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Storia dei paesi orientali

La spedizione di Vasco da Gama e l'apertura dei mercati asiatici

Nel 1498 nel porto di Calicut (India meridionale) arriva la spedizione portoghese guidata da Vasco da Gama che cercava di aprire nuovi mercati, di approvvigionarsi direttamente verso i mercati asiatici e che aprirà la strada ad una serie di spedizioni commerciali da parte degli europei. Gli europei erano in cerca di merci e prodotti che in Europa non erano disponibili, oppure erano acquistabili a prezzi elevati; nell'immaginario collettivo si pensa che gli europei ad un certo punto della storia abbiano deciso d’andare a conquistare l’Asia, ma questo è un mito che va sfatato: dal grafico che va dal 1600 al 2001, si vede che l’Europa dal punto di vista economico non fosse per nulla superiore.

Già dal 1800 il suo PIL era di gran lunga inferiore al PIL cinese e nel 1700 il paese che aveva il maggior PIL a livello mondiale era l'India; 1/4 del PIL mondiale era prodotto esclusivamente dall'India che all'epoca aveva un grande e potente impero, l'Impero Moghul. Solamente a partire dalla seconda metà del XIX secolo l'Europa prende sopravvento e le economie asiatiche vengono ridotte a percentuali molto basse del PIL mondiale.

Il colonialismo europeo e le sue conseguenze

A cavallo del XIX e del XX secolo vi è un consolidamento del dominio europeo in Asia secondo una dinamica economica di tipo coloniale, nettamente favorevole all’Europa, che comporta l'arricchimento dell'Europa e l'impoverimento dei paesi asiatici, eredi di grandi civiltà. Anche dal punto di vista tecnologico e delle scoperte, fino al XVII secolo gran parte delle scoperte venivano dall’Asia, ma ad un certo punto arrivano gli europei che sviluppano il colonialismo e portano la Rivoluzione Industriale che parte dalla Gran Bretagna e poi si espande, trasformando l'Europa nel centro di una nuova economia basata sulla produzione industriale che è fortemente intersecata nelle sue dinamiche allo sfruttamento coloniale.

I mercati asiatici vengono invasi dalle merci di produzione europea (crisi dell’artigianato e dell’industria locale) XIX secolo europeo, per alcuni britannico. Oggi questi grandi paesi asiatici stanno solamente recuperando in parte quello che è stato il loro ruolo economico, politico e storico e che il colonialismo gli aveva sottratto, infatti si parla del XXI secolo come secolo asiatico, mentre il XX come secolo americano.

Il commercio prima del colonialismo

Prima del 1498 l’Europa aveva sempre commerciato con l'Asia: la Via della Seta su cui non transitavano solo la seta (monopolio assoluto della Cina) ed altre merci, ma anche le idee, basti pensare a Marco Polo e ad altri viaggiatori, mercanti. I romani, ad esempio, acquistavano merci dall’Oriente e le pagavano "cash", cioè con monete d’argento che impoverivano l’Impero Romano; la seconda raccolta di monete romane d’argento infatti è stata ritrovata in India.

Fino alla metà del 1700 la bilancia commerciale è sempre stata favorevole all’Asia: le merci andavano prevalentemente dall’Asia verso l’Europa (gli europei non avevano molte merci da mettere sul commercio e quindi non riuscivano a venderle) e le pagavano in contanti, favorendo l’economia asiatica. Il commercio avveniva attraverso degli intermediari: gli arabi erano i più importanti e monopolizzavano dal XVI secolo il commercio delle spezie, fondamentali per la cucina, la conservazione dei cibi in Europa; basti pensare che erano considerate addirittura un bene di lusso.

L'espansione portoghese e spagnola

Uno dei motivi che spinse i portoghesi a cercare mercato verso l’Oriente fu proprio quello di cacciare e tagliar fuori gli intermediari. Il costo delle spezie era molto elevato perché ognuno ci faceva un ricarico molto notevole e i portoghesi, che all’epoca erano molto avanti dal punto di vista della tecnologia, in particolare marittima, iniziarono ad esplorare tutto l’Atlantico doppiando il Capo di Buona Speranza e cercando di arrivare alle Indie Orientali. Un altro caso famoso di persona che cercò d’arrivare in India fu Cristoforo Colombo che sbagliò i calcoli dell’asse terrestre pensando d’arrivare in Cina e Giappone passando dall’Atlantico si trovò di fronte alle Americhe (1492).

