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Introduzione

In un saggio del 1993, David Wilson evidenzia le trappole cronologiche in cui sono caduti numerosi antropologi che si sono occupati di turismo, trasformando eventi contingenti in caratteristiche generali del fenomeno turistico. Uno dei fraintendimenti più comuni è stato quello di differenziare i turisti del passato e quelli del presente descrivendo i primi come amanti dell’avventura e della conoscenza e i secondi come consumatori di un prodotto standardizzato e incuranti dei luoghi e delle culture con cui venivano in contatto durante i loro viaggi. In realtà, le cose non sono così. Anche se le motivazioni del viaggio sono cambiate durante le epoche, c’è una cosa che i viaggiatori di ieri e quelli di oggi hanno sempre cercato di fare: contenere i disagi del viaggio. Questo veniva fatto il più delle volte seguendo i passi di chi prima di loro aveva fatto quello stesso viaggio e quindi leggendo guide, diari di viaggio ecc.

Prototipi di viaggio

I prototipi di viaggio più famosi di cui si ha memoria sono il pellegrinaggio religioso e il Grand Tour, una sorta di viaggio di istruzione che veniva fatto dai giovani rampolli delle famiglie nobili d’Europa. I pellegrini non viaggiavano mai da soli; solo quelli ricchi effettuavano lunghi viaggi a piedi accompagnati da numerosi uomini di scorta. Gli altri si rivolgevano a compagnie specializzate come quelle veneziane che, oltre ad organizzare il viaggio, organizzavano anche la visita dei vari santuari della Terra Santa.

I giovani inglesi del Grand Tour erano accompagnati da tutori che mantenevano contatti epistolari con le personalità di spicco dei luoghi che si intendeva visitare o con amici e parenti da cui poter essere ospitati. Il Grand Tour veniva organizzato anche da artisti ed era come un viaggio di lavoro dal quale doveva scaturire la creazione di una nuova opera (un quadro, un libro ecc.). In ogni caso, lo sguardo dei grandtouristi non sempre era profondo e partecipe nei confronti dei paesi attraversati; anzi, spesso segnalava distacco e un certo snobismo.

Viaggiatori e moda

Quello che è difficile da definire è quanto questi viaggiatori fossero mossi da sincera passione o solo dalla smania di seguire la moda del loro tempo. Del pellegrinaggio sappiamo che, oltre ad avere un alto valore morale, era spesso anche un’imposizione di legge; il Grand Tour invece serviva più che altro per sottolineare l’appartenenza a una certa classe sociale, un po’ come la villeggiatura in campagna dell’aristocrazia italiana che serviva per confermare il buono stato delle finanze familiari. Tutti questi viaggiatori erano però pochi ed è questa la differenza essenziale. Il loro contributo economico nei paesi che visitavano era troppo modesto per potersi preoccupare del loro fare e del loro sentire.

Turismo di massa

Altro mito da sfatare è la convinzione che il turismo di massa abbia creato, mediante la standardizzazione dei servizi, un’offerta sempre più omogenea. In realtà, poche epoche storiche hanno conosciuto una differenziazione dei servizi turistici e delle esperienze di viaggio come il Novecento, cioè il secolo del turismo di massa.

La standardizzazione di alcuni servizi, primo fra tutti i voli aerei, e la conseguente diminuzione dei costi, hanno creato una libertà di scelta che mai era esistita in passato ed ha moltiplicato i profili del turista. Se in passato il fenomeno turistico poteva essere colto attraverso poche determinate figure (i pellegrini, i grand turisti, gli aristocratici), con la nascita del turismo moderno e di quello di massa gli sguardi del turista si sono moltiplicati e spesso sovrapposti.

Evoluzione del turismo

Questo, ovviamente, non significa che il turismo non sia mai mutato nel corso dei secoli e anzi si possono individuare quattro epoche nella sua evoluzione:

