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Storia dell'arte contemporanea: mod. 21903 - Salon d'Automne

Il Salon d'Automne nacque come reazione al Salon des Indépendants, con il nome "Salon d'Autunno" poiché la stagione autunnale era una delle più vive della vita artistica parigina. Reintegrò l’esistenza di una giuria, assente nel Salon des Indépendants, composta da soggetti in grado di apprezzare le opere. Inoltre, si avvertì la necessità di offrire spazio non solo alla pittura e scultura, ma anche alle arti decorative e all'architettura, che non erano più avvertite come manifestazioni secondarie. Fin dalla sua prima edizione si decise di non presentare esclusivamente opere recenti ed inedite, ma anche retrospettive dedicate ad artisti più o meno recenti che fossero in grado di alimentare la ricerca contemporanea offrendo spunti ai nuovi artisti.

Fauves

  • Nel primo Salon venne organizzata una grande retrospettiva su Gauguin, alla quale seguirono quelle su Cézanne, Manet e Ingres. Nel medesimo Salon, inoltre, si affacciò un nuovo linguaggio pittorico: quello dei cosiddetti Fauves, termine coniato da un critico e attribuito a quei pittori che dimostravano un’aggressività tale da essere paragonata a quella delle belve.
  • Diversamente dagli Impressionisti, che sfruttarono il loro nome, i Fauves non accettarono mai di presentarsi sotto l’etichetta a loro assegnata, e anzi alcuni virarono verso ricerche completamente diverse, non più identificabili sotto quel nome.
  • Caratteristica essenziale dei Fauves è il colore gettato sulla tela in modo casuale e con contrasti violenti. Uno dei principali esponenti dei Fauves era Matisse.

Matisse

Matisse usò infatti colori puri e primari, incompatibili l'uno con l'altro, e dotati quindi di massimo contrasto. Le scelte cromatiche dei pittori Fauves, inoltre, non possono essere giustificate come accadeva con i pittori impressionisti, dando quindi vita ad un’autonomia della pittura rispetto alla realtà, una dose di intellettualismo molto marcato che rischiava di portare la pittura alle soglie dell’astrazione, indifferente rispetto alla realtà. Al Salon d'Automne del 1905 espone due dipinti: Donna con cappello, un ritratto, e Finestra aperta, una veduta.

Lusso, calma e voluttà

Salon des Indépendants 1905 - Titolo tratto da una poesia di Baudelaire in cui il poeta invita l’amata a partire verso un luogo ideale in cui regnano appunto lusso, calma e voluttà. La donna presente nella scena è Madame Matisse, circondata da nudi femminili. È presente poi una barca, l’unico elemento che potrebbe fare riferimento alla poesia di Baudelaire, senza tuttavia spiegare il titolo del dipinto. Il linguaggio pittorico scelto da Matisse è sicuramente di derivazione neo-impressionista (Seurat, Signac), caratterizzato da accostamento di tocchi di colore che insieme danno vita all’immagine pittorica. È visibile tuttavia uno scarto vistoso rispetto alle loro condizioni: i tocchi non sono infatti piccoli e destinati a fondersi, ma mantengono una loro specifica e singolare evidenza, facendo capire all’osservatore che il dipinto è un artificio creato dal pittore. I tratti inoltre compongono un tessuto pittorico per nulla omogeneo, infatti si intravede la tela sottostante, e la scelta dei colori non è realistica.

Derain

  • Nell’estate del 1905 Matisse e Derain si recarono in Provenza. Lì Derain dipinse una veduta con alberi: in primo piano ci sono degli ulivi, le cui chiome sono realizzate attraverso tocchi di colore molto evidenti. I tocchi però non sono più separati per costruire le porzioni, ma sono invece campiture più estese con scelte cromatiche assurde rispetto alla realtà.
  • In una seconda veduta di Derain, un porto, la scelta cromatica è portata sui tre colori primari: il giallo, il rosso e il blu. Il bianco non è dato sulla tela con il colore, ma è risparmiato: la tela non è coperta.
  • In una veduta di Matisse, La Spiaggia Rossa (1905), il colore rosso viene steso con una campitura molto ampia che occupa quasi metà della tela. A differenza della Visione dopo il sermone di Gauguin, qui la scelta del colore non è giustificata da un’esigenza narrativa.

