Capitolo primo: l'attesa del figlio
Molte donne vivono l'incapacità di generare figli maschi con grande delusione, trasmessa anche dall'ambiente circostante. Negli strati meno evoluti della popolazione gli stereotipi maschili e femminili sono molto più accentuati. Si parla di una cultura patriarcale in cui è essenziale distinguere la supremazia dell'individuo di sesso maschile e l'inferiorità dell'individuo di sesso femminile. Così è rigorosamente vietato mettere in discussione il prestigio dell'uomo perché porterebbe allo sgretolamento del suo potere. Per quanto riguarda la maternità si è sempre attribuito all'uomo il merito di riuscita nel processo della riproduzione. Nonostante un alto livello di conoscenze scientifiche in campo riproduttivo ancora molte donne chiedono perdono ai loro uomini in caso partoriscano una femmina. Perché? I pregiudizi che vengono assimilati in infanzia spesso non vengono rinnegati in età adulta, anche perché per confutarli occorre una notevolissima presa di coscienza e un enorme coraggio che non tutte hanno. Infatti ribellarsi alle leggi sociali suscita ostilità che porta all'emarginazione sociale.
La maggior parte dei pregiudizi sono radicati nei rapporti con l'altro sesso, la famiglia e i figli. Molte donne infatti credono che i figli garantiscano la stabilità del matrimonio, tenendo unita una coppia, che li aiutino a superare un momento di crisi o che li prevengano addirittura e nel caso si fosse davvero in crisi si ricorre alla procreazione di un nuovo figlio per infondere nuova vita al rapporto coniugale.
Usanze e credenze sul sesso del nascituro
Esistono molte usanze per capire il sesso del nascituro che tradiscono tutte il desiderio che sia un maschio: giacere durante la luna piena o luna crescente, la pancia appuntita della madre (riferimento al fallo), battito cardiaco veloce è maschio, lento una femmina ecc. In campo teologico si stabilì addirittura che l'anima nel maschio entra a 89 giorni dal concepimento, mentre per la femmina 39 giorni più tardi. Tutti questi indizi portano a un'unica caratteristica: tutte le usanze che annunciano un maschio sono positivi, mentre negativi per la femmina. Tutti questi indizi sono già di loro degli stereotipi sessuali se attribuiamo ai bambini che ancora devono nascere certe caratteristiche considerate tipiche dei due sessi.
La brutta realtà è che la femmina è meno desiderata del maschio, ma non sta bene esprimere sentimenti negativi in pubblico perché si metterebbe in dubbio la capacità di amare qualsiasi bambino. Altro segno di ostilità nei confronti della femmina è la credenza che le femmine piangano più dei maschi. Tutto da comprovare perché il pianto di un neonato è dato da vari fattori.
La femmina nelle società rurali
Nelle società rurali le femmine nasciture non erano viste di buon occhio perché risultavano essere una mancanza di braccia nei campi. Ora che i contadini si sono inurbati le loro figlie vanno a lavorare molto presto, a differenza del maschio che può studiare più a lungo. A questo punto rendono alle loro famiglie molto di più del maschio che inizia la sua carriera lavorativa più tardi. La donna che lavora è un essere provvisto di energie formidabili che nessun maschio avrebbe mai la forza di fare: un triplo turno giornaliero costituito da lavoro casalingo, lavoro extradomestico, procreazione e allevamento dei figli. Nonostante ciò nessuno attende con ansia la nascita di una femmina.
L'uomo per millenni è stato il detentore del potere e non sopporta che questo cessi con la sua esistenza. Vuole quindi trasmetterlo a un altro essere simile a lui che ha tutto il diritto di realizzarsi al massimo. Dalla femmina invece ci si aspetta che diventi un oggetto e sarà considerata per quello che darà. Due destini del tutto diversi.
Il desiderio di un figlio maschio
La nascita di un maschio, soprattutto primogenito è l'apoteosi. Ma se per prima nasca una femmina, il secondo deve essere maschio, e se fosse femmina anche la seconda si riprova con la terza perdendo di vista il numero prefissato di figli. Ma se il maschio arriva la partita è chiusa. Ma quante femmine devono la loro nascita al tentativo di avere il maschio? Se ogni figlio fosse visto come un individuo unico, con grandi potenzialità e al quale offrire tutto il proprio aiuto per sviluppare il suo potenziale la questione del sesso perderebbe totalmente importanza. Invece tutt'oggi il maschio è desiderato per se stesso, perché dà prestigio alla famiglia. Ma a volte anche le femmine possono essere desiderate perché risultano essere comode in quanto sono più affettuose, sentono più la gratitudine, sono carine e civette, vestirle dà soddisfazione, fanno compagnia in casa, aiutano nelle faccende domestiche.
Nonostante tutto perché c'è ancora la credenza che le femmine siano più difficili da educare? La femmina deve per forza comprimere le sue energie, piegarle su se stesse ed aspettare che si atrofizzino. E nel caso in cui le sue energie fossero molto vivaci ci sono voluti più interventi repressivi. Tuttavia nel caso di adozioni la preferenza va alle bambine per motivi di carattere utilitaristico: bellezza esteriore, compagnia ai genitori, sentirsi più a proprio agio con una femmina.
Condizionamenti culturali
Per produrre però individui che accettino senza remore un destino preconfezionato bisogna ricorrere a un sistema condizionatore adeguato:
- Completo del corredino per nascituro: rosa per la femmina e mai rosa per il maschio.
- Arredamento della cameretta: stanza del maschio arredata in modo più rigoroso, quella della femmina con cianfrusaglie e rosa.