I portoghesi e gli spagnoli furono i primi ad avere il desiderio d’arrivare in queste Indie "misteriose"; da notare che il dominio dei mari da parte dei portoghesi e spagnoli fu un qualcosa d’improvviso poiché altri paesi che erano molto più avanzati dal punto di vista tecnologico, come la Cina, decisero d’abbandonare lo sviluppo del commercio marittimo per ragioni interne.

All’inizio del ‘400 un grande ammiraglio cinese Chêng Ho venne incaricato dall’imperatore di girare tutto l’oceano Atlantico e secondo alcuni studiosi raggiunse pure la California, però di fatto tutta l’area dell’oceano Indiano era dominata dalla marina cinese.

I portoghesi arrivarono nell’India meridionale e si resero conto che i profitti commerciali potevano essere elevati; il primo carico di spezie acquistato venne rivenduto a Lisbona che divenne la principale piazza per la vendita delle spezie in tutta Europa con un ricarico di oltre il 3%. Si sparse la voce di questo commercio con ricarico e quindi fu una gara tra gli europei per accaparrarsi questi mercati.

Il trattato di Tordesillas e le sue conseguenze

La prima fase vide come protagonisti esclusivamente i portoghesi perché nel 1494 la Spagna e il Portogallo arrivarono a un accordo sulla base del quale si dividevano il mondo allora conosciuto (le Americhe erano state appena scoperte) facendo passare la divisione per un meridiano che passava esattamente nella metà della parte nord dell’oceano Atlantico. Questo era il Trattato di Tordesillas che prevedeva l’assegnazione della parte orientale del mondo al Portogallo (tutti i territori potevano essere colonizzati dai portoghesi) e la parte occidentale alla Spagna.

Ci sono però delle incongruenze:

  • Il Brasile è colonia portoghese. Il meridiano del trattato passava nel Brasile e quindi i portoghesi scoprirono che una parte del sud America era a est del meridiano, per cui lo colonizzarono tutto.
  • Nelle aree asiatiche il meridiano era considerato come un meridiano che tagliava il mondo esattamente a metà, per cui dall’altra parte esatta del globo vi era un meridiano che tagliava la zona d’influenza. Le isole situate a est di questo meridiano furono considerate dagli spagnoli come un proprio legittimo dominio e infatti, nel 1565, le conquistarono in modo legale secondo il loro accordo con il Portogallo e le rinominarono con il nome del monarca spagnolo Filippo II quindi Filippine, unica colonia spagnola nell’Asia.

L'evangelizzazione e il colonialismo

I portoghesi e gli spagnoli in questo loro colonialismo erano mossi ovviamente da interessi commerciali ma anche da una volontà di "evangelizzare" le popolazioni pagane; in realtà consideravano tutti pagani quelli che non erano musulmani per cui le grandi società dell’Asia (hinduismo, buddismo, sincretismo cinese) erano considerate a prescindere pagane. I pagani a differenza dei musulmani agli occhi dei portoghesi e degli spagnoli avevano una religiosità primitiva, sconosciuta, misteriosa e quindi ideale al buon selvaggio. Persone che non avevano mai sentito parlare del cristianesimo, una volta conosciuto non ebbero problemi a convertirsi.

Del mondo islamico invece i portoghesi e spagnoli avevano una buona conoscenza visto che per sette secoli il mondo spagnolo era stato dominato dagli arabi. Fenomeno della Reconquista: riconquista della Spagna araba musulmana da parte del cristianesimo.

Le società asiatiche e il commercio europeo

Le società asiatiche non erano selvagge, poco sviluppate, ma avevano dei sistemi sociali molto solidi: in India si stava creando l’impero Moghul, in Cina l’impero era all’epoca il più potente del mondo, il Giappone aveva anche lui un sistema molto strutturato ed organizzato, per cui questi mercanti europei non andavano certamente a conquistare tutti i territori, ma si insediavano in alcuni punti strategici sulle coste e chiedevano ai sovrani locali il permesso di poter commerciare.

Gli indiani furono contenti di concedere questi empori sulle coste agli europei perché ci guadagnavano: gli europei arrivavano, pagavano le merci molto di più rispetto agli arabi e agli altri poiché tagliando fuori gli altri avevano molte possibilità di guadagno, pagavano tutto cash (l’unico prodotto iberico che poteva interessare agli asiatici erano le armi da fuoco) e successivamente oltre alle spezie iniziarono ad esportare altri prodotti: cotone dall’India, seta dalla Cina e dal Giappone, il salnitro (minerale per la polvere da sparo), l’indaco (colorante naturale), pietre preziose, ecc...

