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Storia contemporanea

Cap.1: Un’era di espansione

- La seconda metà del diciannovesimo secolo vide il dominio assoluto dell’Europa che fu allo

stesso tempo centro di diffusione di idee, beni, problemi politici e operazioni militari;

- MONDO EUROCENTRICO: nessuno dei continenti sfuggì all’influenza Europea :sub

continente indiano, Africa del Nord, isole nel Pacifico e nei Caraibi;

- Sviluppo telecomunicazioni e trasporti di massa;

- Numerosi esploratori partirono alla scoperta dell’Africa , del Medio Oriente e dell’Oceania;

- I mari furono i primi teatri d’azione con conseguente sviluppo delle compagnie navali e di

nuove rotte commerciali. In seguito i fiumi divennero la via di accesso più agevole e là dove

non c’erano fiumi si costruirono ferrovie. Dunque navi a vapore + ferrovie transcontinentali

+ apertura dei canali (x es. Suez) = Terra unita e collegata.

- Si sviluppa il concetto di Nazione piu grande equiparata alla migliore.

- Nazionalismo: concepito in origine come un fenomeno di integrazione che avrebbe fuso

popoli differenti sotto comuni responsabilità, a partire dalla seconda metà del secolo divenne

esclusivo e aggressivo, infatti nemici recenti come Francia e Germania cominciarono a

comportarsi come rivali storici, e l’Inghilterra fu considerata come una nazione dispotica

che voleva mettere il mondo sotto assedio.

- Il Darwinismo sociale:A metà del secolo Darwin pubblicò il suo “Origine delle specie” che

fece sì che i concetti di competizione, lotta per la sopravvivenza ed evoluzione attraverso

l’adattamento divenissero così familiari che presto si adattarono in termini sociali. Comune

il pensiero, infatti, che il progresso si verificasse attraverso il gioco aggressivo delle forze

naturali, giustificando cosi l’ascesa dell’Europa, mettendo a tacere le lagnanze sulle

ingiustizie sociali e facendo apparire le guerre come una necessità storica. Insomma:

l’egoismo era un dato di fatto della vita. “la conquista è immorale, ma la verità è che si

tratta di un’immoralità imposta” [Jules Harmand, ex - coloniale francese]

- Uno stato che non si espandeva era una nazione a rischio di atrofia culturale: “Un

popolo che non si preoccupa dell’espansione è un popolo pronto per la tomba” [Spangler]

Il richiamo degli spazi aperti, i cieli pieni di stelle, la lotta con le

- La psicologia di frontiera.

forze primordiali, furono l’essenza di una vasta letteratura coloniale, insieme di invenzione e

autobiografia. Quei posti remoti e vasti, erano visti come luoghi che avrebbero fortificato il

carattere degli europei che vi si trapiantavano. Personalità coloniale (libera, vigorosa e

nobile) si contrappone alla Borghesia (soffocante e dominata dalla routine).

- Imperialismo metafisico. Gli obiettivi nazionali i rendiconto personali furono assimilati

sotto l’assunto del “fardello dell’uomo bianco”, l’imperialismo si rivestì infatti di spiritualità

cercando una sua giustificazione. In questo furono esperti Americani e Inglesi che si

dicevano guidati dalla provvidenza che imponeva loro di dare disciplina in cambio di

benessere materiale e morale. La Francia, invece fortemente anticlericale, si ergeva a erede

dell’antica Roma, portatrice della fiaccola della civiltà, la sua era: une mission civilisatrice.

- Colonie per uscire dalla crisi. Il processo industriale appariva sempre piu incontrollabile,

le condizione dell’Europa erano difficili, si temevano rivoluzioni scatenate dal malcontento

sociale. La proiezione all’estero era vista come unica soluzione: gli insediamenti coloniali

avrebbero potuto assorbire l’incremento demografico, le regioni tropicali sotto controllo

avrebbero potuto fornire materie prime e diventare mercati attivi risolvendo parzialmente la

questione sociale stimolando la produzione interna e mitigando la disoccupazione. Le

regioni di confine avrebbero potuto accogliere gli agitatori e gli scontenti che minacciavano

di lacerare il tessuto sociale.

- Associazioni volontarie. Nonostante i numerosi obiettivi, come dottrina l’imperialismo non

ebbe molti sostenitori. Nacquero comunque molte associazioni come La Primrose League

inglese, la Deutsche Kolonial-gesellschaft o il Comité de l’Afrique Française. Gli obiettivi

di queste associazioni erano di accrescere l’entusiasmo nel pubblico ma i risultati non

furono concreti, il colonialismo prese i connotati di evasione non di obiettivo.

