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Storia del cinema

28 dicembre 1895: nasce il cinematografo ad opera di Louis e Auguste Lumière. Il cinema è considerato un punto di passaggio tra molteplici studi inerenti spettacolo e scienza. Il cinema si muove infatti sulla base di fondamenti forniti dalla ricerca scientifica (studi dell’ottica, innovazioni meccaniche, ecc…).

Predecessori del cinema

Un primo probabile predecessore del concetto di cinema potrebbe essere rappresentato dal “mito della caverna” di Platone (367 a.C.): ovviamente abbiamo a che fare con spettacoli e idee che giocano su primordiali e arcaiche rappresentazioni.

Optocentrismo del XV secolo

Un concetto molto importante per l’avvento del cinema è stato l’optocentrismo del XV secolo: l’occhio come strumento sensoriale fondamentale si trova al centro dell’attenzione come portatore di verità e sicurezze. I dispositivi che si collegano a questo periodo storico per quanto riguarda la percezione visiva e lo spettacolo a essa rivolto sono: la camera oscura, la lanterna magica, il mondo nuovo, il panorama.

  • Camera oscura (XV secolo): Dispositivo ottico in cui la luce, colpendo un oggetto, proietta l’immagine del soggetto capovolta sulla parete opposta. Leonardo studia e descrive la camera oscura nel “Codice Atlantico” (1478-1519). La camera oscura è stata altresì utilizzata per gli studi prospettici del pittore e architetto Canaletto per le vedute della Basilica di SS. Giovanni Paolo a Venezia. Con la camera oscura sono osservabili alcuni importanti elementi “analogici” del cinema moderno come le immagini, l’oscurità, la visione.
  • Lanterna magica (XVII secolo): Athanasius Kircher è spesso citato come l'inventore della lanterna magica (1675), nota per la sua capacità di proiettare ingranditi disegni e pitture su vetri trasparenti, utilizzando lanterne a petrolio o candele. Sono famose le illustrazioni e le caricature che raffigurano proiezionisti che vanno in giro per i mercati di paese col loro attrezzo magico e l'organino per suonare nel corso delle rappresentazioni, come fossero dei piccoli cinema ambulanti primordiali. Al contrario della camera oscura (utilizzata in maggior misura nei gabinetti scientifici), la lanterna magica viene usata per gli spettacoli al pubblico. La lanterna magica si instaura la tipologia di visione collettiva e instaura con forza l’optocentrismo dell’epoca. Questo strumento aveva molteplici utilizzi: predicazione religiosa, proiezioni didattiche e fantastiche. (“Lanterna e Spiritismo”, Giuseppe Balsamo 1743-1795). La lanterna magica come attrazione da fiera (1760) presenta alcune caratteristiche importanti: il capire le immagini, il mestiere dello spettacolo, viene utilizzata a fini educativi a metà strada tra scienza e suggestione, nasce la figura del narratore. Le immagini fornite da questo strumento sono coronate da racconti. Da metà dell’Ottocento vengono utilizzate sulla lanterna magica le prime immagini/lastre fotografiche. Questi elementi, scorrendo, creavano le prime rudimentali immagini in movimento.
  • Il mondo nuovo (1730-1740 ca.): Dispositivo ottico per la visione, al suo interno, di immagini dipinte su lastre illuminate. È costituito da una cassetta di legno al cui interno è possibile osservare, attraverso lenti di ingrandimento, vedute ottiche in sequenza animate da effetti luminosi. A differenza della lanterna magica, quindi, il mondo nuovo era un dispositivo diurno, che poteva essere usato anche alla luce del sole e all'aperto, ed ebbe un fondamentale ruolo nella divulgazione degli eventi storici soprattutto legati alla Rivoluzione Francese negli strati più bassi della popolazione. Si consolidano largamente gli elementi optocentristi; l’uomo al centro dell’Universo è capace di osservare tutto con i propri occhi.
  • Il panorama (1792): sala circolare cui si accedeva dal basso nel centro. Interamente occupata da dipinti a 360° di dimensioni colossali. Il suo inventore, Robert Barker, riesce a catturare l’attenzione del pubblico con una visione dettagliata di Londra. Lo spazio si trasforma in un Universo spettacolare: lo spettatore è coinvolto psico-emotivamente ed è colpito da un tipo di esperienza innovativo. L’idea dello “spettatore al centro” verrà ampiamente ripresa dagli studi cinematografici successivi. Con il panorama vengono rappresentate: vedute cittadine, battaglie e guerre, terremoti e scenografie in movimento. Gigantismo e spettacolarità americane inventano il Cyclorama (1884). Al panorama si associano nuovi elementi quali la messa in scena, i fuochi artificiali, descrizioni, luci, ecc...

