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Storia del cinema, appunti lezione Appunti scolastici Premium

Appunti di storia ed estetica del cinema basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Simonigh dell’università degli Studi di Lingue e letterature straniere, facoltà di Lingue e letterature straniere. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia ed estetica del cinema docente Prof. C. Simonigh

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ESTRATTO DOCUMENTO

Quindi i rapporti tra i media sono molto complessi e si influenzano a vicenda. La serie-tv

retroagisce con i messaggi dei media pre-esistenti (romanzo, film) ma si rapporta e sarà

influenzato da un media che esiste già (internet). Tutto questo rende l’ambiente sociale e

culturale molto complessa.

Si parla infatti di un SISTEMA DEI MEDIA, che è un concetto legato alle relazioni reciproche

che sussistono tra i diversi media. Queste relazioni fanno sistema; i media fanno sistema. La

serie-tv va pubblicizzata, e saranno operatori interni al sistema dei media, che conoscono

molto bene le relazioni che sussistono tra i media, a pubblicizzarla su giornali, riviste, su

internet. Utilizzeranno quindi le relazioni reciproche che esistono tra i media. Vista tale

complessità, bisogna valutare bene l’impatto dei media nella cultura e capire quali interazioni

e conseguenze hanno sia sull’individuo che sulla società tutta.

Un altro esempio è la serie-tv Gomorra: prima era stato fatto il film, che era stato ispirato al

libro di Saviano che a sua volta si ispira alla realtà, sia dati indiretti che indiretti (dati dai

pentiti e dal giornalismo).

Tutti questa media hanno influenzato la realtà. C’è uno scambio fluido tra realtà e realtà data

dai media, in entrambe le direzioni. A volte serve anche per migliorare la realtà.

EDGAR MORIN “Lo spirito del Tempo” 1962

-

Lo spirito del tempo e dello spazio

Ci dice che la cultura dei media introduce un’esperienza mediata e condivisa del mondo.

- ogni medium va ad intensificare la condivisione.

- si è introdotto un rapporto inedito con lo spazio e il tempo ed è cambiata la cognizione

del “qui” e “l’altrove”: un tempo erano nozioni ben distinte, oggi si confondo in quanto

anche in questo modo si crea un rapporto fluido tra il reale e l’immaginario → siamo in

una realtà virtuale.

La stessa cosa avviene nel rapporto tra l’io e l’altro: con la condivisione planetaria, ci

sentiamo sempre meno diversi. Condividiamo quasi gli stessi ideali ed anche i valori sono

sempre più diffusi (libertà, uguaglianza) e considerati giusti. Questa osmosi a livello astratto

degli ideali in cui viviamo (astratti) c’è sempre maggiore condivisione e affinità tra i popoli e

meno diversità.

Qui ed ora→ è un concetto importante, ormai soggetto alla dialettica tra immaginario e realtà:

siamo divisi tra un’esperienza reale e immaginaria del tempo. Quando guardiamo un film

siamo immersi in situazioni e luoghi che sono state “preconfezionate” mentre abbiamo

l’impressione di vivere i fatti mentre li vediamo.

Tutta questa osmosi tra i diversi aspetti crea confusione e spaesamento, ci sentiamo dislocati

in 2 posti. Nel passato vi era un’esperienza molto più semplice.

- Cultura dei media: rapporto spaesato, mobile, errante con spazio e tempo

- per quanto riguarda il TEMPO, Morin ci aiuta a capire lo spirito del tempo, che è sorto

con l’avvento dei mass-media. Ciò ha provocato un’accelerazione del tempo di cui noi

facciamo esperienza. Percezione del tempo: esperienza di una successione non

strutturata di istanti presenti (istanti non legati gli uni agli altri).

In cosa consiste questa accelerazione?

Lo spiega bene un intellettuale Walter Benjamin che nel 1936 fa delle riflessioni su questo:

prima dell’avvento del cinema si osservavano immagini statiche (pittura, fotografia) e vi era

un rapporto di tipo contemplativo con le immagini. Si soffermava l’attenzione sui diversi

elementi che componevano il quadro. Con il cinema tutto questo viene azzerato in quanto non

ci si piò soffermare su una singola immagine perché appare subito l’immagine successiva. Era

un disagio per la società contemplativa del tempo. Benjamin parla di “tamburo ottico” → le

immagini sono presentate allo spettatore con un ritmo incalzante. Per rendere conto di tale

disagio dei primi spettatori abituati ad altri parametri temporali, egli ci dice che lo spettatore

è “bombardato” dalle immagini. Questa è la percezione del tempo che le immagini hanno

introdotto.

Oggi abbiamo acquisito una familiarità con questo tempo dell’immagina accelerato, che ci

sembra normale. Non siamo invece più capaci a contemplare un’immagine, ci annoiamo

subito e ne vogliamo vedere un’altra. Si è calcolato che ormai il tempo di osservazione dei

quadri nei musei oggi si è ridotto ai tempi del cinema e della tv (3-4 secondi) che non sono i

tempi della contemplazione e non sono quindi adatti. Nei musei oggi infatti si affiancano i

video ai quadri, che servono per spiegarli e per intrattenerci.

Un altro esempio che ci fa capire com’è cambiata la nostra vita quotidiana è lo Zapping

(cambiare velocemente canale) è un’esperienza impensabile per le generazioni precedenti.

Vediamo i pro e i contro di queste trasformazioni: da un lato abbiamo perso la capacità di

contemplazione, dall’altro abbiamo acquisito una nuova capacità ovvero interpretare le

immagini in pochissimi secondi. In pochi attimi capiamo cos’è e decodifichiamo l’immagine

(show, film, fiction); se è un film sappiamo collocarlo storicamente, ed infine emettiamo subito

un giudizio (mi piace o no, rimango/vado oltre). È stato definito pensiero VISIVO, ANALOGICO,

SIMBOLICO, MITOLOGICO. È un tipo di pensiero che c’era anche prima dell’avvento dei media,

ma era poco conosciuto e studiato.

Il nostro pensiero è stato quindi accelerato che deriva dall’accelerazione dell’esperienza.

Morin dice che facciamo esperienza di una successione di istanti presenti: partecipando a ciò

che viene raffigurato anche con le emozioni, siamo immersi in un certo istante presente.

Viviamo un’esperienza di istanti presenti che non sono legati tra di loro (es. i canali TV), è una

catena di frammenti non correlati gli uni agli altri. Anche nei film è compito dello spettatore

capire i rapporti di causa-effetto che sussistono tra le immagini di un film. Questo

accostamento delle immagini è realizzato dal montaggio, quando facciamo zapping ce lo

costruiamo noi. Il cinema e la successione delle immagini servono per farci capire qualcosa

che va oltre → i principi temporali con cui ci rapportiamo sono gli stessi.

Esempio: come la stampa ci propone una certa rappresentazione della realtà, ci dà dei flash

su diverse situazioni (politica, cronaca, sport). Tali aspetti sono proposti tutti come degli istanti

presenti. Non c’è una correlazione tra queste diverse esperienze mediate del mondo e della

realtà. Nell’arco di un mese veniamo posti spesso dinanzi a istanti presenti e nell’ambito del

giornalismo ormai si tende a non legare i fatti precedenti con la notizia nel presente, in quanto

si pone l’attenzione sulla notizia in sé, senza guardare le conseguenze. Spesso a distanza di

qualche settimana non si parla più della notizia, degli sviluppi, con la stessa enfasi, spesso

non se ne parla proprio più. Questo fa sì che noi, al momento della notizia, viviamo

sprofondati negli istanti presenti che poi non vengono più correlati i fatti a quelli che seguono.

Morin dice che è un’esperienza di successione NON STRUTTURATA, riferendosi al rapporto che

abbiamo con il mondo e con la storia. Questa è anche una ragione per cui non abbiamo più

memoria storica: la nostra cultura, epoca e società influenzata dai media, risente di questa

esperienza di istanti presenti non strutturati in una successione; ciò fa sì che si perda il

rapporto con la storia e con il futuro: perdiamo la capacità di strutturare ciò che stiamo

vivendo e capire ciò che l’ha seguito e ciò sarà, in quanto non sappiamo come ci siamo

arrivati. Questo è lo spirito del nostro tempo: da un lato ha acquisito nuove capacità ma

dall’altro ha perso la capacità di contemplazione, di memoria e di immaginazione dei futuri

possibili. In gran parte lo spirito del tempo è influenzato dal modo di funzionamento dei media

de della cultura dei media.

MODUM: avverbio latino che significa, “ora”, “adesso”, “in questo momento”. Da questa

locuzione deriva la parola

MODERNITÀ, che è proprio lo spirito del tempo cioè l’essere sprofondati in istanti presenti non

strutturati.

Un tempo c’era una cultura che si tramandava di generazione in generazione ed era molto

importante la memoria storica; ora questo è venuto meno a partire dal ‘900 anche a causa dei

media. Si è determinato uno spirito del tempo nuovo che riguarda ormai popoli e culture di

tutto il mondo.

“Lo spirito del tempo” è un’espressione del 1700 e quando venne introdotta si riferiva ad il

sentire in un determinato momento storico di una precisa comunità culturale, di un territorio

circoscritto, al massimo di una nazione. Oggi invece tale concetto accomuna l’intera cultura

globale. Questa è un’altra grande novità introdotta dai media. 10/10/2016

La volta scorsa abbiamo visto la trasformazione radicale e profonda dell’esperienza che noi

abbiamo dello spazio-tempo. Queste trasformazioni provocano dei mutamenti antropologici,

psicologici ecc.

Un aspetto fondamentale è la pertinenza che queste trasformazioni hanno con la

globalizzazione. I media sono il fattore principale della globalizzazione della cultura, cioè del

diffondersi a livello mondiale di una cultura con contenuti condivisi tra popoli diversi.

Contenuti che riguardano principi, valori, ideali; ma anche questioni più semplici che hanno a

che fare con la nostra quotidianità. Questa condivisone che accomuna popoli e culture

storicamente diverse ha a che fare con il tema “lo straniero”. I media hanno influenzato,

mutato la cognizione dell’”altro”, della “alterità”. In virtù di questa condivisione dello spazio e

del tempo, di questa comunanza di contenuti, si è determinata la GLOBALIZZAZIONE DELLA

CULTURA. le principali funzioni culturali svolte dai media

Andremo a vedere quali sono . I

media costituiscono una finestra sul mondo; accendere dei nostri dispositivi (smartphone,

radio, tv) significa affacciarsi al mondo. Possiamo utilizzare una metafora:

1) questi schermi possono essere immaginati come delle finestre aperte sul mondo. Ci

mettono in contatto con il mondo e ci permettono di conoscere il contenuto di tutto ciò

(riusciamo ad acquisire conoscenze sul mondo). Oggi le informazioni, il sapere, i valori

in cui crediamo, i bisogni che ci muovo, le esigenze, fanno parte della nostra identità;

l’identità ci definisce come persona. La formazione dell’identità arriva in gran parte da

questa esperienza, che non è diretta, ma mediata del mondo! Il modo in cui i media ci

mostrano il mondo non è mai oggettivo.

Nel corso dei decenni l’interpretazione della realtà, è cambiata moltissimo. Conoscenza,

sapere, formazione sono la principale attività dei media; i media sono la nostra fonte di

conoscenza del mondo. È più importante l’esperienza mediata che quella diretta. Questa

conoscenza può portare sia valori positivi, che negativi. I media sono il prodotto di una

determinata società; viceversa la cultura e la società è il prodotto dei media (vale sempre

questo rapporto reciproco). Noi siamo i prodotti delle immagini dei prodotti che circolano nei

media, ma siamo anche i produttori di queste immagini.

