Storia ed estetica del cinema
I media ci fanno vivere un’esperienza mediata del reale. La nozione di esperienza è quella che introduce la questione estetica (percezione, emozione e sentimento). Il sentire include la percezione dei sensi (vista e udito), l’emozione (livello più elementare, basilare del sentire) e il sentimento (livello più complesso, articolazione più complessa delle emozioni perché si coniuga al pensiero).
Il pensiero razionale è molto implicato nell’esperienza delle immagini audiovisive. L’esperienza si riferisce a questi ambiti e in parte al pensiero. L’esperienza dell’immagine tecnologica sollecita i nostri sensi. Gadamer diceva: “Siamo immessi in un accadere”. Questo significa che siamo coinvolti negli avvenimenti e nei fatti rappresentati dalle immagini. Abbiamo la sensazione di partecipare a quei fatti nel momento in cui accadono e di vivere un’esperienza della realtà, di rapportarci in questo modo al mondo.
Alcune immagini producono reazioni fisiologiche (esperienza). Questo non accade nella lettura invece; non ci sono reazioni fisiologiche quando leggiamo, poiché un romanzo mette in moto l’immaginazione, ma si tratta di sensazioni evocate dalla nostra immaginazione non paragonabili a quelle evocate dalle immagini. Ci interessiamo alle immagini e non alle cose e questo accade grazie ad alcuni processi mentali. Attraverso le immagini viviamo un’esperienza, una partecipazione non distaccata.
La condizione dello spettatore
La condizione dello spettatore che osserva un’immagine è quella di un testimone oculare di fatti che avvengono dinanzi a lui (spettatore=spettacolo dal latino “guardare”). Il lettore invece evoca. La domanda che dobbiamo porci è: “Sappiamo gestire questa esperienza?”
La gestione dell’esperienza può arrivare solo con la conoscenza e la consapevolezza. Noi crediamo di poter gestire le immagini, ma ciò è vero solo in parte. Noi abbiamo acquisito l’abilità e la capacità di interpretare le immagini, ma non ne siamo consapevoli. Non si tratta di abilità innate. Mettiamo in atto un processo percettivo molto complesso di cui non siamo consapevoli.
Alcune volte invece non mettiamo in atto alcuni processi perché in precedenza non abbiamo acquisito le abilità che ci permettono di gestire le immagini. Noi non ci rendiamo conto di avere delle capacità in più, di averle acquisite (non sono innate). Lo spettatore medio non conosce le proprie capacità interpretative. Bisogna conoscere per essere più attivi come spettatori, ma anche come cittadini.
Evoluzione dei media
I media e le tecnologie (fotografia, televisione 1950, diffusione di massa. 1980-1990: processo di digitalizzazione delle tecnologie; da analogiche a digitali). Con le tecnologie analogiche l’immagine veniva prodotta a partire da un dato reale (era possibile solo riprodurre una porzione della realtà, il dato iniziale era reale e sostanziale), mentre con le tecnologie digitali ci sono immagini che hanno somiglianza con le immagini analogiche dal punto di vista della resa realistica, sembrano riproduzioni della realtà, ma sono state create attraverso i dispositivi digitali (quindi non partono da qualcosa che esiste realmente). Novità perché ha mutato il rapporto dell’immagine tecnologicamente prodotta con la realtà.
Prima la referenza dell’immagine analogica alla realtà era ontologica (imprescindibile dall’immagine). L’immagine prodotta con la tecnologia sembra però una riproduzione fedele della realtà. Evoluzione: prima le immagini fotografiche, cinematografiche e televisive venivano proposte al pubblico da parte di un emittente; si assisteva a una trasmissione di immagini in differita o in diretta unidirezionale (mass-media: da un emittente unico si trasmette ad una massa; questa era una novità dal punto di vista sociologico: massificazione; si passa da una cultura elitaria ad una cultura di massa: trasformazione delle strutture e del tipo di contenuti culturali).
I mass media raggiungevano un pubblico popolare, di massa (il pubblico si configura non come locale o regionale, ma come nazionale o internazionale). Il cosmopolitismo è proprio dei mass-media. La prima fase della storia dei media è legata alla nozione di massa e a una comunicazione unilaterale; l’unica risposta del pubblico in questa fase è la visione o la non visione, cioè andare o no a vedere un film al cinema, o un programma in televisione.
