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Storia contemporanea - equilibri nucleari dopo la Guerra Fredda Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia contemporanea per l'esame del professor Stallone. E' indubbio che la deterrenza atomica sia stata la carta fondamentale durante gli anni della guerra fredda, il conflitto mai scoppiato tra le due superpotenze allora esistenti (USA e URSS), e abbia garantito la pace, seppur precaria, fra i due blocchi.
La corsa agli armamenti, caratterizzata da ingenti spese economiche, fu l'esplicazione... Vedi di più

Esame di Storia contemporanea docente Prof. S. Stallone

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ESTRATTO DOCUMENTO

– Belgio

– Olanda

– Turchia

La geografia degli stati aventi potenzialità nucleari è riassunta nella seguente cartina,

completata dalla seguente riguardante le esplosioni nucleari dal 1945 ad oggi.

Fig. 1.7 la cartina rappresenta gli stati nel mondo con armamenti nucleari

Legenda azzurro: stati con armi nucleari aderenti al trattato di non proliferazione

rosso: altri stati con armamento nucleare

giallo: Israele, stato con armamento nucleare non dichiarato

blu: stati con armamento nucleare NATO

verde: stati che avevano in passato armi nucleari

14

Fig. 1.8 Esplosioni nucleari nel mondo dal 1945

Quantità di armamenti nucleari

La quantità di armi nucleari a disposizione degli stati è riassunta nella seguente

tabella. 15

Tabella. 1.1 Quantità di armi nucleari nel mondo

CAPITOLO II

Le dottrine di impiego dell'armamento nucleare: la

teoria MAD

2.1. La Mutua Distruzione Assicurata, la MAD

La mutua distruzione assicurata è una dottrina di strategia militare nella quale un uso

su larga scala di armamento di distruzione di massa, quale è ad esempio quello di tipo

nucleare, causa la completa distruzione di entrambi i contendenti impegnati nel

1

conflitto.

La teoria della mutua distruzione assicurata nasce e si integra da quella che è la teoria

della deterrenza, ovvero l’ipotesi per la quale nessuno dei due contendenti abbia la

possibilità di trarre beneficio dall’intraprendere un’azione ostile a causa della

minaccia rappresentata dall’arsenale della controparte.

La teoria della mutua distruzione assicurata si basa sulla considerazione che entrambi

le parti abbiano abbastanza armamento di tipo nucleare per distruggere

completamente l’altra parte, e che quest’ultima se attaccata abbia la concreta

possibilità di compiere rappresaglia con una forza distruttiva pari se non maggiore.

Ciò sfocerebbe in un’escalation che si concluderebbe in una distruzione totale dei due

contendenti.

Diretta conseguenza di questa considerazione è il fatto che quindi nessuno dei

contendenti oserà dare inizio alle ostilità colpendo per prima perché consapevole che

l’altra parte risponderebbe ad una prima avvisaglia in maniera uguale se non

maggiore.

Conseguenza di ciò è che le due parti sono indirizzate verso una politica atta ad

1 Alan J. Parrington, Mutually Assured Destruction, Strategic Doctrine in Question, Airpower Journal,

Washington 1997 16

evitare ogni possibile evento che possa portare ad un confronto armato, convivendo

così in un ambiente estremamente teso ma caratterizzato da un’assenza di conflitti e di

conseguenza la creazione di un ambiente di pace.

Difatti, era ampiamente diffusa la credenza che una guerra nucleare potesse essere

prevenuta se nessuna delle parti potesse avere il dubbio di sopravvivere ad una guerra

nucleare su vasta scala.

Affinché ciò si realizzi è quindi necessario che entrambe le parti mantengano una alta

credibilità nella minaccia che esse rappresentavano, e per fare ciò è necessario un

grande investimento nella ricerca nel campo nucleare, e alla creazione di arsenali

atomici, anche se è chiaro che non c’è l’intenzione reale di servirsene.

Le parti si trovano quindi costrette a creare e mantenere un variegato arsenale

nucleare, costituito non solo dal sistema d’arma primario ma anche da tutto l’apparato

logistico-operativo (bombardieri, sottomarini, missili, sistemi di lancio e guida ecc…)

nonché da un altrettanto variegato efficiente apparato difensivo (aeroplani intercettori,

stazioni radar, batterie antimissile, marina anti-sommergibile ecc…)

2.2. Cenni Storici

Nell’Agosto del 1945, con le due detonazioni nucleari sopra il Giappone, e

nell’Agosto del 1949 con la prima detonazione nucleare sovietica,

ha inizio l’era nucleare.

Ma è solo con l’avvento dei grandi bombardieri nucleari strategici, il Tu-95 e il B36

che rendono le due nazioni capaci di un uso atomico proiettabile che inizia la vera

corsa agli armamenti che porterà all’impiego della dottrina MAD.

La politica d’impiego statunitense allora non era ancora conscia pienamente del

potenziale distruttivo in suo possesso, tantochè il presidente Eisenhover approvò un

piano di attacco nucleare all’Unione Sovietica nel caso che questa avesse invaso

l’Europa, anche senza un uso dell’arma nucleare da parte di questa.

La dottrina MAD diverrà attuale solo dieci anni più tardi, quando oltre al classico

veicolo rappresentato dagli aeromobili, la proiettività dell’armamento nucleare diverrà

17

impiegabile anche tramite missili intercontinentali e sottomarini, creando così le tre

tipologie di attacco nucleare che caratterizzano la MAD.

