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Storia dell'economia contemporanea: modulo

Le istituzioni economiche: le camere di commercio

Nelle vicende storico-istituzionali delle Camere di commercio è possibile individuare, fin dalle origini, funzioni di duplice natura:

  • Pubblicistica (con svolgimento di competenze amministrative)
  • Privatistica (di rappresentanza degli interessi economici locali)

La nascita delle prime camere

La nascita delle prime Camere risale alla seconda metà del Settecento. Essa è collegata alla crisi e poi alla soppressione delle Corporazioni, incompatibili con il rinnovamento economico degli Stati italiani preunitari. Mentre le corporazioni avevano un’origine spontanea, le Camere furono create per volontà sovrana per favorire l’organicità degli interventi economici.

Le Camere furono concepite come organi tutori, coordinatori e propulsori delle attività produttive e mercantili e inoltre con funzioni consultive, giurisdizionali e amministrative. Le Camere subentrarono alle vecchie corporazioni, a volte senza soluzione di continuità, mantenendone alcune funzioni tipiche ed ereditandone il patrimonio, la sede e gli atti.

L’organizzazione e le competenze delle Camere di commercio risalgono alla l. 26 agosto 1802, n. 70, dunque risalgono all’epoca napoleonica francese con una forte connotazione come tribunali di commercio. La legge stabiliva l’obbligo per chiunque si occupasse di commercio di farne comunicazione alle Camere; in tal senso fu posta la base per l’istituzione dell’anagrafe delle ditte per certi versi già presente nella legislazione delle Camere settecentesche.

Dopo l'unità

La Legge del 1862 estese le Camere a tutto il Regno e crebbero in modo vertiginoso (passando di numero da 36 a 74, tra le quali quella di Cuneo) per rappresentare gli interessi commerciali e industriali locali presso il governo.

  • Seguire lo svolgersi della vita industriale e commerciale del territorio; interpretare le esigenze dell’economia e promuoverle presso i pubblici poteri
  • Amministrativi

Le attribuzioni del settore agricolo erano, invece, affidate ai Comizi agrari.

Conclusioni

Purtroppo la legge del 1862 non istituzionalizzò l’anagrafe commerciale, una funzione già svolta dalla maggior parte delle Camere preunitarie. Solo dopo 50 anni, con la legge di riforma delle Camere approvata nel 1910 venne istituito il registro ditte. Al tempo stesso cominciò però quel processo di amministrativizzazione che le porterà durante il fascismo ad essere incorporate nella pubblica amministrazione. Le Camere avrebbero potuto essere degli organi di rappresentanza dei vari settori imprenditoriali, ma fallirono in questo obiettivo perché persero autonomia a causa del maggior controllo statale.

La documentazione delle camere di commercio

La presenza di documentazione delle Camere di Commercio è assai frequente: essa risale in non pochi casi alla fine del Settecento o agli inizi dell’Ottocento. Cuneo: un fondo Camera di commercio, industria, agricoltura di Cuneo (1909-1969; bb. 34) è presente anche presso l’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea in provincia di Cuneo. Esso raccoglie l’archivio della CCIA e ne documenta in particolare le vicende storiche tra il primo e il secondo dopoguerra, l’attività del Consiglio provinciale dell’economia corporativa sia per il settore industriale sia per quelli agricolo-forestale, commerciale e del lavoro, con una sezione speciale dedicata all’attività economica della popolazione ebraica.

La biblioteca e l'archivio della Camera di Commercio I.A.A. di Cuneo (Luisa Billò)

Quali fonti per la storia economica?

  • Ciò che ci permette di conoscere il passato
  • Fonti scritte / orali / iconografiche / materiali / sonore / paesaggistiche / multimediali
  • Volontarie / involontarie
  • Primarie / secondarie

Biblioteca: “Raccolta organizzata di documenti di varia natura e supporto, disponibile al pubblico per attività di lettura, studio, ricerca”.

Archivio: “Complesso dei documenti prodotti o comunque acquisiti da un ente durante lo svolgimento della propria attività”.

