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INTRODUZIONE
Nei primi anni dell’800 si diffuse in tutta l’Europa centro-occidentale il movimento romantico, in
contrapposizione ai valori e principi fondamentali dell’Illuminismo, identificati con le conseguenze
più negative della rivoluzione francese (sconvolgimento ordine sociale, terrore politico, guerre,
invasioni, distruzioni). All’assoluta fiducia nella ragione e nel progresso si contrappose l’esaltazione
del sentimento e del passato. Al cosmopolitismo settecentesco si contrappose la ricerca delle
proprie origini, che portò all’affermazione del sentimento nazionale, basato sulla comunanza di
tradizioni, lingua, religione e costumi di un popolo. Questo minò alla base i secolari imperi
multinazionali, nella ricerca di uno Stato corrispondente alla propria nazionalità. Inizialmente diffuso
tra ceti intellettuali e zone urbanizzate, poi si diffuse tra tutti gli strati sociali.
- Alcuni pensatori romantici sostenevano la necessità di un ritorno al passato in nome del principio di
legittimità: rifacendosi alla tradizione, la sovranità derivava da Dio in ultima istanza e non dal
popolo —> idea che favoriva l’aristocrazia e i regimi assolutistici che per governare avevano
bisogno dell’appoggio e dell’influenza della Chiesa, essenziale per la conservazione dell’ordine
sociale e per il recupero dei privilegi aristocratici minacciati dall’ubriacatura rivoluzionaria.
- Altri pensatori romantici cercarono nel passato le radici nazionali dei popoli, rivendicando il loro
diritto all’auto determinazione: libertà di coscienza, pensiero, scelta del regime politico —>
fondamenti del liberismo moderato —> nel corso dell’800 portarono alla formazione delle
monarchie costituzionali e degli stati nazionali.
La valorizzazione della parte irrazionale dell’animo umano favorì la riscoperta della religione
(cristianesimo) come elemento fondante e corroborante della vita umana associata e dello sviluppo
della civiltà (contro individualismo illuminista e anarchia rivoluzionaria che avevano disgregato
l’Europa) —> mito del Medioevo: non più epoca di decadenza e barbarie, ma idealizzato in epoca
felice nella quale vi fu uno sviluppo armonico della società civile e della società religiosa —>
“alleanza trono-altare” : insieme per combattere contro il comune nemico, cioè il liberalismo (in
esso non videro l’ansia di libertà e uguaglianza ma solo il caos, disordine, empietà tipiche del
processo rivoluzionario).
L’alleanza trono-altare serviva ad organizzare la vita delle masse popolari (specie contadine) nel
rispetto del principio di autorità e di sottomissione al sistema politico e sociale vigente: in questa
società dominata politicamente dall’aristocrazia e spiritualmente dalla Chiesa, la borghesia poteva
occuparsi di affari e commerci, ma senza rivendicare pretese in campo politico.
PERIODIZZAZIONE
Non ne esiste una definitiva o oggettiva: si tratta o di un’ ipotesi preliminare o del risultato di un
lavoro di ricerca. Non è una cronologia, ma una sintesi dell’interpretazione di dinamiche o intere
epoche. Il risultato dipende dalle domande da cui partiamo, dal tipo di dinamiche che vogliamo
prendere in considerazione.
1) Una volta la storia contemporanea partiva dal 1871 perché, nell’ottica eurocentrica, questo è il
momento in cui si hanno a disposizione le grandi potenze europee, tutte le pedine sulla scacchiera. Page 1 of 140
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2) Oggi risalta molto la spagnola del 1919. La sua importanza non è data dal numero di vittime di
quella pandemia, ma la domanda che oggi ci poniamo che ci fa considerare la cosa significativa o
addirittura l’inizio della storia contemporanea. Le ipotesi possono anche affiancarsi prediligendo
alcuni aspetti piuttosto che altri.
3) Da altri manuali la storia contemporanea parte dalle rivoluzioni atlantiche del 700, mondo
preindustriale, società per ceti dell’antico regime, forse perché esse sono l’inizio di capisaldi che
ancora oggi riteniamo attuali. La rivoluzione industriale poi pone un cambiamento enorme ed è il
punto di partenza della transizione demografica attuale.
4) Potrebbe partire dalla prima guerra mondiale (x prof cesura più significativa) non solo per la
tecnica e gli armamenti, ma perché rappresenta la definitiva liquidazione dal passato e il passaggio a
qualcosa di totalmente differente —> l’inizio della formazione degli stati-nazioni e del tessuto
internazionale.
