Il Vasari
Introduzione
Giorgio Vasari (1511-1574) proviene da una famiglia di artigiani. Il nonno, omonimo, nella sua città di Arezzo, dove il nostro nacque nel 1511, aveva esercitato l’arte della ceramica, aveva fatto il ceramista, e da qui deriva il nome della famiglia (Vasaio). Figlio di una sorella del suo bisavolo Lazzaro deve esser stato Luca Signorelli la cui bella figura di vecchio produsse un’impressione profonda nel fanciullo sensibile.
Nel suo testo si manifesta già la tendenza dell’aretino di mescolare nel fantasticamente la verità e la finzione nella sua vita. Ha abbellito l’opera di quest’avo pittore e viene il sospetto che lui nella seconda edizione, reso ardito dal successo, abbia messo il modello pittore sopra un piedistallo. Ciò ci rende non meno scettici riguardo a quello che ci dice del nonno, ma ci colpisce che non abbia detto nulla di suo padre Antonio. Forse perché questo buon artigiano era troppo presente alla memoria dei contemporanei, e in queste storie di famiglia si svela un lato caratteristico dell’autore.
Vasari fu:
- Discepolo di umanisti,
- Dotto pittore,
- Forte in latino,
- Il Pollastra fu suo maestro ad Arezzo,
- Compagno di gioco di Ippolito de’ Medici.
I capolavori di pittura del Vasari
- Gli affreschi nella Sala Regia del Vaticano e
- Le allegorie nel Palazzo Vecchio
Ce lo fanno riconoscere come rappresentante dello stile manierista tanto disprezzato.
Indiscutibile è la sua importanza come architetto negli Uffizi con la loro disposizione spaziale calcolata nella città, la casa dei Cavalieri di Santo Stefano a Pisa e la sua casa di Arezzo.
Dopo una lunga e piena vita di lavoro, ricca di successi e fatiche, egli morì nel giugno del 1574. Morì alcuni mesi dopo il suo signore e protettore, Cosimo I, a cui egli aveva dedicato l’opera che doveva portare la sua fama in tutta l’Europa, le Vite.
Capitolo 1: Origine delle Vite. Rapporti fra la prima e la seconda edizione
Giorgio Vasari racconta come sorse il suo capolavoro nella sua autobiografia, stranamente frammentaria, scolorita e superficiale, che si trova alla fine della seconda edizione. Il racconto della riunione serale in casa del cardinale Alessandro Farnese a Roma nel 1546, a cui partecipano il Giovio e Annibal Caro, sembra creato artificiosamente come ha dimostrato Kallab.
Nella dedica a Cosimo I egli mette in evidenza che questo lavoro fu preceduto da una preparazione di dieci anni, e abbiamo dei punti certi che ci assicurano che la sua preparazione risale al 1540. Nel 1547 lui poteva davvero presentare a Caro un saggio del suo capolavoro che egli loda per stile e contenuto, critica solo le particolarità stilistiche in contraddizione con la lingua naturale. Caro dice che a questo stile da pittore che Vasari si assegna ha dato in verità il meglio che poteva.
La parte preparata fino ad allora fu mandata all’abate del convento degli Olivetani a Rimini, Gian Matteo Faetani che ne fece fare una copia da un monaco e ne curò la revisione.
Dopo la prima edizione, si sentirono voci sfavorevoli che cercavano di diminuire l’originalità del lavoro, così si attribuì assurdamente a un amico del Vasari, Don Silvano Razzi, la proprietà dell’opera. Si è molto parlato di questi aiuti del Vasari, del suo dotto amico Vincenzo Borghini, collezionista che scrisse libro, spingendo il Vasari a far qualcosa di simile a questa raccolta di disegni antichi. Vasari viene accusato di infinite bugie, scaturite dall’invidia per un capolavoro originale come le Vite.
Ma come si vede dal libro dello Scoti Bertinelli, il Vasari rielaborò il tutto fondendolo nel suo stile. I proemi moralizzanti, in cui lui si abbandona del tutto allo stile letterario del tempo, gli appartengono interamente, la parte non sua si riconosce con facilità. Così è per le iscrizioni tombali della prima edizione che gli furono fornite da Caro e altri come il capitolo di un altro amico, Cosimo Bartoli, sulle miniature di Attavante.