La storia

Scopriamo anche un po’ la storia dell’ente Camera di commercio: capirne le funzioni che ha e che ha avuto in passato ci aiuta a capire quali fonti ci può fornire. Le fonti documentarie e le fonti librarie rispecchiano l’attività, le funzioni e gli interessi dell’ente. Le moderne Camere di commercio sono frutto di un lungo processo evolutivo Dal Medio Evo (corporazioni) a Napoleone (tribunali economici e commerciali); dall’autogoverno e dalla tutela degli interessi delle categorie al controllo e alla vigilanza dello Stato. 1861, Unità d’Italia: esigenza di omogeneità sul territorio nazionale. Nascono le Camere di commercio ed arti. Tra i compiti: proposte per lo sviluppo di arti, manifatture, trasporti; compilazione dei ruoli per i periti commerciali; preparazione di relazioni statistico-economiche. 1911: alle Camere di commercio e industria sono affidati il Registro delle ditte e la raccolta degli usi.

L'epoca fascista

La legge 731 del 18 aprile 1926 crea i Consigli Provinciali dell’economia, dalla fusione di Camere di commercio e industria, Comitati forestali, Consigli agrari provinciali, Comizi agrari e Commissioni provinciali di agricoltura. Legge 875 del 1931: Consigli Provinciali dell’economia corporativa. R.d.l. 524 del 1937: Consigli Provinciali delle corporazioni.

Verso la riforma

Nel 1944 sono ricostituite le Camere di commercio, industria e agricoltura. Nel 1966 è introdotta l’attuale denominazione Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura. La legge 580 del 1993 dispone il riordinamento delle CCIAA, dopo quasi 50 anni di fase transitoria. Una nuova riforma, attualmente in corso, lascia un po’ di incertezza su compiti e funzioni future.

La Camera di Commercio di Cuneo

La Camera venne costituita con r.d. 5 ottobre 1862, n. 872, con competenza territoriale sulla provincia (circondari di Cuneo, Alba, Mondovì e Saluzzo). Fu l’organo propulsore e promotore di studi, iniziative e interventi nei settori commerciale, agricolo e industriale. Contribuì alla diffusione dell’insegnamento agrario, all’apertura di una scuola enologica ad Alba e alla costituzione della Società bacologica Alto Piemonte. Prestò sempre grande attenzione alle relazioni con la Francia e propugnò con impegno il miglioramento dei collegamenti transfrontalieri (in particolare la costruzione della linea ferroviaria Cuneo-Nizza).

L'archivio storico

Archivio storico: complesso di documenti relativi ad affari esauriti, destinati alla conservazione permanente e alla consultazione da parte del pubblico per finalità di studio o non di studio. L’archivio storico si trova in parte presso i locali della Camera di commercio, in parte presso l’Istituto storico della Resistenza. Gli spostamenti della sede dell’ente camerale, fino alla definitiva inaugurazione dell’attuale sede nel 1926, hanno causato diverse perdite (la documentazione dei primi anni dell’istituzione è infatti andata interamente perduta) aggravate dagli eventi bellici.

Negli ultimi anni i sopralluoghi effettuati hanno portato al recupero in uffici e magazzini camerali di materiale archivistico storico, ora corredato di elenco informatizzato. Il fondo conservato presso l’Istituto della Resistenza dispone di un inventario a stampa. Attualmente, è in fase di riordino. Accanto a serie complete (registri di protocollo, delibere, registro ditte) presenta purtroppo numerose lacune. Non esiste un inventario dettagliato, ma un elenco del materiale.

Il registro delle ditte: una fonte importante per la storia dell'economia

Iscrizione obbligatoria dal 1911 per tutte le ditte esercenti attività di commercio e industria, in forma individuale o societaria. Nell’archivio si conservano 243 registri, dal 1911 al 1989. Archivio delle ditte cessate: conserva i fascicoli delle singole ditte, suddivise per Comune; rappresenta una miniera di informazioni ancora tutta da esplorare. Ad esempio:

  • Ricostruire le attività principali che caratterizzavano un comune
  • Scoprire mestieri ora spariti, ma che erano il cardine dell’economia di un territorio
  • Ricostruire storie di aziende, familiari e non

Il registro delle imprese

Inizia l’attività il 26 gennaio 1997. Unifica il Registro delle ditte e il Registro delle società, che era tenuto dalle Cancellerie dei Tribunali. L’archivio della Camera di commercio ha acquisito tutto il patrimonio documentario del Registro delle Società. Il Registro delle imprese è completamente informatizzato.