5) Altri dal 1945: sistema di relazioni internazionali fondato sul monopolio di un unico modello
economico, struttura ideologica totalizzante e universalistica.
6) Noi partiamo dal 1815, vecchia cesura dei manuali antichi. Fine età moderna con rivoluzione
francese che lascia importanti eredità che i sovrani della restaurazione si guardano dall’eliminare
perché utili per i loro paesi. Il sistema del Congresso di Vienna (1814) è l’incarnazione del concetto
di equilibrio di potenza (già emerso con gli stati regionali italiani del 400), lascito dell’età
moderna, per evitare altre guerre europee e instaurare rapporti diplomatici multilaterali, non solo tra
due paesi, ma tra tutte le grandi potenze (anticipazione governance europea).
Nella restaurazione emerge il problema della nazionalità. Prima scambiare terre e popoli era
normale, ora gli stati-nazione diventano paradigmatici, anche lontano dall’Europa. Il colonialismo
europeo sfocia nella sua ultima tappa: il controllo di tutto il globo da parte delle potenze europee.
Anche gli stati che diventano indipendenti hanno comunque bisogno di modelli a cui guardare e
l’unico che conoscono è quello della vecchia madre patria. Il 1815 è un onorevole compromesso tra le
istanze di chi vuole interpretare la storia contemporanea con elenchi di lunghissimo periodo e chi
vuole leggerla alla lettera. È una scelta comoda che cerca di soddisfare queste due istanze.
L’ETA’ DELLA RESTAURAZIONE
Dal 1815 in avanti. Dopo la sconfitta di Napoleone le potenze vincitrici disegnano una nuova
struttura per l’Europa post-napoleonica. Lui scappa dall’Elba, sembra avere una nuova possibilità ma
viene sconfitto definitivamente e spedito in una piccola isola dell’Atlantico (isola di Sant’Elena).
Nel giungo del 1815, l’atto finale di Vienna e poi il trattato della Santa e della Duplice Alleanza
sono le nuove elaborazioni politiche-ideologiche europee: attribuiscono alla Francia, come pioniera
della rivoluzione, la responsabilità politica e morale delle lunghe guerre che insanguinarono l’Europa
a partire dal 1792, germe della rivoluzione. Questo trattato garantirà la pace contro il bacillo, la
minaccia della rivoluzione, evitando che si tornasse indietro (restauro, rimettere a nuovo qualcosa che
ha subito dei danni ma che esisteva già). In quest’epoca 3 principi:
- legittimità —> devono tornare i sovrani legittimi, per ragioni storiche e di diritto (divino), i confini
devono tornare ad essere quelli di un tempo prima che venissero turbati da Napoleone, anche se non
fu così ovunque. Vittorio Emanuele I nel Regno di Sardegna fece partire il calendario dal 1789
obbligando a vestire alla moda dell’epoca. È legittimato a governare chi rispetta i diritti naturali, chi Page 2 of 140
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ha il consenso del popolo (nuovo concetto che passa con la rivoluzione francese). Al contrario, al
pensiero reazionario non importa del consenso popolare, il diritto naturale è un’invenzione recente,
quello che importa è il diritto divino la cui investitura divina rende legittima la sovranità del
monarca. Legittimità importante ma subordinata al principio di equilibrio (lo vediamo nelle scelte sui
confini). Il problema ora è mantenerla questa pace, evitando una serie continua di scontri come nel
secolo precedente.
- equilibrio —> rischio di egemonia della Francia, tutti avevano paura che il progetto politico
napoleonico fosse riproposto anche da altri. La pace può esserci solo senza una potenza con ambizioni
egemoniche. L’equilibrio determina nel merito le scelte fatte, ecco perché è il principio più
importante. La novità non era evitare l’egemonia di una potenza, ma il tentativo di creare un sistema
di governance evitando i conflitti che invece avevano caratterizzato il mantenimento dell’equilibrio
fino a quel momento.
- concerto delle potenze —> diplomazia multilaterale: che gli avversari napoleonici principali
formino grande famiglia unitaria. Grandi assisi diplomatiche dove essi si confrontano sulle questioni
più spinose e decidono come intervenire.
- intervento —> anche militare, per garantire legittimità ed equilibrio, ma a volte non si intervenne
perché il sistema aveva delle eccezioni!!!!