Queste tre “branche” sono di fondamentale importanza per la dottrina MAD: essendo

variegate, rischierabili e per i sottomarini, invisibili, annullano reciprocamente la

possibilità di spazzare via il potenziale offensivo della controparte tramite un primo

attacco a sorpresa, permettendo così all’attaccato di reagire con altrettanta forza

2

usando i mezzi non intaccati dall’attacco a sorpresa.

La MAD fu esplicitamente dichiarata nel 1960 da Robert McNamara, all’epoca

segretario della difesa, che esplicitò anche la necessità di rendere operativa la teoria

del “Second strike”, ovvero la possibilità di annientare l’altro avversario dopo aver

subito un primo attacco nucleare.

Parlando degli Stati Uniti, essi interpretarono la necessità di poter sferrare un attacco

di rappresaglia proteggendo allo stesso tempo il potenziale offensivo tramite un

programma elaborato dallo Strategic Air Command che consisteva nel mantenere

costantemente in volo una certa percentuale di bombardieri strategici avente come

carico armamento nucleare armato e pronto all’uso nel caso l’Unione Sovietica avesse

aperto le ostilità.

Ciò significa che non c’è stato giorno dal 1955 fino alla fine della guerra fredda ove i

cieli mondiali non siano stati solcati da B52 pronti ad entrare in azione con

armamento di tipo nucleare.

Nel 1959, con l’avvento dei sottomarini nucleari della classe George Washington, la

triplice capacità di impiego nucleare venne infine resa completamente operativa,

rendendo realtà la filosofia del secondo attacco di rappresaglia con capacità

annichilante.

Questi sottomarini, dotati di missili balistici, grazie alle loro qualità stealth e

all’ampio numero impiegato da entrambe le parti, giocarono un ruolo vitale grazie

anche all’impossibilità di conoscere l’esatta posizione (come nel caso dei silos

missilistici) o di venire intercettati (come per i bombardieri), annullando così la

possibilità di interdizione durante un eventuale primo attacco a sorpresa.

Non va inoltre dimenticato che grazie alla tecnologia nucleare usata anche per I

2 US Department of Defense, "Nuclear Stockpile". Washington 2010

18

reattori, questi sottomarini erano in grado di rimanere autonomi e operative in alto

mare anche per periodi lunghi anni.

Con la fine della guerra fredda lo sviluppo dei sottomarini nucleari non si è fermato,

ed è arrivato fino al ventunesimo secolo con i sottomarini della classe Trident II,

impiegati tutt’ora come deterrente nucleare.

Con l’avvento dei cosiddetti MIRV (multiple independently targetable re-entry

vehicle), ideati esclusivamente per dare ancora più credibilità alla teoria MAD,

incrementando in maniera assoluta il potenziale offensivo, le parti si sono dotate di

un’arma in grado di annichilire più target con un solo missile intercontinentale, senza

contare la quasi impossibilità per la controparte di agire efficacemente con l’uso dei

missili anti missile

Solo in tempi recenti, con il trattato START II, questo tipo di armamento è stato

limitato.

Per quanto riguarda le dottrine dichiarate dalla due parti, se la NATO ha sempre

affermato che ad un eventuale attacco sovietico in Europa orientale, anche se

effettuato con armi convenzionali, avrebbe dato inizio ad un contrattacco nucleare,

l’Unione Sovietica dichiarò che ad un qualsiasi attacco di natura nucleare avrebbe

risposto impiegando tutto l’armamento atomico di cui disponeva.

Questo “equilibrio” tra le due visioni d’impiego rimase inalterato fino al 1980,

quando sotto la presidenza Carter venne emanate la Direttiva Presidenziale 59, che

dichiarava che un eventuale attacco all’Unione Sovietica non si sarebbe sviluppato

più contro le città e i centri produttivi, bensì contro i palazzi del potere e le

installazioni militari al fine di decimare la leadership bolscevica e il suo potenziale

offensivo, al fine di ottenere una resa prima che avvenga la mutua distruzione.

Questo cambio ha creato lo spiraglio di una guerra nucleare che possa essere vinta con

la distruzione di una sola delle parti, idea ancora più rafforzata dal programma “Star

Wars”, ovvero la possibilità di inviare nello spazio stazioni Statunitensi anti missile in

grado di eliminare la minaccia ICBM, avviato sotto l’amministrazione Reagan.

Così facendo, viene meno quella necessità basilare della dottrina MAD, ovvero la

possibilità da parte Statunitense di sferrare un primo attacco senza subire le negative

conseguenze del contrattacco, ponendo così le parti in una delicata posizione di

instabilità. 19

Non sono mancate quindi le critiche anche da parte di paesi alleati degli statunitensi,

soprattutto per ciò che concerne la pericolosità di una posizione non di parità tra le

parti, che poteva culminare in un’altra corsa agli armamenti.

E’ stato ipotizzato che il crollo dell’Unione Sovietica sia stato causato anche

dall’enorme fetta di PIL speso per contrastare queste politiche statunitensi, queste

ipotesi non rientrano nel nostro caso di studio, però ci par vero che, pur non essendo

la causa principale del disfacimento sovietico, essa può essere una delle valide cause.

2.3. Criticità della teoria MAD

L’acronimo MAD fu coniato dal famoso matematico celebre per il modello di

computer tuttora usato, John von Neumann.

