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Tra le due guerre

La dissoluzione dell'Impero ottomano tra questione armena e modernizzazione turca

L'era moderna dei genocidi

Genocidio = azione violenta che mira alla distruzione di una popolazione per motivazioni religiose o per interesse politico, ecc. Vuole lo sterminio intero di essa, la sua estirpazione per evitare le rivendicazioni.

  • La “questione armena” dagli anni ’70 dell’800 emerge come parte integrante della “questione d’Oriente” e dello stato di perenne conflitto tra il governo ottomano e le minoranze etniche e religiose all’interno dell’Impero. Essa costituisce un tema fortemente drammatico in quanto rappresenta il primo genocidio dell’era contemporanea da parte dei turchi sugli armeni, visti come la minoranza che impediva l’unificazione del paese. Ancora oggi la Turchia si rifiuta di riconoscere tale accaduto come genocidio.
  • Il Congresso di Berlino (1878), visto il duro trattamento su queste minoranze da parte della Turchia, richiede riforme. Si cerca di porre un nuovo equilibrio e l’esigenza di riconoscere gli armeni.
  • Tuttavia queste riforme restano solo sulla carta. Infatti nel 1876 sale al trono il sovrano Abdulhamid II che dà inizio all’accentramento politico e alla supremazia della tradizione islamica.
  • Gli armeni sono cristiani monofisiti e rappresentano una minoranza attiva contro l'Impero, più organizzata e con richieste specifiche. Aumentano notevolmente quando sta per cadere l’Impero Ottomano e cercano uno spazio.
  • 1894-96: gli armeni sono vittime di massacri, razzie e molti vengono costretti all’esilio. Non vi è l’intervento umanitario da parte delle potenze europee che avevano firmato gli accordi di Berlino del 1878.
  • Genocidio del 1915-16; sterminio pianificato durante la I Guerra Mondiale di questa minoranza presente nell’Impero Ottomano; deportazioni; massacri; progetto di annientamento contro un “nemico interno” che ostacolava la “turchificazione”, messa in atto dai Giovani Turchi. I turchi usano come giustificazione: la necessità militare di una repressione in quanto la regione abitata dagli armeni è occupata dallo scontro tra l’esercito turco e quello russo.
  • Alla fine della guerra, il Trattato di Sèvres (10 agosto 1920), che sancisce lo smembramento dell’Impero ottomano, prevede alcuni articoli in cui si stabilisce di affidare i responsabili dei massacri ad un tribunale designato dalle potenze vincitrici. Questo provvedimento però rimane inattuato a causa della mancanza di prove legali sullo sterminio e della divisione tra le potenze europee riguardo l’ondata di nazionalismo successiva alla guerra. L’Italia e la Francia sono a favore del consolidamento dei gruppi nazionalisti mentre la Gran Bretagna desidera difendere l’autorità del sultano e del suo governo.
  • Il governo del sultano, a causa del drastico ridimensionamento dei suoi territori, è costretto a subire l’occupazione greca di Smirne e la presenza militare di Francia e Gran Bretagna. Si indebolisce al punto di lasciare posto ai nazionalisti, guidati da Mustafà Kemal. I nazionalisti vogliono reagire alle dure condizioni imposte dalle potenze vincitrici e porre fine al sistema inefficiente del sultanato. Disconoscendo il Trattato di Sèvres attaccano e sconfiggono i greci a Smirne e in altre zone dell’Anatolia. Con il trattato di Losanna la Turchia si rimpossessa dell’intera Anatolia e della Tracia orientale.
  • Ottobre 1923: l’Assemblea nazionale turca abolisce il sultanato e proclama la repubblica eleggendo come presidente Mustafà Kemal (Ataturk= “padre dei turchi”). Egli instaura un sistema di potere semidittatoriale, il nuovo Stato assume un carattere fortemente nazionalista e viene sottoposto ad un processo di occidentalizzazione e laicizzazione. Ataturk inoltre: pone fine all’islam come religione di Stato e alla poligamia, istituisce l’obbligo del matrimonio civile, sopprime gli ordini religiosi, adotta codici giuridici di ispirazione occidentale, l’uso dell’alfabeto latino e vieta alle donne l’uso del velo e concede loro il diritto di voto nel 1934. In campo economico spinge all’eliminazione degli ultimi residui del sistema feudale nelle campagne e all’industrializzazione del paese. Si cerca anche di aumentare il prestigio sul piano internazionale.
  • 1918: formazione dell’Armenia, Stato nazionale creato dalla gran parte degli armeni cacciati. Dal 1920 viene occupata dai bolscevichi e diventa una Repubblica sovietica.
  • 1932: annessione alla Società delle Nazioni.
  • 1991: nuova era e possibilità per questo piccolo stato.