Cinema dei laboratori scientifici

Il cinema dei laboratori scientifici si occupa di:

  • Resa illusoria dei movimenti
  • Scomposizione del movimento
  • Messa in serie delle immagini

Resa illusoria dei movimenti

Le invenzioni messe a punto per la resa illusoria delle immagini si basano in prevalenza sulla persistenza della visione. È il caso dei piccoli giocattoli del 1800 come:

  • Taumatropio: Composto da un dischetto di cartoncino, fissato a due fili e disegnato da entrambe le parti con soggetti destinati a integrarsi a vicenda, facendo girare velocemente il disco (1/25 di secondo), le immagini si sovrappongono creando così l'illusione di movimento, 1826.
  • Fenachitoscopio di Pletau: Consisteva in una ruota, fissata al centro su un manico e in grado di ruotare su sé stessa. Sulla ruota, a intervalli regolari, venivano praticate delle fessure attraverso cui poter guardare e, sul lato interno venivano disegnate delle immagini, anche queste a intervalli regolari; uno specchio su cui proiettare le immagini completava il tutto. Il movimento veloce della ruota e gli spazi vuoti creavano, anche in questo caso, l'illusione del movimento. La grande novità del fenachistoscopio sta nel fatto che l'illusione sfrutta il fenomeno della persistenza della visione (persistenza retinica) che, ancora oggi, sta alla base della visione filmica. Il fenachitoscopio è il più diretto antenato della pellicola cinematografica, con le immagini montate su un cerchio invece che in una striscia di carta. 1832.
  • Zootropio: Una serie di disegni riprodotta su una striscia di carta, viene posta all'interno di un cilindro dotato di feritoie a intervalli regolari (una per ogni immagine) atte a visionare le immagini stesse. Grazie al principio della persistenza retinica, la rapida successione di immagini conferisce l'illusione di movimento.
  • Parassinoscopio (Emile Reynald, 1877): modifica allo zootropio. Reynald inserì al centro del marchingegno un prisma di specchi su cui si riflettevano le immagini. Come per lo zootropio le immagini erano intervallate a spazi vuoti che l'occhio umano non coglie, migliorando molto la qualità delle immagini. Inoltre aveva capito che se avesse proiettato le immagini del prisma su uno specchio e poi su uno schermo avrebbe potuto avere dimensioni uguali a quelle reali. Inventò poi il teatro ottico, il precursore diretto del cartone animato. Le immagini fotografiche, stampate su vetrini, erano legate in una striscia con sottili pezzi di carta, con una primitiva perforazione per favorire lo scorrimento, la prima conosciuta della storia.

Scomposizione del movimento

Joseph Nipce sperimentò per primo nel 1826 l'impressione con la luce di immagini su una lastra di gelatina, che brevetterà con il nome di fotografia. Le prime lastre erano poco sensibili e richiedevano un'esposizione fino a 14 ore, con un risultato molto rozzo e sgranato. Il governo francese intuì l'importanza della scoperta ed acquistò il brevetto di Niépce nel 1827, liberandone i diritti in modo che chiunque potesse cimentarsi nella nuova scoperta e provare a migliorarla. La diffusione e i progressi furono veloci, tanto che presto, grazie a nuovi tipi di emulsioni sensibili, si giunse a un tempo di esposizione pari a 1/25 di secondo.

Edward Muybridge, uno scienziato che lavorava a Palo Alto, in California, studiò nel 1878 un sistema per ottenere immagini in sequenza: collocò macchine fotografiche a distanze regolari, i cui scatti potessero essere azionati da fili di lana tesi, che un cavallo in corsa tirava incontrandoli su un percorso. L'esperimento venne ripetuto anche con un uomo nudo in corsa e altri soggetti, ottenendo un movimento scomposto in "fotogrammi" (termine posteriore), che però erano ancora piuttosto distanti l'uno dall'altro.

Messa in serie delle immagini

La pellicola fotografica di celluloide, che permetteva di mettere in serie le immagini fotografiche, venne inventata nel 1882. Poco dopo Eastman inventò la perforazione, che su una striscia di 35mm con 16 fotogrammi al secondo permetteva di non dover più preoccuparsi di cambiare lastra tra una posa e l'altra.

