Estratto del documento

Storia dell’economia contemporanea

Modulo 1

1. Premessa

La storia dell’economia

Definizione (J. A. Schumpeter, 1954): di tali campi fondamentali, la storia economica, che sbocca nei fatti

dei nostri giorni e li comprende, è quello di gran lunga il più importante. E ciò per tre motivi:

- L’oggetto dell’economia è essenzialmente un processo unitario nel tempo storico. Non si può

sperare di comprendere i fenomeni economici di qualsiasi età, senza un’adeguata padronanza dei

fatti storici.

- L’esposizione storica non può essere puramente economica, ma riflette inevitabilmente anche fatti

istituzionali che non sono puramente economici.

- La massima parte degli errori fondamentali comunemente commessi nell’analisi economica, è

dovuta alla mancanza di esperienza storica, più che a qualsiasi altra deficienza nel corredo

scientifico dell’economista.

Il rapporto fra storia e teoria economica è stato a lungo dibattuto

La domanda ricorrente era soprattutto riguardo alle ricadute che la teoria (si pensi a insigni economisti del

passato: Quesnay, Smith, Ricardo, Marx, Marshall, Pantaleoni, Schumpeter, Keynes e Sraffa) può avere per

la storia economica. La storia (tutta – non solo economica) ha alimentato la teoria, l’ha posta in discussione,

l’ha rafforzata in vari modi. Mark Blaug (1968) ha ridotto la questione alla sua essenza, affermando che

nell’economia emerge - da Adam Smith a oggi - la stessa volontà di sciogliere il mistero del mercato.

Ne consegue che la storia del pensiero economico non è altro che la storia dei tentativi di comprendere il

funzionamento di un’economia fondata sulle transazioni commerciali fra individui che cercano, ciascuno, di

massimizzare il proprio guadagno.

Non si può fare storia economica ignorando l’economia politica

Induzioni e deduzioni costituiscono l’essenza delle teorie, da cui traggono origine le norme, cioè le regole o

prescrizioni emesse allo scopo di razionalizzare il mondo economico. Sono le norme ad assumere grande

rilievo perché suggeriscono nuove tecniche di gestione sociale delle risorse disponibili.

L’impegno dello storico economico

Una problematica economica impegna lo storico:

- se l’oggetto del suo studio è esso stesso economico;

- se lo sono almeno alcune sue determinanti e implicazioni.

Attitudine metodologica dello storico economico (C.M. Cipolla, 1988): lo studio storico che investa una

questione economica deve far uso degli strumenti concettuali delle categorie analitiche e del tipo di logica

forgiati dalla teoria economica. Se una data analisi che ha per oggetto eventi di storia economica, non fa

uso di strumenti e categorie analitiche economiche, non solo non è qualificabile come opera di storia

economica, ma facilmente produce risultati inattendibili».

Strumenti e categorie analitiche economiche: che cosa, come, per chi produrre; crescita/ristagno;

stabilità/instabilità; distribuzione del reddito e della ricchezza. 1

Ancora oggi la questione del rapporto fra storia e teoria resta aperta. Pag.

Un insegnamento ci è dato Luigi Einaudi (1936): quel benedetto aggettivo ‘economica’ posto dietro al

sostantivo ‘storia’ è costretto, poiché c’è, ad avere un significato. Lo storico dell’economia non può scrivere

storia allo stesso modo del giurista o del filosofo o del politico. Non soltanto egli tratta problemi suoi, di

banca, di cambio, di moneta, di commercio, di industria, di agricoltura; ma li tratta secondo un proprio

punto di vista, che è quello economico.

Sintesi: l’impegno storiografico di uno storico dell’economia

- Ricerca dei nessi causali, nel convincimento che non è dato, in economia, collegare senza

interpretare, senza spiegare le cause dei fenomeni sociali di un passato che arriva ad oggi.

- La storiografia economica non può ignorare la teoria. La storia economica si distingue dall’analisi

storica più generale non solo per lo specifico interesse rivolto agli aspetti economici delle società

del passato, ma anche per il ricorso alla teoria quale fonte di interpretazione e per l’uso di metodi

quantitativi nell’ordinare la documentazione empirica (D.C. North, 1968).

- Quantificazione (vedi North, 1968), con strumenti statistici (non necessariamente econometrici)

che corrispondano all’oggetto dell’indagine.

2. Sintesi macroeconomica e strumenti della ricerca: i dati statistici

Introduzione

Il modulo I del corso di Storia dell’economia contemporanea ripercorre la storia d’Italia dalla sua

unificazione (1861) alla circolazione dell’euro (2002). Prima del 1861 non possiamo parlare di una

‘economia italiana’. A partire dall’Unificazione nazionale, sviluppo ed espansione economica fanno divenire

l’Italia una delle dieci più grandi economie del mondo.