Gioia di vivere

Salon des Indépendants 1906 - Scena di pura invenzione che trova le sue radici nei baccanali rinascimentali (ad esempio il Baccanale di Tiziano), in cui le persone si abbandonano al riposo o al piacere. La pittura è qui completamente svincolata da qualsiasi esperienza precedente, e sembra risolvere e conciliare due strumenti linguistici che a quell’epoca sembravano inconciliabili: il colore ed il disegno. Attorno alla scena principale il bosco è rappresentato molto liberamente con delle linee.

Il nudo blu

1907 - Contemporanea a Les Demoiselles d'Avignon di Picasso. Esposta al Salon des Independents. Viene ritenuto laido, non soltanto in senso estetico ma anche in senso morale. Si riconosce qualcosa di oltraggioso. Ambiente esotico: sullo sfondo ci sono delle palme. Conclude una rinnovata riflessione sul nudo femminile che all’inizio del 1907 viene riaperta dall’Olympia di Manet e la Grande odalisca di Ingres. Nel 1907 viene riallestita la sala del Louvre che ospitava la Grande odalisca per accogliere anche l’Olympia. I due dipinti vengono messi sulla stessa parete e si accorgono che l’effetto è stupefacente. Da ciò deriva il nudo blu di Matisse. Scorcio brusco nella definizione delle gambe, insistenza sull’anca e sul seno. Realizza una piccola scultura di un nudo femminile che poi riprende nel dipinto. Rilettura di precedenti michelangioleschi (La notte).

Secondo Salon d'Automne

1905 - Ospita una retrospettiva su Ingres, tra cui il Bagno turco, inizialmente rifiutato perché considerato troppo licenzioso. Ingres scelse un soggetto orientale, che gli concesse la possibilità di mettere in scena dei nudi femminili. La tela circolare inoltre contribuisce a dare una lettura più maliziosa all’opera, in quanto dà l’impressione di spiare. In basso, al centro del dipinto, c’è una natura morta composta da un vassoio con piccoli oggetti. La retrospettiva su Ingres fu fondamentale per rilanciare l’interesse nei confronti dell’artista; in particolare Matisse rirese i nudi per la Gioia di vivere. Insieme al Bagno turco vennero esposti anche due studi preparatori al dipinto, La bagnante di Valpinçon e lo studio per un’altra delle donne dell’harem. Il secondo studio in particolare permette di capire il processo lavorativo di Ingres: la donna viene disegnata con tre braccia per studiarne le varie posizioni e stabilire quale sia la migliore da rappresentare.

Picasso

La lezione di Ingres colpisce anche Picasso.

Ritratto di Gertrude Stein

1906 - Scrittrice americana. Completò l’intero dipinto lasciando però irrisolto il volto, che aggiunse soltanto a distanza di mesi ed in assenza della donna. Il ritratto richiama quello di Monsieur Bertin dipinto da Ingres, che venne proposto nella retrospettiva, ma anche il ritratto di Madame de Senonnes, sempre di Ingres. Il volto di Madame de Senonnes non è perfettamente simmetrico: gli occhi sono diversi, non rispettano quindi quel criterio di simmetria assoluta a cui un pittore accademico si sarebbe dovuto attenere. Questo difetto viene ripreso da Picasso nella realizzazione del volto della Stein, per il quale trasse ispirazione dalle sculture iberiche dell’antichità, in particolare per quanto riguarda la definizione degli occhi. La definizione dei tratti del volto, infatti, non si riscontra in tutto il resto del corpo, ed appare quasi come una maschera; gli venne infatti fatto notare che il ritratto non era assomigliante alla donna, ma lui rispose che con il tempo sarebbe stata lei ad assomigliare al dipinto.