2) I media sono dei tramiti, sono veicoli che trasportano dati, opinioni, informazioni.

Quando usiamo questa metafora del veicolo, ricordiamo che non sono mai neutri. Non

sono un semplice oggetto di trasportazione.

3) I media sono lo specchio della società.

4) Filtro: In tutte le democrazie c’è un controllo dei media da parte della politica; ma ci

sono diversi gradi di controllo che variano in base alla situazione. Quindi non soltanto le

epoche cambiano il rapporto di reciprocità fra la società e i media, ma anche le aree

geografiche (per es. Corea del Nord e del Sud). Certe notizie possono essere diffuse,

altre no. C’è un filtro. A dettare una scelta piuttosto che un’altra, non è influenzata

Per esempio

soltanto dai fattori politici, ma anche da fattori psicologici, individuali. : ci

viene chiesto di fare una ripresa di 30 secondi per documentare che cos’è questo corso,

questa lezione. Verranno fuori filmati simili, ma ognuno di noi avrà compiuto delle

scelte specifiche, uniche. C’è chi riprenderà l’aula dall’alto, chi userà immagini statiche,

altri faranno un’intervista a qualcuno degli studenti. Quindi cambiano moltissimo le

riprese, perché ciascuno ha punti di vista diversi. Punti di vista diversi. Là dove c’è

l’intervento umano, subentra la soggettività; è importante l’identità culturale e sociale

della persona.

Parliamo di filtro, perché si seleziona ciò che deve essere rappresentato. Questo

concetto di filtrazione, riguarda i criteri di scelta; questi possono essere psicologici, sociali,

culturali (storico-geografici), istituzionali. Ci sono quindi tantissime variabili, che intervengono

a determinare la scelta di come e cosa rappresentare della realtà.

5) Ogni media è un interprete del mondo. Il medium crea una sorta di conoscenza e

criterio di gerarchizzazione

sapere. Si basa sul , ovvero si dà la priorità a certe

notizie piuttosto che ad altre. Scegliere di utilizzare un criterio, crea in noi una scala di

valori (per esempio le notizie in tv, prima quelle più gravi, come catastrofi naturali).

non

Questo criterio si può comprendere e condividere. Quando ci sono delle

emergenze, la priorità viene data alle notizie di politica nazionale/interazionale. Si

struttura l’interpretazione del mondo; abbiamo una gerarchia precisa e questo è

evidente nel mondo del giornalismo.

fiction

Se pensiamo alle (di qualsiasi genere, su qualsiasi tipo di medium), sappiamo che si

strutturano dando la priorità a due elementi fondamentali: eros (pulsione di vita) e thanatos

(pulsione di morte). Si struttura in questo modo una certa rappresentazione del mondo. Da

questi due istinti primari, discende l’organizzazione dei contenuti dello spettacolo, della vita

umana, delle relazioni sociali.

CENSURA: caso estremo di controllo e selezione sui media. È un modo di filtrare la realtà:

certe notizie possono essere diffuse e altre no. Possono essere fattori non solo sociali ma

anche individuali, psicologici. Ad es. ripresa video di una lezione. Verranno fuori filmati simili

ma ognuno di noi avrà compiuto scelte specifiche che differenziano i vari filmati (chi riprende

dall’alto, chi dal basso, chi userà immagini dinamiche, chi inserisce musica o interviste a

studenti, ecc.). Sono influenze di tipo individuali (ognuno ha la propria esperienza di vita, una

propria sensibilità). È il modo in cui si usa la tecnica, non la tecnica di per sé. Tutto questo

cambia quando ci sono diversità socio-culturali. Dove c’è l’intervento umano interviene la

soggettività (identità sociale, culturale e psicologica della persona). Ogni media è un

interprete del mondo. Solo il fatto di usare un criterio (gerarchia: si dà più importanza a certe

notizie) ci rende portatori di valori. Questo è molto evidente nell’ambito del giornalismo (sia

su carta stampata che in televisione). Le fiction su qualsiasi tipo di media danno importanza

ad EROS e THANATOS. EROS = amore. THANATOS = morte. Sono i due istinti primordiali

dell’essere umano. Sono i due pilastri dell’edificio. Semplificare la complessità del reale per

raggiungere un pubblico più vasto. Questa semplificazione è inevitabile. La stragrande

maggioranza si accontenta della notizia semplificata.

Al di là dell’informazione e del intrattenimento (notizie e fiction), più in generale, possiamo

dire che i criteri attraverso cui si organizza e si struttura la rappresentazione del mondo,

procedono in base ad alcune operazioni.

Semplificazione si cerca di semplificare la complessità del reale; senz’altro questa

semplificazione è inevitabile se un notiziario televisivo ha a disposizione alcuni minuti per

rappresentare una questione complessa (questo riguarda qualsiasi ambiente). Questa

semplificazione è il prezzo da pagare per poter informare il pubblico; la maggior parte della

popolazione si accontenta dell’informazione semplificata, ma questo è un problema di tipo

sociale, di cittadinanza (quanto siamo veramente informati delle cose che ci circondano?)

perché tutto ci viene dato già, per cui il pubblico medio si accontenta. Non è indotto ad

approfondire le informazioni.

Manicheizzazione va riportata al manicheismo; è un modo di interpretare la realtà, che

tende a compiere una semplificazione radicale. Nella realtà c’è il bene e il male; per il

manicheismo c’è il bene assoluto e il male assoluto. Certamente uno dei rischi principali della

semplificazione è proprio il manicheismo (dividere il mondo nei buoni e nei cattivi). Chi

fornisce la rappresentazione della realtà, pone sé stesso dalla parte del bene. Ci sono dei casi

intermedi, un continuum, prima di arrivare alla manicheizzazione, che ci mostra la realtà in un

modo molto radicale (i nostri=buoni; gli altri=cattivi). La manicheizzazione la troviamo

nell’informazione e nell’intrattenimento. È molto difficile da scoprire questo criterio, perché ci

sono diversi modi per mascherarlo.

Attualizzazione riguarda Edgar Morin. Questo termine indica che nel rappresentare le

notizie, viene data la priorità alle cose attuali. Viene posta su un piano gerarchico più alto;

tutto ciò che non è attuale non ci interessa. Perché è importante ciò che è attuale? Questo

viene stabilito da un insieme di dittatori che agiscono nel mondo dei media, perché

evidentemente in quel momento quel tipo di rappresentazione porta più sostenitori. Sono le

mode, le tendenze, che durano anche pochi mesi. “modum” =modernità (attuale, in questo

momento). I tempi delle tendenze, si stringe sempre di più. Questi istanti presenti non sono

legati gli uni agli altri. Le mode e le tendenze devono essere diversi, altrimenti non sono

attualità.

Modernizzazione è un concetto più consono al mondo dell’intrattenimento, piuttosto

che a quello dell’informazione. Vale molto di più per l’ambito dello spettacolo. Perché? Quando

vediamo una fiction o un film che sono ambientati nel mondo del passato, che tipo di

rappresentazione ci danno del passato e della storia? Ci danno una rappresentazione che

contiene degli elementi nuovi, che non hanno a che fare con quella determinata epoca. Viene

aggiornato, non è una ricostruzione rigorosa dal punto di vista storico, della mentalità del

rinascimento; i personaggi non reagiscono come avrebbero reagito i personaggi storici. Difatti

di fronte a questi personaggi, e queste immagini ci sentiremmo degli estranei. Per questo non

viene mantenuta una rappresentazione fedele, ma viene fatta una modernizzazione. Si

elimina tutto ciò che uno spettatore moderno non capirebbe. Si cerca sempre di far avvicinare

lo spettatore al personaggio, in questo modo partecipa emotivamente. Questo porta ad un

gran pubblico e ad un guadagno assicurato.

Quindi abbiamo visto che i media non sono oggettivi, e che influenzano il nostro modo di

pensare e conoscere. Tutto ciò apre degli interrogativi. Questo però porta degli interrogativi:

“lo faranno bene questo loro mestiere di interpretare la realtà? saranno onesti? Saranno

rigorosi? Utilizzano criteri reali che facciano in modo che a noi arrivi l’informazione migliore?”.

I media possono offrirci il meglio o il peggio. Quindi come osservare i media da questa

prospettiva?

Come ogni strumento i media possono offrirci il meglio o il peggio.

Partendo dai nuovi media (social network, internet), di cui ne facciamo uso tutti i giorni, le

interazioni tra locale e globale non sono più verticali ma orizzontali. Un tempo i vecchi media

(come il cinema, TV) davano della realtà una interpretazione istituzionale, univoca; il pubblico

di massa recepiva questa interpretazione e non poteva interagire. Era un rapporto verticale:

dall’alto (i media) verso il basso (il pubblico), in quanto quest’ultimo non poteva reagire,

intervenire. Subiva soltanto questo tipo di comunicazione. Con i nuovi media si ha un rapporto

di tipo orizzontale. Si scambiano informazioni, e queste arrivano agli utenti di internet dai

singoli cittadini. Le informazioni spesso circolano tra le popolazioni. Anche la situazione locale-

globale è cambiata. Quando riceviamo informazioni importanti da utenti dei social, abbiamo

un tipo di dinamica che possiamo definire da “locale a locale”. Però quanto più numeroso è il

pubblico che viene toccato da questa informazione, tanto più viene allargata; quindi da

un’informazione locale, diventa globale. Queste informazioni non hanno nessun tipo di

controllo dall’alto. Nessuno interferisce a livello istituzionale. Un’informazione può diffondersi

velocemente, senza che questo processo sia in qualche modo controllabile. Questo permette

una maggior libertà di espressione, senza essere censurati (nei regimi dittatoriali questo è

molto complicato).

Queste nuove comunicazioni dipendono da scelte soggettive. Questi utenti però quanto sono

responsabili? Sanno sempre valutare le conseguenze di tutto quello che dicono? Sanno

esercitare questa responsabilità? Le nostre parole hanno sempre delle conseguenze. Molto

spesso non siamo neanche a conoscenza della libertà che abbiamo. I limiti sono dati dalla

responsabilità individuale. Le possibilità di cui godiamo sono enormi, ma sappiamo muoverci

all’interno di questa vasta gamma con senso di responsabilità? Rapporto orizzontale: è

presente un rapporto tra spettatori e media, da locale a locale (nei social network tanto più

c’è pubblico tanto più si ampia la dimensione, che da locale passa a globale).

Media: limiti e possibilità

DEMOCRAZIA COGNITIVA

Oggi sempre di più, la conoscenza che abbiamo sul mondo ci deriva dai media. Abbiamo una

conoscenza della realtà che condividiamo in maniera globalizzata. Ormai persone che si

trovano in angoli lontanissimi dai nostri, dispongono del medesimo background, dello stesso

sapere del mondo. È una divisione molto democratica. I media sono stati dei fattori di

democratizzazione della cultura. La diffusione della cultura ha portato delle semplificazioni di

vario genere.