Gli europei per pagare dovevano continuamente approvvigionarsi di oro e d’argento; nel 1500 è in atto un fenomeno di conquista spagnola (Conquistadores) che porta delle grandi miniere d’oro e d’argento (Bolivia, Perù, Messico) e gran parte di questi minerali estratti in America prendono la via dell’Oriente. Sono portati prima dai portoghesi e poi dagli spagnoli per acquistare prodotti che poi vengono rivenduti in Europa.

Non è un caso che nella metà del ‘500 in India si formano imperi mai esistiti nel subcontinente indiano: l’impero Moghul concede agli europei di creare questi empori perché a tutto vantaggio suo. Non c’erano forme di supremazia, superiorità da parte degli europei poiché si resero conto che avevano a che fare con grandi imperi, eredi di forti civiltà. Missionari si stabiliscono in tutta l’Asia del nord ed iniziano a studiare le loro tradizioni per prepararsi all’opera di evangelizzazione. La prima fase fu un colonialismo commerciale che dura fino alla metà del ‘700.

Il declino portoghese e l'ascesa degli olandesi

I portoghesi però vennero cacciati subito perché oltre al commercio intrapresero delle attività di pirateria: saccheggiarono navi di mercanti musulmani e il sovrano di Calicut massacrò tutti i portoghesi presenti in città. Dopo questo episodio allora i portoghesi si spostarono e crearono la loro capitale nella città di Goa e acquisirono il controllo della città di Malacca, nell’attuale stato della Malesia che era dal 1400 il più potente sultanato del sudest asiatico.

Si era islamizzato recentemente, e i portoghesi nel 1511 riescono a conquistare la città di Malacca, erede di un antico impero marittimo e che era il centro nevralgico dei commerci tra la Cina, l’India e il mondo arabo e quindi città molto cosmopolita: c’erano cinesi, indiani e arabi. Dopo la conquista dei portoghesi la città di Malacca andò in declino e i portoghesi decisero di stabilirsi a Macau, nella baia di fronte a Hong Kong e che rimase colonia portoghese fino agli ultimi anni del secolo scorso.

Inoltre i portoghesi furono i primi ad aprire contatti con i giapponesi arrivando alla baia di Nagasaki, primo centro di commercio dei portoghesi. Un’altra area molto importante erano le isolette dell’attuale Indonesia, le Isole Molucche (Molucche significa spezie) e quindi le Isole delle Spezie; avere il loro controllo significava avere il controllo dell’intero commercio di esse dalla fonte.

La frammentazione del mondo malese e l'intervento europeo

In generale il mondo malese (parte peninsulare, cioè attuale Malesia e parte insulare cioè Indonesia e le Filippine) presentava delle caratteristiche favorevoli alla colonizzazione europea per una serie di motivi:

  • Era un mondo frammentato sia geograficamente sia politicamente, piccoli sultanati e piccoli regni, era più facile quindi acquisirne il controllo.
  • Produzione di spezie e altri prodotti da importare in Europa.

Nel 1585 gli spagnoli arrivarono nelle Filippine ed esse sono un caso a sé all’interno del contesto asiatico perché la conquista spagnola delle Filippine non è una conquista esclusivamente commerciale: non creano solo empori ma conquistano gran parte delle isole e si trovano davanti a delle società che, rispetto alle altre asiatiche, avevano delle strutture sociali molto più deboli.

La popolazione era ancora unita in staterelli tribali, non aveva una struttura forte come quella dei paesi che avevano avuto una dominazione o influenza indiana, era animista (culti molto semplici rispetto alla complessa cultura teologica degli altri stati) e quindi gli spagnoli riuscirono a convertirli facilmente. A partire dalla metà del ‘500 gli spagnoli portano avanti una conversione di massa nelle Filippine che ha un successo: i filippini si convertono al cristianesimo favorendo un contatto con la Spagna e quindi con l’Europa e favoriscono la presenza di ordini religiosi che poi hanno avuto un grande ruolo nella colonizzazione delle Filippine stesse che diventano l’unico paese cattolico dell’Asia.

La parte meridionale delle Filippine, in particolare le isole di Mindanao e Sulu, erano invece state islamizzate, infatti queste isole gli spagnoli non riescono a conquistarle perché restano sedi di importanti sultanati ben organizzati. Gli spagnoli arrivati nelle Filippine dal Messico (all’epoca colonia spagnola) fanno di esse la base dei commerci che dal Messico vanno verso l’Asia.

