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Storia costituzionale dell'Europa moderna

Cap. 1: La Germania

Le colonne dell'impero

Intorno al 1400 si attua un’azione di riforma statale che modifica la legge imperiale del 1356. In tale anno Carlo IV stabilisce che il diritto di eleggere l’imperatore spetta a sette principi, di cui 3 ecclesiastici e 4 secolari. Si cerca perciò, in seguito, di ridimensionare il ruolo dei principi elettori. Federico III nel 1442, alla dieta di Ratisbona, dichiara legittimo il diritto alla faida solo se le due parti si fossero rivolte all’arbitrato senza successo.

Nel 1453 i turchi conquistano l’impero bizantino; guidati da Maometto II occupano Costantinopoli. Costantino IX, ultimo imperatore, muore.

Dalla faida alla pace territoriale perpetua

1459-1463: faida per la successione al seggio arcivescovile di Magonza. Nel 1459 il capitolo del duomo elegge il vescovo Von Isenburg; questi però si doveva impegnare in un accordo (capitolazione), alleandosi con Brandeburgo e Wurtenberg contro Friedrich I. Così comincia la faida.

Il Papa Pio II pretende dal vescovo eletto la promessa di non richiedere mai il concilio generale e di non riunire i principi elettori senza permesso papale; ed inoltre deve donare al Papa tutte le decime. Il papa in seguito lasciò cadere queste due pretese; la bolla papale ed il pallio furono concessi in cambio del giuramento di Von Isenburg prestato davanti al papa stesso. Poi Von Isenburg ed il papa litigarono per la somma di denaro dovuta dal primo al secondo.

Von Isenburg cercò allora di mettere gli elettori contro papa ed imperatore. Infine il papa riuscì a farlo deporre con l’aiuto di Federico III. Deposto il vescovo, fu eletto Adolfo di Nassau. Si scatenò così la lotta fra quest’ultimo e Von Isenburg. La faida si chiuse nell’ottobre del 1463. Il territorio dell’arcivescovado fu distrutto. Nel 1465 si aprì un’altra faida, che si concluse nel 1467. Nella dieta di Ratisbona nel 1471 fu stabilito un nuovo ordinamento fiscale. I signori territoriali erano i responsabili della riscossione.

Dieta imperiale, pace territoriale perpetua e riforma dell'impero

Nel 1486 è eletto re Massimiliano I, figlio di Federico III. Nel 1493 diventò imperatore. I principi elettori proposero l’istituzione di un tribunale camerale. Prese stabile forma anche la dieta imperiale (reichstag), da cui però restarono esclusi i cavalieri. Il reichstag era costituito da 3 collegi: il consiglio dei principi elettori; il consiglio dei principi; il consiglio delle città. Negli anni 1480-1490 la dieta imperiale subì un’evoluzione, trasformando i rapporti tra imperatori e ceti. I ceti si rafforzarono grazie all’esigenza di Max I di reperire denaro (diete di Francoforte, Worms, Lindon).

Le leggi di riforma furono: pace territoriale perpetua con divieto di faida; istituzione del tribunale camerale imperiale; il compito alla dieta di applicare pace e diritto; l’ordinanza di una tassa per finanziare il tribunale camerale imperiale.

Carlo V e la riforma luterana come problema religioso e di governo

Quando il trono passò a Carlo V (già re in Spagna) i ceti gli chiesero di rispettare le loro libertà ed i loro diritti. Egli giurò solennemente. Nel 1519 cominciò una serie di 16 capitolazioni elettorali (l’ultima nel 1792 fra i ceti e Francesco II). Nel 1529 (2° capitolazione) Ferdinando I sottolineò il potere di legiferare.

La riforma luterana fece esplodere il conflitto religioso. Con l’editto di Worms 1521 la monarchia imperiale sembrò avere la meglio. L’editto intendeva la dignità imperiale a protezione della chiesa. Ma la religione diventò un nuovo terreno di scontro fra imperatore e ceti imperiali.

Nelle diete di Spira (1526 e 1529) i principi luterani protestarono contro la maggioranza cattolica. Carlo, incoronato a Bologna da Clemente VII (1530), tornò in Germania e celebrò la dieta di Augusta e rinnovò l’editto di Worms del 1521.

1532: riforma del processo penale (constitutio criminalis carolina). L’imperatore tende ad abituare i ceti ad un ordinamento superiore, anche in materia fiscale. 1531: l’arciduca Ferdinando diventa re. I ceti imperiali protestanti risposero con la lega di Smalcalda. 1532: il pericolo turco porta alla tregua di Norimberga. 1546: Carlo V fa guerra alla lega di Smalcalda, per annullare l’opposizione protestante all’esecuzione dell’editto di Worms.

