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Gianini Belotti Elena, Dalla parte delle bambine

L'influenza dei condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita, Feltrinelli, Milano, 2002 (1 ed. 1973).

Indice

  • Premessa
  • Capitolo 1 - L’attesa del figlio
  • Capitolo 2 - La prima infanzia
  • Capitolo 3 - Gioco, giocattoli e letteratura infantile
  • Capitolo 4 - Le istituzioni scolastiche: la scuola infantile, elementare e media

Premessa

Nel libro La soggezione delle donne (1869), John Stuart Mill mette in discussione il concetto di “natura femminile” e dimostra che i caratteri ritenuti peculiari della donna sono il logico prodotto di un preciso contesto storico, culturale e sociale. Per approfondimenti vedi Stuart Mill J., La soggezione delle donne, Partisan, Roma, 1971, p. 47

“La cultura alla quale apparteniamo, come ogni altra cultura, si serve di tutti i mezzi a sua disposizione per ottenere dagli individui dei due sessi il comportamento più adeguato ai valori che le preme conservare e trasmettere.”

“Nonostante i fattori ormonici e genetici, l'educazione a considerarsi maschio o femmina è l'elemento determinante dell'identificazione sessuale. I risultati delle ricerche a proposito di fanciulli il cui sviluppo sessuale è manchevole lasciano intendere che l'identificazione con l'uno o con l'altro sesso e l'assunzione di un determinato ruolo sessuale avviene essenzialmente attraverso l'apprendimento.” Per approfondimenti vedi Broderick C., La sessualità nell’infanzia e nell’adolescenza, Bompiani, Milano, 1972.

“Finché le origini innate di certi comportamenti differenziati secondo il sesso restano un'ipotesi, l'ipotesi opposta che siano invece frutto dei condizionamenti sociali e culturali cui i bambini vengono sottoposti fin dalla nascita rimane altrettanto valida. Mentre però né la biologia né la psicologia sono in grado di dirci che cosa è innato e che cosa è appreso, l'antropologia ci ha dato precise risposte che appoggiano quest'ultima tesi. Ammesso anche che ve ne siano, non è in potere di nessuno modificare le eventuali cause biologiche innate, ma può essere in nostro potere modificare le evidenti cause sociali e culturali delle differenze tra i sessi.”

“Il mito della "naturale" superiorità maschile contrapposta alla "naturale" inferiorità femminile.”

“La critica alle donne contenuta in quest'analisi non vuole essere un atto d'accusa, ma una spinta a prendere coscienza dei condizionamenti subiti e a non trasmetterli a loro volta, e contemporaneamente a rendersi conto che possono modificarli. L'operazione da compiere, che ci riguarda tutti ma soprattutto le donne perché ad esse è affidata l'educazione dei bambini, non è quella di tentare di formare le bambine a immagine e somiglianza dei maschi, ma di restituire a ogni individuo che nasce la possibilità di svilupparsi nel modo che gli è più congeniale, indipendentemente dal sesso cui appartiene.”

“Per quanto ci si metta dalla parte delle bambine, è chiaro che non sono soltanto le bambine le vittime di un condizionamento negativo in funzione del loro sesso.”

“Secondo Margaret Mead: «tutte le discussioni sullo stato delle donne, sul carattere, il temperamento delle donne, sulla sottomissione e l’emancipazione delle donne fanno perdere di vista il fatto fondamentale e cioè che le parti dei due sessi sono concepite secondo la trama culturale che sta alla base dei rapporti umani e che il bambino che cresce è modellato altrettanto inesorabilmente come la bambina secondo un canone particolare e ben definito».” Per approfondimenti vedi Mead M. (1935), Sesso e temperamento in tre società primitive, trad. it., Milano, il Saggiatore, 1967.

“Che cosa può trarre di positivo un maschio dalla arrogante presunzione di appartenere a una casta superiore soltanto perché è nato maschio? La sua è una mutilazione altrettanto catastrofica di quella della bambina persuasa della sua inferiorità per il fatto stesso di appartenere al suo sesso. Il suo sviluppo come individuo ne viene deformato e la sua personalità impoverita, a scapito della loro vita in comune.”