In seguito, con la rete, la risposta è mutata. I singoli possono produrre immagini loro stessi e si è entrati in una nuova fase, che non è più definita mass media, ma nuovi media: con l’avvento delle tecnologie digitali e con internet si è entrati nella fase della telematica, cioè circolazione di dati e contenuti multimediali che coniugano immagini, parole e suoni e si parla di una trasmissione di dati che avviene attraverso la telematica (informatica a distanza).
I media sono diventati sempre più un sistema. Nella prima fase della storia dei media ogni medium era in gran parte autonomo, non interagiva con gli altri media; infatti, la televisione ha creato concorrenza con il cinema. Il technicolor, per esempio, negli anni ‘50 è stato inserito per offrire colori migliori per contrastare la concorrenza. Indipendenza dei media gli uni dagli altri, concorrenza. Con i nuovi media si è entrati in un sistema. I media fanno sistema e cercano le interconnessioni e sinergie tra tv, radio, cinema. Questo ha una finalità commerciale: far circolare lo stesso prodotto su più media per aumentare il numero di spettatori. Non c’è più competizione tra i media, ma cooperazione finalizzata ad un maggiore successo commerciale.
Importante per questa evoluzione: ha avuto come costante la dimensione commerciale. La trasformazione della cultura da tradizionale (differenza tra cultura elitaria e popolare) a cultura dei media è segnato dalla componente economica. La dominante della cultura di massa è quella di tipo economico. Due filosofi della scuola di Francoforte (Adorno e Horkheimer) hanno coniato l’espressione di “industria culturale”, che indica qualcosa che prima non era concepibile.
Sembrava impossibile poter unire la cultura e il mercato. Lo spettatore inizia a essere visto e concepito come consumatore di un prodotto. Questo ha portato a cambiamenti nella qualità della cultura. L’élite culturale guardava con sospetto la cultura dei media. Il cinema nasce in un contesto popolare e incontra i primi successi, però viene considerato dall’élite culturale come un “divertimento per i loti”, come un fenomeno da baraccone. Il padre dei fratelli Lumière pensava che il cinema non avrebbe avuto futuro. I media non incontrano il favore delle élite colte, ma suscitano disprezzo. È soprattutto la componente economica che incide sul giudizio negativo, perché per la prima volta si parla di mercificazione dell’arte (si riteneva sublime). Questa visione non ha tenuto conto della democratizzazione della cultura, conoscenza a portata di tutti. Questa visione di “industria culturale” ha portato all’incontrollabilità: nel momento in cui la componente economica diventa fondamentale, i fenomeni di mutamento sono orientati da principi di tipo economico e nel libero mercato questo è stato uno sviluppo incontrollabile.
Conformismo e globalizzazione
Carl Popper in “Cattiva maestra televisione” ha scritto per sostenere la sua tesi: per fare tv era necessaria una patente, cioè era necessaria la responsabilità che deve essere coniugata con la libertà d’espressione. La sua tesi nasce proprio a causa dell’incontrollabilità dei media. L’evoluzione tecnologica è diventata sempre più autonoma. L’obiettivo primario dei media era arrivare a un pubblico di massa e raggiungere il numero maggiore di spettatori nel mondo. L’evoluzione ha aperto molte possibilità all’esperienza, ma anche problemi. Per esempio il conformismo o l’esportazione di modelli culturali. I mass media nella prima fase, soprattutto il cinema, hanno determinato la globalizzazione e soprattutto occidentalizzazione e americanizzazione del mondo. “Il cinema hollywoodiano è il primo spot per gli Stati Uniti”, il cinema ha promosso dei modelli di vita (valori, principi) incentrati sul tipo di benessere materiale e questi sono stati imitati. I media fanno parte di una cultura tecnocratica e hanno modificato i nostri modi di fare esperienza, di pensare e concepire la realtà. I modelli che sono passati attraverso l’intrattenimento si sono radicati in noi. Walter Benjamin parlava del cinema come di un’arte che si fruisce non più nella contemplazione (pittura e scultura o musica), ma nella distrazione ed è proprio per questo che alcuni valori si radicano.
Le tecnologie sono diventate una necessità per la sopravvivenza. Da un lato abbiamo l’incontrollabilità delle tecnologie (data soprattutto dal fattore economico) e dall’altro la loro necessità per la nostra sopravvivenza. Bisogna capire la funzione delle tecnologie e perché sfuggono a un controllo di tipo culturale e sono sregolate. Le tecnologie e i media hanno principalmente due funzioni.