Nel 1891 Thomas Alva Edison brevettò il kinetoscopio, una sorta di grande cassa sulla cui sommità si trovava un oculare; lo spettatore poggiava l'occhio su di esso, girava la manovella e poteva guardare il film montato nella macchina su rocchetti (il termine inglese film indicava la pellicola, cioè il supporto; più tardi passerà a indicare il contenuto registrato su quel supporto, il film com'è inteso oggi). Si aveva quindi una visione monoculare, come il Mondo nuovo. L'invenzione di Edison veniva portata nelle fiere o in stanzoni appositi e la si poteva utilizzare dietro pagamento di un biglietto. Per attirare nuovi curiosi Edison non riproponeva le stesse pellicole ma ne girava di nuove.

Invenzione del cinema

La riproduzione del movimento e quindi l’invenzione del cinema è attribuibile a:

  • Thomas Edison e W.K. Dickinson (kinetoscopio)
  • Auguste e Louis Lumière

I filmati Edison riguardavano brevi azioni fisiche e venivano realizzati appositamente per kinetoscopio. Il primo studio di ripresa fu il Black Maria, struttura isolata ideale per la realizzazione di filmati. In questo periodo si può parlare di “cinema delle attrazioni”: non si racconta una storia, non si tenta una narrazione; l’intento è quello di stupire lo spettatore nelle stesse modalità dei vecchi metodi di spettacolo.

Il cinema delle origini non è in bianco e nero ma anzi, viene colorato fin da subito con i metodi di colorazione del viraggio e dell’imbibizione (immersione). La pratica del colore venne però abbandonata presto perché ritenuta una distrazione rispetto alle immagini proiettate.

Con l’avvento del cinema si smentisce l’antico credo dell’irripetibilità dell’opera d’arte. La serializzazione dei processi cinematografici e la possibilità di ripetere l’opera d’arte in questione investono con un’ondata di novità il pensiero critico conformista e arretrato dell’epoca.

Auguste Marie Louis Nicholas e Louis Jean Lumière produssero un singolo strumento che funzionava sia da camera che da proiettore, il cinématographe che brevettarono il 13 febbraio 1894. La prima pellicola venne girata con questo strumento il 19 marzo 1895; il film era L'uscita dalle officine Lumière (La sortie des usines Lumière), che viene spesso citato come il primo documentario (anche se questa definizione è sempre stata fonte di diversi dibattiti). Il primo spettacolo a pagamento si tenne il 28 dicembre 1895 a Parigi al Grand Café sul Boulevard des Capucines. Andarono in tour con il cinématographe nel 1896 visitando Londra e New York. Le immagini in movimento ebbero un'immediata e significativa influenza sulla cultura popolare con L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat (L'arrivée d'un train en gare de la Ciotat) e La colazione del bimbo (Le Déjeuner de Bébé), e il primo esempio di commedia con la farsa L'innaffiatore innaffiato (L'arroseur arrosé). Dopo la presentazione del Cinematografo i Lumière vendettero numerosi apparecchi, che vennero portati in giro per il mondo creando la nuova professione dei "cinematografisti", eredi degli ambulanti che vendevano stampe nell'Europa del XVII e XVIII secolo.

Caratteristiche estetico tecniche

  • Carattere realistico della veduta
  • Profondità di campo
  • Pluralità dei centri d’attenzione
  • Carattere di auto rappresentazione: finzione, spettacolo

Nel 1896 Alexandre Promio esegue la prima ripresa “travelling” della storia: posizionando il cinematografo su di una gondola in movimento, riprende i palazzi (soggetti immobili) della città. Nei primi filmati Edison la componente temporale è minima o assente: lo scopo è quello di descrivere, non quello di raccontare. In questo periodo la funzione del cinema è quella di mostrare qualcosa di assolutamente reale e veritiero, come in un documento. Con la strutturazione di racconti, successivamente, la componente temporale andrà definendosi modificando la concezione cinematografica dell’epoca. In questa tipologia di cinema riscontriamo alcune importanti caratteristiche:

  • Macchina fissa e frontale alla scena inquadrata
  • Notevole distanza dalla scena (e quindi uno sguardo d’insieme senza focalizzazioni sui particolari)
  • Si riprendono gruppi di persone anziché singoli individui
  • Le persone riprese sono consapevoli del dispositivo (e infatti in qualche ripresa salutano alla camera da presa)