I molti dotati di tecnologia, colgono solo informazioni isolate e sono capaci di collocarle entro

un sistema di conoscenza e di pensiero strutturati (Cultura e “noosfera”). Così diventano facili

prede delle mistificazioni e manipolazioni di potere, della strumentalizzazione economica

(show business) o politica (demagogia). 11/10/2016

Perché sono importanti i media? Studiare i media ci permette di capire che essi sono ormai la

principale fonte dell’approvvigionamento della nostra conoscenza. Tutti sono posti nelle

condizioni di accedere alle conoscenze e al sapere. Prima questo non era disponibile per tutti,

nell’800 era un apparteneva ad un ceto più piccolo. Oggi c’è una maggiore uguaglianza. La

parola cognitiva= ha a che fare con le nostre capacità di conoscenza e comprensione di ciò

che conosciamo. C’è un sapere che può essere raggiunto da tutti. Si può davvero parlare di

democrazia cognitiva? Si può davvero pensare che tutti abbiano lo stesso grado di

conoscenza? Se bastasse possedere la connessione internet per dirsi “colti”, sarebbe molto

semplice. Ma non è così. Non basta avere un accesso a internet. Non basta sapersi spostare

da un sito all’altro. Non basta questo per poter parlare di una democrazia cognitiva compiuta.

Oggi chi non possiede l’accesso a internet, è messo in una posizione di emarginazione sociale;

sia nell’occidente sia nel resto del mondo (basta pensare all’Africa). Il possesso di questi

strumenti tecnologici, o il non possesso fa già la differenza nella la democrazia cognitiva.

Nonostante i abbia a disposizione potenzialmente tutto il sapere (avendo la connessione a

internet) non sempre si è in grado di comprendere. Non sempre si hanno gli strumenti

culturali per gestire queste informazioni. Non tutti riescono a mettere in relazione le

informazioni. Molto spesso la possibilità di discernere tra informazioni attendibili e non

attendibili (superficiali) manca. Dipende dal grado di cultura che ognuno possiede. La vera

democrazia cognitiva sarà compiuta quando tutti saranno nelle condizioni di avere questa

consapevolezza (di organizzare le informazioni). Questa è la differenza tra chi ha accesso, ma

non ha la cultura per organizzarle e inserirle all’interno di un sistema, e tra quelle persone che

sono in grado di farlo.

Chi non ha la possibilità di gestire un solido e strutturato sistema di cultura, certamente può

cadere in errore, può essere strumentalizzato chi non sa discernere, più facilmente è

preda della manipolazione del potere politico ed economico. Senza dubbio l’incapacità di

verificare le informazioni che ci vengono date, è una delle condizioni che rende il soggetto

“facile preda” (l’ha detto in Tv, l’ho letto su internet).

Idealmente siamo dotati di un sapere vastissimo. Ci troviamo in una condizione privilegiata,

ma senz’altro ci sono dei limiti. Inconsapevolmente ci si fa trascinare dal potere dei media.

Le informazioni possono essere manipolate. L’incapacità di verificare la correttezza di

un’informazione è un limite delle popolazioni di oggi. Oggi circola di tutto, soprattutto le

notizie false. Bisogna saper distinguere le notizie false da quelle vere. Questo sapere illimitato

non ha precedenti nella storia dell’umanità. Ci sono dei limiti, delle criticità del sistema

culturale. C’è un’istituzione che gestisce questi limiti o queste possibilità nei media? Ad

esempio c’era la censura. Per fortuna non siamo più in questa condizione. Non è detto che

l’assenza di un’istanza di controllo circoscritto (non invasivo) sia un bene. Perché in effetti

questa grande libertà non sempre viene esercitata con senso di responsabilità, sia dai singoli

cittadini (blogger, produttori di immagini e video) sia da network, aziende e società che si

occupano dei media.

Questi limiti sono regolati da qualcuno? C’è un’istituzione che governa le possibilità

nell’ambito dei media? I governi, gli Stati, riescono ad intervenire sempre di meno nei controlli

dei media. Da un lato questo è un bene, difatti non c’è più la censura (a differenza del regime

totalitario). Fortunatamente non siamo più in quella situazione, tuttavia non è detto che

questa mancanza di un controllo sia un bene! Perché questa grande libertà non sempre viene

esercitata con senso di responsabilità. Quest’evoluzione dei media è sempre più autonoma. Si

sottrae sempre di più ad ogni istanza regolatrice. Questo non ci permette di capire se stiamo

andando verso il meglio o il peggio; ma questo sta a ognuno di noi, dipende quanto siamo

responsabili. Dipende da come utilizziamo queste informazioni che ci vengono fornite dai

media.

Quando pensiamo ai dispositivi che utilizziamo tutti i giorni, sembra che non ne possiamo più

fare a meno. Sembrano che siano necessari per la nostra sopravvivenza. Le tecnologie sono

ormai legate alla sopravvivenza umana, sono come i beni primari (al giorno d’oggi). Le

generazioni che c’erano prima dell’avvento dei media, sono sopravvissuti benissimo senza

queste tecnologie. Ma a noi non viene naturale pensare a questo, perché siamo sempre

sprofondati nell’istante presente, che è privo di connessioni di ciò che c’era prima con ciò che

ci sarà dopo.

Riprendendo la definizione di McLuhan: i media sono delle protesi, delle estensioni delle

nostre facoltà e dei nostri sensi (vista e l’udito); sono l’amplificazione di queste nostre realtà.

C’è un’elaborazione di ciò che viene percepito; un’elaborazione emotiva e una razionale

(pensiero). La vista e l’udito sono una prima parte di noi che viene raggiunta dai media, e

dalle informazioni. Tutto ciò viene elaborato emotivamente e razionalmente.

Tutto parte dalle percezioni. I media servono soltanto per amplificare i nostri sensi, oppure in

quanto protesi li sostituiscono? Sono vere entrambe le cose, dipende sempre da come li

utilizziamo; dipende da noi, difatti possono darci il meglio o il peggio. Ci soffermiamo sulla

“tecnologia della

percezione perché i media sono stati definiti (da Pietro Montani)

sensibilità” . Tutto questo ha portato ad una trasformazione epocale. Quando vediamo delle

immagini, i nostri sensi sono sollecitati e questi influiscono sulla nostra conoscenza. Ciò non

accadeva quando la conoscenza veniva fatta soltanto tramite la parola scritta (prima

dell’avvento dei media). Si è passati dalla conoscenza razionale (fondata sulla parola scritta)

ad una conoscenza diversa (che non può prescindere dall’emotività perché ha a che fare con

l’immagine audiovisiva). Questa nuova forma di conoscenza è meno razionale, tant’è che ha

un altro nome: “COMPRENSIONE”. Essa ha a che fare con il pensiero più veloce, semplice,

con nuove abilità nate con l’avvento del cinema.

Per capire meglio altre trasformazioni introdotte nella cultura, dobbiamo soffermarci su due

nozioni: una serie di

CIVILITA’: tradizionalmente definita dagli antropologi e sociologi come

 conoscenze pratiche che hanno a che fare con le nostre abilità quotidiane (come ci

rapportiamo agli oggetti); confrontando gli egizi con i maya ci rendiamo conto di una

certa somiglianza nelle loro abilità strumentali. L’apprendimento dell’uso degli oggetti è

qualcosa che può essere diffuso molto velocemente (visibile nel periodo della

colonizzazione).

CULTURA: riguarda un sistema (è una struttura) che comprende credenze, idee, principi,

 valori, paradigmi, miti, simboli, norme, strategie, divieti ecc.

Analizzando le due nozioni, possiamo osservare che la civiltà ha a che fare con cose concrete

(gli strumenti d’uso quotidiano), mentre la cultura ha a che fare con un ambito che non posso

toccare (idee, principi).

Mentre la nozione di civiltà si può diffondere facilmente, la stessa cosa non si poteva dire a

rigore per la cultura. Ovvero era molto più facile per i dominatori introdurre l’uso di oggetti e

strumenti presso i popoli colonizzati, piuttosto che imporre loro un nuovo modo di pensare

(per utilizzare nuovi strumenti ci vuole poco). Per acquisire nuovi valori, ci va molto più tempo.

Non si cambia idea facilmente. I popoli colonizzati hanno mantenuto la loro cultura

tradizionale e hanno fatto molta resistenza. Le idee che arrivano dall’esterno non si radicano

tanto velocemente, ci va tempo (generazioni dopo generazioni).

Tradizionalmente la cultura indicava tutto ciò che non era immediatamente universalizzabile.

Quindi la nozione di cultura, per gli antropologi era legata a tutto ciò che era specifico di una

determinata etnia, di un determinato popolo. Il termine cultura (un tempo) era legato ai

singoli gruppi sociali. Questo cambia con l’arrivo dei media, difatti si parla di una cultura

mondiale. È fondata sull’immagine, su una conoscenza non razionale.

I media influenzano sia la civiltà che la cultura. Li uniscono in tutt’uno. La differenza tra le due

nozioni oggi non è più così evidente. I media hanno concorso a diffondere dei contenuti

cultura. Essi hanno determinato questa globalizzazione della cultura in modo molto lento e

affascinante. In questo modo è stato possibile diffondere dei valori culturali (nell’arco di un

secolo). I media hanno diffuso i contenuti della cultura occidentale, mostrando delle immagini,

attraverso l’intrattenimento. I media hanno mostrato attraverso il cinema, attraverso la

dimensione della fiction, dello spettacolo, delle storie con dei personaggi (quasi sempre

occidentali).

Osservando questo stile di vita (la quotidianità di questa civiltà occidentale) pian piano è

diventato un modello di riferimento a cui ispirarsi. Era visto come un modello da imitare e

questo ha determinato una standardizzazione sia della civiltà sia della cultura. Imitando questi

modelli, si assumeva anche lo stesso modo di pensare. Facevano propri principi, idee che in

realtà appartenevano ai personaggi proposti dai media. Oggi non si piò distinguere la civiltà

dalla cultura. I media si sono rivolti sempre allo spettatore medio; ha sempre cercato di avere

un mercato più vasto possibile. Quindi nei film si sono create delle storie standardizzabili,

ovvero valide per tutto il mondo. 12/10/2016

spettatore medio

Ieri ci siamo soffermati sulla figura dello . la rappresentazione dell’alterità

dipende molto da che cosa si intende con spettatore medio (sia nell’ambito dell’informazione

sia del cinema). Lo spettatore medio è di media cultura, con delle abilità e competenze di

media cultura. È lo spettatore che ha una cultura mediatica, una capacità di rapportarsi alle

immagini in un certo modo (parliamo di una sensibilità media). Quando ci vengono mostrate

delle immagini, si presume che il pubblico abbia una sensibilità media. È una persona

integrata nella società e ha una certa familiarità con le tecnologie. Ha la capacità di

rapportarsi alle immagini che vengono proposte dai media.

Non è uno spettatore emarginato, ma ha una familiarità con i media. Spettatore medio

=qualcosa di concreto, ma anche di astrazione; come si fa a definire la capacità media? È una

stima, un ideale.

Per quanto riguarda l’ambito dell’intrattenimento, lo spettatore medio è sorto nei primi

decenni del ‘900, quando è nato il cinema. È stato il cinema per la prima volta a rivolgersi allo

spettatore medio. Il cinema aveva una peculiarità. Fino agli anni ’20 il cinema non si

appoggiava alla parola, e questo le permetteva di essere internazionale. C’erano delle

didascalie, sovrapposte alle immagini. Le scene spesso erano interrotte dai dei cartelli, dove

venivano trascritte le didascalie. Queste didascalie potevano essere cambiate, in base al

paese della rappresentazione (e veniva fatto con poche spese). Per cui il cinema si rivolgeva

ad un pubblico internazionale.

Uno dei primi ostacoli arriva con la nascita del cinema sonoro; da lì in avanti sarà difficile

tornare a far sì che il cinema abbia una vocazione/diffusione internazionale.

