Gli anni cinquanta: la guerra fredda
Dopo la seconda guerra mondiale prese corpo il conflitto non armato tra l’Occidente, area ad economia di mercato, e l’Oriente comunista, denominato “guerra fredda”. All’Est come all’Ovest la propaganda politica assunse grande rilievo proponendosi di demonizzare l’avversario presentandolo come l’incarnazione storica del “male” assoluto. Negli Stati Uniti le spese militari furono incrementate e il senatore McCarthy, che guidò la crociata anticomunista, condusse a circoscritte ma rilevanti limitazioni dei diritti politici e civili per chi si sottraeva alla mobilitazione patriottica.
Nei paesi del blocco sovietico i partiti comunisti diedero vita a regimi politici autoritari poveri di dialettica politica, che criminalizzarono le manifestazioni di dissenso dietro le quali si sospettava l’esistenza di trame destabilizzanti di matrice capitalistica. Questa contrapposizione frontale era un riflesso delle preoccupazioni di entrambe le superpotenze, che si temevano reciprocamente, anche perché entrambe erano in possesso di ordigni distruttivi come la bomba atomica, che agì da deterrente.
Lo scenario postbellico risultava, così, “congelato” e dovette prevalere il principio del “dominio”, ossia l’interesse da parte di USA e URSS di influenzare le aree periferiche, poiché il mutamento di alleanza di un solo paese poteva modificare gli equilibri. Iniziò così, già alla fine degli anni quaranta, una serie interminabile di conflitti locali dietro i quali si celavano le due superpotenze.
La guerra di Corea
Il primo conflitto iniziò nel 1950 in Corea, divisa al 38o parallelo tra un nord sotto l’influenza dell’Unione Sovietica e della Cina e un sud sotto l’influenza degli Stati Uniti, più precisamente quando il nord filorientale cercò di espandersi verso il sud filoccidentale cercando di annetterlo. Il presidente americano Truman inviò un corpo di spedizione comandato da generale MacArthur, che respinse le truppe nord coreane passando poi all’offensiva e minacciando di portare la guerra in Cina.
Per evitare che il conflitto assumesse dimensioni catastrofiche Truman esonerò il generale dal comando del corpo di spedizione. Lo scontro si concluse con un armistizio che lasciò inalterato il confine tra le due Coree.
La guerra del Vietnam
Il Vietnam era diviso al 17o parallelo in due parti: la Repubblica popolare comunista a nord e un governo controllato dagli Stati Uniti a sud. Questa temporanea suddivisione doveva essere superata tramite libere elezioni, ma il presidente americano Eisenhower si rifiutò di firmare gli accordi (Ginevra) e impedì...