti e comparti deboli

I settori manifatturieri prevalenti, per numero di addetti e capitali impiegati, in età preindustriale sono due: il tessile e l’edilizia. Un ruolo significativo gioca anche l’attività di trasformazione dei prodotti alimentari. Per quanto riguarda il tessile due sono i comparti più praticati e che hanno una particolare rilevanza per il commercio internazionale: il lanificio e il setificio. Esiste anche la produzione di tessuti di lino, canapa, cotone o misti con un rilievo più locale che internazionale.

Per quanto riguarda lanificio e setificio nel corso del Lungo Cinquecento si assiste a decisi cambiamenti:

  • Lanificio: il calo del potere di acquisto il successo delle new draperies sulle old draperies
  • Setificio: il successo delle new draperies determina la ricerca da parte di chi dispone di capitali e di prestigio sociale di nuove tipologie di vestiario. Il boom del setificio riguarda in modo particolare il Veneto (soprattutto il vicentino).

I settori principali in età preindustriale sono quelli che vanno incontro ai bisogni umani reali e sono direttamente correlati alle necessità dell'uomo: agroalimentare, tessile e edilizia. Questi comparti sono presenti in tutta Europa ma alcuni in particolare in determinate zone. L'edilizia è un comparto che operava prevalentemente per il mercato interno/locale. La proprietà immobiliare aveva un valore importante e non conosceva crisi (almeno fino alla fine del XX secolo). L'agroalimentare invece aveva anche le potenzialità per partecipare a un traffico internazionale, per esempio per portare un prodotto in aree in cui non esisteva o non veniva coltivato e nelle quali quindi aveva un valore molto più elevato.

Infine il tessile era il reparto più importante ed era molto diversificato. Nel campo del tessile esistevano vari segmenti (produzione di alta o bassa gamma e con innumerevoli qualità) e quindi si rivolgeva a diversi settori del mercato (sia ricchi che poveri). I prodotti tessili erano diffusi un po' dappertutto ma con caratteristiche diverse da zona a zona. Cotone, lino e canapa si rivolgevano ancora a settori limitati perché erano considerati tessuti rari e quindi molto preziosi.

In età preindustriale il vero comparto di punta del tessile è il lanificio, il quale è l'attività prevalente. La qualità e i prezzi della lana sono molto articolati, in modo tale da poter rispondere ad esigenze estremamente differenti. Fino al ‘500-‘600 tutti si vestivano con indumenti di lana e non c’erano distinzioni tra ricchi e poveri apparentemente (se non per la qualità del capo). La lana fu il prodotto tessile migliore e in assoluto più utilizzato fino all'invenzione e alla diffusione del cotone. Il cotone comporterà poi un cambiamento radicale nei mercati surclassando la lana.

Ad un certo punto iniziò a diffondersi un altro tipo di materiale: la seta. Al contrario della lana, la seta rispondeva soltanto a una clientela raffinata. Coloro che si potevano permettere abiti di seta indossavano colori sgargianti in modo tale da essere chiaramente distinti rispetto ai poveri. Il setificio è il settore che ha sostenuto l'economia italiana per secoli.

Old draperies / New draperies

È all’epoca fondamentale tenere in considerazione il fattore tempo. Il tempo era lento, dilatatissimo, mentre oggi il fattore tempo non esiste più o comunque ha assunto una nuova connotazione. Nel '500 ci fu un cambiamento nelle tecnologie produttive perché fu un periodo caratterizzato da una forte crescita della popolazione in tutta Europa. All’aumento demografico ovviamente seguì anche una forte crescita di domanda delle derrate alimentari (soprattutto cereali).

Non avvenne però in parallelo l'adeguamento dell'offerta e nacque uno squilibrio tra domanda e offerta. Nella maggior parte d'Europa infatti si rispondeva alla maggior domanda alimentare attraverso l'aumento dell'agricoltura di tipo estensivo, cioè coltivando campi che prima non erano coltivati; ma in questo modo si estendeva la produzione su terreni marginali non buoni e quindi le rendite agricole non crescevano in maniera sufficiente, né in maniera proporzionale all’ampliamento delle superfici coltivate.

L'Inghilterra fu la prima a interrompere questo meccanismo puntando sull' agricoltura intensiva, cioè cercando di aumentare le rese agricole non semplicemente estendendole. Cioè si cercò di aumentare la produttività e non soltanto la produzione, mentre nel resto d'Europa si cercava ancora senza successo di aumentare soltanto la produzione.

A causa dello squilibrio tra domanda e offerta crebbe il prezzo dei prodotti agricoli, ma allo stesso tempo i salari non aumentarono con la stessa velocità, causando una forte diminuzione del potere di acquisto. Tutto ciò portò, tra le altre cose, anche un cambiamento dei consumi perché le persone dovevano destinare una parte maggiore del loro salario al cibo e meno agli altri beni. Si iniziò quindi a ricorrere a tessuti meno costosi per fare i vestiti.

Questo fenomeno creò, a partire dal XVI secolo, una profonda dicotomia tra persone ricche e povere.

  • New draperies: nuovi tessuti leggeri e colorati → seta (alta qualità) per i ricchi
  • Old draperies: tessuti di lana pesanti e meno costosi → lana (bassa qualità) per i poveri

In questo momento iniziò ad avere successo il setificio, perché le persone ricche volevano distinguersi dai poveri. In una società fortemente gerarchizzata in cui era necessario distinguere i ricchi dai poveri, il vestito di seta permetteva di distinguere immediatamente i nobili. La lana di bassa qualità rimase soltanto per vestire i poveri.

La dislocazione in Europa delle attività di trasformazione

  • La cantieristica navale: il caso veneziano e quello olandese;
  • La tipografia: Parigi, Lione e, soprattutto, Venezia e Anversa.
  • L’attività di estrazione mineraria e di lavorazione dei metalli:
  • Il ferro: Svezia e Inghilterra e poi il bresciano in Italia; le Asturie in Spagna; il Delfinato, la Franca Contea e la Lorena in Francia; la Saar, l’Assia, la Turingia, l’Alto Palatinato in Germania;
  • Il rame: Svezia (minori giacimenti in Inghilterra)
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MartinaBordoni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del commercio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Demo Edoardo.
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