- Imperialismo e politica. Questo fenomeno non seguì una linea politica netta. In Francia, i

repubblicani, ansiosi di riaffermare la grandezza nazionale dopo la clamorosa sconfitta che

Napoleone aveva subito dalla Prussia, plaudirono l’impresa coloniale. In Inghilterra, i

liberali, fautori dell’individualismo e della democrazia, seppero senza eccessivo sforzo,

conciliare tra loro i principi di libertas et imperium. Persino i socialisti che non inneggiarono

mai all’impero non sempre lo coprirono di disprezzo. La sinistra marxista contraria

all’impero per principio tuttavia alcuni teorici ammettevano la necessità di attraversare una

fase capitalistica. INTRODUZIONE

L’imperialismo nasce dal complesso intreccio di molteplici fattori. Questi sono fattori politici,

fattori economici nonché la convinzione, radicata nella mentalità di numerosi sovrani e imperatori,

che la grandezza di uno Stato dipendesse dalla vastità dei suoi territori.

In quanto fenomeno complesso l’imperialismo deve essere analizzato in ogni suo punto. Voler

ridurre il tutto ad una semplice ed unica spiegazione sarebbe un invito a distorcere la realtà.

CAPITOLO SECONDO

PROBLEMI ANTICHI E INDIRIZZI NUOVI

Il XIX secolo è interamente caratterizzato dalla politica imperiale. Proprio in questo secolo i

problemi imperiali si presentano vasti e preoccupanti come non mai.

A differenza del XVIII secolo, in cui la colonizzazione era stata caratterizzata da aspri conflitti per

il dominio dei territori dall’Australia, all’America all’Africa, nel XIX secolo furono poche le

occasioni di acuta tensione in Europa per i possessi coloniali. Fu un colonialismo piuttosto pacifico

i cui centri di potere rimasero focalizzati in Europa anche se spostando l’ottica al di fuori

dell’Europa non mancarono conflitti e incursioni tra i vari possedimenti dell’Africa, dell’Asia e

dell’America meridionale. Da una prospettiva europea, la storia dell’imperialismo del XIX secolo

potrebbe certamente essere illustrata come competizione e conflitto tra pochi Stati con alla testa la

Gran Bretagna e la Francia.

La Gran Bretagna era tra tutti il paese che presentava un’immagine di relativo equilibrio interno.

Qui infatti, a differenza degli altri paesi, l’unità nazionale fu raggiunta prima, l’unificazione

dell’esercito non risultò un dissanguamento finanziario né un problema politico e la vicinanza al

mare, sia dei centri di produzione di materie prime che dei centri industriali, favorì lo sviluppo

commerciale. Inoltre, a differenza degli altri Stati, la Gran Bretagna possedeva un impero coloniale

imponente. Solo la Spagna aveva possedimenti più vasti, ma già dagli anni Venti il suo impero

coloniale era in declino. Per quanto riguarda invece i più antichi imperi coloniali del Portogallo e

dell’Olanda, questi erano ormai sopraffatti e sarebbero presto diventati pedine della ripresa del

gioco politico avviato dalla Francia, esasperato da Napoleone e conclusosi a favore degli inglesi a

Waterloo.

Per quanto riguarda invece la Francia, questa veniva da un trascorso politico difficile. Dopo la

Rivoluzione Francese aveva dovuto affrontare gli slanci imperialistici di Napoleone per poi essere

ridotta ad una piatta vita politica sotto il re Luigi Filippo e come se non bastasse aveva dovuto

subire la sconfitta prussiana del 1870 dalla quale si era risollevata grazie ad un’alleanza di comodo

con la Russia.

La rivalità tra Francia e Inghilterra.

La contesa tra Francia e Gran Bretagna cominciò agli inizi del XVII secolo e si concluse con il

congresso di Vienna. Fu una guerra che si combatté su più fronti (Caraibi, America del Nord e

subcontinente indiano) e durante la quale ciascuna delle due monarchie tentò di consolidare la sua

supremazia limitando o eliminando quella dell’altra.

In pratica la Francia tentò svariate volte di crearsi un impero coloniale ma ogni volta questi suoi

tentativi venivano bloccati dalle interferenze degli inglesi.

In ordine cronologico le imprese coloniali della Francia furono:

- la questione caraibica e la rivoluzione di Santo Domingo nel dal 1790 al 1802;

- l’occupazione dell’Olanda nel 1795;

- la Campagna d’Egitto del 1798;

- l’occupazione della Spagna in seguito alle rivoluzioni del 1809-1810 nel 1823;

- l’occupazione del Messico nel 1861.

La questione caraibica e la rivoluzione di Santo Domingo.