1548: interim di Augusta: Carlo crea un vero e proprio ordinamento religioso imperiale. Ai protestanti restano alcune concessioni: matrimonio dei sacerdoti e comunione sotto le due specie. La tradizione cattolica rimane però vincolante. Sia i cattolici che i protestanti rifiutano questa situazione. 1552: accordo di Passau: riconoscimento di molte richieste protestanti, premessa alla pace di Augusta del 1555.

La rappresentanza dell'impero al di fuori della dieta imperiale: unioni e corporazioni

Dieta imperiale composta da: imperatore; ceti imperiali; impero diviso in: territori; comunità cittadine; comunità contadine; piccole signorie.

Territori detti landschaften: avevano la funzione di soluzioni territoriali dei conflitti. 1524-1525: guerra dei contadini. L’esistenza dei territori è documentata fino al 1700, con alterne vicende in seguito a guerre, ordinanze territoriali, imposte.

Tribunale aulico: tribunale dell’imperatore. Vi si rivolgevano i giudici, regolava le relazioni tra principi e signori contro i ceti e landschaft. I landschaften avevano le consociazioni, subordinate al signore territoriale affrontavano le questioni di economia territoriale, conflitti civili, piccola criminalità. Il fondamento giuridico del potere di queste corporazioni stava nella consistenza da essi data all’ordinamento del diritto e nella consuetudine. Dopo la guerra dei contadini, il loro status fu istituzionalizzato, fissando in modo contrattuale il rapporto contadino-signore. In Svevia, Franconia, Renania, si formarono unioni fra i ceti dei cavalieri. Il cavaliere ribadisce che egli deve al suo signore il suo servizio con le armi e con la vita e non con le tasse. Molte unioni nacquero anche per motivi religiosi. Nel 1547-48 si tentò un progetto di unione imperiale. Ma tale tentativo di Carlo V non ebbe successo, in quanto i principi si opposero. Fin dal 1486 si manifestò la tendenza ad unirsi in diete, collegi ed altri gruppi.

L'attuazione della riforma nei territori: la via giudiziaria per la soluzione dei conflitti religiosi

Ancor prima della riforma, il governo dei principi fu caratterizzato da un’attiva politica ecclesiastica. I problemi religiosi non erano separati da quelli mondani. La dieta di Spira (1526) attribuì ai signori territoriali la responsabilità dei problemi religiosi. La riforma degli ordinamenti ecclesiastici diede impulso all’attività legislativa di principi e signori, ciò rafforzò i territori, specie dopo la dieta di Augusta (1555, cuius regio, eius religio). La confessione evangelico luterana ebbe così il presupposto per il suo riconoscimento come religione consentita nell’impero. L’imperatore e la maggioranza cattolica della dieta di Augusta decisero che i titolari di uffici religiosi dovessero rinunciare ad essi se optassero per il luteranesimo (reservatum ecclesiasticum). I protestanti non furono disposti ad accettare il principio di maggioranza nelle questioni religiose. Per mantenere la pace religiosa, era stato ordinato alle città imperiali di garantire la pratica di entrambe le religioni. Se il suddito non condivideva la religione del principe gli si riconosceva un diritto di emigrazione, da esercitare dopo la vendita dei suoi beni. La pace religiosa di Augusta non poteva eliminare tutte le divergenze di opinione. Nel 1558 fu eletto imperatore Ferdinando I; egli stabilì nella dieta di Augusta bis del 1559 che nei casi dubbi a decidere fosse il tribunale camerale imperiale.

In prima istanza il Tribunale Camerale Imperiale aveva competenza su: violazione della pace, della pace religiosa, pignoramenti, questioni penali, lesione dei privilegi imperiali. Per la seconda istanza, accuse contro le sentenze dei tribunali arbitrali ed appelli contro i tribunali cittadini e dei ceti imperiali. Nelle questioni di stato la competenza era legislativamente limitata. Molte complesse questioni giuridiche non poterono essere risolte da questo tribunale, né dalla Dieta Imperiale. Nel XVII sec. nacquero due Unioni Confessionali: l’Unione di Protestante (1608) e la Lega Cattolica (1609). L’unità dell’Impero non fu però mai messa in dubbio, anche per il “Pericolo Turco”. Per difendere l’Impero le Diete tenute dal 1567 al 1603 imposero alte tasse. Nel 1577 si stabilisce l’Ordinamento Imperiale di Polizia.