Il cinema si è sempre diffuso ad un pubblico internazionale (specialmente per quanto riguarda

il cinema hollywoodiano). Questo nuovo medium di cinema viene visto come un mezzo che si

rivolge ad un pubblico internazionale. Tanto più è ampio il pubblico, tanto più il guadagno è

alto. Se si superano i confini, ecco che questo costituisce un fattore di enorme guadagno

economico. Da questa situazione nasce l’astrazione dello spettatore medio. È un’astrazione

che viene determinata dalla cultura di chi la compie. Dagli scambi tra culture nasce lo

spettatore medio. Esso è uno spettatore che vive di sincretismi, di scambi culturali (per

esempio se pensiamo al jazz, un tipo di musica legato alla cultura dell’africa). Fin dalle origini,

c’è una visione (quella statunitense) che nonostante questi sincretismi, esclude tante altre

possibilità che derivano dalle culture extra-statunitensi. Queste culture non vengono tenute in

considerazione quando si immagina lo spettatore medio. Lo spettatore medio ha certe

caratteristiche culturalmente determinate, geograficamente determinate. Questa idea

astratta dello spettatore medio, contiene in sé elementi che ci fanno intuire che il rapporto tra

le varie culture (tra l’io e l’altro) è molto importante.

INDIVIDUO-SOCIETA’-SPECIE (inizialmente pochi individui erano toccati dai media-

1400/1500 la stampa). Inizialmente si parlava di una dimensione quasi individuale. Con

l’avvento del giornale (fine del 700) ci si rivolge ad un pubblico locale oppure nazionale. Con

l’avvento della radio (inizi del ‘900) si trasmettono musica, parole, commedie ecc. Sì basa

molto quindi sulla parola, di conseguenza ci si rivolge ad un pubblico locale/nazionale. Con

questi media, si era passati dalla dimensione di pochi individui, ad una dimensione di società

nazionale. I media oggi si rivolgono all’intera specie umana (questo è cambiato negli

anni20/30 con l’arrivo del cinema muto). Il pubblico era visto come una comunità planetaria.

Negli anni 20, gran parte della popolazione non era alfabetizzata, per cui non leggeva i

giornali, raramente ascoltava la radio, ma al compenso frequentava i cinema; in quanto il

costo era molto ridotto. L’idea di spettatore astratto sussiste ancora oggi, e si è diffusa dal

cinema agli altri media.

I media hanno introdotto delle novità e hanno anche interpretato dei mutamenti, che nel

corso della storia contemporanea (‘900 ad oggi) si sono susseguiti con una rapidità che non

ha precedenti (parliamo del secolo breve, in quanto tutto è trascorso velocemente).

I media hanno interpretato questi mutamenti, ma hanno anche concorso ad accelerarli;

talvolta li hanno introdotti là dove non c’erano le condizioni sociali. Hanno promosso la libertà,

l’uguaglianza e la fratellanza (questo è l’elemento meno realizzato e questo è dovuto alle

diversità culturali). Gli Stati Uniti hanno influenzato il mondo, e lo hanno fatto attraverso i

media, soprattutto con il cinema. Su 10 film che uno spettatore medio vede, 8 sono

americani. È una statistica che vale per molti altri paesi, non solo per l’Italia. Gli Stati Uniti

hanno concorso a diffondere la loro cultura. In questo processo hanno avuto importanza

questi valori democratici, che sono stati posti al centro dei contenuti mediatici. I personaggi

americani godono di una certa libertà, vivono in uno stato democratico. Questo ha concorso a

diffondere nel mondo l’idea di democrazia.

Mentre si diffondevano questi ideali nel mondo, dall’altro lato si assisteva ad una minore

stabilità di questi valori e principi (il ‘900 è il secolo del totalitarismo). Si sono diffusi ma sono

stati messi in discussione e molto spesso calpestati. Ci sono stati dei momenti in cui le società

non hanno più creduto nella democrazia. Questa minore stabilità di valori e ideali ha avuto nel

corso dei secoli, dei momenti in cui c’è stata una fluttuazione (maggiore diffusione ma dei

momenti in cui è diventata una minaccia). Si parla a questo riguardo di liquefazione. È una

parola introdotta da Zygmunt Bauman. Ovvero nascono nuovi ideali ma a distanza di poco

vengono messi in discussione. Non sono stabili come accadeva in passato. Sono soggetti a

delle variazioni continue.

I media si sono fatti interpreti di una minore ineguaglianza. Tuttavia hanno anche determinato

un’intensa emarginazione sociale (i cosiddetti “sfigati”). Questa definizione è sintomatica

della condivisione di un modello di esclusione sociale. Gli sfigati sono quelli che non hanno la

fortuna di essere inclusi in questa società di valori/benessere. Sono considerati fuori dalla

società, senza possibilità di inclusione. Superati i bisogni primari, subito dopo c’è l’accesso ai

media. Questo accesso fa parte della sopravvivenza in un mondo che prevede come

condizione la familiarità con i media.

I media si sono fatti interpreti di un grande periodo storico e ha portato ad una diffusione

maggiore di benessere sociale, meno vincolata dalla necessità materiale. C’è una minore

schiavitù.

Il cinema ha documentato questa maggiore diffusione di benessere, ambientando le proprie

storie in contesti sociali diversi. Il cinema è una straordinaria macchina del tempo. I media

hanno anche promosso questo cambiamento; il mezzo principale di questa trasformazione è

la pubblicità. C’è stata la nascita di nuovi bisogni perché si è visto che qualcun altro viveva

meglio. Si è voluto raggiungere quello stesso livello di benessere. Senz’altro oltre allo

spettacolo/cinema, la pubblicità ha avuto come vocazione quella di promuovere la vendita di

oggetti che “ti miglioreranno la vita”. Questo ha determinato un incremento enorme del

bisogno di questi oggetti. La pubblicità fa emergere tutti i vantaggi derivati dal possesso di

quel determinato oggetto. È un bisogno che viene sollecitato dall’inconscio. “Bisogno” che a

volte non è commensurato alle reali necessità che abbiamo. Dagli anni ’40 il bisogno è stato

soppestato dal desiderio. Questo ha determinato una schiavitù delle futilità materiali (“lo

compro perché è alla moda”).

CONSUMISMO

Questo si chiama si consumano prodotti di cui non si ha il reale

bisogno, per il semplice desiderio di possesso; in quanto ci sentiamo appagati da altri punti di

l’inclusione sociale.

vista, come

Tutto questo fa parte della cultura dei media. Questo insieme di cose determina una maggiore

schiavitù.

Un maggior benessere è stato fondamentale, perché si è migliorata la condizione della vita. I

media tendono a rappresentare poco la sofferenza e la morte (intesa come processo

doloroso). Si è data molta meno rappresentazione di tutto questo. Un tempo c’era più

familiarità con la morte. I media non hanno più rappresentato questi elementi intanto per una

questione economica. Il pubblico vuole svagarsi, non vuole pensare alle cose tristi, quindi i

media non potevano portare dei temi simili al dolore e alla morte. Perché la funzione

dell’intrattenimento è l’evasione dalla realtà. La morte e la sofferenza sono state messe da

parte. L’intrattenimento serve proprio a non pensare a questi temi. A furia di rimuovere tutto

questo, si è interrogati di meno, si riflette di meno sulla morte (dovuta anche alla

laicizzazione). 17/10/16

CULTURA DOMINANTE E MEDIA (parte 1)

I media hanno inciso su popolazioni di tutto il mondo e hanno concorso a determinare la

globalizzazione della cultura, unendo i concetti di civiltà e cultura.

Come si è realizzato questo processo?

Abbiamo detto che i media hanno promosso alcuni valori, processi e trasformazioni nel 900, e

abbiamo già chiamato in causa il concetto di modello. Il modello democratico, egualitario, del

benessere, della qualità della vita. Un tempo tradizioni, norme sociali, imposizioni, limitavano

la vita affettiva delle persone che ora è più libera.

Oggi le trasformazioni sono diventate dei modelli, dei punti di riferimenti, che hanno

importanza nel nostro modo di pensare e vivere, tanto che ormai sono ritenuti la norma. Una

serie di modelli di civiltà e cultura sono proposti dai media come normali e come ideali a cui

tendere. L’ideale dell’uguaglianza per esempio non è completamente realizzato e compiuto.

Tra questi modelli troviamo:

· INDIVIDUALIZZAZIONE: La questione dell’individualismo è affrontato dai media

spesso come un problema. È un’autonomia crescente di cui gli individui godono, sia

nella sfera affettiva, pubblica che privata. È una libertà crescente che si diffonde tra i

popoli. Nell’ambito dell’Occidente, dove è sorta come un modello di riferimento, questo

modello si presenta per ogni persona sempre in maniera più precoce: i bambini sempre

più presto godono di autonomia e libertà e sono meno subalterni verso i genitori. C’è

maggiore libertà nella sfera pubblica: espressione politica ed esercizio della libertà con

referendum e consultazioni. Vi è più possibilità di esprimersi e di autodeterminarsi. Un

tempo non era così: i media hanno favorito e indicato come un modello, valore, ideale a

cui tendere l’individualizzazione. Anche in altri popoli in cui era meno importante,

questo processo ha marciato con grande velocità. Dando per scontato certi

presupposti, il pubblico li vede come necessari e come se fosse sempre stato così.

Questi modelli non sono imposti ma rappresentare la normalità, fa sì che lo spettatore li

acquisisca inconsapevolmente come normali. Se venissero imposti ci sarebbe una

reazione di rifiuto. Può esserci però una degenerazione dell’individualizzazione ovvero

l’individualismo: porre la libertà come assoluta senza pensare che essa può

danneggiare gli altri; ciascuno pensa a sé senza tener conto degli altri. È uno dei

problemi che si sono manifestati nell’Occidente dove ci sono eccessi di

individualizzazione che porta all’individualismo. Il senso di solidarietà e di fratellanza

viene meno, soprattutto nelle grandi metropoli.

· DIFFERENZIAZIONE: è una suddivisione del sapere (cultura), della produzione e

del consumo (civiltà). La nostra società si è organizzata differenziando (le classi sociali,

il proletariato), sono nate le specializzazioni professionali. Questa differenza fra

individui distinguendoli per censo, cultura è così definita. Le società tradizionali non

erano così tanto differenziate. Questa differenziazione si può definire da un lato

specializzazione professionale e della conoscenza, è stata posta come modello di

organizzazione della società interpretato come normale, come un processo storico

necessario ed ideale. Questa idea ha fatto sì che nelle società non occidentali si

organizzassero in questo modo, dove questo processo è durato pochissimo. È una sorta

di adeguamento di queste società. Nell’ambito dell’informazione si fa parlare lo

specialista dando così informazioni specifiche su un certo argomento. Il problema è che

non sono in grado di mettere la differenziazione in relazione e contesti più vari. Così

facendo però, con la parola dell’esperto, fa sembrare che sia qualcosa di normale ed

ideale.

L’altra faccia della differenziazione è una atomizzazione cioè una società che ha

specificità al suo interno, sempre più piccole, le quali rischiano di non comunicare le

une con le altre. Un momento storico in cui la differenziazione ha costituito un

problema è stato tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, quando il marxismo ha messo in

evidenza le disparità e quindi sono sorti i conflitti di classe.

· RAZIONALIZZAZIONE: è un modello di cultura sorta in Europa e America.

Razionalità come modo di conoscenza preminente su cui fondare il dominio sulla realtà.