I caraibi furono uno dei territori più contesi da Francia e Inghilterra in quanto essi rifornendo di

materie prime (cotone e zucchero) l’Europa risultavano molto redditizie per la Madre Patria.

Nei Caraibi viveva la casta dei piantatori la cui economia si basava sullo sfruttamento della

schiavitù. Dal momento in cui nel 1794 il governo rivoluzionario francese approvò la legge per

l’emancipazione degli schiavi, i piantatori vistisi in difficoltà appoggiarono l’invasione degli inglesi

che occuparono senza eccessivi sforzi le isole della Martinica, di Tobago e della Guadalupa.

Tuttavia restava ancora da conquistare il territorio più vasto dei Caraibi francesi cioè Santo

Domingo. Qui la resistenza degli indigeni e le malattie imperversanti contribuirono a far fallire

l’invasione inglese. La resistenza indigena di Santo Domingo era guidata da Toussaint il quale

radunò un esercito di quindicimila sciavi tanto forte da sconfiggere gli inglesi e frustrare i progetti

imperialistici francesi. Tuttavia Napoleone riuscì nel 1802 ad invadere l’isola e a catturare

Toussaint il quale fu deportato in Francia dove morì l’anno successivo.

In seguito alla sua vittoria Napoleone reintrodusse la schiavitù nei Caraibi ma la prospettiva di

ricadere nella schiavitù tenne in vita lo spirito della resistenza la quale riuscì a prevalere

sull’esercito francese. Il dilagare della febbre gialla che decimò l’esercito francese e il ricominciare

della guerra in Europa contribuirono al fallimento francese nei Caraibi. Napoleone fu costretto a

riportare l’attenzione sul continente europeo rinunciando al sogno di un impero coloniale francese.

L’occupazione dell’Olanda.

Nel 1795 la Francia occupò l’Olanda costituendo come Stato-satellite la Repubblica Batava. Nello

stesso tempo gli inglesi, approfittando dell’occupazione francese invasero le colonie olandesi

dell’estremo Oriente e quelle dell’Africa meridionale.

La Campagna d’Egitto.

Obiettivo della Campagna d’Egitto era quello di ripristinare l’autorità francese nelle Indie laddove i

francesi stessi erano stati soppiantati dagli inglesi in seguito all’invasione dell’Olanda.

Il piano di Napoleone era quello di sbarcare in Egitto e farne la base operativa francese e da lì

arrivare in India. Pertanto il 28 maggio del 1798 una flotta imponente flotta salpò da Tolone diretta

verso l’Africa settentrionale. Napoleone dapprima conquistò Malta strappandola ai cavalieri di San

Giovanni e poi riuscì a conquistare Alessandria. Da lì proseguì verso l’interno sconfiggendo la

cavalleria dei Mammaluchi nella battaglia delle piramidi e conquistando il Cairo a luglio.

Intanto gli inglesi allarmati da questa impresa napoleonica si misero da subito all’inseguimento dei

francesi e l’ammiragli Nelson trovata la flotta francese all’ancora ella baia di Abukir l’annientò

definitivamente. Venuto meno l’appoggio navale Napoleone fu dunque costretto a continuare la sua

conquista via terra ma anche qui fu fermato dalla resistenza dei Turchi appoggiati dagli inglesi. Non

avendo altre possibilità Napoleone si imbarcò per la Francia lasciando dietro di sé soltanto un

presidio militare destinato a cadere sotto gli inglesi nel 1801.

Pertanto nel 1815 l’Inghilterra si ritrovò a dominare l’Estremo Oriente, ad essere arbitri nel

Mediterraneo e ad avere una posizione sicura nei Caraibi.

L’occupazione in Spagna e le rivoluzioni del 1809-1810.

La spagna nel 1800 era uno degli antichi imperi che ancora poteva entrare in combutta con

l’Inghilterra. Qui l’invasione da parte di Napoleone e l’abdicazione del re Ferdinando VII fecero

precipitare la situazione.

Infatti all’abdicazione di Ferdinando VII Napoleone pose sul trono suo fratello Giuseppe.

Le colonie però, sostenevano che la loro lealtà politica andava al sovrano e non allo stato e pertanto

quando Ferdinando VII abdicò l’elite coloniale non accettò né il nuovo monarca né i il regime

rivoluzionario spagnolo che contro di esso lottava.

Assumendo una sovranità locale fino a che non fosse stato riposto sul trono il vecchio monarca, i

dissenzienti dell’America Latina divennero una vera e propria forza rivoluzionaria nazionale guidati

da Simon Bolivar.

Le rivoluzioni tuttavia fallirono anche se la Spagna non riuscì a soffocarle del tutto.

