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storia contemporanea 30/08/2021, 00:26

INTRODUZIONE

Nei primi anni dell’800 si diffuse in tutta l’Europa centro-occidentale il movimento romantico, in

contrapposizione ai valori e principi fondamentali dell’Illuminismo, identificati con le conseguenze

più negative della rivoluzione francese (sconvolgimento ordine sociale, terrore politico, guerre,

invasioni, distruzioni). All’assoluta fiducia nella ragione e nel progresso si contrappose l’esaltazione

del sentimento e del passato. Al cosmopolitismo settecentesco si contrappose la ricerca delle

proprie origini, che portò all’affermazione del sentimento nazionale, basato sulla comunanza di

tradizioni, lingua, religione e costumi di un popolo. Questo minò alla base i secolari imperi

multinazionali, nella ricerca di uno Stato corrispondente alla propria nazionalità. Inizialmente diffuso

tra ceti intellettuali e zone urbanizzate, poi si diffuse tra tutti gli strati sociali.

- Alcuni pensatori romantici sostenevano la necessità di un ritorno al passato in nome del principio di

legittimità: rifacendosi alla tradizione, la sovranità derivava da Dio in ultima istanza e non dal

popolo —> idea che favoriva l’aristocrazia e i regimi assolutistici che per governare avevano

bisogno dell’appoggio e dell’influenza della Chiesa, essenziale per la conservazione dell’ordine

sociale e per il recupero dei privilegi aristocratici minacciati dall’ubriacatura rivoluzionaria.

- Altri pensatori romantici cercarono nel passato le radici nazionali dei popoli, rivendicando il loro

diritto all’auto determinazione: libertà di coscienza, pensiero, scelta del regime politico —>

fondamenti del liberismo moderato —> nel corso dell’800 portarono alla formazione delle

monarchie costituzionali e degli stati nazionali.

La valorizzazione della parte irrazionale dell’animo umano favorì la riscoperta della religione

(cristianesimo) come elemento fondante e corroborante della vita umana associata e dello sviluppo

della civiltà (contro individualismo illuminista e anarchia rivoluzionaria che avevano disgregato

l’Europa) —> mito del Medioevo: non più epoca di decadenza e barbarie, ma idealizzato in epoca

felice nella quale vi fu uno sviluppo armonico della società civile e della società religiosa —>

“alleanza trono-altare” : insieme per combattere contro il comune nemico, cioè il liberalismo (in

esso non videro l’ansia di libertà e uguaglianza ma solo il caos, disordine, empietà tipiche del

processo rivoluzionario).

L’alleanza trono-altare serviva ad organizzare la vita delle masse popolari (specie contadine) nel

rispetto del principio di autorità e di sottomissione al sistema politico e sociale vigente: in questa

società dominata politicamente dall’aristocrazia e spiritualmente dalla Chiesa, la borghesia poteva

occuparsi di affari e commerci, ma senza rivendicare pretese in campo politico.

PERIODIZZAZIONE

Non ne esiste una definitiva o oggettiva: si tratta o di un’ ipotesi preliminare o del risultato di un

lavoro di ricerca. Non è una cronologia, ma una sintesi dell’interpretazione di dinamiche o intere

epoche. Il risultato dipende dalle domande da cui partiamo, dal tipo di dinamiche che vogliamo

prendere in considerazione.

1) Una volta la storia contemporanea partiva dal 1871 perché, nell’ottica eurocentrica, questo è il

momento in cui si hanno a disposizione le grandi potenze europee, tutte le pedine sulla scacchiera. Page 1 of 140

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2) Oggi risalta molto la spagnola del 1919. La sua importanza non è data dal numero di vittime di

quella pandemia, ma la domanda che oggi ci poniamo che ci fa considerare la cosa significativa o

addirittura l’inizio della storia contemporanea. Le ipotesi possono anche affiancarsi prediligendo

alcuni aspetti piuttosto che altri.

3) Da altri manuali la storia contemporanea parte dalle rivoluzioni atlantiche del 700, mondo

preindustriale, società per ceti dell’antico regime, forse perché esse sono l’inizio di capisaldi che

ancora oggi riteniamo attuali. La rivoluzione industriale poi pone un cambiamento enorme ed è il

punto di partenza della transizione demografica attuale.

4) Potrebbe partire dalla prima guerra mondiale (x prof cesura più significativa) non solo per la

tecnica e gli armamenti, ma perché rappresenta la definitiva liquidazione dal passato e il passaggio a

qualcosa di totalmente differente —> l’inizio della formazione degli stati-nazioni e del tessuto

internazionale.