Le lezioni si prefiggono lo scopo di illustrare le caratteristiche della “crescita economica moderna”

dell’Italia: da Paese arretrato, alla periferia della rivoluzione industriale europea, fino alla sua scelta, nel

secondo dopoguerra, di legare il proprio futuro a quello dei vicini europei. Prima, partecipando l’Italia da

fondatrice nella Comunità Economica Europea (CEE) nel 1957, poi nell’Unione Europea (UE) nel 1992.

Periodizzazione generale

- 1815 Fine periodo napoleonico ed inizio Restaurazione.

- 1848 Moti popolari e prima guerra d’indipendenza.

- 1860-1861 Seconda guerra d’indipendenza e Unificazione.

- 1861-1876 governo della Destra storica: pareggio del bilancio, III guerra di indipendenza, liberismo,

Roma capitale.

- 1876- 1900 Sinistra storica, trasformismo (1882), governi di coalizione, tentativo autoritario di fine

secolo, intervento dello stato, protezionismo (1878 e 1887).

- 1890-1900 “anni più neri” della economia italiana.

- 1900-1914 età giolittiana: protezionismo, governo liberale, intervento dello stato, progressismo

sociale.

- 1915-1922 Guerra e dopoguerra: economia di guerra e riconversione, biennio rosso.

- 1922-1943 Fascismo: dirigismo, autarchia, economia corporativa, IRI (1933).

- 1940-1950 Guerra e ricostruzione.

- 1950-1960 Boom economico.

- 1960-1969 Consolidamento e crisi. 2

Pag.

Sintesi macroeconomica: dal 1861 al 2002

Quali sono gli indicatori e le svolte storiche che spostano l’Italia dalla periferia al centro dell’economia

occidentale?

- Mutamenti nei tassi di attività (rapporto tra popolazione attiva e popolazione totale) e nella

distribuzione della popolazione attiva che privilegia industria e servizi, rispetto all’agricoltura.

- Passaggio da una società rurale\agricola a una società industriale\urbana.

- Incremento del reddito pro-capite. Esso si accompagna a: calo della fertilità, calo del tasso di

natalità e mortalità, crescita dei tassi di urbanizzazione e di alfabetizzazione.

- Distribuzione del reddito: all’inizio dello sviluppo cresce la disuguaglianza, invece in un secondo

momento - estendendosi lo sviluppo - la disuguaglianza diminuisce.

Per interpretare questo modello di sviluppo ricorriamo alla Curva di Kuznets (Simon Smith Kuznets,

economista USA, Nobel Economia nel 1971) per la sua interpretazione della crescita economica).

La rivoluzione industriale italiana si colloca fra il 1896 e il 1914 con lo sviluppo dell’industria pesante. Il vero

decollo dell’Italia, però, è dopo il 1950 (c.d. miracolo o boom economico): nei successivi 20 anni cresce il

PNL (Prodotto Nazionale Lordo) con una media di quasi il 6%. Negli anni Settanta, la crescita economica

posiziona il paese nel G7 (Gruppo dei Sette: ministri dell’economia dei paesi più sviluppati).

N.B. La rivoluzione industriale inglese ha origine all’inizio del XVIII sec. Da quel momento, fino al 1890,

quando viene sostituita dagli USA, l’Inghilterra è un Paese “Guida” del mondo occidentale. Sul concetto dei

paesi e\o delle aree, come “guida” o come “inseguitrici” si fa riferimento alla Teoria di Maddison: secondo

questa teoria nelle aree guida le trasformazioni si manifestano precocemente e intensamente. L’economia

che si sviluppa nei territori “guida” è quella più vicina alla frontiera tecnologica, ne sfrutta le conoscenze,

raggiungendo una maggiore produttività. Un esempio è stata la c.d. Silicon Valley nella Baia di S. Francisco,

California.

Problematiche senza soluzione di continuità e elementi strutturali che caratterizzano la crescita economica

del paese

I problemi dell’Italia non possono considerarsi risolti:

- persiste il divario fra Nord e Sud;

- la spesa pubblica supera del 50% il PNL.

Nella crescita del Paese un peso consistente è dato dal ruolo delle PMI (Piccole Medie Imprese). Esse hanno

un ruolo consistente nel settore manifatturiero.

Esempio: negli anni Ottanta il 59% della forza lavoro in Italia era impiegata in aziende con meno di 100

dipendenti. La percentuale italiana è simile in Giappone, in Germania scende al 30%, in Francia scende al

29%, in UK scende al 25% e in USA scende al 23%.