Le grandi potenze erano Russia e Gran Bretagna (mai sconfitte dalla Francia napoleonica), impero
Asburgico, Prussia e poi Francia che non ne uscirà eccessivamente penalizzata. Nessuno deve
giocare d’anticipo o agire unilateralmente, ci si trova attorno a un tavolo per raggiungere una pace tra
le potenze vincitrici (Congresso di Vienna). La diplomazia dei congressi veniva riproposta ogni volta
che sorgevano problemi che avrebbero potuto condurre a una guerra europea. Il sistema di Vienna
presuppone 2 livelli: il club delle grandi potenze che hanno diritto di intervenire - tutti gli altri stati
minori, pedine del gioco ad un livello subordinato.
Esiste anche un retroterra ideologico, un sistema di pensiero reazionario che sostiene il Congresso,
fondato sulla Santa Alleanza —> trattato che mette insieme Russia, Prussia e Austria Asburgica,
lasciando fuori Gran Bretagna che non aveva interesse nel partecipare a un trattato internazionale nato
da un pensiero reazionario, il suo interesse era solo che la Francia non uscisse più dai suoi confini e
che si rispettassero i termini di pace. La Gran Bretagna però farà parte della Quadruplice Alleanza con
i 3 partner di prima.
Pensiero reazionario —> diverso da legittimismo, che è una parte! = reazione alla rivoluzione
francese e ai suoi principi (Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino) andando a
fondare sul divino e sui precetti religiosi l’agire politico. L’idea era che la degradazione europea
fosse riconducibile ai principi propugnati dalla rivoluzione. Non era solo un tornare indietro, ma
fornire un modello alternativo. Tuttavia, anche se questo è il modello che viene sconfitto, negli anni
della Restaurazione nell’Europa dell’epoca, era in realtà abbastanza radicato e saldo!
Quando si esce dall’ultima turbolente fase degli ultimi 100 giorni di Napoleone, vi sono delle scelte
territoriali di confine dell’Europa post napoleonica che apparentemente non hanno nulla a che fare con
il principio di legittimità; non mero orpello ideologico, ma qualcosa di reale. Alla sconfitta della Page 3 of 140
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Francia non seguono condizioni di pace punitive (guerra franco-prussiana del 1870, sconfitta Francia
con importanti menomazioni territoriali e onerose imposizioni —1918 sconfitta Germania e diktat di
Versailles).
Scelte simboliche con evidente significato politico:
1) I confini della Francia post-napoleonica tornano ad essere quelli della Francia pre-rivoluzionaria
del 1792, per merito dell’ex vescovo e diplomatico Talleyrand. La diplomazia francese e quella
europea devono molto a questo personaggio molto versatile nelle trattative e nei cambi di regime.
Riuscì a far valere il principio di legittimità alla Francia sconfitta evitandole decurtazioni territoriali.
2) È da quell’anno, con la coscrizione universale del giacobinismo, che si comincia a esportare la
propria rivoluzione sulla punta della baionetta in nome del principio di legittimità.
3) Riportano i Borbone al trono con Luigi XVIII per dare continuità al nome (il figlio di Luigi XVI
ghigliottinato morì nelle carceri rivoluzionarie).
4) Si torna alla bandiera pre-rivoluzionaria bianca con gigli d’oro.
Si realizza così un compromesso, non solo internazionale ma anche interno: alcune cose restano,
anche se nell’ottica reazionaria, perché si tratta di aspetti troppo utili in termini di crescita economica
e rafforzamento della compagine statale rispetto all’antico regime. Uno dei leitmotiv delle riforme
dell’assolutismo illuminato del 700: riduzione effetti controproducenti dell’ordinamento per ceti
sociali. I ceti avevano rilevanza giuridica che non poteva essere elusa; vennero fatte delle riforme che
limitarono l’ordinamento per ceti, a favore della nuova borghesia militare emergente. Prima per
comandare un esercito bisognava essere aristocratici per forza, ora no. Da qui non si torna indietro,
perché questo fa troppo comodo, ha semplificato molto le cose. Vengono mantenute anche la tutela
del diritto di proprietà e le libertà civili dell’individuo.