Per un altro anno infatti l’impero spagnolo visse in un clima di forte fermento politico e l situazione

di stabilizzò solo dopo che le colonie ottennero l’indipendenza guidate da Bolivar.

Dopo le rivoluzioni in Spagna, truppe francesi appoggiando la politica conservatrice della Santa

Alleanza occuparono la maggior parte dei territori spagnoli e riposero sul trono Ferdinando VII.

Il ministro degli esteri francese Chateaubriand prese in considerazione un piano secondo il quale

l’impero spagnolo sarebbe stato diviso in monarchie separate con a capo sovrani scelti tra i principi

europei. Questo piano aveva due propositi:

1) di neutralizzare le tendenze repubblicane che infastidivano l’Europa monarchica;

2) di estendere l’influenza francese in America Latina.

Il ministro degli esteri inglese Canning ovviamente protestò a questa idea e chiese la collaborazione

degli Stati Uniti. Ma il Segretario di Stato Americano John Quincy Adams seguendo le proprie

tendenze anglofobe respinse la richiesta di cooperazione ed emise una dichiarazione unilaterale che

1 .

sarebbe poi diventata la Dottrina Monroe

I francesi preoccupati dalla minaccia di Canning presentarono un memorandum in cui si

impegnavano a sottoscrivere la posizione britannica di non intervento.

Così la prima fase dell’espansione europea oltreoceano terminò con una nuova manifestazione di

rivalità tra Francia e Inghilterra.

Con il dissolversi dell’impero ispano-americano, gli sforzi coloniali degli Europei oltremare si

esaurirono. Solo la Francia cercò nel 1861 di intraprendere una propria conquista in Messico

guidata da Napoleone III il quale voleva formare uno stato satellite guidato dall’imperatore

Massimiliano d’Asburgo (Napoleone voleva formare un blocco cattolico da contrapporre a quello

protestante dell’America del Nord) ma la potenza degli Stati Uniti lo portò a rinunciare a questo

progetto e ad abbandonare il Messico.

Conclusioni

Nel XVIII secolo il Nuovo Mondo era stato il maggior centro d’attrazione coloniale per l’Europa

anche se ancor prima che le colonie britanniche e spagnole reagissero ribellandosi, gli europei erano

già attivamente impegnati altrove a creare nuove forme di impero e a provocare quindi nuove

rivalità.

1 Con la dottrina Monroe gli Stati Uniti esprimevano la loro totale intolleranza verso qualsiasi interferenza o

intromissione nell'emisfero occidentale da parte delle potenze europee. Tale dottrina inoltre sanciva la volontà degli

Stati Uniti di non intromettersi nelle dispute fra le potenze europee, e fra una potenza europea e le rispettive colonie.

Monroe sosteneva che l'Europa non doveva più accampare pretese non solo sugli Stati Uniti, ma su tutto il continente

americano, compresa l'America latina, da poco decolonizzata. Stringendo rapporti commerciali e diplomatici con

Messico, Colombia, Brasile e Cile, gli Stati Uniti decisero di istituire un rapporto privilegiato con i paesi liberatisi dalla

dominazione coloniale. CAPITOLO III

LA POLITICA IMPERIALE INTERNAZIONALE DOPO IL 1870

A partire dalla seconda metà del 1800 nacque in Europa un forte interesse per i territori africani.

Le potenze europee cominciarono a scontrarsi per il dominio di queste terre.

Secondo gli storici i motivi di questo improvviso interesse per l’Africa sono molteplici ed infatti

esistono differenti teorie a riguardo.

Secondo alcuni storici i fattori determinanti di questo interesse furono essenzialmente economici.

Da questo punto di vista l’imperialismo non fu altro che un temporaneo dispositivo per regolare le

disfunzioni economiche e sociali provocate in Germania e Gran Bretagna dalla irregolare crescita

industriale (il capitalismo industriale estendendosi a nuovi mercati e cercando nuove zone per gli

investimenti promosse l’imperialismo come strumento per ottenere maggiori profitti).

Secondo altri storici invece, l’imperialismo nacque da conseguenze di natura politica.

In pratica l’unificazione dell’Italia e della Germania aveva eliminato i centri tradizionali di scontro

e di spartizione territoriale e quindi le potenze europee dovettero cercare nuovi spazi di manovra in

Africa, Vicino Oriente ed Estremo Oriente.

Una terza teoria invece discute sull’esistenza di due imperi: uno formale (annesso politicamente) e

uno informale (acquisito per via commerciale) che miravano entrambi all’espansione economica.

Infine vi è una terza corrente di pensiero che tende a capovolgere l’eurocentricità delle ipotesi

precedenti. Secondo questa corrente di

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sidney81 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Gissi Alessandra.
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