5) Altri dal 1945: sistema di relazioni internazionali fondato sul monopolio di un unico modello

economico, struttura ideologica totalizzante e universalistica.

6) Noi partiamo dal 1815, vecchia cesura dei manuali antichi. Fine età moderna con rivoluzione

francese che lascia importanti eredità che i sovrani della restaurazione si guardano dall’eliminare

perché utili per i loro paesi. Il sistema del Congresso di Vienna (1814) è l’incarnazione del concetto

di equilibrio di potenza (già emerso con gli stati regionali italiani del 400), lascito dell’età

moderna, per evitare altre guerre europee e instaurare rapporti diplomatici multilaterali, non solo tra

due paesi, ma tra tutte le grandi potenze (anticipazione governance europea).

Nella restaurazione emerge il problema della nazionalità. Prima scambiare terre e popoli era

normale, ora gli stati-nazione diventano paradigmatici, anche lontano dall’Europa. Il colonialismo

europeo sfocia nella sua ultima tappa: il controllo di tutto il globo da parte delle potenze europee.

Anche gli stati che diventano indipendenti hanno comunque bisogno di modelli a cui guardare e

l’unico che conoscono è quello della vecchia madre patria. Il 1815 è un onorevole compromesso tra le

istanze di chi vuole interpretare la storia contemporanea con elenchi di lunghissimo periodo e chi

vuole leggerla alla lettera. È una scelta comoda che cerca di soddisfare queste due istanze.

L’ETA’ DELLA RESTAURAZIONE

Dal 1815 in avanti. Dopo la sconfitta di Napoleone le potenze vincitrici disegnano una nuova

struttura per l’Europa post-napoleonica. Lui scappa dall’Elba, sembra avere una nuova possibilità ma

viene sconfitto definitivamente e spedito in una piccola isola dell’Atlantico (isola di Sant’Elena).

Nel giungo del 1815, l’atto finale di Vienna e poi il trattato della Santa e della Duplice Alleanza

sono le nuove elaborazioni politiche-ideologiche europee: attribuiscono alla Francia, come pioniera

della rivoluzione, la responsabilità politica e morale delle lunghe guerre che insanguinarono l’Europa

a partire dal 1792, germe della rivoluzione. Questo trattato garantirà la pace contro il bacillo, la

minaccia della rivoluzione, evitando che si tornasse indietro (restauro, rimettere a nuovo qualcosa che

ha subito dei danni ma che esisteva già). In quest’epoca 3 principi:

- legittimità —> devono tornare i sovrani legittimi, per ragioni storiche e di diritto (divino), i confini

devono tornare ad essere quelli di un tempo prima che venissero turbati da Napoleone, anche se non

fu così ovunque. Vittorio Emanuele I nel Regno di Sardegna fece partire il calendario dal 1789

obbligando a vestire alla moda dell’epoca. È legittimato a governare chi rispetta i diritti naturali, chi Page 2 of 140

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ha il consenso del popolo (nuovo concetto che passa con la rivoluzione francese). Al contrario, al

pensiero reazionario non importa del consenso popolare, il diritto naturale è un’invenzione recente,

quello che importa è il diritto divino la cui investitura divina rende legittima la sovranità del

monarca. Legittimità importante ma subordinata al principio di equilibrio (lo vediamo nelle scelte sui

confini). Il problema ora è mantenerla questa pace, evitando una serie continua di scontri come nel

secolo precedente.

- equilibrio —> rischio di egemonia della Francia, tutti avevano paura che il progetto politico

napoleonico fosse riproposto anche da altri. La pace può esserci solo senza una potenza con ambizioni

egemoniche. L’equilibrio determina nel merito le scelte fatte, ecco perché è il principio più

importante. La novità non era evitare l’egemonia di una potenza, ma il tentativo di creare un sistema

di governance evitando i conflitti che invece avevano caratterizzato il mantenimento dell’equilibrio

fino a quel momento.

- concerto delle potenze —> diplomazia multilaterale: che gli avversari napoleonici principali

formino grande famiglia unitaria. Grandi assisi diplomatiche dove essi si confrontano sulle questioni

più spinose e decidono come intervenire.

- intervento —> anche militare, per garantire legittimità ed equilibrio, ma a volte non si intervenne

perché il sistema aveva delle eccezioni!!!!