URSS

  • 1922: nascita dell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (formazione della federazione).
  • 1924: viene portata a termine la stesura della Costituzione dell’Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche. Gli organi principali sono: il Congresso dei deputati del popolo, il Comitato esecutivo centrale, formato da due assemblee: il Soviet dell’Unione e il Soviet delle Nazionalità. Al vertice dell’apparato amministrativo del paese vi sono: il Presidium e il Consiglio dei commissari del popolo. Leader supremo: segretario del Partito all’interno di tutti questi organismi.
  • Prevale nell’Unione Sovietica il Partito piuttosto che lo Stato (come il nazismo dove il partito svolse un ruolo primario).
  • Non godono ancora del diritto di voto coloro che sono potenzialmente ostili: i vecchi proprietari terrieri, i commercianti, gli ecclesiastici e gli ex membri della polizia zarista. Questo nuovo stato cresce dietro alla cortina di ferro che si era formata tra Unione Sovietica e il resto del mondo=ignoranza reciproca. Nasce un governo che si sviluppa in una forma dittatoriale, conosciuta poco all’esterno.

Lo stalinismo

Forma di controllo violenta che dura sino alla morte stessa di Stalin nel 1953.

  • 24 gennaio 1924: Lenin muore. Negli ultimi anni della sua vita si dedica alla redazione di una sorta di testamento politico, nel quale esprime le proprie valutazioni e preoccupazioni riguardo coloro che si sarebbero contesi la successione al vertice del Partito. Di Stalin denuncia il fatto di aver accumulato troppo potere e di avere la tendenza di anteporre i suoi interessi personali a quelli del Partito, di Trockij rimprovera una scarsa sicurezza di sé e di Bucharin mette in dubbio la coerenza marxista delle idee. Inoltre Lenin sostiene la necessità di riorganizzare le strutture del governo e del Partito e sottolinea il rischio della rottura dell’unità del partito e della collaborazione tra contadini e operai.
  • Aspra lotta per la successione fra: Trockij (sinistra del partito, che vuole favorire la produzione industriale), Bucharin (destra, non vuole la rottura della collaborazione contadini-operai perciò propone un forte sostegno dell’agricoltura) e Stalin (della guardia bolscevica, assieme a Kamenev e Zinov’ev, sono più attenti al potere personale). Quest’ultimo prevarrà sugli altri in modo violento e accuserà i suoi antagonisti.
  • 1925: Stalin proclama il "Socialismo in un solo paese”, per evidenziare che l’affermazione del socialismo in Russia sarebbe stata possibile anche senza una rivoluzione nei paesi più sviluppati economicamente.
  • 1926: Kamenev e Zinov’ev si uniscono a Trockij e accusano Stalin e Bucharin di riportare l’URSS verso il vecchio sistema capitalista. Completa sconfitta: ritrattazione per i primi due ed esilio in Asia per il terzo.
  • Stalin dopo aver estromesso tutti gli avversari dà inizio alla costruzione a tappe forzate del “socialismo in un solo paese”. Si verifica una sovrapposizione totale tra Partito e governo. Il lavoro che opera Stalin nella costruzione di questo regime totalitario prevede l’eliminazione di tutti i possibili avversari politici, che gli potrebbero contendere la leadership. La difficoltà è quella della prima fase (anni ’20-primissimi anni ’30) durante la quale deve conquistarsi spazi. Si lavora molto nella costruzione del partito comunista, che deve coinvolgere tutti gli aspetti della società, deve essere partito di massa in quanto tutto il popolo deve riconoscersi in esso.