L’acronimo infatti, oltre al significato esplicito, vuole indicare come questa teoria sia

“mad” (matto in inglese) in quanto un errore, anche minimo, potrebbe portare

all’annientamento dell’umanità in brevissimo temo.

Le critiche maggiori alla dottrina MAD risiedono nel fatto che essa prevede un

equilibrio, che se rotto, anche per errore o solo apparentemente, da vita ad

un’escalation difficilmente arrestabile.

Essa infatti, assume che gli strumenti di rilevazione siano perfettamente funzionanti,

non diano vita ad dei falsi positivi, siano in grado di riconoscere un lancio camuffato e

abbiano la capacità di individuare esattamente da quale parte provenga l’attacco.

Inoltre si basa sulla razionalità perfetta delle parti, che quindi esclude, come invece è

oggi, la possibilità che qualche stato canaglia si impadronisca di testate nucleari o che

qualche alto comando possa agire autonomamente e irrazionalmente (questa ipotesi è

ben rappresentata da Stanley Kubrick nel film Dottor Stranamore).

Il presupposto di tutto ciò è che ovviamente, l’alta classe politica delle parti agisca in

favore della propria popolazione e non per interessi personali.

Nella storia possiamo individuare più episodi dove l’umanità è stata vicina a

scomparire nell’ottica della mutua distruzione, deve fare riflettere il fatto che tutto il

destino dell’umanità è dipeso dalla decisione di un singolo uomo che avrebbe potuto

20

portare alla distruzione totale in meno di trenta minuti se avesse preso la decisione di

agire nuclearmente.

Ivi, ci limitiamo solo a citarli, essi sono

• La crisi dei missili di Cuba del 1962

• L’operazione Able Archer del 1983

• Il falso allarme avvenuto in Unione Sovietica sempre nel 1983

• L’incidente del missile norvegese nel 1996

2.4. Oltre la guerra fredda: la teoria di impiego odierna

Con la caduta dell’Unione Sovietica, e l’egemonia degli Stati Uniti quale unica

superpotenza mondiale, i rapporti tra quest’ultima nazione e i paesi ex-sovietici sono

andati distendendosi, ance verso la Cina che ha mantenuto sempre una posizione di

distanza tra le due potenze.

Si è quindi creduto che la teoria MAD fosse arrivata alla sua naturale conclusione.

Oltre i rapporti con la Russia, sempre più distesi dopo gli anni della guerra fredda, i

teorici sono giunti a questa conclusione ipotizzando la non volontà della Russia di

continuare la corsa al nucleare (e di conseguenza, ripiegare verso una posizione

secondaria nello scacchiere globale) nonché all’impossibilità economica di rimanere

competitiva affiancato all’inesorabile obsolescenza e usura alla quale l’arsenale

ereditato dall’Unione Sovietica andava incontro.

Ciò ha portato ad una situazione di squilibrio ove gli Stati Uniti consideravano

verosimile la possibilità di sferrare un primo, letale attacco privando la Russia del suo

potenziale offensivo eliminando così l’ipotesi di un possibile fail-deadly da parte

russa.

La conferma esplicita di questa corrente di pensiero tra le stanze del pentagono ci fu

nel 2002, quando il presidente statunitense George W. Bush decise di denunciare il

trattato (prima volta nella storia statunitense) che limitava in maniera massiccia l’uso

e lo sviluppo di missili anti missili balistici, argomentando che nello scenario attuale,

21

dove c’è larga presenza di stati che potrebbero operare un ricatto nucleare, ciò era

essenziale per la difesa del paese.

In ogni caso, questa esplicita presa di posizione non fu ben accolta da neanche in sede

domestica, avendo avvertito quale pericolosità è rappresentata da una situazione

squilibrata ove una delle due parti, temendo la reazione dell’altra, possa mettere in

3

essere contromisure tali da scatenare l’escalation atomica.

Ultimamente, con la ripresa economica, sociale ed ideologica da parte della

Federazione Russa, abbiamo assistito anche ad un progressivo recupero di efficienza,

capacità e proiettabilità del potere militare russo.

Il deficit logistico, non la quantità i armi atomiche, che era di impedimento alla Russia

nell’era post-sovietica, è stato colmato e la Russia odierna può tranquillamente essere

vista come una potenza nucleare a tutti gli effetti.

Pur non essendo stata ancora esternalizzato concretamente, ci sentiamo in grado dia

affermare che la dottrina MAD sia tutt’ora d’attualità, per lo meno per quanto

riguarda i rapporti tra Federazione Russa e blocco NATO esclusivamente basati sul

piano militare.

La presenza di altri soggetti internazionali, guidati talvolta anche da governi e/o

leader dalle intenzioni non sempre cristalline, rendono la situazione mondiale molto

più instabile e imprevedibile, capace di assumere risvolti impensabili in un cortissimo

lasso temporale, in quanto per questi paesi non si possono applicare i fondamenti alla

base della MAD.

Di conseguenza, non riteniamo la dottrina MAD applicabile verso queste altre entità.

Non va però dimenticato che la globalizzazione ha introdotto il fattore economico

nelle relazioni tra paesi.

La fuga di capitali, la manipolazione della volontà nazionale nonché la possibilità di

operare ricatti costituiscono una deterrenza non così evidente come quella nucleare

ma per ciò non meno temuta dagli Stati.