Le grandi potenze erano Russia e Gran Bretagna (mai sconfitte dalla Francia napoleonica), impero

Asburgico, Prussia e poi Francia che non ne uscirà eccessivamente penalizzata. Nessuno deve

giocare d’anticipo o agire unilateralmente, ci si trova attorno a un tavolo per raggiungere una pace tra

le potenze vincitrici (Congresso di Vienna). La diplomazia dei congressi veniva riproposta ogni volta

che sorgevano problemi che avrebbero potuto condurre a una guerra europea. Il sistema di Vienna

presuppone 2 livelli: il club delle grandi potenze che hanno diritto di intervenire - tutti gli altri stati

minori, pedine del gioco ad un livello subordinato.

Esiste anche un retroterra ideologico, un sistema di pensiero reazionario che sostiene il Congresso,

fondato sulla Santa Alleanza —> trattato che mette insieme Russia, Prussia e Austria Asburgica,

lasciando fuori Gran Bretagna che non aveva interesse nel partecipare a un trattato internazionale nato

da un pensiero reazionario, il suo interesse era solo che la Francia non uscisse più dai suoi confini e

che si rispettassero i termini di pace. La Gran Bretagna però farà parte della Quadruplice Alleanza con

i 3 partner di prima.

Pensiero reazionario —> diverso da legittimismo, che è una parte! = reazione alla rivoluzione

francese e ai suoi principi (Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino) andando a

fondare sul divino e sui precetti religiosi l’agire politico. L’idea era che la degradazione europea

fosse riconducibile ai principi propugnati dalla rivoluzione. Non era solo un tornare indietro, ma

fornire un modello alternativo. Tuttavia, anche se questo è il modello che viene sconfitto, negli anni

della Restaurazione nell’Europa dell’epoca, era in realtà abbastanza radicato e saldo!

Quando si esce dall’ultima turbolente fase degli ultimi 100 giorni di Napoleone, vi sono delle scelte

territoriali di confine dell’Europa post napoleonica che apparentemente non hanno nulla a che fare con

il principio di legittimità; non mero orpello ideologico, ma qualcosa di reale. Alla sconfitta della Page 3 of 140

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Francia non seguono condizioni di pace punitive (guerra franco-prussiana del 1870, sconfitta Francia

con importanti menomazioni territoriali e onerose imposizioni —1918 sconfitta Germania e diktat di

Versailles).

Scelte simboliche con evidente significato politico:

1) I confini della Francia post-napoleonica tornano ad essere quelli della Francia pre-rivoluzionaria

del 1792, per merito dell’ex vescovo e diplomatico Talleyrand. La diplomazia francese e quella

europea devono molto a questo personaggio molto versatile nelle trattative e nei cambi di regime.

Riuscì a far valere il principio di legittimità alla Francia sconfitta evitandole decurtazioni territoriali.

2) È da quell’anno, con la coscrizione universale del giacobinismo, che si comincia a esportare la

propria rivoluzione sulla punta della baionetta in nome del principio di legittimità.

3) Riportano i Borbone al trono con Luigi XVIII per dare continuità al nome (il figlio di Luigi XVI

ghigliottinato morì nelle carceri rivoluzionarie).

4) Si torna alla bandiera pre-rivoluzionaria bianca con gigli d’oro.

Si realizza così un compromesso, non solo internazionale ma anche interno: alcune cose restano,

anche se nell’ottica reazionaria, perché si tratta di aspetti troppo utili in termini di crescita economica

e rafforzamento della compagine statale rispetto all’antico regime. Uno dei leitmotiv delle riforme

dell’assolutismo illuminato del 700: riduzione effetti controproducenti dell’ordinamento per ceti

sociali. I ceti avevano rilevanza giuridica che non poteva essere elusa; vennero fatte delle riforme che

limitarono l’ordinamento per ceti, a favore della nuova borghesia militare emergente. Prima per

comandare un esercito bisognava essere aristocratici per forza, ora no. Da qui non si torna indietro,

perché questo fa troppo comodo, ha semplificato molto le cose. Vengono mantenute anche la tutela

del diritto di proprietà e le libertà civili dell’individuo.