È una peculiarità della cultura occidentale. È stata la storia della progressiva

preminenza della ragione su tutte le altre facoltà umane. Anche in questo caso a

tendenza è di intenderla come un esito storico necessario, il migliore e l’unico possibile

dell’evoluzione umana. La degenerazione è l’iperrazionalismo (messa in evidenza nel

corso del 900): annientamento del sentimento, tutto deve essere improntato ad una

logica fredda e implacabile, che dia un’immagine e un controllo della realtà oggettiva.

ragione strumentale

La conseguenza è la cioè la razionalità sempre usata come mezzo

per raggiungere un beneficio immediato che non tiene conto di tutto il resto. I media

propongono la razionalizzazione come modello ideale.

· ECONOMIZZAZIONE: è la centralità assegnata agli aspetti materiali

dell’esistenza, spesso misurabili. Il nostro tempo assegna più importanza alla quantità

che alla qualità. Il benessere materiale ha a che fare con economizzazione. La storia

dell’umanità è cambiata con la nascita della moneta e più in generale l’economia ha

assunto una predominanza assoluta. I media l’hanno proposto come modello ideale.

Oggi ci viene spontaneo pensare alla nostra vita con il denaro, che in fondo è qualcosa

di astratto. Anche questo processo parte da Europa e Stati Uniti e solo nell’ultimo

secolo diventa globale. Siamo portati a confondere ciò che è normale, diffuso, con

qualcosa di ideale e desiderabile.

· OCCIDENTALOCENTRISMO: (modernità e tarda modernità), La dominanza

dell’occidente che raccoglie in sé tutti i modelli precedenti. Questa centralità è sorta

con l’eurocentrismo, cioè la presunta superiorità degli europei rispetto agli altri popoli.

Questo ha avuto uno sviluppo negli USA e si è determinato con i processi migratori

degli europei, che di nuovo hanno ripetuto questo modello di superiorità e dominanza.

Quando si è determinata l’espansione della cultura occidentale nel resto del mondo si è

determinato una dominanza sulle altre culture: ancora oggi ne risentiamo pur essendo

in un’epoca di globalizzazione.

- Europeizzazione: si è sviluppata in epoca romana, ma soprattutto con i processi

di espansionismo e conquista da parte degli europei. Questo processo vive un

momento cruciale con la scoperta dell’America. Abbiamo un processo di espansione

che viene denominato mondializzazione: si estende in tutto il mondo. È un processo

per il quale i popoli vivono sempre meno una condizione di divisione ma iniziano ad

incontrarsi (o scontrarsi). Abbiamo degli scambi, delle imposizioni da parte di

europei e americani verso altri popoli. Questa mondializzazione coincide sempre più

con l’occidentalizzazione in cui gli Usa hanno un ruolo preminente nella diffusione di

civiltà e cultura. Finché scambi tra occidente e oriente aumentano sempre più e

nella seconda metà del 900 la globalizzazione si afferma come processo nel quale

ancora oggi siamo immersi. Ci rendiamo conto di come l’occidentalizzazione sia

stata favorita dai media (soprattutto nel 900), con la proposta e non l’imposizione.

Sono processi storici che investono la civiltà e la cultura: colonizzazione materiale e

culturale.

La differenza rispetto ai secoli precedenti è che con il colonialismo venivano imposto

ad altri popoli, si acquisivano i modelli occidentali. Questa imposizione aveva metodi

che sorgevano con i conflitti e con la forza. Una serie di processi storici hanno fatto

sì che questa diffusione sia più vasta e profonda. I media hanno cambiato

l’imposizione in proposta, come il migliore possibile.

La proposta di tali modelli “ideali” ha fatto sì che si radicassero profondamente.

CULTURA DOMINANTE E MEDIA (PARTE 2)

- Democrazia, laicità, realismo, tecnica, scienza, economia, materialismo, individualismo

- Ideologia e mitologia della felicità: valori (salute, gioventù, ricchezza, potere, integrazione

sociale) e la loro crisi

- Presente (moderno, attualità, moda, trend…)

- Modello WASP (White Anglo Saxon Protestant) e la sua crisi

- Cultura del loisir: evasione, spettacolo; reale e immaginario

- Eros e Thanatos

Uno dei fattori cruciali che nei media ha fatto sì che tutto venisse proposto e non imposto, è il

WASP

modello (White Anglosaxon Protestants): i protagonisti della scena mediatica

internazionale dall’inizio del 900 fino agli anni 70, corrispondono a questo modello cioè sono

dei bianchi, di etnia e cultura anglosassone (Nord Europa) e protestanti (religiosità più

razionale). Sono protagonisti di storie sentimentali, dei film bellici (il cui conflitto viene

mostrato solo dalla parte del protagonista) e dell’intrattenimento. Nei film di tutti i generi, i

protagonisti sono stati bianchi, anglosassoni e protestanti. Per più di 70 anni e hanno

concorso a determinare la centralità dell’occidente. Questi modelli sono stati proposti (e non

imposti) con dei personaggi che ne fossero la reincarnazione, con quel modo di pensare e di

vivere, sia nella sfera pubblica che privata. Questi modelli sono stati introiettati fino a

gigantesco spot

raggiungere l’inconscio. Il cinema hollywoodiano può essere considerato un a

favore degli Stati Uniti. Esso è stato il cinema per antonomasia, la stragrande maggioranza

dei film visti ancora oggi dal pubblico è hollywoodiana. Fino agli anni 70 si vedevano ancora

più film statunitense di oggi. Nella seconda metà degli anni 70 il modello WASP verrà meno:

compaiono attori afroamericani, la cui presenza è considerata scandalosa. Siamo figli di

questa storia e ne siamo intrisi. Le generazioni precedenti e la cultura mediatica, ancora oggi,

risentono di questa storia.

La stragrande maggioranza della popolazione a livello globale NON rappresenta il modello

WASP. I film hollywoodiani sono visti dalla comunità planetaria ma non danno una

rappresentazione proporzionata del modello WASP.

Pierre Bourdieu è un sociologo-antropologo francese. Il modello WASP è uno dei modi con cui

si manifesta questa violenza simbolica. È un tipo di violenza dislocata in una sfera astratta,

quella simbolica. Proposta del modello WASP che poi diventa imposizione. I divi hanno la

prerogativa di essere affascinanti. È così che si propone questo modello. I divi sono modelli

ideali di riferimento cui ispirarsi. Scelta dettata da fattori molto complessi e diversi fra loro.

Prima dei media le civiltà avevano ognuna le proprie tecniche del corpo. Imitazione

consapevole o inconsapevole (soprattutto questo caso): prima modalità di apprendimento che

l’essere umano impiega fin dall’infanzia. Processo cognitivo primario di apprendimento →

studio dei neuroni a specchio. Pensiero mimetico. Si sviluppa attraverso la mimesi/l’imitazione

facendo da specchio a ciò che si vede. IDENTIFICAZIONE. Noi spettatori diventiamo identici ai

personaggi che vediamo nei film. La nozione di CORPORAZIONE riguarda gli elementi culturali

astratti. PROIEZIONE. Utile, ci rende meno vittime/schiavi. È un processo opposto rispetto a

quello di IDENTIFICAZIONE. Lo spettatore attribuisce a personaggio elementi della propria

identità di spettatore e che quindi non sono del personaggio.

CULTURA DOMINANTE E MEDIA (PARTE III)

VIOLENZA SIMBOLICA (P. Bordieu, Meditazioni pascaliane): violenza esercitata non tramite

l’azione fisica, ma attraverso l’imposizione – più o meno manifesta e consapevole – di

categorie cognitive, paradigmi culturali, principi, ideali, valori, ecc. (ad esempio: arbitrio

culturale posto come naturale; tassonomie non riconosciute come interpretazioni del mondo).

HABITUS (M. Mauss, Le tecniche del corpo): condivisione di modelli dominanti. Introiezione.

Conformismo. INCORPORAZIONE, MICROFISICA DEL POTERE, CORPI DOCILI (Michel Foucault,

Sorvegliare e punire). (Divismo) 18/10/2016

Preparazione per il film : quali sono i processi mentali che la visione di un film attiva in

ciascuno di noi.

Il modello WASP di cui abbiamo parlato ieri, si ricollega molto al discorso dei processi mentali.

Ora vediamo che pertinenza ha con i processi mentali.

MODELLO WASP

I protagonisti della scena mediatica internazionale sono stati per molti decenni (fino alla fine

degli anni 60) personaggi che corrispondevano al modello WASP: ovvero bianco,

anglosassone, protestante. Questa storicizzazione va precisata; guardiamo il panorama

mediatico attuale: in quale misura corrisponde ancora oggi al modello WASP? la maggioranza.

Non è più preminente, ma non scomparso. Anche le star di Hollywood incarnano il modello

WASP. le star che non incarnano questo modello sono la minoranza.

Ci siamo soffermati su queste questioni perché stiamo entrando nel vivo di questi processi.

Riferimento a uno dei modelli (che riprende il modello wasp) della violenza simbolico:

introduce questo concetto lo studioso francese Pier Boudieu. Quado parliamo di violenza

simbolica, non intendiamo la violenza fisica; è un tipo di violenza simbolica, dislocata in una

sfera astratta (dimensione culturale, dello spettacolo, dell’immagine), che funziona attraverso

la proposta del modello WASP. Questo modello propone qualcosa di affascinante (come

l’ideale, o la normalità) che vuole essere imitato. Attraverso questa proposta così affascinante

si esplica una sorta di imposizione; è una scelta che avviene in modo più o meno

consapevole; la persona sa di voler imitare quello che vede.

La storia ha portato a far sì che la cultura dominante fosse quella WASP, ecco che la cultura

dominante detta le regole. Quando si fanno delle scelte, in maniera più o meno diretta ci si

attiene a quelle regole.

Qualsiasi convenuto dei media, qualsiasi valore, che molto spesso vengono proposti da chi li

impiega e recepiti da chi li fruisce come naturali. Questi valori non sono assoluti. Quando

manca la consapevolezza dello spettatore che ci sono delle definizioni culturalmente

determinate (che non è casuale e naturale), egli è molto più vulnerabile a questa violenza

simbolica. Prendiamo tutto e lo assumiamo, lo facciamo nostro modo di pensare, senza

chiederci se è condivisibile o no. Se è giusto o sbagliato. Una volta acquisita questa

consapevolezza siamo in grado di decidere se aderire a questi valori culturalmente

determinati, e di considerarli relativi e non assoluti.

È una forma di violenza, che colpisce tutti, senza rendercene conto.

Marcel Moss: lo studioso parla del cosiddetto “abitus”; indica non soltanto l’abito, ma più in

generale l’apparenza esteriore data da una serie di fattori (anche comportamentali). Egli

introduce questo concetto in un saggio dedicato alle tecniche del corpo. Egli parla di

comportamenti che un tempo erano considerati innati, naturali, spontanei; egli invece rivela e

dimostra come siano culturalmente acquisiti (un certo modo di sorridere, camminare,

partorire, dormire). Sono tecniche culturalmente apprese. Ogni civiltà aveva le proprie

tecniche del corpo.

L’idea delle tecniche del corpo gli arriva dal cinema. Racconta che negli anni 30 era ricoverato

negli ospedali e osservava il modo di camminare delle infermiere e si chiedeva dove l’avesse

già visto. Improvvisamente gli viene in mente che lo aveva visto al cinema (era la camminata

delle dive di quel periodo).