- Ci offrono una rappresentazione della realtà, ma questa non è la copia della realtà. Alla nascita del cinema l’illusione è stata quella di avere una copia della realtà. Si pensava che la tecnologia fosse capace di duplicare la realtà, ma la realtà per definizione è ciò di cui non è possibile fare una copia. Rappresentazione non vuol dire riproduzione fedele e oggettiva della realtà (il cinema non aveva una sua dignità estetica, perché si pensava che fosse la tecnologia a riprodurre la realtà. Poi si ha un altro pensiero: l’apparecchio viene utilizzato da qualcuno che fa delle scelte per offrire allo spettatore l’esperienza mediata di un certo momento spazio-temporale). La rappresentazione implica delle scelte, che sono culturalmente determinate. Ci può essere un’influenza consapevole o inconsapevole, a seconda delle ideologie, dei pensieri ecc. Le scelte possono tener conto delle convenzioni che si sono strutturate nel tempo oppure possono trasgredirle. L’immagine ha un rapporto oggettivo con la realtà, ma è un rapporto dettato dalla soggettività che è influenzata dai dati culturali e dalla cultura e dalla storia dei media. Quando entriamo nella soggettività delle immagini pensiamo a quali influenze il singolo vuole produrre su chi vedrà tali immagini (dare un’esperienza mediata e informare).
- Oppure offrire delle sensazioni: attraverso delle specifiche percezioni si sollecitano determinate sensazioni e sentimenti. In questo caso i mezzi tecnologici ci permettono di trasfigurare la realtà, di raggiungere un grado di trasfigurazione della realtà più o meno elevato. La trasfigurazione c’è sempre e può avere gli intenti più disparati: informare, far conoscere, orientare, suscitare emozioni, sensazioni e sentimenti, dettare una precisa interpretazione della realtà (ci avviciniamo alla manipolazione). Quando la trasfigurazione della realtà è orientata a un significato preciso allora stiamo manipolando e orientando il nostro spettatore verso il senso che noi vogliamo che egli colga. Riduciamo la molteplicità di significati, pensieri a un’unica dimensione, rendiamo univoca la nostra immagine. La manipolazione è un esempio di semplificazione del reale e le finalità possono essere di tipo politico, ideologico, economico ecc.
La rappresentazione e la manipolazione sono due estremi di un continuum di una vasta gamma di possibilità. Il denominatore comune tra questi due estremi, ciò che le accomuna, è la trasfigurazione. Queste tecnologie mediano con il reale in vari modi: vicino alla manipolazione non c’è un rapporto di reciprocità, non permette di utilizzare i mezzi come strumenti di conoscenza. Dovremmo chiederci: Quanto le tecnologie sono usate come rappresentazione e quanto come manipolazione?
Marshall McLuhan e l'estensione dei sensi
Marshall McLuhan diceva che le tecnologie costituiscono un prolungamento dei nostri sensi e del nostro corpo (es: tv è un prolungamento del nostro senso della vista), cioè un’amplificazione delle possibilità percettive. La funzione dei media è quella di offrire una rappresentazione della realtà che l’occhio non potrebbe percepire. Questa esperienza mediata può consistere in un’amplificazione delle nostre possibilità percettive. Può anche essere però un’intensificazione (es: primo piano, ripresa ravvicinata, che ci fa percepire meglio i dettagli. Volto in primo piano: cogliamo meglio le emozioni di quel volto. Proviamo una maggiore intensità emotiva). I media ampliano e intensificano le emozioni e le sensazioni. Ci si muove dalla rappresentazione verso il livello della manipolazione. Il grado di trasfigurazione della realtà è molto elevato quando si vogliono intensificare le emozioni e le sensazioni.
Mass media, media o medium= origine latina, mezzo. Televisione= visione a distanza. McLuhan riprende una linea di riflessione che vede l’utensile come prolungamento della corporeità dell’essere umano e ampliamento delle possibilità dell’uomo. Questo ha poi comportato anche uno sviluppo delle abilità intellettuali dell’uomo. Inoltre la nozione di civiltà è legata allo sviluppo delle abilità materiali, tecniche e alle conoscenze legate alla vita pratica e materiale, cioè quella vita che ci fa interagire con gli oggetti.
