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Capitolo I: Una stagione felice

Mario Pavesi e il mito fondativo

Nulla da dire.

La stazione di ristoro del biscottificio Pavesi

Il primo autogrill italiano vero e proprio nasce nel 1952 grazie all’intraprendenza di Mario Pavesi il quale già nel 1947 aveva aperto sull’autostrada Torino-Milano all’altezza di Novara, un punto ristoro per gli automobilisti concepito come locale di promozione e vendita per i suoi prodotti dolciari composto da un locale bar, spazi per mostra prodotti dolciari e un pergolato esterno con tavolini e poltroncine.

Nel 1952 Pavesi, di ritorno da un viaggio in America dove aveva studiato metodi e modalità della ristorazione autostradale, si affida all’architetto Angelo Bianchetti per allargare e modernizzare il suo locale creando un vero e proprio ristorante per automobilisti che rappresenta l’ibridazione tra modello statunitense e realtà italiana.

Viaggio in Italia

L’autogrill nasce in una realtà poco favorevole al commercio. Infatti nel 1951 oltre il 20% delle famiglie italiane è povero e il 47% della spesa familiare è destinata ai consumi alimentari. Per quanto riguarda poi le automobili, queste sono meno di una ogni cento abitanti.

Dall’intuizione alla rete

Pavesi dunque rischia e decide di puntare sulla crescita del paese e dei suoi consumi conducendo una politica economica espansiva e dinamica e il tempo gli darà ragione. Infatti a partire dal 1952 con l’approvazione del Programma Aldisio si costruiscono nuove autostrade e si ampliano quelle esistenti. In pratica la politica italiana privilegia il trasporto privato anche per agevolare gli interessi economici legati all’industria automobilistica.

Inoltre nel 1954 l’Eni, la Fiat, la Pirelli e la Italcementi danno il via ad uno studio con lo scopo di fornire al governo un programma per la costruzione di un’autostrada che unisca Milano e Napoli e un anno dopo un’altra legge stanzia 240 miliardi per la costruzione di otto autostrade sparse su tutto il territorio nazionale.

A questo punto Pavesi, prendendo il modello statunitense, decide di trasformare il suo punto ristoro. Innanzitutto egli acquista le terre confinanti con le autostrade già esistenti e vi realizza i primi autogrill. Essendo questi territori di sua proprietà egli paga all’Anas un irrisorio canone di accesso mentre le compagnie petrolifere che verranno a realizzare i loro impianti di distribuzione in queste stazioni gli pagheranno dei canoni di affitto.

L’architetto di questi autogrill è sempre Bianchetti il quale anch’egli, tornato da un viaggio in America, cerca di seguire le orme della catena Howard Johnson’s la quale presenta punti tutti identici tra loro dove si trovano gli stessi cibi agli stessi prezzi e con lo stesso identico sapore. Insomma, il primo esempio di standardizzazione.

L'utilitaria

Il successo dell’autogrill è legato in primo luogo alla rivoluzione dei trasporti che diffonde l’utilitaria in diverse famiglie italiane guidandole alla scoperta delle gite fuori porta e dei viaggi lungo l’Italia. Ma oltre a questo, l’autogrill deve molto anche alla nascita del moderno marketing e della civiltà dei consumi.

Il supermarket

Niente da dire.

Il Carosello

Niente da dire.

Mattei e le stazioni di servizio dell’Agip

Parallelamente agli autogrill di Mario Pavesi si sviluppa anche un’altra concezione della sosta automobilistica legata ai distributori dell’Agip di Enrico Mattei. A partire dal 1952 Mattei si occupa di rilanciare l’immagine dell’azienda mediante la creazione di nuovi modelli architettonici e l’introduzione di corsi di formazione professionale per i gestori. Questa strategia dà dei buoni frutti tanto che dal 1952 al 1957 le stazioni di servizio Agip passano da 36 a 558 raggiungendo produttività superiori rispetto alle concorrenti straniere presenti nel paese.

A differenza di Pavesi, Mattei per concorrere con gli altri gestori ha bisogno di differenziarsi da loro ed è per questo che egli promuove una via nazionale ai consumi facendo delle stazioni Agip elementi di un progetto nazionalizzante e della ricerca di una via alla modernità.