Nel contesto globale, si può quindi affermare che dagli anni ’90 le sfide si sono

moltiplicate in livello qualitativo e quantitativo, con la comparsa di nuovi attori

rimasti fino ad allora nell’ombra e con l’aggiunta del terreno economico quale nuovo

3 Peter Flory, "Nuclear Exchange: Does Washington Really Have (or Want) Nuclear Primacy?" Foreign

Affairs, September/October 2006 22

piano di confronto creando uno scenario estremamente complesso e di difficile

interpretazione ove prevedere il futuro corso degli eventi risulta essere impossibile

all’atto pratico.

CAPITOLO III

Analisi del processo nucleare di disarmo nucleare: i

trattati

3.1 Introduzione

A partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, la rivalità tra USA e URSS

culminata nella cosiddetta Guerra Fredda, diede luogo alla più massiccia corsa agli

armamenti della storia dell'umanità.

La tecnologia nucleare, implementata per la prima volta nel 1942 da Enrico Fermi con

la costruzione del primo reattore, trovò quasi immediatamente impiego in ambito

militare tramite la bomba atomica, sperimentata nel deserto di Alamogordo il 16

luglio 1945.

Da quel momento apparve chiaro che il possesso dell'ordigno nucleare rappresentava

l'elemento fondante dei futuri rapporti di forza tra le nazioni e il principale mezzo di

deterrenza circa eventuali azioni ostili da parte di Paesi terzi.

Esattamente quattro anni dopo il primo test statunitense, anche l'Unione Sovietica si

dotava di armamento nucleare, anticipando persino le aspettative dei più importanti

4

analisti militari del Pentagono, i quali si aspettavano il primo test solo nel 1953 .

4 Aldrich, Richard J. (July 1998). "British Intelligence and the Anglo-American 'Special Relationship'

during the Cold War". Review of International Studies 24 (3): 331–351.

23

Negli anni seguenti anche Gran Bretagna, Francia e Cina si aggiunsero al ristretto

"club" nucleare, sviluppando un proprio programma di sviluppo e difesa strategica e

culminante nei famosi test nucleari, vere e proprie esibizioni "muscolari" da parte dei

Paesi oltre che banco di prova per scienziati e ricercatori.

Al 1968 il numero di testate crebbe in maniera esponenziale e le tecnologie

migliorarono a tal punto da accrescere la potenza degli ordigni di più di 1000 volte

rispetto le bomba di Hiroshima e Nagasaki; si faceva quindi

sempre più strada la necessità di una regolamentazione. 5

NUMERO DI TESTATE AL 1968

STATI PRIMO TEST NUMERO DI ARMI

USA 1945 32000

URSS 1949 600

GRAN BRETAGNA 1952 ~300

FRANCIA 1960 ~200

CINA 1964 ~100

Il primo tentativo di regolamentazione avvenne tramite il Partial Test Ban Treaty

(trattato per la messa al bando parziale), firmato nel 1963, che proibì i test nucleari in

atmosfera, sottomarini e nello spazio, relegandoli al sottosuolo. Questo accordo,

voluto fortemente dal Presidente USA John Fitzgerald Kennedy, era mirato a

salvaguardare l'ecosistema dai prodotti nocivi derivanti dalle esplosioni atomiche,

quali elementi radioattivi rilasciati sotto forma di Fallout. Se consideriamo il fatto che

fino al 1968 furono effettuati più di 200 test in atmosfera solo nel Nevada Test Site (il

poligono nucleare USA a nord di Las Vegas), ci si accorge della necessità di limitare

tale attività Paesi aderenti o meno al Partial Test Ban Treaty

5 "Fact Sheet: Increasing Transparency in the U.S. Nuclear Weapons Stockpile". U.S. Department of

Defense. 3 May 2010. Retrieved 31 August 2013. 24

Nel 1968 venne firmato il TNP (Trattato di Non Proliferazione), con il quale i paesi

che si impegnavano a ratificare e non ancora in possesso di armi atomiche,

rinunciavano per sempre alla loro acquisizione. Si trattava del primo vero e proprio

accordo riguardante gli armamenti, nel tentativo di evitare la diffusione della

6

tecnologia nucleare a scopi bellici e rimane in vigore tutt'ora .

I punti cardine del trattato, quasi ad anticipare gli accordi futuri, sono tre:

• non proliferazione

• disarmo

• uso pacifico dell’energia nucleare

Il trattato entrò definitivamente in vigore il 5 marzo 1970, comprendendo i 190 paesi

aderenti; inoltre 4 paesi facenti parte dell’ONU, quali Israele, Pakistan, India e Sud

Sudan, non aderirono mai a tale patto; la Corea del Nord, la quale sottoscrisse il

trattato nel 1985, ne uscì nel 2003

Paesi aderenti o meno al TNP

6 http://www.un.org/disarmament/WMD/Nuclear/NPT.shtml

25

3.2 I trattati SALT

La politica della distensione tra Unione Sovietica e Stati Uniti, capeggiata dal

presidente Nixon, seguito da Carter e dal Segretario Generale Breznev, portò al primo

rallentamento della famigerata corsa agli armamenti, attraverso i trattati SALT

(Strategic Arms Limitation Talks).