La prima edizione delle Vite (1550)
- Esce nel 1550
- Stampata dal Torrentino,
- Comprendente tre parti in due volumi
- Ha il principio stabilito dalla storiografia dell’arte fiorentina di trattare solo di artisti morti, ad eccezione di Michelangelo (che aveva già raggiunto l’immortalità in questa vita); Michelangelo è per lui il punto culminante di tutto lo sviluppo, la cima che corona l’edificio.
- Il libro è stato atteso a lungo e ansiosamente.
- È opera di un sol getto
- Malgrado molte manchevolezze è un capolavoro di un grado più alto che la seconda edizione.
La seconda edizione delle Vite (1568)
- 18 anni dopo, nel 1568, e stampata a Giunti, uscì la seconda edizione.
- Vasari intanto aveva visto e imparato moltissimo facendo viaggi di aggiornamento in viaggi che prima non conosceva, e molte cose furono migliorate nella seconda edizione.
- Egli non rifiutò mai una giusta critica e la lettera dell’Adriani ci mostra come cercasse di dare al suo lavoro prospettive più vaste con nuove fonti, soprattutto ritratti.
- Si tratta di ritratti degli artisti disegnati da lui o da scolari e si lagna occasionalmente degli incisori veneziani e delle loro riproduzioni spesso poco fedeli.
- Il suo materiale è cresciuto: ce lo indica la mole della seconda edizione
- Si considerano qui anche i viventi in una grossa appendice speciale.
- Accanto ai ritratti vediamo una nuova fonte, i disegni, la raccolta del Vasari, il libro nominato, appare qui per la prima volta.
- Migliorare lo stile e l’espressione
- I suoi intensi sforzi perva spesso a danno della fresca naturalezza della prima edizione.
- Si vede infatti un intenso lavoro coprendo di aggiunte e di cancellature i fogli di stampa di un esemplare.
La sua figura come scrittore si presenta incompatibilmente più pura e più artistica nella prima edizione.
Capitolo 2: Le fonti del Vasari
Il Vasari si è servito con garbo e con diligenza della maggior parte della letteratura dell’arte esistente prima di lui, nella seconda edizione in una misura maggiore e anche con un’accresciuta coscienza storica. Nomina ora molte fonti che prima aveva adoperato senza citare o sotto vaghe indicazioni. Dobbiamo ricordare che nel Rinascimento il concetto di plagio era tutto diverso, molto più largo di quel che non sia per noi.
Fonti di storia dell'arte vera e propria
- Non dobbiamo dimenticare che il Vasari dovette esaminare la maggior parte delle fonti di questa specie nella loro forma manoscritta in parte difficile. Di tanto in tanto nomina le fonti, in altri casi le passa sotto silenzio. Così si è servito dei commentari del Vecchio Ghiberti in possesso dell’amico Cosimo Bartoli.
- Nell’aggiunta nella seconda edizione della vita del Ghiberti, egli si era ben servito affermando che “poco da e disonesta del testo utile” se ne poteva ricavare. Accanto al Ghiberti il libro di Antonio Billi è la sua fonte più importante, e la “fonte K” di cui si serve parallelamente ai suoi concorrenti, Magliabechiano e Gelli.
- Sfrutta poi la biografia del Brunelleschi del Manetti, specialmente sull’architettura, e solo nella seconda edizione può servirsi della lettera del Campagnola. Infatti nella seconda edizione si avvale di scritti teorici:
- Come il libro di bottega del Vecchio Cennini,
- Il trattato di Bellucci,
- Quello di Martini
- E il romanzo storico-artistico del Filarete.
Nell’edizione del Vasari del 1568 compare in parte riprodotto alla lettera il sostanzioso quadro del Guicciardini. Dobbiamo supporre che come architetto il Vasari conoscesse la già imponente letteratura sull’architettura, cita:
- Gli scritti Vitruviani,
- I commenti di Cesariano,
- Caporali,
- Barbaro,
- Serlio,
- Vignola.