Capitolo 1 – L’attesa del figlio

Molte donne alla nascita di una femmina hanno dovuto sopportare i commenti negativi del marito, dei parenti e degli amici, perché sono state incapaci di generare figli maschi.

“In una cultura patriarcale, che pone come valori essenziali da una parte la supremazia dell’individuo di sesso maschile e dall’altra l’inferiorità dell’individuo di sesso femminile, è comprensibile che sia rigorosamente vietato mettere in discussione il prestigio dell’uomo perché ciò porterebbe fatalmente allo sgretolamento del suo potere.”

“I pregiudizi sono profondamente radicati nel costume: sfidano il tempo, le rettifiche, le smentite perché presentano un’utilità sociale. L’insicurezza umana ha bisogno di certezze, ed essi ne forniscono. La loro stupefacente forza risiede proprio nel fatto che non vengono ammanniti a persone adulte che, per quanto condizionate e impoverite di senso critico, potrebbero averne conservato abbastanza per analizzarli e rifiutarli, ma vengono trasmessi come verità indiscutibili fin dall’infanzia e non vengono mai rinnegati successivamente. L’individuo li interiorizza suo malgrado, e ne è vittima sia colui che li formula e li mantiene in vita contro l’altro, sia colui che ne viene colpito e bollato. Per confutarli e distruggerli occorre non solo una notevolissima presa di coscienza ma anche il coraggio della ribellione che non tutti hanno. La ribellione suscita ostilità e la condanna di colui che tenta di sovvertire le leggi del costume, più profonde e più tenaci delle leggi scritte, può essere l’ostracismo, l’emarginazione sociale.”

“Il pregiudizio che nel corpo dell’uomo tutto sia perfetto in fatto di procreazione. Esso risulta lampante nei casi di sterilità di una coppia perché tutti gli esami clinici vengono condotti sulla donna, e soltanto quando questi abbiano dato esito negativo – e non sempre -, l’uomo, riluttante e umiliato, accetta di sottoporvisi a sua volta.”

Sarà maschio? Sarà femmina?

“Esistono molte usanze popolari che hanno lo scopo di indovinare il sesso del nascituro; esaminate nel loro complesso, però, tradiscono il desiderio e la speranza che sia un maschio.” (Es: accoppiarsi nel periodo di luna crescente, la forma del ventre della donna, l’umore della donna, il colorito della donna, ecc.).

“Se esaminiamo gli indizi che abbiamo elencato, rileviamo che hanno una caratteristica comune: quelli che si riteneva annunciassero la nascita di un maschio sono positivi.”

“Tutti gli indizi di cui abbiamo parlato rappresentano già perfettamente gli stereotipi sessuali maschili e femminili così come sono configurati nella nostra cultura e rivelano quanto questi modelli siano potentemente radicati in noi, se tendiamo ad attribuire ai bambini certe caratteristiche considerate tipiche dei due sessi, prima ancora che nascano.”

“Il gioco delle aspettative, che sono opposte per i due sessi, comincia proprio qui, prima ancora che i bambini nascano, e non avrà mai fine.”

“Poiché da tempo immemore i maschi sono condizionati all’attività e all’aggressività e le femmine alla passività e alla remissività, se ne deduce che si tratta di un fatto naturale legato alla biologia dei due sessi.”

“Le eccezioni che si presentano, per quanto numerose possano essere, vengono considerati appunto eccezioni e il pregiudizio non viene affatto scalfito.”

L’ostilità verso la femmina

“La verità è che la femmina è meno desiderata del maschio, anzi spesso non lo è affatto, che il suo valore sociale è ritenuto inferiore a quello del maschio, ma non sta bene esprimere questi sentimenti negativi perché cozzano contro un altro tenace pregiudizio, cioè quello che si debbano amare i bambini.”

Credenze negative verso le femmine: partorire una femmina è più doloroso rispetto a partorire un maschio; le bambine sono più piagnucolose e moleste dei maschi; le bambine piangono più dei maschi, ecc.

Il maschio è il preferito

Per i contadini, le femmine non sono preferite come figlie perché: se si sposano bisogna darle la dote; non sono adatte a lavorare la terra; ecc.

Le donne, oltre a lavorare devono “accollarsi il lavoro domestico cui l’individuo femmina verrà addestrato il più presto possibile e al quale si farà in modo che non si sottragga mai più.”