Epitome (compendio o sintesi a scopo divulgativo) di questo compromesso a livello di istituzioni

statali —> Costituzione francese del 1814, concessa da Luigi VIII, rendendosi contatto

dell’impossibilità di ripristinare in toto la situazione antecedente (compromesso). Questo fu il

prototipo delle costituzioni giuridicamente dette ottriate: elargite spontaneamente ai sudditi dalla

volontà del sovrano, come atto unilaterale: non c’è assemblea costituente, l’autorità discende

dall’alto e riposa in ultima istanza nel padre eterno, non viene dal basso (significherebbe riconoscere

che la sovranità sta nel popolo, invece è intera nelle mani del sovrano, è lui che gentilmente si auto

vincola e concede la carta). Il sovrano sarà sempre libero di riformulare la costituzione ogni qualvolta

la voglia diversa oppure può direttamente revocarla. L’autorità rimane tutta intera nelle mani del re,

ciò che cambia è l’esercizio pratico di questa autorità. Il sovrano concede e spiega come attuare queste

modalità. Cosa prevedeva questa costituzione? Riconoscimento di alcune libertà e garanzie conseguite

con la rivoluzione francese MA anche l’intervento diretto del monarca nell’attività del parlamento,

limitandone così poteri e autonomia:

• parlamento bicamerale: camera alta “dei pari” (nomina regia, persone nominate dal re

arbitrariamente senza voto) e camera bassa “dei deputati” (meccanismo elettorale censitario)

• solo persone ricchissime avevano diritto elettorale attivo e passivo, quindi votare e essere

votato (0,5% popolazione)

• no divisione poteri : parlamento bicamerale non ha iniziativa legislativa, può solo approvare o

respingere marginalmente i provvedimenti legislativi del governo regio Page 4 of 140

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• no contrappeso e controllo dei poteri : tutta la giustizia emana dal re ed è da amministrata da

giudici da lui nominati

• recupero formale diritti civili del singolo: mantenuto codice napoleonico in toto (proprietà

privata, libertà di stampa, di opinione, anche se citati non sono concretamente effettivi, li

controllava il sistema di polizia come in tutti i sistemi totalitari)

• uguaglianza sudditi (non cittadini) di fronte alla legge —> non torna la società per ceti,

eppure i ceti erano istituzioni del diritto pubblico

• libertà di culto, non tolleranza (solo religione cattolica apostolica romana è quella di stato)

• amnistia del passato —> riconciliazione e rientro della nobiltà imperiale napoleonica attorno

al nuovo regime

• persona del re è inviolabile e sacra e i suoi ministri ne sono responsabili

• abolizione coscrizione universale (aveva permesso di rimpolpare l’esercito nel passato e

anche di mobilitare gli strati più bassi della società, l’esercito era diventato mobilitazione

ideologica nella Francia rivoluzionaria e poi napoleonica) con ritorno agli eserciti elitari e

aristocratici dell’Antico Regime

Gli stati costituzionali —> la politica moderata di Luigi XVIII venne ostacolata dagli aristocratici più

reazionari (ultras) capeggiati dal fratello, futuro re Carlo X, ma in vano. Egli ripristinò i vecchi

simboli del potere, ma al contempo mantenne in vigore alcune istituzioni amministrative napoleoniche

e confermati in servizio gran parte dei funzionari imperiali.

Altri regimi costituzionali orientati in questo senso moderato furono: Paesi Bassi, alcuni stati tedeschi

e la Svezia.

Gli stati assoluti —> nessuna apertura costituzionale in Prussia (potere rimase fondato sul monarca e

sulla nobiltà terriera, Junker), in Austria con il cancellerei Metternich che riuscì con un efficiente

burocrazia e un controllo poliziesco a tenere sotto controllo le diverse parti del vastissimo impero. La

Russia con lo zar Alessandro I inaugurò un periodo reazionario, frustrando le speranze suscitate nei

circoli liberali, dopo aver concesso una costituzione alla Polonia. Anche in Spagna Ferdinando VII

instaurò un regime durissimo nei confronti dei liberali.

Gran Bretagna —> esisteva da tempo un regime costituzionale, derivante dalla vittoria contro

napoleone, che conferì ai conservatori un grande potere politico e prestigio sociale. I grandi

proprietari terrieri dominavano le amministrazioni locali controllando ogni aspetto della vita politica e

sociale —> sistema protezionistico (Corn Law): favoriva produttori locali, ma rendeva precario il

tenore di vita delle masse popolari, tenendo alto il prezzo del pane —> rivale sociali represse

dall’esercito + sospensione per un certo periodo dell’Habeas Corpus Act (norma a garanzia libertà

personali) + ristretto diritto di riunione. Nel 1824 fu abrogata la legge che imp

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher virginiagiuriato1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Elli Mauro.
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