Teoria e tecnica del linguaggio cinematografico
Pre-cinema: i principi che regolano il movimento
Le prime vere scoperte che portano alle immagini in movimento si perdono nel tempo. Plateau e Stamper pongono le basi nel 1832. All'inizio ci sono Daguerre, Talbot e la fotografia (1839), che diverrà animata nel 1851. Muybridge fa riprese nel 1875. Marey nel 1888 crea la macchina da presa. Nel 1892 Reynaud intraprende lo spettacolo di disegni animati. Edison nel 1894 mette in commercio la pellicola perforata. Louis Lumière il 28 dicembre 1895 inizia una serie di proiezioni commerciali, che fanno decidere come questa data sia la nascita del cinema.
I fratelli Lumière proiettavano a Parigi presso il "Salon Indien del Gran Café" il 28 dicembre 1895, Boulevard des Capucines, i loro brevi film con il cinematografo, di loro invenzione. Questa è la data a cui si fa riferimento per indicare la nascita del cinema. Le immagini animate però sono frutto di studi, esperimenti e scoperte di vari ricercatori i cui documenti però sono scomparsi, rendendo difficile identificare le tappe evolutive fondamentali che hanno consentito la nascita del cinematografo. Possiamo però riassumerli nel seguente elenco:
- Teatro d'ombre: Già noto nell'antico Egitto, in Europa nel '700 permette di proiettare ombre su pareti o teli bianchi. Ciò è reso possibile con semplici giochi di mani; evoluzione sarà proiezione per trasparenze di figure bidimensionali di materiale opaco; utilizzato per storie ricorrenti ad effetti scenici dall’ampio coinvolgimento del pubblico, utilizzato successivamente dal cinema.
- Lanterna magica: Proiezione per trasparenza di un'immagine con una fonte luminosa retrostante (simile alla diapositiva); in Persia vi era la conoscenza già dal XI di tal strumento; i movimenti sono possibili grazie a telai a rotazione che mantengono il movimento armonioso fluido; anticipa il cinematografo.
- Fantascopio: Robertson 1799, lanterna magica con otturatori speciali. Gli spettacoli erano chiamati fantasmagorie. Unito a dispositivi che emettono suoni o rumori, caratterizzato dall’apparizione o sparizione di figure (fantasmi in genere) e il ridurre o aumentare di figure.
Queste tre forme spettacolari appartengono al campo teatrale. La necessità della presenza di autori o tecnici per eseguire quanto indicato dal copione le allontanano dal cinema quale elargisce prodotto autonomo. Nel 1810 si scopre che le immagini osservate dall'occhio umano sono trattenute dalla retina per un brevissimo periodo di tempo anche dopo la loro scomparsa. Una successione di immagini fisse appare come fusa e crea l'illusione del movimento. È il fenomeno della persistenza retinica.
- Taumatropio: 1825 John Paris: dischetto di cartone sulle cui facce sono poste immagini. Ruotando il disco velocemente si ha la fusione delle immagini (uccello+gabbia=uccello in gabbia).
- Fenachistoscopio: 1833 Joseph Plateau: immagini in movimento. Disco di cartone con fessure radiali. Ruotato di fronte allo specchio, si vedrà (nelle fessure) l'effetto del movimento. Precursore del cinema.
- Stroboscopio: 1833 von Stampfer. Sostanzialmente uguale al fenachistoscopio.
- Zootropio: 1833 George Horner. Cilindro vuoto con bordi perforati da aperture regolarmente distanziate. All'interno del cilindro viene inserita una striscia di carta su cui vengono riprodotte le singole fasi di un movimento semplice (visione pubblica). Uso collettivo piacente a un pubblico assai giovane, possibilità nel cambiare le strisce dipinte.
Fino a questo punto, l'effetto del movimento è ottenuto per mezzo di immagini disegnate, poi arriva la fotografia:
- 1822, Niepce "La tavola imbandita": Prima fotografia. Il procedimento che usa viene chiamato eliografia, ci vollero 8 ore di posa per tal contesto.
- 1838, Jean Louis Mandé Daguerre - il dagherrotipo: Perfezionamento dell’eliografia di Niepce. Fotografie di immagini in sequenza vengono usate nello zootropio per ottenere la riproduzione di movimenti reali. Il brevetto venne comprato dalla Francia (Arago espleta la tecnica successivamente); le evoluzioni furono delineate in aumento della luminosità degli obiettivi ottici e aumento della sensibilità delle superfici d’impressione.