Questo condizionamento determina la consapevolezza che gli uomini sappiano perfettamente che la sessualità di un individuo non si attribuisce solo dai caratteri sessuali anatomici, ma che la propria identità sessuale si acquista dalla cultura del gruppo sociale a cui si appartiene. Bisogna quindi sin da subito imporgli modelli per differenziare i due sessi il più possibile.
Ruolo dei genitori
Quando nasce un bambino le aspettative dei genitori nei propri figli cambiano a seconda del loro sesso e questa differenziazione porta i bambini a compiere differenti esperienze. In principio il padre ha una funzione secondaria, ma ha comunque la funzione di controllore del comportamento materno verso il figlio e si propone come modello da seguire per il maschio e modello maschile per la femmina. Tuttavia è la madre a creare sia il maschio che la femmina. Farà la femmina a sua immagine e somiglianza e farà il maschio secondo il modello a lei impartitole durante la sua esistenza. Ma la madre come è in grado di indurre il bambino a modificare certi comportamenti che non rientrano negli schemi?
Il terreno di incontro tra madre e figlio avviene nel soddisfare i bisogni del nascituro da parte di qualcuno che se ne occupi. L'allattamento è sicuramente una parte della giornata in cui madre e figlio si incontrano in quanto soddisfa la necessità di essere nutrito. Secondo Brunet e Lezine il 34% delle madri rifiutava di allattare le femmine perché considerato come un lavoro forzato, mentre tutte le madri di maschi tranne una avevano voluto allattare al seno. Questo consente di supporre che quando si tratta di allattare al seno un maschio la madre sia meno combattuta. Può darsi che questa decisione sia data dal convincimento esatto che i maschi siano meno resistenti delle femmine, ma può anche darsi che le madri vogliano allattare maschi per vederli crescere robusti e grossi, quindi maschi in tutto e per tutto. Al contrario le bambine vanno educate sin dal principio a sacrificarsi. Il vantaggio di farsi allattare al seno non implica solo un vantaggio fisico, ma anche psichico. L'intimità fisica tra madre e figlio implica profonda rassicurazione.
Nel caso di svezzamento precoce le madri si giustificavano con la ripresa del lavoro, stanchezza, impegni domestici ecc., ma queste giustificazioni valevano di più per le femmine. Le poppate dei maschi sono sempre molto lunghe rispetto a quelle femminili. La madre cerca in tutti i modi di comunicare alla figlia di sbrigarsi, in quanto l'istinto di domare la figlia è forte, mentre invece al maschio non viene ordinato di sbrigarsi in quanto la madre è già sottomessa dalla sua autorità. La madre comunica perfettamente il suo stato d'animo al bambino che sta allattando. Il neonato percepisce questo stato d'animo proprio dai gesti dell'adulto. L'accordo tra madre e figlio sarebbe l'adeguamento della madre alle esigenze del figlio, invece è totalmente il contrario, soprattutto quando si tratta di femmine.
Si dice che i maschi siano più voraci, ma le loro poppate sono lunghissime. Aspetto già contraddittorio di per sé. Il fatto è che esistono bambini voraci e non, ma la voracità è meno tollerata nelle femmine. La madre ne è quasi disgustata, in quanto non è un aspetto grazioso e che si addice a una femmina. In più l'essere voraci per molte mamme si ripercuoterà nella vita futura facendole affermare: sarà una grassona. Quello che si vuole da una neonata è che sia delicata.
Addestramento alla delicatezza
Consisteva nell'offrire alla bambina il seno o il poppatoio al quale si attaccava con furia e nel sottrarle ogni tanto succhiotto o capezzolo chiudendole le narici e obbligandola così a mollare la presa per respirare. Questo trattamento otteneva in poco tempo il risultato voluto. L'adeguamento della bambina al comportamento richiesto infondeva nella madre molte gratificazioni. Questo tipo di trattamento viene imposto anche a qualche maschio, ma con preferenza verso le femmine.
I neonati e i lattanti succhiano per nutrirsi, ma succhiano anche a stomaco pieno perché piacevole. L'adulto autoritario è messo a disagio dalla capacità autonoma del bambino di cercarsi il piacere quindi interviene prima di eventuali episodi imbarazzanti (masturbazione). Così viene fornito al bambino il succhiotto perché è il bambino stesso a chiederlo, facendo sentire l'adulto importante e padrone. Molte madri ammettono di essere più severe con le bambine e più indulgenti con i maschi per quanto riguarda il succhiotto.
Le ragioni per le bambine è che deformano l'arcata dentaria e a fini estetici la problematica è maggiore per le femmine in quanto considerata sin da piccola un oggetto e la sua bellezza fisica è importante per la famiglia. Le madri conducono l'alimentazione nelle bambine mentre nei maschietti il pasto è un'occasione di comunicazione gioiosa. Alle bambine le madri implicano di sbrigarsi a fare da sole, ma si esigerà solo un tipo di autosufficienza per i piccoli fatti quotidiani, ma non per l'autorealizzazione. Per i maschi la cosa è diversa. Possono fare quello che vogliono, ma non si devono staccare dalle madri.
Educazione alla pulizia
I diversi atteggiamenti delle madri con maschio o femmina si ripercuotono nella loro educazione alla pulizia. Questo addestramento inizia tenendo il bambino seduto tra una poppata e l'altra per un tempo variabile, in attesa che depositi i suoi prodotti. Ma questo succede in modo del tutto casuale in quanto il bambino non assume il riflesso di usare il vasino.
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