Il concetto di “confessionalizzazione” accomuna tutti gli stati. Gli stati confessionali si servirono della prassi (già medioevale) della “visita”. Parroci, insegnanti, sudditi, venivano sottoposti ad inchiesta. L’insegnamento, dalle scuole elementari all’Università, ebbe grande importanza nel controllo religioso. Questo mezzo fu utilizzato soprattutto dai Luterani, che fondarono nuove università: Marburgo, Konisberg, Jena, Wurburg. Nei territori cattolici, i protagonisti di questo processo furono i Gesuiti.

La guerra dei 30 anni, la pace di Westfalia e il dibattito sulla natura dell'impero

L’incompatibilità fra Unione Protestante e Lega Cattolica portò, nel 1618, alla guerra dei 30 anni. All’inizio, iniziativa imperiale e “ricattolicizzazione” ebbero la meglio sui ceti protestanti boemi. Ma nel 1630 riprese il vecchio antagonismo tra ceti ed imperatore; anche i principi cattolici tendevano ad impedire l’instaurarsi di un governo unicamente monarchico, così come veniva praticato da Ferdinando II.

1635: Pace di Praga. Imperatore e cattolici accettano lo status quo. 1648: Pace di Westfalia. Vi prendono parte, oltre ai sovrani, anche i ceti imperiali. I ceti si attribuiscono da solo il diritto di voto (ius suffragi). Quest’accordo doveva essere assunto come legge imperiale perpetua. Tutti i nuovi imperatori erano tenuti a rispettare la pace di Westfalia.

La pace regolava molte questioni religiose: principio di parità tra cattolici e protestanti; fissazione dell’anno “normale” al 1624. Il diritto di emigrazione dei sudditi era liberato dall’obbligo della vendita dei beni. La pace religiosa valeva anche per i Calvinisti. I ceti imperiali videro riconosciuti lo ius territoriale (signoria territoriale) e lo ius faciendi foedera (diritto di fare patti).

La struttura giuridica dei territori fu influenzata dallo ius territoriale dei ceti imperiali. I territori erano strutture molto complesse: molti di essi basavano il loro governo sul modello del tribunale di corte imperiale. Il funzionamento degli organi di governo era regolamentato; gli organi erano collegiali, formati da nobili, giuristi od altre autorità. Essi erano: Consiglio di Corte, Tribunale di Corte (per la giustizia), Camera di Corte (per le finanze), Consiglio per la Chiesa, Consiglio di Guerra.

I “contratti di governo” erano speciali privilegi in forma di accordi scritti. La tensione tra organizzazione centralistica degli strumenti politici del principe (polizia, esercito, etc.) ed il problema del titolo giuridico del potere territoriale fu presente costantemente. Il concetto di “territorium” come circoscrizione territoriale nella quale esercitare “superioritas” venne elaborato con dimostrazioni storiche. Ci si attenne a questo metodo fino al ‘700 con Johann J. Moser (1701-1785). La superioritas territorialis spettava ad ogni ceto imperiale: principi, conti, signori, la signoria delle città imperiali (ma non i cavalieri imperiali). La superioritas territorialis era intesa come supremo potere, come “summa potestas civilis”, cioè riguardante la relazione fra autorità e sudditi.

Nell’impero vi era sempre stato un imperatore con pretese di potere universale, ma i principi avevano esercitato a lungo una propria politica, sia interna che estera. I ceti imperiali reclamavano la loro libertà: diritto alle tre confessioni religiose, diritto di parola nelle questioni imperiali, la protezione dei piccoli titolari di potere dalle ambizioni politiche dei maggiori stati tedeschi. Dal 1663 gli inviati dei ceti imperiali si riunirono a Ratisbona iniziando così la Dieta Imperiale “perpetua”.

Nel 1658 la Lega Renana fu uno dei primi esempi di lega anti-imperiale; le leghe temevano la violazione della pace di Westfalia. La minaccia francese costituita da Luigi 14° però fece tornare la concordia fra imperatore ed Impero. I cittadini, che vedevano violati i propri diritti dalle autorità locali, si rivolgevano sempre più spesso al Tribunale aulico: il popolo aveva fiducia nella giustizia dell’imperatore. I contrasti fra potere centrale e locale furono sanati spesso ricorrendo ad accurate ricerche storiche. Il diritto pubblico si fondava, quindi, su di una concezione pragmatica di Costituzione storico politica. Il più grande esponente di questa teoria fu il citato J. J. Moser. Il modello era un Impero composto da vari Stati; i signori territoriali avevano poteri pari a quelli di un capo di stato.