- Intorno alla metà del secolo si tenta di realizzare la ripresa fotografica delle fasi di semplici azioni, immortalando i soggetti immobili per ciascuna delle pose gestuali. Queste immagini vanno a sostituire le strisce di carta disegnate dello zootropio, insomma vi è il passaggio dalla staticità al movimento.
- 1874 Jules Janssen - revolver fotografico: Caratterizzato dalla tecnica a foto intervallata o più comunemente conosciuto come passo a uno; foto delle fasi del passaggio di Venere davanti al Sole. Divide il movimento in più foto o fotogrammi con esposizione di 1 sec. In lastra daguerrotipica; caratterizzato dalla scarsa sensibilità dei materiali sensibili che si riflettono in tempi assai lunghi. Il revolver fotografico può considerarsi il prototipo della macchina da presa.
- 1872-1885 Muybridge: Utilizzo della tecnica fotografica seriale usando 24 macchine fotografiche in cascata, fotografa il passaggio di cavalli al trotto e al galoppo. Montate le immagini nello zootropio e fenachistoscopio, riproduce il movimento reale dell'azione. Utilizzo delle lastre al collodio umido; successivamente verranno implementate molte macchine da presa sulla base di tale esperienza e in seguito ritocco di tali immagini reali con ausili di zoogirascopio e/o zoopraxiscopio (prassinoscopio da visione).
- 1882 Etienne Marey - fucile fotografico: Un apparecchio che fotografa 12 volte al secondo l'oggetto mirato. Tempo di posa 1/720 sec. Volo dei gabbiani a Napoli. Caratterizzato da delineare limiti fisici che coinvolgono una brevità delle azioni dovuta dalla lastra circolare che è colei adibita all’impressionare delle immagini.
Ció appena espletato sono intesi come i precursori dello scientifico. Nel 1887 la Eastman mette in commercio la pellicola su carta sensibile. Marey riesce a costruire un meccanismo (cronofotografo a pellicola) che con una elettrocalamita arresta la pellicola per 1/560 sec: il tempo di posa necessario alla nitidezza dell'immagine. La prima macchina da presa della storia.
Nel 1889 Edison inserisce delle perforazioni lungo i bordi della pellicola per evitarne il trascinamento irregolare. Sulle esperienze dei suoi predecessori inventa il cinetografo (ripresa) e il cinetoscopio (visione). Si commercializzano i primi film della storia di circa 30 secondi l'uno (rif 1881-1891-1894).
Nonostante gli studi per riuscire ad ottenere il movimento e la successiva proiezione di immagini tratte dalla realtà, Emile Reynaud prosegue gli studi su Les Pantomimes Lumineuses. Immagini disegnate: possono considerarsi le antenate dei cartoni animati ma non riesce a reggere la concorrenza del cinema, pur facendo mezzo milione di spettatori: troppo tempo per creare ogni volta centinaia di fotogrammi. Disperato, distrugge quasi tutti i suoi lavori.
- 1877 Reynaud inventa il praxinoscopio: Mantiene la struttura dello zooscopio di Horner ma alle fessure sostituisce un prisma poligonale collocato al centro del cilindro permettendo movimenti più fluidi e molto più luminosi. Il 1892 è caratterizzato dal teatro ottico evoluzione del prassinoscopio: attorno ad una cabina è una delle poche strisce rimaste integre sino ad oggi, cui Leeehnart le inserirà nel 1946 in Naissance du Cinema.
- Cinematographe 5 febbraio 1895 completamento: I fratelli Skladonowski, 2 mesi prima dello spettacolo Lumiere, proiettano il primo spettacolo con 8 scene di una ripresa pugilistica al Wintergarten di Berlino con il Bioscop, il pubblico è pagante. I Lumiere furono coloro che trovarono una soluzione migliore apparecchio utile sia per riprendere che proiettare, anche se molti contribuiranno ad un sistema di proiezione e movimento; il cinematographe permetteva la proiezione di 16 immagini al secondo su pellicola di 24 mm di bromuro d'argento perforata. La prima proiezione fu presso la SOCIETE D'ENCOURAMENT (marzo 1895), anche se quella commerciale fu fatta il 28 dicembre 1895 presso il SALON INDIEN DEL GRAN CAFFE di Parigi dinnanzi a 35 persone paganti che diverranno miriadi in poco tempo. Il funzionamento è permesso da una manovella collegato ad un otturatore che permette un moto intermittente.