Questi accordi internazionali, suddivisi nel SALT I (1972) e SALT II (1979),

portarono alla revisione dell'arsenale strategico di ambedue le nazioni, con particolare

attenzione nel fissare il numero dei missili balistici intercontinentali (ICBM) a quelli

già in dotazione e nel rendere possibile l'introduzione di nuovi missili sub-lanciabili

solo con lo smantellamento di quelli ormai obsoleti.

Il trattato SALT I, firmato il 26 maggio 1972 dal Presidente degli USA Nixon e il

Segretario Leonid Breznev, si prevedeva il “congelamento” del numero di missili

posseduti dalle due superpotenze.

Veniva comunque previsto l’utilizzo delle testate MIRV e veniva fissato a 100 per

parte il numero di missili anti-missile dislocati in due diverse località: il primo sito a

7

protezione delle rispettive capitali ed il secondo a protezione di una base missilistica

in modo da proteggere la possibilità del Presidente di ordinare un attacco di

rappresaglia. 8

RIDUZIONE DELL'ARSENALE SECONDO IL SALT 1

VETTORI USA URSS

ICBM 1054 1618

SLBM 656 740

BOMBARDIERI 455 140

7 William R. Keylor. Un mondo di Nazioni. L’ordine internazionale dopo il 1945. (ed. italiana a cura di

Daniela Vignati). Milano, Guerini Scientifica, 2007, p. 142

8 http://www.fas.org/nuke/control/salt1/text/salt1.htm

26

Il testo del SALT 2, firmato da Carter e Breznev nel 1979, fu il primo ad imporre una

9

riduzione dell’arsenale nucleare, prevedendo :

• un massimale di 2400 sistemi atomici, da ridurre a 2250 entro il 1981

• un massimo di 1320 missili a testata multipla

• i sovietici ridussero il raggio operativo del bombardiere TU-22M

• gli USA garantirono all’URSS la possibilità di mantenere 308 missili SS-18

La ratifica del trattato subì forti dilazioni a causa dell'intervento sovietico in

Afghanistan del 1979; dapprima Carter propose al Senato di posporre indefinitamente

la ratifica, in seguito sostituite da politiche restrittive, quali la sospensione delle

esportazioni di frumento e il boicottaggio delle XXII Olimpiadi indette a Mosca.

A causa di queste vicende crebbe la tensione tra le due parti le quali si accusarono di

non rispettare gli impegni presi; solo in seguito riprenderanno le trattative, seppure

con numerose interruzioni, per la riduzione dell'arsenale nucleare strategico, che

condussero ai trattati START.

3.3 I trattati START

In seguito ai trattati SALT degli anni ’70 e la distensione tra le due superpotenze,

riprese piede una nuova corsa agli armamenti, soprattutto per via delle politiche estere

volute dal nuovo governo USA guidato da Ronald Reagan.

La prima proposta per un nuovo trattato circa la riduzione del deterrente nucleare

strategico venne proprio da Reagan a Ginevra, il 29 giugno 1982; egli propose una

forte riduzione dei missili balistici intercontinentali, da effettuarsi in due fasi. Se

analizziamo la politica di riarmo voluta dal Presidente Reagan, potremmo pensare ad

una contraddizione circa il suo impegno per un disarmo congiunto con l'Unione

Sovietica. In realtà il tutto era mirato ad eliminare i missili balistici sovietici SS-18

"Satan", i quali rappresentavano la più grande minaccia per gli Stati Uniti, in quanto

avevano la capacità di colpire e annientare un numero elevato di silos prima che i

missili USA venissero lanciati. 10

SITUAZIONE AL 1990

9 http://www.state.gov/t/isn/5195.htm

10 START data for 1 September 1990 on fas.org 27

STATI VETTORI TESTATE TESTATE POTENZA

OPERATIVE MISSILISTICHE COMPLESSIVA (Mt)

URSS 2500 10271 9416 6626.3

USA 2246 10563 2810 2361.3

Le trattative per il nuovo trattato di disarmo, in seguito denominato START

I (STrategic Arms Reduction Treaty), incontrarono numerose difficoltà, soprattutto a

causa del programma di difesa strategica USA denominato “Star Wars”, che

minacciava l’equilibrio di deterrenza nucleare.

Tale progetto, in realtà irrealizzabile sia per ragione pratiche che economiche,

prevedeva un sistema satellitare in grado di individuare i missili in volo e abbatterli

prima del loro rientro in atmosfera.

Il trattato fu firmato il 31 luglio 1991 a Mosca dal Presidente USA George H. W. Bush

e il Segretario Mikhail Gorbachev, prevedendo l’entrata in vigore il 5 dicembre 1994.

In seguito al collasso dell’Unione Sovietica, la Russia e i paesi ex-sovietici, tramite il

protocollo di Lisbona del 1992, aderirono allo START I.

11

I termini basici del trattato erano :

• limite a 1600 tra ICBM, SLBM e bombardieri strategici per parte

• un massimo di 6000 testate atomiche di cui:

1) 4900 testate per missili ICBM e SLBM operativi

2) 1100 testate per ICBM operativi da piattaforme mobili

3) 1540 testate per ICBM “pesanti” (SS-18)

• missili limitati a 3600 tonnellate di spinta per ambo le parti

• Il trattato rimane in vigore per 15 anni, con l’opzione di estenderlo per altri 5.