PMI

In Italia le PMI hanno caratterizzato la struttura industriale anche durante il miracolo economico (tra gli

anni Cinquanta e Sessanta). Il vero momento di gloria per le piccole imprese ebbe luogo durante la crisi

degli anni Settanta, quando esse sembrarono una risorsa per l’economia nazionale. Fu allora che l’Italia

sembrò ri-scoprire questa forma di organizzazione industriale.

L’economista inglese Alfred Marshall (1972), fu il primo ad occuparsi del distretto industriale (così definito

nei Principles of economics), orientato alla produzione di un singolo prodotto. Un obiettivo ottenuto 3

tramite la divisione del lavoro sul mercato = deverticalizzazione. Pag.

Gli strumenti: apparati statistici

L’Italia appena divenuta unita fa i conti. Nel 1861 viene lanciato un grande censimento nazionale. Il

censimento rivela ai governanti che la popolazione italiana è composta da 22/23 milioni di abitanti e che i ¾

della popolazione, sopra i 5 anni, è analfabeta. Il MAIC (Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio)

organizzerà censimenti decennali dal 1861 al 1891.

Raccolte di materiale statistico

Per la scelta del materiale statistico i testi fondamentali sono quello di Angus Maddison (1991), i lavori

dell’Istat (statistica ufficiale italiana) e i numeri che fanno la politica odierna (variazioni tendenziali, dati

destagionalizzati, previsioni e revisioni) che vanno integrati, oltre all’Istat, con i comunicati e le banche dati

del Tesoro di Eurostat e dell’Inps.

La lettura degli apparati statistici

Le statistiche possono trarre facilmente inganno, se nella loro interpretazione non si pone particolare

attenzione al contesto storico e se non si comprendono i fenomeni sociali. L’elaborazione statistica dei dati

andrà comunque integrata con un’elaborazione intellettuale qualitativa.

Le statistiche ufficiali

Le c.d. statistiche ‘ufficiali’, anche quando non sono distorte per scopi politici, portano lo stigma della

situazione politica e culturale dominante. Infatti, criteri e giudizi profondamenti diversi sono impliciti nella

scelta di cosa e come si misura, della frequenza delle misurazioni e di come vengono presentati e

interpretati i dati acquisiti.

Di quali dati dobbiamo fidarci

Le statistiche, da quelle della disoccupazione a quelle della crescita, preoccupano i governi e riempiono oggi

i giornali, spesso sono manipolati o distorti oppure sono di ardua identificazione (ad esempio la

misurazione dell’economia sommersa).

Dove si trovano i numeri utili per i dati sul lavoro: I.Stat.

- si scopre che il 2015 è stato l’anno in cui, nonostante gli sgravi, ci sono stati più precari da quando

l’Istat li calcola.

Dove si trovano i numeri utili per i dati sulla legge di stabilità (2017-19): l’iter della legge di stabilità (cioè la

legge finanziaria del governo per regolare la politica economica) è stato il seguente.

- 15 ottobre: il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge di Bilancio 2017.

- 17 ottobre: inviato a Bruxelles il Draft Budgetary Plan, il documento programmatico di bilancio che

spiega le linee di intervento proposte dal governo. Tale documento dovrebbe essere validato

dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio.

- 31 ottobre: la legge di Bilancio è stata presentata alle camere (la presentazione doveva avvenire

entro il 20 ottobre).

- 09 novembre: prime valutazioni da Bruxelles, dopo che la manovra è illustrata alla Commissione dai

commissari.

- 16 novembre: giudizio ufficiale della Commissione UE.

- 27 novembre: data obiettivo per l’approvazione della Camera (anche dopo eventuali

emendamenti).

- 31 dicembre: Scadenza entro il quale la legge di Bilancio deve essere approvata da Camera e 4

Senato, altrimenti scatta l’esercizio provvisorio. Pag.

I dati sulla legge di stabilità, pubblicata regolarmente sulla “Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana”, si

trovano presso la sua fonte ufficiale: il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Dove si trovano i primi commenti sulla legge di stabilità: le audizioni

I documenti che esaminano la manovra economica, si trovano nel sito della Banca d’Italia. Infatti, le

testimonianze e analisi sulla legge ordinaria del governo – la “legge di stabilità” – sono date da

rappresentanti della Banca d’Italia, invitati in udienza dalle Commissioni riunite: la V della Camera dei

Deputati e la V del Senato della Repubblica (Bilancio).

3. Approfondimento: strumenti fonti documentarie

Strumenti e fonti documentarie per la storia economica d’Italia nel XIX e XX secolo

La consultazione per fini di ricerca storica dei documenti è condotta presso gli archivi storici: archivi di Stato

o archivi vari detenuti da altre istituzioni.