La nozione di McLuhan del medium, ovvero strumento (sviluppo che si innesta sulla scia di uno sviluppo storico) è un’idea che ci permette di vedere la nostra realtà quotidiana come parte di una storia più lunga. I media si inseriscono in una storia molto lunga.
Marshall McLuhan, Gli strumenti del comunicare, 1964. “Nelle ere della meccanica avevamo operato un’estensione del nostro corpo in senso spaziale”= si riferisce allo sviluppo dei mezzi di trasporto, perché hanno favorito lo spostamento nello spazio e ridotto lo spazio stesso, perché si accorciano i tempi di viaggio. Lo sviluppo dei mezzi di trasporto ha determinato una nuova situazione a livello mondiale in cui i popoli entrano in contatto tra di loro con più frequenza e più facilmente portando alla globalizzazione.
Globalizzazione è una parola abbastanza nuova, che oggi viene usata molto spesso. È entrata nel nostro vocabolario dopo la caduta del muro di Berlino e all’inizio aveva una connotazione prevalentemente economica, perché ha determinato l’unificazione dei mercati e una tipologia di mercato di tipo liberistico. Però la globalizzazione non nasce nel 1989, bensì prima. L’idea di globalizzazione è nata da McLuhan, è lui che ha coniato il “villaggio globale”. Lo sviluppo dei mezzi di trasporto ha fatto del globo un piccolo villaggio. Bisogna collocare storicamente la nozione di globalizzazione, perché è un processo storico che nasce prima del 1964, ovvero a quando gli storici fanno risalire l’inizio della modernità, 1492. La situazione a livello mondiale non è più diasporica e in quel momento inizia l’occidentalizzazione del mondo, inizialmente l’europeizzazione. Questa nozione va collegata a un divenire storico, un processo molto lungo.
“Oggi dopo oltre un secolo di impiego tecnologico dell’elettricità, abbiamo esteso il nostro stesso sistema nervoso centrale in un abbraccio globale che, almeno per quanto concerne il nostro pianeta, abolisce tanto il tempo quanto lo spazio.” McLuhan confronta le ere della meccanica e dell’elettricità. In quella dell’elettricità si riferisce all’uso dei media che è sempre dipeso dall’elettricità.
Subentra la differenza tra utensile e mezzo, strumento. L’utensile determina uno sviluppo di abilità, anche cognitivo, però i media non sono soltanto utensili che ci pongono in una relazione materiale con il mondo, ma anche in una relazione astratta, cioè in quella del pensiero logico, razionale e simbolico. I media non sono come degli utensili perché recano in sé dei significati, per esempio la cultura, ed è questo che ci proietta in un’altra dimensione. È una relazione immateriale con il mondo, relazione di astrazione che ha a che fare con il pensiero, logico, razionale e simbolico. Dobbiamo tutto questo alla nozione di cultura. Abbraccio globale= Mette insieme i due pensieri. I media ci mettono in comunicazione, determinano l’esperienza mediata della realtà che ci permette di vivere fatti che nella nostra vita magari non avremmo mai vissuto e ci permettono di conoscere qualcosa di cui non possiamo avere conoscenza diretta. La nostra conoscenza è molto dipendente dai media. La conoscenza prima era trasmessa attraverso un sistema formativo che era l’unico canale. Oggi la conoscenza viene acquisita principalmente attraverso i media. Sistema nervoso centrale=conoscenza. Abbraccio globale= conoscenza che non ha confini. La conoscenza dei popoli è indipendente da un contatto diretto.
C’è un espansionismo della cultura europea e statunitense che si avvale dei media; qualcuno parla di colonizzazione culturale che avviene tramite i mass media nella prima fase della storia dei media. Uno studioso francese ha sostenuto questa tesi: Pierre Bourieu, in “La violenza simbolica”. Lo sviluppo culturale di Europa e Stati Uniti determina la circolazione della cultura in tutto il mondo e influenza le culture con cui entra in contatto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti Storia ed Estetica del Cinema
-
Appunti esame Storia ed estetica del cinema, prof.ssa Farinotti, Analisi Film
-
Appunti Storia ed Estetica del Cinema, prof.ssa Simonigh
-
Storia ed estetica del cinema - appunti completi delle lezioni