Figure chiave del cinema

In quest’occasione, riferendoci sempre al cinema delle attrazioni possiamo individuare alcune figure chiave:

  • Georges Méliès (Parigi, 8 dicembre 1861 – Parigi, 21 gennaio 1938): è stato un regista e illusionista francese. Viene riconosciuto come il secondo padre del cinema (dopo i Fratelli Lumière), per l'introduzione e la sperimentazione di numerose novità tecniche e narrative. A lui è attribuita l'invenzione del cinema di finzione (che filma mondi "diversi dalla realtà") e di numerose tecniche cinematografiche, in particolare del montaggio, la caratteristica più peculiare del nascente linguaggio cinematografico. È universalmente riconosciuto come il "padre" degli effetti speciali. Scoprì accidentalmente il trucco della sostituzione nel 1896 e fu uno dei primi registi a usare l'esposizione multipla, la dissolvenza e il colore (dipinto a mano direttamente sulla pellicola). Méliès possedeva il teatro “Robert-Houdin” nel quale faceva eseguire spettacoli di arte vari con molteplici numeri magici. Con il cinematografo Méliès si limitava ad una ripresa statica e passiva dei trucchi teatrali. Grazie allo studio cinematografico di Montreuil-sous-Bois (1897) vengono girati da Méliès ed il suo seguito circa 500 filmati tra il 1896 e il 1913. Riepilogando, i trucchi maggiormente utilizzati da Méliès sono:
  • Il mascherino-contromascherino (l'inquadratura viene divisa in due o più parti, impressionate in momenti diversi)
  • Arresto della ripresa (per far apparire/sparire/trasformare oggetti, personaggi, ecc.)
  • Scatto singolo (per muovere oggetti inanimati)
  • Spostamento della cinepresa avanti e indietro (per ingrandire e rimpicciolire un soggetto: nel film L'homme à la tête en cahoutchouc è abbinato a un mascherino-contromascherino per simulare una testa che si gonfia).

Le voyage dans la lune (1902)

Viaggio nella Luna è un film fantastico del 1902 realizzato da Georges Méliès. Assieme al Viaggio attraverso l'impossibile è uno dei suoi film più famosi, forse il capolavoro. Il film è una parodia basata liberamente sul romanzo di Jules Verne Dalla Terra alla Luna e su quello di H. G. Wells I primi uomini sulla Luna. Una delle scene iniziali del film, la navicella spaziale che si schianta sull'occhio della Luna (che presenta un volto umano), è entrata nell'immaginario collettivo ed è una delle sequenze che hanno fatto la storia del cinema.

Il film venne girato nel 1902 negli studi della Star Film di Méliès presso Montreuil, vicino Parigi. Costò la considerevole cifra di 10.000 franchi, spesi soprattutto per i costumi dei Seleniti e per le ricche scenografie dipinte. Fu la prima opera di finzione cinematografica a conoscere un successo mondiale. Il rovescio della medaglia fu anche la massiccia opera di pirataggio, operata innanzitutto da Thomas Edison che lo distribuì personalmente in America controtipando illegalmente una copia.

Il filmato, girato a 16 fotogrammi al secondo, è muto, in bianco e nero (ma esistettero sicuramente versioni colorate a mano) ed è composto come "film a quadri" (17), cioè come una serie di scene a inquadratura fissa (con sfondi diversi e durata variabile), inanellate una all'altra per comporre una storia. Non è il primo film a quadri di Méliès (erano già stati girati almeno L'affaire Dreyfus, Cinderella, Jeanne d'Arc e Barbe-Bleu), ma è uno dei più famosi per via della ricchezza di effetti speciali, il notevole grado di inventiva, la ricchezza di personaggi e la perfetta integrazione ludico/narrativa. Méliès seppe infatti sfruttare tutte le possibilità tecniche allora disponibili, combinandole con precisione meccanica. Le inquadrature spesso non sono perfette e tagliano fuori alcuni elementi sui lati: questo perché la cinepresa di tipo Lumière, che Méliès adoperava, non era ancora dotata di mirino, per cui l'inquadratura era spesso basata solo sul buon senso e l'esperienza dell'operatore. La messinscena ricorda una farsa teatrale, dove però la scenografia cambia al ritmo di poche decine di secondi.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher balconi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Valentini Paola.
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