Altra documentazione in archivio:

  • Mercuriali e bollettini dei prezzi con 104 registri (dal 1914)
  • Registro esercenti il commercio (REC)
  • Albo artigiani
  • Albi e ruoli
  • Panifici
  • Albo vigneti

Documentazione conservata all’Istituto Storico della Resistenza:

  • Cenni storici sulle organizzazioni economiche della provincia (1924-1955)
  • Indici delle deliberazioni (1934-1944)
  • Consiglio provinciale dell’economia, attività generale (1927-1949)
  • Relazioni sull’attività della Camera di commercio, industria, artigianato (1943-1956)
  • Sezione agricolo forestale (1927-1945)
  • Sezione industriale (1928-1945)
  • Sezione commerciale (1909-1945)
  • Sezione lavoro (1926-1945)
  • Documentazione relativa alla presenza di cittadini di origine ebraica in provincia (1925-1945)
  • Rendiconto generale (1936)
  • Relazione sull’andamento dei prezzi (1911)
  • Relazione sul prezzo delle merci (1914)
  • Sinossi statistiche (1932)

La biblioteca

Più di 20.000 tra volumi, opuscoli e annate di periodici, Annuari statistici, censimenti, rapporti e relazioni economiche, pubblicazioni sulla provincia di Cuneo e sulla sua economia, monografie e periodici dell’Unione europea, pubblicazioni di altri enti e di altre camere di commercio, tesi di laurea su argomenti attinenti la realtà provinciale, raccolte di giornali e periodici risalenti alla fine del XIX secolo e ai primi quarant’anni del Novecento.

Dal 2001 la biblioteca fa parte del Servizio bibliotecario nazionale (SBN). Catalogo informatizzato disponibile online.

Il patrimonio si è formato sulla base dei compiti e delle funzioni attribuiti nel tempo alle Camere di commercio, a partire dalle pubblicazioni edite dall’ente. Catalogo delle pubblicazioni della Camera di commercio di Cuneo dal 1863 al 2004. Le opere edite rispecchiano i principali temi di interesse e di attività: una buona “fonte” per la storia economica della nostra provincia.

Le pubblicazioni della Camera di commercio: una buona fonte per la storia economica

Ad esempio, relazioni con dati statistici ed economici, che aiutano a ricostruire il contesto economico provinciale di un determinato periodo:

  • Relazione a S.Eccellenza Ministro di agricoltura, industria e commercio sulla condizione economica della provincia (1870)
  • Relazioni sull’andamento delle industrie e dei commerci (1907, 1911, 1912)
  • Statistica industriale (in 5 opuscoli, realizzati tra il 1909 e il 1910)
  • Relazioni sull’andamento economico della provincia di Cuneo (1927-1938)

Ad esempio, i periodici, con notizie e dati sull’economia provinciale:

  • Bollettino della Camera di commercio ed arti (1907-1909)
  • La rassegna economica della provincia di Cuneo (1910-1925)
  • Cronache commerciali: notiziario settimanale della Camera di commercio e industria (1925-1927)
  • Cronache economiche (1928-1938)
  • Notiziario camerale: quindicinale d’informazione (1946-1968)
  • Notiziario economico (1969-1963)
  • Cn economia (1994-oggi)

Ad esempio, le monografie che trattano problemi e situazioni dell’economia provinciale. Alcuni argomenti trattati:

  • Trasporti (linee ferroviarie, stazioni, valichi alpini…)
  • Crisi della bachicoltura
  • Montagna e spopolamento
  • Rapporti con la Francia
  • Economia in tempo di guerra

Per rendere disponibili queste fonti è nata l’idea di digitalizzare le più antiche pubblicazioni edite dal nostro ente. Il lavoro è in corso, ma a buon punto: sono circa un centinaio le pubblicazioni già digitalizzate, liberamente consultabili online.

Altre fonti per la storia economica in biblioteca

  • Pubblicazioni statistiche di altri enti nazionali (ad es. Censimenti, annuari dell’Istat) e locali (Provincia, Regione, associazioni)
  • Pubblicazioni periodiche di argomento economico risalenti alla fine del XIX secolo e all'epoca fascista
  • Tesi di laurea
  • Banche dati online delle Camere di commercio
  • Rapporto annuale sull’economia provinciale

Suggerimenti per le ricerche online: valutare l’affidabilità delle fonti e allargare la propria ricerca a fonti diverse.