L’abitus viene appreso in maniera inconsapevole.

Gli spettatori (di allora e di oggi) sono soggetti ai medesimi processi: di introiezione di un

abitus (quindi elementi di civiltà). Questo avviene perché è un modo dell’apprendimento che

l’essere umano impiega sin dall’infanzia (impara imitando). Viene chiamato processo

cognitivo (primario) che è stato studiato da parte dei neuro scienziati.

L’imitazione non viene messa in atto solo nel rapporto con la realtà, ma sono processi attivi

anche dinanzi alle immagini. Il nostro cervello non distingue tra l’immagine e la realtà.

TRAMA “BABEL” (tratta da MyMovies)

Il detonatore che innesca una reazione a catena è il colpo di fucile partito dalle mani di due

ragazzini in un paese sperduto del Marocco. Un gesto compiuto accidentalmente da due

innocenti che, come in un domino, agisce profondamente sulle vite di tre gruppi di persone in

diverse zone del pianeta: una coppia di americani lì in vacanza per risolvere una crisi

coniugale, una domestica messicana alle prese con i figli dei due nel giorno del matrimonio di

suo figlio, e un'adolescente giapponese, sordomuta ed emotivamente emarginata, alla

disperata ricerca d'amore in una Tokyo caotica e alienante. Il regista messicano Iñarritu è

ossessionato dalle coincidenze del destino e dalle storie parallele. Quattro episodi-limite di

solitudine e dolore, quattro zone geografiche in cui i protagonisti sono o si sentono stranieri,

quattro lingue più una (quella dei segni) per un film-manifesto della cultura globalizzata.

24-10-2016

Questo film apre molti temi; temi che riguardano la nostra contemporaneità, molti problemi

del nostro tempo. Dal punto di vista della comprensione del film, la complessità implica una

serie di percorsi di pensiero dello spettatore non del tutto agevoli.

Se partiamo dal titolo, possiamo vedere che evoca “una torre di Babele”, ovvero una torre

costruita per raggiungere Dio. Egli però li ha puniti dando vita alle lingue diverse, quindi la

non comunicabilità. Quando parliamo di incomunicabilità, non ci riferiamo alle difficoltà

linguistiche, ma a qualcosa di più vasto. Non ci riferiamo al significato letterale. Più in

generale ci riferiamo a culture diverse, popoli diversi, etnie diverse, che entrano in contatto

inevitabilmente in un’epoca di globalizzazione. Questo contatto a volte è nei termini

dell’incontro, altre volte nei termini dello scontro.

L’incomunicabilità è una questione di carattere culturale. Nell’età della globalizzazione i più

agevoli spostamenti sul territorio mondiale, senz’altro favoriscono i contatti, ma non

necessariamente la comprensione tra popoli di culture diverse. La maggiore facilità degli

spostamenti viene rappresentata nel film dal

- “viaggio turistico dei due statunitensi nel Marocco”, ma anche

- “nei flussi migratori che hanno come protagonista Amelia”,

- “spostamenti nello spazio, come nella vicenda dell’uomo giapponese che era andato in

Marocco per una battuta di caccio dove regalò un fucile da cui nasce tutta la storia”.

La maggiore frequenza di contatto pone l’umanità in una condizione nuova (che non ha

dall’interdipendenza

precedenti nella storia). Questa condizione nuova viene data

reciproca (tra persone, popoli, nazioni che vivono lontano le une rispetto alle altre). Nel

film viene rappresentata in maniera esemplare. Perché solo alla fine del film, quando ci viene

detto di quel fucile, quando scopriamo che il fucile è all’origine di tutto ciò che avevamo visto

fino a quel momento, riusciamo a capire le relazioni tra le storie che abbiamo visto. Significa

che quell’unico atto ha innescato una catena di eventi. Questa catena non è rimasta

circoscritta in un solo luogo, ma si è espansa in dismisura. Ha avuto conseguenze negli Stati

Uniti, in Messico, Marocco, e Giappone. Questo è ciò che succede in un’epoca di

globalizzazione.

Aumenta a dismisura anche il raggio d’azione di ogni individuo (il portato della sua

responsabilità); interdipendenza significa che ciò che accade da in parte del mondo, ha delle

conseguenze al capo opposto del mondo. Si usa spesso a riguardo una metafora “il battito

d’ali di una farfalla nella foresta Amazzonica può decretare il crollo della borsa di Tokio; questo

per dire che i destini, le vite, le storie siano legate da una retta di relazioni reciproche su scala

planetaria. È proprio questa una delle più grandi novità, senza precedenti nella storia

dell’uomo, data dall’epoca della globalizzazione: l’interdipendenza.

Questo cambia notevolmente la concezione che la globalizzazione impone della responsabilità

individuale. È un mutamento dovuto all’evento della globalizzazione. Prima il raggio delle

conseguenze della sua azione era limitato localmente (come per esempio in un borgo, una

cittadina, non si andava oltre a questo normalmente), ma anche nel tempo (che era

abbastanza circoscritto). Oggi questo principio di responsabilità si espande a dismisura. Il

dono di quel fucile ad un uomo del Marocco, ha tutta questa serie di conseguenze che

vediamo. Avvengono in un tempo rapido, veloce. Le conseguenze possono essere anche a

lunga durata. La morte di quel ragazzino segnerà l’intera vita del fratello. Quindi queste non

sono conseguenze circoscritte.

All’inizio abbiamo l’impressione che queste storie si svolgano in parallelo. Osserviamo

contemporaneamente ciò che succede nella vita del personaggio e ciò che succede nel

mondo. Ognuno di noi vive in un piccolo mondo accecato dai problemi della quotidianità e non

riesce a rendersi conto di quanto c’è intorno e del fatto che ogni azione ha una conseguenza

importante, spesso di vasta portata. Questa mancanza di consapevolezza nei personaggi è

frutto di incomunicabilità. Ognuno è chiuso nel piccolo mondo dei propri bisogni, dei propri

affanni.

Noi spettatori abbiamo un punto di vista privilegiato, perché li vediamo svolgersi in modo

parallelo. Questa è l’impressione iniziale. Noi godiamo di un punto di vista su tutte queste

storie. Quello che succede nella vita di ogni personaggio e quello che succede nella vita del

mondo.

Avendo questa doppia prospettiva, riusciamo a vedere come ogni personaggio sia chiuso nel

suo piccolo mondo. Non si rende conto che le azioni che compie, ha delle conseguenze

importanti, gravi (di portata vasta). Questa mancanza di consapevolezza nei personaggi è

spesso frutto di incomunicabilità.

Ad esempio il turista americano preso a pugni da Richard (da Brad Pitt), chiuso nei suoi

bisogni/nelle sue paure/nei suoi timori. L’unica cosa che vuole fare è tornare indietro al più

presto possibile, non importa se la donna sta per morire dissanguata. Richard si stupisce della

mancanza di comprensione da parte del resto del gruppo. Questi due personaggi hanno una

visione contrapposta. È grazie alla cassa di risonanza mediatica se il governo statunitense

manda l’elicottero in Marocco per salvare la donna. Disparità di trattamento, ci riferiamo sia

alla qualità delle condizioni di vita sia ai diritti delle persone (libertà, eguaglianza…).

Altri elementi. Ci sono delle costanti. In tutte queste storie la costante è data dal rapporto tra

generazioni diverse (genitori o figure di riferimento che hanno una funzione vicaria, come

Amelia fa con i due bambini). Incontro-scontro generazionale. Come si comporta un padre

giapponese e un padre marocchino: ci sono differenze nelle relazioni con i figli. Non siamo

immediatamente consapevoli del modo in cui i temi vengono rappresentati. Diversi gradi di

democrazia, possibilità di esercizio di diritti civili, di benessere materiale dispiegati dalle

istituzioni per andare incontro ai cittadini. Le forze dell’ordine che appaiono nel film non sono

messe a caso. Ci viene mostrato il loro rapporto con i cittadini. È una costante. Serve allo

spettatore per fare dei confronti tra la condizione di benessere e democrazia che vige nei

diversi stati/contesti. Questo confronto nasce da un’attitudine. Processi del pensiero dello

spettatore sollecitati dall’autore durante l’esperienza estetica. Lo spettatore non solo coglie le

analogie ma anche le differenze (analisi comparativa). Nel caso del marocchino i figli gli

sfuggono al controllo e questo risulta fatale per uno dei due figli. 5-10-2016

I modi e le affermazioni che questi temi assumono, sono piuttosto immediati. Abbiamo visto le

istituzioni, le forze dell’ordine che appaiono, non sono lì per caso. Questa presenza così

insistita ha uno scopo, serve allo spettatore per fare dei confronti (tra le condizioni di

benessere e democrazia che vi è tra i diversi Stati). Questo confronto nasce sempre da

un’attitudine che viene sollecitata. I processi di pensiero che vengono sollecitati, sono i

processi di pensiero, definito pensiero analogico. È quello che non solo coglie le analogie, ma

anche le differenze. È questo tipo di pensiero che ci permette di fare dei confronti. Quindi lo

spettatore compie un’analisi comparativa (mette a confronto le condizioni di vita in contesti

diversi).

Abbia parlato anche dell’interdipendenza che è un altro elemento che accomuna i vari

personaggi. Quindi il destino degli uni dipende dagli altri: interdipendenza, che porta in causa

la responsabilità che si espande in modo molto ampio. Quanto gli individui sono consapevoli

delle conseguenze delle proprie azioni? Sono all’altezza del tempo in cui vivono?

La responsabilità del tutore è difficile anche nel caso di Amelia: è lei che cura i due bambini e

ne ha la responsabilità da sempre. Lo stesso si può dire per il padre giapponese con tutte le

difficoltà del caso: la perdita della moglie e della madre della figlia, con difficoltà legate alla

condizione della ragazza che è sordomuta. I due americani si riappacificano in un momento

tutt’altro che romantico, legato a sofferenza fisica e a bisogni fisiologici; momento in cui

ritrovano una connessione profonda. Parlano del venir meno dei genitori nella vita della

famiglia. È diverso rispettare la responsabilità di genitori nei vari contesti socioculturali. Oltre

alle differenze si colgono le affinità. È tanto difficile per una persona che riveste il ruolo di

responsabilità per antonomasia essere un buon genitore in un’epoca di globalizzazione.

Prospettiva trans-storica: responsabilità verso il prossimo (= la persona più vicina a me). È

esercitata in uno spazio circoscritto, nei confronti del figlio in primis.

Senz’altro si colgono le affinità. Essere responsabile nei confronti del proprio figlio, è ancora

più difficile far fronte alla responsabilità che viene posta dall’epoca della globalizzazione.

Quindi l’autore ci pone di fronte a due prospettive:

1) Prospettiva storica (globalizzazione, responsabilità sociale)

2) Prospettiva trans-storica (responsabilità familiare, responsabilità nei confronti di

qualcuno che conosco, esercitata in uno spazio circoscritto)

Il problema trans-storico è un problema eterno, non dipende dall’epoca. La responsabilità di

genitori sta anche nella crisi tra i due coniugi statunitensi (riescono a parlare di questa

responsabilità soltanto nel momento di difficoltà, quando la moglie si trova in una situazione

grave, dopo essere stata ferita dal fucile).