11 "Strategic Arms Reduction Treaty (START I): Executive Summary". The Office of Treaty

Compliance. Retrieved 5 December 2009. 28

In seguito, altri colloqui si concretizzarono nel trattato START II, firmato il 3

gennaio 1993 da George H. W. Bush e il Presidente della Federazione Russa Boris

Eltsin.

Fu ratificato nel 1996 dal Congresso degli Stati Uniti, mentre la Russia non fece

altrettanto per protesta contro l’intervento militare in Kosovo; venne in seguito

controfirmato dalla Duma nel 2000 sotto Vladimir Putin, a patto che gli USA non

modificassero il trattato ABM circa i programmi anti-missili balistici.

L'effetto principale di tale trattato fu l'abolizione totale delle testate multiple a rientro

indipendente (MIRV).

Il trattato START II fu superato dagli accordi SORT (Strategic Offensive Reductions

Treaty), firmati il 24 maggio 2002 a Mosca da George W. Bush e Vladimir Putin.

Ratificato da ambo le parti il 1°giugno 2003, andò a limitare il numero di testate

atomiche ad un numero compreso tra le 1700 e le 2200 unità entro il 31 dicembre

2012 e, a differenza del trattato START I, lascia piena libertà alle nazioni di

12

determinare la composizione del proprio arsenale .

3.4. Il trattato NEW START

L’ultimo trattato siglato è il NEW START (New STrategic Arms Reduction Treaty),

firmato l’8 aprile 2010 a Praga dal Presidente USA Barack Obama e il Presidente

Russo Dmitry Medvedeev.

Il trattato, ratificato da ambo le nazioni, entrò in vigore il 5 febbraio 2011 e

13

prevedeva :

• Limite di 1.550 tra testate e bombe nucleari

• Limite di 800 vettori nucleari tra Missili Balistici Intercontinentali (ICBM),

Sottomarini Nucleari Lanciamissili (SLBM) e Bombardieri Pesanti

12 START1 treaty hypertext US State Dept. Article II

13 TREATY BETWEEN THE UNITED STATES OF AMERICA AND THE RUSSIAN

FEDERATION ON MEASURES FOR THE FURTHER REDUCTION AND LIMITATION OF

STRATEGIC OFFENSIVE ARMS, Article I 29

• Limite di 700 vettori nucleari tra Missili Balistici Intercontinentali (ICBM),

Sottomarini Nucleari Lanciamissili e Bombardieri Pesanti

contemporaneamente operativi

• Probizione delle testate multiple MIRV

Vi è dunque un margine di 100 vettori nucleari non operativi che ambo le parti

possono tenere. Il trattato ha una durata di dieci anni dalla data di entrata in vigore a

meno che non venga sostituito da un accordo successivo e al termine può essere

esteso per ulteriori cinque anni.

Ciascuna parte può decidere unilateralmente di disdire l'accordo con un preavviso di 3

mesi; inoltre vengono definite anche le modalità di ispezione dei siti e viene richiesto

un preavviso di 48 ore prima del dislocamento di un nuovo vettore.

14

SITUAZIONE AL 1 MARZO 2014

STATI TESTATE VETTORI VETTORI

OPERATIVE OPERATIVI TOTALI

USA 1585 778 952

RUSSIA 1512 498 906

CAPITOLO IV

Problematiche relative l’impiego di energia atomica

14 http://www.state.gov/documents/organization/224449.pdf

30

4.1 Nesso tra impiego civile e militare

Nucleare militare e civile sono due fratelli gemelli: nascono dalla stessa “madre”,

l’energia atomica. Ma uno dei due fratelli è più “anziano” e fa da guida, traino e

tutore, condizionando l’altro con le sue esigenze preminenti. E’ il nucleare finalizzato

alle applicazioni belliche, strumento fondamentale del “gioco della potenza”.

Storicamente, almeno sino ad oggi, sono le esigenze di potenza degli Stati ad aver

fatto da motore e da battistrada al ciclo della tecnologia atomica.

Il business elettrico da atomo, nei termini di un “libero mercato”, non è mai decollato

né, prevedibilmente, potrà ragionevolmente svilupparsi, almeno nei limiti dell’attuale

civiltà tecnologica e sociale. E’, a conti fatti, del tutto “anti-economico”, secondo

qualsiasi parametro corrente.

Ancora, nel 2010, i maggiori Paesi produttori di energia nucleare sono Stati Uniti,

Russia, Cina, Francia, Regno Unito. Non è un caso se questi sono anche i principali

Paesi detentori di armi nucleari.

Anche gli altri Paesi dotati di centrali elettronucleari sono “Stati atomici”, effettivi

(dispongono di armamento nucleare) o, come si dice, “latenti” (possono assemblare

armamento nucleare). Oppure Paesi, a vari livelli, economici e politici, “satellizzati” o

condizionati da altri “Stati atomici”.

Quando la corsa alle armi atomiche prende slancio, le centrali elettronucleari di

supporto crescono di numero; quando si riducono le testate, il mercato “civile” si

blocca; quando si imbocca la strada di uno sviluppo “qualitativo” delle armi, nuove

“generazioni” di reattori vengono varate .

4.2 Impieghi civili del nucleare

In ingegneria nucleare un reattore nucleare a fissione è un sistema complesso in grado

di gestire una reazione nucleare a fissione a catena in maniera controllata

31

(diversamente da quanto accade invece per una ordigno nucleare) ed utilizzato come

componente base nelle centrali nucleari le quali possono contenere anche più reattori

nucleari nello stesso sito.