Anche se la società cambia e si evolve, “l’atteso, il preferito, l’anelato resta sempre il maschio.”

“Mentre la realtà sociale cambia con sempre crescente rapidità, le strutture psicologiche dell’uomo mutano con estrema lentezza. Per millenni l’individuo maschio è stato il detentore dei poteri; non sopporta il pensiero che questo finirà al cessare della sua vita, vuole trasmetterlo a un altro essere, simile a lui. Chi ha il potere è ammantato di prestigio, assurge a simbolo, ha il diritto e il dovere di realizzarsi al massimo, da lui ci si aspetta che diventi un individuo, è considerato per quello che sarà.”

“Dalla femmina ci si aspetta che diventi un oggetto, ed è considerata per quello che darà. Due destini del tutto diversi. Il primo destino implica la possibilità di utilizzare tutte le risorse personali, ambientali e altrui per realizzarsi, è il lasciapassare per il futuro, è il benestare per l’egoismo. Il secondo prevede invece la rinuncia alle aspirazioni personali e l’interiorizzazione delle proprie energie perché gli altri possano attingervi.”

“La nascita di un maschio, soprattutto se è il primogenito, rappresenta per l’uomo l’apoteosi, il trionfo.”

“Se la primogenita è femmina, il secondo dev’essere un maschio. Se il primogenito è maschio, anche il secondo maschio sarà gradito. Ma se nascono due bambine, la seconda rappresenta sempre una delusione. A quel punto la programmazione sfugge di mano, il numero prefissato di due figli viene portato a tre e l’aspettativa per il maschio si fa più tesa. Se arriva, la partita è chiusa; se no, il problema diventa complesso e siamo al panico.”

“Questo esasperato desiderio di avere figli di sesso diverso, con netta preferenza per i maschi, non avrebbe ragione di essere se le aspettative dei genitori non fossero così radicalmente differenti nei riguardi dei due sessi. Infatti, se ogni figlio fosse visto come un individuo unico, provvisto di potenzialità proprie e al quale offrire il massimo per aiutarlo a svilupparsi nella sua direzione, la questione del sesso perderebbe automaticamente importanza.”

Valori attribuiti ai maschi: prestigio, autorità, capacità di realizzazione.

Valori attribuiti alle femmine: affettuosità, gratitudine; sono carine e civette (un “oggetto, una cosa con cui giocare); fanno compagnia in casa; aiutano nelle faccende domestiche; dolcezza, remissività.

“Il primo elemento di differenziazione, che assurge a valore di simbolo, è il colore del corredino preparato per il nascituro. Data l’incertezza sul suo sesso, si acquista un corredino di colori adatti sia al maschio che alla femmina, dai quali però il rosa è rigorosamente escluso anche da coloro che vorrebbero una bambina. Il rosa, infatti, è ritenuto un colore prettamente femminile, impensabile per un maschio.”

“Perché la prospettiva di un neonato, la cui fisionomia spesso non è diversa da quella di una neonata, vestito di rosa suscita reazioni di vera repulsione?”

“Anche per quanto riguarda l’arredamento della stanza del bambino, l’adulto si sente in pace con se stesso solo quando ha fatto del suo meglio per creargli un ambiente che ritiene adeguato al sesso cui appartiene.”

“La stanza di un maschio è arredata in genere in modo più rigoroso, meno frivolo di quella di una bambina. Predominano il celeste o i colori vivaci, sono assenti le tappezzerie a fiori, l’eccesso di ornamenti. La stanza della bambina è più leziosa, è ricca di ninnoli e cianfrusaglie, abbondano i toni pastello, se non addirittura il rosa. Ancor prima che emerga nel bambino un comportamento che possa essere giudicato maschile (come l’aggressività, la voracità, la vivacità, l’irrequietezza, il pianto robusto, eccetera), si sente il bisogno di rassicurarsi contrassegnando il bambino con un colore prestabilito, un simbolo comprensibile a tutti che lo faccia riconoscere di primo acchito come maschio.”

“Tutto questo rivela che gli uomini sono molto più coscienti di quanto non sembri che il sesso non viene determinato una volta per tutte, e per sempre, dai caratteri sessuali anatomici tipici; che l’identità sessuale deve essere acquisita dal bambino attraverso la cultura propria del gruppo sociale cui appartiene e che il modo più sicuro perché il bambino la raggiunga è di assegnargli il suo sesso attraverso atteggiamenti e modelli di comportamento che non permettano equivoci.”