Anche il libro del francese Jean Cousin gli è noto e accenna alle misure degli edifici romani di Peruzzi e del Bramantino.
Vasari aveva una schiera di aiutanti che gli hanno comunicato estratti e notizie, è lo stesso metodo di Michiel, con cui ha in comune la fonte del Campagnola. Altri suoi informatori sono, per le notizie sul Pisanello e altri veronesi:
- Fra Marco de’ Medici a Verona
- e Danese Cattaneo
E per quelle su Fra Bartolomeo, molto precise, dai Domenicani. Egli si lagna della mancanza di notizie da Venezia, mentre di una certa importanza è una lettera da Reggio del Bombaso in cui si parla dell’artista locale Prospero Clementi. È naturale che si sia largamente servito poi della sua vasta corrispondenza col Salvati e soprattutto da quella con Michelangelo.
Letteratura storica
Vasari l’ha utilizzata largamente nella seconda edizione. Kallab ha trattato questo argomento. Il Borghini gli aveva fatto avere degli estratti della Cronaca Longobardorum di Paolo Diacono stampata nel 1514. Inoltre la Vita di Papa Niccolò V del Manetti gli era nota e accenna anche alle Vite dei Papi del Platina nella Vita di Gentile da Fabriano e alla Cronaca del Biondo da Forlì.
Caratteristico del suo metodo è il modo di servirsi delle Storie Fiorentine di Giovanni Matteo Villani come ha dimostrato Kallab. Di queste ha tolto i passi che si riferiscono agli edifici di Firenze e dintorni ed ha aggiunto del suo ai testi degli antichi cronisti. Ciò riguarda soprattutto i nomi degli artisti del Trecento che aggiunge di sua fantasia, questo procedimento è caratteristico e istruttivo per la tecnica romanzesca del Vasari. Dice di aver esaminato anche dei documenti, nomina:
- Il libro della Compagnia dei Pittori Fiorentini (Vita di Giotto)
- e il libro dell’Arte della Calimala (Andrea Pisano).
Le tabelle fatte con grande diligenza dal Kallab mostrano con quanto arbitrio siano costruiti i dati che Vasari dà con tanta esattezza cronologica, invece ha dato molto valore alle iscrizioni.
Scritti vari
Giorgio Vasari:
- Che aveva ricevuto una buona educazione e possedeva una cultura non comune in un artista,
- Conosce bene gli scritti del suo popolo, ciò vale prima di tutto per gli scritti di Dante e dei suoi scolari,
- Conosce poi le novelle del Sacchetti e se ne serve in parte così pure il Boccaccio.
- Utilizza i sonetti del Petrarca su Simone Martini e quelli di Giovanni della Casa su Tiziano
- Mentre su quelli di Michelangelo si mette in difensiva contro gli attacchi come quello del Condivi, e anche a questo scopo servono le lettere del maestro che introduce spesso talvolta mutilate.
Di altri artisti:
- Si serve anche di lettere
- Salvati,
- Sofonisba Anguissola,
- O quella di Raffaello a Viti.
Questa rassegna dimostra quanto Vasari fosse enciclopedico, rivela il suo sguardo penetrante su un materiale di cui nessun artista o scrittore d’arte poté disporre prima di lui. Vasari = enciclopedico.
Tradizione orale. Conoscenza e autopsia dei monumenti
Giorgio Vasari:
Vasari si poté servire in modo larghissimo delle tradizioni orali grazie alle sue estese conoscenze. Ciò è stato trattato dal Kallab. Gli fornirono materiale:
- Francesco da Sangallo, sul fratello Giuliano, uno scolaro di
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Storia della Critica d'Arte, prof. Agosti, libro consigliato La letteratura artistica, Schlosser Ma…
-
Riassunto esame Storia della Critica d'Arte, prof. Agosti, libro consigliato La letteratura artistica, Schlosser Ma…
-
Riassunto esame Storia della Critica d'Arte, prof. Agosti, libro consigliato La letteratura artistica, Schlosser Ma…
-
Riassunto esame Storia della Critica d'Arte, prof. Agosti, libro consigliato La letteratura artistica, Schlosser Ma…