  • L’epoca del prototurismo è contraddistinta dalla concomitanza di due caratteristiche: consumo di servizi turistici riservato alle elites e assenza di strutture specializzate. In quest’epoca il turismo è appannaggio delle aristocrazie europee le quali vanno in vacanza utilizzando le seconde case e portando con sé la propria servitù. I pochi esercizi pubblici esistenti non sono pensati per i turisti ma per i viaggiatori occasionali e le strutture ricreative sono dedicate alla città nel suo complesso. Ne consegue che l’impatto economico del settore è praticamente nullo e soprattutto non distinguibile dalla normale economia domestica.
  • Nell’epoca del turismo moderno il turismo resta sempre appannaggio delle elites ma cominciano a comparire le prime strutture specializzate. Questa fase ha inizio in Gran Bretagna tra il Seicento e Settecento con il turismo termale. Le città che accolgono i turisti ben presto si modificano dal punto di vista urbanistico e pian piano si forma una vera e propria economia turistica con la nascita di figure professionali specializzate. Nell’Ottocento questo tipo di turismo si diffonde anche nel resto d’Europa grazie agli stessi inglesi che, dopo aver valorizzato le proprie città, si lanciano alla scoperta di nuove mete. Ovviamente il turismo moderno non è nato da un giorno all’altro ma da una lunga e lenta trasformazione di cui si possono individuare le radici nella rinascita termale avvenuta intorno al Trecento e Quattrocento soprattutto in Italia e nella larga diffusione del pellegrinaggio grazie alla quale si vide la nascita, nei luoghi di culto, di numerose strutture dedicate sia all’accoglienza che allo svago di questi visitatori.
  • Nell’epoca del turismo di massa esso diventa alla portata di tutti e si assiste all’ampliamento e diversificazione dei servizi dedicati ai turisti. Non solo le vacanze ma anche il viaggio studio o il turismo sportivo diventano alla portata di tutti rendendo il settore sempre più importante dal punto di vista economico e trasformandone i sistemi di produzione. Man mano che il turismo di massa va ad occupare gli spazi prima riservati a quello di elite, l’aristocrazia si sposta alla ricerca di altre mete contribuendo alla diffusione del turismo in tutti i continenti. Di conseguenza anche le nuove imprese del settore (come i tour operator) spostano i loro investimenti in altri continenti. L’epoca del turismo di massa diventa l’epoca del turismo per tutti e in tutti i luoghi. Tuttavia, il turismo di massa non deve essere visto solo come un turismo che offre servizi sempre più standardizzati, in quanto esso si è contraddistinto per l’azione di due forze contrapposte: da un lato i tour operator impegnati in un’opera di standardizzazione allo scopo di creare economie di scala nella vendita e un profilo ben riconoscibile ai pacchetti venduti in serie, dall’altro gli operatori locali, soprattutto quelli dei paesi che vantavano un’antica tradizione turistica, impegnati in un processo di differenziazione attraverso il quale rafforzare o difendere la capacità di attrazione delle località in cui svolgevano la loro attività e fidelizzare il cliente. La prevalenza dell’una o dell’altra forma ha coinciso con una diversa organizzazione produttiva che ha visto grandi alberghi contro piccoli alberghi, strutture ricreative integrate nelle strutture ricettive contro un sistema territoriale dei divertimenti, località isolate contro sistemi regionali integrati.
  • L’epoca del turismo globale è quella che stiamo vivendo dove tutti possono raggiungere qualsiasi luogo ma dove solo alcuni possono alloggiare in un determinato albergo, mangiare in un determinato ristorante e accedere a determinati servizi. Quindi ciò che differenzia i ceti medi dai quelli alti non è il luogo in cui si va ma il modo in cui si vive il viaggio.

Impatto del turismo

Le dimensioni che il turismo ha assunto nella seconda metà del Novecento, prima col turismo di massa e poi con quello globale, hanno proposto per la prima volta il problema del suo impatto economico e ambientale. La caratteristica delle attività turistiche di svilupparsi lontano dai centri industriali ha fatto nascere la speranza che esse potessero rappresentare una possibilità di sviluppo per i paesi poveri o per le zone arretrate dei paesi ricchi. Tuttavia, questa speranza non sempre è stata confermata nei fatti a causa della mancanza di una buona rete di istituzioni economiche e politiche.

Dal punto di vista ambientale, il problema nasce negli anni Cinquanta quando le risorse naturali e con esse la capacità di attrazione delle stesse cittadine turistiche furono messe in pericolo. Nacque un rapporto molto conflittuale tra attività turistica e ambiente naturale ed ancora oggi il problema è lontano dall’essere risolto.

Non va poi trascurato l’impatto sociale del turismo, soprattutto nelle zone più povere del mondo, dove l’arrivo di denaro facile elargito sotto forma di mancia o elemosina ha contribuito a deteriorare l’ambiente sociale più che a creare nuove opportunità imprenditoriali causando anche una marginalizzazione delle popolazioni locali.