Questo modello si trovò, nei secoli successivi, di fronte ad un grande ostacolo: nel 1740, con Carlo VI, finiva la successione maschile degli Asburgo. La guerra di successione austriaca (1740-45) vedeva contrapposti Federico II di Prussica e Maria Teresa d’Austria. Il contrasto, oltre che tra le persone, era fra i territori, così diversi tra loro. La prassi e la concezione politica cambiavano, dando vita all’Assolutismo Illuminato.

Unione monarchica degli stati asburgici

Il territorio (land, plurale lander) come unità giuridica aveva come elementi essenziali il principe territoriale, le comunità territoriali, la coscienza territoriale, il diritto territoriale. Il principe ed i ceti erano i titolari della signoria territoriale, ma vi erano anche una signoria fondiaria, una ecclesiastica, una sulle città e le associazioni autonome.

L’Austria era formata da 3 gruppi territoriali: i territori ereditari (o della vecchia Austria); i territori boemi (toccati a Ferdinando I nel 1526); i territori ungheresi (anche loro a Ferdinando in quell’anno). Nei territori ereditari, le parti avevano principi territoriali della casa d’Austria. Anche quando furono unificate (con il regno di Ferdinando) le varie parti mantennero proprie autorità, governo, cancelleria e camera. Lo stesso accadde per i gruppi boemi ed ungheresi.

L’Austria, in questo territorio, stava nella Dieta Imperiale come ceto. Fino al 1740 l’imperatore fu sempre un Asburgo. L’Austria godeva di una serie di privilegi (“libertà della Casa d’Austria”) che erano stati ottenuti dai principi imperiali. I privilegi più importanti erano 2: privilegium minus (1156), che divideva il ducato d’Austria da quello di Baviera; privilegium maius (1358-59) doveva rafforzare l’indipendenza dei duchi austriaci dall’Impero. Nessun altro ceto imperiale possedeva tale autonomia nell’ambito della giurisdizione e della legislazione.

Carlo V durante il suo regno confermò il privilegium maius. Dal XVI sec. gli arciduchi austriaci tentarono di diminuire il potere dei ceti. I ceti erano generalmente divisi in 4 classi: vescovi, abati, ecclesiastici; principi, conti, baroni (herrenstand); cavalieri e nobili (ritterstand); città e comunità provinciali, mercati. In origine Gorizia aveva 3 ceti, che divennero 4 con Maria Teresa. I ceti ebbero forza effettiva fino al XVIII sec.

Con Maria Teresa i principi potenziarono lo stato come complesso unitario, cercando di mettere da parte l’elemento centrale. La forza dei ceti stava nel poter decidere sui contributi da versare al principe. Con Leopoldo I e Carlo VI furono conclusi accordi fiscali validi più anni, per non dover convocare la Dieta ogni anno. L’anno 1620 segnò un cambiamento a favore del principe, con la vittoria di Ferdinando II sull’esercito centrale boemo.

Nel 1627 l’Ordinanza Territoriale per il regno di Boemia venne realizzata senza la partecipazione dei ceti. L’ordinanza ribadiva il diritto ereditario degli Asburgo, il diritto di legislazione del re, la messa da parte del governo centrale, la decisionalità del re sulla nomina dei funzionari e dei corpi centrali. Rimasero in vigore solo le libertà centrali che non danneggiavano Ferdinando II. Inoltre Ferdinando stabilì che Dieta e riunioni fossero convocate solo dal principe. Alla Dieta Territoriale restò il solo diritto di determinazione delle imposte.

Quindi, dal XVII sec. la “casa d’Austria” diventò “Monarchia austriaca” (testamento di Carlo VI, 1711). La “prammatica sanzione” (1713) era un editto che fissava l’indivisibilità dei domini asburgici ed il diritto di successione. Nel 1749 Maria Teresa dà il via a riforme che verranno attuate a cominciare dall’anno successivo. L’amministrazione centrale subì grandi mutamenti. Fu istituita la “cancelleria di Casa, Corte e Stato”. Il consiglio Aulico di guerra fu mantenuto, ma furono eliminate le cancellerie di corte austriaca e boema. Fu istituito un “Posto di Giustizia Superiore”. Nel 1760 furono istituiti: consiglio di stato, camera dei conti di corte, cassa generale, consiglio aulico per il commercio e l’industria. Il volere del monarca, espresso attraverso le “leggi generali”, veniva realizzato da un perfetto apparato burocratico. Con Maria Teresa, e poi con Giuseppe II, le riforme era...

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Jacko di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia costituzionale dell'Europa moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Muto Giovanni.
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