Les Demoiselles d'Avignon

1907 - Finito il ritratto, iniziò delle bozze di rielaborazione del Bagno turco di Ingres, con nudi femminili ed una figura maschile in un harem o casa chiusa. In altri studi di formato orizzontale sono invece presenti un marinaio, riconoscibile come tale grazie alla maglia a righe, seduto ad un tavolo con una natura morta, e a sinistra un personaggio identificabile come uno studente di medicina grazie al libro che tiene in mano. Il dipinto finale sintetizza tutti questi studi, escludendo però la presenza degli uomini e inserendo al centro della scena soltanto le donne, strette all’interno della tela quadrata. La scelta di questo formato eccezionale rispetto alle consuetudini sembra essere stata sollecitata da una riflessione sul formato del Bagno turco. La tela è completamente riempita, anche i più piccoli spazi; in basso ritorna il dettaglio della natura morta. Nell’opera Picasso scelse di utilizzare contemporaneamente linguaggi diversi. Gli occhi sono molto marcati, il naso è rappresentato in modo sintetico di profilo, i tratti fisionomici sono assegnati soltanto alla linea nera; c’è inoltre una reminiscenza della pittura egizia, con gli occhi posizionati sempre in posizione frontale, mentre i nasi di profilo fanno riferimento ai disegni infantili. Inoltre il chiaroscuro, nei volti, è completamente abolito, e la fisionomia è marcata soltanto dalla linea: tutto deve essere semplificato. Per quanto riguarda la posa della donna al centro con le braccia sollevate, Picasso si ispirò sicuramente allo Schiavo morente di Michelangelo, ma anche a La sorgente di Ingres, mentre la figura in basso a destra con le gambe divaricate viene ripresa dalla bagnante del Bagno turco. I volti hanno caratteri definitori propri dei caratteri tribali, che però all’epoca non sarebbero state accessibili a Picasso. Attribuì al dipinto il titolo demoiselles per richiamare l’opera di Courbet in cui con lo stesso termine erano indicate delle prostitute; Avignon infatti sarebbe probabilmente la strada di Barcellona che ospitava postriboli. Picasso aveva paura di aver potuto contrarre la sifilide, ed è per questo motivo che negli studi dell’opera inserì anche uno studente di medicina. Inoltre la sifilide produce deformazioni gravi anche del volto, e ciò giustificherebbe la scelta dell’artista di ritrarre le donne in quel modo.

Cézanne

Nel 1906 viene organizzata una retrospettiva su Cézanne in occasione della sua morte. In una delle sue ultime lettere, Cézanne spiegò che il modo migliore per studiare la natura è quella di leggerla nella sfera, cilindro e cono. Dice che il pittore deve iniziare a dipingere in questo modo e poi potrà fare quello che vuole. Dev’essere soltanto un avvio che va poi superato. Vollard, un gallerista che ha posato per Cézanne, dice che le sedute erano lunghissime e un pezzo della camicia risulta non finito, non coperto. L’acquerello è rivelatorio del metodo pittorico, in quanto ogni singolo tocco di colore viene posto con estrema attenzione e lasciato asciugare prima che sopra venga messo un altro eventuale tocco di colore.

La montagna Saint-Victoire (1903)

Tra gli ultimi dipinti realizzati da Cézanne prima della morte, presentato nella retrospettiva. Sulla zona inferiore del dipinto ci sono dei tocchi azzurri del cielo, e nel cielo ci sono tocchi verdi degli alberi. C’è un’esigenza di equilibrio pittorico interno alla tela, prevalenza di una logica pittorica rispetto all’intento di restituire fedelmente la realtà. Le zone bianche sono parti della tela non coperte. Non si sa se non l’ha finito perché è morto o se quello era il suo metodo pittorico, ma probabilmente è così.

Braque

Viadotto a Estaque (1907)

Pittore di derivazione Fauves. Esposto prima della retrospettiva su Cézanne e del Salon d’Automne. Ha delle relazioni con la Gioia di vivere di Matisse per la presenza di colori secondari e terziari legati alla tradizione Fauves. Si nota però una delicatezza diversa nella definizione cromatica della tela, con note rosa in primo piano. Ritrae un motivo pittorico molto frequente in Cézanne, un viadotto che attraversava la piana di Aix-en-Provence, infatti anche Braque va in Provenza. Il viadotto appare come una citazione diretta dei dipinti di Cézanne e un omaggio, come se volesse confrontarsi con lui. La tela sembra avere strutture compositive di inizio 1800 e legate alla tradizione, dove la veduta viene inquadrata da due alberi laterali. Davanti al viadotto ci sono delle case.