Epitome (compendio o sintesi a scopo divulgativo) di questo compromesso a livello di istituzioni
statali —> Costituzione francese del 1814, concessa da Luigi VIII, rendendosi contatto
dell’impossibilità di ripristinare in toto la situazione antecedente (compromesso). Questo fu il
prototipo delle costituzioni giuridicamente dette ottriate: elargite spontaneamente ai sudditi dalla
volontà del sovrano, come atto unilaterale: non c’è assemblea costituente, l’autorità discende
dall’alto e riposa in ultima istanza nel padre eterno, non viene dal basso (significherebbe riconoscere
che la sovranità sta nel popolo, invece è intera nelle mani del sovrano, è lui che gentilmente si auto
vincola e concede la carta). Il sovrano sarà sempre libero di riformulare la costituzione ogni qualvolta
la voglia diversa oppure può direttamente revocarla. L’autorità rimane tutta intera nelle mani del re,
ciò che cambia è l’esercizio pratico di questa autorità. Il sovrano concede e spiega come attuare queste
modalità. Cosa prevedeva questa costituzione? Riconoscimento di alcune libertà e garanzie conseguite
con la rivoluzione francese MA anche l’intervento diretto del monarca nell’attività del parlamento,
limitandone così poteri e autonomia:
• parlamento bicamerale: camera alta “dei pari” (nomina regia, persone nominate dal re
arbitrariamente senza voto) e camera bassa “dei deputati” (meccanismo elettorale censitario)
• solo persone ricchissime avevano diritto elettorale attivo e passivo, quindi votare e essere
votato (0,5% popolazione)
• no divisione poteri : parlamento bicamerale non ha iniziativa legislativa, può solo approvare o
respingere marginalmente i provvedimenti legislativi del governo regio Page 4 of 140
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• no contrappeso e controllo dei poteri : tutta la giustizia emana dal re ed è da amministrata da
giudici da lui nominati
• recupero formale diritti civili del singolo: mantenuto codice napoleonico in toto (proprietà
privata, libertà di stampa, di opinione, anche se citati non sono concretamente effettivi, li
controllava il sistema di polizia come in tutti i sistemi totalitari)
• uguaglianza sudditi (non cittadini) di fronte alla legge —> non torna la società per ceti,
eppure i ceti erano istituzioni del diritto pubblico
• libertà di culto, non tolleranza (solo religione cattolica apostolica romana è quella di stato)
• amnistia del passato —> riconciliazione e rientro della nobiltà imperiale napoleonica attorno
al nuovo regime
• persona del re è inviolabile e sacra e i suoi ministri ne sono responsabili
• abolizione coscrizione universale (aveva permesso di rimpolpare l’esercito nel passato e
anche di mobilitare gli strati più bassi della società, l’esercito era diventato mobilitazione
ideologica nella Francia rivoluzionaria e poi napoleonica) con ritorno agli eserciti elitari e
aristocratici dell’Antico Regime
Gli stati costituzionali —> la politica moderata di Luigi XVIII venne ostacolata dagli aristocratici più
reazionari (ultras) capeggiati dal fratello, futuro re Carlo X, ma in vano. Egli ripristinò i vecchi
simboli del potere, ma al contempo mantenne in vigore alcune istituzioni amministrative napoleoniche
e confermati in servizio gran parte dei funzionari imperiali.
Altri regimi costituzionali orientati in questo senso moderato furono: Paesi Bassi, alcuni stati tedeschi
e la Svezia.
Gli stati assoluti —> nessuna apertura costituzionale in Prussia (potere rimase fondato sul monarca e
sulla nobiltà terriera, Junker), in Austria con il cancellerei Metternich che riuscì con un efficiente
burocrazia e un controllo poliziesco a tenere sotto controllo le diverse parti del vastissimo impero. La
Russia con lo zar Alessandro I inaugurò un periodo reazionario, frustrando le speranze suscitate nei
circoli liberali, dopo aver concesso una costituzione alla Polonia. Anche in Spagna Ferdinando VII
instaurò un regime durissimo nei confronti dei liberali.
Gran Bretagna —> esisteva da tempo un regime costituzionale, derivante dalla vittoria contro
napoleone, che conferì ai conservatori un grande potere politico e prestigio sociale. I grandi
proprietari terrieri dominavano le amministrazioni locali controllando ogni aspetto della vita politica e
sociale —> sistema protezionistico (Corn Law): favoriva produttori locali, ma rendeva precario il
tenore di vita delle masse popolari, tenendo alto il prezzo del pane —> rivale sociali represse
dall’esercito + sospensione per un certo periodo dell’Habeas Corpus Act (norma a garanzia libertà
personali) + ristretto diritto di riunione. Nel 1824 fu abrogata la legge che imp
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Dalla fine del 1800 alla fine della guerra fredda, Storia contemporanea
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