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Storia contemporanea - gli anni Cinquanta

Appunti di Storia contemporanea per il corso della professoressa Vittoria. Gli argomenti trattati sono i seguenti: gli anni Cinquanta, la guerra fredda, la guerra di Corea, la guerra del Vietnam, la "destalinizzazione", il dialogo con l’Est: l’Ostpolitik, il mercato comune europeo.

Esame di Storia contemporanea docente Prof. A. Vittoria

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Gli anni cinquanta: la guerra fredda

Dopo la seconda guerra mondiale prese corpo il conflitto non armato tra l’Occidente, area ad economia di mercato, e

l’Oriente comunista, denominato “guerra fredda”. All’Est come all’Ovest la propaganda politica assunse grande rilievo

proponendosi di demonizzare l’avversario presentandolo come l’incarnazione storica del “male” assoluto. Negli Stati

Uniti le spese militari furono incrementate e il senatore McCarthy, che guidò la crociata anticomunista, condusse a

circoscritte ma rilevanti limitazioni dei diritti politici e civili per chi si sottraeva alla mobilitazione patriottica. Nei paesi

del blocco sovietico i partiti comunisti diedero vita a regimi politici autoritari poveri di dialettica politica, che

criminalizzarono le manifestazioni di dissenso dietro le quali si sospettava l’esistenza di trame destabilizzanti di matrice

capitalistica.

Questa contrapposizione frontale era un riflesso delle preoccupazione di entrambe le superpotenze, che si temevano

reciprocamente, anche perché entrambe erano in possesso di ordigni distruttivi come la bomba atomica, che agì da

deterrente. Lo scenario postbellico risultava, così, “congelato” e dovette prevalere il principio del “dominio”, ossia

l’interesse da parte di USA e URSS di influenzare le aree periferiche, poiché, il mutamento di alleanza di un solo paese

poteva modificare gli equilibri.

Iniziò così, già alla fine degli anni quaranta, una serie interminabile di conflitti locali dietro i quali si celavano le due

superpotenze.

La guerra di Corea

Il primo conflitto iniziò nel 1950 in Corea, divisa al 38° parallelo tra un nord sotto l’influenza dell’Unione Sovietica e

della Cina e un sud sotto l’influenza degli Stati Uniti, più precisamente quando il nord filorientale cercò di espandersi

verso il sud filoccidentale cercando di annetterlo. Il presidente americano Truman inviò un corpo di spedizione comandato

da generale MacArthur, che respinse le truppe nord coreane passano poi all’offensiva e minacciando di portare la guerra

in Cina. Per evitare che il conflitto assumesse dimensioni catastrofiche Truman esonerò il generale dal comando del corpo

di spedizione. Lo scontro si concluse con un armistizio che lasciò inalterato il confine tra le due Coree.

La guerra del Vietnam

Il Vietnam era diviso al 17° parallelo in due parti: la Repubblica popolare comunista a nord e un governo controllato dagli

Stati Uniti a sud. Questa temporanea suddivisione doveva essere superata tramite libere elezioni, ma il presidente

americano Eisenhower si rifiutò di firmare gli accordi (Ginevra) e impedì che si tenessero le elezioni. Nel Vietnam del

sud, a Saigon, si creò un regime anticomunista, con il quale prese forma una resistenza armata organizzata dai comunisti e

sostenuta dal Vietnam del nord. La guerriglia si trasformò in una vera guerra con bombardamenti aerei statunitensi, ma la

resistenza nordvietnamita riuscì a passare all’attacco assalendo le principali basi americane in Vietnam del sud e la stessa

capitale Saigon. Fu l svolta del conflitto. La guerra finì nel 1975 con la caduta del governo di Saigon e il ritiro delle truppe

americane . Il 2 luglio 1976 il Vietnam veniva riunificato sotto la capitale Hanoi.

La “destalinizzazione”

Con la morte di Stalin, avvenuta nel 1953, incominciò a dissolversi quel clima cupo e poliziesco che aveva caratterizzato

l’era precedente. Salì al potere Nikita Chruscev, che diede iniziò ad una politica di riforme e di liberalizzazioni epurando

lo stato da tutte quelle persone particolarmente legate a Stalin, allentando il controllo poliziesco e, in occasione del XX

congresso del Pcus, denunciando gli errori e i crimini del rigido periodo staliniano. Nel frattempo, però, robuste resistenze

si frapponevano; in particolare gravissimi disordini scoppiarono a Berlino est, dove l’impostazione

dell’industrializzazione forzata fece esplodere proteste e scioperi operai. Nel 1956 fu la volta di Budapest dove le frange

comuniste più democratiche, attraverso un’insurrezione popolare, riuscirono ad imporre un nuovo governo che attuò una

politica economica simile alla Nep e ripristinò la libertà di stampa, ma i carri armati sovietici annientarono questo

tentativo di liberazione. La stessa situazione di insofferenza ci fu a Varsavia, dove il governo fu indotto ad una serie di

aperture: ritorno della proprietà privata e ampia libertà religiosa.

Questo processo riformatore durò poco perché i burocrati del partito, vistisi privati di un ruolo prioritario nella gestione

dello stato, defenestrarono Chruscev che venne sostituito da una troika : Breznev, Podgornyj, Kossighin. Di colpo si

bloccarono le spinte riformatrici, venne rivalutato il periodo staliniano e il partito si pose in posizione dominante nella

gestione dello stato. Nella troika acquistò maggior peso la figura di Breznev. Dal punto di visto economico si accordò una

maggiore liberalizzazione alle imprese nella gestione del profitto mentre nello stato le spese prevalenti si rivolgevano

verso le forniture militari privilegiando gli armamenti nucleari e convenzionali. Il crescente peso nucleare delle due

superpotenze, controbilanciandosi, portò anche ad un avvicinamento tra Nixon, presidente americano, e Breznev. Fu

stipulato un patto per l’eliminazione degli esperimenti nucleari, che portò all’accordo Salt per la non proliferazione delle

armi nucleari. Anche se economicamente c’era stato un ammorbidimento perché le aziende potevano ricavare il “profitto”,

dal punto di vista politico la società civile non aveva goduto alcuna liberalizzazione come testimonia il caso cecoslovacco

durante la cosiddetta primavera di Praga. Nel giugno 1967, durante il VI congresso degli scrittori a Praga , numerosi

partecipanti rivendicarono la libertà di stampa; Aleksander Dubcek rivestì la massima carica del partito comunista, si rese

fautore di leggi che favorivano la libertà di espressione e riformò il sistema economico in senso pluralistico.

Il dialogo con l’Est: l’Ostpolitik

L’Europa è stato un importante scenario dove si è reso visibile il primo “disgelo” tra le due grandi potenze. La Germania

fu il vero laboratorio politico di questa svolta; il nuovo cancelliere Willy Brandt, eletto nel 1969, riuscì a combinare, in

una strategia coerente , una politica estera centrata sul riconoscimento della Repubblica democratica tedesca, sulla

distensione con l’”altra Germania”, sul superamento dei blocchi (Ostpolitik) con una politica interna riformatrice,


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della politica e dell'amministrazione
SSD:
Università: Sassari - Uniss
A.A.: 2006-2007

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Sassari - Uniss o del prof Vittoria Albertina.

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