Viadotto a Estaque (1908) - seconda versione

Nel 1908 Braque ritorna in Provenza e si confronta ancora una volta con il viadotto. Sono lavori diversissimi nonostante ci sia solo un anno di differenza: non c’è più l’impostazione tradizionale, il viadotto non è più al centro della tela verso cui l’occhio procede gradualmente, ma sta in alto e sembra dominare la composizione. Soluzione verticale che nega la profondità spaziale, fa vivere il soggetto pittorico sulla superficie della tela. Valori bidimensionali. Si intravede la profondità del viadotto però proprio in quel punto interrompe la pittura. La definizione degli archi non viene coperta dalla pittura a olio, lascia la tela. Tutto quello che si vede accade sulla superficie. Colori non sono più di derivazione Fauves: ocra, verde, azzurro, colori tipicamente cezanniani. Come anche il modo in cui il colore viene messo sulla tela.

Viadotto a Estaque (1908) - terza versione

Cromia ancora più ridotta. Livello di astrazione ancora più marcato. Si vedono ancora le case e gli alberi. Albero in primo piano dal tronco grigio. Il chiaroscuro viene usato in modo contraddittorio. Schiaccia il volume con note più scure dove c’è lo spigolo.

Cubismo

Nell’autunno 1908 Braque rientra a Parigi, ma continua a lavorare sui motivi studiati in Provenza. Le strutture rimangono invariate ma il livello di astrazione è molto più insistito. I dipinti dei Viadotti vengono proposti al Salon d’Automne ma la giuria li rifiuta. Braque contatta quindi un gallerista che accoglie le opere e le espone nella propria galleria; il critico che già aveva definito i Fauves scrive che tutto sembra realizzato come dei cubi, e da qui il nome “cubismo”.

Collaborazione tra Picasso e Braque (fino al 1914).

Picasso - Testa di Fernande (1909)

Realizza prima una scultura e poi il dipinto. Fa sempre appello alla scultura, verifica plasticamente la struttura delle figure. Sovverte radicalmente la concezione: solitamente la testa viene concepita come una struttura globosa in cui l’artista individua i tratti fisionomici. Invece in questo caso fa l’opposto, la concepisce come una struttura originata dall’intersezione di piani: un piano verticale che taglia la testa in due su cui vengono incastrati altri piani.

Braque - Porto (due versioni) (1906)

Il secondo ha colori molto più scuri.

Braque - Natura morta

Natura morta con libri, uno strumento, uno spartito. C’è una logica razionale nella costruzione del dipinto. Oggetti legati in maniera necessaria.

Picasso - Ritratto di Vollard e Ritratto di Uhde (1910)

  • Ritratto di Vollard: viso più chiaro rispetto al fondo.
  • Ritratto di Uhde: ritratto convenzionale, a mezzo busto, si distingue il volto di tre quarti.

Sgombrare il campo da un equivoco: si dice che hanno fondato la novità essenziale del loro linguaggio, altezza, larghezza e tempo. Non è possibile. Individua i caratteri distintivi di un singolo personaggio.

Picasso - Suonatore di chitarra (1910)

Dipinto di Picasso che appartiene ad una stagione successiva rispetto a quella dei dipinti precedenti. È meno facile individuare gli elementi del dipinto. A questo punto Braque e Picasso fanno un passo indietro perché non vogliono distaccarsi troppo dalla realtà. Nel 1911 Braque e Picasso introducono all’interno dei dipinti delle scritte che fanno riferimento ad altrettante cose. Nelle nature morte Picasso inserisce una parte di titolo di un quotidiano (L’Intependent). C’è un bicchiere a stelo, un paio di forbici, un portacandela con il moccolo della candela consumata. Pur condividendo il linguaggio, Braque e Picasso mantengono ben identificata la loro personalità. Differenze nel modo in cui la tela viene gestita: in Braque c’è una dispersione sull’intera superficie della tela, occupare tutto lo spazio, tutta la tela viene gestita con la stessa importanza, mentre in Picasso tutto viene concentrato al centro e le zone perimetrali vengono lasciate vaghe e poco definite. Questo perché Braque utilizza una modalità di lavoro tipica di Cézanne e che Picasso non adotterà mai.

Picasso - Natura morta ("Les Soirées de Paris") (1912)

Impugna con decisione una diversa verifica del linguaggio pittorico, avverte un’esigenza di reintrodurre dentro i dipinti il colore. Nella stagione precedente il colore era sempre molto scuro, sono privilegiati i segni grafici. Picasso si rende conto che il colore non può essere reintrodotto secondo un modo tradizionale, ma rispettando i termini del linguaggio già impostato. Formato ovale. Colore messo con due... (testo incompleto).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher saaahr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Rovati Federica.
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