Esistono reattori nucleari sperimentali di ricerca, nei quali l'energia prodotta è

trascurabile, e reattori di potenza utilizzati dalle centrali nucleari nei quali l'energia

termica prodotta dal reattore viene usata per vaporizzare dell'acqua, la cui energia

viene convertita prima in energia meccanica attraverso l'uso di turbine ed infine in

energia elettrica dagli alternatori.

Allo stato attuale tutti i reattori nucleari commerciali si basano sul processo di fissione

nucleare, mentre quelli a fusione sono ancora nella fase di studio e sono quindi

unicamente reattori di ricerca, visto che attualmente non riescono a produrre più

energia di quella che consumano.

Storicamente il primo reattore nucleare fu quello sperimentale-dimostrativo realizzato

dall'équipe di Enrico Fermi a Chicago, nel reattore CP-1 (Chicago Pile-1), in cui si

ottenne la prima reazione a catena controllata ed autosostenuta il 2 dicembre 1942.

Quasi contemporaneamente venivano allestiti ad Oak Ridge l'impianto pilota l'X-10

(critico nel 1943) nell'ambito del laboratorio MetLab e a Hanford il B-reactor (critico

nel settembre 1944), ambedue finalizzati alla produzione di plutonio, il primo come

unità pilota ed il secondo per la produzione in grande scala.

Nel dicembre 1954 il reattore di Obninsk, URSS divenne critico, e fu il primo reattore

nucleare per uso civile; esso produceva solo 5 MW elettrici, ma fu comunque un

precursore. Come i successori della filiera sovietica, era un reattore del tipo acqua-

grafite, in cui il raffreddamento del nocciolo veniva assicurato da acqua leggera e la

moderazione dei neutroni da blocchi di grafite, ottimo conduttore del calore oltre che

efficace moderatore del flusso neutronico.

Nel 1954 il reattore BORAX (Borax-I) divenne critico, ma non avendo turbine, non

produceva energia elettrica. Dopo l'aggiunta delle turbine (e il cambio di nome a

Borax-II), nel 1955 questo iniziò a produrre commercialmente energia elettrica,

fornendo la cittadina che lo ospitava (Arco, Idaho, USA), se pure in piccola quantità

(6,4 MW). Borax, a differenza del predecessore Obninsk-1 e del successore Calder

Hall, era di tipo BWR (Boiling Water Reactor, o reattore ad acqua leggera bollente, in

cui il fluido di raffreddamento è acqua leggera in cambiamento di fase. Nel 1956,

32

infine, parte il primo reattore commerciale di grande potenza, e quindi

economicamente significativo, quello di Calder Hall, in Cumbria, Regno Unito (50

MW), del tipo gas-grafite.

In Italia, il primo reattore nucleare, chiamato Avogadro RS-1 fu costruito a Saluggia

nel 1959 da un gruppo di aziende private, di cui la Fiat era capofila, comprendente

anche la Montecatini; era un reattore di ricerca di tipo a piscina, fu utilizzato

principalmente per scopi sperimentali e non venne mai connesso alla rete elettrica

nazionale, il suo funzionamento venne arrestato nel 1971 e quindi trasformato in

deposito per elementi di combustibile nucleare irraggiato

La prima centrale Italiana per la produzione di elettricità (sempre del tipo gas-grafite

GEC-Magnox, acquistata dall'Inghilterra) fu quella di Latina, critica il 27 dicembre

1962 e che produceva 153 MWe (megawatt elettrici), seguita da quella del Garigliano

(1963), del tipo BWR General Electric a ciclo duale, da 150 MWe e da quella di Trino

Vercellese (1964), del tipo PWR Westinghouse, da 260 MWe.

L'IAEA al 31 dicembre 2009 elencava nel mondo 443 reattori nucleari a fissione in

attività e 56 in costruzione destinati alla produzione di energia, soprattutto in oriente

(Cina, India, Russia, Korea), mentre altri 142 sono pianificati e 327 proposti.

4.3 Smantellamento delle testate

Le testate che devono essere smantellate hanno un lungo iter davanti a sé prima che il

materiale fissile trovi la sua "sistemazione finale". Le testate devono essere prima di

tutto disinnescate (cioè si devono togliere i circuiti di innesco che si trovano nella

parte esterna delle testate). Poi devono essere trasportate nei depositi a cui sono

destinate. Quindi si devono aprire le testate, separando il materiale fissile collocato in

un contenitore metallico detto pit dal resto della testata (esplosivo chimico, sistema

secondario nelle bombe termonucleari, ecc.). A questo punto il pit, che contiene il

plutonio o l'uranio arricchito, può essere ulteriormente smantellato solo al momento

della destinazione finale del materiale fissile. Dal punto di vista della sicurezza il

processo di smantellamento di una testata presenta dunque i seguenti problemi:

• sicurezza del trasporto delle testate disattivate ai depositi;

33

• controllo e registrazione accurata di tutte le testate e i pezzi delle stesse che

vengono smantellate;

• custodia in condizioni di sicurezza dei pit in attesa della destinazione finale del

materiale fissile;

• definizione della destinazione finale del materiale fissile e sua attuazione in

condizione di sicurezza;

Occorre sottolineare che l'alto numero delle testate da smantellare imporrà una

protrazione della fase di custodia del materiale fissile sotto forma di pits , e

conseguentemente che i relativi problemi di sicurezza permarranno

indipendentemente dalla scelta della destinazione finale del materiale fissile stesso.