Cinema scientifico
Il cinema scientifico nasce a supporto della scienza, ad esempio con "Le Voyage dans la Lune" (1902), un viaggio sulla Luna a carattere scientifico, film che miscela scienza e spettacolo. Cinema utilizzato con scopo di ricerca scientifica. 20 anni prima dei Lumière, Janssen, Muybridge e Marey hanno già gli strumenti tecnici per realizzare le immagini in movimento e le utilizzano a scopi scientifici. Il cinema scientifico nasce a causa delle implementazioni dovute dal progresso scientifico e industriale; ovvero, si necessitava di una nuova tecnologia che permettesse una maggiore qualità dell’analisi visiva.
Nella metà del XIX secolo le ricerche su proiezione e registrazioni esibiscono come questo linguaggio possa divenire un ottimo metodo per sopperire alle menomazioni dei sensi umani nel carpire informazioni ovvero avere maggior verifica ed analisi delle informazioni e per espletarle sopperendo alle problematiche che potrebbero incombere nell’elargire il tutto in un linguaggio tradizionale sia parlato che scritto e di privare della soggettività della visione delle riprese facendo assumere al cinema precise funzioni didattiche, tratto che verrà preso anche dalla TV.
Con il cinema scientifico si ha:
- La gestione dello spazio: ovvero la gestione di eventi cui sono a distanza o troppo piccoli.
- La gestione del tempo: ovvero il rallentamento e l’accelerazione delle riprese.
Tecniche speciali
Gli effetti speciali sono tecniche realistiche e simulazioni utilizzate dal media spettacolo, TV e cinema per registrare eventi impossibili da natura a d occhio nudo oppure per simulare eventi cui sono avvenuti in epoche remote o quant’altro mediante immagini sintetiche o tramite programmi di grafica computerizzata.
Tecniche realistiche
- Time Lapse: Detta ripresa intervallata effettuate per fenomeni assai lenti cui verranno accorciati i tempi dell’evento; è possibile elargirlo con macchine di nuova generazione non dispendiose (esempio: fiori - botanico).
- Accelerazioni o Rallenty: Per fenomeni troppo rapidi da notare ad occhio nudo (ambito balistico cui si necessita di 5000 fotogrammi al secondo per notare gli effetti che vi si hanno sul corpo umano parte ossea).
- Micro - Macrocimatografia: Implementazioni di eventi troppo piccoli da notare ad occhio nudo. Ausilio della cinematografia alla scienza utilizzo a scopo didattico con attrezzature non molte costose.
- Infrarossi e Ultravioletti: Tecniche di ripresa che consentono di vedere sfruttando le caratteristiche di particolari lunghezze d’onda (raggi x, infrarossi, ecc.). I sensori convertono la radiazione in immagine - monocromatica (gli oggetti caldi saranno molto più chiari) falsi colori (corrispondente alle diverse temperature). Utilizzato molto in ambito militare, vigili del fuoco, ripresa al notturno con scarsità di luce.
- Riprese a distanza e in luoghi inaccessibili: Resi possibili grazie a potenti teleobbiettivi e/o telescopi.
- Immagini satellitari: Mediante ausilio di mezzi quali satelliti consentendo mappature sempre aggiornate del globo; cambiamenti terrestri e/o quant’altro (esempio: Google Earth).
- Ricostruzioni: Create mediante ausilio di immagini sintetiche e tecniche di simulazioni e/o grafica computerizzata.
Le tecniche speciali utilizzate dal cinema scientifico sono:
- Riprese ad alta velocità
- Riprese agli ultravioletti/infrarossi
- Micro e macrocimatografia
Queste tecniche permettono di registrare e rivedere n volte un fenomeno raro, o troppo piccolo o veloce per essere visto a occhio nudo. Le applicazioni possibili sono:
- Botanica, studio della crescita delle piante.
- Balistica, impatto dei proiettili.
- Etnografia e antropologia, studio dei gruppi etnici di popoli lontani. "Microcosmos" del 1996, realizzato da 2 biologi sulla vita degli insetti, coniuga ricerca entomologica e spettacolo; utilizzo di time lapse, rallenty, macrocimatografia.