Profili nazionali dell'offerta turistica

Altra caratteristica fondamentale da evidenziare nello sviluppo del turismo è quella legata alla presenza di diversi profili nazionali dell’offerta turistica. Ad esempio, l’offerta turistica americana si è caratterizzata per la presenza di grandi società private che hanno guidato la formazione di bacini turistici integrati di dimensione regionale, mentre la Francia ha seguito un modello basato su imprese di piccola e media dimensione e sul coordinamento e l’intervento dell’amministrazione pubblica mirante alla creazione di sistemi turistici integrati che raggruppassero e mettessero in rete i servizi turistici e le attrazioni di diverse località fra loro omogenee.

Per quanto riguarda l’Italia, qui si è preferito un modello basato sulla piccola e media impresa, sulla presenza di una rete diffusa di associazioni e su amministrazioni pubbliche generalmente interventiste. Qui l’iniziativa imprenditoriale si è espressa sia nella creazione di strutture ricettive, sia di servizi per riempire il tempo libero dei turisti ma a volte anche nella difesa dell’ambiente da usi non redditizi (costruzione di seconde case) attraverso l’utilizzo del piano regolatore. In assenza di tale molteplicità di soggetti, il successo dei singoli investimenti non ha avviato un fenomeno di imitazione in grado di trascinare lo sviluppo dell’intera area ma si è limitato solamente a valorizzare singole località.

Fattori dello sviluppo turistico

Altra cosa importante da analizzare sono i fattori che hanno permesso lo sviluppo del turismo. Questi sono:

  • Le istanze culturali e scientifiche, in quanto la storia del turismo è sempre stata accompagnata da importanti trasformazioni culturali (la villeggiatura romana era in perfetta sintonia con la filosofia dell’epoca così come i pellegrinaggi erano lo specchio di una società dove cultura e vita quotidiana erano governate dalla teologia) e sono i dettami delle nuove mode culturali a creare le opportunità per lo sviluppo turistico delle diverse località di villeggiatura e a inventare le forme del tempo libero;
  • La conquista del tempo libero da parte di fasce sempre più ampie di popolazione (ceto medio prima e classe operaia poi). Infatti, nell’epoca del prototurismo, la demarcazione tra tempo lavorativo e tempo libero non esiste in quanto il tempo libero è appannaggio delle classi alte della società;
  • Il reddito disponibile, e su questo punto non sorprende il fatto che le prime forme di turismo si siano sviluppate in Gran Bretagna (primo paese ad avviare la rivoluzione industriale e a sperimentarne tutte le conseguenze sia sul piano economico che su quello dell’organizzazione dello spazio) e che il turismo di massa sia nato nei ruggenti anni Venti negli Usa mentre si è diffuso in Europa solo dopo il secondo dopoguerra.

Capitolo I: Turismo e sviluppo economico: un problema aperto

Il reddito e la curva di Engel

Tra i fattori economici che influenzano i consumi turistici, un ruolo di riguardo spetta al reddito. Infatti, la spesa turistica diventa importante solo quando il reddito supera una certa soglia che può essere diversa da un paese all’altro, da un’epoca all’altra e in base al tipo di turismo. L’industrializzazione e l’aumento del reddito nazionale hanno ampliato le fasce sociali in grado di raggiungere tale soglia, permettendo così la crescita del settore. Di conseguenza, la crescita del numero di turisti ha permesso lo sviluppo delle città per le vacanze.

Per spiegare la crescita del consumo di servizi turistici si è collegata quest’ultima alla curva di Engel. Questo statistico tedesco affermava che quanto più povera è una famiglia, maggiore sarà la quota di reddito dedicata all’acquisto di generi alimentari. Di conseguenza, quanto più sarà ricca una nazione, minore sarà questa quota di reddito. In pratica, questo studio collegava la domanda di beni non tanto al loro prezzo quanto al reddito dei consumatori. In questa ottica, i servizi turistici presenterebbero un’elasticità elevata aumentando in modo più che proporzionale a fronte di un incremento del reddito.

Per questo motivo, il turismo moderno, nato come bene di lusso, si è trasformato nel secondo dopoguerra in un bene normale se non di prima necessità. Quello che mettono in evidenza gli studi econometrici oggi è la vasta gamma di elasticità della domanda di consumi turistici rispetto al reddito: in altre parole, ci sono vacanze che sono un bene di lusso e hanno un’alta elasticità, mentre altre sono invece considerate dai consumatori un bene normale.