ANALSI DELL’IMMAGINE

Raccordo sul movimento . Vi sono due scene in due contesti lontani. Questo

collegamento viene data da un movimento (=la corsa). Non serve solo da un punto di vista

visivo a collegare due immagini di contesti diversi ma è un altro modo per creare delle

analogie. Si sollecita nella mente dello spettatore il pensiero analogico. Condizione totalmente

diversa di ragazzini che corrono. C’è chi corre tra le montagne del deserto e conduce una vita

aspra e dall’altra parte c’è chi corre in una casa elegante mentre sta giocando a nascondersi

immerso in una dimensione diversa. È anche circondato dall’affetto e dalle attenzioni della

tata, mentre nell’altra situazione l’affetto del padre verrà fuori solo dopo la perdita di uno dei

due figli. Non è il modello classico in cui c’è un solo protagonista. Qui ci sono storie diverse

che noi vediamo svolgersi parallelamente. Lo spettatore medio è portato a credere che ci

siano due protagonisti perché ci sono due divi (divismo). Reazione indotta dal fatto che ci

sono due divi e di solito questi ultimi interpretano il ruolo di protagonisti. I due divi (Brad Pitt e

Cate Blanchett) corrispondono al modello WASP. Il film si apre con l’episodio avvenuto in

Marocco. Lo spettatore medio è portato a pensare che il protagonista debba essere introdotto

allo spettatore nei primi minuti e questo gli serve per trovare subito un personaggio con cui

identificarsi (esperienza mediata). Vive quello che vive il personaggio. Lo spettatore medio

incarna determinati aspetti culturali che prediligono certi aspetti di esperienza mediata

piuttosto che altri.

IDENTIFICAZIONE DELLA PROIEZIONE

Star system

= quasi un secolo fa, lo star system è nato come un sistema di produzione di “divi”. Sistema

attraverso cui vengono individuati determinati attori con determinate caratteristiche che

servono per inquadrare il personaggio con cui il pubblico i dovrà identificare. Ci sono dietro

questioni economiche (show business). Il sistema del divismo funziona perché individua

determinati segmenti di pubblico da incarnare nei divi (ad es. il sex symbol, la vamp, etc.). Se

la star-protagonista non compare nei primi minuti lo spettatore prova un certo disagio. Lo

spettatore prova reazioni che ha implicitamente introiettato nella sua esperienza.

In questo film non può applicare le dinamiche base. Ci sono più protagonisti (Amelia, la

ragazza giapponese e i due ragazzini marocchini). Viene dedicata la stessa attenzione a tutti

questi. Lo spettatore dopo i primi 15 minuti si accorge che i due divi non sono i protagonisti.

L’autore ci sta dicendo che se è vera la presenza di culture dominanti, lui non vuole replicare

nel suo film necessariamente questo rapporto di forza. Lo farebbe se attribuisse una centralità

assoluta alla storia di Brad Pitt. C’è un continuo passaggio da una storia all’altra.

Tutte le storie meritano la stessa identificazione. È un allenamento all’epoca della

globalizzazione. Tutti i personaggi sono posti sullo stesso piano.

Non c’è una focalizzazione. Tutto quello che vediamo non è osservato attraverso gli occhi

di un unico personaggio, anzi la cosa interessante è che una stessa scena in particolare è

osservata prima con la focalizzazione su di lui e poi da un altro punto di vista. Non solo gli

eventi ruotano attorno a un unico personaggio ma anche il modo in cui si svolge la storia, che

non è centrata su un unico personaggio. Non abbiamo eventi che ruotano solo attorno ai due

turisti statunitensi. Quando siamo in Giappone stiamo dimenticando la vicenda dei turisti

americani, non riusciamo a trovare il nesso tra le due storie. Si sottrae lo spettatore da una

visione dal punto di vista privilegiato. Non vediamo le vicende della ragazza giapponese

perché legate a quello dei due turisti americani. Solo alla fine scopriamo cosa li collega.

Possibilità di identificarci con TUTTI i personaggi. È un’identificazione multipla. Esperienze

mediate di contesti che diversamente nemmeno i media ci permetterebbero di conoscere così

da vicino. Noi siamo di volta in volta immersi nelle circostanze dei vari personaggi diversi.

Meta-punto di vista. Un punto di vista sui punti di vista. Contemporaneamente alla

focalizzazione possiamo osservare la scena con un certo distacco. Da questo punto di vista

distaccato è possibile confrontare le storie e imparare qualcosa di nuovo.

Prospettiva duplice dell’esperienza estetica:

Quella dall’alto (meta-punto di vista; dall’alto)

 Quella dal basso (dentro le storie; focalizzazione multipla)

Esperienza estetica disagevole che comporta un arricchimento (quindi comporta un disagio,

ma anche un arricchimento). Possibilità di comprendere i singoli e l’insieme (quanto sono

diversi, vedere quanto questa diversità sia un problema, e quanto sono simili). I personaggi

vivono comunque immersi nelle loro storie. Possiamo riflettere sull’universalità. Questo è il

valore dell’esperienza mediata. Abbiamo la possibilità di comprendere la condizione umana, le

difficoltà degli altri.

STRUTTURA DRAMMATURGICA

Comprende 3 elementi:

1. La storia

2. L’ambientazione

3. I personaggi

È lo scheletro, l’elemento portante/l’impianto di cui non abbiamo esperienza diretta ma che

possiamo desumere dalle connessioni che percepiamo durante la proiezione. Da bambini si ha

un’esperienza che è un flusso della durata del cartone. Più è piccolo e più è facile ricordare dei

flash. Il nesso viene ricostruito quando il bambino avanza di età. 26-10-2016

L’ordine spiegato :

aggiunge molte storie e fa suscitare in noi diverse attese, che alla fine non avvengono (come

per esempio il rientro negli Stati Uniti dei due coniugi e l’incontro con Amelia).

A1= storia dei turisti statunitensi sono 2 unità; vi è il passaggio da

una all’altra. Sono delle

A2= storia dei ragazzini marocchini e della loro famiglia sequenze che mettono insieme

luoghi e protagonisti

B= Stati Uniti (momento in cui la domestica si trova nella loro casa

C= Messico

D= con l’unità drammaturgica, nasce lo spaesamento nello spettatore. Entra in scena il

Giappone. E ci si chiede il nesso tra queste storie; non si capisce.

A2= poi si torna in Marocco; alla famiglia degli adolescenti

C= frontiera-uccisione gallina

A1= ferimento Susan e ricerca soccorso

D= entra in scena di nuovo il Giappone

Lo spettatore compie un viaggio emotivo (esperienze assai diverse le une dalle altre, però si è

coinvolti)

A2= confessione-ricerche della polizia

C= matrimonio

A2= litigi con turisti- saturazione della ferita di Susan (da una situazione difficile anche dal

punto di vista fisico, si pasa di nuovo in Giappone, dove compare una realtà altrettanto

difficile, vista però in un modo diverso).

D=droga-discoteca

Ogni storia, specialmente in ambito dello spettacolo, presenta una suddivisione in

tre parti (è una suddivisione che risale ad ARISTOTELE):

Prima parte: PROTASI (Ovvero la parte dell’introduzione; coincide con la focalizzazione),

 dove vengono presentati i protagonisti e i personaggi, indicati come coloro rispetto a

cui applicare il concetto di identificazione. Presentazione di una condizione specifica di

vita prima ancora che accada l’evento saliente. Normalmente questo evento è un

“conflitto”. Lo sparo come evento saliente in questo caso. però non si sanno quali

saranno i conflitti che verranno scaturiti da quell’azione. Da quel momento tutto

cambia. Sappiamo che da qui tutto cambia ma non sappiamo come perché ci viene

cambiata subito la scena: si passa alla situazione di Amelia. Ci viene presentata la

situazione di Amelia; qui però c’è un problema di relazione temporale (perché la

telefonata non è contemporanea allo sparo). Con il senno di poi capiamo che la

telefonata non è momentanea. Con la scena del Giappone si conclude la protasi.

Seconda parte: EPISTASI, momento dell’acmé emotivo, esplosione emotiva. Il picco più

 alto della partecipazione affettiva al film. Gli eventi si spiegano in un modo altamente

intenso. 2-11-2016

L’autore indirizza lo spettatore su false piste. Si rivelano fallaci a posteriori, quando lo

spettatore è costretto a rimettere ordine rispetto all’interpretazione che aveva dato prima.

Tutto questo avviene simultaneamente alla visione. La storia dei due adolescenti marocchini

non è un flashback e non è contemporanea alle vicende dei genitori americani. La telefonata

ad Amelia che noi vediamo da due punti di vista diversi costituisce la cornice.

La struttura drammaturgica è come lo scheletro del corpo umano. Noi non vediamo questa

struttura drammaturgica ma vediamo le scene, cogliamo dei nessi tra le scene durante la

visione del film. Rapporto di tempo simultaneo tra le storie: questo ci porta a creare delle

aspettative. Schema di montaggio alternato: senso di attesa nello spettatore. Diamo per

scontato che poi tutti i personaggi si intreccino e che tutte le storie convergano. È più chiaro il

nesso tra i due americani e la tata messicana, è meno chiaro il nesso con la famiglia

giapponese. Noi ci aspettiamo che l’autore alla fine faccia incontrare i genitori americani e la

tata. In generale non c’è unità di luogo nella struttura drammaturgica. C’è in parte unità di

azione, là dove manca l’unità di luogo (e viceversa). Con l’unità 4 lo spettatore viene

spaesato. Oggi lo spostarsi facilmente porta l’autore a dover trovare un modo per attirare

l’attenzione dello spettatore. Lo spettatore non deve essere passivo. Gli si chiede un certo

grado di attività. Sarebbe passivo se il film gli riproponesse certi schemi da seguire.

L’ambiente: contesto spazio-temporale

 I personaggi

 La storia (l’articolazione degli eventi)

La fabula del film, ovvero lo sviluppo rigorosamente cronologico degli eventi, non corrisponde

alla trama. Non corrisponde a quello che noi vediamo alla fine. Abbiamo visto che ci sono

delle ripetizioni di eventi, ci sono delle anticipazioni di eventi. Ci sono una serie di

interventi che l’autore compie dal punto di vista della cronologia dei fatti e ci

presenta una trama particolarmente complessa.

All’inizio gli eventi sembrano simultanei, sembra ci sia un sincronismo tra gli eventi; nel

momento in cui compare la scena di Richard, ci rendiamo conto che si tratta di un flash back.

Dal punto di vista cognitivo (razionale/logico), lo spettatore compie una serie di

processi che non sempre vanno a buon fine. All’inizio crede che ci siano certi ordini, una

certa successione tra gli eventi; in seguito è costretto a riconoscere che quella successione

che aveva interpretato non è corretta, perché col senno di poi certi eventi si riconoscono

come flash back ecc. Tutta questa serie in interferenze sono numerose; ci sono false piste

sui cui l’autore del film indirizza lo spettatore. Questa false piste si rivelano fallacee a

posteriori, quando lo spettatore giunto più avanti nella visione del film, è costretto a rimettere

ordine rispetto all’interpretazione che aveva dato prima.

La telefonata vista dai due punti differenti, dà origine alla cornice; nell’ambito di tutte quelle

arti del tempo, la cornice non è una delimitazione dello spazio, ma del tempo. Nei quadri la

cornice delimita una raffigurazione. La cornice nell’ambito delle arti del tempo (arti dello

spettacolo, arte letteraria) non è una delimitazione spaziale ma temporale.

Poi abbiamo anche un’altra cornice= Mise en abime, ovvero una storia nella storia.

Mise en abîme = si crea una specie di abisso dentro cui guardiamo perché c’è una storia.

Divisione storia in PROTASI (introduzione), EPISTASI e CATASTROFE.

