La letteratura locale italiana
La storiografia artistica locale in Italia
Già conosciamo gli inizi della storiografia artistica locale che qua e là, anche se imperfettamente, risalgono fino al Quattrocento, per esempio Padova. Ciò avviene sia ricollegandosi al Vasari, sia spesso in immediato contrasto e in contesa con lui che era già riconosciuto nelle case letterarie. Ogni provincia produce ora il suo Vasari, le sue vite degli artefici. L’arte figurativa è ormai da gran tempo una delle glorie cittadine.
In Toscana, a Firenze, la grande opera del Baldinucci chiude la sua produzione storico-artistica, e Lanzi e Cicognara annunciano il principio di una nuova età. È significativo per questa terra madre della moderna storiografia artistica che la sua attività abbia avuto un’impronta storico-universale, anzi internazionale. Accanto a Firenze sono da considerare anche le due rivali:
- Pisa
- Siena
La loro storiografia artistica comincia abbastanza tardi. Solo alla fine del secolo XVIII (1787) uscì Pisa Illustrata di Alessandro Da Morrona:
- Opera in tre volumi,
- Fondamentale nel suo genere, poiché espone per la prima volta la storia dell’arte pisana.
Alla stessa epoca appartiene il libro di Della Valle, le Lettere Senesi (1786), mentre nelle Pompe Senesi del Azzolini-Ugurgeri c’è un capitolo sull’arte locale in parte basato sul Vasari.
Firenze: la piccola città di Castello, importante artisticamente, può vantare l’opera notevole in due volumi di Girolamo Mancini (1832). Vite de’ pittori, scultori ed architetti Perugini dedicate alla sua città nativa da Lione Pascoli. Alla fine di quel periodo si aggiungono le Lettere Pittoriche Perugine di Annibale Mariotti del 1788.
Le Marche hanno trovato un diligente illustratore nel marchese (1834), l’autore Ricci della prima storia italiana dell’architettura.
Bologna: giunta a grande importanza come centro artistico si mette in contrasto col centro maggiore Firenze e il conte Carlo Malvasia con la sua Felsina Pittrice del 1678, esprime l’ambizione di questa città. Malvasia non è un artista ma è di condizione ecclesiastica ed è il tipo del letterato barocco. La sua massima opera è un documento dal gonfio stile settecentesco. È una delle puntate più risolute dell’Italia settentrionale contro il primato toscano: la sua polemica contro il Vasari è aspra. Già dicemmo della contesa del Malvasia col Baldinucci.
Notevole è anche, per il suo secolo, la viva attenzione rivolta e l’influsso del modello vasariano nei ritratti degli artisti in xilografia. Dal Vasari proviene anche la produzione della storia dell’arte bolognese in quattro capitoli di cui l’ultimo tratta la grande fioritura secentesca iniziatasi col Carracci. Fu famoso il giudizio sprezzante del Malvasia sul “boccalaio” Raffaello che dovette abolire per via della bufera di indignazione, ma è importante come manifestazione dell’opposizione all’idolo secentesco. Egli accanto agli innumerevoli aneddoti spesso caratteristici, riferisce espressioni personali degli artisti, lettere, estratti e notizie tolte dalla letteratura artistica. Autore così focoso è necessaria un’estrema prudenza: il sospetto di un’esplicita falsificazione delle sue fonti grava.
Suo continuatore è il canonico Crespi (1769), molto bistrattato, figlio del pittore barocco bolognese Giuseppe Crespi (“Spagnuolo”) e lui stesso dilettante in pittura. Anteriori al Malvasia sono i Minervalia Boboniensia del dottor Ovidio Montalbani, pseudonimo di Bumaldo, un volumetto del 1641 di cui si servì anche l’autore de Felsina Pittrice.
Ferrara: ha trovato due diligenti illustratori nel Burruffaldi a fine Seicento e nel più anziano Cittadella da lui indipendente.
Cento: era la patria del Guercino e ha una specie di suo Vasari locale, Righetti (1768).
Modena: oltre al compendio misero del poligrafo Vedriani (1662), ha la comparsa del primo dizionario di artisti dello stato estense dovuto allo storiografo Tiraboschi (1786).
Venezia: è strano che questa sia addietro alla ricchezza della dotta Bologna e l’opera principale sono le Meraviglie dell’arte del pittore Carlo Ridolfi uscite nel 1648. Sono scritte in uno stile trascurato, ampollose e ricche di aneddoti; trattano di pittori non solo veneziani ma anche della terraferma. L’opera è dedicata ai due fratelli raccoglitori olandesi Reinst. Del Settecento è la rarissima serie di ritratti corredate da biografie a incisione di Alessandro Longhi (1762) figlio del pittore Pietro. L’abate Moschini nel III volume della sua grande storia della letteratura veneziana del sec. XVIII (1806) ci ha dato un ampio sommario dell’arte veneziana del secolo precedente.
Padova: può vantare, molto prima di Venezia, una letteratura locale che risale fino al Quattrocento e, per i suoi vasti cicli di affreschi da Giotto a Tiziano è un vero museo della pittura italiana.
Verona: qui Zannandreis, uomo modesto, senza particolare cultura letteraria, che per amore della sua patria mise assieme con grande diligenza una quantità di materiale sugli artisti locali.
Treviso: qui ci sono le Memorie Trevigiane del Federici, e lo scritto di un nobile di buona famiglia, il conte Maniago che descrisse la storia dell’arte del Friuli (seconda edizione Udine 1823).
Bassano: persino una cittadina così piccola aveva il suo antiquario locale, il Verci (1775).
Bergamo e Cremona: hanno due grandi e pregevoli raccolte di vite dovute al conte Tassi (1793) e al pittore Zaist (1774).
Singolare è il silenzio del capoluogo lombardo Milano la cui storia dell’arte ha prodotto già in epoche anteriori notevoli opere, cui seguì solo nei tempi moderni non lodevole del Calvi.
Genova: essa vanta una poderosa e copiosa raccolta di vite scritte da un nobile locale, Soprani nel 1674.
Napoli: qui la letteratura artistica aveva origini assai antiche ed è tutt’altro che trascurabile, un letterato pittore del ‘700, Bernardo De Dominici, ha prodotto l’opera principale e più comprensiva nel 1742. Ma egli fu un falsificatore in grande stile, inventando addirittura degli artisti di sana pianta e creando così una scandalosa rete di menzogne a stento districate dall’età moderna.
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