  • Oltre al lavoro politico ed ideologico Stalin inizia anche a lavorare sugli aspetti economici: si tratta di sperimentare un nuovo tipo di economia diverso rispetto a tutti gli altri sistemi economici di quegli anni, che facevano capo, se pur in maniera diversa, al capitalismo. Stalin utilizza come strumento i piani quinquennali che hanno come scopo di formare la società e l’economia comunista, cambiandola profondamente. Ci si sposta, attraverso ritmi serrati che vanno al di là di ogni possibilità umana, dal sistema feudale ad uno collettivistico. Infatti la Russia non era un paese industrializzato. Molti però abbandonano la condivisione di questa modalità di azione e di conseguenza saranno epurati. Anche nelle industrie i piani quinquennali sono molto duri e prevedono costi enormi da parte del governo. Si inizia la modernizzazione del paese in direzione comunista. Il successo di tali piani era fondamentale per Stalin per mettere in luce la superiorità della Russia su tutto il mondo.
  • Ottobre 1928: si da avvio al primo piano quinquennale: assoluta priorità allo sviluppo dell’industria pesante e alla produzione di macchinari e infrastrutture a scapito dei beni di consumo. Dal 1928 al 1932: 8000 nuove industrie. La forza lavoro fu massicciamente spostata dalle campagne alla città dove dal nulla si crearono zone industriali, a est degli Urali.
  • Dal 1930: collettivizzazione forzata delle campagne. i contadini sono costretti in massa ad entrare nelle fabbriche (KOLCHOZ), mentre i più benestanti (i KULAKI) sono ormai considerati “nemici di classe” da eliminare. Vengono fucilati, arrestati o deportati in regioni remote.
  • I contadini, molti artigiani, piccoli proprietari di industrie sono contrari a Stalin: ci sono arresti e allontanamenti in massa.
  • Viene istituita l’Amministrazione generale dei campi di lavoro (gulag), posta sotto il controllo della polizia politica. La gran parte dei gulag sono stati impiantati in Siberia, parte nascosta al resto del mondo ma anche ai cittadini della Russia stessa, dalle caratteristiche ambientali dure. Lì vi lavorano oltre un milione di detenuti, in condizioni estremamente proibitive, nella costruzione di grandi opere e nel lavoro delle miniere.
  • Regime del terrore e culto della personalità, che spaventa anche lo stesso partito, al quale vengono inflitte epurazioni drastiche e purghe. Il 1936-38 è considerato il periodo del “Grande Terrore”: 16 oppositori, tra i quali Kamenev e Zinov’ev, vengono delineati come “deviazionisti” rispetto alla politica di Stalin e così giustiziati. Anche Bucharin viene ucciso così come nel 1940 Trockij da un sicario di Stalin in Messico.
  • Si afferma una vera e propria religione politica incentrata sul culto del dittatore, sul recupero dei vecchi ideali patriottici e sulla demonizzazione dei nemici del popolo.

Gli Stati Uniti dalla Grande Guerra al New Deal

Stati Uniti negli anni '20

  • Epoca di grandi riforme riguardanti l’estensione delle funzioni del governo federale, la lotta per limitare l’influenza dei domini economici e il rafforzamento della democratizzazione del sistema politico.
  • 1901: arrivo alla Casa Bianca di Theodore Roosevelt, che dà inizio alla fase riformatrice. In politica estera spinge alla conquista del Centro e Sud America (1903: Panama, protettorato americano) e in politica interna cerca di contrastare il potere delle corporations.
  • 1912: elezioni vinte dal democratico Wilson, che vince anche le elezioni presidenziali del 1916 e porta all’intervento dell’America nella I Guerra Mondiale.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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