Ogni struttura drammaturgica è composta da 3 parti, secondo una suddivisione precisa,

ritrovata sin dall’antichità.

Condizione di stasi nella quale interviene un conflitto. Il conflitto deve essere inteso in modo

ampio. Può essere tra due personaggi che entrano in contrasto, tra due gruppi di personaggi,

tra uno/due personaggi e uno/due gruppi, tra un singolo personaggio e la società, il conflitto

interno di un personaggio… È il focus (ciò che sta all’origine di tutte le azioni e le scelte

compiute dai personaggi di una storia per superare questo conflitto). Il conflitto è il principio

drammatico. Molteplici tentativi per riportare i fatti e gli eventi a una situazione di equilibrio

come quella iniziale. Questo non succede mai. Da questi conflitti impariamo sempre qualcosa.

Ci sono tanti tipi di conflitto ma in tutte queste c’è sempre qualcosa che porta il personaggio

alla volontà di rovesciare questa situazione negativa. Le arti ci aiutano a comprendere la

situazione umana. Impariamo qualcosa di importante su di noi e sulla vita grazie

all’esperienza mediata dei personaggi.

1) PROTASI = quella parte in cui si affaccia questo conflitto, ma ancora non è chiaro

nemmeno al personaggio (abbiamo lo sparo, e tutta una serie di altri elementi si

innescano dopo l’evento). Nel caso della ragazza ci sono diversi conflitti: quello con la

società, con il padre, con i coetanei, quello dell’adolescenza (la ricerca della sessualità

e le relazioni sociali = bisogno di affetto manifestato in modo inadeguato dal punto di

vista sociale). Modi usati dal personaggio per superare il conflitto.

La parola DRAMMA deriva dal dorico e significa AGIRE, è quindi il motore dell’azione

dei personaggi (fa scaturire l’azione), finalizzata a far tornare una situazione di

equilibrio. C’è un trauma all’origine: assistere alla morte della madre. Conflitto di

Amelia: conflitto tra la famiglia messicana e quella americana che porta per esteso al

conflitto tra USA e Messico, c’è anche la questione del matrimonio del figlio.

2) EPISTASI = riguarda i modi in cui i vari personaggi cercano di superare il

conflitto; è la parte che giunge quasi sempre a una fase parossistica: di

densità di fatti/eventi/ostacoli che sembrano intramontabili. C’è grande

tensione emotiva. Il picco più alto in questo caso è quando Amelia non trova più i

bambini. Nel caso della ragazza giapponese è la droga (condizione di grande rischio).

CLIMAX = processo che costituisce un crescendo di tensione emotiva che raggiunge il

suo apice

(acmé emotivo). Lo spettatore si identifica nel personaggio. Si chiede se il personaggio

ce la farà e quali saranno le sue conseguenze. Quando uno dei due fratelli muore si

manifesta questo momento di massima tensione.

3) CATASTROFE = nel linguaggio comune questa parola designa dei fatti

altamente negativi, un esito disastroso (sembra che tutte le storie debbano finire

male). Deriva dal greco antico e significa CAPOVOLGIMENTO, ROVESCIAMENTO.

Non ha necessariamente una valenza negativa. È molto vicina all’idea di

METAMORFOSI. Quest’ultima è la parola più utile per comprendere bene il senso.

Cambiamento che possiamo capire se pensiamo alla metamorfosi del bruco in

farfalla (è un’idea molto vicina alla metamorfosi). Non è detto che il risultato sia

positivo, l’importante è avere una consapevolezza maggiore. Questo è un aspetto

positivo comunque vada. Il personaggio è sempre più o meno lo stesso, non può

diventare completamente altro da sé, ma acquisisce quella consapevolezza che gli

impone di riorganizzare la sua mappa mentale. Il nostro punto di vista si ritrae. All’inizio

sembra che si muova il grattacielo (effetto ottico). Proporzioni sempre più vaste del

contesto. Altre finestre più o meno simili nel contesto.

Simbolicamente: comunanza. Tutti vivono le stesse questioni fondamentali della

condizione umana. Tutti si trovano ad affrontare situazioni di conflitto. Dietro quelle

altre finestre ci sono storie non uguali ma simili. Anche in quei casi troviamo conflitti.

FINALE DEL FILM

Padre e figlia diventano puntini luminosi in mezzo ad altri punti luminosi. Il regista dà la

conferma che lo spettatore, se si è immedesimato bene nei personaggi, ha capito il

messaggio che ci vuole dare. Ciò che conta è l’essenza dell’uomo. Viene a meno il senso di

solidarietà in questa epoca di globalizzazione. “Lo sciame”, così lo definisce Baumann.

Abbiamo degli abbozzi di organismi sovranazionali che hanno una misura globale. Ce ne

vorrebbero molte di più che si occupassero dei bisogni dei singoli senza lasciare ai singoli il

carico di una soluzione per i problemi. Lo sciame è un aggregato abbastanza caotico di

individui che si mettono insieme per raggiungere uno scopo individuale. Dinamica

paradossale per i tempi di globalizzazione. Non c’è senso di comunità in questo caso.

14/11/2016

Prospettiva di bioculturalismo: parte da dati scientifici e fornisce una serie di concause

Gallese, “Lo schermo

che hanno condotto alla globalizzazione della cultura tramite i media (

empatico”)

I media suscitano processi empatici: un moto della psiche che ha a che fare con le

relazioni; ci mette in relazione con altri arrivando a provare una certa similarità. Si

è potuto constatare che quando questo processo è in atto, il meccanismo chiave è

il movimento. Osserviamo l'altro (la persona accanto a noi) compiere dei movimenti, che

possono essere anche mimici (ad esempio un sorriso). Questi suscitano processi mentali

attivano gli stessi neuroni che sono sollecitati dalle emozioni della persona che prova

l'emozione. Ad esempio i neuroni di chi piange specularmente corrispondono a quelli di chi

osserva chi sta piangendo (per questo l’espressione neuroni-specchio).

A livello esteriore consiste nella riproduzione del movimento mimico di chi prova

un'emozione. La parola emozione deriva da emotio e significa muovere fuori (quindi c’è

l’idea di movimento che avviene).

La cosa interessante è che questi processi biologici e fisiologici universali sono

identici sia dinnanzi alla realtà, sia nella rappresentazione delle immagini (quindi la

nostra psiche non fa differenza tra la realtà e la sua rappresentazione). Implicazione con

meccanismi innati e universali che sono più evidenti quando l'uomo non è maturo, ad

esempio i bambini imitano tutto ciò che vedono sullo schermo.

Questo meccanismo è alla base dell'introiezione. Più le immagini ci piacciono e più ne siamo

influenzati. Le immagini che riguardano svago, intrattenimento, evasione, spettacolo sono

quelle che ci influenzano. Siamo maggiormente disponibili a percepire e interiorizzare queste

immagini perché siamo in una condizione di rilassatezza (tutto questo accade

inconsapevolmente). Espressione efficace per definire questa situazione: simulazione

si imita lo stesso movimento, si fa finta di compiere quel movimento; ma

incarnata (

per lo spettatore non è una finzione. Egli non ha un controllo sui suoi movimenti,

sta semplicemente simulando ciò che vede in tv. La sua è un’imitazione

involontaria ). Ci rilassiamo dalle cose serie, ci liberiamo di esse, stiamo subendo una

profonda influenza. In qualche misura, però, questo impatta la nostra libertà. Ogni volta che

veniamo influenzati e la nostra libertà si restringe. L’influenza è tanto maggiore quanto più le

immagini ci piacciono. Perché ci poniamo in una posizione di maggiore apertura; ci affascina

ciò che vediamo.

C'è un paradosso: proprio mentre ci distraiamo ed evadiamo dalla realtà siamo maggiormente

vulnerabili e aperti alle influenze, assoggettati a una serie di contenuti culturali che ci

condizioneranno in futuro.

Scambio simbolico

Ne parla Jean Baudrillard in un libro dedicato a questo concetto. Ci identifichiamo

completamente nei personaggi che ci piacciono, a volte anche inconsciamente. Viene meno il

senso critico, il distacco rispetto ai nostri modelli di riferimento. Siamo più propensi a vedere i

lati positivi del personaggio. Cogliamo tutto senza discriminare tra quello che per noi sarebbe

benefico e ciò che risulta nocivo.

Il modo di danzare di Elvis e la sua libertà nel danzare in modo "provocante" fanno di lui un

provocatore, un leader da imitare. Trasformazione culturale della civiltà molto evidente.

Modelli culturali che il Giappone interiorizza. Si parla di imitazione consapevole (video Tokio

Ga - Rockabilly Scene (1985)).

Altro video Tokyo Ga - Pachinko & Mu. La donna ha un vestito tradizionale ma il contesto non

lo è. Ci si sofferma sull'alienazione (divenire altro da sé). Noi vediamo una sorta di

allontanamento dalla tradizione. Giappone imita in modo esagerato l'Occidente (processo di

occidentalizzazione accelerato). Questi eccessi sono i sintomi di un malessere che provano i

Giapponesi per aver attuato questo processo di imitazione in modo esagerato e troppo

avventato. 15/11/2016

René Girard: altro sociologo che ha studiato molto i PROCESSI MIMETICI (su quei

 fenomeni che ieri abbiamo descritto in maniera scientifica) che hanno come base

biologica ciò che la neuroscienza ci ha aiutato a comprendere.

Baudrillard: ha definito quei processi “violenza mimetica”; fondendo i termini “violenza

 simbolica” e “processo mimetico”. Avviene una colonizzazione che si fonda sui simboli

(le icone del divismo mediatico) che vengono trasmessi (trasporto di elementi culturali)

in modo tale da affascinare lo spettatore. Si fanno anche portavoce di contenuti

culturali, divenendo simboli: ricordiamo per esempio Elvis che incarna i bisogni giovanili

o Maylin M. per le donne.

Entra così in gioco la “simulazione liberata”, lo spettatore si identifica e lascia da parte

il senso critico che potrebbe aiutarlo a comprendere anche i lati negativi e a rendersi

conto di quanto sia influenzato inconsciamente.

Il sintomo più evidente è l’ASPETTO CARICATURALE; enfatizzando, esagerando ciò che

viene appreso (cercando di essere più americano degli Americani) = IMITAZIONE

ECCESSIVA

Ci soffermiamo ancora una volta sull’idea di carnevale.

“una sorta di mascherata/carnevale”

Baudrillard:

Il carnevale rappresenta il travestimento, mascherata. In origine era il momento della

liberazione dagli obblighi sociali da parte della società. Avveniva (fino all’800) imitando i

potenti, c’era un rovesciamento delle gerarchie sociali in modo simbolico.

Per Baudrillard quindi quest’imitazione è un modo per NON essere più sottomessi ma si

ribaltano le gerarchie, sono più uguali ai colonizzatori.

PROBLEMA: se in passato era una festa che durava qualche giorno per mantenere un certo

ordine, sapevano che era solo un’illusione.

Oggi invece questi processi di occidentalizzazione non durano qualche giorno, non

hanno una funzione liberatoria immediata. Hanno degli EFFETTI NEGATIVI sui popoli

“colonizzati”. Hanno bisogno di tempi lunghi per Baudrillard per mantenere un

ordine sociale, altrimenti rischiano di esplodere e non rimarrebbero più solo

violenze simboliche ma REALI.


PAGINE

55

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3.46 MB

PUBBLICATO

4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture per il turismo
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aydy.musyc di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia ed estetica del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Simonigh Chiara.

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