Capitolo II: L'età eroica

L’autostrada del Sole

Con la realizzazione della grande struttura viaria le aree di servizio assumono una visibilità prima sconosciuta e diventano un fenomeno nazionale. Le autostrade, essendo isolate dai centri abitati, hanno bisogno di strutture che rispondano ad ogni necessità dell’automobilista come ristoranti, bar, bazar, ecc.

Si progettano aree di servizio ogni 40 km, intervallate con aree di parcheggio adibite alla semplice sosta. La Società Concessioni e Costruzioni Autostrade non ha però il denaro necessario per costruire bar, ristoranti e bazar inoltre queste strutture non sono contemplate dalla convenzione con l’Anas per cui anche volendo non potrebbe realizzarle. Si decide allora di procedere solo all’esproprio delle aree fornendole di svincoli con l’autostrada e, mentre per tutte le attrezzature dell’area si sarebbero invitate le compagnie petrolifere a partecipare ad una specie di appalto-concorso.

La società Autostrade avrebbe ricevuto in compenso una percentuale su tutto il venduto e alla scadenza della concessione si sarebbe ritrovata con una serie di aree perfettamente attrezzate. Le aree di servizio vengono, dunque, affidate mediante gare alle quali partecipano le principali ditte petrolifere operanti sul mercato nazionale invitate a presentare offerta di aumento sui canoni in concessione stabiliti dalla società Autostrade. Spetta poi alle petrolifere cercare intese con le industrie alimentari per la realizzazione e la gestione dei punti ristoro.

Il Mottagrill

La compagnia petrolifera inglese BP trovò l’intesa con la Motta che all’epoca era un’azienda dolciaria già bene avviata nel settore alimentare e poiché il marchio autogrill apparteneva a Pavesi, l’intesa coniò il neologismo “Mottagrill”.

Il locale venne realizzato dall’architetto Melchiorre Bega che vantava una grande esperienza nell’architettura pubblicitaria mentre la ristorazione proposta era di tipo nazionale e proponeva piatti tipici della vicina Emilia Romagna come tortellini e lasagne. I prezzi non economici erano giustificati dalla genuinità e dalla qualità del servizio.

L’autobar

L’arrivo della Motta sul mercato autostradale spinge l’Agip a cercare la collaborazione di Alemagna che è da sempre il naturale competitor di Motta. Rispetto ai concorrenti, gli autobar propongono un modello di consumo più sobrio in cui, per esempio, non è previsto il servizio al tavolo. Anche le stazioni di servizio sono estremamente più sobrie anche dal punto di vista architettonico presentando un’estetica poco sfarzosa.

Lo scopo delle stazioni Agip è quello di deferenziarsi dai modelli copiati dall’America per rappresentare uno stile italiano nella ristorazione autostradale. Perno di questa immagine è la qualità del servizio, la pulizia dei locali e dei servizi igienici nonché la professionalità dei gestori. Aspetti di cui Mattei si occupa personalmente con un’attenzione maniacale.

L’autogrill a ponte

Al modello Alemagna-Agip fa da concorrente quello Esso-Pavesi. Il successo di questa intesa si deve all’intraprendenza dell’architetto Bianchetti che importò dall’America l’innovativo autogrill a ponte. In questo punto ristoro il menu era elaborato con la supervisione dell’Istituto di fisiologia dell’Università di Milano al fine di proporre pasti che si adeguassero alle alte velocità e alle numerose ore al volante.

Grazie alla struttura a ponte, che copriva con un solo edificio entrambi i sensi di marcia, questo tipo di autogrill portò al connubio Esso-Pavesi un forte abbattimento dei costi ed inoltre l’interesse dimostrato dagli automobilisti fu notevole decretandone il successo.

La Motta copiò questa struttura realizzando il Ponte di Cantagallo a due km da Casalecchio di Reno il quale ancora oggi è l’autogrill a ponte più grande d’Europa. Il ponte di Cantagallo fu realizzato dall’architetto Bega che lo progettò come un’enorme insegna pubblicitaria con pareti vetrate e una copertura la cui forma richiamava la M di Motta.

Sul piano della strada si trovavano pasticceria e un self service dei prodotti Motta mentre al piano superiore si trovavano ristorante e tavola calda. Inoltre nel complesso trovarono posto anche una rivendita di libri, giornali e souvenir, un’agenzia...

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sidney81 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del turismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Gissi Alessandra.
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