Pre-cinema e cinema di animazione
Il movimento dell’immagine; il movimento. Le tecniche cinematografiche ed evoluzioni evidenziano il principio base nel cinema: è dato da 24 frames o fotogrammi al secondo ad una opportuna velocità per la TV 25 frames al sec. Nel cinema vero e proprio, il movimento è ottenuto:
- La macchina da presa impressiona su pellicola parte della realtà scomposta in fotogrammi 24 secondo di registrazione che riproducono le diverse fasi di ripresa
- Dopo la scomposizione dell’inquadratura in molteplici immagini fisse vengono stampate proiettate ad una certa velocità
- L’illusione ottica è quella del movimento ripreso.
La tecnica per realizzare il movimento di un cartone animato è identica a quella per realizzare il movimento nei film. La differenza è che i soggetti non si spostano da soli come gli attori ma devono essere spostati artificialmente.
- Animazione cinematografica: Prima si realizzano i bozzetti dei personaggi visti nelle diverse prospettive, poi i disegni vengono realizzati in serie leggermente differenti uno dall'altro in ordine progressivo. Lo sfondo dell’azione rimane lo stesso per accelerare il lavoro. Fotografati i disegni in sequenza con una macchina da presa si ottiene (dopo processo di sviluppo) la pellicola per la proiezione. In fase di montaggio alla moviola si inseriscono suoni, parlato, musica, titoli ed effetti.
- Animazione video/televisiva: Il procedimento è come quello cinematografico, ma si usa la telecamera al posto della macchina da presa e un software di montaggio digitale al posto della moviola. I vantaggi sono: costi inferiori, la possibilità di vedere subito le riprese, semplicità d'uso, unico software per audio e video.
- Animazione computerizzata: Software specifici, come Flash. Struttura su livelli porta a grandi vantaggi di realizzazione, si amplia la distribuzione al web, sincronizzazione dialoghi con l'animazione, effetti sonori, effetti visivi (dissolvenze, titolazioni ecc.). Il formato può essere usato sul web, riversato su CD/DVD, oppure in qualunque formato video.
Evoluzione tecnologica del cinema
Aspetti tecnici
Sin dai primi del '900 vi era la possibilità di dipingere a mano o a macchina le copie dei film; il colore inizia a parlare dagli anni '30. Al contrario del sonoro, il cinema a colori non porta a problemi di mercato o di investimento, poiché tecnicamente tutto resta uguale: cambia solo il tipo di pellicola, più costosa inizialmente, e la necessità di maggior luminosità in fase di ripresa. Nel 1935 il primo film a colori distribuito a livello internazionale fu "Becky Sharp" di Rouben Mamoulian. La qualità cromatica però lasciava molto a desiderare, la colorazione era grossolana, troppo appariscente (additivi sottraenti) ed è caratterizzato dall'essere lo spartiacque tra il bianco e nero ed il colore.
Nel 1939 esce "Via col Vento" di Fleming girato in technicolor, e con particolari trattamenti fatti subire ai suoi negativi permettono di rieditarne copie anche dopo decenni; "Gone with the Wind" è la prima affermazione in grande stile sul mercato internazionale del colore e sarà anche uno dei film cui gli incassi rimarranno record per decenni nel cinema. In Italia il primo film a colori significativo è "Senso" di Luchino Visconti (1953). Nonostante l'affermazione del colore, il bianco e nero rimarrà ancora per anni a suggerire motivazioni stilistiche e particolari valori espressivi.
Aspetti espressivi
Si era capito come il colore avesse un potere espressivo immenso; molti cineasti utilizzarono codesti due ambienti per elargire drammaticità - flashback fantasia presente; un esempio è Ejzenstejn con "Ivan il terribile" (1958) e Tarkovskj con "Andrej Rublev" (1969), girano film in cui si alternano bianco e nero e colore. Il colore elargisce il presente, l'odierno; "Notte e nebbia" del '56 di Resnais è inteso come documentario sui lager nazisti girato in bianco e nero (riprese dell'epoca nazi) e con virate all'ocra sanguigno per le riprese odierne. "Rusty il selvaggio" di Coppola del '83 elargisce un acquario con pesci a colori ed un'inquadratura generale in bianco e nero per annoverare il contrasto tra presente/fantasia e passato.
L'introduzione del colore provoca il formarsi di due tendenze in ambito teorico: Arnehim critica l'uso del colore perché priva il cinema della componente che lo differenzia dalla realtà e permette di manifestare l'arte, quindi minor interpretazione da parte degli spettatori.