Il Messico è importante perché è un grande territorio di produzione d’argento; gli spagnoli estraggono l’argento dalle miniere messicane, ogni anno con i monsoni favorevoli raggiungono le Filippine e da qui commerciano prodotti che poi vengono dati anche in Europa: stoffe, porcellane cinesi. Si crea quindi un ceto di filippini (ex capi tribù) che iniziano a sposarsi con gli spagnoli élite economica e culturale che parla spagnolo e che sono i cosiddetti Ilustrados, discendenti da una serie di unioni tra spagnoli, messicani, cinesi e popolazioni locali; questa nuova élite ancora oggi governa l’economia filippina.

Nelle Filippine gli spagnoli introducono delle riforme economiche che erano già state sperimentate in America latina; si creano le grandi econmiendas (latifondi che vengono dati a grandi nobili, ilustrados, e a ordini religiosi. Questi ultimi nelle Filippine gestiscono gran parte delle terre quindi la cristianizzazione va di pari passo con un’economia di latifondo.

Le Filippine vengono governate fino all’inizio del 1800 come una parte del vicereame del Messico: il governo filippino non risponde a Madrid ma direttamente al governo che c’è a Città del Messico. Filippine considerate arcipelago al largo del Messico invece che possedimento spagnolo in Asia.

L'ascesa delle compagnie delle Indie

Dall’inizio del 1600 tre grandi paesi europei (non sapendo del trattato di Tordesillas tra Spagna e Portogallo) creano delle compagnie delle Indie, società per azioni quotate nelle rispettive borse (quella inglese, la East Indian Company, quotata a Londra, la VOC, olandese ad Amsterdam e la compagnia francese a Parigi).

I più importanti fino al 1700 sono gli olandesi perché l’Olanda è il primo stato borghese d’Europa, si è liberato dal dominio spagnolo e inizia a soppiantare poco a poco il potere portoghese in Asia anche grazie ad un fattore, agli olandesi dell’evangelizzazione e della conversione non importa nulla, sono interessati esclusivamente al commercio (sono laici e dietro la compagnia non c’è la monarchia come in Portogallo, ma ci sono azionisti).

La VOC viene formata e alle fine del 1600 la flotta olandese, pari a quella francese, inglese e spagnola messe insieme, inizia ad insediarsi in una serie di luoghi strategici. Occupano la colonia del Capo, parte meridionale del Sud Africa, poiché tutti i commerci per l’Europa passano da lì (non c’è ancora il Canale di Suez), motivo per cui il 60% della popolazione del Sud Africa ancora oggi parla olandese; cacciano i portoghesi dall’India meridionale ai quali resta solo Goa e Macau (portoghesi primi ad arrivare ed ultimi ad andarsene), conquistano anche l’Isola di Ceylon oggi conosciuta come Sri Lanka e poi riescono nel 1641 a conquistare Malacca e le Isole delle Spezie. Olanda prima potenza europea dal punto di vista economico presente in Asia.

Il centro del potere olandese in Asia è l’isola di Java, qui gli olandesi s’insediano nel porto di Jakatra che oggi è la città di Jakarta. Da Java cercano di sperimentare una nuova forma di colonialismo commerciale perché gli europei si rendono conto che questo sistema economico non funziona più di tanto: devono trovare una via che consenta di commerciare senza rimetterci troppo. Gli olandesi sperimentano il colonialismo di piantagione: portano dei prodotti adatti ai climi tropicali e richiesti in Europa e iniziano a coltivarli; utilizzano la manodopera indigena (spesso resa a schiavitù) e coltivano a Java zucchero, caffè, cacao. Gli europei in questo modo non controllano più solo gli empori ma anche le piantagioni, ossia territori più vasti. Con i capitali che derivano dall’esportazione dei prodotti di piantagione, gli europei riescono a pagarsi altre merci che comprano dalla Cina, dall’India e dagli altri paesi.

L'espansione britannica in India

L’East India Company nasce nel 1601, è quotata a Londra e che inizialmente è una piccola compagnia: riesce a creare degli empori nei luoghi in cui non ci sono gli olandesi e i francesi. Il primo emporio importante in India degli inglesi è la città di Surat, principale porto dell’Impero Moghul; per averlo gli inglesi vanno e chiedono all’imperatore di poterlo aprire, il quale dà il permesso perché gli inglesi non si preoccupano della conversione e sono dei mercanti che pagano. La presenza britannica inizia.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/23 Storia dell'asia orientale e sud-orientale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valery19911991 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del Paesi orientali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Caldirola Stefano.
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