Teoria dell'organizzazione

Le teorie motivazioniste nell'organizzazione del lavoro: alle origini della scienza sociale del lavoro

Il caso Ford

Le premesse del ‘caso Ford’ devono esser fatte risalire alle nuovissime teorie di Frederick Winslow Taylor (1856-1915) che si diffusero rapidamente. Presso l’industria automobilistica Ford i principi tayloristici furono applicati senza l’uso di istruzioni scritte. Il metodo funzionava: infatti, l’assemblaggio del motore di un veicolo Ford passò in 6 mesi da 9 ore e 54 minuti a 5 ore e 56 minuti. Mentre il tempo del montaggio dell’auto si ridusse in misura ancora maggiore. Il risultato fu che il costo di una Ford T Model nel 1913 era di circa 1.000 dollari, mentre le più economiche auto della concorrenza costavano 4/5 volte di più. Ma con l’aumentare dei ritmi produttivi, crebbe, però, anche il disagio dei lavoratori; il ricambio (turn over) della manodopera alla Ford raggiunse livelli preoccupanti: per aggiungere 100 lavoratori l’impresa doveva assumerne 963. La conflittualità raggiunse livelli senza precedenti; lo stesso Taylor fu costretto a cedere di fronte a una Commissione d’inchiesta del Congresso USA nel settembre 1911.

La nascita delle teorie motivazioniste

In questo quadro maturano le cosiddette teorie motivazioniste, in cui - come dice il nome – si affermano le motivazioni psicologiche dei lavoratori. Secondo alcuni detrattori (Braverman 1978, pp. 136-149), l’approccio motivazionista era nient’altro che il tentativo di far accettare al lavoratore l’applicazione dello stressante regime tayloristico. Si trattava, dunque, di un aspetto solo funzionale ai principi tayloristici. Indubbiamente, l’aspetto funzionale era presente nelle teorie motivazioniste, però, come vedremo, non era l’unico, anzi vi erano anche aspetti opposti al funzionale.

Le radici delle teorie motivazioniste affondano negli studi di psicologici compiuti dagli studiosi tedeschi di Arbeitwissenschaft (trad. it.: Scienza del lavoro). Secondo lo psichiatra tedesco Emil Kraepelin (1856-1926), la soluzione non era quella di stabilire ritmi lavorativi monotoni - da compensare con alti salari come pensava Taylor -, ma studiare le condizioni psico-fisiche di lavoro per ridurre la fatica e, quindi, aumentare la produttività (in questo si noti la differenza con l’impostazione tayloristica).

Lo psicologo tedesco-statunitense Hugo Münsterberg (1863-1916) criticava l’assoluta mancanza di valore assegnato da Taylor all’elemento psicologico nella gestione dell’attività produttiva (come si è visto il sistema tayloristico si basava su un sistema piuttosto rozzo di incentivi: più lavoro, più salario). Un elemento importante fu aggiunto dal lavoro di una studiosa americana, Mary Parker Follet (1868-1933), la quale sottolineò come l’elemento della relazione sociale sia fondamentale per determinare il comportamento umano e che quindi la dimensione interrelazionale era fondamentale anche sul luogo di lavoro.

Il caso Hawthorne: l'esperimento dello psicologo Elton Mayo

La Western Electric Corporation aveva seguito le raccomandazioni di Mary Parker Follett; ciononostante si moltiplicavano i sintomi di disagio tra la forza lavoro (assenteismo ed elevato turn-over). Alla metà degli anni Venti, Elton Mayo condusse un esperimento nello Stabilimento Hawthorne di Chicago, che produceva materiale elettrico, per verificare l’effetto dell’illuminazione sulla produttività. Furono così organizzati 2 gruppi di lavoratori ai quali fu spiegato l’intento dell’esperimento. L’aumento dell’illuminazione comportò anche un incremento della produttività. Tutto normale.

Ma un ricercatore ebbe l’idea di ridurre l’illuminazione a uno dei 2 gruppi: eppure, la produttività continuò a crescere e l’assenteismo a ridursi. Si era creato il cosiddetto effetto Hawthorne o effetto gratificazione: i lavoratori si erano sentiti gratificati dall’esser stati coinvolti in prima persona in un processo decisionale e, dunque, avevano risposto con un aumento della produttività.

Conseguenze della teoria di Mayo

L’esperienza di Elton Mayo ebbe altri momenti importanti durante la Seconda Guerra mondiale, per ovviare a problemi di turn-over della manodopera (particolarmente gravi in periodo bellico). Anche in questi casi Mayo notò l’importanza dell’atteggiamento dei quadri intermedi, decisivo come cerniera fra la dirigenza superiore e i lavoratori.

L’assunto fondamentale di Mayo è un attacco frontale al taylorismo: non esiste nessun “soldiering” (effetto ‘soldato’) innato, la divisione del lavoro deve essere completata da un atteggiamento di attenzione verso i lavoratori, non fosse altro che per migliorare la produttività dell’impresa.

È interessante notare come gli esperimenti di Mayo furono sospesi durante la Grande...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ruglud di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Pagliai Letizia.
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