La nascita del turismo di massa ha prodotto una profonda differenziazione dell’offerta turistica, sempre più orientata a fasce precise di consumatori. Il reddito non è stato l’unico fattore determinante per la grande esplosione turistica del secondo dopoguerra poiché si è spesso intrecciato con altri fattori socialmente rilevanti come il fenomeno dell’urbanizzazione (che è di per sé un generatore del desiderio di andare in vacanza) e i prezzi relativi (che riguardano il turismo internazionale e sono legati alle svalutazioni e rivalutazioni della moneta). Bisogna tener presente però che i prezzi relativi non sono sempre stati importanti in quanto prima del turismo di massa il prodotto vacanza non era standardizzato e la scelta dei luoghi di villeggiatura dipendeva dallo status sociale. I prezzi erano più un metro per misurare il livello sociale di chi consumava i servizi turistici, che uno strumento competitivo per chi tali servizi li offriva.

Il tempo libero: una precondizione

Il processo che ha portato al turismo di massa potrebbe essere descritto come la lenta conquista del diritto al tempo libero da parte del ceto medio prima e della classe operaia poi. La concezione di tempo libero è variata nel corso dei secoli. Presso gli antichi romani, il tempo libero dipendeva dalla condizione sociale e veniva rivendicato come un diritto da parte di uomini destinati per nascita e per posizione sociale alle più elevate posizioni sociali e politiche. Solo a chi era costretto a farsi carico della tensione degli affari pubblici era riconosciuto il diritto all’otium.

Nell’alto medioevo, l’ozio venne percepito come la causa e il ricettacolo dei vizi umani mentre era il lavoro a conferire dignità all’uomo. Questo significò l’abbandono di gran parte delle attività sociali ricreative, fatta eccezione per quelle religiose. Non è un caso che in quest’epoca tra le tante forme di turismo sopravvisse solo il pellegrinaggio.

Nel basso medioevo, le varie espressioni del tempo libero riacquistarono un loro spazio nella vita quotidiana e si cominciò a distinguere fra pratiche lecite e non. Pertanto tornarono di moda i soggiorni termali e molte altre attività ludiche. Dell’antico ostracismo medievale rimase solo la convinzione che i poveri non avessero la levatura mentale necessaria per gestire in modo appropriato il tempo libero. Questo cambiamento è dovuto al fatto che tra il Trecento e Quattrocento la società avviò importanti trasformazioni: nacque l’economia di scambio ma cominciò anche quel lento processo di secolarizzazione che avrebbe per sempre separato la dimensione religiosa dall’organizzazione della vita di tutti i giorni.

Questa convinzione si trascinò fino al XVIII secolo quando, in piena rivoluzione industriale, solo all’ozio degli aristocratici era riconosciuto un valore sociale mentre i passatempi dei poveri, relegati al regno della dissolutezza, andavano contenuti. I modi di impiego del tempo libero degli aristocratici erano i più disparati: dalle grandi abbuffate, ai balli, al teatro, alle battute di caccia. Inizialmente queste attività si praticavano nelle tenute di campagna, poi prevalsero quelle che potevano essere praticate in città. I divertimenti delle classi popolari consistevano in sagre e fiere all’insegna delle grandi bevute che si tenevano nei villaggi in concomitanza con qualche data significativa del calendario rurale.

Gli industriali inglesi, una volta introdotto il regime di fabbrica, cercarono di contrastare le riduzioni dell’orario di lavoro sostenendo che i lavoratori non avessero la preparazione morale e culturale per poter trarre giovamento dall’ozio. La conquista del tempo libero fu perciò per il ceto operaio non solo la lotta per un diritto ma soprattutto una lotta per il proprio riconoscimento morale. Sino alla rivoluzione industriale non esisteva una netta separazione tra tempo lavorativo e tempo libero, è solo con la rivoluzione industriale che lavoro e tempo libero sfuggono ai riti collettivi fino ad allora imposti dalla comunità.

In realtà, nella fase iniziale della industrializzazione il tempo libero era davvero poco (circa il 18% annuo). Inoltre, la vita media era di 30-40 anni.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sidney81 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del turismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Gissi Alessandra.
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