Per quanto riguarda l'uranio arricchito, la destinazione logica è quella di diluirlo con

uranio naturale o impoverito, in modo da costituire uranio a bassi livelli di

arricchimento utilizzabile in reattori nucleari. Per il plutonio una analoga scelta non è

disponibile perché il mescolamento di diversi isotopi del plutonio non elimina il

rischio connesso alla proliferazione nucleare. Viceversa il mescolare plutonio con altri

elementi (uranio) è una procedura che richiede maggiore attenzione perché il processo

inverso (separazione) può essere semplicemente attuato tenendo conto delle diverse

proprietà chimiche degli elementi. Per quanto riguarda la destinazione del plutonio,

tra le numerose scelte prospettate due sono oggi quelle maggiormente considerate:

• considerare il plutonio alla stregua di scorie e custodirlo indefinitamente dopo

averlo trattato in modo da renderne difficile l'accesso (ad esempio vetrificandolo

insieme con materiale altamente radioattivo);

• utilizzare il plutonio per la preparazione di combustibile MOX (ossidi misti di U e

Pu) per reattori nucleari civili.

La scelta tra le precedenti due opzioni sarà determinata da fattori diversi e non

soltanto da questioni di sicurezza. La praticabilità della seconda soluzione sarà

determinata ad esempio dall'esistenza di adeguati impianti di preparazione del MOX,

dalle caratteristiche degli impianti nucleari che possono utilizzare tale combustibile,

dalla convenienza economica dell'intera operazione (costo del MOX contrapposto al

costo del combustibile ad uranio a basso livello di arricchimento), dalle attitudini

34

politiche dei paesi potenzialmente interessati ad utilizzare il plutonio come

combustibile nucleare. Ad esempio può svolgere un ruolo l'ostilità della pubblica

opinione in alcuni paesi occidentali verso la scelta nucleare come, in direzione

opposta, può pesare la convinzioni del governo russo che il "plutonio è una ricchezza

nazionale". A proposito dei tempi di smantellamento delle testate nucleari, ci

possiamo facilmente rendere conto che la velocità di smantellamento delle testate non

è eccessivamente alta. Basta confrontare i seguenti dati riferiti agli USA:

• Media annua delle testate nucleari americane prodotte negli anni 1959 e 1960: oltre

7000;

• Testate nucleari americane smantellate nel 1969: oltre 3000;

• Anni in cui sono state smantellate più di 2000 testate nucleari americane per anno:

1959, 1964, 1966, 1968, 1969, 1975, 1976 ;

• Media annua delle testate nucleari americane smantellate nel dopo guerra-fredda

(dal 1991 al 1995): 1550 .

Per quanto riguarda la Russia, questa ha smantellato dal 1986 armi nucleari ad un

ritmo iniziale compreso tra 2000 e 3000 all'anno. Il ritmo è stato successivamente

rallentato per attestarsi su poco meno di 2000 testate per anno.

Il MOX (mixed oxide) o plutonio combustibile, viene prodotto da industrie di

rielaborazione in Francia, a La Hauge dalla COGEMA, e in Gran Bretagna a

Sellafield dalla BNFL: questi stabilimenti prendono il combustibile bruciato dai

reattori delle centrali che producono energia nucleare, ed attraverso un processo

altamente inquinante, isolano il plutonio dagli altri elementi radioattivi. Il plutonio è

più tardi combinato con l’uranio per formare appunto il MOX o plutonio combustibile

riutilizzabile.

4.4 Scorie nucleari

"... qualsiasi materia radioattiva, ancorché contenuta in apparecchiature o dispositivi

in genere, di cui non é previsto il riciclo o la riutilizzazione ..."

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Storia contemporanea per l'esame del professor Stallone. E' indubbio che la deterrenza atomica sia stata la carta fondamentale durante gli anni della guerra fredda, il conflitto mai scoppiato tra le due superpotenze allora esistenti (USA e URSS), e abbia garantito la pace, seppur precaria, fra i due blocchi.
La corsa agli armamenti, caratterizzata da ingenti spese economiche, fu l'esplicazione pratica di tale condizione: nuovi e sempre più potenti ordigni facevano la loro comparsa, mentre gli arsenali delle due potenze diventavano in grado di distruggere il mondo decine e decine di volte.
La dottrina MAD, ossia del "pazzo", fece da padrona in quel periodo: si credeva infatti che la sola minaccia dell'autodistruzione reciproca avrebbe evitato qualsiasi tipo di attacco nucleare.
Con la caduta del blocco sovietico lo scenario si è notevolmente complicato, passando da una semplice contrapposizione bipolare ad una sorta di multipolarismo regionale; la mancanza di controllo sull'arsenale ex-sovietico, il moltiplicarsi dei conflitti regionali, il rapporto nucleare civile- militare e la minaccia terroristica, sono le chiavi per comprenderne i cambiamenti.
Oggigiorno infatti, il pericolo nucleare più concreto non è più guidato da USA e Russia e dalle loro migliaia di testate, bensì dalle nazioni "canaglia" e le loro poche testate, in grado di scatenare devastanti conflitti locali e rifornire le ben note cellule terroristiche internazionali.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mrsmith01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Stallone Settimio.

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