Esempi di archivi di istituzioni sono: gli Archivi di Stato (per gli Stati preunitari), l’Archivio Centrale dello

Stato a Roma (per gli archivi post-unitari) che conservano i fondi dei ministeri, gli archivi fascisti, della

Repubblica Sociale italiana, dei Comitati di liberazione nazionale), gli archivi parlamentari (del Senato del

Regno, poi della Repubblica e della Camera dei deputati). Esempi di archivi vari sono: archivi di società e

imprese, archivi delle Camere di commercio, Partiti politici e sindacati, Enti locali, istituzioni assistenziali,

istituzioni varie, archivi di famiglie e di persone, archivi della Chiesa cattolica e di altre istituzioni religiose,

archivi della Banca d’Italia e dei principali istituti di credito.

Archivi d’impresa: l’archivio della Banca d’Italia dei principali istituti di credito

La scoperta, all’interno del mondo bancario, dell’importanza «aziendale» degli archivi storici è all’origine

del miglioramento, evidente negli ultimi anni, della loro situazione, ma non ne è l’unica determinante. Alla

definizione di questo nuovo clima ha contribuito la sempre maggiore consapevolezza, nell’opinione

pubblica e tra gli studiosi, che la documentazione storica delle banche costituisce un bene culturale

nazionale della massima rilevanza, al pari delle altre fonti d’archivio.

Negli anni Novanta l’ABI ha poi promosso un questionario fra tutte le banche italiane, allo scopo di

acquisire elementi utili per impostare una corretta politica di salvaguardia e valorizzazione dell’imponente

patrimonio culturale conservato dalle aziende di credito. Dall’indagine è emerso che sono 92 le banche che

hanno costituito un proprio archivio storico, ma che di esse solo 42 hanno posto in essere condizioni, regole

e ordinamenti che ne consentono la consultazione a terzi per motivi di studio.

Archivio storico della Banca d’Italia (ASBI): per il ruolo cruciale fin dall’inizio rivestito dall’Istituto di

emissione nelle vicende economiche del nostro paese, questo archivio costituisce il crocevia per ogni

progetto di ricerca riguardante la storia economica e bancaria italiana. L’ASBI è un unicum nel panorama

degli archivi d’impresa italiani. È l’archivio in cui sono conservati documenti che riguardano l’intera storia

economica italiana: dalla storia della politica monetaria alle vicende del sistema bancario, dalle relazioni

economiche internazionali alla politica industriale, dalla politica del cambio alla storia delle singole imprese

economiche. 5

Pag.

4. Liberismo, Teoria dei costi comparati, Teoria dell’utilità marginale

Introduzione

Fino alla Rivoluzione francese (1789) la nozione di libertà è ancora astratta e teorica.

Da allora essa acquista con i principi contenuti nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino/

Déclaration des Droits de l'Homme et du Citoyen (Parigi, 1789) una nuova sostanza, sancita dal passaggio

dall’Antico Regime (assolutismo) alla monarchia costituzionale. Risale dunque al periodo dell’affermazione

dello Stato liberale e costituzionale, non più assolutistico, l’affermazione delle libertà fondamentali: di

opinione, di stampa, individuale e di estensione del diritto di voto.

Quasi tutte le ideologie e le rivendicazioni dell’Ottocento in Europa, riscoprirono, da quel momento, la

parola liberalismo la cui radice era costituita dalla voce libertà.

“Liberalismo” designò, allo stesso tempo:

- Una dottrina politica (= indica l’incremento del potere legislativo e giudiziario a discapito del potere

esecutivo, che viene identificato con l’autoritarismo).

- Una dottrina economica (secondo il detto «laissez faire; laissez passer» che esclude l’intervento

dello Stato tra gli individui, le classi e le nazioni, nonché l’organizzazione di monopoli e di

corporazioni).

- Una dottrina filosofica (a indicare la libertà di pensiero, l’idea di tolleranza, di rispetto dell’altro).

L’espressione francese &la

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 42
Storia contemporanea - Modulo 1 Pag. 1 Storia contemporanea - Modulo 1 Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 42.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia contemporanea - Modulo 1 Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 42.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia contemporanea - Modulo 1 Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 42.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia contemporanea - Modulo 1 Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 42.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia contemporanea - Modulo 1 Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 42.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia contemporanea - Modulo 1 Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 42.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia contemporanea - Modulo 1 Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 42.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia contemporanea - Modulo 1 Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 42.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia contemporanea - Modulo 1 Pag. 41
1 su 42
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ruglud di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Pagliai Letizia.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community