È nato

Il bambino appena nasce non è interessato alla questione del suo sesso, se è un maschio oppure una femmina. Ma i suoi genitori hanno già “le idee chiare sul modello ideale di maschio e di femmina. Il figlio, o la figlia, devono aderire il più possibile a questo modello. A qualsiasi costo. Se le aspettative dei genitori riguardo ai propri figli sono così diverse a seconda del loro sesso, è inevitabile che essi reagiscano ai loro richiami di conseguenza fin dal primo momento in cui se li trovano tra le braccia. Questo semplice fatto porta fatalmente i bambini dei due sessi a compiere e vivere esperienze differenti.”

“Come viene trasportato il bambino, se viene fasciato, dove dorme, se viene allattato, se mangia secondo un orario o dietro sua richiesta, quando viene svezzato, come viene punito (se ciò accade), cosa succede se è di malumore o quando si bagna o si sporca, come si svolge la sua toilette, cosa accade quando si tocca gli organi sessuali: queste sono le domande che si pongono coloro che ritengono che la personalità di base si formi nei primi anni di vita.” Per approfondimenti vedi Allport G.W., Psicologia della personalità, PAS Verlag, Zurigo, 1969.

“Il condizionamento femminile, al quale ben poche donne si sottraggono, impone che al maschio vada dato il meglio e che la femmina, chiunque essa sia, anche la madre, ha il dovere di porsi al suo servizio e di non venir meno fin dal principio a nessuno dei suoi compiti.”

“Le bambine, al contrario, vanno abituate fin da piccole a “sacrificarsi”, se no “come faranno da grandi”; quindi, se non viene loro dato il meglio fin dall’inizio è “per il loro bene”.”

Di solito i maschi vengono allattati per più mesi e per più tempo delle femmine; le femmine vengono svezzate prima dei maschi.

“Il fatto di essere allattati al seno e per un periodo sufficientemente lungo non rappresenta un vantaggio soltanto dal punto di vista fisico, ma anche dal punto di vista psichico. Significa dare al bambino la prova tangibile della disponibilità del corpo materno verso di lui e, di riflesso, quella dell’importanza del suo corpo.”

“È proprio in questa accettazione profonda del corpo del bambino da parte della madre che nasce la “stima di sé” che è così scarsa nelle femmine e spesso così eccessiva nei maschi.”

“Il fatto che i maschi siano ritenuti più voraci delle femmine e, nello stesso tempo, impieghino un tempo molto maggiore a terminare la poppata è apparentemente contraddittorio; infatti un bambino molto affamato dovrebbe essere anche molto rapido nel nutrirsi.”

“Si ritiene che la voracità sia una caratteristica dei neonati maschi, invece esistono semplicemente neonati voraci e altri che non lo sono. Tuttavia l’avidità nelle bambine è molto meno tollerata.”

“Quel tratto di animalesco, di voluttuoso, sensuale evidente nel bambino che si attacca con avidità al seno o al poppatoio, nel maschio viene considerato normale, una prova della sua “naturale” aggressività e sensualità, mentre si suppone che la femmina abbia appetiti fisici molto più moderati, sia più “spirituale”, meno attaccata ai piaceri terreni.”

“Quello che si vuole da una neonata è che mangi rapidamente ma con ritmo regolare, giusto per nutrirsi, senza manifestare un accentuato piacere.”

“Sia che si tratti di concedere al bambino che piange la consolazione del succhiotto, sia che si tratti di permettergli di succhiarsi il dito in pace,”

“Le madri ammettono di essere più severe con le bambine e più indulgenti con i maschi. Le ragioni addotte sono spesso razionalizzazione di impulsi più profondi: prima fra tutte, per le bambine, quella che succhiotto e dito deformano l’arcata dentaria, cosa che, ai fini estetici, è giudicata molto più grave e pregiudizievole che per i maschi. Obiettivamente, i denti storti non sono belli né in un maschio né in una femmina.”

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher riccardoricci95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di sociologia del genere e della sessualità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Biemmi Irene.
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